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| De: Enzo Claudio (Mensagem original) |
Enviado: 30/11/2009 17:03 |
Un brano di Raoul Follereau definito l'Apostolo dei lebbrosi:
Che strano traffico con il buon Dio! Signore, dammi questo! Signore, concedimi questo! Signore, guariscimi!
Come se Dio non conoscesse, molto più di noi, quello che ci abbisogna.
Un piccino suggerisce forse alla mamma: "Preparami quella pappa" ?
Un malato al suo dottore: "Mi prescriva quella medicina" ?
Chi può assicurarci se quel che ci manca non sia peggiore di quel che abbiamo ?
Allora, tentiamo soltanto questa preghiera:
"Signore, non cessare di amarci, mai"
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Resposta |
Mensagem 931 de 1110 no assunto |
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Mercoledì 4
Luglio 2012
Mercoledì della XIII settimana delle ferie del Tempo Ordinario
Meditazione del giorno
San Bernardo (1091-1153), monaco cistercense e dottore della Chiesa
Commento del salmo 90, omelia 17, 4 : PL 183, 252
« Due indemoniati, uscendo dai sepolcri, gli vennero incontro »
« Presso di lui sarò nella sventura, lo salverò e lo renderò
glorioso» (Sal 91, 15) « pongo le mie delizie tra i figli dell'uomo »
(Pr 8, 31) : Emmanuele, Dio con noi... è sceso per essere accanto a
coloro il cui cuore è preso dallo sconforto, per essere con noi nello
sconforto. Però verrà il giorno in cui « saremo rapiti tra le nuvole,
per andare incontro al Signore, e così saremo sempre con il Signore » ( 1
Ts 4, 17), se tuttavia abbiamo cura di avere sempre con noi, come
compagno di strada, colui che ci darà in cambio la Patria, anzi, egli
stesso che sarà allora la Patria, purché ora sia la Strada.
è buono, per me, Signore, essere nella sventura, purché tu sia
con me ; per me, questo è preferibile che regnare senza di te,
rallegrarmi senza di te, essere senza di te nella gloria. Per me è
meglio stringerti da vicino nella sventura, averti con me nel crogiuolo
che essere senza di te perfino nel cielo. Infatti « chi altri avrò per
me in cielo ? fuori di te nulla bramo sulla terra » (Sal 72, 25). « Con
il fuoco si prova l'oro e gli uomini nel crogiuolo del dolore »(Sir 2,
5). è lì che, in mezzo a coloro che si radunano nel tuo nome, ti fermi.
Come quella volta fra i tre giovani nella fornace di Babilonia (Dt
3,92)... Dunque, perché tremiamo?... « Se Dio è con noi, chi sarà contro
di noi? »(Rom 8,31) Se Dio ci toglie dalla mano dei nemici, chi potrà
toglierci dalle sue mani?
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Resposta |
Mensagem 932 de 1110 no assunto |
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Giovedì 5
Luglio 2012
Giovedì della XIII settimana delle ferie del Tempo Ordinario
Meditazione del giorno
San Giovanni Crisostomo (c. 345-407), sacerdote ad Antiochia poi vescovo di Costantinopoli, dottore della Chiesa
Omelia sul Vangelo di San Matteo, n° 29, 1
“Chi può rimettere i peccati se non Dio solo?” (Mc 2,7)
“Ed ecco gli portarono un paralitico”. San Matteo dice
semplicemente che un paralitico fu portato a Gesù. Altri evangelisti
raccontano che fu calato da un'apertura del tetto, e presentato al
Salvatore senza fare alcuna domanda, lasciando decidere lui stesso circa
la guarigione...
