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Resposta  Missatge 1 de 1557 del tema 
De: Enzo Claudio  (Missatge original) Enviat: 29/11/2009 08:44
Domenica 29 Novembre
San Francesco Antonio Fasani

Lucera, 6 agosto 1681 - Lucera, 29 novembre 1742

Ancor giovane fu accolto tra i Minori Conventuali. Si distinse subito per la sua vita integerrima e fu esempio di austerità e zelo sacerdotale. Eletto Ministro Provinciale promosse le regolare disciplina in tutta la Provincia. Propagò la devozione alla Vergine Immacolata, e per circa 40 anni si rese famoso nelle Puglie per la sua ardente parola e per la grande carità verso i poveri, gli orfani e i carcerati. Fu canonizzato da Giovanni Paolo II il 13 aprile 1986.


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Resposta  Missatge 1408 de 1557 del tema 
De: lore luc Enviat: 09/11/2012 04:25

Venerdì  9 Novembre  2012

 

Beato Luigi Beltrame Quattrocchi

"Sposo, padre e professionista alla luce di Dio"

L

uigi Beltrame nasce a Catania il 12 gennaio 1880. Trascorsa la prima infanzia con i suoi genitori Carlo e Francesca, e i fratelli Gregorio, Mariannina ed Ettore, intorno al 1889 va a vivere con Luigi e Stefania Quattrocchi, zii per parte materna, che ne richiedono l'affidamento ai cognati, non potendo avere figli, e lo adottano dandogli il cognome Quattrocchi.

Nel 1890, a seguito di un trasferimento dello zio Luigi, cassiere principale della Regia Dogana, approda a Roma dove trascorrerà il resto della sua esistenza. Nella capitale frequenta il liceo Umberto I e nel 1898 consegue la licenza liceale con profitto.

Iscrittosi nello stesso anno alla Facoltà di Giurisprudenza dell'Università La Sapienza, si laurea in corso il 14 luglio 1902. Durante gli studi (1901) conosce Maria Corsini e, dopo tre anni di incontri, il 15 marzo 1905 stringe con lei il fidanzamento privato, ufficializzato poi il 30 dello stesso mese.

Nell'agosto del 1905 viene nominato Vice-Pretore Onorario alla Prefettura Urbana, e a novembre, il giorno 25, sposa Maria Corsini nella Basilica di S. Maria Maggiore.

Dalla loro unione nascono quattro figli: il primo Filippo nel 1906 (in seguito Don Tarcisio), la seconda Stefania nel 1908 (divenuta poi Suor Cecilia), il terzo Cesare nel 1909 (religioso anche lui, con il nome di P. Paolino) e la quarta Enrichetta il 6 aprile del 1914.

Nel 1909 Luigi viene nominato Sostituto Avvocato Erariale; nel 1919 è Vice Avvocato Erariale; nel 1921 Segretario Generale. Arriva al pensionamento nel 1946 con la qualifica di Vice-Avvocato Generale Onorario dello Stato. Svolge inoltre numerosi incarichi ufficiali presso diversi Ministeri, l'ENPAS dipendenti statali, e consulenza legale per l'IRI, la Banca d'Italia, la Banca Commerciale Italiana, la Banca Nazionale del Lavoro, il Consorzio per le Opere Pubbliche, la STET.

Nonostante l'impegno del lavoro e della famiglia, Luigi si prodiga in un proficuo apostolato e prende parte all'associazionismo cattolico.

Nel 1916 coopera con l'ASCI, divenendo nel 1917 Presidente del Reparto Roma V e nel 1918 membro del Commissariato Centrale. Nel 1919 fonda con l'amico Gaetano Pulvirenti un oratorio festivo nella basilica di Santa Pudenziana, poi Reparto Scout Roma XX, diretto da lui stesso fino al 1923. Nel 1921 viene nominato Consigliere generale dell'ASCI fino al 1927. Collabora ancora con il Prof. Luigi Gedda nell'Azione Cattolica Maschile e nei Comitati Civici, appoggia come consigliere amministrativo il sorgere dell'Agenzia ORBIS; coadiuva con gli onorevoli Reggio d'Aci e Jacini al Centro Studi Politici; opera nella GIAC, nel Movimento di Rinascita Cristiana e nel Fronte della Famiglia.

Preziosa è infine la sua presenza come brancardier per l'UNITALSI.

Muore il 9 novembre 1951, in via Depretis, per infarto miocardico.

Per quanti lo conobbero fu una persona affabile, vera, essenziale, dotta, convinta. Era dotato di un eccezionale fascino umano che la grazia divina aveva arricchito e completato. Splendido esempio di dedizione familiare e professionale, ha saputo fedelmente corrispondere al progetto di Dio su di lui, fondando la sua vita sui valori della fede cristiana.

Caratteristica della sua esistenza fu la quotidiana attenzione ad approfondire la presenza di Dio, fino a giungere ad una significativa maturità spirituale, operando, con coerenza e sollecitudine, per la salvezza propria e quella di quanti incontrava nei suoi rapporti professionali: santificarsi per santificare.

Luigi Beltrame Quattrocchi è stato elevato agli onori dell'altare, insieme alla moglie Maria, scrittrice assai feconda di libri di carattere educativo, dal Beato Giovanni Paolo II (Karol Józef Wojtyła, 1978-2005), il 21 ottobre 2001.

Mentre la memoria di Luigi Beltrame Quattrocchi è oggi, quella della moglie Maria è il 26 agosto : "dies natalis" (M.R. 26 agosto: A Roma, beata Maria Beltrame Quattrocchi, che, madre di famiglia, visse con suo marito una vita di profonda e lieta comunione di fede e di carità verso il prossimo, illuminando con la luce di Cristo la famiglia e la società).

Per approfondimenti & è l'Omelia del Beato Giovanni Paolo II



Fonte principale : vatican.va (« RIV.»).

Resposta  Missatge 1409 de 1557 del tema 
De: lore luc Enviat: 09/11/2012 04:26
 
 

Venerdì 9 Novembre 2012


Beata Carmen del Niño Jesús

(Maria del Monte Carmelo del Bambino Gesù)

Vedova, religiosa, fondatrice :

"Hermanas Franciscanas de los Sagrados Corazones"

(Suore Francescane dei Sacri Cuori)

C

armen del Niño Jesús, al secolo Maria del Carmen Gonzalez-Ramon Garcia-Prieto, nacque ad Antequera, diocesi di Málaga (Spagna), il 30 giugno 1834. I suoi genitori, Salvador González García e Juana Ramos Prieto, da buoni cristiani, la fecero battezzare, il giorno dopo, nella parrocchia di Santa María la Mayor.

Carmencita, sin dall'infanzia, fu presto notata per la sua simpatia, intelligenza, bontà di cuore, pietà, l'amore per l'Eucaristia e la Beata Vergine. Intraprese i suoi primi studi con l’ausilio di maestri e precettori privati.

Nel 1857, nonostante l’opposizione della famiglia, convolò a nozze con Gioacchino Munoz del Cano de Hoyos, ma i ventiquattro anni di vita coniugale si rivelarono per lei un calice assai amaro, che seppe però sopportare sempre con ammirabile fortezza, riuscendo anche, con il suo integerrimo esempio, a convertire il suo sposo.

