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| De: Enzo Claudio (Missatge original) |
Enviat: 30/11/2009 17:03 |
Un brano di Raoul Follereau definito l'Apostolo dei lebbrosi:
Che strano traffico con il buon Dio! Signore, dammi questo! Signore, concedimi questo! Signore, guariscimi!
Come se Dio non conoscesse, molto più di noi, quello che ci abbisogna.
Un piccino suggerisce forse alla mamma: "Preparami quella pappa" ?
Un malato al suo dottore: "Mi prescriva quella medicina" ?
Chi può assicurarci se quel che ci manca non sia peggiore di quel che abbiamo ?
Allora, tentiamo soltanto questa preghiera:
"Signore, non cessare di amarci, mai"
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Venerdì 3
Agosto 2012
Venerdì della XVII settimana delle ferie del Tempo Ordinario
Meditazione del giorno
San Bernardo (1091-1153), monaco cistercense e dottore della Chiesa
Seconda omelia sulle parole del Vangelo “L'angelo Gabriele fu inviato”, §16
“Non è egli forse il figlio del carpentiere?”
Fratelli, ricordatevi del patriarca Giuseppe..., da cui
Giuseppe, lo sposo di Maria, non ha solo ereditato il nome, ma la
purezza, l'innocenza e le grazie... Il primo ricevette dal cielo
l'intelligenza dei sogni (Gen 40; 41); il secondo ebbe non solo la
conoscenza dei segreti del cielo ma l'onore di esserne partecipe. Il
primo ha provveduto alla sussistenza di un intero popolo fornendogli
grano in abbondanza (Gen 41,55); il secondo è stato designato custode
del pane vivo che deve dare la vita al mondo intero come a lui stesso
(Gv 6,51). Non c'è dubbio che Giuseppe, che è stato fidanzato alla madre
del Salvatore, sia stato un uomo buono e fedele, o piuttosto il “servo
sicuro e avveduto” (Mt 25,21) che il Signore ha stabilito sulla sua
famiglia per essere la consolazione di sua madre, il padre tutore della
sua umanità, il collaboratore fedele del suo disegno sul mondo.
Ed
era della casa di Davide..., discendente da stirpe regale, nobile di
nascita, ma più nobile ancora di cuore. Sì, era veramente figlio di
Davide, non solo per il sangue, ma per la fede, la santità, il fervore
al servizio di Dio. In Giuseppe, il Signore ha trovato veramente, come
in Davide, “un uomo secondo il suo cuore” (1Sam 13,14), a cui ha potuto
affidare in tutta sicurezza il più grande segreto del suo cuore. Gli ha
rivelato “le intenzioni più nascoste della Sapienza” (cf Sal 51,8), gli
ha fatto conoscere una meraviglia che nessuno dei principi di questo
mondo ha conosciuta; gli ha accordato infine di vedere “ciò che molti
profeti e re hanno desiderato vedere, ma non lo videro” e di udire colui
che molti hanno desiderato “udire, ma non l'udirono” (Lc 10,24). E non
solo vederlo e udirlo, ma portarlo fra le braccia, condurlo per mano,
stringerlo al cuore, abbracciarlo, nutrirlo e custodirlo.
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Sabato 4
Agosto 2012
Sabato della XVII settimana delle ferie del Tempo Ordinario
Meditazione del giorno
Catechismo della Chiesa Cattolica - © Libreria Editrice Vaticana
§ 2471-2474
Il martirio di Giovanni Battista, testimonianza alla verità
Davanti a Pilato, Cristo proclama di essere « venuto nel mondo
per rendere testimonianza alla verità » (Gv 18, 37). Il cristiano non
deve vergognarsi « della testimonianza da rendere al Signore » (2 Tm 1,
8). Nelle situazioni in cui si richiede che si testimoni la fede, il
cristiano ha il dovere di professarla senza equivoci, come ha fatto san
Paolo davanti ai suoi giudici. Il credente deve « conservare una
coscienza irreprensibile davanti a Dio e davanti agli uomini » (At 24,
16).
