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ITINERARI DI VIAGGIO: Il parco del Grand Canyon
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From: Piero Gotta  (Original message) Sent: 12/12/2010 17:36
  
Parco Nazionale del Gran Canyon
Stati Uniti
 
PATRIMONIO DELL'UMANITà DAL 1979

  

Il Grand Canyon era noto all'uomo bianco da secoli, e precisamente dal 1540, quando fu scoperto dal capitano dell'esercito spagnolo Garcia Lopez de Cardenas, inviato a nord dal viceré del Messico in cerca delle leggendarie sette città d'oro di Cibola. E, con un incarico così ambizioso, arrivato fin lì non provò altro che delusione. Tanto che i successivi visitatori di quest'area furono soltanto i missionari, impegnati più a tentare di redimere i nativi Navajo e Hopi che a registrare fenomeni geologici e stranezze botaniche.

Persino il maggiore John Wesley Powell, il veterano della Guerra Civile americana che nel 1869, a capo di una spedizione di nove persone, fu il primo scendere le rapide del Colorado, fu mosso nell'impresa da interessi etnologici piuttosto che geografici e naturalistici. Al punto che dopo questa fatica durata tre mesi - e in cui persero la vita tre membri dell'equipaggio - fu in grado di completare la sua ricerca sulle lingue dei nativi e fondò il Bureau for American Ethnology presso la Smithsonian Institution. Il maggiore Powell, tuttavia, non sfuggì al fascino del luogo, e gli va il merito di aver incuriosito, con i suoi racconti, i colleghi geologi della prestigiosa istituzione scientifica. 

L'immensa forra, che attraversa gran parte dello Stato dell'Arizona, è uno dei capolavori assoluti della natura; il presidente Theodore Roosevelt, che guidò il movimento per la conservazione delle risorse naturalistiche degli Stati Uniti all'alba del XX secolo, volle preservarlo impedendo qualsiasi intervento umano che potesse danneggiarlo o alterarne le caratteristiche. Vincolatone il territorio nel 1908, il presidente assicurò che sarebbe divenuto un parco nazionale, qualifica che in effetti venne ratificata nel 1919.

è praticamente impossibile descrivere il Grand Canyon del Colorado. Anche volendo abbondare in aggettivi e superlativi, è molto difficile ridurre a semplici parole la fantastica grandiositàdi questa spettacolare gola, profonda 1500 metri, lunga 447 chilometri e larga da 549 metri a 30 chilometri, dei suoi strapiombi e delle sue scarpate di colore ocra. Qui il fiume Colorado ha scavato per ben 443 chilometri gole profonde più di 2100 metri e di larghezza variabile, che può passare dai 200 metri, laddove il fiume è visibile dai bordi della fenditura, fino ai 30 chilometri. La bellezza non è l'unico attributo significativo del Grand Canyon. L'area è un raro esempio del conflitto scatenato tra due poderose forze della Terra, l'orogenesi e l'erosione fluviale.

   

Nel periodo Precambriano le rocce sedimentarie frammiste a lava e ad altri materiali eruttivi vennero compresse e trasformate in rocce metamorfiche. La formazione risultante, nota come "scisti Visnu", diede luogo a montagne gigantesche che si innalzarono sotto le spinte orogenetiche per più di 8000 metri e che sarebbero state in seguito erose e ridotte fino a formare un altopiano. A ricordo di quell'epoca, le pareti inferiori del Grand Canyon sono costituite da scisti grigi molto scuri, a volte interrotti da venature rossastre di feldspati e di altri minerali pesanti. Questo strato, privo di resti fossili, si immerge per centinaia di metri nelle viscere della Terra e comprende le rocce più antiche del Canyon. In seguito, per un processo di abbassamento della crosta, queste terre vennero portate verso il basso e sommerse dal mare, ricoprendosi quindi di strati sedimentari di oltre 1000 metri di spessore.

