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| De: Enzo Claudio (Missatge original) |
Enviat: 29/11/2009 08:44 |
Domenica 29 Novembre
San Francesco Antonio Fasani
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Lucera, 6 agosto 1681 - Lucera, 29 novembre 1742
Ancor giovane fu accolto tra i Minori Conventuali. Si distinse subito per la sua vita integerrima e fu esempio di austerità e zelo sacerdotale. Eletto Ministro Provinciale promosse le regolare disciplina in tutta la Provincia. Propagò la devozione alla Vergine Immacolata, e per circa 40 anni si rese famoso nelle Puglie per la sua ardente parola e per la grande carità verso i poveri, gli orfani e i carcerati. Fu canonizzato da Giovanni Paolo II il 13 aprile 1986.
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Altri Santi del giorno
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Martedì 13 Novembre 2012
Beata Maria Teresa di Gesù
(Maria Scrilli)
Suora, fondatrice :
"Istituto di Nostra Signora del Carmelo"
aria Teresa di Gesù, all'anagrafe Maria Scrilli, nasce il 15 maggio 1825 a Montevarchi (AR) e riceve il battesimo nello stesso giorno.
Nel 1830 comincia a studiare presso una maestra insieme alla sorella. Il 3 maggio 1833 riceve il sacramento della Confermazione e il 15 maggio 1836, giorno del suo 11° compleanno, fa la Prima Comunione.
Frequenta regolarmente la messa e sviluppa un profondo senso di raccoglimento e di preghiera, riconoscendo presto l’attrazione di Dio nella sua vita.
Le è di guida, in questi anni, l’esemplarità di S. Maria Maddalena de’ Pazzi, tanto che, nel 1846, contro il parere della famiglia, fa ingresso nel monastero carmelitano di S. Maria Maddalena de’ Pazzi in Firenze da cui esce dopo poche settimane : aveva capito che il Signore non la voleva monaca, ma nel mondo.
“Un giorno - racconta lei stessa ricordando l’ispirazione ricevuta -, mentre, pregando, mi raccomandavo a Dio che si degnasse di farmi conoscere la sua volontà, mi sembrò che, trasportato il mio spirito nel mondo, egli mi additasse una quantità di Creature che Egli attendeva che io inviassi a lui”.
Il 30 luglio 1846 si iscrive al Terz'Ordine Carmelitano Teresiano, presso il Convento di S. Paolino a Firenze, con quello che sarà il suo nuovo e definitivo nome : Maria Teresa di Gesù. Tornata a Montevarchi, inizia a dedicarsi all’educazione cristiana di alcune bambine. Ben presto, intorno a lei si raccolgono alcune compagne e amiche, che condividono la sua aspirazione e che si lasciano formare dalla sua profonda vita spirituale.
Il 15 ottobre 1854, dopo che da qualche anno è stata nominata Direttrice delle Scuole Normali di Montevarchi, Maria Teresa di Gesù, con l’approvazione del Vescovo di Fiesole, veste l’abito carmelitano e fonda il suo istituto religioso "Poverine del Cuore di Maria" che riceve, dal Definitorio Generale dell’Ordine dei Carmelitani Scalzi, l’approvazione il 1° ottobre 1858.
Scoppia la seconda guerra d’indipendenza e le truppe piemontesi occupano il convento di Montevarchi; l'Istituto è soppresso : le suore, nel 1859, sono costrette a tornare nelle proprie case e a riprendere la vita di famiglia.
Nel 1875 Maria Teresa di Gesù si trasferisce, con la madre, a casa della sorella a Firenze. Apre una piccola scuola; il 18 marzo 1878 con il consenso dell’Arcivescovo di Firenze si ricostituisce la comunità religiosa. Le suore vestono abiti civili.
Il 15 ottobre 1882, in occasione della memoria liturgica di S. Teresa di Gesù, l’Istituto prende il nome di "Istituto delle Suore Terziare di S. Teresa". Le suore riprendono l’abito religioso deposto nel 1859.
Maria Teresa di Gesù muore il 14 novembre 1889, confortata dalla benedizione del Cardinale Arcivescovo di Firenze.
Il suo Istituto, nel 1919, cambia ancora nome in "Istituto di Nostra Signora del Carmelo".
Madre Maria Teresa di Gesù non ha avuto la gioia di vedere una famiglia religiosa fiorente: come Mosè, ha visto la terra promessa solo da lontano, ma ha gettato le basi di una fioritura che oggi vede la sua opera presente in varie nazioni del mondo.
“Intendano - scriveva nelle sue Regole, parlando del compito educativo - che la vita di questo Istituto è mista; cioè contemplativa ed attiva; ma la contemplativa non deve essere che di aiuto all’attiva; non mai di aggravio; e guardino per troppo attacco alla prima, di non restare oppresse dalla seconda; che questo sarebbe un deviare dallo spirito dell’Istituto”.
Oggi l’Istituto conta circa 250 Suore, sparse nelle 40 comunità presenti in Italia, Brasile, India, Indonesia, Israele, Polonia, Canada, Filippine, Stati Uniti d’America e Repubblica Ceca.
La cerimonia di beatificazione di Madre Maria Teresa di Gesù ha avuto luogo, nell'Anfiteatro Romano di Fiesole, domenica 8 ottobre 2006.
Ha presieduto la celebrazione il Cardinale José Saraiva Martins, Prefetto della Congregazione delle Cause dei Santi e con lui hanno concelebrato sedici Vescovi.
All’atto penitenziale ha fatto seguito il suggestivo rito della beatificazione nel quale, dopo l'omelia con il profilo biografico (>>> Beatificazione di Maria Teresa di Gesù), il Card. José Saraiva Martins ha dato lettura della Lettera Apostolica con la quale il Papa Benedetto XVI ha dichiarato beata la serva di Dio Maria Teresa di Gesù Scrilli, fissandone la memoria liturgica il 13 novembre.
Per approfondimenti & è Istituto di Nostra Signora del Carmelo
Fonti principali : ocarm.org; tanogabo.it; inscarmelo.it (« RIV.»).
Preghiera
Signore Gesù, che nella testimonianza evangelica della beata Maria Teresa Scrilli continui a insegnare al mondo che sono i miti gli eredi del Tuo Regno e che solo in Te trovano rifugio quelli che sono affaticati e oppressi, sul suo esempio, suscita nei nostri cuori il desiderio di servirti nei fratelli e di poter risvegliare, soprattutto nei giovani, una sete ardente del Tuo amore. Concedici, Ti preghiamo, per sua intercessione, la grazia che con fiducia Ti domandiamo … Tu che vivi e regni nei secoli dei secoli. Amen. |
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Martedì 13 Novembre 2012
Beato Carl Lampert
Sacerdote diocesano austriaco
Martire del nazismo
arl Lampert nasce a Göfis, nel Vorarlberg, il 9 gennaio 1894; è il più giovane dei sette figli di Franz Xaver e Maria Rosina. A quel tempo la regione fa parte della diocesi di Bressanone.
Anche se suo padre morì presto, Carl poté frequentare la scuola grazie alla sponsorizzazione di uno zio.
Nell'autunno 1914 entrò nel seminario di Fürsterzbischöfliche a Bressanone; fu ordinato sacerdote il 12 maggio 1918 dal vescovo Franz Egger. Iniziò il suo lavoro come cappellano a Dornbirn (Austria) dove si occupò soprattutto dei giovani.
