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| De: Enzo Claudio (Missatge original) |
Enviat: 30/11/2009 17:03 |
Un brano di Raoul Follereau definito l'Apostolo dei lebbrosi:
Che strano traffico con il buon Dio! Signore, dammi questo! Signore, concedimi questo! Signore, guariscimi!
Come se Dio non conoscesse, molto più di noi, quello che ci abbisogna.
Un piccino suggerisce forse alla mamma: "Preparami quella pappa" ?
Un malato al suo dottore: "Mi prescriva quella medicina" ?
Chi può assicurarci se quel che ci manca non sia peggiore di quel che abbiamo ?
Allora, tentiamo soltanto questa preghiera:
"Signore, non cessare di amarci, mai"
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Natale del Signore: Messa della notte, solennitàMeditazione del giornoSan Bernardo (1091-1153), monaco cistercense e dottore della Chiesa Primo sermone per la vigilia di Natale
«Gloria a Dio nel più alto dei cieli e pace in terra agli uomini che egli ama»
Udite cieli! Terra, ascolta con attenzione! Si meravigli e lodi ogni creatura, soprattutto l'uomo: «Gesù Cristo figlio di Dio, nasce in Betlemme di Giuda».... Cosa poteva essere annunziato di più dolce a tutta la terra ? ...Si è mai udita una cosa come questa, forse il mondo ha mai ricevuto qualcosa di simile? «A Betlemme di Giuda nasce Gesù Cristo, figlio di Dio». Poche povere parole per esprimere l'abbassarsi del Verbo, la Parola di Dio fattasi piccola, eppure quanta dolcezza in queste parole!... «Gesù Cristo, il Figlio di Dio, nasce in Betlemme di Giuda». Nascita di una santità incomparabile, degna di essere onorata dal mondo, di essere amata dagli uomini per la grandezza del beneficio che reca loro; fonte di meraviglia anche per gli angeli, per la profondità del mistero di una novità senza pari (cfr Ef 3,10)...
«Gesù Cristo, il Figlio di Dio, nasce in Betlemme di Giuda». Voi che siete nati nella polvere, risvegliatevi e lodate Dio! Ecco il Signore viene con la salvezza, viene l'Unto del Signore, il suo Messia, eccolo venire nella gloria... Felice chi è attratto da lui e «corre al sentire il suo profumo» (Ct 1,4 LXX): vedrà «la sua gloria, gloria come di unigenito del Padre» (Gv 1,14).
Respirate, voi che siete perduti! Gesù viene a salvare ciò che era perduto. Ammalati, riprendete vigore; viene Cristo a risanare i vostri cuori con l'unzione della sua misericordia. Esultate voi, che desiderate cose grandi: viene verso di voi il figlio di Dio per farvi coeredi del suo regno (Rm 8,17). Così ti prego: guariscimi Signore e io sarò guarito, salvami e io sarò salvato (Ger 7,14); glorificami, e sarò glorificato. Sì, «Benedici il Signore, anima mia, quanto è in me benedica il suo santo nome» (Sal 103,1)... Il Figlio di Dio si è fatto uomo per rendere gli uomini figli di Dio. |
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Domenica 25 Dicembre 2011
Natale del Signore: Messa del giorno, solennitàMeditazione del giornoBenedetto XVI, Papa Omelia del 25/12/05 (copyright © Libreria Editrice Vaticana)
«Oggi ti ho generato»
In Gesù Cristo, il Figlio di Dio, Dio stesso, Dio da Dio, si è fatto uomo. A Lui il Padre dice: "Tu sei mio figlio". L'eterno oggi di Dio è disceso nell'oggi effimero del mondo e trascina il nostro oggi passeggero nell'oggi perenne di Dio.
Dio è così grande che può farsi piccolo. Dio è così potente che può farsi inerme e venirci incontro come bimbo indifeso, affinché noi possiamo amarlo. Dio è così buono da rinunciare al suo splendore divino e discendere nella stalla, affinché noi possiamo trovarlo e perché così la sua bontà tocchi anche noi, si comunichi a noi e continui ad operare per nostro tramite.