Il Vangelo dice “vista la fede di
coloro che portavano il paralitico”, cioè di coloro che l'avevano
portato a Gesù. Considerate come a volte Cristo non fa alcun caso alla
fede del malato: forse non ne è capace, perché senza coscienza o
posseduto da uno spirito malvagio. Qui tuttavia il paralitico aveva una
grande fiducia in Gesù; altrimenti possibile che avrebbe permesso di
essere calato fino a lui? Cristo risponde a questa fiducia con un
prodigio straordinario. Col potere di Dio stesso, perdona a quell'uomo i
peccati. Mostra così che è uguale al Padre, verità che aveva già
mostrato quando ha detto al lebbroso: “Lo voglio, sii sanato”... e
quando, con una sola parola, aveva calmato il mare in tempesta (Mt
8,26), o quando, come Dio, aveva scacciato i demoni, che riconoscevano
in lui il loro sovrano e il loro giudice (Mt 8,32). Ora qui, mostra ai
suoi avversari, con loro grande stupore, che egli è uguale al Padre.
E,
ancora una volta, il Salvatore mostra qui quanto rifiuta tutto ciò che è
spettacolare o fonte di vanagloria. La folla lo circonda da ogni parte,
ma egli non si affretta a compiere un miracolo visibile guarendo la
paralisi fisica di quest'uomo. ... Comincia da un miracolo invisibile,
guarendogli l'anima. Una guarigione infinitamente più vantaggiosa per
lui, e, apparentemente, meno gloriosa per Cristo.
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Resposta |
Mensagem 933 de 1110 no assunto |
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Venerdì 6
Luglio 2012
Venerdì della XIII settimana delle ferie del Tempo Ordinario
Meditazione del giorno
San Francesco d'Assisi (1182-1226), fondatore dei Fratelli minori
Lettera ad un superiore dell'ordine francescano
“Non sono venuto a chiamare i giusti, ma i peccatori”
Ecco da cosa riconoscerò che ami il Signore, e che mi ami, me,
suo servo e tuo: se qualunque fratello al mondo, dopo aver peccato
quanto è possibile peccare, può incontrare il tuo sguardo, chiederti
perdono, e andarsene perdonato. Se non ti chiede perdono, chiediglielo
tu, se vuol essere perdonato. E anche se dopo pecca ancora mille volte
contro di te, amalo più di quanto ami me, e ciò per ricondurlo al
Signore. Abbi sempre pietà di questi disgraziati...
Se un
fratello, istigato da un nemico, commette un grave peccato, sarà
obbligato per obbedienza a ricorrere al suo responsabile. I fratelli a
conoscenza del suo errore non gli faranno né affronto né rimprovero; al
contrario gli testimonieranno molta bontà e con cura nasconderanno il
peccato del loro fratello, poiché “non sono i sani che hanno bisogno del
medico, ma i malati” (Mt 9,12). ... E il suo superiore agirà nei suoi
confronti con la bontà che desidererebbe se fosse lui stesso in una
simile situazione.
Se un fratello cade in un peccato
veniale, si confesserà da uno dei suoi fratelli sacerdoti. Se non c'è un
sacerdote, si confesserà da suo fratello, in attesa di trovare un
sacerdote per assolverlo canonicamente. I fratelli non potranno
aggiungere altra penitenza che questa: “Và, e non peccare più!” (Gv
8,11)
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Resposta |
Mensagem 934 de 1110 no assunto |
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Sabato della XIII settimana delle ferie del Tempo OrdinarioMeditazione del giornoSan Giovanni della Croce (1542-1591), carmelitano, dottore della Chiesa Fiamma d'amore viva, str. 3, 6
« Lo sposo è con loro »
Quando uno ama e fa del bene a un altro, lo ama e gli fa del bene secondo la propria condizione e le proprie capacità. E così il tuo Sposo, dimorando in te, ti concede grazie degne di sé. Così, essendo Egli onnipotente, senti che ti fa del bene e ti ama con onnipotenza.
Essendo Egli sapiente, senti che ti fa del bene e ti ama con sapienza; essendo infinitamente buono, senti che ti ama con bontà; essendo santo, senti che ti ama ed elargisce grazie con santità, essendo giusto, senti che ti ama e ti concede grazie secondo giustizia; essendo misericordioso, pietoso e clemente, senti la sua misericordia, pietà e clemenza; ed essendo forte, sublime e delicato, senti che ti ama in modo forte, sublime e delicato; ed essendo limpido e puro senti che ti ama in modo limpido e puro; poiché è generoso, senti che ti ama con generosità, senza nessun interesse, solo per farti del bene; poiché infine Egli è la virtù della somma umiltà, ti ama con grande bontà e con grande stima.
