Pàgina principal  |  Contacte  

Correu electrònic:

Contrasenya:

Inscriviu-vos ara!

Heu oblidat la vostra contrasenya?

Amico Web di Francesca
 
Novetats
  Afegeix-te ara
  Plafó de missatges 
  Galeria d’imatges 
 Arxius i documents 
 Enquestes i Tests 
  Llistat de Participants
  
 ღ-TUTTI I POST-ღ 
 ♥LA ♥ NOSTRA ♥ CHAT♥ 
 ♥ AMICO ♥ WEB ♥ 
 ღ COMUNICAZIONIღ 
 ✿.。GENERALE.。✿ 
  
 ✿AFORISMI ✿ 
 ✿AMICI✿ANIMALI✿ 
 ✿AMICIZIA✿ 
 ✿ARTE✿ 
 ✿ASTROLOGIA ✿ 
 ✿ATTUALITA✿ 
 ✿BIBLIOTECA✿ 
 ✿BUTTERFLY✿ 
 CARA✿ALDA✿ 
 ✿CUCINO IO✿ 
 ✿CURIOSITA✿ 
 FAVOLE✿STORIE 
 ✿FRANCESCA ✿ 
 ✿GABBIANO✿ 
 ✿ GIF✿ 
 ✿GIOCHI ✿ 
 ✿GRANDI MITI ✿ 
 ✿HAIKU✿ 
 ✿IMMAGINI✿ 
 ✿INDIANI...✿ 
 ✿LINK AMICI✿ 
 MEDICINA✿SCIENZE 
 ✿.·:*MISTERI*:·.✿ 
 ✿MOTHERSIXTEN✿ 
 ✿MUSICA E VIDEO✿ 
 ✿PIANTE E FIORI ✿ 
 ✿POESIE✿ 
 ✿PROVERBI ✿ 
 ✿PROVE✿ 
 ✿QUIZ E TEST✿ 
 ✿RELIGIONE✿ 
 ✿ RIFLESSIONI✿ 
 S.GIOVANNI ROTONDO 
 SERVIZI ✿UTILI 
 ✿SFONDI ✿ 
 ✿UMORISMO✿ 
 ✿UN ADDIO A..✿ 
  
 .·:*DONNA*:·. 
 ♥♥♥MAMMA♥♥♥ 
 ┊┊★┊┊N@t@le┊┊★┊┊ 
 ♥PASQUA♥ 
 ♥S@n♥V@lentino♥ 
  
  
 
 
  Eines
 
Religione: Da meditare
Triar un altre plafó de missatges
Tema anterior  Tema següent
Resposta  Missatge 1 de 1110 del tema 
De: Enzo Claudio  (Missatge original) Enviat: 30/11/2009 17:03

Un brano di Raoul Follereau definito l'Apostolo dei lebbrosi:

Che strano traffico con il buon Dio! Signore, dammi questo! Signore, concedimi questo! Signore, guariscimi!

Come se Dio non conoscesse, molto più di noi, quello che ci abbisogna.

Un piccino suggerisce forse alla mamma: "Preparami quella pappa" ?

Un malato al suo dottore: "Mi prescriva quella medicina" ?

Chi può assicurarci se quel che ci manca non sia peggiore di quel che abbiamo ?

Allora, tentiamo soltanto questa preghiera:

"Signore, non cessare di amarci, mai"



Primer  Anterior  166 a 180 de 1110  Següent   Darrer 
Resposta  Missatge 166 de 1110 del tema 
De: lore luc Enviat: 10/05/2010 03:20
Lunedì 10 Maggio 2010
Lunedì della VI settimana di Pasqua : Jn 15,26-27#Jn 16,1-4
Meditazione del giorno
Paolo VI, papa dal 1963 al 1978
Evangelii nuntiandi, cap.7, §75 - Copyright © Libreria Editrice Vaticana

« Quando verrà il Consolatore, lo Spirito di verità, egli mi renderà testimonianza »

«Colma del conforto dello Spirito Santo», la Chiesa «cresce». Lo Spirito è l'anima di questa Chiesa. è lui che spiega ai fedeli il significato profondo dell'insegnamento di Gesù e del suo mistero. è lui che, oggi come agli inizi della Chiesa, opera in ogni evangelizzatore che si lasci possedere e condurre da lui, che gli suggerisce le parole che da solo non saprebbe trovare, predisponendo nello stesso tempo l'animo di chi ascolta perché sia aperto ad accogliere la Buona Novella e il Regno annunziato.