Nel 1930, con il sostegno finanziario del vescovo Sigismund Waitz, fu inviato a Roma per intraprendere lo studio del diritto canonico.
Tornò a Innsbruck nel 1938, anno dell’annessione dell’Austria alla Germania nazista; con l’"Anschluss" comincia per la Chiesa tirolese il tempo dell’esposizione alle misure repressive del Terzo Reich.
Un anno più tardi Lampert assunse l’incarico di provicario del vescovo di Innsbruck.
Dopo l’inizio della guerra, don Carl iniziò a denunciare coraggiosamente le oppressioni naziste contro la Chiesa. Si oppone all’arresto di sacerdoti e religiosi e alla politica del Gauleiter Franz Hofer che vuole vedere un Tirolo “libero da conventi” ("klosterfrei").
Don Carl è rinchiuso in cella una prima volta nel marzo 1940, quando consegna alla Gestapo una protesta scritta contro l’esproprio di un monastero femminile di Innsbruck.
Ciò che segna più di ogni altra cosa il destino del provicario è il suo impegno in favore di don Ottone Neururer (beatificato nel 1996). Il parroco di Götzens era stato internato nel campo di sterminio di Buchenwald, torturato, appeso a testa in giù e infine ucciso. Venuto a sapere dei fatti, don Carl celebra una messa in suffragio e, sfidando i divieti, affigge un annuncio nel quale si fa chiaro riferimento alle circostanze della morte del sacerdote, ovvero il supplizio nel campo di concentramento.
Per questo motivo fu tre volte arrestato e, successivamente, internato nei lager di Dachau e Sachsenhausen, dove gli fu cucito addosso il contrassegno dei prigionieri politici.
Liberato nell’agosto 1940, il provicario fu mandato al confino in Pomerania, costantemente monitorato dai servizi segreti nazisti. Il suo destino fu segnato da un trasferimento a Zinnowitz, nei pressi di Szczecin (Stettino): la parrocchia affidata a padre Lampert era situata a poca distanza dal centro di produzione dei missili V1 e V2 di Peenemünde, dove le SS ebbero gioco facile nello spiarlo, scoprendo la propaganda antinazista che il sacerdote stava diffondendo tra i suoi parrocchiani.
Fu riarrestato nel 1943, insieme ad altre 40 persone, con l’accusa di favoreggiamento ostile, diffusione di informazioni militari ed ascolto di trasmittenti nemiche. I due processi che seguirono si conclusero con la condanna a morte per spionaggio.
Venne decapitato a Halle sulla Saale, in Sassonia, alle 16 del 13 novembre 1944, insieme ad altri due sacerdoti, Herbert Simoleit e Friedrich Lorenz O.M.I. (in calce il testamento scritto 3 ore prima di morire), e morì pronunciando i nomi di Gesù e di Maria.
Poco prima di morire, don Carl aveva scritto : “I miei pensieri fluttuano e infuriano e vogliono quasi rompere il miserabile involucro del mio corpo prigioniero. Non è sempre facile andare avanti, con tutti questi stati d’animo tumultuosi, specialmente in certi giorni di ricordi, e il cuore umano, radicato e cresciuto con mille radici umane, si dimena e sanguina sempre come lacerato”.
Carl Lampert è stato dichiarato Beato, il 13 novembre 2011, nella chiesa di S. Martino a Dorbirn (Austria), dal vescovo di Innsbruck, Mons. Manfred Scheuer; la cerimonia è stata presieduta dal Card. Angelo Amato S.D.B., prefetto della Congregazione delle Cause dei Santi, in rappresentanza di Papa Benedetto XVI.
Significato del nome Carlo: “forte, virile, libero” (tedesco arcaico).
Testamento di Padre Friedrich Lorenz scritto 3 ore prima di morire
« Che si faccia la volontà di Dio! È stata la sua volontà che la mia vita non durasse più di 48 anni e che fossi sacerdote per più di 20. Raccomando la mia anima alla misericordia e all’amore di Dio. Devolvo il mio corpo alla terra da dove è uscito. Il sangue fu sparso sulla croce. Il sangue è sparso sugli altari quanto rinnoviamo il sacrificio della Croce. A quel sangue unisco le mie povere gocce di sangue in adorazione onore e glorificazione di Dio a cui ho servito, come ringraziamento per tutte le grazie e benefici ricevuti, specialmente la grazia di esser nato, del santo battesimo, della mia prima comunione, della mia oblazione e mia ordinazione; in espiazione per i miei peccati e quelli del mondo intero, in particolare per i peccati che non ho impedito, di quelli di cui sono responsabile; in preghiera di domanda per quanti io amo e mi sono cari. Muoio come sacerdote cattolico e come Oblato di Maria Immacolata. Nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. Amen. Sia lodato Gesù Cristo e Maria Immacolata. Amen. »
P. Friedrich Lorenz, Halle/Saale, 13 novembre 1944, ore quattro del pomeriggio. Fonti principali: vaticaninsider.lastampa.it; vitatrentina.it; zenit.org («RIV.»). |
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Mercoledì 14 Novembre 2012
Santo(i) del giorno S. STEFANO da Cuneo e compagni, Sacerdoti O.F.M. e MartiriB. MARIA Merkert, vergine, cofondatrice "Suore di Santa Elisabetta"S. Teodoto, Martire in Tracia († cc sec. III)S. Ipazio, Vescovo e martire in Paflagonia († 345 cc)S. Rufo di Avignone, Vescovo († sec. IV) S. Giovanni, Vescovo in Dalmazia († cc 1111) S. Lorenzo O'Toole (1128-1180), Arcivescovo di Dublino B. Giovanni da Tufara (1084-1170), EremitaB. Serapio (1179-1240), Mercedario e martire in AlgeriaB. Giovanni Liccio di Caccamo (1426-1511), Sacerdote O.P. |
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Mercoledì 14 Novembre 2012
Santo Stefano da Cuneo e compagni
Sacerdoti O.F.M. e Martiri
tefano da Cuneo era della Provincia francescana di Genova e aveva trascorso otto anni nella vicaria in Corsica, prima di essere trasferito a Gerusalemme nel 1383.
- Nicola Tavelic nacque verso il 1340 a Sebenico, in Dalmazia; nel 1383 fu destinato al convento francescano di Mont Sion a Gerusalemme.
- Deodato da Ruticinio, era francescano della Provincia d'Aquitania (F); non si conosce la data di nascita, probabilmente anche lui intorno al 1340. Il suo paese di nascita, che in latino viene chiamato Ruticinio, è stato identificato da alcuni con l'odierna città francese di Rodez; nel 1383 fu destinato al convento francescano di Mont Sion a Gerusalemme insieme a Nicola Tavelic.
- Pietro da Narbona della Provincia francescana di Provenza, nella Francia meridionale. Nel 1381 partì come missionario in Terra Santa, accolto nel convento di Mont Sion a Gerusalemme; incontrò, nel 1383, Nicola Tavelic, Deodato da Ruticinio, suo connazionale, e Stefano da Cuneo.