Rimasta vedova nel 1881, iniziò a dedicarsi interamente agli esercizi di pietà e, piena di desiderio di poter servire Cristo nella persona degli umili e dei bisognosi, adattò la sua abitazione quale vero e proprio asilo di carità.

In cuor suo nacque il desiderio di consacrare a Dio il resto dei suoi giorni e, guidata dal suo direttore spirituale, P. Barnaba da Astorga OFM cap., fondò la Congregazione "Hermanas Franciscanas de los Sagrados Corazones" (Suore Francescane dei Sacri Cuori).

La prima casa fu fondata presso Antequera l'8 maggio 1884. La congregazione venne eretta da Manuel Gómez-Salazar, vescovo di Malaga, il 10 luglio 1884 e ricevette il pontificio Decretum laudis il 3 maggio 1902; è aggregata all'Ordine dei Frati Minori Cappuccini dal 27 marzo 1905

Il 17 settembre 1884, insieme ad otto altre compagne, la fondatrice emise i voti temporanei ed il 20 febbraio 1889 fece la professione perpetua assumendo il nome di Carmen del Niño Jesús (Maria del Monte Carmelo di Gesù Bambino).

In tale occasione fu anche eletta prima superiora generale dell’ordine, carica che seppe espletare dimostrando sempre grande prudenza, diligenza ed amabile magnanimità. Sotto il suo governo l’istituto crebbe rapidamente, grazie anche alle numerose vocazioni. Nacquero centri per giovani, scuole ed ospedali per la cura dei poveri e dei bisognosi in genere. Nel 1897 lasciò la direzione della congregazione alle nuove leve.

Madre Carmen del Niño Jesús morì il 9 novembre 1899, già circondata da un’indiscussa fama di santità.

La causa di beatificazione fu introdotta, con ritardo, solo il 19 dicembre 1963. Nei due anni seguenti, a Malaga si celebrarono i processi apostolici ed il 7 aprile 1984 giunse il decreto sulle virtù eroiche che la dichiarò “Venerabile”. Papa Benedetto XVI ha riconosciuto un miracolo attribuito alla sua intercessione il 26 giugno 2006.

Madre Carmen del Niño Jesús è stata dichiarata beata ad Antequera - Málaga (Spagna), “Recinto ferial”, il 6 maggio 2007, dal card. José Saraiva Martìns, prefetto della Congregazione per le Cause dei Santi, per incarico e delega di Papa Benedetto XVI.

Le Suore Francescane dei Sacri Cuori, oltre che in Spagna, sono presenti in Nicaragua, a Porto Rico, nella Repubblica Dominicana, nel Venezuela e in Uruguay; la casa generalizia è ad Antequera.

Le finalità dell'istituto sono l'istruzione e l'educazione cristiana della gioventù e l'assistenza agli ammalati. Alla fine del 2008 la congregazione contava 302 religiose in 30 case.

Per approfondimenti & è Rito di beatificazione



Fonti principali: santiebeati.it; vatican.va; wikipendia.org (« RIV.»).

Resposta  Missatge 1410 de 1557 del tema 
De: lore luc Enviat: 10/11/2012 06:12
 
Sabato  10 Novembre  2012

Resposta  Missatge 1411 de 1557 del tema 
De: lore luc Enviat: 10/11/2012 06:14
Sabato 10 Novembre 2012
 

San Leone I (detto Magno)

Papa e Dottore della Chiesa

Il pontificato di Pp Leone I, come quello di S. Gregorio I, fu il più significativo ed importante dell'antichità cristiana. In un periodo in cui la Chiesa stava sperimentando i più grandi ostacoli al suo progresso in conseguenza della rapida disintegrazione dell'Impero d'occidente mentre l'oriente era profondamente agitato da controversie dogmatiche, questo Pp guidò il destino della Chiesa romana.

Secondo il Liber Pontificalis Leone nacque in Toscana in una data ignota e suo padre si chiamava Quintianus. Le prime evidenze storiche certe su Leone parlavano di lui come diacono della Chiesa romana sotto Pp Celestino I (422-432). In questo periodo, comunque, era già noto al di fuori di Roma. Durante il pontificato di Pp Sisto III (432-440), Leone fu inviato in Gallia dall'imperatore Valentiniano III per ricomporre una disputa e far riconciliare Flavio Ezio, il comandante militare della provincia, ed il prefetto del pretorio, Albino. Questo incarico è una prova della grande fiducia riposta, nell'intelligente e capace diacono, dalla corte imperiale. Mentre Leone si trovava ancora in Gallia apprese che Sisto III era morto, il 19 agosto 440, e che era stato già eletto lui, Leone, scelto unanimemente dal popolo. Al suo ritorno a Roma, Leone fu consacrato : era il 29 settembre.

L’Impero è in agonia e la giovane Chiesa è travagliata da scontri dottrinali e discordie. Con l’energia e la persuasione, Leone I rafforza in Occidente l’autorità della Sede di Pietro e affronta duri contrasti in dottrina. L’abate orientale Eutiche, influente a Costantinopoli, sostiene che in Cristo esiste una sola natura (monofisismo), contro la dottrina della Chiesa sulle due nature, distinte ma non separate, nella stessa persona.

Leone I ottiene che l’imperatore Teodosio convochi nel 449 un concilio ad Efeso (Asia Minore). Ma qui parlano solo gli “eutichiani”, senza ascoltare i legati del Papa. Negando validità a questo concilio, Leone I persuade il nuovo imperatore Marciano a indirne un altro nel 451: è il grande concilio di Calcedonia (presso Bisanzio), quarto ecumenico, che approva solennemente la dottrina delle due nature.

Intanto l’Occidente vive tempi di terrore. L’Impero non ha più un vero esercito e gli Unni di Attila, già battuti da Ezio nel 451, si riorganizzano in fretta e piombano sull’Alta Italia nel 452. Lo Stato impotente chiede al Papa di andare da Attila con una delegazione del Senato. S’incontrano presso Mantova dove Leone I convince il capo unno a lasciare l’Italia, anche col pagamento di un tributo (la leggenda parlerà poi di una visione celeste che terrorizzò Attila).

Tre anni dopo, i Vandali d’Africa sono davanti a Roma col re Genserico. A difendere gli inermi c’è solo Leone che non può impedire il saccheggio ma ottiene l’incolumità dei cittadini ed evita l’incendio dell’Urbe. Egli sente fortemente la responsabilità di successore di Pietro: arricchisce la Chiesa col suo insegnamento; chiede obbedienza ai vescovi, ma li sostiene col consiglio personale, li orienta in dottrina, nello splendido latino dei suoi scritti, per tenere con costanza la giustizia e “offrire amorosamente la clemenza, poiché senza Cristo non possiamo nulla, ma con Lui possiamo tutto”.

Fece costruire una basilica sulla tomba di Pp Cornelio sulla Via Appia; fece ricostruire il tetto della Basilica di S. Paolo fuori le mura, che era stato distrutto dal fulmine, e fece iniziare altre opere di miglioramento nella basilica stessa. Inoltre, persuase l'imperatrice Galla Placidia, come si evince dall'iscrizione, a far mettere in opera il grande mosaico dell'Arco di Trionfo che è sopravvissuto fino ai nostri giorni.

