Il girotondo
E' noto ai più forse solo per quella particolare firma dal sapore medievale e per il suo capolavoro "Il quarto Stato"
Un pittore quindi più evocato che ben conosciuto che però ha voluto dipingere, per i gravi problemi sociali del suo tempo, la necessità del cambiamento e la speranza di un futuro migliore per l'umanità.
Quale descrizione della sua arte può essere migliore di queste sue parole giovanili scritte sul suo diario?
«Un artista deve
osservare la società che gli sta intorno
e trovare una forma artistica per raccontarla»
Ora cerchiamo di conoscerlo meglio e diamo prima un'occhiata, da vicino, al suo dipinto più famoso e poi vediamo una piccola galleria di altri suoi dipinti.
Giuseppe
BREVE BIOGRAFIA
Giuseppe Pellizza nasce a Volpedo (AL) il 28 luglio 1868 da un'agiata famiglia di agricoltori e fin da ragazzo manifestò la sua passione per la pittura.
Fu agevolato in vari modi dalla famiglia per fargli avere ottimi maestri di pittura.
La sua prima mostra fu a Brera nel 1885 e dopo, per approfondire le sue conoscenze, frequentò 2 accademie a Roma che però lo delusero
Si traferì allora a Firenze (Accademia di belle arti) dove fu allievo del grande macchiaiolo Giovanni Fattori.
Tornato a Volpedo sposa nel 1982 Teresa Bidone che fu spesso sua modella e che gli darà 2 figlie.
Nel 1883 inizia ad aggiungere nella firma dei suoi dipinti il nome del suo paese.
Alla fine del 1800 abbandona la classica pittura a impasto per passare al divisionismo, che è una particolare tecnica basata sulla separazione dei colori in singoli punti o linee.
Il divisionismo non fu una corrente artistica ed è considerato una corrente del puntinismo.
La sua non è una pittura indifferente ai temi sociali anzi appare sempre profondamente vicina ai problemi ed alle difficoltà delle persone.
Fece, sempre nell'ultimo decennio dell'800, diverse mostre e viaggiò per l'Italia e fu anche a Parigi.
Nel 1901 terminò il suo dipinto più noto "Il quarto stato" che però, non ebbe alla Quadriennale di Torino i riconoscimenti sperati (come avrebbe meritato ed alcuni critici riconoscevano) con grande delusione sua e dei suoi amici (fu premiato invece un dipinto non significativo ma caro ai Savoia).
Inoltre versava ormai anche in una difficile situazione economica.
Ebbe quindi un periodo di crisi psicologica ed artistica.
Nel 1906 si riprese grazie ad alcuni importanti riconoscimenti tuttavia, nel 1907, dopo la morte dell'amatissima moglie nel dare alla luce suo terzogenito Pietro, che morì poco dopo, si tolse la vita.

Ambasciatori della fame
IL SUO CAPOLAVORO - IL QUARTO STATO - LA STORIA
Siamo alla fine dell'800 e mentre si espande con forza una nuova economia i diritti dei lavoratori e dei contadini in tutta Europa sono poco considerati se non addirittura ostacolati o non tenuti in nessun conto.
Pellizza, vive profondamente lo spirito del tempo e sente il grido di sofferenza che si leva dalle sempre più diffuse fabbriche e dalle campagne.
Egli sogna una nuova società che riconosca i diritti dei lavoratori, che consenta condizioni di lavoro decenti e che permetta a loro di non morire di fame nonostante lavorino molte ore al giorno.
Nonostante alcuni viaggi il Pellizza rimase però sempre profondamente ancorato al suo paese.
Questi suoi pensieri non solo sono all'origine di suoi dipinti ma li esplicita pure in alcuni scritti.
Dopo aver assistito a una manifestazione di protesta di un gruppo di operai nel suo paese dipinge "Ambasciatori della fame" (1891/4) che costituisce la prima parte di un percorso che terminerà col Quarto stato.
