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Respuesta  Mensaje 1 de 1110 en el tema 
De: Enzo Claudio  (Mensaje original) Enviado: 30/11/2009 17:03

Un brano di Raoul Follereau definito l'Apostolo dei lebbrosi:

Che strano traffico con il buon Dio! Signore, dammi questo! Signore, concedimi questo! Signore, guariscimi!

Come se Dio non conoscesse, molto più di noi, quello che ci abbisogna.

Un piccino suggerisce forse alla mamma: "Preparami quella pappa" ?

Un malato al suo dottore: "Mi prescriva quella medicina" ?

Chi può assicurarci se quel che ci manca non sia peggiore di quel che abbiamo ?

Allora, tentiamo soltanto questa preghiera:

"Signore, non cessare di amarci, mai"



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Respuesta  Mensaje 916 de 1110 en el tema 
De: lore luc Enviado: 19/06/2012 03:32

Martedì  19 Giugno  2012



Martedì della XI settimana delle ferie del Tempo Ordinario
Meditazione del giorno
Beata Teresa di Calcutta (1910-1997), fondatrice delle Suore Missionarie della Carità
No Greater Love, pag. 50

“Siate santi, perché io sono santo” (Lv 19,2)

        Tutti sappiamo che c'è un Dio che ci ama e ci ha creati. Possiamo rivolgerci a lui e chiedere: “Padre mio, aiutami ora. Voglio essere santo, voglio essere buono, voglio amare”. La santità non è un lusso destinato a un'elite; essa non è riservata solo ad alcuni. E' il nostro destino, tuo, mio, di tutti. E' un compito semplice, poiché, se impariamo ad amare, impariamo ad essere santi.

        La prima tappa è volerlo essere. Gesù vuole che siamo santi come suo Padre è santo. La mia santità consiste nel compiere la volontà di Dio, nella gioia. Dire “Voglio essere santo” significa: “Mi spoglierò di tutto ciò che non è Dio. Mi spoglierò e libererò il cuore di tutte le cose materiali. Rinuncerò alla mia volontà, ai miei gusti, alle mie fantasie, alla mia incostanza; diventerò schiavo generoso della volontà di Dio. Con tutta la mia volontà, amerò Dio, farò ogni scelta per lui, correrò verso di lui, arriverò fino a lui e lo possiederò”. Ma tutto dipende da quelle parole: “Voglio” o “Non voglio”. Devo mettere tutta la mia energia in quella parola: “Voglio”.




Respuesta  Mensaje 917 de 1110 en el tema 
De: lore luc Enviado: 20/06/2012 03:00

Mercoledì  20 Giugno  2012

Mercoledì della XI settimana delle ferie del Tempo Ordinario
Meditazione del giorno
San Giovanni della Croce (1542-1591), carmelitano, dottore della Chiesa
Cantico spirituale, seconda versione, strofa 1,6-7

“Quando preghi, entra nella tua camera”

        L'anima chiede allo Sposo: “Dove ti sei nascosto?”... Rispondiamo alla sua domanda mostrandole il luogo preciso dove si nasconde, il luogo dove ella lo troverà certamente, e con quanta perfezione e dolcezza possibili in questa vita. Da quel momento, ella non vagherà più invano dietro ad estranei (cfr Ct 3,2).

        Riteniamolo bene, il Verbo, il Figlio di Dio, risiede per essenza e per presenza, in compagnia del Padre e dello Spirito Santo, nell'essenza stessa dell'anima, e vi è nascosto. L'anima che aspira a trovarlo deve dunque uscire ... dal creato; deve entrare in se stessa e restarvi in un raccoglimento così profondo che tutte le creature per lei scompaiano. “Signore – diceva Sant'Agostino rivolto a Dio nei soliloqui – non ti trovavo fuori di me, perché male ti cercavo: ti cercavo fuori, e tu eri dentro”. Dio è dunque nascosto nell'anima nostra, ed è là che il vero contemplativo deve cercarlo, dicendo: “Dove ti sei nascosto?”