A questa fase corrispondono le formazioni calcaree di Bass, con resti fossili di piante, e le quarziti violacee di Shinume. Questi strati sedimentari hanno dato origine a montagne che, sottoposte a un nuovo ciclo erosivo, furono ridotte in altezza lasciando posto a una depressione. Per la seconda volta, le acque marine invasero le terre, come testimoniano fossili di brachiopodi e trilobiti. Con i sistemi di datazione assoluta, possibili grazie all'esame degli isotopi radioattivi, si è ricostruita con notevole fedeltà la storia del Canyon nel corso degli ultimi 600 milioni d'anni. Le arenarie marroni di Tapeat, le argille verdastre di Brighi Angel e le terre rossastre del periodo Mississippiense parlano di un'occupazione marina che durò 280 milioni d'anni. Da quel momento le acque si ritirarono, ragion per cui le rocce dell'altopiano Supai e gli scisti rossi di Hermit racchiudono fossili di felci, di conifere e di insetti che avevano abbandonato le paludi per iniziare la conquista dell'aria. 

Gli strati più recenti del Grand Canyon hanno nientemeno che 200 milioni di anni. Si parla di una nuova presenza marina e di una posteriore fase di innalzamento, che ebbe luogo 70 milioni di anni fa e modellò montagne poco pronunciate di 2000 metri di altitudine sul livello del mare. Successivi fenomeni erosivi ridussero questi rilievi fino alle quote attuali. Su questo substrato geologico, 25 milioni di anni fa ebbe inizio l'azione erosiva del fiume Colorado, che si originava dalle grandi calotte di ghiaccio che ricoprivano le Montagne Rocciose. Il processo si rafforzò un milione di anni fa, grazie a un intenso periodo interglaciale che permise alle acque del disgelo di nevai e ghiacciai di moltiplicare la portata del fiume e, ovviamente, la sua forza erosiva.

Questa spiegazione è lungi dall'essere definitiva, considerando la grandiosità del processo erosivo del Grand Canyon. In altre parole, non vi è proporzione tra la capacità erosiva del fiume, per quanto possa essere stata eccezionale in passato la sua portata, e il ciclopico lavoro realizzato. Il Colorado continua nel suo processo di smantellamento del terreno, stimato in 40.000 tonnellate al giorno tra limo e detriti vari. Prima della realizzazione delle chiuse che regolano la sua portata, a monte del fiume si contavano in alcuni punti 380.000 tonnellate di terra portata ogni giorno in sospensione.

Lungo il canyon scavato dal Colorado sono innumerevoli i punti panoramici e le "sculture naturali" cui sono stati dati nomi che, ancora una volta, richiamano alcune divinità, dal Diana Temple fino a uno Shiva Temple, francamente improbabile da questa parte del mondo. Siti che, inoltre, sono sacri per i nativi Hopi, che li considerano i luoghi in cui sono racchiusi gli spiriti dei loro progenitori. Ma il South Rim e il North Rim, ovvero i territori sui due versanti del Grand Canyon, rappresentano anche due mondi opposti. Il primo è un deserto per la gran parte della sua estensione. Le conifere presenti - come il ginepro dello Utah e il pino di Pinon - appartengono a specie che riescono a trattenere acqua per lungo tempo nelle radici, e vi sono varie specie di cactus, agave e yucca. Il secondo, caratterizzato da un clima più umido e freddo, ha una vegetazione più ricca, con foreste di conifere dominate da pini di Douglas e pini di Ponderosa mentre, nelle vallate più protette, si incontrano comunità di pioppi tremuli e betulle. 

Di conseguenza, vi è differenza anche nella composizione faunistica dei due versanti. E se alcune specie - come il coyote, il puma, la capra americana - sono presenti su tutto il territorio, altre si trovano soltanto dall'una o dall'altra parte. Il South Rim, per esempio, è l'habitat di una rara sottospecie indigena di serpente a sonagli. Caso interessante è poi quello dello scoiattolo di Kaibab, che vive nel North Rim, e dello scoiattolo di Albert, tipico del South Rim, due specie che, in condizioni distinte, si sono evolute da un unico progenitore. A "viaggiare" liberamente tra un versante e l'altro sono invece le oltre 300 specie di uccelli censite nell'area, tra lei quali almeno 60 coppie di falchi pellegrini, la più significativa popolazione di questa specie negli Stati Uniti meridionali.