Le tecniche dell'evangelizzazione sono buone, ma neppure le più perfette tra di esse potrebbero sostituire l'azione discreta dello Spirito. Anche la preparazione più raffinata dell'evangelizzatore, non opera nulla senza di lui. Senza di lui la dialettica più convincente è impotente sullo spirito degli uomini. Senza di lui, i più elaborati schemi a base sociologica, o psicologica, si rivelano vuoti e privi di valore.

Noi stiamo vivendo nella Chiesa un momento privilegiato dello Spirito. Si cerca dapertutto di conoscerlo meglio, quale è rivelato dalle Sacre Scritture. Si è felici di porsi sotto la sua mozione. Ci si raccoglie attorno a lui e ci si vuol lasciar guidare da lui. Ebbene, se lo Spirito di Dio ha un posto eminente in tutta la vita della Chiesa, egli agisce soprattutto nella missione evangelizzatrice: non a caso il grande inizio dell'evangelizzazione avvenne il mattino di Pentecoste, sotto il soffio dello Spirito.

Si può dire che lo Spirito Santo è l'agente principale dell'evangelizzazione... Ma si può parimenti dire che egli è il termine dell'evangelizzazione: egli solo suscita la nuova creazione, l'umanità nuova a cui l'evangelizzazione deve mirare, con quella unità nella varietà che l'evangelizzazione tende a provocare nella comunità cristiana. Per mezzo di lui il Vangelo penetra nel cuore del mondo, perché egli guida al discernimento dei segni dei tempi - segni di Dio - che l'evangelizzazione discopre e mette in valore nella storia.




Resposta  Missatge 167 de 1110 del tema 
De: lore luc Enviat: 11/05/2010 03:15
Martedì 11 Maggio 2010
Martedì della VI settimana di Pasqua : Jn 16,5-11
Meditazione del giorno
Cardinale John Henry Newman (1801-1890), sacerdote, fondatore di una comunità religiosa, teologo
Meditations and Devotions, ch. 14 The Paraclete, 3

« Se non me ne vado, non verrà a voi il Consolatore; ma quando me ne sarò andato, ve lo manderò »

Mio Dio, eterno Paraclito, ti adoro, luce e vita. Avresti potuto limitarti a mandarmi dal di fuori buoni pensieri, e la grazia che li ispira e li compie; avresti potuto condurmi in questo modo nella vita, purificandomi soltanto con la tua azione tutta interiore al momento del mio passaggio all'altro mondo. Ma, nella tua compassione infinita, sei entrato nella mia anima, fin dall'inizio, ne hai preso possesso, ne hai fatto il tuo tempio. Per la tua grazia, abiti in me in un modo ineffabile, mi unisci a te e a tutta l'assemblea degli angeli e dei santi. Più ancora, sei personalmente presente in me, non solo con la tua grazia, ma proprio con il tuo essere, come se, pur conservando la mia personalità, io fossi in un certo modo, assorbito in te, fin da questa vita. E siccome hai preso possesso del mio stesso corpo nella sua debolezza, anch'esso è il tuo tempio. Verità stupenda e temibile! O Dio mio, questo credo, questo so!

Posso forse peccare mentre sei così intimamente unito a me? Posso forse dimenticare chi è con me, chi è in me? Posso forse scacciare l'ospite divino per ciò che egli aborrisce più di qualunque altra cosa, per l'unica cosa al mondo che lo offende, per l'unica realtà che non è sua?... Mio Dio, ho una doppia sicurezza di fronte al peccato: primo, il timore di una tale profanazione, nella tua presenza, di tutto ciò che sei in me; e poi, la fiducia che la stessa tua presenza mi custodirà dal male... Nelle prove e nella tentazione, ti chiamerò... Proprio grazie a te, non ti abbandonerò mai.



Resposta  Missatge 168 de 1110 del tema 
De: lore luc Enviat: 12/05/2010 03:11
Mercoledì 12 Maggio 2010
 
Mercoledì della VI settimana di Pasqua : Jn 16,12-15
Meditazione del giorno
Catechismo della Chiesa cattolica
§ 687-688

« Egli, lo Spirito di verità, vi guiderà alla verità tutta intera»

        « I segreti di Dio nessuno li ha mai potuti conoscere se non lo Spirito di Dio » (1 Cor 2,11). Ora, il suo Spirito, che lo rivela, ci fa conoscere Cristo, suo Verbo, sua Parola vivente, ma non manifesta se stesso. Colui che « ha parlato per mezzo dei profeti » (Credo) ci fa udire la Parola del Padre. Lui, però, non lo sentiamo. Non lo conosciamo che nel movimento in cui ci rivela il Verbo e ci dispone ad accoglierlo nella fede. Lo Spirito di verità che ci svela Cristo «non parla da sé» (Gv 16,13). Un tale annientamento, propriamente divino, spiega il motivo per cui « il mondo non può ricevere » lo Spirito, « perché non lo vede e non lo conosce » (Gv 14,17), mentre coloro che credono in Cristo lo conoscono perché dimora presso di loro.