Le loro storie personali di francescani missionari, s'intrecciarono, dunque, nel 1383, quando, provenienti da diversi luoghi d'Europa, confluirono nel convento francescano di Mont Sion a Gerusalemme dove l'Ordine di S. Francesco è da secoli "Custode dei Luoghi Santi" del cristianesimo.
I Frati Minori, Stefano da Cuneo, Nicola Tavelic, Deodato da Ruticinio e Pietro da Narbona, si ritrovarono nel suddetto convento francescano dove, per otto anni, vissero secondo la Regola di S. Francesco, lavorando nei compiti loro affidati, per la custodia dei Luoghi Santi della vita e morte di Gesù e cercando di fare apostolato nel mondo musulmano, dove Mont Sion era praticamente come un'isoletta in mezzo ad un mare di islamici.
Con i musulmani, fare apostolato era praticamente infruttuoso, visto la radicalizzazione della loro fede, poco aperta al dialogo interreligioso. Ciò nonostante i quattro Frati Minori decisero di portare il Vangelo ai maomettani, esponendo pubblicamente le tesi del cristianesimo, confrontandole con quelle islamiche e, dopo essersi consultati con due teologi, prepararono una memoria in cui, in modo dettagliato e ricca di riferimenti storici e teologici, esponevano meticolosamente la dottrina cristiana confutando l'islamismo.
L'11 novembre 1391, si recarono davanti al Cadì (giudice) di Gerusalemme e alla presenza anche di molti musulmani, esposero, leggendo, il loro elaborato con grande coraggio. Sebbene ascoltati attentamente, ciò non fu accettato dai presenti, andati, alla fine, in escandescenze, e quindi furono invitati a ritirare quello che avevano detto. I quattro frati rifiutarono e pertanto vennero condannati a morte; per tre giorni furono rinchiusi in carcere dove subirono sevizie di ogni genere.
Il 14 novembre, ricondotti in piazza, fu di nuovo loro richiesto di ritrattare quanto detto contro l'Islam e, al nuovo rifiuto, vennero ammazzati, fatti a pezzi e bruciati; i musulmani fecero scomparire ogni resto, anche le ceneri, per evitare che fossero onorati dai cristiani.
Il loro martirio fu descritto minuziosamente in una relazione del Custode di Terra Santa, padre Geraldo Calveti, già due mesi dopo la loro morte.
Il culto nell'Ordine Francescano, risale sin dal XV sec..
Papa Leone XIII (Vincenzo Gioacchino Pecci, 1878-1903) nel 1889, confermò il culto del solo Nicola Tavelic, il capogruppo, il quale ebbe grande venerazione in Jugoslavia sua patria.
Nel 1966, il Servo di Dio Paolo VI (Giovanni Battista Montini, 1963-1978) confermò il culto anche per gli altri tre martiri francescani, fissando la loro festa al 17 novembre; ma nel Martirologio Francescano la data rimase quella della loro morte (dies natalis) cioè il 14 novembre.
Lo stesso Pp Paolo VI, il 21 giugno del 1970 a Roma, li elevò agli onori degli altari proclamandoli santi; la loro celebrazione liturgica è stata portata per tutti al 14 novembre e inseriti nel Martirologio Romano alla stessa data: sono i primi santi martiri della Custodia di Terra Santa.
Per approfondimenti & l’Omelia del Servo di Dio Paolo VI
è Canonizzazione di 4 martiri, 21 giugno 1970 Fonte principale: santiebeati.it («RIV.»). |
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Mercoledì 14 Novembre 2012
Beata Maria Merkert
“Samaritana della Slesia”
Suora, cofondatrice Congregazione:
"Suore di Santa Elisabetta"
aria Merkert, secondogenita dei coniugi Carlo Antonio Merkert e Maria Barbara Pfitzner, famiglia borghese e molto cattolica, nacque il 21 settembre 1817 a Nysa nell'Alta Slesia (a quei tempi parte della Germania, ma attualmente in Polonia). Nel battesimo, amministrato nella chiesa parrocchiale di S. Giacomo di Nysa, ricevette i nomi di Maria Luise. Dopo la morte del padre, avvenuta nel 1818, l'educatrice principale di Maria e di sua sorella Matilde fu la madre, che educava le figlie nello spirito di fede e di amore e nel rispetto per i valori autenticamente cristiani.
Ambedue frequentarono a Nysa la scuola cattolica per ragazze. L'atmosfera religiosa, che regnava nella casa paterna, influì molto sulla formazione e sulla vocazione delle due sorelle riguardo al servizio caritativo verso i bisognosi, anche per la loro chiamata alla vita religiosa.
Nel 1842, dopo la morte della madre, che assistette durante la malattia, Maria, avendo 25 anni, decise di dedicarsi totalmente ai poveri, ai malati e agli abbandonati. Insieme a sua sorella Matilde e con Francesca Werner, su consiglio del confessore, si unì a Clara Wolff, giovane virtuosa e terziaria francescana, che aveva deciso di servire i malati e i poveri a domicilio.
Cominciarono l'attività caritativo-apostolica a Nysa, il 27 settembre 1842. A questo passo si prepararono con la confessione, la comunione e con un atto di consacrazione al Sacratissimo Cuore di Gesù. La benedizione fu loro impartita dal sacerdote Francesco Saverio Fischer.
Maria, con costanza, dignità e grande gioia, adempiva quotidianamente gli impegni assunti, assistendo i malati e i poveri nelle proprie case e raccogliendo questue a favore dei bisognosi.
L'8 maggio 1846 muore sua sorella Matilde, ammalatasi mentre curava malati di tifo. Occorreva una specifica formazione per la vita religiosa. Maria, nel dicembre 1846 con Clara Wolff viene inviata per un periodo di noviziato presso le Suore della Misericordia di San Carlo Borromeo a Praga, lavorando come infermiera nell'ospedale anche a Podole, Litomierzyce e Nysa. Notando però che le Suore Borromee consideravano secondaria l'assistenza dei malati nelle loro case, Maria, volendo concretizzare il carisma ricevuto da Dio di dedicarsi ai malati e ai poveri a domicilio, lasciò il loro noviziato il 30 giugno 1850. La formazione ricevuta diventò una benedizione per la nuova Congregazione.
Nonostante le immancabili incomprensioni, Maria poté dedicarsi totalmente al progetto originario dell'assistenza domiciliare ai malati, poveri, sopratutto più bisognosi.
Il 19 novembre 1850, festa di S. Elisabetta d'Ungheria, Maria Merkert e Francesca Werner, piene di fiducia in Dio, ripresero a Nysa l'attività caritativo-apostolica, scegliendo S. Elisabetta, piena di amore per Dio e per gli indigenti, come Patrona della comunità nascente.
Nove anni dopo, il 4 settembre 1859, l'Associazione di S. Elisabetta ricevette l'approvazione da parte del Vescovo di Breslavia Mons. Enrico Förster.
Il 15 dicembre 1859 fu tenuto il primo capitolo generale, che elesse Maria Merkert Superiora Generale.
Il 5 maggio 1860, Maria, insieme ad altre 25 religiose, emise la professione dei voti di castità, povertà e obbedienza, più un quarto voto di servire i malati e i bisognosi.
Negli anni 1863-1865 costruì a Nysa la Casa Madre della Congregazione. Nel 1864 l'Istituto riceve il riconoscimento giuridico statale.