Seguono altri dipinti sul tema come La Fiumana (1895/6) e e Il cammino dei lavoratori (1899) che anticipano ancora più da vicino il Quarto Stato.
I sentimenti del pittore, come accennavo su, li descrive lui stesso e con chiarezza in questo poema che ha lo stesso titolo "La Fiumana" del dipinto del 1895 e che già ci presenta, a parole, un'immagine di protesta corale con la presenza di donne e bambini.
La fiumana
S'ode... passa la Fiumana dell'umanità
genti correte ad ingrossarla. Il restarsi è delitto
filosofo lascia i libri tuoi a metterti alla sua
testa, la guida coi tuoi studi.
Artista con essa ti reca ad alleviarle i dolori colla
bellezza che saprai presentarle
operaio lascia la bottega in cui per lungo lavoro ti
consumi
e con essa ti reca
e tu chi fai? La moglie il pargoletto teco conduci
ad ingrossare
la fiumana dell'Umanità assetata di
giustizia - di quella giustizia conculcata fin qui
e che ora miraggio lontano splende»
Il cammino dei lavoratori (1899)
IL SUO CAPOLAVORO - IL QUARTO STATO - DESCRIZIONE
Il dipinto a cui Pellizza lavorò molti anni e con passione, è davvero monumentale, misurando circa 5 metri e mezzo di larghezza e poco meno di 3 metri di larghezza (293 cm) ed è attualmente, dal 2022, situato a Milano presso la Galleria d'Arte Moderna ma era stato prima esposto a Palazzo Marino e poi al Museo del 900.
Raffigura una massa di lavoratori composta, consapevole ed orgogliosa che avanza per rivendicare i propri diritti.
Il Quarto Stato
Pur nell'emozionante e sofferta raffigurazione nel dipinto però prevale con forza la calma e la dignità.
La massa di operai, contadini e donne in marcia non poteva non divenire un manifesto del movimento operaio come poi avvenne.
Il dipinto è stato anche riportato nella schermata iniziale del film Novecento di Bernardo Bertolucci.
I modelli del dipinto erano tutti amici del pittore e furono tutti regolarmente pagati per il tempo delle pose.
Spiccano i primi 3 che erano:
al centro il farmacista del paese, Giovanni Zarri, con ai lati Giacomo Bidone e la moglie dello stesso Pellizza.

Dopo la morte del pittore, l'opera fu esposta in una mostra dedicata all'artista presso la Galleria Pesaro di Milano nel 1920 e lì il critico d'arte Guido Marangoni rimase impressionato dall'opera e decise di promuovere una sottoscrizione pubblica tra i cittadini per acquistare la tela dagli eredi e donarla al Comune di Milano.
In breve tempo "Il quarto stato" che inizialmente era stato ignorato, per il forte valore simbolico ebbe una notevole diffusione grazie a varie riproduzioni su molte riviste
e diventò una pietra miliare della necessità popolare di una giusta protesta quando le condizioni lo impongono.
BREVE PERSONALE CONCLUSIONE
Possiamo dire, a mio parere, che l'enorme dolore vissuto in vita dal pittore per la sua grande sensibilità, sia stato ripagato, almeno in parte, dalla diffusione della sua opera più importante in tutto il mondo quale simbolo della protesta popolare contro i soprusi dei padroni delle aziende e del potere, il che era proprio quello che egli voleva rappresentare insieme alla speranza di una pacifica soluzione dei problemi sociali.
Giuseppe Pellizza da Volpedo
VEDIAMO INFINE ALTRI SUOI DIPINTI
E' stato notato da diversi critici che, pur in presenza di temi sociali spesso difficili o dolorosi, nei suoi dipinti non manca mai una luce chiara che rappresenta quella speranza che il pittore non perse mai e che appare una costante nella sua pittura.
Lo specchio della vita
Membra stanche
Fiore reciso
Sul fienile
Speranze deluse
Mammine
Passeggiata amorosa
FINE