Questo è Natale: "Tu sei mio figlio, io oggi ti ho generato". Dio è diventato uno di noi, affinché noi potessimo essere con Lui, diventare simili a Lui. Ha scelto come suo segno il Bimbo nel presepe: Egli è così. In questo modo impariamo a conoscerlo. E su ogni bambino rifulge qualcosa del raggio di quell'oggi, della vicinanza di Dio che dobbiamo amare ed alla quale dobbiamo sottometterci - su ogni bambino, anche su quello non ancora nato. |
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Santo Stefano, primo martire, festaMeditazione del giornoSan Giovanni Crisostomo (c. 345-407), sacerdote ad Antiochia poi vescovo di Costantinopoli, dottore della Chiesa Omelia per il venerdì santo «La Croce e il ladrone»
«Signore, non imputar loro questo peccato»
Imitiamo il Signore e preghiamo per i nostri nemici... Egli era crocifisso eppure pregava il Padre suo per coloro che lo mettevano in croce. Ma come potrei imitare il Signore, ci si può domandare? Se tu vuoi, lo puoi fare. Se tu non fossi capace di farlo, come avrebbe potuto dire: «Imparate da me, che sono mite e umile di cuore»? (Mt 11,29)...
Se fai fatica a imitare il Signore, imita almeno colui che è suo servo, suo diacono. Parlo di Stefano. Egli infatti ha imitato il Signore. Come Cristo fra coloro che lo crocifiggevano, senza tener conto della croce e del suo stato, implorava il Padre in favore dei suoi torturatori (Lc23,34), così il suo servo, circondato da coloro che lo lapidavano, aggredito da ogni parte, colpito dalle pietre che gli scagliavano contro, senza tener conto del dolore che gli procuravano, diceva: «Signore, non imputar loro questo peccato» (At 7,60). Vedi come parlava il Figlio e come prega il servo? Il primo dice: «Padre, perdona loro questa colpa: non sanno quello che fanno» e il secondo dice: «Signore, non imputare loro questa colpa». Del resto, affinché possiamo capire meglio con quale ardore pregava, notiamo che egli non pregava soltanto in piedi, sotto i colpi delle pietre, ma inginocchiatosi parlava con convinzione e compassione...
Cristo dice: «Padre, perdona loro, perché non sanno quello che fanno». Stefano esclama: «Signore, non imputar loro questo peccato». A sua volta Paolo dice: «Offro questo sacrificio a vantaggio dei miei fratelli, miei consanguinei secondo la carne» (cf Rm 9,3). Mosé dice: « Ma ora, se tu perdonassi il loro peccato... E se no, cancellami dal tuo libro che hai scritto!». Davide dice : «La tua mano venga contro di me e contro la casa di mio padre!» (2 Sam 24,17). ... Quale perdono possiamo ottenere se facciamo il contrario di quanto ci è richiesto e preghiamo contro i nemici, mentre il Signore stesso ed i suoi servi dell'Antico e del Nuovo Testamento ci esortano a pregare in favore di essi? |
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Martedì 27 Dicembre
2011
San Giovanni, apostolo ed evangelista, festa
Meditazione del giorno
Origene (circa 185-253), sacerdote e teologo
Commento sul vangelo di Giovanni, I, 21-25
«E il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi; e noi vedemmo la sua gloria, ...
Credo che i quattro vangeli siano elementi essenziali della fede
della Chiesa..., e credo che le primizie dei vangeli siano nel...
vangelo di Giovanni che, per palare di colui del quale altri hanno fatto
la genealogia, comincia da colui che non ne ha alcuna. Infatti Matteo,
scrivendo per gli ebrei che attendevano il discendente di Abramo e di
Davide, dice: «Genealogia di Gesù Cristo figlio di Davide, figlio di
Abramo» (Mt 1,1); e Marco, ben sapendo ciò che scrive, mette: «Inizio
del vangelo» (Mc 1,1). La fine del Vangelo la troviamo in Giovanni: è
«il Verbo che era in principio», la Parola di Dio (Gv 1,1). Ma anche
Luca lascia a colui che ha reclinato il capo sul petto di Gesù (Gv
13,25) i discorsi più profondi e perfetti su Gesù. Nessuno ha mostrato
la sua divinità in modo così assoluto come Giovanni, che gli ha fatto
dire: «Io sono la luce del mondo», « Io sono la via, la verità e la
vita», «Io sono la risurrezione», «Io sono la porta», «Io sono il buon
pastore» (8,12; 14,6; 11,25; 10,9.11) e, nell'Apocalisse, «Io sono
l'Alfa e l'Omega, il Primo e l'Ultimo, il principio e la fine» (22,13).