Papa Leone I non fu meno attivo nell'elevazione spirituale delle congregazioni romane, ed i suoi sermoni, dei quali si sono conservati ben 96, sono straordinari per la loro profondità, chiarezza di dizione ed elevatezza di stile.

I primi cinque manifestavano l'alta concezione della dignità del suo ufficio, così come la completa convinzione del primato del vescovo di Roma, dimostrata in maniera così chiara e decisiva dalla sua opera di pastore supremo.

Delle sue lettere, che sono di grande importanza per la storia della chiesa, se ne conservano 143, oltre ad altre 30 che gli furono inviate. Il cosiddetto Sacramentarium Leonianum è una raccolta di orazioni e prefazioni della messa, composto nella seconda metà del VI secolo.

Papa Leone I morì il 10 novembre 461 e fu sepolto nel vestibolo di S. Pietro in Vaticano. Nel 688, S. Sergio I fece traslare i suoi resti all'interno della basilica, e vi fece erigere sopra un altare. Essi, attualmente, si trovano in San Pietro, sotto l'altare della cappella della Madonna della Colonna, a lui dedicato, dove furono traslati nel 1715.

Nel 1754 Pp Benedetto XIV (Prospero Lorenzo Lambertini, 1740-1758) lo innalzò alla dignità di Doctor Ecclesiae. La Chiesa Cattolica Romana, fino al 1971, celebrava la sua festa l'11 aprile. Da quella data in poi, invece, la memoria viene celebrata il 10 novembre. Le Chiese Ortodosse orientali lo commemorano, invece, il 18 febbraio.

Per approfondimenti & La catechesi di Papa Benedetto XVI

è San Leone Magno



Fonti principali : wikipendia.org ; santiebeati.it (« RIV. »).

Resposta  Missatge 1412 de 1557 del tema 
De: lore luc Enviat: 10/11/2012 06:15
 
Sabato 10 Novembre 2012


Sant'Andrea Avellino

Presbitero Ordine Chierici Regolari Teatini

A

ndrea, al secolo Lancellotto, nacque nel 1521 a Castronuovo (poi Castronuovo di Sant'Andrea, in provincia di Potenza), da Giovanni Avellino e da Margherita Appella.
L'ambiente familiare degli Avellino, più che dai conforti di una condizione agiata, era creato dalle qualità umane e cristiane dei due coniugi e si prestava bene ad accogliere, doni di Dio, i due figli (il secondogenito, Nicola - Antonio, nacque alcuni anni dopo) e a garantire loro una sicura e adeguata educazione.

Educatori e consiglieri di Lancellotto, dalla fanciullezza alla prima giovinezza, furono la madre e lo zio don Cesare Appella, arciprete di Castronuovo.

Il ragazzo era dotato di intelligenza sveglia e perspicace, volontà docile, generosa e decisa, sensibilità viva, fantasia fervida; fisico sano, forte e bello.

Nel 1532, poiché a Castronuovo non c'erano scuole, Lancellotto si trasferì a Senise, cittadina distante 15 km, dove rimase 4 anni e studiò lettere classiche, matematica, musica.

Il 17 agosto1537 fu consacrato suddiacono e, per quattro anni aiutò lo zio arciprete nell'opera di catechesi della parrocchia.

Fu ordinato sacerdote fra il 1545 e 1546. Nell'ottobre 1547 si trasferì a Napoli per conseguire la laurea "in utroque iure" (diritto civile e diritto canonico).

Nel 1548 fece la conoscenza del gesuita spagnolo P. Diego Lainez: la frequentazione degli esercizi spirituali tenuti da questo sacerdote provocarono, in Lancellotto, un profondo cambiamento nel modo di pensare.

Nel 1551 venne incaricato di riformare i costumi del monastero di S. Arcangelo a Baiano (NA).

Qui avvenne un vero e proprio scandalo, tanto che don Lancellotto, padre spirituale del convento, fu costretto, dietro consiglio dell'arcivescovo Paolo Burali, alla soppressione immediata del convento e al trasferimento delle monache al vicino convento di S. Gregorio Armeno. Da qualche tempo, infatti, alcune monache, perdendo ogni iniziale pudore, erano preda di irrefrenabili turbamenti, tanto da indurle a vere e proprie orge.

Il 14 agosto 1556 entrò come postulante presso i teatini di S. Paolo Maggiore di Napoli; il 30 novembre dello stesso anno vestì l'abito di novizio, prendendo il nome di Andrea; il 25 gennaio 1558 prese i voti. Dal 1560 al 1570 fu maestro dei novizi; fu molto apprezzato come confessore.

Nell’aprile 1567 don Andrea Avellino venne nominato Preposto di S. Paolo Maggiore. Ricoprì tale carica in varie riprese nei successivi dieci anni, anche a Piacenza e a Milano. E, inoltre, fu visitatore della Provincia lombarda (1573-1577) e della Provincia romana-campana (1590-1591).

Per compiere bene i compiti di governo si era proposto l’osservanza delle seguenti regole:

1) agire secondo il detto della sapienza: con fermezza e con dolcezza;

2) imitare il Signore che prima insegnò con l’esempio e poi con la parola;

3) tener presente il monito di S. Bernardo ai prepositi: vedano tutto, dissimulino molto, correggano poco;

4) valutare la buona volontà dei confratelli, apprezzare il loro operato e farlo conoscere, perché sia di esempio e di sprone agli altri.

Don Andrea era convinto che più che il rimprovero e la severità fossero il bene e l’incoraggiamento che producono e stimolano il miglioramento della persona.

Gli ultimi anni della vita di don Andrea Avellino furono contrassegnati da un crescente espandersi della sua carità: accorreva ovunque fosse chiamato. D’inverno capitava di dover percorrere strade fangose; a chi gli faceva notare i fastidi rispondeva: Questi piedi che per servire il Signore faticano camminando nel fango, un giorno calpesteranno le stelle.

Il 10 novembre 1608, mentre nella chiesa di S. Paolo Maggiore si accingeva a celebrare la Messa, fu colto da un attacco di apoplessia ai piedi dell'altare; morì contemplando una celeste visione, la sera dello stesso giorno.

La causa di beatificazione, ebbe inizio nel dicembre del 1614 e procedette celermente.

Don Andrea Avellino fu beatificato da Pp Urbano VIII (Maffeo Barberini, 1623-1644) il 14 ottobre 1624 e iscritto nell'albo dei Santi, il 22 maggio 1712, da Pp Clemente XI (Giovanni Francesco Albani, 1700-1721).

S. Andrea Avellino è invocato dai fedeli contro la morte improvvisa.

Per approfondimenti & è Sant'Andrea Avellino



Fonte principale: wikipendia.org; santandreaavellino.it; teatini.it (« RIV.»).

Resposta  Missatge 1413 de 1557 del tema 
De: lore luc Enviat: 10/11/2012 06:17
Sabato 10 Novembre 2012
 


Beati Johannes Prassek, Hermann Lange, Eduard Müller

Sacerdoti diocesani, "Martiri di Lübeck" (D)

Johannes Prassek, Hermann Lange, Eduard Müller sono tre giovani sacerdoti, martiri del nazismo : 10 novembre 1943.

Johannes Prassek, nato ad Amburgo il 13 agosto 1911, in una famiglia modesta, era un sacerdote di grande capacità e comunicativa: tutti, indistintamente, si sentivano attratti spiritualmente da quell’uomo, alto m. 1,94, con un vocione e un cordiale umorismo giocoso.