Le forze della natura hanno creato altre meraviglie della natura negli Stati Uniti sud-occidentali: il Glen Canyon, formato dalle acque del Colorado a monte del Grand Canyon, oggi è sbarrato da una gigantesca diga e inondato dalle acque blu cobalto del lago Powell, che serpeggia per 300 chilometri attraverso i deserti dello Utah e dell'Arizona ed è rinserrato da centinaia di gole laterali, rientranze e insenature che nascondono rovine indiane e concrezioni rocciose dalle forme fantastiche. Con il completamento della diga del Glen Canvon. nel 1966, la mano dell’uomo ha “addomesticato” la natura immettendo una grande massa d’acqua nel mezzo del deserto. Il bacino artificiale, che ha preso il nome da John Wesley Powell, esploratore e guida della prima squadra di uomini che riuscì a navigare con successo lungo i canyon del fiume Colorado, per una sorta di strana ironia ha completamente trasformato l'ambiente e lo stesso Glen Canyon rispetto a come l'aveva visto Powell nel 1869. Le torreggiarti formazioni rocciose e gli aerei strapiombi rossi che movimentano il territorio desertico intorno al Lake Powell connotano un paesaggio arido, impressionante e indimenticabile forse più del lago stesso, opera dell'uomo.

Il magnifico arco del Rainbow Bridge, che con 88 metri di altezza è il più grande ponte naturale del mondo, senza alcun dubbio è la formazione rocciosa più spettacolare nei dintorno del lago: l'aerea, snellissima struttura è particolarmente sacra agli indiani Dine, una tribù della Nazione Navajo, la cui riserva contorna la sponda meridionale del lago. 

A nord del Grand Canyon, nello Stato dello Utah, si trova il Bryce Canyon, che comprende 150.000 ettari di formazioni uniche e variopinte chiamate hoodoo. Composti di calcare, arenaria e strati di argilla compatta messi a nudo dall'erosione sul margine orientale dell'altopiano Paunsaugunt, gli hoodoo vennero creati 10 milioni di anni or sono da un susseguirsi di sollevamenti e fratture tettoniche, allorché alcune masse rocciose furono spinte verso l'alto e un altro gruppo divenne l'altopiano Paunsaugunt. Gli antichi fiumi scolpirono tali masse e col tempo si vennero a formare le creste alte e sottili chiamate fin, che, ulteriormente erose dal vento e dal ghiaccio, diedero origine alle sorprendenti formazioni visibili oggi. I rossi hoodoo appaiono spettacolari soprattutto quando li si osserva sullo sfondo delle foreste di pini dell'altopiano alle loro spalle, mentre in inverno, coperti dalle nevicate, appaiono come fette di torta alla panna e brillano in un arcobaleno di colori naturali. 

Il deserto accoglie molti animali, la maggior parte dei quali va a caccia e si sposta di notte: coyote, volpi, procioni dalla coda ad anelli, cervi, topi e ratti, tutti conservano le proprie energie rintanandosi durante il giorno, quando invece entrano in azione le lucertole come il chuckwalla, e i serpenti, animali che dipendono dal calore del sole per regolare la temperatura corporea. Sono inoltre molte le specie di uccelli che vivono all'interno e nei dintorni del canyon, incluse le aquile reali e i corvi che si librano nelle forti correnti ascensionali. Le distese del deserto roccioso ospitano anche numerose forme di vita vegetale: per esempio, sulle pareti dei canyon i licheni disegnano delicate striature di colore, i cactus e le yucca dalle foglie a baionetta crescono abbondantemente, negli anfratti sbocciano - ad ogni primavera e dopo le estati particolarmente piovose fiori sgargianti, lungo il letto dei torrenti stormiscono pioppi cottonwood, salici e tamerici, mentre le quote più elevate sono appannaggio di ginepri e pini. 