Bisogna
quindi osare dire che, di tutte le Scritture, i Vangeli sono le
primizie e che, tra i Vangeli, la primizia è quello di Giovanni, di cui
può capire il significato profondo solo chi ha posto il suo capo sul
petto di Gesù ed ha ricevuto da Gesù Maria per madre (Gv 19,27)...
Quando Gesù dice a sua madre: «Ecco tuo figlio» e non: «Ecco, anche
quest'uomo è tuo figlio», è come se le dicesse: «Ecco tuo figlio, che
hai generato». Infatti chi è arrivato alla perfezione «non è più lui che
vive, ma Cristo vive in lui» (Gal 2,20)... Occorre dire quale
intelligenza sia necessaria per interpretare degnamente la parola posta
nei tesori di creta (2Cor 4,7) di un linguaggio quotidiano? In questa
lettera che può essere letta da chiunque, questa parola resa udibile da
una voce che sentono coloro che si pongono in suo ascolto? Poiché, per
interpretare esattamente il Vangelo di Giovanni, bisogna poter dire in
tutta verità: «Ora, noi abbiamo il pensiero di Cristo, per conoscere
tutto ciò che Dio ci ha donato» (1Cor 2,16.12).
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Mercoledì 28 Dicembre
2011
Santi Innocenti, martiri, festa
Meditazione del giorno
San Pietro Crisologo (circa 406-450), vescovo di Ravenna, dottore della Chiesa
Omelia 152 ; PL 52, 604
«In questo giorno, Signore, i santi innocenti hanno annunciato la tua
gloria, non tanto con la parola, ma con la loro morte» (Colletta)
Dove porta l'invidia?... Il delitto compiuto oggi ce lo
dimostra: la paura di un rivale per il regno terrestre riempie Erode di
ansia; egli complotta di sopprimere «il re appena nato» (Mt 2,2), il re
eterno; combatte il Creatore e fa uccidere degli innocenti... Quale
colpa avevano commesso quei bambini? Mute erano le loro lingue, nulla
avevano ancor visto i loro occhi, nulla sentito le loro orecchie, nulla
avevano fatto le loro mani. Hanno ricevuto la morte quando ancora non
conoscevano la vita... Cristo legge l'avvenire e conosce i segreti dei
cuori, giudica i pensieri e scruta le intenzioni (cf Sal 139): perché li
ha abbandonati?... Perché il Re del cielo appena nato non si è curato
dei suoi coetanei, innocenti come lui, perché ha dimenticato le
sentinelle poste accanto alla sua culla, tanto che il nemico che voleva
attentare alla sua vita ha potuto sterminare l'intero esercito?
Fratelli,
Cristo non ha abbandonato i suoi soldati, anzi, li ha sommamente
onorati dandogli di trionfare prima di vivere e di conseguire la
vittoria senza dover combattere... Ha voluto che possedessero il cielo
piuttosto che la terra..., li ha inviati davanti a lui come araldi. Non
li ha abbandonati: ha salvato la sua avanguardia, non l'ha
dimenticata...
Beati coloro che hanno cambiato le fatiche
in riposo, i dolori in sollievo, le sofferenze in gioia. Vivono,
vivono, perché vivono veramente coloro che hanno subito la morte per
Cristo... E beate le lacrime che le madri hanno versato per questi loro
figli: hanno meritato loro la grazia del battesimo... Colui che ha
degnato nascere in una stalla conduca anche noi ai pascoli del cielo!
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Giovedì 29 Dicembre
2011
V giorno fra l'Ottava di Natale
Meditazione del giorno
San Cipriano (circa 200-258), vescovo di Cartagine e martire
Trattato sulla mortalità, 2-3
«Ora lascia... che il tuo servo vada in pace»
«Il regno di Dio è vicino» (Lc 21,31). Fratelli carissimi, il
Regno di Dio è ormai vicino. Con la fine del mondo si annunciano la
ricompensa della vita, la felicità della salvezza eterna, la sicurezza
per sempre e la gioia del paradiso che una volta perdemmo. E già le
realtà del cielo subentrano a quelle umane, le grandi alle piccole, le
eterne alle temporanee. C'è forse da preoccuparsi, da temere il
futuro?...
