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| De: Enzo Claudio (Missatge original) |
Enviat: 30/11/2009 17:03 |
Un brano di Raoul Follereau definito l'Apostolo dei lebbrosi:
Che strano traffico con il buon Dio! Signore, dammi questo! Signore, concedimi questo! Signore, guariscimi!
Come se Dio non conoscesse, molto più di noi, quello che ci abbisogna.
Un piccino suggerisce forse alla mamma: "Preparami quella pappa" ?
Un malato al suo dottore: "Mi prescriva quella medicina" ?
Chi può assicurarci se quel che ci manca non sia peggiore di quel che abbiamo ?
Allora, tentiamo soltanto questa preghiera:
"Signore, non cessare di amarci, mai"
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Giovedì 19
Luglio 2012
Giovedì della XV settimana delle ferie del Tempo Ordinario
Meditazione del giorno
Beata Teresa di Calcutta (1910-1997), fondatrice delle Suore Missionarie della Carità
No Greater Love, pag. 53
“Imparate da me, che sono mite e umile di cuore”
Per diventare santi, ci vuole l'umiltà e la preghiera. Gesù ci
ha insegnato come pregare, e ci ha detto anche di imparare, dal suo
esempio, ad essere miti e umili di cuore. Non riusciremo ad essere né
l'uno né l'altro se non sappiamo cos'è il silenzio. L'umiltà come la
preghiera provengono da un orecchio, un'intelligenza, e una lingua che
hanno gustato il silenzio vicino a Dio, poiché Dio parla nel silenzio
del cuore. Diamoci veramente la pena di imparare la lezione di santità
di Gesù, il cui cuore era mite ed umile. La prima lezione che ci dà quel
cuore è l'esaminare la nostra coscienza, e il resto – amare, servire –
viene subito dopo. Un tale esame non dipende solo da noi, ma richiede la
collaborazione fra noi e Gesù. Non vale la pena perder tempo a
contemplare inutilmente le proprie miserie; dobbiamo elevare il cuore a
Dio e lascarci illuminare dalla sua luce.
Se sei umile, nulla ti colpirà, né la lode, né la disgrazia,
poiché saprai allora ciò che sei. Se ti rimproverano, non ne sarai
scoraggiato; e se qualcuno ti dice santo, non ti metterai su un
piedistallo. Se sei santo, ringrazia Dio; se sei peccatore, non
rimanerlo. Cristo ti dice di mirare molto in alto: di essere non come
Abramo o Davide o come un altro santo, ma di essere come il Padre
celeste (Mt 5,48). “Non voi avete scelto me, ma io ho scelto voi” (Gv
15,16).
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Venerdì 20
Luglio 2012
Venerdì della XV settimana delle ferie del Tempo Ordinario
Meditazione del giorno
L'epistola detta di Barnaba (circa 130)
§ 15-16
“C'è qualcosa più grande del tempio”
A proposito del sabato, è scritto: “Noviluni, sabati, assemblee
sacre, non posso sopportare” (Is 1,13). Considerate questa parola. “Non
sono i sabati attuali che mi piacciono, ma quello che ho fatto io,
quando, terminato l'universo, farò sorgere un ottavo giorno, che sarà
l'alba di un mondo nuovo”. Ecco perché celebriamo nella gioia l'ottavo
giorno, quando Gesù è risuscitato dai morti, si è manifestato, poi è
salito al cielo.
A proposito del Tempio, ricorderò l'errore di quei poveretti
che, col pretesto che era la casa di Dio, hanno messo la loro speranza
in un edificio piuttosto che in Dio che li ha creati... Vediamo se
esiste ancora un tempio per Dio. Sì, ce n'è uno ed è là dove lui stesso
afferma di costruirlo e ornarlo. Poiché sta scritto: “Alla fine della
settimana avverrà che un tempio sarà ricostruito, con magnificenza, al
nome del Signore” (cf Tb 14,5). Posso constatare dunque che quel tempio
esiste. Ma come costruirlo al nome del Signore? Ascoltate. Prima che
avessimo la fede, il nostro cuore era dimora fragile e caduca, simile in
verità a un tempio costruito da mano d'uomo. Era pieno di culti di
idoli, serviva da rifugio ai demoni, tanto le nostre attività erano
contro i disegni divini.