Inviato a Lubecca, dal giugno 1939 P. Johannes fu affiancato dal vicario

Hermann Lange, nato il 16 aprile 1912 a Leer in una famiglia di accademici cattolici. Nonostante il diverso modo di essere e le loro differenze sociali, i due si intendevano alla perfezione. Ad esempio, mentre P. Hermann Lange non predicava mai senza partire da un concetto elaborato, Prassek confidava soprattutto nel proprio intuito, sebbene fosse anch’egli intellettualmente preparato. Di questa grande intesa umana e spirituale entrò a far parte anche

Eduard Müller, nato a Neumünster il 20 agosto 1911, cresciuto in condizioni familiari ancora più complesse di quelle di Prassek. Infatti, il padre calzolaio, che aveva chiaramente perso la fede dopo gli orrori della Prima Guerra Mondiale, aveva abbandonato la sua famiglia numerosa, senza preoccuparsene più; aveva sposato un’altra donna ed era morto in un incidente mentre lavorava come manovratore. La madre mandò avanti la famiglia, ovvero lui e le sue sorelle, facendo la domestica a ore e la lavandaia.

Inviato a Lubecca, con la sua disponibilità conquistò subito la simpatia degli altri sacerdoti. Per le sue capacità pastorali, P. Eduard Müller divenne popolare tra i più giovani, con i quali organizzava gite domenicali in mezzo alla natura.

Non erano anni facili. P. Johannes Prassek predicava sì in modo entusiasmante, ma anche "pericoloso", prendendo posizione contro lo spirito distruttivo dell’ideologia nazionalsocialista. Dopo le messe domenicali, in molti lo mettevano in guardia: era noto che la Gestapo si interessava alle sue omelie. Ma bisogna dire la verità! era la sua risposta.

Non risparmiò critiche, in pubblico, contro l’omicidio di stato delle persone disabili, considerate "improduttive", denunciando, dal punto di vista cristiano, altre violazioni dei diritti dell’uomo. In una parola, mostrava puntualmente quanto fosse anticristiana l’ideologia dei nazionalsocialisti. Tra i suoi riferimenti, il vescovo Clemens August von Galen (beatificato il 9 ottobre 2005). Proprio la diffusione degli scritti del pastore fu tra le ragioni dell’inasprimento dei controlli della polizia segreta sui sacerdoti di Lubecca.

In questa sua azione, P. Johannes Prassek trovò anche il sostegno e l’amicizia di

Karl Friedrich Stellbrink, pastore evangelico-luterano, nato il 28 ottobre 1894 a Münster, che fu il primo ad essere arrestato dalla Gestapo. Fu poi la volta, a pochi giorni di distanza, dei Padri Johannes Prassek, Hermann Lange, Eduard Müller. Con loro furono arrestati anche diciotto laici cattolici.

A tutti venne prospettata una veloce scarcerazione, se avessero preso le distanze per iscritto dai loro pastori. Rifiutarono, nonostante gli orrori del carcere tra fame, freddo e isolamento. L’ultimo sopravvissuto, che ha scritto in modo commovente della testimonianza di quei martiri, è stato il teologo cattolico, studioso di etica morale e sociale, Stephan Hubertus Pfürtner (nato a Danzig nel 1922 e 89enne nel 2011).

Lo stesso Adolf Hitler, puntando ad isolare le loro testimonianze, intervenne nell’iter del processo farsa, che si concluse con la condanna a morte dei tre sacerdoti cattolici e del pastore luterano. Furono accusati di disgregazione di potenziale militare, favoreggiamento del nemico e tradimento della patria.

Portati nel carcere Holstenglacis di Amburgo, attesero lì l’esecuzione della condanna a morte. Con una testimonianza ecumenica di grande valore, il luterano Stellbrink e il cattolico Lange condivisero la cella "come fratelli".

Il 10 novembre 1943, alle ore 13, il pubblico ministero si recò nelle celle e annunciò, in modo secco, che l’esecuzione avrebbe avuto luogo alle ore 18 per decapitazione. Ricevettero i moduli per scrivere le lettere di addio, però le loro ultime parole non raggiunsero tutti i destinatari, tanto che alcuni sono stati rintracciati sessant’anni dopo dallo storico Peter Voswinckel.

I quattro percorsero insieme l’ultimo tratto di strada. Lungo il corridoio del carcere, pregando in manette, salutarono, con affetto e con lo spirito pastorale che avevano mantenuto in prigionia, tutti gli altri detenuti. Poi la ghigliottina scese quattro volte, ogni tre minuti.

è storicamente documentato l’odium fidei contro i cattolici e soprattutto contro quei sacerdoti coraggiosi che criticavano il regime. Bastava, del resto, essere sacerdote cattolico per rischiare l’arresto, il processo-farsa e l’uccisione. I tre cappellani di Lubecca rappresentavano una vera spina nel fianco del regime. Furono giustiziati perché nessuno di essi rinunciò alla propria fede e alla morale cattolica”.

Soltanto di uno dei tre sacerdoti le spoglie mortali furono restituite alla famiglia; gli altri due vennero cremati e le loro ceneri disperse nel vento. Di loro restarono i ricordi di chi li aveva conosciuti, come il compagno di cella di padre Müller, che scrisse: “Non dimenticherò mai il modo in cui mi dava il buongiorno ogni mattina, né come mi salutava la sera prima di dormire. Non dimenticherò mai i suoi occhi dolci”.

Johannes Prassek, Hermann Lange, Eduard Müller sono stati beatificati a Lübeck (D) sabato 25 giugno 2011. A nome del Papa, la cerimonia è stata presieduta dal card. Angelo Amato S.D.B., prefetto della Congregazione delle Cause dei Santi; durante il rito è stato ricordato anche il pastore evangelico-luterano Karl Friedrich Stellbrink.

Per approfondimenti & è La beatificazione dei "martiri di Lubecca"



Fonti principali : osservatoreromano.va; radiovaticana.org (« RIV.»).

Resposta  Missatge 1414 de 1557 del tema 
De: lore luc Enviat: 11/11/2012 06:16

Domenica  11 Novembre  2012

 

Resposta  Missatge 1415 de 1557 del tema 
De: lore luc Enviat: 11/11/2012 06:18
 

Domenica 11 Novembre 2012

 

San Martino di Tours, Vescovo

(memoria)

M

artino di Tours (in latino: Martinus) nasce a Sabaria (Szombathely), in Pannonia (un'antica regione compresa tra i fiumi Danubio e Sava, che comprendeva la parte occidentale dell'attuale Ungheria) nell'anno 316 o 317 da famiglia pagana.

Suo padre, che era un importante ufficiale dell'esercito dell'Impero Romano, gli diede il nome di Martino in onore di Marte, il dio della guerra. Con la famiglia si spostò a Pavia, e quindicenne, in quanto figlio di un ufficiale, dovette entrare egli stesso nell'esercito e venne, quindi, mandato in Gallia.