Ti rende uguale a lui, mostrandosi a te con gioia e con il volto pieno di grazia attraverso i sentieri delle conoscenze che ti dona. E lo senti dire: «Io sono tuo e per te, e ho piacere di essere quale sono per darmi a te e poter essere tuo per sempre ». O anima fortunata, chi dirà ciò che senti sapendoti così amata e con tanta stima innalzata? |
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Resposta |
Mensagem 935 de 1110 no assunto |
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XIV Domenica del Tempo Ordinario - Anno BMeditazione del giornoBeato Giovanni XXIII (1881-1963), papa Radiomessaggio del 01/05/1960
Il figlio di Dio carpentiere nella bottega di Giuseppe
San Giuseppe, custode di Gesù, sposo castissimo di Maria, che hai trascorso la vita a compiere perfettamente il tuo dovere, mantenendo col lavoro delle tue mani la Santa Famiglia di Nazareth, degnati di proteggere coloro che, con fiducia, si rivolgono a te. Tu conosci le loro aspirazioni, le loro angosce, le loro speranze; ricorrono a te, perché sanno che troveranno in te chi li comprende e li protegge. Anche tu hai conosciuto la prova, la fatica, la spossatezza; ma, anche in mezzo alle preoccupazioni della vita materiale, la tua anima, colma della più profonda pace, esultava di gioia inesprimibile, a causa dell'intimità col Figlio di Dio, affidato alle tue cure, e con Maria, sua dolcissima madre.
Fa' che coloro che cercano la tua protezione comprendano anch'essi che non sono soli nel loro lavoro, sappiano scoprire Gesù al loro fianco, accoglierlo con la grazia, custodirlo fedelmente come tu stesso hai fatto. Ottieni che in ogni famiglia, in ogni bottega, in ogni cantiere, dovunque un cristiano lavora, tutto sia santificato nella carità, nella pazienza, nella giustizia, nella preoccupazione di far bene, affinché scendano in abbondanza su tutti i doni dell'amore di Dio. |
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Resposta |
Mensagem 936 de 1110 no assunto |
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Lunedì della XIV settimana delle ferie del Tempo OrdinarioMeditazione del giornoBeato Charles de Foucauld (1858-1916), eremita e missionario nel Sahara Ritiro a Nazareth, 1897
« La tua fede ti ha guarita »
La fede, è ciò che fa che noi crediamo in fondo all'anima ... tutte le verità che la religione ci insegna, di conseguenza il contenuto della Sacra Scrittura e tutti gli insegnamenti del Vangelo, infine quanto ci è proposto dalla Chiesa. Il giusto vivrà veramente di questa fede (Rom 1,17), poiché essa prende il posto in lui della maggior parte dei sensi naturali. Trasforma talmente ogni cosa che gli altri sensi possono servire poco all'anima, che percepisce attraverso essi solo apparenze che ingannano, mentre la fede le mostra le realtà. L'occhio gli fa vedere un povero; la fede gli fa vedere Gesù (cf Mt 25,40). L'orecchio gli fa sentire ingiurie e persecuzioni; la fede gli canta: “Rallegratevi ed esultate” (Mt 5,12). I sensi ci fanno sentire i colpi di pietra ricevuti; la fede ci dice: “Abbiate una grande gioia per essere stati giudicati degni di soffrire qualcosa per il nome di Cristo” (cf At 5,41). Il gusto ci fa sentire l'incenso; la fede ci dice che il vero incenso “sono le preghiere dei santi” (Ap 8,4).