Il 7 giugno 1871, il Beato Pio IX (Giovanni Maria Mastai Ferretti, 1846-1878) concesse il Decretum Laudis alla Congregazione.
Nel 1887 la Congregazione "Suore di Santa Elisabetta" ottiene da Papa Leone XIII (Vincenzo Gioacchino Pecci, 1878-1903) l'approvazione definitiva come Congregazione di diritto pontificio.
La vita e l'attività di Madre Maria Merkert erano animate dallo spirito di una carità ardente per le membra sofferenti del Corpo di Cristo. L'amore di Dio spingeva Maria all'amore verso il prossimo, a favore del quale spese tutte le sue energie fino alla morte. Nutriva, inoltre, grande devozione verso la Madonna: in Lei riconosceva un modello della loro vita spirituale; si rivolgeva a Lei per trovare conforto a tutti i suoi bisogni. Maria, Madre di Gesù era venerata come modello di fede e come mediatrice, aiutando a crescere nell'unione con Dio e a servire meglio il prossimo.
Madre Maria Merkert, durante i 22 anni nei quali ebbe la direzione della Congregazione, preparò alla vita religiosa e all'assistenza ai malati circa 500 Suore, arricchì la Chiesa con 90 case religiose, sparse in 9 diocesi e in due vicariati apostolici.
Chiamata la cara Madre di tutti e "Samaritana della Slesia", morì in concetto di santità il 14 novembre 1872, a 55 anni di età. Il cordoglio fu grande, oltre che tra le consorelle, anche tra le centinaia di poveri, che aveva servito sempre fedelmente e ai quali aveva dedicato la vita, inoltre, tra tanti, gli abitanti di Nysa e d'altri luoghi, essendo conosciuta ovunque e avendo ottenuto riconoscimento, rispetto e amore.
La fama di santità è continuata anche dopo la morte. Già nell'anno 1897, cioè 25 anni dopo la sua morte, viene raccolta la documentazione inerente alla sua vita, all'attività e alle virtù e le relazioni scritte di testimoni oculari. Le difficili e avverse condizioni socio-politiche verificatesi nei tristi tempi, che seguirono la prima e la seconda guerra mondiale, rallentarono l'iter di tali pratiche. Ufficialmente il Processo diocesano incominciò nel febbraio dell'anno 1985 e terminò nel settembre 1997; seguirono il Decretum super Virtutibus, solennemente promulgato dal Beato Giovanni Paolo II (Karol Józef Wojtyła, 1978-2005) il 20 dicembre 2004, e il Decretum super Miraculo, firmato da Papa Benedetto XVI il 1° giugno 2007.
Madre Maria Merkert è stata dichiarata Beata il 30 settembre 2007 nella chiesa di S. Giacomo e S. Agnese a Nysa (Opole, Polonia) dal Card. José Saraiva Martins, prefetto della Congregazione vaticana per le Cause dei Santi, per delega di Papa Benedetto XVI.
Le "Suore di Santa Elisabetta" si dedicano alla cura dei poveri, dei malati e degli emarginati, all'educazione cristiana dell'infanzia e della gioventù ed alla formazione religiosa degli adulti. Sono presenti in Europa e nel mondo in più di 200 case : la sede generalizia è a Roma.
Per approfondimenti & è Beatificazione di Madre Maria Merkert Fonti principali : vatican.va; wikipendia.org; zenit.org (« RIV.»). |
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Santo(i) del giorno S. ALBERTO MAGNO, Vescovo e Dottore della Chiesa (mf)B. MADDALENA CATERINA MORANO, Vergine SS. Martiri (20) di Ippona († sec. III/IV)SS. Guria e Samona, Martiri in Siria († 306)S. Felice di Nola, Vescovo († sec. IV/V)SS. Marino e Aniano, Martiri in Baviera († sec. VII/VIII)S. Leopoldo il Pio (1073-1136), Margravio d'Austria BB. Ugo Faringdon (Cook), Giovanni Eynon e Giovanni Rugg, Martiri († 1539) BB. Riccardo Whiting, Roger James e Giovanni Thorne, Benedettini e martiri († 1539)B. Lucia (Broccadelli) da Narni (1476-1544), Domenicana B. Caio Coreano (1571-1624), Catechista e martire in GiapponeSS. Rocco Gonzalez e Alfonso Rodriguez, Presbiteri S.J. e martiri in Paraguay († 1628)S. Giuseppe Pignatelli (1737-1811), Sacerdote S.J.S. Giuseppe Mkasa Balikuddembé, Martire in Uganda († 1885)B. Maria della Passione, (Hélène Marie de Chappotin 1839-1904), VergineS. Raffaele (Giuseppe) Kalinowski (1835-1907), O.C.D. |
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Giovedì 15 Novembre 2012
S. Alberto, detto Magno
Vescovo O.P. e Dottore della Chiesa
(memoria facoltativa)
lberto Magno, conosciuto anche come Alberto il Grande, Alberto di Colonia o Doctor Universalis, figlio minore del Conte di Bollstädt, nacque a Lauingen (Svevia) nel 1205 o nel 1206, anche se molti storici indicano quale suo anno di nascita il 1193.
Da giovane, comunque, fu mandato a proseguire i suoi studi presso l'Università di Padova, città scelta sia perché vi risiedeva un suo zio, sia perché Padova era famosa per la sua cultura delle arti liberali, per le quali il giovane svevo aveva una speciale predilezione.
Nell'anno 1223, dopo aver ascoltato i sermoni del Beato Giordano di Sassonia, secondo Maestro Generale dell'ordine dei predicatori, divenne domenicano. Gli storici non riportano se gli studi di Alberto continuarono a Padova, Bologna, Parigi, o Colonia. Comunque, dopo averli completati, insegnò teologia a Hildesheim, Friburgo, Ratisbona, Strasburgo e Colonia.
Si trovava nel convento di Colonia, intento nello studio del Liber Sententiarum di Pietro Lombardo, quando, nel 1245, gli fu ordinato di recarsi a Parigi. Qui si laureò all'università che più di ogni altra veniva celebrata come scuola di teologia. Durante il viaggio da Colonia a Parigi ebbe tra i suoi ascoltatori Tommaso d'Aquino, un giovane silenzioso e riflessivo del quale riconobbe il genio ed a cui predisse la futura grandezza. Il nuovo discepolo accompagnò il suo maestro a Parigi e, nel 1248, tornò con lui al nuovo Studium Generale di Colonia, del quale Alberto era stato nominato Rettore, mentre Tommaso divenne secondo professore e Magister Studentium.
Al Capitolo Generale dei Domenicani tenutosi a Valenciennes nel 1250, insieme a Tommaso d'Aquino e a Pierre de Tarentaise, elaborò le norme per la direzione degli studi e per la determinazione del sistema di meriti all'interno dell'ordine. Quindi, nel 1254, fu eletto provinciale per la Germania, incarico difficile che ricoprì con efficienza e responsabilità. Nel 1256 si recò a Roma per difendere gli ordini mendicanti dagli attacchi di Guglielmo di Saint-Amour, il cui libro, De novissimis temporum periculis, fu condannato da Pp Alessandro IV (Rinaldo di Jenne, 1254-1261) il 5 ottobre 1256.