        Ebbene, anima, la più bella fra le creature di Dio, tu che desideri così ardentemente sapere dove si trova il tuo Amato per cercarlo ed unirti a lui, ecco che ti viene detto: tu stessa sei la dimora dove egli abita, il ritiro dove si nasconde. Che gioia, che consolazione per te! Il tuo tesoro, l'oggetto della tua speranza, è così vicino a te che è addirittura in te, o, per meglio dire, tu non potresti esistere senza di lui. Ascolta lo Sposo stesso che ti dice: “Il regno di Dio è in mezzo a voi” (Lc 17,21). E l'apostolo Paolo, suo servo, ci dice da parte sua: “Voi siete il tempio di Dio” (2Cor 6,16).



Respuesta  Mensaje 918 de 1110 en el tema 
De: lore luc Enviado: 21/06/2012 03:28

Giovedì  21 Giugno  2012

Giovedì della XI settimana delle ferie del Tempo Ordinario
Meditazione del giorno
Beato Giovanni XXIII (1881-1963), papa
In Discorsi, messaggi, colloqui, t. 1, Vatican 1958, p. 433

“Dacci oggi il nostro pane quotidiano”

        Vogliamo insistere sul triplo privilegio di questo “pane quotidiano” che i figli della Chiesa devono chiedere al Padre celeste, ed aspettare, fiduciosi, dalla divina provvidenza. Deve essere prima di tutto “nostro pane”, cioè il pane chiesto a nome di tutti. “ Il Signore, ci dice San Giovanni Crisostomo, ci insegna nel Padre nostro a rivolgere a Dio una preghiera a nome di tutti i nostri fratelli. Vuole così che le preghiere che innalziamo a Dio riguardino gli interessi del prossimo quanto i nostri. In questo modo intende combattere le inimicizie e scacciare l'arroganza”.

        Deve essere, inoltre, un pane “sostanziale” (Mt 6,11 grec), indispensabile alla nostra sussistenza, al nostro cibo. Ma se l'uomo è composto di un corpo, ha anche uno spirito immortale, ed il pane che gli conviene chiedere al Signore non sarà solo un pane materiale. Sarà, come fa ben osservare così giustamente il 'dottore' dell'eucaristia che è San Tommaso d'Aquino, un pane spirituale innanzitutto. Questo pane, è Dio stesso, verità e bontà da contemplare e amare; un pane sacramentale: il Corpo del Salvatore, testimonianza e viatico della vita eterna.

        La terza qualità richiesta a questo pane, e non meno importante delle precedenti, è che sia “uno”, simbolo e causa di unità (cf 1Cor 10,17). E San Giovanni Crisostomo aggiunge: “Come questo corpo è unito a Cristo, così noi siamo uniti per mezzo di questo pane”.




Respuesta  Mensaje 919 de 1110 en el tema 
De: lore luc Enviado: 22/06/2012 03:27
Venerdì  22 Giugno  2012


Venerdì della XI settimana delle ferie del Tempo Ordinario
Meditazione del giorno
San Cesario di Arles (470-543), monaco e vescovo
Discorsi, 32, 1-3; SC 243

“Là dov'è il tuo tesoro, sarà anche il tuo cuore”

        Dio accetta le nostre offerte di denaro ed ha piacere dei doni che facciamo ai poveri, ma a questa condizione: che ogni peccatore, quando offre a Dio il suo denaro, gli offra contemporaneamente la sua anima... Quando il Signore dice: “Date a Cesare quello che è di Cesare e a Dio quello che è di Dio” (Mc 12,17), non sembra dire altro che: “Come date a Cesare la sua immagine sulla moneta, così date a Dio l'immagine di Dio in voi stessi” (cf Gen 1,26)...