I sensi ci seducono con le bellezze del creato; la fede pensa alla bellezza increata ed ha compassione di tutte le creature che sono nulla e polvere di fronte a quella bellezza. I sensi hanno orrore del dolore; la fede lo benedice come la corona dello sposalizio che l'unisce all'Amato, il cammino col suo Sposo, la mano nella sua mano divina. I sensi si ribellano all'ingiuria; la fede la benedice: “Benedite coloro che vi maltrattano” (Lc 6,28)...; la trova dolce poiché è condividere la sorte di Gesù... I sensi sono curiosi; la fede non vuole conoscere nulla: ha sete di scomparire e vorrebbe passare tutta la vita immobile ai piedi del tabernacolo. |
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Resposta |
Mensagem 937 de 1110 no assunto |
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Martedì 10
Luglio 2012
Martedì della XIV settimana delle ferie del Tempo Ordinario
Meditazione del giorno
Santa Teresa del Bambin Gesù (1873-1897), carmelitana, dottore della Chiesa
Lettera 135
« Pregate il padrone della messe che mandi operai nella sua messe »
Un giorno, mentre stavo pensando a quello che potevo fare per salvare le
anime, una parola del Vangelo mi ha fatto vedere una viva luce. Un
tempo, Gesù diceva ai suoi discepoli mostrando loro i campi di grano
maturo: «Levate i vostri occhi e guardate i campi che già biondeggiano
per la mietitura» (Gv 4,34), e un po' dopo: «La messe è molta, ma gli
operai sono pochi! Pregate il padrone della messe che mandi operai nella
sua messe». Che mistero! Gesù non è forse onnipotente? Le creature
forse non appartengono a Colui che le ha create? Perché dunque Gesù
disse: «Pregate il padrone della messe che mandi operai»? Perché?
Ah! è perché Gesù nutre per noi un amore tanto incomprensibile da
volere che noi partecipiamo con lui alla salvezza delle anime. Non vuole
fare nulla senza di noi. Il Creatore dell'universo aspetta la preghiera
di una povera anima per salvare le altre anime riscattate come lei a
prezzo di tutto il suo sangue. La nostra vocazione non consiste
nell'andare a mietere nei campi di grano maturo. Gesù non ci dice:
«Abbassate i vostri occhi, guardate le pianure e andate a mietere». La
nostra vocazione (in quanto carmelitane) è ancora più sublime. Ecco le
parole del nostro Gesù: «Levate i vostri occhi e guardate. Vedete quanti
posti sono liberi nel mio cielo. Spetta a voi riempirli; siete i miei
Mosè che pregano sul monte (Es 17,8s). Chiedetemi degli operai e ne
manderò. Non aspetto nulla se non una preghiera, un sospiro del vostro
cuore!»
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Resposta |
Mensagem 938 de 1110 no assunto |
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Mercoledì 11
Luglio 2012
San Benedetto abate, patrono d'Europa, festa
Meditazione del giorno
Benedetto XVI, papa
Udienza generale del 09/04/2008 ( © Libreria Editrice Vaticana.)
San Benedetto, un modello per oggi
[Secondo la regola di san Benedetto], per essere in grado di
decidere responsabilmente, anche l'Abate deve essere uno che ascolta “il
consiglio dei fratelli” (3,2), perché “spesso Dio rivela al più giovane
la soluzione migliore” (3,3). Questa disposizione rende
sorprendentemente moderna una Regola scritta quasi quindici secoli fa!
Un uomo di responsabilità pubblica, e anche in piccoli ambiti, deve
sempre essere anche un uomo che sa ascoltare e sa imparare da quanto
ascolta. ...
Questa regola offre indicazioni utili non
solo ai monaci, ma anche a tutti coloro che cercano una guida nel loro
cammino verso Dio. Per la sua misura, la sua umanità e il suo sobrio
discernimento tra l'essenziale e il secondario nella vita spirituale,
essa ha potuto mantenere la sua forza illuminante fino ad oggi. Paolo
VI, proclamando ... san Benedetto Patrono d'Europa, intese riconoscere
l'opera meravigliosa svolta dal Santo mediante la Regola per la
formazione della civiltà e della cultura europea.