Quando Martino era ancora un soldato ebbe la visione che diverrà l'episodio più narrato della sua vita. Si trovava alle porte della città di Amiens con i suoi soldati quando incontrò un mendicante seminudo. D'impulso tagliò in due il suo mantello militare e lo condivise con il mendicante. Quella notte sognò che Gesù si recava da lui e gli restituiva la metà di mantello che aveva condiviso. Udì Gesù dire ai suoi angeli: Ecco qui Martino, il soldato romano che non è battezzato, egli mi ha vestito. Quando Martino si risvegliò il suo mantello era integro. Questo mantello miracoloso venne conservato come reliquia, ed entrò a far parte della collezione di reliquie dei re Merovingi dei Franchi.

Il sogno ebbe un tale impatto su Martino che egli si fece battezzare il giorno seguente e divenne cristiano.

Lasciato l'esercito, raggiunge a Poitiers il dotto e combattivo vescovo Ilario che lo ordina esorcista: un passo sulla via del sacerdozio. Per la sua posizione di prima fila nella lotta all'arianesimo, che aveva il sostegno della Corte, il vescovo Ilario viene esiliato in Frigia (Asia Minore). Quanto a Martino si fatica a seguirne la mobilità e l'attivismo anche perché non tutte le notizie sono ben certe.

Fa probabilmente un viaggio in Pannonia e verso il 356 passa anche per Milano. Più tardi si trova in solitudine alla Gallinaria, un isolotto roccioso davanti ad Albenga, già rifugio di cristiani al tempo delle persecuzioni. Di qui Martino torna poi in Gallia dove riceve il sacerdozio dal vescovo Ilario, rimpatriato nel 360 dal suo esilio.

Martino si adoperò per la conversione alla cristianità della popolazione gallica, facendo molti viaggi per predicare nella Francia centrale e occidentale, soprattutto nelle aree rurali.

Nel corso di quest’opera divenne estremamente popolare e, nel 371, fu consacrato vescovo di Tours. Martino, però, si rifiutò di vivere nella città fondando, invece, un monastero, a 4 chilometri, che divenne la sua residenza. Il monastero, noto in latino come Maius monasterium (monastero grande), divenne in seguito noto come Marmoutier.

Non ha la cultura di Ilario, e un po’ rimane il soldato sbrigativo che era, come quando abbatte edifici e simboli dei culti pagani, ispirando più risentimenti che adesioni. Ma l’evangelizzazione riesce perché l’impetuoso vescovo si fa protettore dei poveri contro lo spietato fisco romano, promuove la giustizia tra deboli e potenti. Con lui le plebi rurali rialzano la testa. Sapere che c’è lui fa coraggio. Questo spiega l’enorme popolarità in vita e la crescente venerazione successiva.

Quando muore a Candes, l'8 novembre 397, si disputano il corpo gli abitanti di Poitiers e quelli di Tours. Questi ultimi, di notte, lo portano poi nella loro città per via d'acqua, lungo i fiumi Vienne e Loire. La sua festa si celebrerà nell'anniversario della sepolturaa avvenuta l'undici novembre e la cittadina di Candes si chiamerà Candes-Saint-Martin.

Migliaia di chiese in Europa e nel mondo sono dedicate a S. Martino; il suo nome è stato dato a migliaia di paesi e villaggi in Italia, in Europa e nelle Americhe.

Significato del nome Martino : “sacro al dio Marte” (latino).

Per approfondimenti & è S. Martino di Tours



Fonti principali : wikipendia.org; santiebeati.it («RIV.»).

Resposta  Missatge 1416 de 1557 del tema 
De: lore luc Enviat: 11/11/2012 06:19
 

Domenica 11 Novembre 2012

 


San Teodoro Studita

Abate

T

eodoro, detto Studita, nacque a Costantinopoli nel 759, battendosi coraggiosamente fin dalla gioventù in difesa delle icone presenti nella capitale dell'impero bizantino, minacciate dalla politica religiosa imperiale.

Nel 794 succedette al proprio zio Platone, che lo aveva persuaso a prendere i voti monacali dieci anni prima, nella direzione del monastero di Sakkudion in Bitinia.

Nel 796, tuttavia, fu esiliato a Tessalonica per aver scomunicato Costantino VI di Bisanzio, che aveva divorziato dalla moglie Maria per sposare Teodota.

Nel 797, dopo la morte dell'imperatore, fu richiamato in patria con tutti gli onori; lasciò Sakkudion che nel frattempo era stata saccheggiata dagli Arabi e si trasferì nel monastero di Studios in Costantinopoli, dove intraprese una forte campagna in favore dell'ascetismo e di riforme monastiche.

I punti focali della sua regola, utilizzata in seguito sia nei monasteri bizantini che in quelli russi, si possono enucleare in clausura, povertà, disciplina, studio, servizi religiosi e lavoro manuale. Viene ricordato anche per aver autorizzato i suoi monaci a sbriciolare noce moscata (una delle spezie più costose all'epoca) sulla loro zuppa di piselli quando questi erano costretti a mangiarla.

Nell'809 fu di nuovo bandito a causa del suo rifiuto di ricevere la comunione dal patriarca Niceforo, il quale aveva reintegrato il prete Giuseppe nonostante quest'ultimo avesse officiato le nozze tra Costantino e Teodota.

Nell'811 fu richiamato dall'esilio da Michele I di Bisanzio, sul quale aveva molta influenza, e fu di nuovo bandito nonché flagellato nell'814 a causa della sua strenua opposizione all'editto dell'Imperatore Leone V il quale aveva proibito la venerazione delle immagini sacre.

Liberato nell'821 dall'Imperatore Michele II, promosse nell'824 un'insurrezione contro lo stesso perché giudicato, dal santo, troppo indulgente nei confronti degli iconoclasti. Quando i suoi piani fallirono, Teodoro ritenne opportuno allontanarsi da Costantinopoli.

Da allora visse peregrinando per vari monasteri in Bitinia. Morì, a quanto pare, a Prinkipo, l’11 novembre 826; il suo corpo fu successivamente traslato nel monastero di Studios il 26 gennaio 844.

Egli divenne famoso per la sua zelante opposizione all'iconoclastia, per la regola monastica da lui introdotta e per il gran numero di liturgie da lui composte, in particolare la Lenten Triodion che è ancora oggi molto usata nella Chiesa ortodossa.

Fu in seguito canonizzato santo sia dalla Chiesa cattolica che da quelle ortodosse e festeggiato da entrambe l'11 novembre.

Per approfondimenti & la Catechesi di Papa Benedetto XVI

è San Teodoro Studita



Fonti principali : vatican.va; wikipendia.org (« RIV.»).

Resposta  Missatge 1417 de 1557 del tema 
De: lore luc Enviat: 11/11/2012 06:20
 
 

Domenica 11 Novembre 2012

Beata Vincenza Maria (Luigia) Poloni

Vergine, cofondatrice Istituto :

"Sorelle della Misericordia"

La data di culto per la Chiesa Universale è l'11 novembre (dies natalis), mentre la Congregazione delle "Sorelle della Misericordia" la festeggia il 10 settembre (giorno in cui nel 1848 Luigia Poloni emise i voti assumendo il nome di Vincenza Maria).

V

incenza Maria, al secolo Luigia Francesca Maria, Poloni nasce il 26 gennaio 1802, a Verona, da Gaetano e Margherita Biadego. La sua casa è situata in Piazza delle Erbe, dove i genitori gestiscono una drogheria-farmacia. Nel pomeriggio dello stesso giorno veniva battezzata nella Parrocchia di S. Maria Antica presso le Arche Scaligere. Ultima di dodici fratelli dei quali nove morirono in tenera età, Luigia crebbe in un clima familiare permeato da solidi principi religiosi e da uno stile di solidarietà verso i più deboli. Dai genitori assorbì il senso della fede, della preghiera e della laboriosità e ricevette un grado di istruzione adeguato alla sua condizione sociale.