        E' per questo che, come spesso abbiamo detto, quando diamo del denaro ai poveri, offriamo la nostra anima a Dio affinché lì dove è il nostro tesoro, possa essere anche il nostro cuore. Infatti, perché Dio ci chiede di dare il denaro? Sicuramente perché sa che l'amiamo particolarmente e che è il nostro pensiero costante; lì dov'è il denaro, è anche il cuore. Ecco perché Dio ci esorta a farci tesori in cielo, dando ai poveri; è perché il cuore vada là dove abbiamo già il nostro tesoro e, quando il sacerdote dice: “Eleviamo i nostri cuori”, possiamo rispondere con coscienza tranquilla: “Sono rivolti al Signore”.




Respuesta  Mensaje 920 de 1110 en el tema 
De: lore luc Enviado: 23/06/2012 03:02
Sabato  23 Giugno  2012


Sabato della XI settimana delle ferie del Tempo Ordinario
Meditazione del giorno
San Rafael Arnaiz Baron (1911-1938), monaco trappista spagnolo
Scritti spirituali, 04/03/1938

“Se Dio veste così l'erba del campo, non farà assai più per voi, gente di poca fede?”

        Nel nome di Dio santo, prendo oggi la penna perché le mie parole, imprimendosi sul foglio bianco, servano da lode perpetua a Dio benedetto, creatore della mia vita, della mia anima, del mio cuore. Vorrei che l'intero universo, coi pianeti, tutti gli astri e gli innumerevoli insiemi stellari, fossero un'immensa distesa, liscia e lucente, dove poter scrivere il nome di Dio. Vorrei che la mia voce fosse più potente di mille tuoni, più forte del rumore del mare, più terribile dell'eruzione dei vulcani, solo per dire: Dio! Vorrei che il mio cuore fosse grande come il cielo, puro come quello degli angeli, semplice come quello della colomba (Mt 10,16), per mettervi Dio! Ma, poiché tutta questa grandezza che sogni non può diventare realtà, accontentati di poco e di te sesso che sei nulla, Fratello Rafael, perché il nulla stesso deve bastarti...

        Perché tacere? Perché nasconderlo? Perché non gridare al mondo intero e diffondere ai quattro venti le meraviglie di Dio? Perché non dire a tutti e a quelli che vogliono sentirlo: vedete ciò che sono? Vedete ciò che sono stato? Vedete la mia miseria che si trascina nel fango? Poiché poco importa: meravigliatevi; nonostante tutto ciò, possiedo Dio. Dio è mio amico! Dio mi ama, proprio me, di un amore tale che, se il mondo intero lo capisse, tutte le creature impazzirebbero e griderebbero di stupore. Ed è ancora poco. Dio mi ama talmente che gli angeli stessi non riescono a capirci nulla! (cf 1Pt 1,12) La misericordia di Dio è grande ! Amarmi, me, essere mio amico, mio fratello, mio padre, mio maestro. Essere Dio, e me, essere ciò che io sono !

        Oh, mio Gesù, non ho né carta, né penna. Cosa posso dire! Come non impazzire?



Respuesta  Mensaje 921 de 1110 en el tema 
De: lore luc Enviado: 24/06/2012 03:26

Domenica  24 Giugno  2012

Natività di San Giovanni Battista, solennità
Meditazione del giorno
Dalla liturgia bizantina
Lucernario dei Grandi vespri della festa della natività di Giovanni Battista

“Ricondurrà molti figli d'Israele al Signore loro Dio. Gli camminerà innanzi ..., per preparare al Signore un popolo ben disposto”

Oggi viene al mondo il grande Precursore,
nato dal seno sterile di Elisabetta.
E' il più grande fra tutti i profeti;
nessun altro è stato come lui,
poiché è la lampada che precede di poco la luce sfolgorante
e la voce che precede il Verbo.
Conduce a Cristo la Chiesa, sua fidanzata,
e prepara per il Signore il popolo eletto,
purificandolo con l'acqua in vista dello Spirito.