Oggi
l'Europa – uscita appena da un secolo profondamente ferito da due guerre
mondiali e dopo il crollo delle grandi ideologie rivelatesi come
tragiche utopie – è alla ricerca della propria identità. Per creare
un'unità nuova e duratura, sono certo importanti gli strumenti politici,
economici e giuridici, ma occorre anche suscitare un rinnovamento etico
e spirituale che attinga alle radici cristiane del Continente,
altrimenti non si può ricostruire l'Europa. Senza questa linfa vitale,
l'uomo resta esposto al pericolo di soccombere all'antica tentazione di
volersi redimere da sé – utopia che, in modi diversi, nell'Europa del
Novecento ha causato, come ha rilevato il Papa Giovanni Paolo II, “un
regresso senza precedenti nella tormentata storia dell'umanità”
(Insegnamenti, XIII/1, 1990, p. 58). Cercando il vero progresso,
ascoltiamo anche oggi la Regola di san Benedetto come una luce per il
nostro cammino. Il grande monaco rimane un vero maestro alla cui scuola
possiamo imparare l'arte di vivere l'umanesimo vero.
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Resposta |
Mensagem 939 de 1110 no assunto |
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Giovedì 12
Luglio 2012
Giovedì della XIV settimana delle ferie del Tempo Ordinario
Meditazione del giorno
San Bonaventura (1221-1274), francescano, dottore della Chiesa
Vita di San Francesco, Legenda Major, cap. 3(Monastero virtuale – riv.)
“E strada facendo, predicate che il regno dei cieli è vicino”
Mentre un giorno ascoltava devotamente la messa in onore degli
Apostoli,[il giovane Francesco]sentì recitare il brano del Vangelo in
cui Cristo, inviando i discepoli a predicare, consegna loro la forma di
vita evangelica, dicendo: Non tenete né oro né argento né denaro nelle
vostre cinture, non abbiate bisacce da viaggio, né due tuniche, né
calzari, né bastone. Questo udì, comprese e si innamorò della povertà
degli apostoli, e, ricolmo di indicibile letizia, esclamò: «Questo è ciò
che desidero, questo è ciò che bramo con tutto il cuore!». Senza
attendere, si toglie i calzari dai piedi; lascia il bastone; maledice
bisaccia e denaro e, contento di una sola tonaca, butta via la cintura e
la sostituisce con una corda e mette ogni sua preoccupazione nello
scoprire come realizzare a pieno le parole sentite e adattarsi in tutto
alla regola della santità, dettata agli apostoli.
Da quel momento l'uomo di Dio, per divino incitamento, si dedicò
ad emulare la perfezione evangelica e ad invitare tutti gli altri alla
penitenza. I suoi discorsi ... erano ripieni della potenza dello Spirito
Santo: penetravano nell'intimo del cuore e suscitavano forte stupore
negli ascoltatori. In ogni sua predica, all'esordio del discorso,
salutava il popolo con l'augurio di pace, dicendo: «Il Signore vi dia la
pace!" Aveva imparato questa forma di saluto per rivelazione del
Signore, come egli stesso più tardi affermò. ...
Sempre più si parlava dell'uomo di Dio, del suo insegnamento
così semplice e della sua vita. Alcuni incominciarono a sentirsi
incitati a penitenza dal suo esempio e ad unirsi a lui nell'abito e
nella vita, lasciando ogni cosa.
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Resposta |
Mensagem 940 de 1110 no assunto |
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Venerdì 13
Luglio 2012
Venerdì della XIV settimana delle ferie del Tempo Ordinario
Meditazione del giorno
San Vincenzo de' Paoli (1581-1660), sacerdote, fondatore di comunità religiose
Colloquio del 21/031659
“Non siete infatti voi a parlare, ma è lo Spirito del Padre vostro che parla in voi”
Nostro Signore Gesù Cristo ci domanda la semplicità della
colomba, che consiste nel dire le cose semplicemente, come le si pensa,
senza inutili riflessioni, e agire con bontà, senza simulazione, né
artificio, guardando a Dio solo; perciò ciascuno si sforzerà di compiere
tutte le sue azioni in questo spirito di semplicità, ricordandosi che a
Dio piace parlare ai semplici e rivelare [a] loro i suoi segreti, che
tiene nascosti ai sapienti e agli intelligenti di questo mondo (Mt
11,25). Ma Gesù Cristo, mentre ci raccomanda la semplicità della
colomba, ci ordina pure di usare la prudenza del serpente, virtù che ci
fa parlare e agire con discrezione....