Sta scritto che «Il giusto vivrà mediante la
fede» (Rm 1,17). Se siete giusti, se vivete mediante la fede, se credete
veramente in Gesù Cristo, perché non vi rallegrate di essere chiamati
verso Cristo..., poiché siete forti della promessa di Dio e destinati a
essere con Cristo? Prendete l'esempio del giusto Simeone: era veramente
giusto e ha osservato con fedeltà i comandamenti di Dio. Un'ispirazione
divina gli aveva preannunziato che non sarebbe morto senza prima aver
veduto Cristo, tanto che, quando Gesù bambino è andato al Tempio con sua
madre, ha compreso, illuminato dallo Spirito Santo, che era nato il
Salvatore, come gli era stato predetto; e vedendolo, ha capito che la
sua morte era imminente.
Tutto contento di questa
prospettiva e sicuro ormai d'essere presto chiamato presso Dio, ha preso
il bambino fra le braccia e ha esclamato benedicendo il Signore: «"Ora
lascia, o Signore, che il tuo servo vada in pace secondo la tua parola,
perché i miei occhi hanno visto la tua salvezza». Provava così e
testimoniava che davvero la pace di Dio appartiene ai suoi servitori,
che essi gioiscono per la dolcezza della pace e della libertà quando,
sottratti ai tormenti del mondo, raggiungono il rifugio e la sicurezza
eterni... Solo allora l'anima trova la vera pace, il riposo completo, la
sicurezza che non finisce mai.
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Venerdì 30 Dicembre
2011
Santa Famiglia di Gesù, Maria e Giuseppe, festa
Meditazione del giorno
Paolo VI, papa dal 1963 al 1978
Omelia a Nazareth del 5/01/64 (trad. italiana)
«Fecero ritorno in Galilea, alla loro città di Nazareth»
Nazareth è la scuola dove cominciamo a comprendere la vita di
Gesù, la scuola del Vangelo. Qui impariamo ad osservare, ascoltare,
meditare, penetrare il significato così profondo e così misterioso di
questa manifestazione del Figlio di Dio, tanto semplice, umile e bella.
Forse anche impariamo, quasi senza accorgercene, ad imitarlo. ... Come
vorremmo ritornare fanciulli e affidarci a questa umile e sublime scuola
di Nazareth; quanto desidereremmo ricominciare, vicino a Maria, ad
apprendere la vera scienza della vita e la superiore sapienza delle
verità divine!...
In primo luogo una lezione di
silenzio. Rinasca in noi la stima del silenzio, questa ammirevole ed
indispensabile condizione dello spirito, in noi storditi da tanti
frastuoni, rumori e clamori nella esagitata e tumultuosa vita del nostro
tempo. Oh! silenzio di Nazareth, insegnaci il raccoglimento,
l'interiorità, la disposizione ad ascoltare le buone ispirazioni e le
esortazioni dei veri maestri; insegnaci quanto importanti e necessari
siano il lavoro di preparazione, lo studio, la meditazione,
l'interiorità della vita, la preghiera, che Dio solo vede nel segreto
(Mt 6,6).
Una lezione di vita famigliare. Nazareth ci
insegni cos'è la famiglia, la sua comunione di amore, la sua bellezza
austera e semplice, il suo carattere sacro ed inviolabile; ci faccia
vedere com'è dolce ed insostituibile l'educazione che vi riceviamo, ci
insegni la sua funzione primaria sul piano sociale.
Una
lezione di lavoro. Nazareth, casa del «Figlio del falegname» (Mt 13,55):
qui soprattutto vorremmo comprendere e celebrare la legge severa e
redentrice della fatica umana; qui ristabilire la coscienza della
nobiltà del lavoro; ricordare qui che il lavoro non può essere fine a se
stesso, ma riceve la propria libertà ed eccellenza, oltre al suo valore
economico, da ciò che lo volge al suo nobile fine. Qui vorremmo
salutare i lavoratori di tutto il mondo e mostrar loro il grande
modello, il loro divino fratello, il profeta di tutte le cause giuste
che li animano, Cristo nostro Signore.