Da Zaccaria nasce questo germoglio,
il più bello fra i figli del deserto,
l'araldo della conversione,
colui che purifica con l'acqua chi si era smarrito,
annuncia la resurrezione
fin nel soggiorno dei morti,
e intercede per le anime nostre.

Dal seno di tua madre, beato Giovanni,
sei stato il profeta e precursore di Cristo:
hai sussultato di gioia
vedendo la Regina venire dalla sua serva,
e portarti Colui che il Padre genera senza madre da tutta l'eternità,
tu, nato da una donna sterile e da un vecchio,
secondo la promessa del Signore.
Pregalo di avere pietà delle anime nostre.

(Riferimenti biblici: Mt 11,11; Gv 5,35; Mt 3,3; Gv 3,29; Lc 1,17; 3,16; Mc 6,28; Lc 1,40; 1,13)




Respuesta  Mensaje 922 de 1110 en el tema 
De: lore luc Enviado: 25/06/2012 02:42

Lunedì  25 Giugno  2012



Lunedì della XII settimana delle ferie del Tempo Ordinario
Meditazione del giorno
Papa Benedetto XVI
Enciclica « Caritas in veritate », § 1-5 ( copyright Libreria Editrice Vaticana)

“Togli prima la trave dal tuo occhio e poi ci vedrai bene per togliere la pagliuzza dall'occhio del tuo fratello”

        L'amore — « caritas » — è una forza straordinaria, che spinge le persone a impegnarsi con coraggio e generosità nel campo della giustizia e della pace. è una forza che ha la sua origine in Dio, Amore eterno e Verità assoluta. Ciascuno trova il suo bene aderendo al progetto che Dio ha su di lui, per realizzarlo in pienezza: in tale progetto infatti egli trova la sua verità ed è aderendo a tale verità che egli diventa libero (cfr Gv 8,32). ...

        La carità è amore ricevuto e donato. Essa è « grazia » (cháris). La sua scaturigine è l'amore sorgivo del Padre per il Figlio, nello Spirito Santo. è amore che dal Figlio discende su di noi. è amore creatore, per cui noi siamo; è amore redentore, per cui siamo ricreati. Amore rivelato e realizzato da Cristo (cfr Gv 13,1) e « riversato nei nostri cuori per mezzo dello Spirito Santo » (Rm 5,5). Destinatari dell'amore di Dio, gli uomini sono costituiti soggetti di carità, chiamati a farsi essi stessi strumenti della grazia, per effondere la carità di Dio e per tessere reti di carità.

        A questa dinamica di carità ricevuta e donata risponde la dottrina sociale della Chiesa. Essa è  ... annuncio della verità dell'amore di Cristo nella società. Tale dottrina è servizio della carità, ma nella verità. La verità preserva ed esprime la forza di liberazione della carità nelle vicende sempre nuove della storia. è, a un tempo, verità della fede e della ragione, nella distinzione e insieme nella sinergia dei due ambiti cognitivi. Lo sviluppo, il benessere sociale, un'adeguata soluzione dei gravi problemi socio-economici che affliggono l'umanità, hanno bisogno di questa verità. Ancor più hanno bisogno che tale verità sia amata e testimoniata. Senza verità, senza fiducia e amore per il vero, non c'è coscienza e responsabilità sociale, e l'agire sociale cade in balia di privati interessi e di logiche di potere, con effetti disgregatori sulla società, tanto più in una società in via di globalizzazione, in momenti difficili come quelli attuali.