Giovane di aperto e di vivace ingegno, divenne il braccio destro della mamma nella cura della casa, il sostegno insostituibile nell’educazione dei numerosi nipoti, l’assistente premurosa di una cognata spesso malata e l’aiuto principale nel negozio del padre. Anche Il fratello Apollonio, trovò nella sorella Luigia un valido appoggio per la gestione e amministrazione della complessa attività agricola in località Palazzina (VR).

Sotto la direzione spirituale di don Carlo Steeb (Beatificato nel 1975) il suo cuore andava assecondando i richiami dello Spirito Santo che la conduceva con sempre maggior trasporto a dedicare tempo ed attenzione alle persone anziane e malate croniche presso il Pio Ricovero cittadino. Nel 1836, durante una terribile epidemia di colera, diede prova di incondizionata abnegazione nel reparto detto “sequestro” mettendo a repentaglio la sua stessa vita.

Intanto la volontà di Dio andava facendosi sempre più chiara: gli anziani e i malati costituivano il corpo di Cristo sofferente a cui si donava generosamente e al quale voleva attrarre altre compagne.

Superate le non poche resistenze poste dai famigliari, che ritenevano ancora indispensabile la sua presenza in famiglia, il 2 novembre 1840 Luigia si stabilì con tre compagne in due stanzette presso il Pio Ricovero per dedicarsi a tempo pieno al servizio degli anziani e malati.

Gli inizi delle opere di Dio sono sempre caratterizzati dallo zelo del donarsi e da una generosa povertà scelta consapevolmente. Quelle quattro persone assunsero subito lo stile di vita di una comunità religiosa scandita da un orario severo, da fervente preghiera, e da un totale servizio di carità verso gli altri. Ben presto si aggiunsero altre compagne, fu acquistata una casa, si ottennero le autorizzazioni civili e canoniche e così il 10 settembre 1848 Luigia Poloni, insieme ad altre dodici sorelle, emise i voti religiosi di povertà, castità ed obbedienza assumendo il nome di Vincenza Maria.

L'Istituto "Sorelle della Misericordia" di Verona diventava una realtà. Una nuova sorgente di luce e di amore sgorgava in questa città di santi e beati.

Madre Vincenza Maria, nei quindici anni da lei vissuti dopo la fondazione dell’Istituto, esercitò con zelo ammirabile la sua missione di assistenza agli anziani, malati e fanciulli orfani. Con la saggezza che derivava dal suo temperamento, dall'esperienza di vita in famiglia e soprattutto dalla fedeltà allo Spirito, reggeva la Comunità che, nel frattempo andava espandendosi raggiungendo,alla sua morte, il numero di 48 sorelle.

Con l’esempio della vita e con l’insegnamento, raccomandava alle sue figlie la rettitudine nell’agire, la tenerezza verso le ammalate, la pazienza nelle tribolazioni, l’umiltà nel riconoscere i propri errori, la carità verso il prossimo, soprattutto verso i poveri. Era solita dire: “I poveri sono i nostri padroni: amiamoli e serviamoli come serviremmo Gesù Cristo stesso in persona”.

Sopportò con fede e con fiducia nella divina Provvidenza difficoltà e sacrifici. Coltivò la preghiera, l’amore all’Eucaristia, la devozione all’Addolorata, ai Sacratissimi Cuori di Gesù e di Maria. Nutrì, inoltre, una particolare devozione nei confronti di San Vincenzo De’ Paoli, il santo cui il Beato Carlo Steeb si ispirò nello stendere le Regole per l’Istituto.

Negli ultimi anni della sua vita, Madre Vincenza Maria venne colpita da un tumore che, lentamente ma inesorabilmente, la consumava. Sopportò il dolore con cristiana fortezza e in silenzio per non essere di peso alle sorelle. Si sottopose all'intervento chirurgico e alla cura ancor più dolorosa del 'caustico' senza anestesia.

Trascorse gli ultimi dieci giorni di vita in edificante preparazione alla morte, confortata dalla presenza del suo direttore spirituale, don Carlo Steeb, che le somministrò il sacramento degli infermi.

Entrò nell'eternità alle ore 9 dell’11 novembre 1855 lasciando alle sue Figlie il tesoro dei suoi esempi ed un mirabile testamento spirituale nel quale raccomandava con tutte le forze la carità. Quelle parole sembrano scritte con il suo sangue ed hanno ancor oggi il fascino di un eroismo raggiunto dal suo impegno di conformità a Cristo.

La Chiesa, dopo scrupoloso esame storico e teologico, ha riconosciuto ufficialmente il 28 aprile 2006 l'esercizio delle virtù eroiche di madre Vincenza Maria Poloni e il 17 dicembre 2007 la guarigione miracolosa di suor Virginia Agostini avvenuta per sua intercessione nel 1939.

Il Rito di Beatificazione ha avuto luogo a Verona domenica 21 settembre 2008. Rappresentante del Santo Padre è stato il card. Angelo Amato, S.D.B., Prefetto della Congregazione delle Cause dei Santi.

La spiritualità della congregazione è basata su quella di S. Vincenzo de' Paoli ed è caratterizzata da carità, semplicità e umiltà. Le sorelle si dedicano al servizio ai più poveri, all'educazione e alle opere di pastorale giovanile.

Sono presenti in Europa (Albania, Germania, Italia, Portogallo), nelle Americhe (Argentina, Brasile, Cile), in Africa (Angola, Tanzania). La Casa generalizia è in Via Valverde a Verona. Alla fine del 2008, la congregazione contava 1.029 religiose in 103 case.

Per approfondimenti & è Sorelle della Misericordia



Fonti principali : istsorellemisericordia.it; vatican.va; wikipendia.org (« RIV.»).


Orazione


O Dio, nostro Padre, che hai dato alla beata Vincenza Maria la grazia di contemplare la tua misericordia e di esserne testimone umile e semplice in mezzo ai poveri e bisognosi, fa’ che, imitando il suo esempio, attingiamo sempre alla ricchezza del tuo amore, per dedicarci con generosità al servizio del prossimo. Per il nostro Signore Gesù Cristo…


Resposta  Missatge 1418 de 1557 del tema 
De: lore luc Enviat: 12/11/2012 05:00

Lunedì  12 Novembre  2012

 

Santo(i) del giorno

S. GIOSAFAT, Vescovo e martire (memoria)
S. Nilo (discepolo di S. Giovanni Crisostomo), Abate († cc 430)
S. Cuniberto di Colonia (590-663), Vescovo
SS. Benedetto, Giovanni, Matteo, Isacco e Cristiano, Martiri in Polonia († 1003)
B. Giovanni della Pace (Cini da Pisa cc 1270-1335), Eremita e fondatore
S. Diego di Alcalà (1400-1463), Religioso O.F.M.
S. Margarito Flores (1899-1927), Presbitero e martire in Messico
B. Giuseppe Medes Ferris (1885-1936), Laico coniugato e martire


Resposta  Missatge 1419 de 1557 del tema 
De: lore luc Enviat: 12/11/2012 05:02

Lunedì  12 Novembre  2012

 

San Giosafat Kuncewycz

Vescovo e martire

(memoria)

G

iosafat, al secolo Giovanni Kuncewycz, nacque nel 1580 in Volinia (Ucraina occidentale) da genitori appartenenti alla nobiltà russa nonché ferventi ortodossi.