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Sabato 31 Dicembre
2011
VII giorno fra l'Ottava di Natale
Meditazione del giorno
Clemente d'Alessandria, (150-circa 215), teologo
Omelia «Quale ricco potrà salvarsi?», 37
«A quanti però l'hanno accolto, a quelli che credono nel suo nome, ha dato potere di diventare figli di Dio»
Contempla i misteri dell'amore e vedrai il «seno del Padre» che
solo «il Figlio unigenito ci ha fatto conoscere», Lui che è Dio (Gv
1,18). Dio stesso è amore (1Gv 4,8) e per questo amore si è fatto
conoscere da noi. Nel suo essere ineffabile è Padre; nel suo amore
infinito per noi è divenuto Madre. Nell'amore il Padre si manifesta
anche madre.
Ne è prova stupefacente colui che il Padre
ha generato. E il Figlio, frutto dell'amore, è lui stesso amore. Per
questo amore ha voluto scendere sulla terra. Per questo amore ha preso
la nostra umanità. Ancora per questo amore, liberamente, ha sofferto ciò
che è proprio della condizione umana. Così, assumendo la nostra
debolezza, per amore nostro, ci ha ristabiliti nella sua forza. Al
momento di offrirsi in sacrificio e donare la sua stessa vita come
prezzo della redenzione, ci ha lasciato un nuovo testamento: «Vi do il
mio amore» (cf Gv 13,34; 14,27). Qual è questo amore? Che valore ha? Per
ciascuno di noi «Egli ha dato la sua vita» (1Gv 3,16), una vita più
preziosa dell'intero universo.
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Domenica
1° Gennaio 2012
Maria Santissima Madre di Dio, solennità
Meditazione del giorno
Sant'Efrem Siro (circa 306-373), diacono in Siria, dottore della Chiesa
Inno 7 alla Vergine (trad. it.)
«Glorificavano e lodavano Dio per tutto quello che avevano udito e visto»
Venite, sapienti, ammiriamo Maria Vergine, figlia di Davide,
quel fiore di bellezza che ha generato la meraviglia. Ammiriamo la fonte
da cui è scaturita la fontana, la nave carica di gioia che porta fino a
noi il messaggio del Padre. Ella ha accolto e portato nel seno
purissimo quel Dio infinito che governa la creazione, Colui attraverso
il quale regna la pace sulla terra e nei cieli. Venite, ammiriamo la
Vergine purissima, meraviglia delle meraviglie. Unica fra le creature,
ella ha generato senza aver conosciuto uomo. La sua anima era colma di
stupore e ogni giorno glorificava Dio nella gioia per quei doni che
sembrava non potessero coesistere: l'integrità verginale e il figlio
prediletto. Sì, benedetto sia colui che da lei è nato!...
Ella lo porta in grembo e canta le lodi con dolci cantici : «
Figlio mio, il tuo posto è al di sopra di ogni cosa, ma hai per tua
volontà hai trovato posto in me. I cieli sono troppo limitati per la tua
maestà ed io, così piccola, ti porto in grembo! Venga Ezechiele e ti
veda sulle mie ginocchia; si inginocchi e adori; riconosca in te colui
che ha visto sedere sul carro dei cherubini (Ez 1) e mi proclami beata
grazie a colui che porto in grembo !... Isaia, tu che hai annunciato : «
Ecco, la vergine concepirà e partorirà un figlio » (7,14), vieni,
contemplami, rallegrati con me... Ecco, ho partorito conservando il
sigillo della mia verginità. Guarda l'Emmanuele che, allora, restava
nascosto per te...
"Venite a me, sapienti, araldi dello Spirito, profeti che avete
avuto nelle vostre visioni la rivelazione di realtà nascoste,
coltivatori che, dopo aver seminato, vi siete addormentati nella
speranza. Alzatevi ed esultate di gioia, guardate quanto grande è il
raccolto. Ecco tra le mie braccia la spiga della vita che dona il pane
agli affamati e sazia i miseri. Rallegratevi con me: ho ricevuto la
pienezza della gioia!»
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Lunedì 2
Gennaio 2012
2 gennaio prima dell'Epifania
Meditazione del giorno
Beato Guerrico d'Igny (circa 1080-1157), abate cistercense
Discorsi per l'Avvento, 5 ; SC 166, 151
« Preparate la via del Signore »
« Preparate la via del Signore ». Fratelli, anche se siete molto
avanzati in questa via, vi resta sempre da prepararla, affinché, dal
punto al quale siete giunti, andiate sempre avanti, sempre tesi verso
ciò che è al di là. Così, ad ogni passo che fate, essendo preparata la
strada per la sua venuta, il Signore vi verrà incontro, sempre nuovo,
sempre più grande. A ragione dunque il giusto prega dicendo : «
Indicami, Signore la via dei tuoi decreti e la seguirò sino alla fine »
(Sal 118,33). Essa viene chiamata « via della vita » (Sl 138,24)...
perché la bontà di colui verso il quale avanziamo non ha limite.