Nostro Signore, dicendo agli apostoli che li inviava come pecore
in mezzo ai lupi, diceva loro allo stesso tempo che bisognava essere
prudenti come serpenti e semplici come colombe. Poi aggiunge:
“Guardatevi dagli uomini, perché vi consegneranno ai loro tribunali ...
per causa mia. E quando vi consegneranno nelle loro mani, non
preoccupatevi di come o di che cosa dovrete dire...” Prima parla della
prudenza e poi della semplicità; la prudenza è per andare come pecore in
mezzo ai lupi, dove correvano il rischio di essere maltrattati. “Siate
prudenti, dice loro, avveduti, e non siate troppo semplici” “Guardatevi
dagli uomini”: guardatevi, con prudenza; ma se vi portano davanti ai
giudici, non preoccupatevi delle risposte. Ecco la semplicità. Notate
che nostro Signore lega le due virtù, in modo che ce ne serviamo nella
stessa situazione; ci raccomanda di usarle entrambe e ci fa capire che
la prudenza e la semplicità si accordano bene quando sono ben comprese.
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Resposta |
Mensagem 941 de 1110 no assunto |
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Sabato 14
Luglio 2012
Sabato della XIV settimana delle ferie del Tempo Ordinario
Meditazione del giorno
Odi di Salomone (scritti cristiani del 2° secolo)
N°5
“Non abbiate paura...., non abbiate dunque timore”
Ti lodo, o Signore, perché ti amo.
Altissimo, tu non abbandonarmi,
perché tu sei la mia speranza.
In dono ho ricevuto la tua grazia;
è lei che mi fa vivere.
Verranno i miei persecutori,
ma non mi vedranno.
Una nube oscura cadrà sui loro occhi,
e un'aere tenebrosa li oscurerà.
Essi non avranno luce per vedere,
non potranno afferrarmi. ...
Hanno meditato un piano,
ma non è loro riuscito.
Hanno pensato cattivi progetti
ed ecco, hanno fallito.
Nel Signore è la mia speranza,
non ho timore.
Il Signore è la mia salvezza,
non ho timore.
E' come una corona sul mio capo;
non tremerò.
Quand'anche tutto l'universo tremasse,
io rimarrò fermo.
Se tutto ciò che è visibile perisse,
io non morirò.
Poiché il Signore è con me,
io sono con lui.
Alleluia!
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Resposta |
Mensagem 942 de 1110 no assunto |
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Domenica
15 Luglio 2012
XV Domenica del Tempo Ordinario - Anno B
Meditazione del giorno
Beato Giovanni Paolo II (1920-2005), papa
Messaggio per la 42a Giornata mondiale di preghiera per le vocazioni 17/04/2005 ( © Libreria Editrice Vaticana)
“Incominciò a mandarli a due a due”
Dice a Pietro: Duc in altum – Prendi il largo (Lc 5, 4). Pietro e
i primi compagni si fidarono della parola di Cristo, e gettarono le
reti (Novo millennio ineunte, 1).... Chi apre il cuore a Cristo non
soltanto comprende il mistero della propria esistenza, ma anche quello
della propria vocazione, e matura splendidi frutti di grazia. ...Vivendo
il Vangelo sine glossa, il cristiano diventa sempre più capace di amare
al modo stesso di Cristo, di cui accoglie l'esortazione: Siate perfetti
come è perfetto il Padre vostro celeste (Mt 5, 48). Egli si impegna a
perseverare nell'unità con i fratelli entro la comunione della Chiesa, e
si pone al servizio della nuova evangelizzazione per proclamare e
testimoniare la stupenda verità dell'amore salvifico di Dio.
Cari giovani, è a voi che, in modo particolare, rinnovo l'invito
di Cristo a prendere il largo. ... Fidatevi di Lui, mettetevi in
ascolto dei suoi insegnamenti, fissate lo sguardo sul suo volto,
perseverate nell'ascolto della sua Parola. Lasciate che sia Lui a
orientare ogni vostra ricerca e aspirazione, ogni vostro ideale e
desiderio del cuore. ... Penso al tempo stesso alle parole rivolte da
Maria, sua Madre, ai servi a Cana di Galilea: Fate quello che vi dirà
(Gv 2, 5). Cristo, cari giovani, vi chiede di prendere il largo e la
Vergine vi incoraggia a non esitare nel seguirlo. Salga da ogni angolo
della terra, sostenuta dalla materna intercessione della Madonna,
l'ardente preghiera al padre celeste per ottenere operai nella sua messe
(Mt 9, 38).