Durante la sua permanenza nell'Urbe, Alberto ricoprì l'ufficio di Maestro del Sacro Palazzo. Nel 1257, per dedicarsi allo studio ed all'insegnamento, rassegnò le dimissioni dall'ufficio di provinciale. Nell'anno 1260 fu consacrato vescovo di Ratisbona. Umberto di Romans, Maestro Generale dei Domenicani, temendo di perdere i servigi di Alberto, tuttavia, cercò di impedirne la nomina, ma fallì. Alberto, infatti, governò la diocesi fino al 1262 quando, dopo che furono accettate le sue dimissioni, riprese volontariamente l'ufficio di professore presso lo Studium di Colonia.
Nel 1274 fu invitato da Pp Gregorio X (Tebaldo Visconti, 1271-1276) a partecipare ai lavori del secondo Concilio di Lione, alle cui conclusioni prese parte attiva. L'annuncio della morte di Tommaso d’Aquino a Fossanova, durante il viaggio che aveva intrapreso per partecipare ai lavori del Concilio, fu un duro colpo per Alberto, che lo commentò dichiarando che “La luce della Chiesa” si era estinta. Il suo antico spirito e vigore tornarono a galla nel 1277, quando fu annunciato che Etienne Templier, arcivescovo di Parigi, ed altri volevano condannare gli scritti di S. Tommaso perché li consideravano poco ortodossi. Per tale motivo si mise in viaggio alla volta di Parigi, deciso a difendere la memoria del suo discepolo.
Qualche tempo dopo, nel 1278 (anno in cui scrisse il suo testamento), ebbe dei vuoti di memoria; la sua forte mente a poco a poco si offuscò, il suo corpo, fiaccato da una vita austera di privazioni e di lavoro, cedette sotto il peso degli anni e morì il 15 novembre 1280. Fu sepolto nella chiesa parrocchiale di S. Andrea a Colonia.
Alberto Magno è considerato il più grande filosofo e teologo tedesco del medioevo sia per la sua grande erudizione che per il suo impegno a livello logico-filosofico nel far coesistere fede e ragione applicando la filosofia aristotelica al pensiero cristiano.
Fu beatificato da Pp Gregorio XV (Alessandro Ludovisi, 1621-1623) nel 1622. Nel settembre 1872, i vescovi tedeschi, riuniti a Fulda, inviarono alla Santa Sede una petizione per la sua canonizzazione.
Finalmente, nel 1931, Pp Pio XI (Ambrogio Damiano Achille Ratti, 1922-1939) lo elevò agli onori dell'altare e lo proclamò Dottore della Chiesa.
Nel 1941 il Venerabile Pio XII (Eugenio Pacelli, 1939-1958) lo dichiarò patrono dei cultori delle Scienze naturali.
Significato del nome Alberto: «di illustre nobiltà» (tedesco).
Per approfondimenti & la Catechesi di Papa Benedetto XVI
è Sant'Alberto Magno
Fonte principale : wikipendia.org («RIV.»).
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Giovedì 15 Novembre 2012
Beata Maddalena Caterina Morano
Suora “Figlie di Maria Ausiliatrice”
Nel Martirologio Romano la memoria è il 26 marzo. A livello locale e nella sua Congregazione è celebrata il 15 novembre.
addalena Caterina Morano, sesta di otto figli, nasce a Chieri, in provincia di Torino, il 15 novembre del 1847.
A otto anni perde il padre Francesco e la sorella maggiore e inizia ad aiutare la madre nel lavoro. Riprende gli studi grazie allo zio sacerdote. La maestra la nomina aiutante delle più piccole.
Intanto incontra per la prima volta don Bosco, che si trovava di passaggio a Buttigliera d’Asti. Maddalena è portata all’insegnamento e a 17 anni, presso la Scuola di Pinerolo, consegue il diploma magistrale.
A 19 anni inizia a insegnare a Montaldo Torinese: lo farà con diligenza e competenza per quattordici anni, guadagnandosi il rispetto e la stima di tutto il paese.
Nel 1878 Maddalena si consiglia col suo direttore spirituale e, dopo aver comprato una casa alla madre con i suoi risparmi, va a parlare con don Bosco che l’indirizza a Mornese dove Madre Mazzarello l’accoglie festante; fu subito messa ad insegnare.
Nel 1880 si consacra a Dio con i voti perpetui e, in quell’occasione, ripete a Gesù la sua preghiera: “Signore, non permettere che io muoia senza essere arrivata alla santità. Fammi Santa!”.
Nel 1881, sotto richiesta dell’arcivescovo di Catania, Maddalena viene inviata a dirigere la nuova opera di Trecastagni, dove servivano tre maestre. Per quattro anni dirige, insegna, lava, cucina, è catechista ma soprattutto testimone, tanto che cominciano a bussare le ragazze: “vogliamo essere come lei!” Dopo una pausa di un anno a Torino, dove dirige la casa FMA di Valdocco, viene rimandata in Sicilia come visitatrice, direttrice e maestra delle novizie.
Ha il compito di fondare nuove case e di formare sante suore. Volgendo costantemente “uno sguardo alla terra e dieci al Cielo”, apre scuole, oratori, convitti e laboratori in ogni parte dell'isola.
Sorgono nuove numerose vocazioni, attratte dal suo zelo apostolico e dal clima comunitario che si crea intorno a lei. Il suo molteplice apostolato è apprezzato e incoraggiato dai Vescovi. A Catania le affidano l'intera Opera dei catechismi, la fondazione di nuovi oratori e il Convitto dell’Istituto Magistrale. Devotissima di S. Giuseppe e di Maria Ausiliatrice, che la guidarono nelle nuove fondazioni, riuscì ad inculturare fedelmente il carisma di don Bosco e il Sistema Preventivo.
Minata da un'affezione tumorale, il 26 marzo 1908 suor Maddalena Caterina Morano muore a Catania. Alla sua morte le case della Sicilia sono 18, le suore 142, le novizie 20, le postulanti 9.
Le sue spoglie, esumate il 1° dicembre 1993, oggi sono deposte in un’urna di vetro esposte ai fedeli nella nuova cappella. Esse hanno riposato nel cimitero di Alì Terme fino al 12 settembre 1939, giorno in cui vennero trasportate nella cappella dell’Istituto Maria Ausiliatrice, la “casa del suo cuore”, in mezzo alle sue figlie.
Maddalena Caterina Morano è stata elevata agli onori dell'altare dal Beato Giovanni Paolo II (Karol Józef Wojtyła, 1978-2005) il 5 novembre 1994, nella stessa città dov’era morta.
Per approfondimenti & è Maddalena Caterina Morano
Fonte principale : sdb.org («Riv.»). |
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Santa Margherita di Scozia
Regina e vedova
(memoria facoltativa)
Nel suo celebre quadro, rappresentante il Paradiso, il Beato Angelico pose, fra molti frati, anche un Re e una Regina, volendo significare che la corona reale può unirsi all'aureola della santità. Sono infatti moltissimi i personaggi di sangue reale che fanno parte del martirologio e, fra questi, molte Margherite fra le quali, oltre a quella di oggi, c'è da segnalare: Margherita figlia del Re di Lorena, benedettina del XIII secolo; Margherita figlia del Re d'Ungheria, domenicana dello stesso secolo; Margherita figlia del Re di Baviera, vedova, del XIV secolo; Margherita di Lorena (1463-1521), allevata come figlia dal Re Renato di Sicilia, Duca d'Angiò.
argherita di Scozia nacque intorno al 1046, probabilmente in Ungheria. Era nipote di Edmondo II, detto Fianchi di Ferro, e figlia di Edoardo, rifugiatosi in terra straniera per sfuggire a Canuto, usurpatore del trono d'Inghilterra. Sua madre, Agata, sorella della Regina d'Ungheria, discendeva dal Re Magiaro Santo Stefano.