        La Chiesa, comunione vivente nella fede degli Apostoli che essa trasmette, è il luogo della nostra conoscenza dello Spirito Santo:
           — nelle Scritture, che egli ha ispirato;
           — nella Tradizione, di cui i Padri della Chiesa sono i testimoni sempre attuali;
           — nel Magistero della Chiesa, che egli assiste;
           — nella liturgia sacramentale, attraverso le sue parole e i suoi simboli, in cui lo Spirito Santo ci mette in comunione con Cristo;
           — nella preghiera, nella quale intercede per noi;
           — nei carismi e nei ministeri per mezzo dei quali si edifica la Chiesa;
           — nei segni di vita apostolica e missionaria;
           — nella testimonianza dei santi, in cui egli manifesta la sua santità e continua l'opera della salvezza.




Resposta  Missatge 169 de 1110 del tema 
De: lore luc Enviat: 13/05/2010 03:49
Giovedì 13 Maggio 2010
 
Giovedì della VI settimana di Pasqua : Jn 16,16-20
Meditazione del giorno
San Basilio (circa 330-379), monaco e vescovo di Cesarea in Cappadocia, dottore della Chiesa
Hexaemeron, 6

« Ancora un poco e non mi vedrete ; un po' ancora e mi vedrete »

        Se qualche volta, nella quiete di una notte serena, fissando gli occhi sulla bellezza inesprimibile degli astri, hai pensato all'autore dell'universo, chiedendoti chi ha seminato tali fiori sul firmamento, allora sei pronto a seguire questa assemblea e ad ascoltare il commento del racconto ispirato...

        Vieni pure : come si tengano per mano e si conducono nelle città quelli che non le conoscono, così sarò la vostra guida per farvi scoprire le meraviglie misteriose dell'universo. In questa città, nostra antica patria dalla quale siamo stati cacciati dal demonio che ha ridotto in schiavitù l'uomo per mezzo della seduzione, vedrai la creazione dell'uomo e la morte che si è impadronita di noi, questa morte nata dal peccato, creatura del demonio, maestro del male... Dio, mediante l'esperienza del presente, ci conferma nell'attesa dell'avvenire : se infatti i beni materiali sono così importanti, cosa saranno i beni eterni ? Se gli esseri visibili sono così belli, quale sarà la bellezza degli esseri invisibili ? Se la grandezza del cielo oltrepassa la misura dell'intelligenza umana, quale intelligenza potrà scoprire la natura di ciò che è eterno ? Se questo sole caduco è così bello, così grande, così veloce nei suoi moti, così regolare nel suo ciclo, di una grandezza così proporzionata al resto dell'universo, se nessuno può saziarsi di godersene, quale bellezza sarà quella di Cristo chiamato nella Scrittura « Sole di giustizia » (Mal 3,20). E se è un grande danno per il cieco essere privo del sole, che danno sarà per il peccatore essere privo della luce vera ed eterna...




Resposta  Missatge 170 de 1110 del tema 
De: lore luc Enviat: 14/05/2010 03:12
Venerdì 14 Maggio 2010
 
San Mattia apostolo, festa : Jn 15,9-17
Meditazione del giorno
Tertulliano (155? - 220?), teologo
Prescrizione contro gli eretici, 20-22 ; CCL I, 201s

San Mattia, apostolo, uno dei dodici pilastri della Chiesa (Ap 21,14)

        Gesù Cristo, il Signore nostro, durante il Suo soggiorno sulla terra, manifestò chi egli fosse, ciò che era stato, quale fosse la volontà del Padre Suo di cui egli era servitore, quale comandamento prescriveva all'uomo. Tutto questo lo diceva apertamente alla folla oppure ai suoi discepoli, in disparte. Egli ne aveva prescelti dodici e li teneva sempre presso di sè: non si allontanarono mai dal fianco del Maestro: li aveva scelti, perchè fossero maestri delle genti e diffusori della dottrina divina. Uno di essi venne allontanato, ma agli altri undici, mentre stava per ritornare al Padre suo dopo la resurrezione, comandò di andare nelle varie regioni del mondo e battezzarle nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo (Mt 28,19).

        E gli Apostoli sùbito, [questo nome di Apostoli significa appunto inviati, messaggeri] al posto di Giuda, che era stato cacciato, titarono a sorte Mattia come loro dodicesimo compagno, secondo quanto anche era stato profetizzato, come si legge nel salmo di David. Hanno ricevuto la forza dello Spirito Santo secondo la promessa per compiere miracoli e parlare lingue nuove. Hanno reso testimonianza alla fede in Gesù Cristo dapprima in Giudea dove fondarono delle Chiese. Poi sono partiti per il mondo intero e hanno annunciato alle nazioni lo stesso insegnamento della fede.