Ma “sarà costruito al nome del Signore”. Vigilate che questo
tempio sia costruito “con magnificenza”. Come? Ricevendo il perdono dei
peccati, e riponendo la speranza nel suo nome, diventiamo uomini nuovi,
ricreati come al principio. Allora Dio abita veramente nei nostri cuori,
che formano la sua dimora.
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Sabato 21
Luglio 2012
Sabato della XV settimana delle ferie del Tempo Ordinario
Meditazione del giorno
Filosseno di Mabbug ( ?- circa 523), vescovo in Siria
Omelie, n° 5, 137-139
“Non contenderà, né griderà”
Nostro Signore non è stato paragonato a un leone quando è stato
condotto alla morte... Come un agnello, una pecora, restava in silenzio
mentre veniva condotto alla Passione e alla morte: “Era come pecora muta
di fronte ai suoi tosatori, e non aprì la sua bocca” nella sua
umiliazione (Is 53,7)...
In piedi davanti al giudice che lo interroga, lui, il Maestro e
dottore di ogni sapienza, non risponde..., affinché si compia la parola:
“Era come agnello condotto al macello” (Is 53,7). Lo guidano, lo
conducono da un luogo all'altro, lo portano da un posto all'altro,
trascinandolo da un giudice all'altro come se fosse muto. Davanti ad
Anna, tace (Gv 18,13); finché questi non lo scongiura, non parla.
Interrogato da Pilato, resta in silenzio; e finché non sente la domanda:
“Sei tu il re dei Giudei?” (Gv 18,33)... non risponde. Allora l'hanno
condotto da Erode che lo ha interrogato per vedere e sentire dalla sua
bocca cose straordinarie e per tentarlo (Lc 23,8s): anche lì, è rimasto
in silenzio, non ha gridato, non ha risposto al suo interlocutore. Lo
vedevano come uno che non sa niente, uno senza senno che non ha
risposte. I suoi nemici hanno pensato quanto hanno voluto, ma lui non ha
perso l'innocenza dell'agnello.
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Domenica
22 Luglio 2012
XVI Domenica del Tempo Ordinario - Anno B
Meditazione del giorno
San Clemente d'Alessandria (150-circa 215), teologo
Il Pedagogo, I, 9 ; SC 70
“Si commosse per loro, perché erano come pecore senza pastore”
Salvare è un atto di bontà. “La misericordia del Signore è per
ogni essere vivente. Egli rimprovera, corregge, ammaestra e guida come
un pastore il suo gregge. Ha pietà di quanti accettano la dottrina e di
quanti sono zelanti per le sue decisioni” (Sir 18,13s)...
Chi
è in buona salute non ha bisogno del medico, finché sta bene; i malati
al contrario ricorrono al suo aiuto. Allo stesso modo, in questa vita,
siamo malati a causa dei nostri desideri riprovevoli, delle nostre
intemperanze... e altre passioni: abbiamo bisogno di un Salvatore... Noi
malati, abbiamo bisogno del Salvatore; smarriti, abbiamo bisogno di chi
ci guiderà; ciechi, di chi ci darà la luce; assetati, della sorgente di
acqua viva di cui “chi beve non avrà mai più sete” (Gv 4,14). Morti,
abbiamo bisogno della vita; gregge, del pastore; bambini, di un maestro:
sì, tutta l'umanità ha bisogno di Gesù...
“Fascerò la
pecora ferita e curerò quella malata; ricondurrò all'ovile quella
smarrita; le farò pascolare sui monti d'Israele” (Ez 34,16). Questa è la
promessa di un buon pastore. Facci pascolare come un gregge, noi
piccoli; maestro, dacci con abbondanza il tuo pascolo, che è la
giustizia! Sii nostro pastore fino alla santa montagna, fino alla Chiesa
che si innalza, domina le nubi e arriva al cielo! “Sarò il loro pastore
- egli dice – e sarò accanto a loro” (cf Ez 34)... E ancora: “Non sono
venuto per essere servito, ma per servire”. Ecco perché il Vangelo ce lo
mostra affaticato, lui che si spende per noi e promette “di dare la sua
vita in riscatto per molti” (Mt 20,28; Gv 4,5).