Morto l'usurpatore Canuto, Edoardo ritornò in Inghilterra, quando Margherita aveva 9 anni, ma, dopo qualche tempo, la famiglia reale dovette fuggire ancora, questa volta in Scozia. Qui il Re Malcom III chiese la mano di Margherita cosicché, a ventiquattro anni, si sedeva sul trono di Scozia.
Da questo matrimonio nacquero 6 figli maschi e 2 femmine che Margherita educò amorosamente e cristianamente; due figli, infatti, Edmondo (†1100) e Matilde (†1118) furono, anch'essi, proclamati santi. Suo marito, Malcom III, non era né malvagio né violento, soltanto un po' rude e ignorante; non sapeva leggere ma aveva un grande rispetto per la moglie istruita. Baciava i libri di preghiera che le vedeva leggere con devozione; chiedeva costantemente il suo consiglio. Ella non insuperbì per questo ma si mantenne discreta, rispettosa e modesta. Fu caritatevole verso i poveri, gli orfani, i malati, che assisteva e faceva assistere al Re.
Per la Scozia non corsero mai anni migliori di quelli passati sotto il governo veramente cristiano di Malcom III e di Margherita, la quale, benvoluta dai sudditi, amata dal marito, venerata dai figli, dedicava tutta la sua vita al bene della sua anima e al benessere degli altri. Non avendo dolori propri, cercò di lenire quelli degli altri; non avendo disgrazie familiari o dinastiche, cercò di soccorrere i disgraziati; non conoscendo né miseria né mortificazioni, cercò di consolare i miseri e gli umiliati.
Durante la malattia, che la portò successivamente alla morte, apprese che il marito e il figlio maggiore erano caduti nella battaglia di Ainwick contro Guglielmo detto il Rosso.
A chi, con cautela, cercava di attenuare la crudeltà della notizia, Margherita fece capire di averla già avuta anzi ringraziò Dio di quel dolore che le sarebbe servito a scuotere, nelle ultime ore, i peccati di tutta la vita. Ciò non significava disamore e insensibilità verso il marito e il figlio morti. Ella sperava, anzi ne era certa, di riunirsi a loro, dopo quel doloroso passo, oltre la porta della morte, nella luce della Redenzione.
Morì a Edimburgo il 16 Novembre 1093. Fonte principale : santiebeati.it («RIV.»). |
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Santa Gertrude (Geltrude) la Grande
(o di Hefta), Vergine
ertrude nasce il 6 gennaio del 1256, festa dell’Epifania, nella Turingia probabilmente ad Eisleben, a nord ovest di Lipsia, ma non si sa nulla dei genitori. Della sua infanzia rimane solamente un avvenimento decisivo: l’entrata all'età di 5 anni, nel 1261, nel monastero cistercense di Helfta nella Sassonia (da qui il nome di Gertrude di Helfta).
Per vent’anni niente di eccezionale. Lo studio e la preghiera furono la sua attività principale. Era di intelligenza pronta ed acuta che la faceva eccellere tra le sue consorelle (rimase sempre umile lo stesso), e nello studio mise tutta la sua passione ed impegno. Non risparmiò fatica per consolidare la propria cultura nel campo delle lettere, della filosofia, del canto e nell’arte della miniatura. Questa sua dedizione totale allo studio di Gertrude era anche favorita dal “clima culturale” che si respirava in questo monastero (negli ultimi decenni del 1200) dovuto alla presenza di alcune monache eccezionali. Geltrude di Hackeborn, badessa e sua sorella Matilde che diventerà anche lei badessa, e scriverà un’opera di alto valore spirituale il “Liber specialis gratiae”.
Ma la svolta decisiva o “conversione” non venne grazie a questo “clima” anche se altamente culturale e spirituale che si respirava nel suo monastero. C’è stata una... “spinta” gentile dall’alto (diversa dalla metodologia poco “soft” usata da Dio con Paolo di Tarso sulla via di Damasco). Gertrude pensava con più passione allo studio e alla propria crescita culturale che alle cose religiose e agli impegni spirituali. Questi ultimi li viveva un po’ tiepidamente. Verso la fine del 1280 entrò in crisi: provò l’angosciosa sensazione di sentirsi assolutamente sola, sperduta, inutile e avvilita mentre assisteva al crollo di tutti i suoi ideali umani. Da questo abisso di angoscia e solitudine esistenziale, ella rinacque spiritualmente donandosi a Cristo incondizionatamente e totalmente.
Ecco la conversione. Che cosa era avvenuto? Era il 27 gennaio 1281 quando ebbe una prima visione del Cristo Redentore, nella sembianza di un adolescente. Scrisse poi lei stessa: “Io lodo, io adoro, io benedico, io ringrazio come posso la vostra sapiente misericordia e la vostra misericordiosa sapienza, perché voi, mio Creatore e mio Redentore, vi sforzaste di ridurre una testa indomabile sotto il vostro giogo soave…”.
Questa conversione agì particolarmente su due fronti: quello ascetico e culturale. Gertrude riprese con vigore e rigore l’osservanza della regola religiosa, inasprita liberamente con lunghe veglie e digiuni, che culminarono poi in lunga serie di sofferenze e malattie.
La seconda svolta si ebbe sui suoi interessi culturali. Gertrude tagliò netto con le discipline profane e si dedicò esclusivamente allo studio della Scrittura, della teologia e delle opere patristiche, privilegiando S. Agostino, S. Gregorio Magno, S. Bernardo e Ugo da S. Vittore.
Dopo la conversione si preoccupò non solo di studiare per sé ma di fare anche dono agli altri delle scoperte spirituali fatte nelle rivelazioni e nelle riflessioni. Abbiamo così Gertrude scrittrice e de-scrittrice della propria esperienza spirituale.
Due le opere principali che hanno consacrato Gertrude come una scrittrice di mistica.
La prima chiamata “L'araldo del divino amore”. Qui descrisse le visioni e rivelazioni che ella ebbe da Gesù Cristo e la straordinaria confidenza che ebbe con Lui.
La seconda opera ha per titolo “Gli esercizi spirituali”. Essi consistono in varie preghiere e meditazioni di ispirata bellezza e si dividono in sette differenti esercizi.
Protesa verso la comunione senza fine, conclude la sua vicenda terrena il 17 novembre del 1301 o 1302, all’età di circa 46 anni.
Per approfondimenti & è Santa Gertrude di Helfta
Per scaricare i cinque libri dell'Araldo del Divino Amore
Libro 1 di 5 scarica
Libro 2 di 5 scarica
Libro 3 di 5 scarica
Libro 4 di 5 scarica
Libro 5 di 5 scarica Fonti principali : Mario Scudu SDB; preghiereagesuemaria.it (« RIV.»).
