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Per Amore di Mio Figlio : Il Mio Angelo Marco
 
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COME ERAVAMO: LUCIO DALLA
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Reply  Message 1 of 1 on the subject 
From: mammaluisella  (Original message) Sent: 24/10/2013 12:29



"I giardini di Marzo" è il 15° singolo
di Lucio Battisti, fu pubblicato nel 1972
ed è uno dei brani più famosi del cantante
e della stessa musica leggera italiana.
Battisti, morto prematuramente nel 1998,
è stato uno dei massimi interpreti e autori
italiani e le sue opere non sentono
il passare del tempo.



Gli esperti dicono che la sua produzione
ha rappresentato una svolta decisiva
nel pop e nel rock italiani sia da un punto
di vista strettamente musicale
che sotto quello dei testi.
Grazie alla collaborazione con Mogol,
infatti, ha rilanciato temi semplici e
quotidiani (ed è stato il momento del
suo maggior successo), mentre poi
con Panella ha esplorato argomenti
inusuali e talora controversi fino al
limite della sperimentazione.



Di lui ci rimane il ricordo legato a
poche apparizioni televisive e il ricordo
personale di ognuno di noi legato a
questa o a quella canzone,
che potrebbe anche non essere
una delle più celebrate.
Da questo punto di vista non può
esistere una classifica oggettiva,
possiamo solo ringraziare questo
grande autore per aver regalato
a tutti infinite emozioni.




La canzone che stiamo ascoltando
è tratta dall'album "Umanamente Uomo"
ed è proprio un uomo malinconico,
nostalgico, ingenuo e sconfitto il
protagonista del testo.
Le sue paure, quelle di tutti i giorni,
sembrano aver fine, "le mie mani come
vedi non tremano più", c'è la rinascita,
"cieli immensi e immenso amore",
ma è un attimo, solo un attimo perché
" il coraggio di vivere ancora non c'è".


Frutto della fervida mente di Mogol,
racconta dei tempi della sua gioventù
e delle sue condizioni psicologiche
e sociali di allora. E' un brano oscuro,
faticoso, teso a cercare di
descrivere una depressione,
una solitudine difficili da raccontare.
Ma nelle canzoni di Battisti non si
deve cercare troppo la spiegazione,
la magia non può essere spiegata,
va solo percepita...
le immagini evocate dal testo,
il clima sospeso tra la strofa quasi
sussurrata e il ritornello cantato
a voce piena ci guidano...





Il carretto passava e quell'uomo gridava gelati
al 21 del mese i nostri soldi erano già finiti
io pensavo a mia madre e rivedevo i suoi vestiti
il più bello era nero coi fiori non ancora appassiti
All'uscita di scuola i ragazzi vendevano i libri
io restavo a guardarli cercando il coraggio per imitarli
poi sconfitto tornavo a giocar con la mente i suoi tarli
e alla sera al telefono tu mi chiedevi perché non parli
Che anno è che giorno è
questo è il tempo di vivere con te
le mie mani come vedi non tremano più
e ho nell'anima
in fondo all'anima cieli immensi
e immenso amore
e poi ancora ancora amore amor per te
fiumi azzurri e colline e praterie
dove corrono dolcissime le mie malinconie
l'universo trova spazio dentro me
ma il coraggio di vivere quello ancora non c'è 




I giardini di marzo si vestono di nuovi colori
e le giovani donne in quei mesi vivono nuovi amori
camminavi al mio fianco e ad un tratto dicesti "tu muori
se mi aiuti son certa che io ne verrò fuori"
ma non una parola chiarì i miei pensieri
continuai a camminare lasciandoti attrice di ieri
Che anno è che giorno è
questo è il tempo di vivere con te
le mie mani come vedi non tremano più
e ho nell'anima
in fondo all'anima cieli immensi
e immenso amore
e poi ancora ancora amore amor per te
fiumi azzurri e colline e praterie
dove corrono dolcissime le mie malinconie
l'universo trova spazio dentro me
ma il coraggio di vivere quello ancora non c'è





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