        Poi hanno fondato delle Chiese in ogni città che in seguito hanno fornito ad altre chiese la talea della fede e le sementi della dottrina. La prova della loro unità sta nel fatto che tutte sono in pace e comunione tra loro, che i loro membri si chiamano, tra loro, fratelli e che praticano reciprocamente l'ospitalità. Questa costruzione si basa sull'unico fondamento della tradizione di uno stesso mistero. Gli apostoli hanno predicato quello che Cristo ha loro rivelato e null'altro doveva essere predicato da quelle Chiese fondate direttamente dagli apostoli alle quali essi avevano parlato di viva voce o, come si attesta, tramite lettere.




Resposta  Missatge 171 de 1110 del tema 
De: lore luc Enviat: 15/05/2010 03:33
Sabato 15 Maggio 2010
 
Sabato della VI settimana di Pasqua : Jn 16,23-28
Meditazione del giorno
San Giovanni Maria Vianney (1786-1859), sacerdote, parroco di Ars
Catechismo sulla preghiera

« Finora non avete chiesto nulla nel mio nome. Chiedete e otterrete, perché la vostra gioia sia piena »

        Fate bene attenzione, figliuoli miei : il tesoro di un cristiano non è sulla terra, ma nel cielo (Mt 6,20). Il nostro pensiero perciò deve volgersi dov'è il nostro tesoro. Questo è il bel compito dell'uomo : pregare e amare. Voi pregate e amate, ecco, questa è la felicità dell'uomo sulla terra.

        La preghiera non è nient'altro che l'unione con Dio. Quando qualcuno ha il cuore puro e unito a Dio, è preso da una certa soavità e dolcezza che inebria. In questa unione intima, Dio e l'anima sono come due pezzi di cera fusi insieme, che nessuno può più separare. Come è bella questa unione di Dio con la sua piccola creatura. è una felicità questa che non si può comprendere. Noi eravamo diventati indegni di pregare ; ma Dio, nella sua bontà, ci ha permesso di parlare con lui. La nostra preghiera è incenso a lui quanto mai gradito.

        Figliuoli  miei, il vostro cuore è piccolo, ma la preghiera lo dilata e lo rende capace di amare Dio. La preghiera ci fa pregustare il cielo, come qualcosa che discende a noi dal paradiso. Non ci lascia mai senza dolcezza. Infatti è miele che stilla nell'anima e fa che tutto sia dolce. Nella preghiera ben fatta i dolori si sciolgono come neve al sole.




Resposta  Missatge 172 de 1110 del tema 
De: lore luc Enviat: 16/05/2010 03:15
Domenica 16 Maggio 2010
 
Ascensione del Signore, solennità - Anno C : Lc 24,46-53
Meditazione del giorno
San Gregorio Magno (circa 540-604), papa, dottore della Chiesa
Omelie sui vangeli, n° 29

L'amore vi attiri alla sua sequela

        Il Signore Gesù, dopo aver parlato con loro, fu assunto in cielo e sedette alla destra di Dio» (Mc 16,19). Tornava verso il luogo da dove era venuto, tornava da un luogo dove continuava a dimorare. Infatti nel momento in cui saliva al cielo con la sua umanità, univa con la sua divinità il cielo e la terra. Dobbiamo notare nella solennità di oggi, fratelli amatissimi, che è stato sospeso il decreto che ci condannava e il giudizio che ci destinava alla corruzione. Infatti la natura umana alla quale erano state rivolte queste parole: «Polvere tu sei e in polvere tornerai» (Gen 3,19), è salita in cielo oggi con Cristo. Per questo, fratelli amatissimi, dobbiamo seguirlo con tutto cuore, là dove sappiamo dalla fede che egli è salito con il suo corpo. Sfuggiamo i desideri della terra: nessun legaccio di quaggiù ci ostacoli, noi che abbiamo un Padre in cielo.

        Pensiamo anche al fatto che colui che è salito in cielo pieno di mitezza tornerà con esigenza... Questo, fratelli miei, deve guidare il vostro agire; pensate a questo continuamente. Anche se siete sballottati nei turbini degli affari di questo mondo, gettate fin d'ora l'àncora della speranza nella patria eterna (Eb 6,19). La vostra anima non ricerchi dunque nulla se non la vera luce. Abbiamo appena udito che il Signore è salito in cielo; pensiamo seriamente a ciò che crediamo. Nonostante la debolezza della natura umana che ci trattiene ancora quaggiù, l'amore ci attiri alla sua sequela, poiché siamo sicuri che colui che ci ha ispirato tale desiderio, Gesù Cristo, non deluderà la nostra speranza.