Preghiera di Santa Gertrude
(per la liberazione di mille anime dal Purgatorio)
Nostro Signore disse a Santa Gertrude la Grande che la seguente preghiera libererebbe mille anime dal Purgatorio ogni volta che venga detta con amore.
La preghiera è stata poi estesa anche ai peccatori viventi.
« Eterno Padre, io offro il Preziosissimo Sangue del Tuo Divin Figlio, Gesù, in unione con le Messe dette in tutto il mondo, oggi, per tutte le Anime sante del Purgatorio per i peccatori di ogni luogo, per i peccatori della Chiesa universale, quelli della mia casa e dentro la mia famiglia. » |
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San Giuseppe Moscati
“Il medico Santo” di Napoli
La morte, per i cristiani, è la nascita al Cielo e per questo le feste dei santi si celebrano nel giorno della loro dipartita dal mondo. Anche la festa di S. Giuseppe Moscati doveva tenersi il 12 aprile di ogni anno, ma, per motivi pastorali (evitare che la festa cadesse durante il periodo quaresimale), si è ottenuto, dalla Congregazione per il Culto Divino, di celebrarla il 16 novembre. In questo giorno, infatti, nel 1930, i resti mortali del Santo furono trasferiti nella chiesa del Gesù Nuovo e, in questo stesso giorno, nel 1975, fu beatificato.
Poiché il Martirologio Romano e i calendari liturgici e non, in generale, pongono la memoria al 12 aprile, questa composizione agiografica si trova e al 12 aprile e al 16 novembre.
iuseppe Moscati nacque il 25 luglio 1880 a Benevento, settimo tra i nove figli del magistrato Francesco Moscati e di Rosa De Luca, dei marchesi di Roseto. Fu battezzato il 31 luglio 1880.
Nel 1881 la famiglia Moscati si trasferì ad Ancona e poi a Napoli, ove Giuseppe fece la sua prima comunione nella festa dell'Immacolata del 1888.
Dal 1889 al 1894 Giuseppe compì i suoi studi ginnasiali e poi quelli liceali al "Vittorio Emanuele", conseguendovi con voti brillanti la licenza liceale nel 1897, all'età di appena 17 anni. Pochi mesi dopo, cominciò gli studi universitari presso la facoltà di medicina dell'Ateneo partenopeo.
Fin dalla più giovane età, Giuseppe Moscati dimostra una sensibilità acuta per le sofferenze fisiche altrui; ma il suo sguardo non si ferma ad esse: penetra fino agli ultimi recessi del cuore umano. Vuole guarire o lenire le piaghe del corpo, ma è, al tempo stesso, profondamente convinto che anima e corpo sono tutt'uno e desidera ardentemente di preparare i suoi fratelli sofferenti all'opera salvifica del Medico Divino. Il 4 agosto 1903, Giuseppe Moscati conseguì la laurea in medicina con pieni voti e diritto alla stampa, coronando così in modo degno il “curriculum” dei suoi studi universitari.
Dal 1904 il Moscati, dopo aver superato due concorsi, presta servizio di coadiutore all'ospedale degl'Incurabili, a Napoli, e fra l'altro organizza l'ospedalizzazione dei colpiti di rabbia e, mediante un intervento personale molto coraggioso, salva i ricoverati nell'ospedale di Torre del Greco, durante l'eruzione del Vesuvio nel 1906.
Negli anni successivi Giuseppe Moscati consegue l'idoneità, in un concorso per esami, al servizio di laboratorio presso l'ospedale di malattie infettive Domenico Cotugno.
Nel 1911 prende parte al concorso pubblico per sei posti di aiuto ordinario negli Ospedali Riuniti e lo vince in modo clamoroso. Si succedono le nomine a coadiutore ordinario, negli ospedali e poi, in seguito al concorso per medico ordinario, la nomina a direttore di sala, cioè a primario. Durante la prima guerra mondiale è direttore dei reparti militari negli Ospedali Riuniti.
A questo “curriculum” ospedaliero si affiancano le diverse tappe di quello universitario e scientifico: dagli anni universitari fino al 1908, il Moscati è assistente volontario nel laboratorio di fisiologia; dal 1908 in poi è assistente ordinario nell'Istituto di Chimica fisiologica. In seguito a concorso viene nominato preparatore volontario della III Clinica Medica, e preposto al reparto chimico fino al 1911. Contemporaneamente, percorre i diversi gradi dell'insegnamento.
Nel 1911 ottiene, per titoli, la Libera Docenza in Chimica fisiologica; ha l'incarico di guidare le ricerche scientifiche e sperimentali nell'Istituto di Chimica biologica. Dal 1911 insegna, senza interruzioni, “Indagini di laboratorio applicate alla clinica” e “Chimica applicata alla medicina”, con esercitazioni e dimostrazioni pratiche. A titolo privato, durante alcuni anni scolastici, insegna a numerosi laureati e studenti semeiologia (studio di ogni tipo di segno, sia esso linguistico, visivo, gestuale, ecc.) e casuistica ospedaliera, clinica e anatomo-patologica. Per vari anni accademici espleta la supplenza nei corsi ufficiali di Chimica fisiologica e Fisiologia.
Nel 1922, consegue la Libera Docenza in Clinica Medica generale, con dispensa dalla lezione o dalla prova pratica ad unanimità di voti della commissione. Celebre e ricercatissimo nell'ambiente partenopeo quando è ancora giovanissimo, il professore Moscati conquista ben presto una fama di portata nazionale ed internazionale per le sue ricerche originali, i risultati delle quali vengono da lui pubblicati in varie riviste scientifiche italiane ed estere. Non sono tuttavia unicamente e neppure principalmente le doti geniali ed i successi clamorosi del Moscati che suscitano la meraviglia di chi lo avvicina. Più di ogni altra cosa è la sua stessa personalità che lascia un'impressione profonda in coloro che lo incontrano, la sua vita limpida e coerente, tutta impregnata di fede e di carità verso Dio e verso gli uomini. Il Moscati è uno scienziato di prim'ordine; ma per lui non esistono contrasti tra la fede e la scienza: come ricercatore è al servizio della verità e la verità non è mai in contraddizione con se stessa né, tanto meno, con ciò che la Verità eterna ci ha rivelato.
Il Moscati vede nei suoi pazienti il Cristo sofferente, lo ama e lo serve in essi. È questo slancio di amore generoso che lo spinge a prodigarsi senza sosta per chi soffre, a non attendere che i malati vadano a lui, ma a cercarli nei quartieri più poveri ed abbandonati della città, a curarli gratuitamente, anzi, a soccorrerli con i suoi propri guadagni. E tutti, ma in modo speciale coloro che vivono nella miseria, intuiscono ammirati la forza divina che anima il loro benefattore. Così il Moscati diventa l'apostolo di Gesù: senza mai predicare, annuncia, con la sua carità e con il modo in cui vive la sua professione di medico, il Divino Pastore e conduce a lui gli uomini oppressi e assetati di verità e di bontà. L'attività esterna cresce costantemente, ma si prolungano pure le sue ore di preghiera e si interiorizzano progressivamente i suoi incontri con Gesù sacramentato.
La sua concezione del rapporto tra fede e scienza ben si riassume in due suoi pensieri:
« Non la scienza, ma la carità ha trasformato il mondo, in alcuni periodi; e solo pochissimi uomini son passati alla storia per la scienza; ma tutti potranno rimanere imperituri, simbolo dell'eternità della vita, in cui la morte non è che una tappa, una metamorfosi per un più alto ascenso, se si dedicheranno al bene.»