Per questo il viaggiatore saggio e deciso, pur giunto alla meta,
penserà di cominciare ; « dimentico del passato » (Fil 3,13) e dirà
dentro di sè ogni giorno : « Ora comincio » (Sal 76,11 Volg)... Noi che
diciamo di avanzare in questa via, piacesse al cielo che ci fossimo
almeno messi in cammino ! Secondo me, chiunque si è messo in cammino è
già sulla strada giusta. Occorre tuttavia veramente cominciare, trovare «
il cammino per una città dove abitare » (Sal 106,21). Infatti « quanto
pochi sono quelli che la trovano » dice la Verità (Mt 7,14). Molti
invece sono quelli che « vagano nel deserto, nella steppa » (Sal
106,4)...
E tu Signore ci hai preparato una via, purché acconsentiamo ad
incamminarci in essa... Mediante la tua Legge, ci hai insegnato la via
dei tuoi precetti dicendo : « Questa è la strada, percorretela, caso mai
andiate a destra o a sinistra » (Is 30,21). è la via promessa dal
profeta : « Ci sarà una strada appianata... e gli stolti non vi si
aggireranno » (Is 35,8)... Non ho mai visto uno stolto vagare seguendo
la tua strada, Signore... ; Guai a voi, però, che vi credete sapienti
(Is 5,21), la vostra sapienza vi ha allontanati dalla via della salvezza
e vi ha impedito di seguire la stoltezza del Signore... Stoltezza
desiderabile, che nel giorno del giudizio di Dio verrà chiamata
sapienza, e non ci lascia vagare fuori dalla sua via.
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3 gennaio prima dell'EpifaniaMeditazione del giornoSan Girolamo (347-420), sacerdote, traduttore della Bibbia, dottore della Chiesa Su Isaia, cap. 11
«E' colui che battezza in Spirito Santo»
«Un germoglio spunterà dal tronco di Iesse (padre di Davide), un virgulto germoglierà dalle sue radici. Su di lui si poserà lo spirito del Signore» (Is 11,1-2). Questa profezia riguarda Cristo... Il germoglio ed il fiore che spunteranno dalla stirpe di Iesse, gli ebrei li interpretano in riferimento al Signore: per essi il germoglio è simbolo dello scettro reale; il fiore, quello della sua bellezza. Noi cristiani vediamo nel germoglio nato dalla stirpe di Iesse Maria Vergine santissima, alla quale nessuno si è unito per renderla madre. E' lei che viene indicata, poco prima, dallo stesso profeta: «Ecco: la vergine concepirà e partorirà un figlio» (7,14). E nel fiore riconosciamo il Signore nostro Salvatore che dice nel Cantico dei cantici: «Io sono un narciso di Saron, un giglio delle valli» (Can 2,1)...
Su questo fiore che spunta dal ceppo e dalla stirpe di Iesse attraverso Maria Vergine, va a posarsi lo spirito del Signore, poiché «A Dio è piaciuto far abitare in Cristo corporalmente tutta la pienezza della divinità» (Col 2,9). Non parzialmente, come in altri santi, ma ... secondo quanto leggiamo nel vangelo di Matteo: «Ecco il mio servo che io ho scelto; il mio prediletto, nel quale mi sono compiaciuto. Porrò il mio spirito sopra di lui e annunzierà la giustizia alle genti» (Mt 12,18; Is 42,1). Noi colleghiamo questa profezia al Salvatore su cui lo spirito del Signore si è posato, cioè ha stabilito in lui la sua dimora per sempre... Come testimonia Giovanni Battista, lo spirito scende per restare per sempre in lui: «Ho visto lo Spirito scendere come una colomba dal cielo e posarsi su di lui. Io non lo conoscevo, ma chi mi ha inviato a battezzare con acqua mi aveva detto: L'uomo sul quale vedrai scendere e rimanere lo Spirito è colui che battezza in Spirito Santo».... Questo Spirito è chiamato «Spirito di sapienza e di intelligenza, Spirito di consiglio e di fortezza, Spirito di conoscenza e di timore del Signore» (Is 11,2)... E' l'unica e medesima fonte di tutti i doni. |
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4 gennaio prima dell'EpifaniaMeditazione del giornoSan Giovanni Crisostomo (c. 345-407), sacerdote ad Antiochia poi vescovo di Costantinopoli, dottore della Chiesa Omelie sul vangelo di Giovanni, n° 19
« Abbiamo trovato il Messia »
Andrea, dopo essere stato con Gesù e aver imparato molto da lui, non ha tenuto per sé quel tesoro : si affretta e corre da suo fratello per farlo partecipe dei doni ricevuti... Guarda come, fin dall'inizio, Pietro ha uno spirito docile e obbediente..., infatti egli venne senza indugio : « Andrea lo condusse a Gesù », dice l'evangelista. Nessuno lo accusi di superficialità, come se avesse accolto cecamente l'invito di suo fratello. Probabilmente quest'ultimo gli aveva parlato a lungo e con molti particolari. Ma gli evangelisti omettono molte cose per essere concisi. Del resto, non si dice che Pietro abbia creduto immediatamente, ma che suo fratello « lo condusse a Gesù » per affidarglielo, così che Pietro fosse istruito completamente da lui.