Resposta  Missatge 173 de 1110 del tema 
De: lore luc Enviat: 17/05/2010 03:01
Lunedì 17 Maggio 2010
 
Lunedì della VII settimana di Pasqua : Jn 16,29-33
Meditazione del giorno
San Paolino di Nola (355-431), vescovo
Lettera 38, 3-4 : PL 61, 359-360.

« Voi avrete tribolazione nel mondo, ma abbiate fiducia. Io ho vinto il mondo. »

        Fin dall'origine del mondo, il Cristo soffre in tutti i suoi. Egli è «il principio e la fine» (Ap 1, 8) ; nascosto nella Legge, rivelato nel Vangelo, Egli è il Signore sempre mirabile, che soffre e trionfa « nei suoi santi » (Sal 67, 36). In Abele, è stato assassinato da suo fratello ; in Noè, è stato ridicolizzato da suo figlio ;  in Abramo, ha conosciuto l'esilio ; in Isacco, è stato offerto in sacrificio ; in Giacobbe, è stato ridotto a servo ; in Giuseppe, è stato venduto ; in Mosè, è stato abbandonato e respinto ; nei profeti, è stato lapidato e lacerato ; negli apostoli, è stato perseguitato per terra e per mare ; nei tanti suoi martiri, è stato torturato e assassinato. E' lui che, ancora adesso, sopporta le nostre debolezze e le nostre malattie, essendo uomo, lui stesso, esposto per noi ad ogni sorta di mali e capace di assumere la debolezza che saremmo assolutamente incapaci de assumere senza di lui. E' lui, sì, è lui che sopporta in noi e per noi, il peso del mondo, per liberarcene. Ecco come « la potenza si manifesta pienamente nella debolezza » (2 Cor 12,9). E' lui che in te sopporta il disprezzo, ed è lui che in te, viene odiato da questo mondo.

        Rendiamo grazie al Signore che, pur chiamato in giudizio, ottiene la vittoria (Rm 3, 4). Secondo questa parola della Scrittura, è lui che trionfa in noi quando, assumendo la condizione di servo, acquista per i suoi servi la grazia della libertà.




Resposta  Missatge 174 de 1110 del tema 
De: lore luc Enviat: 18/05/2010 03:47
Martedì 18 Maggio 2010
 
Martedì della VII settimana di Pasqua : Jn 17,1-11
Meditazione del giorno
San Cirillo d'Alessandria (380-444), vescovo e dottore della Chiesa
Commento sul Vangelo di Giovanni, 11, 7; PG 74, 497-499

« Padre, ho fatto conoscere il tuo nome agli uomini »

        Il Figlio ha fatto conoscere il nome del Padre non soltanto rivelandolo e lasciandoci un insegnamento esatto sulla sua divinità. In fatti, tutto ciò era stato proclamato prima della venuta del Figlio, dalla Scrittura ispirata. Ma è anche insegnandoci che, pure essendo vero Dio, è anche veramente Padre, e è qualificato così in verità, poiché ha in sé e produce fuori di sé suo Figlio, coeterno alla sua natura.

        Il nome di Padre si confà a Dio più propriamente del nome di Dio : questo è un nome di dignità, quello significa una proprietà sostanziale. Infatti dire Dio vale a dire il Signore dell'universo. Pero, chi lo chiama Padre, precisa la proprietà della sua persona. Indica che lui genera. Che il nome di Padre sia più vero e più proprio del nome di Dio, il Figlio stesso ce lo mostra quando lo usa. Diceva infatti non « Io e Dio » ma proprio « Io e il Padre siamo una cosa sola » (Gv 10, 30). E diceva anche « E' il Figlio. Su di lui il Padre, Dio, ha messo il suo sigillo » (Gv 6, 27).

        E quando ha prescritto ai suoi discepoli di battezzare tutte le nazioni, ha espressamente ordinato di farlo non nel nome di Dio, ma nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo.