Il dovere dei cristiani di prendere parte alla vita della Chiesa
li spinge ad agire come testimoni del Vangelo e degli obblighi che ne
derivano. Tale testimonianza è trasmissione della fede in parole e
opere. La testimonianza è un atto di giustizia che comprova o fa
conoscere la verità. Tutti i cristiani, dovunque vivono, sono tenuti a
manifestare con l'esempio della vita e con la testimonianza della parola
l'uomo nuovo, che hanno rivestito col Battesimo, e la forza dello
Spirito Santo, dal quale sono stati rinvigoriti con la Confermazione
(Vaticano II).
Il martirio è la suprema testimonianza resa alla verità della
fede ; il martire è un testimone che arriva fino alla morte. Egli rende
testimonianza a Cristo, morto e risorto, al quale è unito dalla carità.
Rende testimonianza alla verità della fede e della dottrina cristiana.
Affronta la morte con un atto di fortezza ...
Con la più grande cura la Chiesa ha raccolto i ricordi di coloro
che, per testimoniare la fede, sono giunti sino alla fine. Si tratta
degli Atti dei Martiri. Costituiscono gli archivi della Verità scritti a
lettere di sangue :... « Ti benedico per avermi giudicato degno di
questo giorno e di quest'ora, degno di essere annoverato tra i tuoi
martiri... Tu hai mantenuto la tua promessa, o Dio della fedeltà e della
verità. Per questa grazia e per tutte le cose, ti lodo, ti benedico, ti
rendo gloria per mezzo di Gesù Cristo, sacerdote eterno e onnipotente,
Figlio tuo diletto. Per lui, che vive e regna con te e con lo Spirito,
sia gloria a te, ora e nei secoli dei secoli. Amen » (San Policarpo).
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Domenica
5 Agosto 2012
XVIII Domenica del Tempo Ordinario - Anno B
Meditazione del giorno
Beata Teresa di Calcutta (1910-1997), fondatrice delle Suore Missionarie della Carità
The Word To Be Spoken, cap. 6
“Io sono il pane della vita; chi viene a me non avrà più fame”
Nelle Scritture, si parla della tenerezza di Dio per il mondo, e
leggiamo che “Dio ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio” Gesù
(Gv 3,16) perché sia come noi, e ci porti la buona novella che Dio è
amore, Dio vi ama e mi ama. Dio vuole che ci amiamo gli uni gli altri
come egli ama ognuno di noi. (cf Gv 13, 34).
Noi tutti
sappiamo, guardando la croce, fino a qual punto Gesù ci ha amati. Quando
guardiamo l'eucaristia sappiamo quanto ci ama ora. Ecco perché si è
fatto lui stesso “pane di vita”, per soddisfare la nostra fame col suo
amore, e poi, come se non gli bastasse, si è fatto lui stesso
l'affamato, l'indigente, il senza-casa, affinché voi ed io potessimo
soddisfare la sua fame col nostro amore umano. Poiché è per questo che
siamo stati creati, per amare ed essere amati.
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Lunedì 6 Agosto
2012
Trasfigurazione del Signore, festa
Meditazione del giorno
Pietro il Venerabile (1092-1156), abate di Cluny
Omelia 1 per la Trasfigurazione : PL 189, 959-960.
« Il suo volto brillò come il sole » (Mt 17,2)
Perché stupirsi del fatto che il volto di Gesù sia divenuto come
il sole, giacché era lui stesso il sole ? Era il sole, eppure restava
dissimulato sotto la nube. Ora, la nube si apre, e lui risplende per un
istante. Che cos'è questa nube che si apre ? Non è la carne, bensì la
debolezza della carne che scompare un momento.