Quando Giovanni Battista ha detto: «Ecco l'Agnello» e «E' colui che battezza nello Spirito Santo», ha affidato a Cristo il compito di insegnare di persona, in modo più esplicito, la sua dottrina. A maggior ragione Andrea si è comportato in modo analogo, poiché non si credeva capace di spiegare tutto. Ha condotto suo fratello alla fonte stessa della luce e con tale premura e gioia che Pietro non ha esitato un momento ad andarvi.
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5 gennaio prima dell'EpifaniaMeditazione del giornoSan Nerses Snorhali - (1102-1173), patriarca armeno Gesù unico Figlio del Padre, 85-95 ; SC 203
«Vedrete il cielo aperto e gli angeli di Dio salire e scendere sul Figlio dell'uomo»
Giacobbe, il figlio minore di Isacco e Rebecca, l'hai chiamato prediletto, Signore; hai cambiato il suo nome in quello di Israele (Gen 32,29). Gli hai rivelato il futuro, mostrandogli la scala che dalla terra giungeva al cielo: in cima c'era Dio, con gli occhi sul mondo, e sulla scala salivano e scendevano gli angeli... Era il simbolo del grande mistero, come hanno detto coloro che lo Spirito aveva illuminato...
Anch'io, quanto al bene, sono il figlio minore. Quanto al male, sono sicuramente un uomo maturo, come il primogenito Esaù...: ho venduto il mio tesoro per saziare la mia cupidigia (Gen 25,33) ed ho cancellato il mio nome dal libro della Vita dove sono scritti nei cieli i primi dei giusti (Sal 69,29).
Ti supplico, Luce nell'alto dei cieli, Principe dei cori di fuoco. Siano anche per me aperte le porte del cielo, come lo furono un tempo per Israele. Di grazia, fa' salire la mia anima perduta sulla scala di luce, segno misterioso dato agli uomini sul loro ritorno dalla terra al cielo. A causa dell'astuzia del maligno, ho perso l'unzione profumata del tuo Spirito; degnati ancora di ungere il mio capo con la tua destra che protegge. Non posso combattere con te, o potente, corpo a corpo come Giacobbe (Gen 32,25), poiché io sono soltanto debolezza. |
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Epifania del Signore, solennità - Anno BMeditazione del giornoBeato Guerrico d'Igny (circa 1080-1157), abate cistercense 3° Discorso per l'Epifania ; SC 166(trad.it.)
«Oggi, Signore, hai rivelato alle nazioni il tuo unico Figlio» (Colletta)
"Alzati, rivestiti di luce, Gerusalemme, perché viene la tua luce !" (Is 60,1) Sii benedetta, Luce "che viene nel nome del Signore" ! "Dio, il Signore è nostra luce" (Sal 118,26-27). Grazie alla sua benevolenza, risplende per noi questo giorno santo in cui la Chiesa è tutta inondata di luce. Perciò ti rendiamo grazie, "luce vera, che illumina ogni uomo" (Gv 1,9), che proprio per questo sei venuta nel mondo prendendo una forma umana. Risplende Gerusalemme, nostra madre (Gal 4,26), madre di tutti coloro che hanno meritato di essere illuminati; illumina ora tutti coloro che sono nel mondo. Ti rendiamo grazie, Luce vera: ti sei fatta lampada per illuminare Gerusalemme e perché il Verbo, la Parola di Dio, diventi «lampada per i miei passi» (Sal 119,105)... E non è stata solo illuminata, è stata «posta su un lucernario», tutto d'oro massiccio (Mt 5,15; Es 25,31). Ecco, essa è diventata «la città collocata sopra un monte» (Mt 5,14)... perché il suo Vangelo risplenda fin dove si estendono i regni di questo mondo...
