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◄ POESIE TONY KOSPAN: ANNIVERSARIO DI ANTONIA POZZI - GRANDE MA SFORTUNATA POETESSA
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From: Orso Tony  (Original message) Sent: 03/12/2014 13:24










Sono passati 102 anni dalla sua nascita…
ma le sue poesie sono più vive che mai…
e personalmente ogni volta che ne parlo
o leggo sue poesie... mi emoziona.





ANTONIA POZZI
UN RICORDO ED ALCUNE POESIE
a cura di Tony Kospan








BREVE BIOGRAFIA


Antonia Pozzi nasce a Milano il 13 febbraio 1912.

Da piccolina è biondina ma delicatina di salute.











Crescendo diventa una bella ragazza contenta dei suoi genitori l'avvocato Roberto Pozzi e la contessa Lina Cavagna Sangiuliani e vive in un ambiente familiare (in senso ampio) molto colto ed elegante.

E' però il liceo che segnerà la sua vita.

Qui inizia ad avere delle belle amicizie ed inizia a scrivere poesie.









Ma soprattutto resta affascinata dal professore di latino e greco.

Non dalla bellezza però… bensì dalla sua profonda cultura e dalla sua grande passione per l'insegnamento.

E' il 1927.








Antonia scopre, nonostante la severità del docente…, che dietro i suoi occhi tristi… d'aver tantissime affinità e tanti ideali in comune ma soprattutto l'amore per la poesia, la cultura, l'arte etc..


Scoppia l'amore…

Il padre cerca però in ogni modo di contrastarlo.








Nel 1933 Antonia si arrende al volere della famiglia… ma scrive di farlo “non secondo il cuore, ma secondo il bene”.


In realtà questo amore non finirà mai d'albergare nel suo cuore anche se cerca di vivere altri amori e di dedicarsi ad altri interessi.

Nel 1935 si laurea con lode con una tesi sulla formazione letteraria di Flaubert.








In questi anni vive come qualsiasi giovane alto-borghese di quei tempi frequentando molto anche la montagna con passeggiate e scalate.

Questo le dà molte emozioni che trasferisce poi nelle poesie.

Fa però anche una crociera nel mediterraneo visitando quei luoghi d'antica civiltà di cui le parlava il “suo” professore… nonché un viaggio in Austria e Germania per approfondire la lingua tedesca che tanto amava.






Una  foto scattata da Antonia



Un altro suo grande interesse è, in quegli anni, la fotografia… (i suoi scatti appaiono vere e proprie poesie figurate) e l'impegno sociale verso i poveri.


Nel 1937 Antonia inizia ad insegnare presso l’Istituto Tecnico Schiapparelli.



Tuttavia nonostante tutte queste attività non viene mai meno in lei una grave inquietitudine… che il 3 dicembre del '38 la portò ad un tragico gesto.



Probabilmente i contrasti col padre, oltre all'amore negato, ebbero nella genesi delle sue difficoltà tremenda importanza.








Addirittura il padre, dopo la sua morte, arrivò a censurare e modificare alcune sue poesiee questo la dice lunga sulla tremenda pressione psicologica subita da Antonia.





LA SUA POETICA








Non sono poche le sue poesie… ben 300… soprattutto se consideriamo la prematura scomparsa…

Qualcuno ha voluto limitarne la bellezza e la profondità definendole “diaristiche”.

Non sono poi da sottacere diversi aspetti innovativi e coraggiosi della sua poetica nè la sua capacità, pur essendo giovanissima, d'affrontar con coraggio i difficili temi della vita.





ALCUNE SUE POESIE








PREGHIERA ALLA POESIA

Oh, tu bene mi pesi
l’anima, poesia:
tu sai se io manco e mi perdo,
tu che allora ti neghi
e taci.
Poesia, mi confesso con te
che sei la mia voce profonda:
tu lo sai,
tu lo sai che ho tradito,
ho camminato sul prato d’oro
che fu mio cuore,
ho rotto l’erba,
rovinata la terra –
poesia – quella terra
dove tu mi dicesti il più dolce
di tutti i tuoi canti,
dove un mattino per la prima volta
vidi volar nel sereno l’allodola
e con gli occhi cercai di salire –
Poesia, poesia che rimani
il mio profondo rimorso,
oh aiutami tu a ritrovare
il mio alto paese abbandonato –
Poesia che ti doni soltanto
a chi con occhi di pianto
si cerca –
oh rifammi tu degna di te,
poesia che mi guardi.



CONFIDARE

Ho tanta fede in te. Mi sembra
che saprei aspettare la tua voce
in silenzio, per secoli
di oscurità.
Tu sai tutti i segreti,
come il sole:
potresti far fiorire
i gerani e la zàgara selvaggia
sul fondo delle cave
di pietra, delle prigioni
leggendarie.
Ho tanta fede in te. Son quieta
come l’arabo avvolto
nel barracano bianco,
che ascolta Dio maturargli
l’orzo intorno alla casa.



PUDORE

Se qualcuna delle mie parole
ti piace e tu me lo dici
sia pur solo con gli occhi
io mi spalanco
in un riso beato
ma tremo
come una mamma piccola giovane
che perfino arrossisce
se un passante le dice
che il suo bambino è bello.