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Lunedì 23
Luglio 2012
Santa Brigida di Svezia, Religiosa, Compatrona d€™Europa, festa
Meditazione del giorno
Papa Benedetto XVI
Udienza generale del 27/10/2010 ( © Libreria Editrice Vaticana)
Santa Brigida e la chiesa domestica
Il primo periodo nella vita di questa santa è caratterizzato
dalla sua condizione di donna felicemente sposata. Il marito si chiamava
Ulf ed era governatore di un importante distretto del regno di Svezia.
Il matrimonio durò ventott'anni, fino alla morte di Ulf. Nacquero otto
figli, di cui la secondogenita, Karin (Caterina), è venerata come santa.
Ciò è un segno eloquente dell'impegno educativo di Brigida nei
confronti dei propri figli. ...
Brigida, spiritualmente
guidata da un dotto religioso che la iniziò allo studio delle Scritture,
esercitò un influsso molto positivo sulla propria famiglia che, grazie
alla sua presenza, divenne una vera “chiesa domestica”. Insieme con il
marito, adottò la Regola dei Terziari francescani. Praticava con
generosità opere di carità verso gli indigenti; fondò anche un ospedale.
Accanto alla sua sposa, Ulf imparò a migliorare il suo carattere e a
progredire nella vita cristiana. Al ritorno da un lungo pellegrinaggio a
Santiago di Compostela, effettuato nel 1341 insieme ad altri membri
della famiglia, gli sposi maturarono il progetto di vivere in
continenza; ma poco tempo dopo, nella pace di un monastero in cui si era
ritirato, Ulf concluse la sua vita terrena.
Questo primo
periodo della vita di Brigida ci aiuta ad apprezzare quella che oggi
potremmo definire un'autentica “spiritualità coniugale”: insieme, gli
sposi cristiani possono percorrere un cammino di santità, sostenuti
dalla grazia del Sacramento del Matrimonio. Non poche volte, proprio
come è avvenuto nella vita di santa Brigida e di Ulf, è la donna che con
la sua sensibilità religiosa, con la delicatezza e la dolcezza riesce a
far percorrere al marito un cammino di fede. Penso con riconoscenza a
tante donne che, giorno dopo giorno, ancor oggi illuminano le proprie
famiglie con la loro testimonianza di vita cristiana. Possa lo Spirito
del Signore suscitare anche oggi la santità degli sposi cristiani, per
mostrare al mondo la bellezza del matrimonio vissuto secondo i valori
del Vangelo: l'amore, la tenerezza, l'aiuto reciproco, la fecondità
nella generazione e nell'educazione dei figli, l'apertura e la
solidarietà verso il mondo, la partecipazione alla vita della Chiesa.
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Martedì 24
Luglio 2012
Martedì della XVI settimana delle ferie del Tempo Ordinario
Meditazione del giorno
San Rafael Arnaiz Baron (1911-1938), monaco trappista spagnolo
Scritti spirituali, 10/04/1938
“Chiunque fa la volontà del Padre mio che è nei cieli, questi è per me fratello, sorella e madre”
Volere solo ciò che Dio vuole è logico per chi è veramente
innamorato di lui. Al di fuori dei suoi desideri, i nostri non esistono,
e se ne esistesse uno solo, esisterebbe perché conforme alla sua
volontà, qualora non lo fosse allora la nostra volontà non sarebbe unita
alla sua. Ma se veramente siamo uniti per amore alla sua volontà, non
desidereremo niente che egli non desideri, non ameremo niente che egli
non ami, completamente abbandonati alla sua volontà, qualunque cosa ci
mandi, o dovunque ci metta ci sarà indifferente. Tutto ciò che vorrà da
noi ci sarà, non solo indifferente, ma anche, per di più, piacevole.
Non so se mi sbaglio in quanto dico; mi sottometto in tutto a
colui che ascolta queste cose; dico solo ciò che sento. Veramente, non
desidero niente di più che amarlo, e tutto il resto lo rimetto tra le
sue mani. Che la sua volontà si compia! Ogni giorno sono più felice, nel
completo abbandono tra le sue mani.