è la nube della quale parla il profeta : « Ecco, il Signore
cavalca una nube leggera » (Is 19, 1) ; nube della carne che copre la
divinità, leggera perché non porta nessun peccato ; nube che dissimula
lo splendore divino, leggera perché assunta nello splendore eterno ;
nube della quale è detto nel Cantico dei Cantici: « Alla sua ombra, cui
anelavo, mi siedo » (Ct 2, 3), leggera perché è la carne dell'Agnello
che toglie i peccati del mondo, cosicché il mondo, alleggerito del peso
di tutti i suoi peccati, è elevato in alto nei cieli.
Il sole, velato di questa carne non è quello che sorge per i
malvagi e per i buoni, bensì « il sole di giustizia » (Ml 3, 20) che
sorge soltanto per coloro che temono Dio. Rivestito con questa nube di
carne, oggi la luce che illumina ogni uomo risplende. Oggi glorifica
questa stessa carne, la presenta deificata agli apostoli affinché gli
apostoli la rivelino al mondo.
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Martedì 7 Agosto
2012
Martedì della XVIII settimana delle ferie del Tempo Ordinario
Meditazione del giorno
Beata Elisabetta della Trinità (1880-1906), carmelitana
Ultimo ritiro, 20-21
“Quelli che erano sulla barca gli si prostrarono davanti”
“Si prostravano davanti a Colui che siede sul trono e adoravano
Colui che vive nei secoli dei secoli e gettavano le loro corone davanti
al trono, dicendo: 'Tu sei degno, o Signore e Dio nostro, di ricevere la
gloria, l'onore e la potenza'” (Ap 4,10s). Come imitare nel cielo della
mia anima questa presenza di beati nel cielo della gloria? Come
raggiungere questa lode, questa adorazione senza fine? San Paolo mi dà
una luce a questo proposito quando desidera per i suoi che “il Padre li
rafforzi col suo Spirito, in modo che il Cristo abiti per la fede nei
loro cuori e siano radicati e fondati nella carità” (Ef 3,16s). Essere
radicato e fondato nell'amore: questa, mi sembra, la condizione per
riempire degnamente il proprio compito di “lode di gloria” (Ef
1,6.12.14). L'anima che penetra e dimora nelle profondità di Dio..., che
di conseguenza fa tutto “in lui, con lui, per mezzo di lui e
per lui”..., quest'anima si radica più profondamente in Colui che ama,
con ogni movimento, aspirazione, come con ogni atto, per quanto
ordinario sia. In lei tutto rende omaggio a Dio tre volte santo: ella è
per così dire un “Sanctus” perpetuo, una lode di gloria incessante!
“Si
prostrano, adorano, gettano le loro corone”. Dapprima l'anima deve
prostrarsi, tuffarsi nell'abisso del suo nulla, immergervisi così
profondamente da ... trovare la pace vera, immutabile e perfetta che
nulla può turbare, poiché ella è precipitata così in basso che nessuno
andrà a cercarla laggiù. Allora ella potrà adorare.
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Mercoledì 8 Agosto
2012
Mercoledì della XVIII settimana delle ferie del Tempo Ordinario
Meditazione del giorno
Sant'Ilario di Poitiers (circa 315-367), vescovo, dottore della Chiesa
Commento al Vangelo di Matteo, 15 ; SC 258
“Mia figlia è crudelmente tormentata da un demonio”
La cananea pagana non ha più bisogno di guarigione per sé,
poiché riconosce Cristo come Signore e Figlio di Davide, ma domanda
aiuto per sua figlia, cioè per la gente pagana prigioniera del possesso
degli spiriti immondi. Il Signore tace, custodendo col suo silenzio il
privilegio della salvezza a Israele... Portando in sé il mistero della
volontà del Padre, risponde che è stato inviato per le pecore perdute
d'Israele, affinché sia ben chiaro che la figlia della cananea è il
simbolo della Chiesa... Non è che la salvezza non sia data ai pagani, ma
il Signore era venuto “per i suoi e fra la sua gente” (Gv 1,11), e
aspettava le primizie della fede dal popolo da cui veniva, gli altri
sarebbero stati salvati in seguito dalla predicazione degli apostoli...