Gesù, Figlio di Dio,
in cui dimora la pienezza della divinità,
Tu chiami tutti i battezzati a prendere il largo,
percorrendo la via della santità.
Suscita nel cuore dei giovani il desiderio
di essere nel mondo di oggi
testimoni della potenza del tuo amore.
Riempili con il tuo Spirito di fortezza e di prudenza
perché siano capaci di scoprire la piena verità
di sé e della propria vocazione.
Salvatore nostro,
mandato dal Padre per rivelarne l'amore misericordioso,
fa' alla tua Chiesa il dono
di giovani pronti a prendere il largo,
per essere tra i fratelli manifestazione
della tua presenza che rinnova e salva.
Vergine Santa, Madre del Redentore,
guida sicura nel cammino verso Dio e il prossimo,
Tu che hai conservato le sue parole nell'intimo del cuore,
sostieni con la tua materna intercessione
le famiglie e le comunità ecclesiali,
affinché aiutino gli adolescenti e i giovani
a rispondere generosamente alla chiamata del Signore.
Amen.
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Resposta |
Mensagem 943 de 1110 no assunto |
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Lunedì 16
Luglio 2012
Lunedì della XV settimana delle ferie del Tempo Ordinario
Meditazione del giorno
San Patrizio (circa 385-circa 461), monaco missionario, vescovo
Confessioni, 56-62 conclusione ; SC 249, 129s
« Chi avrà dato un bicchiere di acqua a uno di questi piccoli perché è mio discepolo... non perderà la sua ricompensa »
Ecco che mi metto «nelle mani del mio Dio fedele» (1 Pt 4,19)
per il quale assolvo «un dovere» (Ef 6,20) malgrado la mia bassezza,
perché egli non fa differenza tra gli uomini e mi ha scelto per questo
servizio, affinché io sia suo servo, «uno di questi suoi fratelli più
piccoli» (Mt 25,40). «Che cosa gli renderò per quanto mi ha dato?» (Sal
115,12). Ma cosa posso dire o promettere al mio Signore, visto che non
ho nessuna capacità, al di fuori di quelle che lui mi ha dato?...
Per volontà di Dio, non mi succeda mai di «perdere il popolo che ha
plasmato» all'estremità della terra (Is 43,21)! Prego Dio che mi doni la
perseveranza e mi conceda di rendergli una testimonianza fedele a causa
del mio Dio, fino alla mia partenza. Se mi è successo di realizzare
qualche opera buona per il mio Dio che amo, gli domando di concedermi di
versare il mio sangue con questi stranieri e questi prigionieri, in
onore del suo nome... Sono sicuro che se questo mi accadesse,
guadagnerei come ricompensa la mia anima con il mio corpo, poiché in
quel giorno risusciteremo sicuramente nello splendore del sole, cioè
nella gloria di Cristo Gesù, nostro redentore...
Rivolgo una preghiera agli uomini credenti e timorosi di Dio, che
degneranno accogliere questo scritto che Patrizio, un peccatore
veramente ignorante, compose in Irlanda: se ho fatto o esposto qualche
piccola cosa secondo il volere di Dio, nessuno pensi che l'abbia fatto
io, ignorante come sono; invece ritenete – come cosa assolutamente certa
– che questo è stato un dono di Dio. Questa è la mia confessione prima
di morire.
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Resposta |
Mensagem 944 de 1110 no assunto |
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Martedì 17
Luglio 2012
Martedì della XV settimana delle ferie del Tempo Ordinario
Meditazione del giorno
Catechismo della Chiesa Cattolica
§ 1427-1432
Da allora Gesù cominciò a predicare e a dire: "Convertitevi, perché il regno dei cieli è vicino"
Gesù chiama alla conversione. Questo appello è una componente
essenziale dell'annuncio del Regno: “Il tempo è compiuto e il Regno di
Dio è ormai vicino; convertitevi e credete al Vangelo” (Mc 1,15 ). Nella
predicazione della Chiesa questo invito si rivolge dapprima a quanti
non conoscono ancora Cristo e il suo Vangelo. Il Battesimo è quindi il
luogo principale della prima e fondamentale conversione. ...