BELLEZZA

Ti do me stessa
le mie notti insonni,
i lunghi sorsi
di cielo e stelle – bevuti
sulle montagne,
la brezza dei mari percorsi
verso albe remote.
 Ti do me stessa,
il sole vergine dei miei mattini
su favolose rive
tra superstiti colonne
e ulivi e spighe.
 Ti do me stessa,
i meriggi
sul ciglio delle cascate,
i tramonti
ai piedi delle statue, sulle colline,
fra tronchi di cipressi animati
di nidi -
 E tu accogli la mia meraviglia
di creatura,
il mio tremito di stelo
vivo nel cerchio
degli orizzonti,
piegato al vento
limpido – della bellezza:
e tu lascia ch’io guardi questi occhi
che Dio ti ha dati,
così densi di cielo
profondi come secoli di luce
inabissati al di là
delle vette.








Grazie Antonia per le bellissime poesie
e scusaci per tutto il dolore che il perbenismo formale
di una società ipocrita ti ha dato…


Tony Kospan





La tua pagina culturale di Fb







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Reply  Message 2 of 2 on the subject 
From: Serenella Sent: 04/12/2014 05:45
Antonia Pozzi:
vita d`amore e di poesia
 
 
Figlia di una famiglia facoltosa - il padre era un avvocato di prestigio, la madre una contessa -, Antonia si accosta alla poesia fin dall'adolescenza. Dopo gli studi classici al liceo Manzoni, si iscrive alla facoltà di Filologia della Statale di Milano. Gli anni universitari saranno caratterizzati da intense e fraterne amicizie, fra cui quella con il coetaneo Vittorio Sereni, ma anche da una profonda depressione iniziata fin dai tempi del liceo a causa della relazione con il professore di latino e greco Antonio Maria Cervi, di cui Antonia era profondamente innamorata ma che la famiglia osteggiò pesantemente fino a provocare l'allontanamento dei due. Anima appassionata e fragile, Antonia Pozzi restò sempre estremamente vulnerabile sul piano affettivo e sentimentale, riversando i proprio turbamenti nelle poesie di cui riempiva interi quaderni.

Innamorata della natura, che rappresenta per lei un vero e proprio rifugio interiore e che compare come una sorta di costante nelle sue opere, Antonia vive con disagio la situazione politica e sociale del suo tempo, il cui clima sempre più cupo sembra influenzare progressivamente anche il suo stato d'animo e il suo sguardo sulla vita.

Il 15 settembre 1937, pochi mesi prima del suicidio, scrive all'amica Elvira Gandini: Perché e così:prima si sbaglia, ci si perde, ci si arrampica per astratte impalcature intellettuali, finché la vita un bel giorno comincia, coi suoi gesti leggeri e sapienti, a richiamarci a lei:è come aprire gli occhi ad un tratto e ritrovarsi su una striscia di prato al sole, vicino alle pietre e alle piante. Il senso della vita non è più sparso, nel cervello, nelle mani, negli occhi, ma è tutto raccolto nel centro del petto, come un enorme fiore o come una corazza: e il domani non è più che portare sempre più in avanti quel fiore, sereni, eretti, per una grande strada bianca.

Ed è proprio nelle sue stesse parole, in quella vulnerabile corazza che Antonia descrive e con la quale sembra cercare invano di proteggersi, che forse si può scorgere l'anticipazione di quella "disperazione mortale" di cui parlerà nel suo biglietto d'addio, quando il 3 dicembre del 1938 sceglierà di darsi la morte con un flacone di barbiturici.
Il padre tenterà a lungo di coprire lo scandalo del suicidio, attribuendo la sua scomparsa a una polmonite ed evitando di far trapelare per molto tempo le sue opere, oggi quase tutte edite.

Alla figura delicata e fragile di Antonia Pozzi, capace di versi intensi e ammalianti troppo presto dimenticati, è dedicato il film-documentario Poesia che mi guardi, della regista Marina Spada. Il documentario, prodotto da Miro Film  nel 2009, è stato presentato fuori concorso alla 66ma Mostra del Cinema di Venezia.
Impreziosito da immagini d'epoca di Antonia Pozzi, tratte dai filmati di famiglia, Poesia che mi guardi tratteggia un ritratto intimo ed intensissimo della poetessa, oltre ad un'accurata testimonianza sulla sua personalità e sulla sua opera. In questa intervista Marina Spada ci parla del progetto che ha realizzato attraverso la lavorazione del documentario e del suo sguardo sulla figura della Pozzi, accompagnando il proprio commosso omaggio alle numerose commemorazioni che nella ricorrenza della nascita le sono state tributate.

Rai Letteratura vi propone alcune delle sue poesie, per permettere a chi l'ha amata di ritrovarla nei suoi stessi versi, e a chi ancora non la conosce di scoprire una delle voci più intense e toccanti della poesia femminile contemporanea.



Preghiera

Signore, tu lo senti
ch’io non ho voce più
per ridire
il tuo canto segreto.
Signore, tu lo vedi
ch’io non ho occhi più
per i tuoi cieli, per le nuvole tue
consolatrici.

Signore, per tutto il mio pianto,
ridammi una stilla di Te
ch’io riviva.

Perché tu sai, Signore,
che in un tempo lontano
anch’io tenni nel cuore
tutto un lago, un grande lago,
specchio di Te.
Ma tutta l’acqua mi fu bevuta,
o Dio,
ed ora dentro il cuore
ho una caverna vuota
cieca di Te.

Signore, per tutto il mio pianto,
ridammi una stilla di Te,
ch’io riviva.



Ninfee

Anch’io non ho radici
che leghino la mia
vita – alla terra –
anch’io cresco dal fondo
di un lago- colmo
di pianto.



Pudore

Se qualcuna delle mie povere parole
ti piace
e tu me lo dici
sia pur solo con gli occhi
io mi spalanco
in un riso beato
ma tremo come una mamma piccola giovane
che perfino arrosisce
se un passante le dice
che il suo bambino è bello.
 


 
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