Dio che sei luce per tutte le nazioni, per te abbiamo cantato : "Il Signore sta per venire, egli darà la luce agli occhi dei suoi servi". Ora sei venuta, mia Luce: "Conserva la luce ai miei occhi, perché non mi sorprenda il sonno della morte" (Sal 13,4)... Sei venuta, Luce dei credenti, e oggi ci hai dato la gioia di essere illuminati dalla fede, nostra lampada. Donaci anche sempre la gioia di veder rischiararsi quanto in noi è ancora tenebra...
Ecco la strada da prendere, anima fedele, per giungere alla patria dove "la tua tenebra sarà come il meriggio" (Is 58,10) e "la notte è chiara come il giorno" (Sal 139,12). Allora "a quella vista sarai raggiante, palpiterà e si dilaterà il tuo cuore" quando tutta la terra sarà invasa dalla maestà della luce infinita e "la sua gloria apparirà su di te" (Is 60,5.2)... "Venite, camminiamo nella luce del Signore!" (Is 2,5) Allora "come figli della luce" cammineremo "di gloria in gloria, secondo l'azione dello Spirito del Signore" (2Cor 3,18). |
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Sabato dopo l'EpifaniaMeditazione del giornoSan Leone Magno ( ?-circa 461), papa e dottore della Chiesa 3° Discorso per l'Epifania, 5 (trad it Copyright © 2011 Monastero Virtuale)
«Il popolo immerso nelle tenebre ha visto una grande luce»
Dilettissimi, ammaestrati da questi misteri della divina grazia, celebriamo con gioia spirituale il giorno delle nostre primizie e l'inizio della vocazione delle genti. Rendiamo grazie al misericordioso Dio, come dice l'Apostolo «ringraziando con gioia il Padre che ci ha messi in grado di partecipare alla sorte dei santi nella luce. È lui infatti che ci ha liberati dal potere delle tenebre e ci ha trasferiti nel regno del suo Figlio diletto» (Col 1,12-13). E già Isaia aveva profetato: «Il popolo che camminava nelle tenebre vide una grande luce; su coloro che abitavano in terra tenebrosa una luce rifulse» (Is 9,1)....
Abramo ha visto questo giorno e ne ha goduto; e quando ha conosciuto che i figli della sua fede sarebbero stati benedetti nella sua discendenza, che è Cristo, e quando ha visto che nella fede sarebbe stato padre di tutte le genti, "diede gloria a Dio, sapendo benissimo che qualunque cosa Dio prometta, ha pure il potere di portarla a compimento" (Gv 8,56; Gal 3,16; Rom 4,18-21). Davide inneggiava nei salmi a questo giorno, dicendo: «Tutti i popoli che hai creato verranno e si prostreranno davanti a te, o Signore, per dare gloria al tuo nome» (Sal 86,9); e ancora: «Il Signore ha manifestato la sua salvezza, agli occhi dei popoli ha rivelato la sua giustizia» (Sal 98,2).
Or noi sappiamo che questo è avvenuto da quando la stella condusse i Magi, sospingendoli da lontane regioni, a conoscere e adorare il Re del cielo e della terra. E certamente anche noi con questo caratteristico servizio della stella, siamo esortati a prestare adorazione, affinché pure noi obbediamo a questa grazia che tutti invita a Cristo. Chiunque nella Chiesa vive con pietà e castità, chiunque gusta le cose celesti e non le terrene (Col 3,2), è come una luce celeste: mentre egli conserva il candore di santa vita, quasi stella, mostra a molti la via che porta al Signore. Dilettissimi, dovete tutti darvi reciproco aiuto..., affinché possiate risplendere, come figli della luce, nel regno di Dio (Mt 13,13; Ef 5,8). |
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