E
affinché comprendiamo che il silenzio del Signore viene dal considerare
il tempo e non da un ostacolo posto dalla sua volontà, egli aggiunge:
“Donna, grande è la tua fede!” Voleva dire che questa donna, già certa
della sua salvezza, aveva fede – e ciò vale ancor di più –
nell'unificazione dei pagani, in un tempo prossimo in cui, per la loro
fede, essi sarebbero stati liberati come la giovane figlia da ogni forma
di possesso di spiriti immondi. Ed arriva la conferma: infatti, dopo la
prefigurazione del popolo dei pagani nella figlia della cananea, uomini
affetti da diversi tipi di malattie vengono portati al Signore dalla
gente sulla montagna (Mt 15,30). Sono uomini non credenti, cioè malati,
che sono portati da dei credenti all'adorazione e alla prostrazione ed
ai quali la salvezza è donata in vista di possedere, studiare, lodare e
seguire Dio.
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Giovedì 9 Agosto
2012
Santa Teresa Benedetta della Croce (Edith Stein) Martire, Compatrona dell'Europa, festa
Meditazione del giorno
Santa Teresa Benedetta della Croce [Edith Stein] (1891-1942), carmelitana, martire, compatrona d'Europa
La Preghiera della Chiesa, 61s
Sommo Sacerdote della nuova Alleanza
Ogni anima umana è un Tempio di Dio : questo ci apre una
prospettiva ampia e nuova. La vita di preghiera di Gesù è una chiave per
capire la preghiera della Chiesa. Cristo ha partecipato al servizio
divino del suo popolo, adempiuto [nel Tempio] pubblicamente, e secondo
le prescrizioni della Legge... Ha stabilito la relazione più stretta fra
questa liturgia e l'offerta della sua persona, donandole così il suo
senso pieno e vero, quello cioè di un omaggio di azione di grazie della
creazione verso il Creatore. In questo ha portato la liturgia
dell'antica Alleanza a compiersi nella liturgia della nuova Alleanza.
Gesù non ha soltanto partecipato al servizio divino pubblico
prescritto dalla Legge. Più numerose ancora sono i riferimenti fatti dai
vangeli alla sua preghiera solitaria, nel silenzio della notte, sulle
cime selvatiche dei monti, nei luoghi deserti (Mt 14,23 ; Mc 1,35 ;
ecc). Quaranta giorni e quaranta notti di preghiera hanno preceduto la
vita pubblica di Gesù (Mc 4,15). Egli si è ritirato nella solitudine
della montagna per pregare prima di scegliere i suoi dodici apostoli (Lc
6,12) e di mandarli in missione. Nell'ora del Monte degli Ulivi, si è
preparato per andare fino al Gòlgota. Il grido che rivolge a suo Padre
nell'ora più faticosa della sua vita ci è svelato in poche brevi parole.
Queste parole... sono come un fulmine che rischiara per noi in un
istante la vita più intima dell'anima di Gesù, il mistero insondabile
del suo essere uomo-Dio e del suo dialogo col Padre.
Questo dialogo certamente è durato per tutta la sua vita senza
mai interrompersi. Cristo pregava interiormente non solo quando si
ritirava in disparte, a distanza dalla folla, ma anche quando dimorava
fra gli uomini.
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Venerdì 10 Agosto
2012
San Lorenzo, Diacono e Martire, festa
Meditazione del giorno
Sant'Agostino (354-430), vescovo d'Ippona (Nord Africa) e dottore della Chiesa
Discorso 304; PL 38, 1385 (Nuova Biblioteca Agostiniana)
“Chi ama la sua vita la perde e chi odia la sua vita in questo mondo la conserverà per la vita eterna”
Nella Chiesa di Roma, il beato Lorenzo esercitava l'ufficio di
Diacono. Ivi fu ministro del sacro sangue di Cristo: ivi, per il nome di
Cristo, versò il proprio.... Il santo apostolo Giovanni espose
chiaramente il mistero di questa cena dicendo: “Come Cristo ha dato la
vita per noi, così, anche noi, dobbiamo dare la vita per i fratelli”
(1Gv 3,16). Fratelli, san Lorenzo lo comprese, lo comprese e mise in
pratica; e proprio quanto prese a quella mensa, quello stesso preparò.