Respuesta  Mensaje 923 de 1110 en el tema 
De: lore luc Enviado: 26/06/2012 03:15

Martedì  26 Giugno  2012

Martedì della XII settimana delle ferie del Tempo Ordinario
Meditazione del giorno
San Benedetto (480-547), monaco
Regola, Prologo

« Entrate per la porta stretta »

        Quando il Signore cerca il suo operaio tra la folla, insiste dicendo: "Chi è l'uomo che vuole la vita e arde dal desiderio di vedere giorni felici?" (Sal 33,13). Se a queste parole tu risponderai: "Io!", Dio replicherà: "Se vuoi avere la vita, quella vera ed eterna, preserva la tua lingua dal male e le tue labbra dalla menzogna. Allontanati dall'iniquità, opera il bene, cerca la pace e seguila" (Sal 33, 14-15)... Fratelli carissimi, che può esserci di più dolce per noi di questa voce del Signore che ci chiama? Guardate come nella sua misericordiosa bontà ci indica la via della vita! Armati dunque di fede (Ef 6,14) e di opere buone, sotto la guida del Vangelo, incamminiamoci per le sue vie in modo da meritare la visione di lui, che ci ha chiamati nel suo Regno (1 Tes 2,12). Se, però, vogliamo trovare dimora sotto la sua tenda, ossia nel suo Regno, ricordiamoci che è impossibile arrivarci senza correre verso la meta, operando il bene. Ma interroghiamo il Signore, dicendogli con le parole del profeta: "Signore, chi abiterà nella tua tenda e chi dimorerà sul tuo monte santo?" (Sal 14,1). E dopo questa domanda, fratelli, ascoltiamo la risposta con cui il Signore ci indica la via che porta a quella tenda...

        Bisogna dunque istituire una scuola del servizio del Signore nella quale ci auguriamo di non prescrivere nulla di duro o di gravoso; ma se, per la correzione dei difetti o per il mantenimento della carità, dovrà introdursi una certa austerità, suggerita da motivi di giustizia, non ti far prendere dallo scoraggiamento al punto di abbandonare la via della salvezza, che in principio è necessariamente stretta e ripida. Mentre invece, man mano che si avanza nella vita monastica e nella fede, si corre per la via dei precetti divini (Sal 118,32) col cuore dilatato dall'indicibile sovranità dell'amore. Così, non allontanandoci mai dagli insegnamenti di Dio e perseverando fino alla morte nel monastero in una fedele adesione alla sua dottrina, partecipiamo con la nostra sofferenza ai patimenti di Cristo (1 Pt 4,13) per meritare di essere associati al suo regno.



Respuesta  Mensaje 924 de 1110 en el tema 
De: lore luc Enviado: 27/06/2012 03:06

Mercoledì  27 Giugno  2012

Mercoledì della XII settimana delle ferie del Tempo Ordinario
Meditazione del giorno
Sant'Agostino (354-430), vescovo d'Ippona (Nord Africa) e dottore della Chiesa
Spiegazione del Discorso dalla montagna, cap 24,§80-81 (Nuova Biblioteca Agostiniana)

“Dai loro frutti li riconoscerete”

        Con retto criterio si pone il problema dei frutti, ai quali il Signore vuole che poniamo l'attenzione per poter distinguere l'albero. Molti ascrivono ai frutti alcune proprietà che appartengono al pelame delle pecore e così sono ingannati dai lupi, come sono i digiuni, le preghiere e le elemosine. Che se tutti questi atti non potessero essere eseguiti anche dagli ipocriti, Gesù non avrebbe detto in precedenza: “Guardatevi dal praticare la vostra virtù davanti agli uomini per essere osservati da loro” (Mt 6,1)... Molti infatti distribuiscono ai poveri non per commiserazione ma per vanagloria; molti pregano o meglio sembra che preghino non perché tengono presente Dio, ma perché bramano di essere ammirati dagli uomini; e molti digiunano e ostentano un'astinenza che desta meraviglia a coloro ai quali questi usi sembrano difficili e degni di onore. Sono tutti inganni ... Non sono dunque questi i frutti da cui il Signore esorta a riconoscere l'albero. Se essi si compiono con buona intenzione secondo verità sono il pelame proprio delle pecore...

