Il
Referendum Radicale [modifica]
Il Partito Radicale, il Partito liberale italiano e il Partito socialista italiano, presentavano nel 1987 la richiesta
di tre referendum per ottenere la responsabilità civile dei magistrati,
l'abrogazione della Commissione inquirente e del sistema elettorale del
Consiglio superiore della magistratura, come risposta ai sempre più frequenti
problemi della giustizia.
Tra i protagonisti che in
quegli anni si battevano per la riforma della giustizia vi era Enzo Tortora, conduttore televisivo accusato sulla base di
alcune dichiarazioni di pentiti di essere colluso con la camorra e il traffico
di stupefacenti, rivelatesi successivamente false. La lunga detenzione del
conduttore, e la successiva elezione nelle liste Radicali che sosteneva le sue
battaglie politiche, contribuiva ad alimentare la discussione pubblica nel paese
e nei mezzi di comunicazione circa la situazione della giustizia italiana.
L'appello radicale per la
riforma della giustizia veniva sottoscritto anche da molti
magistrati: «L’otto novembre gli italiani sono chiamati ad
esprimersi su due aspetti particolarmente rilevanti della crisi della giustizia.
Di fronte a insensibilità politiche e a resistenza corporative, i referendum
sulla giustizia rappresentano un’occasione unica offerta ai cittadini per
riaffermare fondamentali principi dello stato di diritto, abolire anacronistici
privilegi e irresponsabilità e rivendicare improrogabili riforme. Lo strumento
referendario restituisce così la parola ai cittadini. Non è più accettabile,
infatti, che i ministri responsabili di gravi reati non vengano perseguiti. Non
è più accettabile che i magistrati che, per colpa grave, abbiano danneggiato un
cittadino non siano chiamati a risponderne dinnanzi ad un loro collega.
Introducendo la responsabilità civile dei magistrati per colpa grave (grave
negligenza, grave imperizia, gravi omissioni) non si intacca ma si riafferma la
loro autonomia ed indipendenza. Abrogando i poteri istruttori della commissione
inquirente per i reati dei ministri si eliminano inammissibili impunità. Noi
voteremo SI ed invitiamo a votare SI perché anche politici e magistrati
rispondano, come ogni cittadino, di fronte alla legge». [1]
In quegli anni vi era
inoltre una domanda sempre maggiore di una più efficace e consapevole tutela
dell'ambiente in particolare dopo il disastro di Černobyl'. La difesa dell'ambiente e la lotta al
nucleare già dal Congresso del 1977 furono di centrale importanza per la
politica del Partito Radicale: in continuità con i referendum del 1981, furono
riproposti tre quesiti diretti ad abolire le norme sulla realizzazione e
gestione delle centrali nucleari, i contributi a Comuni e Regioni sedi di
centrali nucleari, le procedure di localizzazione delle centrali nucleari e due
quesiti tendenti ad abrogare l’insieme di norme, contenute nella legge n. 968
del 1977, che disciplinavano i limiti dell’attività venatoria, in termini di
specie cacciabili, tempi consentiti, modalità della caccia e altri aspetti
particolari che contrastavano con le stesse proclamazioni della legge sulla
priorità dell’esigenza di tutela della fauna selvatica.
La prima strategia
adottata contro i referendum fu quella dello scioglimento anticipato delle
camere per lo stallo che si era prodotto nei rapporti tra Dc e Psi: protagonista
fu Ciriaco De Mita, che decise le elezioni anticipate per rompere
la convergenza di quei mesi tra i partiti laici e in particolare
tra Craxi e Pannella.
Dopo le elezioni
anticipate, di fronte all’appuntamento referendario, Dc e Pci, inizialmente
ostili ai quesiti, si schieravano a favore del «sì». Questo repentino cambio di
rotta dei due maggiori partiti derivava dalle implicazioni politiche che poteva
provocare una eventuale sconfitta dello schieramento del «no» imperniato
sull’asse Dc e Pci in contrapposizione ad uno schieramento laico-progressista
formato da Radicali e Socialisti.
Vennero dichiarati
inammissibili dalla giurisprudenza della Corte Costituzionale i quesiti sulla caccia e sul
sistema elettorale del CSM.
I referendum abrogativi
dell'8 novembre 1987 si conclusero con una netta affermazione dei «sì», che di
media nei 5 quesiti raggiunsero circa l' 80% delle preferenze.
Dopo la scelta degli
italiani circa la responsabilità civile dei giudici, il Parlamento approvava la
cosiddetta «legge Vassalli» (votata da Pci, Psi, Dc), che, secondo i Radicali,
si allontanava decisamente dalla decisione presa dagli italiani nel referendum,
facendo ricadere la responsabilità di eventuali errori non sul magistrato ma
sullo Stato, che successivamente poteva rivalersi sullo stesso, ma solo entro il
limite di un terzo di annualità dello stipendio.
Responsabilità
Giudici [modifica]
Abrogazione delle norme,
per stabilire una responsabilità civile anche per i giudici.
Quesito: «Volete voi
l’abrogazione degli articoli 55, 56 e 74 del Codice di procedura Civile
approvato con regio decreto 28 ottobre 1940, n. 1143 ?»
|
totale |
percentuale (%) |
|
| Iscritti
alle liste |
45 870 931 |
|
| Votanti |
29 866 249 |
65,10 |
(su n. elettori) |
Quorum
raggiunto |
| Voti
validi |
25 896 355 |
86,70 |
(su n. votanti) |
| Voti
nulli o schede bianche |
3 969 894 |
13,30 |
(su n. votanti) |
| Astenuti |
16 004 682 |
34,90 |
(su
n. iscritti) |
|
|
Voti |
% |
| RISPOSTA
AFFERMATIVA |
Sì |
20
770 334 |
80,20% |
| RISPOSTA
NEGATIVA |
NO |
5
126 021 |
19,00% |
| bianche/nulle |
|
3
969 894 |
|
| Totale
voti validi |
|
25
896 355 |
100% |