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Mercoledì 25
Luglio 2012
San Giacomo, detto il maggiore, apostolo, festa
Meditazione del giorno
San Gregorio Magno (circa 540-604), papa, dottore della Chiesa
Omelie sul Vangelo, 35
“Il mio calice lo berrete”
Fratelli, poiché oggi celebriamo la festa di un martire,
dobbiamo sentirci interpellati dalla forma di pazienza che egli ha
praticato. Perché, se ci sforziamo con l'aiuto del Signore di conservare
questa virtù, non mancheremo di ottenere la palma del martirio, anche
se viviamo in un tempo di pace per la Chiesa. Infatti ci sono due specie
di martiri: l'una consiste in una disposizione dello spirito, l'altra
aggiunge a questa disposizione dello spirito gli atti esteriori. Ecco
perché possiamo essere martiri anche se non moriamo uccisi dalla spada
del carnefice. Morire per mano dei persecutori è il martirio in atto,
nella sua forma visibile; sopportare le ingiurie amando chi ci odia, è
il martirio nello spirito, nella sua forma nascosta.
Che ci siano due specie di martiri, l'uno nascosto, l'altro
pubblico, lo attesta la Verità quando domanda ai figli di Zebedeo: “
Potete bere il calice che io berrò?” Avendo essi replicato: “Lo
possiamo”, il Signore risponde subito: “Il mio calice, lo berrete”. Cosa
dobbiamo intendere, attraverso questo calice, se non i dolori della
Passione, di cui egli dice ancora: “Padre mio, se è possibile, allontana
da me questo calice”? (Mt 26,39) I figli di Zebedeo, ovvero Giacomo e
Giovanni, non sono morti tutti e due martiri, eppure a entrambi è stato
detto che avrebbero bevuto il calice. Infatti, benché Giovanni non sia
morto martire, lo è comunque stato, poiché i dolori che non ha subito
nel corpo, li ha provati nello spirito. Dobbiamo dunque concludere da
questo esempio che anche noi possiamo essere martiri senza passare per
la spada, se conserviamo la pazienza nell'anima.
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Giovedì 26
Luglio 2012
Giovedì della XVI settimana delle ferie del Tempo Ordinario
Meditazione del giorno
Sant'Agostino (354-430), vescovo d'Ippona (Nord Africa) e dottore della Chiesa
Commento sul salmo 118, discorso 20, 1 : CCL 40, 1730-1731. (Nuova Biblioteca Agostiniana-riv.)
« Molti profeti e giusti hanno desiderato vedere ciò che vedete »
Dice in un salmo il profeta: “Mi consumo nell'attesa della tua
salvezza, spero nella tua parola” (Sal 119, 81) ... Chi esprime questo
ardente desiderio se non “la stirpe eletta, il sacerdozio regale, la
nazione santa, il popolo che Dio si è acquistato” (1Pt 2,9), ciascuno al
proprio tempo, in tutti quelli che hanno vissuto, che vivono e
vivranno, dall'origine dell'uomo alla fine del mondo? ... Ecco perché il
Signore stesso ha detto ai discepoli: “Molti profeti e giusti hanno
desiderato vedere ciò che voi vedete”. E' la loro voce che dobbiamo
riconoscere nel salmo... Questo desiderio non è venuto mai meno nei
santi e non manca, nemmeno ora, nel “Corpo di Cristo che è la Chiesa”
(Col 1,18), fino a che venga colui che è desiderato da tutte le Nazioni
(cf Ag 2,8)...
Nei primi tempi della Chiesa, prima che la Vergine partorisse,
ci furono dunque santi che desiderarono la venuta di Cristo
nell'incarnazione, nei nostri tempi, a cominciare dalla sua Ascensione
al cielo, ci sono santi che desiderano la manifestazione di Cristo
quando verrà a giudicare i vivi e i morti. Questo desiderio della
Chiesa, dagli inizi del mondo sino alla fine, non ha mai perso il suo
fervore, ad esclusione del periodo che il Signore incarnato trascorse
con i discepoli su questa terra.
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Venerdì 27
Luglio 2012
Venerdì della XVI settimana delle ferie del Tempo Ordinario
Meditazione del giorno
San [Padre] Pio di Pietrelcina (1887-1968), cappuccino
Ep 3, 579 ; CE 54
Portare frutto, liberi dalle preoccupazioni del mondo
Va’ avanti con semplicità sulle vie del Signore, e non preoccuparti.