        L'Apostolo Paolo insegna quali sono i frutti, riconosciuti i quali, riconosciamo l'albero cattivo: “Son ben note le opere della carne: fornicazione, impurità, libertinaggio, idolatria, stregoneria, inimicizie, discordia, gelosia, dissensi, eresie, fazioni, invidie, ubriachezze, orge e cose del genere; circa queste cose vi preavviso, come già ho detto, che chi le commette non erediterà il regno di Dio” (Ga 5,19-20). Ed egli di seguito insegna quali sono i frutti, dai quali possiamo riconoscere l'albero buono: “Frutto dello spirito è invece amore, gioia, pace, pazienza, benevolenza, bontà, fedeltà, mitezza, dominio di sé” (v 22-23).

        è opportuno riflettere che nel brano “gioia” è stata usata in senso proprio, poiché non si può dire con proprietà che i cattivi gioiscono ma che sono ebbri di gioia. ... Secondo questa proprietà, per cui la gioia si dice soltanto dei buoni, anche il profeta afferma: “Non c'è gioia per i malvagi, dice il Signore” (Is 48,22). Così la fede, di cui si è parlato, certamente non una fede qualunque ma la vera fede, e gli altri concetti, di cui si è parlato, hanno una certa apparenza negli uomini cattivi e impostori, sicché ingannano se l'altro non ha ormai l'occhio puro e sincero, con cui è consapevole di questi fatti.



Respuesta  Mensaje 925 de 1110 en el tema 
De: lore luc Enviado: 28/06/2012 03:24

Giovedì  28 Giugno  2012

Giovedì della XII settimana delle ferie del Tempo Ordinario
Meditazione del giorno
Vita di san Francesco di Assisi detta «Perugina » (XIV secolo)
§102

Un uomo saggio costruisce la sua casa sulla roccia

Fin dall'inizio della sua conversione, il beato Francesco, come un uomo saggio, voleva, con l'aiuto del Signore, stabilire saldamente insieme la sua casa e lui stesso, cioè il suo Ordine dei Frati minori, su una roccia solida, ossia sulla grandissima umiltà e la grandissima povertà del Figlio di Dio.

Fondati su una grandissima umiltà: per questo fin dall'inizio, quando il numero dei fratelli ha cominciato a crescere, prescrisse loro di rimanere negli ospizi per servire i lebbrosi. In quel momento, quando i postulanti si presentavano, sia che fossero nobili che plebei, erano avvertiti che avrebbero dovuto servire i lebbrosi e abitare nei loro ospizi.

Fondati su una grandissima umiltà: egli scrisse infatti nella sua regola che i fratelli devono abitare le loro case “come ospiti e pellegrini, e non desiderare nulla sotto il cielo”, se non la santa povertà grazie alla quale il Signore li nutrirà in questo mondo di alimenti per il corpo e di virtù, il che varrà loro nell'altra vita come eredità, cioè il cielo.

Anche per se stesso, Francesco scelse questo fondamento di un'umiltà perfetta e di una povertà perfetta; pur essendo stato un grande personaggio nella Chiesa di Dio, ha scelto liberamente di occupare l'ultimo posto, non soltanto nella Chiesa, ma anche tra i suoi fratelli.




Respuesta  Mensaje 926 de 1110 en el tema 
De: lore luc Enviado: 29/06/2012 02:37

Venerdì  29 Giugno  2012

Santi Pietro e Paolo, apostoli, solennità
Meditazione del giorno
Isacco della Stella (? - circa 1171), monaco cistercense
Discorso 49, primo per la festa dei santi Pietro e Paolo;  SC 339

“Mi sono fatto tutto a tutti. Senza cercare l'utile mio ma quello di molti, perché giungano alla salvezza” (1Cor 9,22; 10,33)