« La scienza ci promette il benessere e tutto al più il piacere; la religione e la fede ci danno il balsamo della consolazione e la vera felicità... »
Il 12 aprile 1927, il prof. Moscati dopo aver preso parte alla Messa, come ogni giorno, ed aver atteso ai suoi compiti in Ospedale e allo studio privato, si sentì male e spirò sulla sua poltrona, stroncato in piena attività, a soli 46 anni; la notizia del suo decesso viene annunciata e propagata di bocca in bocca con le parole: “È morto il medico Santo”.
Giuseppe Moscati è stato beatificato dal Servo di Dio Paolo VI (Giovanni Battista Montini, 1963-1978), nel corso dell'Anno Santo, il 16 novembre 1975; proclamato Santo dal Beato Giovanni Paolo II (Karol Józef Wojtyła, 1978-2005), il 25 ottobre 1987.
Per approfondimenti & è S. Giuseppe Moscati Fonti principali : vatican.va; santiebeati.it; gesuiti.it (« RIV.»).
Preghiera
O San Giuseppe Moscati, medico e scienziato insigne, che nell'esercizio della professione curavi il corpo e lo spirito dei tuoi pazienti, guarda anche noi che ora ricorriamo con fede alla tua intercessione.
Donaci sanità fisica e spirituale, intercedendo per noi presso il Signore.
Allevia le pene di chi soffre, dai conforto ai malati, consolazione agli afflitti, speranza agli sfiduciati.
I giovani trovino in te un modello, i lavoratori un esempio, gli anziani un conforto, i moribondi la speranza del premio eterno.
Sii per tutti noi guida sicura di laboriosità, onestà e carità, affinché adempiamo cristianamente i nostri doveri, e diamo gloria a Dio nostro Padre. Amen. |
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Santo(i) del giorno S. ELISABETTA d'Ungheria, Religiosa (memoria)SS. Alfio e Zaccheo, Martiri in Palestina († 303)S. Acisclo, Martire in Spagna († 304 cc)S. Aniano, Vescovo († 453) S. Ilda, Badessa († sec. VII) S. Ugo di Novara di Sicilia, Abate († sec. XII) S. Juan Del Castillo (1596-1628), Presbitero S.J. e martire SS. Giordano (Giacinto) Ansalone e Tommaso Hioji Rokuzayemon Nishi, Martiri († 1634)B. Lupo Sebastiano Hunot (1745-1794), Presbitero e martireB. Giosafat Kocylovskyj (1896-1941), Vescovo e martire in Ucraina |
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Sant' Elisabetta d'Ungheria
Regina, vedova, religiosa
(memoria)
lisabetta, figlia di Andrea II il Gerosolimitano, re d'Ungheria, Galizia e Lodomira, e della sua prima moglie Gertrude di Merania, nacque a Sárospatak nel 1207.
Nel 1211, a soli quattro anni di età è già fidanzata; i suoi genitori l'hanno promessa in sposa a Ludovico IV, figlio ed erede del sovrano di Turingia (all'epoca, questa regione tedesca è una signoria indipendente, il cui sovrano ha il titolo di Landgraf, langravio), Ermanno I, per suggellare l'alleanza delle due dinastie nella lotta contro l'imperatore Ottone IV.
Subito viene condotta nel regno del futuro marito, per vivere e crescere lì, tra la città di Marburgo e Wartburg il castello presso Eisenach, dove venne educata dalla futura suocera, Sofia di Baviera. Nel 1217 muore il langravio di Turingia, Ermanno I. Gli succede il figlio, Ludovico IV, che nel 1221 sposa solennemente la quattordicenne Elisabetta. Ora i sovrani sono loro due: lei viene chiamata “Elisabetta di Turingia”.
Nel 1222 nasce il loro primo figlio, Ermanno. Seguono due bambine: nel 1224 Sofia (poi moglie di Enrico II di Brabante) e, il 29 settembre 1227, Gertrude, che divenne badessa di Altenberg; quest'ultima viene al mondo già orfana di padre: l'11 settembre del 1227 Ludovico IV morì ad Otranto, mentre aspettava per imbarcarsi con Federico II alla volta della Terra Santa, dove doveva partecipare alla sesta crociata.
Vedova a vent'anni con tre figli, Elisabetta riceve indietro la dote, e c'è chi fa progetti per lei: può risposarsi, a quell'età, oppure entrare in un monastero come altre regine, per viverci da regina, o anche da penitente in preghiera.
Si pose sotto la direzione spirituale del teologo Corrado di Marburgo: entrò nel Terzo Ordine Regolare di S. Francesco e ritiratasi nell'ospedale, che aveva fatto erigere nel 1228 a Marburgo con i soldi della sua dote, si dedicò alla cura dei malati, visitandoli due volte al giorno, fino alla sua morte.
Dopo la sua morte, il confessore rivelerà che, ancora vivente il marito, lei si dedicava ai malati, anche a quelli ripugnanti: “Nutrì alcuni, ad altri procurò un letto, altri li portò sulle proprie spalle, prodigandosi sempre, senza mettersi tuttavia in contrasto con suo marito”.
Collocava la sua dedizione in una cornice di normalità che includeva anche piccoli gesti “esteriori” , ispirati non a semplice benevolenza, ma al rispetto vero per gli “inferiori” : come il farsi dare del tu dalle donne di servizio. Ed era poi attenta a non eccedere con le penitenze personali, che potessero indebolirla e renderla meno pronta all'aiuto. Vive da povera e da povera si ammala, rinunciando pure al ritorno in Ungheria, come vorrebbero i suoi genitori, re e regina.
Muore a Marburgo, a 24 anni, il 17 novembre 1231 ed è subito “gridata santa” da molte voci che inducono papa Gregorio IX (Ugolino dei Conti di Segni, 1227-1241) a ordinare l'inchiesta sui prodigi che le si attribuiscono. Questo lavoro fu reso difficile da complicazioni anche tragiche: muore assassinato il confessore di lei e l'arcivescovo di Magonza cerca di sabotare le indagini ma Roma le fa riprendere.
Venne proclamata santa a Perugia da Pp Gregorio IX il 27 maggio 1235 (festa della Pentecoste): la memoria liturgica della santa, originariamente fissata al 19 novembre, fu spostata, nel 1969, al 17 novembre, suo “dies natalis”.
In Ungheria, però, la sua festa continua ad essere celebrata il 19 novembre.
È patrona dei panettieri e degli ospedalieri (secondo la tradizione, avrebbe trasformato in rose i pani che aveva nascosto per i poveri e gli ammalati) ed è, con S. Luigi dei Francesi, patrona principale del Terzo Ordine Regolare di S. Francesco.
I suoi resti, trafugati da Marburgo, durante i conflitti al tempo della Riforma protestante, sono ora custoditi in parte a Vienna.
Significato del nome Elisabetta : «Dio mio giuramento» (ebraico).
Per approfondimenti & è Santa Elisabetta d’Ungheria
Fonte principale: wikipendia.org («RIV.»). |
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Domenica 18 Novembre 2012
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Primer
Anterior
1423 a 1437 de 1557
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Darrer
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