Resposta  Missatge 175 de 1110 del tema 
De: lore luc Enviat: 19/05/2010 03:24
Mercoledì 19 Maggio 2010
 
Mercoledì della VII settimana di Pasqua : Jn 17,11-19
Meditazione del giorno
Sant'Agostino (354-430), vescovo d'Ippona (Africa del Nord) e dottore della Chiesa
Omelia sul vangelo di Giovanni, 115

« Essi non sono del mondo, come io non sono del mondo »

        Ascoltate dunque, Giudei e gentili... ; ascoltate, regni tutti della terra: Io non intralcio la vostra sovranità in questo mondo: « Il mio regno non è di questo mondo » (Gv 18,36). Non lasciatevi prendere dall'assurdo timore di Erode che, alla notizia della nascita di Cristo, si allarmò... « Il mio regno - dice il Signore - non è di questo mondo. » Venite nel regno che non è di questo mondo; venite credendo, e non vogliate diventare crudeli per paura. E' vero che in una profezia, Cristo, riferendosi a Dio Padre, dice: « Da lui io sono stato costituito re sopra Sion, il suo monte santo » (Sal 2, 6), ma questo monte e quella Sion, di cui parla, non sono di questo mondo.

        Quale è infatti il suo regno se non i credenti in lui, a proposito dei quali dice: « Essi non sono del mondo, come io non sono del mondo »? anche se egli voleva che essi rimanessero nel mondo, e per questo chiese al Padre: « Non chiedo che tu li tolga dal mondo, ma che li custodisca dal male ». Ecco perché anche qui non dice: « Il mio regno non è in questo mondo », ma dice: « Il mio regno non è di questo mondo. Se il mio regno fosse di questo mondo, i miei servi combatterebbero per me, affinché non fossi consegnato » (Gv 18,36).

        Il suo regno infatti è quaggiù fino alla fine dei secoli, portando mescolata nel suo grembo la zizzania fino al momento della mietitura (Mt 13,24s)... Tuttavia, esso non è di quaggiù, perché è peregrinante nel mondo. E' precisamente agli appartenenti al suo regno che egli si riferisce quando dice: « Voi non siete del mondo, ma io vi ho scelti dal mondo » (Gv 15,19). Erano dunque del mondo, quando ancora non facevano parte del suo regno, e appartenevano al principe del mondo (Gv 12,3). E' quindi del mondo tutto ciò che è stato generato dalla stirpe corrotta di Adamo; è diventato però regno di Dio, e non è più di questo mondo, tutto ciò che in Cristo è stato rigenerato. E' in questo modo che « Dio ci ha sottratti al potere delle tenebre e ci ha trasferiti nel regno del Figlio dell'amor suo » (Col 1,13).




Resposta  Missatge 176 de 1110 del tema 
De: lore luc Enviat: 20/05/2010 03:16
Giovedì 20 Maggio 2010
 
Giovedì della VII settimana di Pasqua : Jn 17,20-26
Meditazione del giorno
Giovanni Paolo II
Ut unum sint, § 22

« Siano una cosa sola »

        Quando si prega insieme tra cristiani, il traguardo dell'unità appare più vicino. La lunga storia dei cristiani segnata da molteplici frammentazioni sembra ricomporsi, tendendo a quella Fonte della sua unità che è Gesù Cristo. Egli « è lo stesso ieri, oggi e sempre! » (Eb 13,8). Nella comunione di preghiera Cristo è realmente presente; prega « in noi », « con noi » e « per noi ». è Lui che guida la nostra preghiera nello Spirito Consolatore che ha promesso e ha dato alla sua Chiesa già nel Cenacolo di Gerusalemme, quando Egli l'ha costituita nella sua originaria unità.

        Sulla via ecumenica verso l'unità, il primato spetta senz'altro alla preghiera comune, all'unione orante di coloro che si stringono insieme attorno a Cristo stesso. Se i cristiani, nonostante le loro divisioni, sapranno sempre di più unirsi in preghiera comune attorno a Cristo, crescerà la loro consapevolezza di quanto sia limitato ciò che li divide a paragone di ciò li unisce. Se si incontreranno sempre più spesso e più assiduamente davanti a Cristo nella preghiera, essi potranno trarre coraggio per affrontare tutta la dolorosa ed umana realtà delle divisioni, e si ritroveranno insieme in quella comunità della Chiesa che Cristo forma incessantemente nello Spirito Santo, malgrado tutte le debolezze e gli umani limiti.




Resposta  Missatge 177 de 1110 del tema 
De: lore luc Enviat: 21/05/2010 03:18
Venerdì 21 Maggio 2010
 
Venerdì della VII settimana di Pasqua : Jn 21,15-19
Meditazione del giorno
Beato Giovanni XXIII (1881-1963), papa
Giornale dell'anima, cap. 1958-1963

« Simone di Giovanni, mi vuoi bene più di costoro ?... mi vuoi bene?... mi vuoi bene ?»