Odia i tuoi difetti, sì, ma tranquillamente, senza agitazione, né
inquietudine. Bisogna usare pazienza a loro riguardo e trarne profitto
grazie ad una santa umiltà. Per mancanza di pazienza, le tue
imperfezioni, anziché scomparire, non faranno che crescere. Perché non
c'è niente che rinforza tanto i nostri difetti quanto l'inquietudine e
l'ossessione di liberarsi di loro.
Coltiva la tua vite di comune
accordo con Gesù. A te spetta togliere le pietre e strappare i rovi. A
Gesù, spetta seminare, piantare, coltivare ed annaffiare. Ma anche nel
tuo lavoro, agisce ancora lui. Senza Cristo infatti, non potresti fare
nulla.
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Sabato 28
Luglio 2012
Sabato della XVI settimana delle ferie del Tempo Ordinario
Meditazione del giorno
Beato John Henry Newman (1801-1890), sacerdote, fondatore di una comunità religiosa, teologo
Omelie in varie occasioni, n° 9, 2.6
“Lasciate che l'una e l'altro crescano insieme fino alla mietitura”
Ci sono scandali nella Chiesa, cose biasimevoli e vergognose;
nessun cattolico potrà negarlo. Sempre la Chiesa è incorsa nel
rimprovero e nella vergogna di essere la madre di figli indegni; ha
figli buoni e molti di più cattivi. ... Dio avrebbe potuto istituire una
Chiesa pura; ma ha predetto che la zizzania seminata dal nemico sarebbe
stata insieme al grano fino alla mietitura, alla fine del mondo. Ha
affermato che la sua Chiesa sarebbe stata simile ad una rete di
pescatore “che raccoglie ogni genere di pesci” e solo la sera se ne fa
la cernita (Mt 13,47s). Inoltre, ha dichiarato che i malvagi e i meno
buoni avrebbero superato di molto i buoni. Ed ha aggiunto: “Molti sono
chiamati, ma pochi eletti” (Mt 22,14), e l'apostolo dice: “c'è un resto,
conforme a un'elezione per grazia” (Rom 11,5). C'è dunque senza posa,
nella storia e nella vita dei cattolici, ampia materia per fare il gioco
di chi è contro la Chiesa...
Ma non abbassiamo la testa dalla vergogna, per nascondere il
viso fra le mani: alziamo le mani e il viso al nostro Redentore. “Come
gli occhi dei servi alla mano dei loro padroni ..., così i nostri occhi
sono rivolti al Signore nostro Dio, finché abbia pietà di noi” (Sal
123,2)... Ci rivolgiamo a te, giusto giudice, poiché sei tu che ci
guardi. Non facciamo alcun caso agli uomini, finché ti abbiamo, te...,
finché abbiamo la tua presenza nelle nostre assemblee, la tua
testimonianza e la tua approvazione in cuore.
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Domenica
29 Luglio 2012
XVII Domenica del Tempo Ordinario - Anno B
Meditazione del giorno
Sant'Efrem Siro (circa 306-373), diacono in Siria, dottore della Chiesa
Diatesseron, XII, 1-4
La moltiplicazione dei pani
Nel deserto, Nostro Signore moltiplicò il pane, e a Cana, cambiò
l'acqua in vino. Abituò così il palato dei suoi discepoli al suo pane e
al suo vino, fino al tempo in cui avrebbe dato loro il suo corpo e il
suo sangue. Fece loro assaggiare un pane e un vino materiali per
eccitare in loro il desiderio del suo corpo e del suo sangue
vivificanti. Diede loro liberalmente queste cose di poco conto perché
sapessero che il suo dono supremo sarebbe stato gratuito. Gliele diede
gratuitamente, anche se avrebbero potuto compragliele, affinché
sapessero che non sarebbe stato domandato loro di pagare una cosa
inestimabile ; perché anche se avessero potuto pagare il prezzo del pane
e del vino, non avrebbero potuto pagare il suo corpo e il suo sangue.