Le regioni desertiche degli Stati Uniti possiedono troppe bellezze naturali per poterle descrivere tutte: il deserto tuttavia continua a essere un luogo sottilmente misterioso. Soprattutto di notte, allorché la quiete è rotta dai richiami dei molti animali notturni che rammentano l'abbondanza di vita che sussiste all'interno di questa grande, estesa meraviglia della natura. In un angolo dell'Arizona nordorientale, snelli pinnacoli di arenaria rossa si stagliano alti contro l'azzurro del cielo, in un fantastico gioco di contrasti con il verde della rada vegetazione arbustiva e le sfumature violette delle colline che si profilano all'orizzonte. Il vento soffia dolcemente in questa landa desertica, sollevando mulinelli di sabbia rossastra. Un coniglio selvatico dalla coda bianca si muove fulmineo tra i bassi cespugli, mentre le piante di mesquite riempiono l'aria del loro dolce aroma. 

Questa è la terra degli indiani Navajo, una potente e numerosa tribù che abita nel sud-ovest degli Stati Uniti. Uno dei più spettacolari scenari naturali del Paese si trova proprio qui ed è costituito dagli incredibili butte - che significa letteralmente "pan di zucchero" - della Monument Vailey. Queste formazioni geologiche danno origine a un paesaggio surreale e bizzarro che pare quasi alieno, sebbene abbia un che di familiare. Infatti, chiunque abbia visto un film western girato in questa località ne conosce, seppur indirettamente, il fascino ammaliatore; questo luogo era prediletto soprattutto dal grande regista John Ford, che qui ambientò tra l'altro il celeberrimo Ombre Rosse. La Monument Valey, il cui territorio è suddiviso tra gli Stati dello Utah e dell'Arizona, è un'area desertica di incomparabile bellezza, estesa su oltre 3000 chilometri quadrati, punteggiata da smilze torri di arenaria che arrivano a sfiorare i 350 metri di altezza. Sono in molti a pensare che l'intera regione faccia parte di un Parco Nazionale, ma le cose stanno diversamente: la Monument Valley è infatti proprietà del Dipartimento per le Risorse Culturali della Nazione Navajo - che se ne assume la tutela - ed è interamente compresa entro i confini della Riserva Navajo.  

Le modalità di formazione dei butte, così singolarmente erosi, meritano una spiegazione. La Monument Vailey fa parte del Colorado Plateau, che milioni da anni fa era un mare interno, sul cui fondo si depositarono spessi depositi sedimentari.

Nel corso delle ere geologiche, i sommovimenti tettonici spinsero verso l'alto il fondale marino, che si prosciugò, fessurandolo e dando inizio al lungo ciclo erosivo. I butte sono formati da tre differenti tipi di roccia. Ai loro piedi si trova il tenero scisto cristallino rossastro, i cui frammenti giacciono sparsi tutto attorno, solitamente coperti dalla vegetazione. Il nucleo centrale di ciascuna formazione è composto invece da un'arenaria più dura e resistente, mentre la sommità è costituita da una roccia sedimentaria chiamata shinarump, formatasi durante il Cenozoico. A causa del loro aspetto bizzarro, i buttes hanno ricevuto nomi pittoreschi, assegnati in base alle somiglianze di ognuno con qualcos'altro. Per esempio, le Three Sisters devono tale appellativo al fatto che ricordano altrettante suore in abiti talari, The Hub si chiama così perche sembra il mozzo di una ruota da carro, mentre il Totem Pole, imponente pilastro alto 120 metri, non ha bisogno di spiegazioni.

La Monument Valley incarna quello che nell'immaginario collettivo è l'essenza stessa del mitico Far West: selvaggio, sconfinato, costellato di rocce e montagne dalle forme inverosimili, questo scenario è diventato universalmente celeb grazie alle decine di film, documentari e spot pubblicitari che vi sono stati ambientati. Si può affermare che la Monument Valle rappresenta l'icona del West, ma al di là del ruolo giocato nell cultura popolare americana, è soprattutto un capolavoro della natura. Assieme al Grand Canyon, alla Death Valley e al Bryce Canyon costituisce una delle più preziose meraviglie naturali del Sud-ovest degli Stati Uniti.  

  California dreaming




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