Amò Cristo nella sua vita, lo imitò nella sua morte.
Perciò,
fratelli, se il nostro amore è sincero, imitiamolo anche noi. Non
potremmo infatti rendere miglior frutto di amore di quello che è
l'imitazione dell'esempio: “Cristo in realtà patì per noi lasciandoci un
esempio perché ne seguiamo le orme” (1Pt 2,21) ... Quel giardino del
Signore possiede ogni sorta di fiori, non solo le rose dei martiri, ma
pure i gigli delle vergini e le edere dei coniugi e le viole delle
vedove. In una parola, dilettissimi, in nessuno stato di vita gli uomini
dubitino della propria chiamata: Cristo è morto per tutti.... Vediamo
perciò di comprendere in che modo, oltre all'effusione del sangue, oltre
la prova della passione, il cristiano debba imitare Cristo.
Parlando
di Cristo Signore, dice l'Apostolo Paolo: “Il quale, pur essendo di
natura divina, non considerò un tesoro geloso la sua uguaglianza con
Dio”. Suprema grandezza! “Ma spogliò se stesso assumendo la condizione
di servo e divenendo simile agli uomini, e apparso in forma umana” (Fil
2,6s). Estremo abbassamento! Cristo volle umiliarsi: è a tua
disposizione, o cristiano, quel che devi far tuo. “Cristo si fece
obbediente” (v.8). Tu come puoi essere superbo? ... Quindi, superato
tale stato di umiliazione, annientata la morte, Cristo ascese al cielo:
seguiamolo.
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Sabato 11 Agosto
2012
Sabato della XVIII settimana delle ferie del Tempo Ordinario
Meditazione del giorno
San Cirillo di Gerusalemme (313-350), vescovo di Gerusalemme, dottore della Chiesa
Catechesi battesimale 5, 10-11: PG 33,518
"Aumenta la nostra fede!"
La parola “fede” è un unico vocabolo, ma ha un doppio
significato. C'è infatti un aspetto della fede che si rapporta ai dogmi;
si tratta di assentire ad una data verità. Questo aspetto della fede è
utile all'anima, secondo la parola del Signore: “Chi ascolta la mia
parola e crede a colui che mi ha mandato, ha la vita eterna” (Gv
5,24)...
Ma c'è un secondo aspetto della fede: è la fede
che ci è data da Cristo come un carisma, gratuitamente, come un dono
spirituale. “A uno viene concesso dallo Spirito il linguaggio della
sapienza; a un altro invece, per mezzo dello stesso Spirito, il
linguaggio di scienza; a uno la fede per mezzo dello stesso Spirito; a
un altro il dono di far guarigioni” (1Cor 12,8-9). Questa fede che ci è
data come una grazia dallo Spirito Santo non è solo la fede dogmatica,
ma ha la potenza di attuare ciò che supera le forze umane. Chi possiede
questa fede “dirà a questa montagna: 'Spostati da qui a là', ed essa si
sposterà”. Poiché quando qualcuno pronuncia questa parola con fede,
“credendo che avverrà, e senza dubitare” (Mc 11,23) allora riceve la
grazia della sua attuazione. E' di questa fede che si dice: “Se aveste
fede quanto un granello di senape”. Infatti, il granello di senape è
molto piccolo ma possiede un'energia di fuoco; seme minuscolo, si
sviluppa al punto di dispiegare lunghe fronde dove si annidano pur gli
uccelli (Mt 13,32). Così la fede compie in un'anima le più grandi
imprese in un batter d'occhio.