        Il successore di Pietro sa che nella sua persona e nella sua attività, la grazia e la legge dell'amore sostengono, vivificano e ornano tutto; e, di fronte al mondo intero, la santa Chiesa trova il suo appoggio nello scambio di amore fra Gesù e lui, Simon Pietro figlio di Giovanni, come su di un sostegno invisibile e visibile: Gesù invisibile agli occhi della carne e il papa, Vicario di Cristo, visibile agli occhi del mondo intero. Considerato questo mistero di amore fra Gesù e il suo Vicario, quale onore e quale dolcezza per me, ma nello stesso tempo, quale motivo di confusione per la piccolezza, per il nulla che sono io.

        La mia vita deve essere tutta amore per Gesù, e nello stesso tempo totale effusione di bontà e di sacrificio per ogni anima e per il mondo intero. In questo episodio... il passaggio è diretto alla legge del sacrificio. Gesù stesso lo annuncia a Pietro: «In verità, in verità ti dico: quando eri più giovane ti cingevi la veste da solo, e andavi dove volevi, ma quando sarai vecchio tenderai le tue mani, e un altro ti cingerà la veste e ti porterà dove tu non vuoi».

        Per la grazia del Signore, non sono ancora entrato in questa «vecchiaia», ma avendo compiuto ormai ottant'anni, sto sulla soglia. Devo tenermi pronto per quella ultima tappa della mia vita dove mi aspettano i limiti e i sacrifici, fino al sacrificio della vita corporale e all'apertura della vita eterna. O Gesù, eccomi pronto a tendere le mani, le mie mani già tremanti e deboli, e a lasciare che un'altro mi aiuti a vestirmi e mi sostenga per la strada. Signore, a Pietro hai aggiunto: «e ti porterà dove tu non vuoi». O, dopo tante grazie di cui ho beneficiato durante la mia lunga vita, non c'è più nulla che io non voglia. Mi hai aperto, tu, la strada, o Gesù; «Io ti seguirò dovunque andrai» (Mt 8,19).



Resposta  Missatge 178 de 1110 del tema 
De: lore luc Enviat: 22/05/2010 03:18
Sabato 22 Maggio 2010
 
Sabato della VII settimana di Pasqua : Jn 21,20-25
Meditazione del giorno
Santa Teresa d'Avila (1515-1582), carmelitana, dottore della Chiesa
Poesie « Vuestra soy, para vos nací »

« Se voglio che egli rimanga finché io venga, che importa a te ? Tu seguimi »

Sono tua, per te sono nata,
Cosa vuoi fare di me?

Maestà sovrana
Eterna Sapienza,
Bontà benevolentissima per la mia anima,
Tu, Dio, Altezza, Essere unico, Bontà,
Vedi la bassezza,
di colei che ti canta oggi il mio amore.
Cosa vuoi fare di me?

Sono tua, poiché mi hai creata,
Tua, poiché mi hai riscattata,
Tua, poiché mi sostieni,
Tua, poiché mi hai chiamata,
Tua, poiché mi hai aspettata
Tua, poiché non mi sono persa
Cosa vuoi fare di me?

Cosa vuoi dunque, Signore benevolentissimo,
Che faccia un così vil servo?
Quale missione hai data
A quello schiavo peccatore?
Eccomi, mio dolce amore,
Dolce amore, eccomi.
Cosa vuoi fare di me?

Ecco il mio cuore,
Lo depongo nella tua mano,
Con il mio corpo, la mia vita, la mia anima,
le mie viscere e tutto il mio amore.
Dolce Sposo, mio Redentore
Per essere tua, mi sono offerta,
Cosa vuoi fare di me?

Dammi la morte, dammi la vita,
La salute o la malattia.
Dà l’onore o il disonore,
La guerra o la grandissima pace,
La debolezza o la forza piena
A tutto ciò, dico di sì:
Cosa vuoi fare di me?

Sono tua, per te sono nata,
Cosa vuoi fare di me?



Resposta  Missatge 179 de 1110 del tema 
De: lore luc Enviat: 23/05/2010 03:23
Domenica 23 Maggio 2010
 
Domenica di Pentecoste - Anno C : Jn 14,15-16#Jn 14,23-26
Meditazione del giorno
Sant'Antonio di Padova (circa 1195 – 1231), francescano, dottore della Chiesa
Omelie per la domenica e le solennità dei santi

« Anche voi mi renderete testimonianza »

        Pentecoste è la parola greca per dire «cinquantesimo». Quel cinquantesimo giorno, celebrato dal popolo degli ebrei, era calcolato a partire del giorno in cui era stato immolato l'agnello pasquale; e ciò perché, cinquanta giorni dopo l'uscita dall'Egitto, la Legge era stata data sulla cima infiammata del monte Sinai. Allo stesso modo, nel Nuovo Testamento, cinquanta giorni dopo la pasqua di Cristo, lo Spirito Santo scese sugli apostoli e apparve loro sotto l'apparenza di lingue di fuoco; la Legge è stata data sul monte Sinai, lo Spirito sul monte Sion; la Legge sulla cime della montagna, lo Spirito nel Cenacolo.