Giovanni si formò a Vilnius (nell'odierna Lituania) in un periodo caratterizzato dall'intenso scontro tra ortodossi tradizionalisti e uniati di rito greco, i quali, sulla scia del Concilio di Firenze (1451-1452), si erano ricongiunti alla Chiesa cattolica riconoscendo al Papa un ruolo di preminenza sugli altri vescovi.

Decidendo di aderire al credo uniate, nel 1604, divenne monaco con il nome di Giosafat ed entrò nel monastero, retto dall'ordine di S. Basilio della Santa Trinità, sito in Vilnius, dove nel 1617 iniziò la riforma che portò alla nascita dell'Ordine Basiliano di S. Giosafat.

Divenuto sacerdote nel 1609, nonostante, a detta dei suoi contemporanei, avesse fino ad allora dimostrato un carattere riservato, si diede alla predicazione riscuotendo un così grande successo che nel 1617 divenne dapprima Archimandrita (superiore) del suo monastero e, poco tempo dopo, fu nominato vescovo di Polatsk che si trovava in Rutenia, regione che, dalla Russia, era passata in parte sotto il dominio del Re di Polonia, Sigismondo III. La religione dei Polacchi era quella cattolica romana; in Rutenia, invece, come nel resto della Russia, i fedeli aderivano alla Chiesa scismatica Greco-ortodossa.

Iniziò nella diocesi, da lui retta, una serie di riforme volte ad affermare il credo uniate: restaurò completamente la cattedrale, compose un catechismo per il popolo e compì innumerevoli visite pastorali. La sua predicazione fruttò numerosissime conversioni e gli valse il titolo di rapitore di anime.

« Voi - diceva Giosafat ai suoi avversari - mi odiate a morte, mentre io vi porto tutti nel cuore, e sarei ben lieto di morire per voi ».

Queste furono parole profetiche. Alleandosi ai poteri civili, e approfittando di un periodo di torbidi politici in Polonia, gli scismatici penetrarono nell'abitazione del Vescovo, mentre si trovava a Vitebsk, per ucciderlo a colpi di spada e di moschetto. Poi il suo cadavere nudo fu gettato nel fiume Duna: era il 12 novembre 1623.

Quella morte sembrò segnare il fragile destino della Chiesa Uniate. Invece ne segnò il definitivo consolidamento, per la commozione che destò nei Polacchi, le molte conversioni che ne seguirono, e il nuovo più diretto interesse che Roma portò alla situazione dei fedeli ruteni.

Giosafat fu beatificato assai presto ma canonizzato solo nel 1867 dal Beato Pio IX (Giovanni Maria Mastai Ferretti, 1846-1878).

Oggi la Chiesa l'onora come Martire non soltanto della comunità rutena, cattolica di rito greco, ma dello spirito stesso dell'unione tra Chiese sorelle e fratelli separati ancora attuale, anzi ancor più attuale oggi che al tempo del vescovo Giosafat.

Significato del nome Giosafat : “Dio ha giudicato” (ebraico).



Fonti principali: wikipendia.org; santiebeati.it («RIV.»).

Resposta  Missatge 1420 de 1557 del tema 
De: lore luc Enviat: 12/11/2012 10:20

San Renato di Angers Vescovo

12 novembre

Etimologia: Renato = redivivo, nato un'altra volta, dal latino

Emblema: Bastone pastorale


Ecco una figura di Santo che è il risultato, per usare un termine di attualità, di una " collaborazione internazionale ". E' formata infatti dalla sovrapposizione di due leggende, una fiorita in Francia, l'altra in Italia, a Sorrento. La diocesi di Sorrento, che ha una storia antichissima, ricordava tra i suoi pastori dei primi secoli un Vescovo di nome Renato. Un giorno, nel IX secolo, questo antico personaggio era apparso in visione a Sant'Antonino Abate, patrono di Sorrento, in una grotta dov'egli viveva come eremita. Egli lo descrisse come un vecchio venerando, con la testa calva e una gran barba a cornice del volto rugoso. In Francia, d'altra parte, nella città di Angers, si raccontava la colorita storia di quanto era accaduto a San Maurilio, Vescovo del V secolo. Chiamato per assistere un bambino moribondo, il Vescovo si attardò in Chiesa per una funzione, e quando giunse alla casa del bambino, lo trovò già morto, prima di aver ricevuto il Battesimo.
Sentendosi responsabile di quella perdita, il Vescovo Maurilio volle espiarla severamente. Lasciò in se-greto Angers e s'imbarcò su una nave. Giunto in alto mare, gettò alle onde le chiavi del tesoro della cattedrale e dei reliquiari dei Santi.
Giunto in Inghilterra, s'impegnò come giardiniere reale. Intanto i fedeli lo cercavano, e un giorno, nel fegato di un grosso pesce, ritrovarono le chiavi gettate dal Vescovo fuggitivo. Seguendo quella traccia, come nei racconti polizieschi, giunsero in Inghilterra e riconobbero il Vescovo nelle vesti del giardiniere. Lo convinsero a ritornare ad Angers, e qui giunto per prima cosa il Vescovo si recò a pregare sulla tomba dei bambino morto senza Battesimo.
Pregò a lungo, con affettuosa commozione. Ad un tratto le zolle si ruppero, e dalla fossa si levò sorridendo il bambino, fresco come i fiori cresciuti sopra la sepoltura.
Quel bimbo prodigiosamente resuscitato era anch'egli destinato alla santità. Visse accanto al Vescovo, gli successe sulla cattedra di Angers, e fu San Renato, in francese re-né, cioè nato di nuovo.
Dalla città di Angers, come si sa, prese nome una delle più potenti dinastie di Francia, quella degli Angioini. Nel 1262, un Principe di quella Casa, Carlo d'Angiò, venne in Italia per cacciarne gli Imperatori tedeschi della Casa di Svevia. Egli conquistò il Reame di Napoli, sconfiggendo e mandando a morte gli ultimi Svevi, Manfredi e Corradino.
Gli Angioini restarono nell'Italia meridionale per quasi due secoli, stabilendo stretti rapporti tra la dinastia francese e la popolazione locale. A Sorrento, i conquistatori di un altro paese trovarono un nome familiare nella devozione cristiana: quello di Renato. I Napoletani , dal canto loro, conobbero la leggenda del René francese, il Santo risuscitato.
Dei due Santi, se ne fece così uno solo, con i tratti compositi, festeggiato di comune accordo il 12 novembre. La leggenda venne ampliata raccontando come, nella vecchiaia, il Vescovo di Angers fosse venuto a Sorrento per vivervi come eremita in una grotta, prima di essere eletto pastore della città delle sirene.
Si formò, così, da questa " collaborazione internazionale ", la figura di San Renato quale è stata conosciuta e venerata nei secoli successivi. Un Santo caro a due popoli diversi e anche ostili, accomunati, e anche affratellati, dalla pietà e nella devozione.