Quando è illuminata dalla
fede, l'anima immagina Dio e lo contempla per quanto le è possibile.
Abbraccia i limiti dell'universo e, prima della fine del tempo, vede
già il giudizio ed il compimento delle promesse. Tu dunque, fa' in modo
di possedere questa fede che dipende da Dio e ti porta verso di lui;
allora riceverai da lui la fede che agisce al di là delle forze umane.
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Domenica
12 Agosto 2012
XIX Domenica del Tempo Ordinario - Anno B
Meditazione del giorno
Santa Faustina Kowalska (1905-1938), religiosa
Diario, 1393
“Se uno mangia di questo pane vivrà in eterno”
Gesù, delizia della mia anima, pane degli angeli (Sal 78,25), tutto il mio essere si immerge in te; e vivo della tua vita divina, come gli eletti in cielo, e la verità di questa Vita non cesserà, nemmeno nel sepolcro.
Gesù-Eucaristia, Dio immortale, che dimori continuamente nel mio cuore, quando ti possiedo così, la morte stessa non può nuocermi. Anzi l'amore mi dice che, alla fine della vita, ti vedrò.
Imbevuta della tua vita divina, guardo tranquilla il cielo aperto per me, e la morte se ne andrà, delusa, a mani vuote, poiché la tua vita divina è contenuta nella mia anima.
Ed anche se, per la tua santa volontà, Signore, la morte deve colpire il mio corpo, desidero questa separazione il più presto possibile, poiché così entrerò nella vita eterna.
Gesù-Eucaristia, vita della mia anima, per la tua Passione... mi hai innalzata fino ai cieli eterni.
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Lunedì 13 Agosto
2012
Lunedì della XIX settimana delle ferie del Tempo Ordinario
Meditazione del giorno
Sant'Ambrogio (circa 340-397), vescovo di Milano e dottore della Chiesa
Commento al Salmo 48, 14-15 ; CSEL 64, 368-370
« I figli sono liberi »
Poiché Cristo riconciliò il mondo con Dio, non aveva certo
bisogno di una riconciliazione per se stesso. Per quale suo peccato
avrebbe dovuto placare Dio, lui che non ne aveva commesso nessuno ?
Perciò, quando i giudei esigono da lui la tassa per il tempio, richiesta
dalla Legge, Gesù dice a Pietro : « Simone, i re di questa terra da chi
riscuotono le tasse e i tributi ? Dai propri figli o dagli altri ? »
Pietro rispose : « Dagli estranei ». Gesù riprese : « Quindi i figli
sono esenti. Ma perché non si scandalizzino, va' al mare, getta l'amo e
il primo pesce che viene prendilo, aprigli la bocca e vi troverai una
moneta d'argento. Prendila e consegnala a loro per me e per te ».
Cristo ci mostra così che non aveva niente da espiare per
peccati personali. Infatti, essendo Figlio di Dio, era libero da ogni
colpa. Il figlio era libero, e lo schiavo in stato di peccato. Poiché è
libero di tutto, Gesù, il cui sangue poteva pagare largamente la
redenzione dei peccati del mondo intero, non paga niente per il riscatto
della propria anima. è in grado di liberare gli altri, lui che è senza
nessun debito per se stesso.
Dirò anche di più. Non è solo Cristo a non dover pagare niente
per la redenzione o l'espiazione di peccati personali. Se consideri ogni
uomo credente, puoi dire che nessuno deve pagare per la propria
espiazione. Perché Cristo ha espiato per la redenzione di tutti.
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Martedì 14 Agosto
2012
Martedì della XIX settimana delle ferie del Tempo Ordinario
Meditazione del giorno
San Clemente d'Alessandria (150-circa 215), teologo
Il Pedagogo, I, 53-56 ; SC 70
“Il Padre vostro celeste non vuole che si perda neanche uno solo di questi piccoli”
La Scrittura ci chiama tutti “bambini”; quando ci mettiamo a
seguire Cristo, riceviamo il nome di “piccoli” (Mt 18,3; 19,13; Gv
21,5)... Chi è dunque il nostro educatore, pedagogo, per noi, i piccoli?