        «I discepoli si trovavano tutti insieme nello stesso luogo. Venne all'improvviso dal cielo un rombo»... come dice il salmo: «Un fiume e i suoi ruscelli rallegrano la città di Dio» (Sal 45,5). Un rombo accompagna l'arrivo di colui che veniva ad ammaestrare i fedeli. Notate quanto questo si accorda con ciò che leggiamo nell'Esodo: «Appunto il terzo giorno, sul far del mattino, vi furono tuoni, lampi, una nube densa sul monte e un suono fortissimo di tromba: tutto il popolo fu scosso da tremore» (19,16). Il primo giorno fu l'Incarnazione di Cristo; il secondo fu la sua Passione; il terzo giorno, è la missione dello Spirito Santo. Questo giorno sta arrivando: si sente il tuono, si ode un suono fortissimo; i lampi brillano – i miracoli degli apostoli – una nube densa – la compuzione del cuore e la penitenza – copre il monte, il popolo di Gerusalemme ( At 2,37-38)...

        «Apparvero loro lingue come di fuoco». Delle lingue, quelle del serpente, di Adamo e di Eva, avevano aperto alla morte l'accesso a questo mondo... Percui lo Spirito apparve sotto la forma di lingue, confrontando lingue con lingue, guarendo il veleno mortale con il fuoco... «Cominciarono a parlare». Ecco il segno della pienezza; il vasoio pieno trabocca; il fuoco non può contenersi... Queste lingue diverse sono le varie lezioni che Cristo ci ha lasciate, come l'umiltà, la povertà, la pazienza, l'obbedienza. Noi parliamo queste varie lingue quando diamo al prossimo l'esempio di tali virtù. Viva è la parola, quando parlano i cuori. Facciamo parlare le nostre opere!



Resposta  Missatge 180 de 1110 del tema 
De: lore luc Enviat: 24/05/2010 03:34
Lunedì 24 Maggio
 
Lunedì dell'VIII settimana delle ferie del Tempo Ordinario : Mc 10,17-27
Meditazione del giorno
Leggenda dei tre compagni di san Francesco d'Assisi (circa 1244)
§ 7-8

L'inizio della conversione di san Francesco

        Tornato che fu dunque ad Assisi, dopo alcuni giorni, i suoi amici elessero Francesco una sera loro signore, perché organizzasse il trattenimento a suo piacere. Egli fece allestire, come tante altre volte, una cena sontuosa. Terminato il banchetto, uscirono da casa. Gli amici gli camminavano innanzi; lui, tenendo in mano una specie di scettro, veniva per ultimo, ma invece di cantare, era assorto nelle sue riflessioni. D'improvviso, il Signore lo visitò, e n'ebbe il cuore riboccante di tanta dolcezza, che non poteva muoversi né parlare...

        Gli amici, voltandosi e scorgendolo rimasto così lontano, lo raggiunsero e restarono trasecolati nel vederlo mutato quasi in un altro uomo. Lo interrogarono: «A cosa stavi pensando, che non ci hai seguiti? Almanaccavi forse di prender moglie?». Rispose con slancio: «E' vero. Stavo sognando di prendermi in sposa la ragazza più nobile, ricca e bella che mai abbiate visto». I compagni si misero a ridere...

        E da quell'ora... si appassionava a custodire Cristo nell'intimo del cuore, e nascondendo allo sguardo degli illusi la perla evangelica, che intendeva acquistare a prezzo di ogni suo avere (Mt 13,46), spesso e quasi ogni giorno s'immergeva segretamente nell'orazione. Vi si sentiva attirato dall'irrompere di quella misteriosa dolcezza che, penetrandogli sovente nell'anima, lo sospingeva alla preghiera perfino quando stava in piazza o in altri luoghi pubblici.

        Aveva sempre beneficato i bisognosi, ma da quel momento si propose fermamente di non rifiutare mai l'elemosina al povero che la chiedesse per amore di Dio, e anzi di fare largizioni spontanee e generose. A ogni misero che gli domandasse la carità, quando Francesco era fuori casa, provvedeva con denaro; se ne era sprovvisto, gli regalava il cappello o la cintura, pur di non rimandarlo a mani vuote. O essendo privo di questi, si ritirava in disparte, si toglieva la camicia e la faceva avere di nascosto all'indigente, pregandolo di prenderla per amore di Dio.





Primer  Anterior  166 a 180 de 1110  Següent   Darrer 
Tema anterior  Tema següent
 
©2026 - Gabitos - Tots els drets reservats