Non solo ci ha colmati gratuitamente dei suoi doni, ma ci ha
anche coccolati con affetto. Perché ci ha dato gratuitamente queste cose
di poco conto per attirarci, affinché venissimo a lui e ricevessimo
gratuitamente quel bene così grande che è l'Eucarestia. Quei pezzetti di
pane e il vino che ha dato erano dolci al palato, però il dono del suo
corpo e del suo sangue è utile allo spirito. Egli ci ha attirati con
questo cibo gradevole al palato per trascinarci verso ciò che vivifica
la nostra anima...
L'opera del Signore raggiunge ogni cosa : in un batter d'occhio
ha moltiplicato un po' di pane. Ciò che gli uomini fanno e trasformano
in dieci mesi di lavoro, le sue dieci dita l'hanno fatto in un attimo...
Dalla poca quantita di pane, è nata una moltitudine di pani. Fu come al
momento della prima benedizione : « Siate fecondi e moltiplicatevi,
riempite la terra » (Gen 1, 28).
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Lunedì 30
Luglio 2012
Lunedì della XVII settimana delle ferie del Tempo Ordinario
Meditazione del giorno
San Josemaría Escrivá de Balaguer (1902-1975), sacerdote, fondatore
Omelie in Amigos de Dios (trad. dal sito http://it.escrivaworks.org)
“Perché tutta la pasta fermenti"
Vi ricordo che la grandezza consiste nel sostenere in modo
divino il compimento fedele dei doveri abituali di ogni giorno, le lotte
quotidiane che riempiono di gioia il Signore e che soltanto Lui e
ciascuno di noi conosciamo. Convincetevi che, d'ordinario, non ci sarà
posto per gesta abbaglianti, fra l'altro perché non ne avrete
l'occasione. Invece, non vi mancano le occasioni per dimostrare nelle
cose piccole, normali, il vostro amore a Cristo. ...
Nel meditare queste parole di Cristo: Pro eis ego sanctifico me
ipsum, ut sint et ipsi sanctificati in veritate, per loro io consacro me
stesso, perché siano anch'essi consacrati nella verità [Gv 17, 19],
percepiamo con chiarezza il nostro unico fine: la santificazione, cioè
il dovere di essere santi per santificare. Nel contempo, come una
sottile tentazione, può venirci in mente che solo in pochi siamo decisi a
rispondere alla chiamata divina, e per di più ci riconosciamo strumenti
con ben scarse attitudini. E' vero, siamo in pochi in confronto al
resto dell'umanità, e personalmente non valiamo nulla; ma l'affermazione
del Maestro risuona con tutta la sua autorità: il cristiano è luce,
sale, lievito del mondo, e un po' di lievito fa fermentare tutta la
pasta [Mt 5,13-14; Gal 5,9].
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Martedì 31
Luglio 2012
Martedì della XVII settimana delle ferie del Tempo Ordinario
Meditazione del giorno
Sant'Ilario di Poitiers (circa 315-367), vescovo, dottore della Chiesa
Trattato sulla Trinità, XI, 39-40
“Allora i giusti splenderanno come il sole nel regno del Padre loro”
“Cristo consegnerà il regno a Dio Padre”, dice San Paolo (1Cor
15,24), non nel senso che rinuncerà al potere consegnandogli il Regno,
ma perché noi saremo il Regno di Dio, quando saremo stati resi conformi
alla gloria del suo corpo..., costituiti Regno di Dio dalla
glorificazione del suo corpo. Siamo noi che egli consegnerà al Padre,
come Regno, secondo quanto dice il Vangelo: “Venite, benedetti del Padre
mio, ricevete in eredità il regno preparato per voi fin dalla
fondazione del mondo” (Mt 25,34).
"I giusti brilleranno come il sole nel Regno del loro Padre”.
Poiché il Figlio consegnerà a Dio, come suo Regno, coloro che ha
invitati al suo Regno, coloro a cui ha promesso la beatitudine propria
di questo mistero con le parole: “Beati i puri di cuore, perché vedranno
Dio” (Mt 5,8)... Ecco che coloro che consegna al Padre come suo Regno
vedono Dio.