Si chiama Gesù. Si dà lui stesso il nome di pastore; si definisce “il
buon pastore” (Gv 10,11). Stabilisce un paragone tra i pastori che
guidano le pecore e lui stesso, il maestro che dirige i bambini, il
pastore pieno di sollecitudine per i piccoli che, nella loro semplicità,
sono paragonati a delle pecore. “E diventeranno – egli dice - un solo
gregge e un solo pastore” (Gv 10,16). Il nostro maestro è dunque
naturalmente il Verbo, la Parola di Dio, poiché ci conduce verso la
salvezza. E' ciò che ha detto chiaramente per bocca del profeta Osea:
“Sono il vostro educatore” (5,2 LXX).
Quanto alla sua
pedagogia, è la religione: essa ci insegna il servizio di Dio, ci forma
alla conoscenza della verità, ci conduce dritto in cielo... Il
navigatore dirige la barca con l'intenzione di condurre i passeggeri a
buon porto; così, il nostro maestro indica ai figli di Dio il modo di
vivere che conduce alla salvezza, in ragione della sollecitudine per
noi... Colui che ci conduce dunque, è Dio santo, Gesù, la Parola di Dio,
guida dell'intera umanità; Dio stesso ci conduce, nel suo amore per
noi... Nell'Esodo, lo Spirito Santo dice di lui: “Egli trovò il suo
popolo in terra deserta, in una landa di ululati solitari. Lo circondò,
lo allevò, lo custodì come pupilla del suo occhio. Come un'aquila che
veglia la sua nidiata, che vola sopra i suoi nati, egli spiegò le ali e
lo prese, lo sollevò sulle sue ali. Il Signore lo guidò da solo” (Dt
32,10-12).
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Mercoledì
15 Agosto 2012
Assunzione della B.V. Maria, solennità
Meditazione del giorno
Liturgia latina
Sequenza dei secoli XIV e XV
“Il mio spirito esulta in Dio mio salvatore”
O Vergine, Tempio della Trinità, il Dio di bontà ha visto la tua umiltà;
ti invia un messaggero per dirti che vuol nascere da te. L'angelo ti
porta il saluto della grazia..., ti spiega, e tu acconsenti, e subito il
Re di gloria si fa carne in te. Per questa gioia, ti preghiamo, fa' che
il gran Re sia a noi favorevole...
La tua seconda gioia: quando
hai messo al mondo il Sole, tu la stella..., questo parto non ha
prodotto in te né trasformazione né dolore. Come il fiore non perde lo
splendore emanando il profumo, la tua verginità non perde nulla quando
il Creatore si degna di nascere da te. Maria, madre di bontà, sii per
noi la via diritta che conduce a tuo Figlio...
Una stella ti
annuncia la terza gioia: quella che vedi fermarsi sopra tuo figlio,
perché i magi lo adorino e gli offrano le ricchezze diverse della
terra... Maria, stella del mondo, purificaci dal peccato!
La
quarta gioia ti è stata data quando Cristo risuscita dai morti...: la
speranza rinasce, la morte è vinta. O piena di grazia, quale parte hai
in queste meraviglie! (Lc 1,28) Il nemico è vinto..., l'uomo è liberato e
si innalza fino al cielo. Madre del Creatore, degnati di pregare con
costanza: per questa gioia pasquale, dopo il travaglio di questa vita,
possiamo noi essere ammessi nei cori del cielo!
La tua quinta
gioia: quando hai visto tuo figlio salire al cielo, la gloria di cui era
circondato ti rivelava più che mai colui di cui eri madre, il tuo
stesso Creatore. Salendo al cielo, mostrava la via attraverso cui l'uomo
si eleva alle dimore celesti... Per questa nuova gioia, Maria, facci
salire al cielo per gioire con te e tuo figlio dell'eterna felicità!...