Ora,
l'appello di Cristo alla conversione continua a risuonare nella vita
dei cristiani. Questa seconda conversione è un impegno continuo per
tutta la Chiesa che “comprende nel suo seno i peccatori” e che, “santa
insieme e sempre bisognosa di purificazione, incessantemente si applica
alla penitenza e al suo rinnovamento” (Conc. Ecum. Vat. II, Lumen
gentium, 8). Questo sforzo di conversione non è soltanto un'opera umana.
E' il dinamismo del “cuore contrito” (Sal 51,19 ) attirato e mosso
dalla grazia a rispondere all'amore misericordioso di Dio che ci ha
amati per primo (Cf 1Gv 4,10). ...
Il cuore dell'uomo è
pesante e indurito. Bisogna che Dio dia all'uomo un cuore nuovo (Ez
36,26-27). La conversione è anzitutto un'opera della grazia di Dio che
fa ritornare a lui i nostri cuori: “Facci ritornare a te, Signore, e noi
ritorneremo” (Lam 5,21 ). Dio ci dona la forza di ricominciare. E'
scoprendo la grandezza dell'amore di Dio che il nostro cuore viene
scosso dall'orrore e dal peso del peccato e comincia a temere di
offendere Dio con il peccato e di essere separato da lui. Il cuore umano
si converte guardando a colui che è stato trafitto dai nostri peccati
(Cf Gv 19,37; Zc 12,10).
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Resposta |
Mensagem 945 de 1110 no assunto |
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Mercoledì 18
Luglio 2012
Mercoledì della XV settimana delle ferie del Tempo Ordinario
Meditazione del giorno
San Giovanni Crisostomo (c. 345-407), sacerdote ad Antiochia poi vescovo di Costantinopoli, dottore della Chiesa
Omelie sul Vangelo di San Matteo, n° 38, 1
“Le hai rivelate ai piccoli”
“Ti benedico, o Padre, dice Gesù, perché hai tenuto nascoste
queste cose ai sapienti e agli intelligenti”. Come! Si rallegra di
perdere coloro che non gli credono? Assolutamente no: quanto sono
ammirabili i disegni di Dio per la salvezza degli uomini! Quando essi si
oppongono alla verità, rifiutano di accoglierla, Dio non li forza mai,
li lascia fare. E' il loro stesso smarrimento che li spinge a ritrovare
la strada; rientrando in se stessi, ricercano in fretta la grazia della
chiamata alla fede che in un primo tempo avevano disprezzata. Coloro
invece che le sono rimasti fedeli, mostrano un fervore ancora più
grande. Cristo si rallegra perciò del fatto che queste cose sono
rivelate ad alcuni, ma si dispiace che ad altri sono nascoste; si vede
quando piange sulla città (Lc 19,41). Con lo stesso spirito San Paolo
scrive: “Rendiamo grazie a Dio, perché voi eravate schiavi del peccato,
ma avete obbedito di cuore a quell'insegnamento che vi è stato
trasmesso” (Rom 6,17). ...
Di quali sapienti vuol parlare
qui Gesù? Degli scribi e dei farisei. Dice ciò per incoraggiare i
discepoli mostrando di quali privilegi essi sono stati giudicati degni;
benché semplici pescatori, hanno ricevuto luci che i sapienti e gli
intelligenti hanno disdegnato. Questi ultimi sono sapienti solo di nome;
si credono sapienti ma sono falsi eruditi. Perciò Cristo non dice: “Le
hai rivelate agli stolti”, ma “ai piccoli”, cioè a uomini semplici e
immediati. Così ci insegna a rinunciare alla mania di grandezza e a
cercare la semplicità. San Paolo va ancora più avanti: “Se qualcuno tra
voi si crede un sapiente in questo mondo, si faccia stolto per diventare
sapiente” (1Cor 3,18).
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