Il Signore stesso ha dichiarato agli apostoli in cosa consiste
il Regno: “Il regno di Dio è in mezzo a voi” (Lc 17,21). E se qualcuno
cerca di sapere chi è colui che consegna il Regno, ascolti: “Cristo è
risuscitato dai morti, primizia di coloro che sono morti. Poiché se a
causa di un uomo venne la morte, a causa di un uomo verrà anche la
risurrezione dei morti” (1Cor 15,20-21). Tutto questo riguarda il
mistero del Corpo, poiché Cristo è il primo resuscitato dai morti... E'
dunque per il progresso dell'umanità assunta da Cristo che “Dio sarà
tutto in tutti” (1Cor 15,28).
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Mercoledì 1°
Agosto 2012
Mercoledì della XVII settimana delle ferie del Tempo Ordinario
Meditazione del giorno
Sant'Ireneo di Lione (circa130-circa 208), vescovo, teologo e martire
Contro le Eresie, IV, 26 ; SC 100, 711
Il tesoro nascosto nel campo delle Scritture
Cristo era presente a tutti coloro ai quali, dal principio, Dio
comunicava la sua Parola, il suo Verbo. E se qualcuno legge la Scrittura
in questa prospettiva, troverà in essa un'espressione concernente
Cristo e una prefigurazione della chiamata nuova. Infatti è lui « il
tesoro nascosto nel campo » cioè nel mondo (Mt 13, 38). Tesoro nascosto
nelle Scritture, perché veniva manifestato attraverso figure e parabole
che, umanamente parlando, non potevano essere intese prima che le
profezie fossero compiute, cioè prima della venuta del Signore. Perciò è
stato detto al profeta Daniele : « Chiudi queste parole e sigilla
questo libro, fino al tempo della fine » (Dn 12, 4)... Anche Geremia
dice : « Alla fine dei giorni comprenderete tutto ! » (Ger 22, 20)...
Letta dai cristiani, la legge è un tesoro, un tempo nascosto in
un campo, ma rivelato e spiegato dalla croce di Cristo ; ... essa
manifesta la sapienza di Dio, rivela i suoi disegni di salvezza per
l'uomo, prefigura il Regno di Cristo, preannuncia la Buona Novella
dell'eredità della Gerusalemme santa, predice che l'uomo che ama Dio
progredirà fino a vederlo ed a udire la sua parola, e sarà glorificato
da questa parola...
In questo modo, dopo la sua risurrezione, il Signore ha spiegato
le Scritture ai suoi discepoli, dimostrando loro con esse che
« bisognava che il Cristo sopportasse queste sofferenze per entrare
nella sua gloria » (Lc 24, 26). Quindi se qualcuno legge le Scritture in
questo modo, sarà un discepolo perfetto, « simile a un padrone di casa
che estrae dal suo tesoro cose nuove e antiche » (Mt 13, 52).
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Giovedì 2
Agosto 2012
Giovedì della XVII settimana delle ferie del Tempo Ordinario
Meditazione del giorno
Concilio Vaticano II
Gaudium et Spes, 39, 2-3
« Il Regno dei cieli è simile a una rete gettata nel mare »
Certo, siamo avvertiti che niente giova all'uomo se guadagna il
mondo intero ma perde se stesso (Lc 9, 25). Tuttavia l'attesa di una
terra nuova non deve indebolire, bensì piuttosto stimolare la
sollecitudine nel lavoro relativo alla terra presente, dove cresce quel
corpo della umanità nuova che già riesce ad offrire una certa
prefigurazione, che adombra il mondo nuovo. Pertanto, benché si debba
accuratamente distinguere il progresso terreno dallo sviluppo del regno
di Cristo, tuttavia, tale progresso, nella misura in cui può contribuire
a meglio ordinare l'umana società, è di grande importanza per il regno
di Dio.
Ed infatti quei valori, quali la dignità dell'uomo, la comunione
fraterna e la libertà, e cioè tutti i buoni frutti della natura e della
nostra operosità, dopo che li avremo diffusi sulla terra nello Spirito
del Signore e secondo il suo precetto, li ritroveremo poi di nuovo, ma
purificati da ogni macchia, illuminati e trasfigurati, allorquando il
Cristo rimetterà al Padre « il regno eterno ed universale: che è regno
di verità e di vita, regno di santità e di grazia, regno di giustizia,
di amore e di pace » (Rm 8, 19-21). Qui sulla terra il regno è già
presente, in mistero; ma con la venuta del Signore, giungerà a
perfezione.
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