E'
il divino Paraclito che, sotto forma di lingue di fuoco, fortificando
... e infiammando gli apostoli, ti porta ancora la sesta gioia: per
guarire l'uomo che a causa della lingua si era perso e purificare la sua
anima dal peccato. Per la gioia di questa visita, prega tuo figlio,
Vergine Maria, di cancellare in noi ogni macchia per il giorno del
giudizio.
Cristo ti ha invitato alla settima gioia quando ti ha
chiamata da questo mondo al soggiorno celeste, quando ti ha innalzata
sul trono dove ricevi onori incomparabili. Ti corona una gloria più
grande di qualsiasi altro abitante del cielo... Vergine, madre di bontà,
facci sentire gli effetti della tua tenerezza... Per la tua gioia,
purificaci, portaci alla felicità eterna! Portaci con te nella gioia del
paradiso. Amen
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Giovedì 16 Agosto
2012
Giovedì della XIX settimana delle ferie del Tempo Ordinario
Meditazione del giorno
Beato Giovanni Paolo II (1920-2005), papa
Lettera enciclica « Dives in misericordia », n° 14 © Libreria Editrice Vaticana
“Non ti dico fino a sette, ma fino a settanta volte sette”
Cristo sottolinea con tanta insistenza la necessità di perdonare
gli altri che a Pietro, il quale gli aveva chiesto quante volte avrebbe
dovuto perdonare il prossimo, indicò la cifra simbolica di «settanta
volte sette», volendo dire con questo che avrebbe dovuto saper perdonare
a ciascuno ed ogni volta.
è ovvio che una cosi generosa
esigenza di perdonare non annulla le oggettive esigenze della
giustizia. La giustizia propriamente intesa costituisce per cosi dire lo
scopo del perdono. In nessun passo del messaggio evangelico il perdono,
e neanche la misericordia come sua fonte, significano indulgenza verso
il male, verso lo scandalo, verso il torto o l'oltraggio arrecato. ...La
riparazione del male e dello scandalo, il risarcimento del torto, la
soddisfazione dell'oltraggio sono condizione del perdono...
La
misericordia però ha la forza di conferire alla giustizia un contenuto
nuovo, che si esprime nel modo più semplice e pieno nel perdono. Esso
infatti manifesta che, oltre al processo ..., che è specifico della
giustizia, è necessario l'amore, perché l'uomo si affermi come tale.
L'adempimento delle condizioni della giustizia è indispensabile,
soprattutto affinché l'amore possa rivelare il proprio volto. ... La
Chiesa ritiene giustamente come proprio dovere, come scopo della propria
missione, quello di custodire l'autenticità del perdono.
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Venerdì 17 Agosto
2012
Venerdì della XIX settimana delle ferie del Tempo Ordinario
Meditazione del giorno
Messale romano
Rito del matrimonio- Prefazio
“I due formeranno una carne sola. Questo mistero è grande; lo dico in riferimento a Cristo e alla Chiesa” (Ef 5,31-32)
E' veramente cosa buona e giusta, nostro dovere e fonte di
salvezza, rendere grazie sempre e in ogni luogo a te, Signore, Padre
Santo, Dio onnipotente ed eterno.
Tu hai dato all'uomo il
dono dell'esistenza e lo hai innalzato a una dignità incomparabile;
nell'unione tra l'uomo e la donna hai impresso un'immagine del tuo
amore. Così la tua bontà che all'inizio ha creato l'umana famiglia,
incessantemente la sospinge a una vocazione di amore, verso la gioia di
una comunione senza fine. E in questo disegno stupendo il sacramento
che consacra l'amore umano ci dona un segno e una primizia della tua
carità: per Cristo nostro Signore. Per questo mistero di salvezza uniti agli angeli e ai santi, cantiamo l'inno della tua gloria: Santo! Santo! Santo !
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