Resposta  Missatge 1421 de 1557 del tema 
De: lore luc Enviat: 13/11/2012 03:44

Martedì  13 Novembre  2012

 

Santo(i) del giorno

S. AGOSTINA Pietrantoni, Religiosa e martire
B. CARL Lampert, Sacerdote austriaco e Martire del nazismo
B. MARIA TERESA DI GESÙ, Suora, fondatrice
S. STANISLAO (Stanisław) Kostka, Novizio S.J.
SS. Antonino, Niceforo e compagni, Martiri in Palestina († 308)
B. Giovanni Gonga Martinez (1911-1936), laico e martire in Spagna
SS. Arcadio, Pascasio e compagni, Martiri in Africa († 473)
SS. Fiorenzo (520-599), Vescovo di Città di Castello e Amanzio, sacerdote
S. Maxellendis, Vergine e martire in Francia († 670 cc)
S. NICCOLÒ I, Papa (858-867)
S. Omobono di Cremona, Laico († 1197)
B. Veremondo (Varmondo) Arborio di Ivrea (cc 930-1011), Vescovo
B. Maria del Patrocinio di S. Giovanni Giner Gomis (1874-1936), Vergine e martire
BB. Kamen Vitcev, Pavel Djidjov, Josaphat Chichkov , presbiteri e martiri (1952)



Resposta  Missatge 1422 de 1557 del tema 
De: lore luc Enviat: 13/11/2012 03:48

Martedì  13 Novembre  2012

 

Sant’Agostina (Livia) Pietrantoni

Religiosa e martire

A

gostina, al secolo Livia, nasce e viene battezzata il 27 marzo 1864, nel piccolo paese di Pozzaglia Sabina, 800 metri di altitudine, tra Rieti, Orvinio e Tivoli : secondogenita di una numerosa famiglia (11 figli oltre ai genitori e ai due nonni). Francesco Pietrantoni e Caterina Costantini, i genitori, piccoli agricoltori, lavorano la loro terra e qualche appezzamento in affitto.

L'infanzia e la giovinezza di Livia respirano i valori della famiglia onesta, laboriosa, religiosa; grande influenza sulla sua formazione alla vita esercita il nonno Domenico, patriarca saggio che, insieme a tutti gli altri membri della famiglia, badava a fare bene e a pregare.

A quattro anni, il 7 settembre 1868, Livia riceve il sacramento della Cresima da Mons. Carlo Gigli, vescovo di Tivoli, e intorno al 1876 fa la sua prima comunione, con una consapevolezza certamente straordinaria a giudicare dalla sua vita successiva di preghiera, di generosità, di donazione.

Già nei primissimi anni di vita mostrò una inclinazione naturale alla preghiera ed alla contemplazione in solitudine, ci sono molte testimonianze che la ritraggono nella Cappellina della Rifolta e nelle altre chiese di Pozzaglia. Presto impara da mamma Caterina le attenzioni e i gesti della maternità che esprime con dolcezza tra i numerosi fratellini, nella grande famiglia, dove tutti sembrano avere diritto al suo tempo e al suo aiuto.

Lavora nei campi e si prende cura degli animali; conosce, perciò, poco i giochi e... la scuola, eppure riesce a trarre un grande profitto dalla sua irregolare frequenza, tanto da meritare, dalle sue compagne, il titolo di professora.

A dodici anni parte con le altre giovanette stagionali, che nei mesi invernali si recano a Tivoli, per la raccolta delle olive. Livia, precocemente saggia, assume la responsabilità morale e religiosa delle giovani compagne, le sostiene nella durezza del lavoro, lontano dalla famiglia e dal paese, tiene testa con fierezza e coraggio a caporali prepotenti e senza scrupoli. Lavorò sia in casa che fuori fino a quando non intraprese la vita religiosa; nei ritagli di tempo accudiva i malati e gli infermi di Pozzaglia.

Il 23 Marzo 1886 fu accolta nella Casa Generalizia delle Suore della Carità di S. Giovanna Antida Thouret; il 13 agosto 1887 vestì l'abito religioso con il nome di Suor Agostina. Il giorno dopo entrò in servizio, come infermiera, all'ospedale S. Spirito di Roma, glorioso per la sua storia di 700 anni e definito il ginnasio della carità cristiana, dove Suor Agostina aggiunge il suo contributo personale sulle orme dei santi che l'hanno preceduta tra i quali Carlo Borromeo, Giuseppe Calasanzio, Giovanni Bosco, Camillo De Lellis... e in quel luogo di dolore esprime la carità fino all'eroismo, prima nella corsia dei bambini, poi in quella dei tubercolotici fino al 1894.

Suor Agostina abbraccia questo mondo, lo serve, si industria per confortare e accompagnare, fino all'ultimo respiro, ogni malato e, se per i moribondi non può chiamare il sacerdote, diventa sacerdote quando occorre: A distribuire le medicine agli ammalati tutti sono capaci; ma la missione della Suora della Carità è un'altra.

Contagiata lei stessa dal male e guarita, propone alla Superiora di riprendere il suo posto per evitare che un'altra sorella possa contrarre lo stesso male. Uno dei malati mette tutti i giorni a dura prova Suor Agostina come caposala, le infermiere e i medici. Questi, dopo molti richiami, riescono ad ottenere il suo allontanamento dall'Ospedale per evitare prevaricazioni e provocazioni continue. Si narra anche di aiuto economico e di incontri con la povera madre cieca di questo figlio collerico e vendicativo. Giuseppe Romanelli, questo è il suo nome, non prende bene il provvedimento pensando che c'entri Suor Agostina, già sempre da lui maltrattata, presa di mira e minacciata di morte; mette, quindi, in atto il suo piano vendicativo la mattina del 13 novembre 1894 pugnalandola a morte, a tradimento, quando lei sta procurando, con delicatezza, un sollievo ad un malato.

Mentre muore, dalla sua bocca, escono solo parole di perdono e invocazioni alla Vergine Maria. Mi sento infiammata di carità per tutti e pronta a sostenere qualsiasi sacrificio, anche a spargere il sangue per la carità, se sarà volontà di Dio.

Suor Agostina si era offerta a Dio per amare nostro Signore e servirlo nella persona dei poveri, nello spirito di S. Vincenzo de' Paoli, trasmesso dalla Fondatrice e dalla tradizione della Comunità. Tutta Roma si scuote davanti ad un tale avvenimento. Le autorità religiose, civili e militari, la gente comune esce allo scoperto, rende omaggio alla martire della carità e parla e diffonde l'impressionante fama di santità.

Il 12 Novembre 1972 fu proclamata Beata dal Servo di Dio Paolo VI (Giovanni Battista Montini, 1963-1978); il 18 Aprile 1999 fu santificata dal Beato Giovanni Paolo II (Karol Józef Wojtyła, 1978-2005).

Il 29 aprile 2003, con il Decreto della Congregazione per il Culto divino e la Disciplina dei Sacramenti, Santa Agostina Pietrantoni è dichiarata Patrona degli infermieri, perché è una figura ispiratrice e una testimone esemplare per gli infermieri, è sostegno e aiuto per il mondo sanitario e per chi è al servizio dei malati.

Significato del nome Agostino/a : “piccolo venerabile” (latino).



Fonti principali: vatican.va; vincenziani.com («RIV.»).


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