        “Sono uomini di misericordia quelli le cui opere buone non cadono in oblio; i beni che hanno  lasciato alla loro posterità rimangono per sempre” (liturgia latina; Sir 44,10-11). Miei cari, celebriamo il giorno della nascita degli apostoli Pietro e Paolo; ed è assolutamente giusto... che una simile morte sia chiamata nascita, poiché essa genera alla vita... Ecco dove arrivano i santi: con questa morte che dà vita, essi lasciano la vita che conduce alla morte, per giungere alla vita vivificante che è nella mano di Colui che “ha la vita in se stesso”, il Padre, come dice Cristo (Gv 5,26)...

        Ci sono tre tipi di uomini misericordiosi. I primi danno dei loro beni ... in vista di supplire col loro superfluo alla povertà di altri... I secondi distribuiscono tutti i loro beni, e per essi d'ora innanzi ... tutto è in comune con altri... Quanto ai terzi, non solo essi danno tutto, ma “consumano se stessi” (2Cor 12,15) e vanno incontro ai pericoli della prigione, dell'esilio e della morte, per salvare gli altri dal pericolo in cui sono le loro anime. Sono incuranti di sé, perché si preoccupano degli altri. Riceveranno la ricompensa per questo amore “del quale non esiste più grande: dare la propria vita per coloro che si ama” (Gv 15,13).... Così sono questi gloriosi principi della terra e servitori del cielo di cui oggi – dopo lunghe privazioni “fame e sete, freddo e nudità”,  durissime fatiche e pericoli “dai loro connazionali, dai pagani e dai falsi fratelli” (2Cor 11,26-27) – noi celebriamo la morte magnificamente vittoriosa. A uomini così si addice bene questa frase: “Le loro opere buone non cadono nell'oblio”, perché essi non hanno dimenticato la misericordia... Sì, ai misericordiosi “la sorte che tocca è splendida, la loro eredità magnifica” (Sal 16,6).




Respuesta  Mensaje 927 de 1110 en el tema 
De: lore luc Enviado: 30/06/2012 02:38

Sabato  30 Giugno  2012

Sabato della XII settimana delle ferie del Tempo Ordinario
Meditazione del giorno
Catechismo della Chiesa cattolica
§830-835

“Molti verranno dall'oriente e dall'occidente e siederanno a mensa ... nel regno dei cieli”

        La parola “cattolica” significa “universale” nel senso di “secondo la totalità” o “secondo l'integralità”. La Chiesa è cattolica in un duplice senso. è cattolica perché in essa è presente Cristo. “Là dove è Cristo Gesù, ivi è la Chiesa cattolica” [Sant'Ignazio di Antiochia, Epistula ad Smyrnaeos, 8, 2]. In essa sussiste la pienezza del Corpo di Cristo unito al suo Capo, [Cf Ef 1,22-23 ] .... La Chiesa, in questo senso fondamentale, era cattolica il giorno di Pentecoste [Cf Conc. Ecum. Vat. II, Ad gentes, 4] e lo sarà sempre fino al giorno della Parusia.

        Essa è cattolica perché è inviata in missione da Cristo alla totalità del genere umano: [Cf Mt 28,19] Tutti gli uomini sono chiamati a formare il nuovo Popolo di Dio. Perciò questo Popolo, restando uno e unico, si deve estendere a tutto il mondo e a tutti i secoli, affinché si adempia l'intenzione della volontà di Dio, il quale in principio ha creato la natura umana una, e vuole radunare insieme infine i suoi figli, che si erano dispersi. [Conc. Ecum. Vat. II, Lumen gentium, 13]. ...

        Ogni Chiesa particolare è “cattolica”... Queste Chiese particolari sono “formate a immagine della Chiesa universale”; in esse e a partire da esse “esiste la sola e unica Chiesa cattolica” [Conc. Ecum. Vat. II, Lumen gentium, 23]. Le Chiese particolari sono pienamente cattoliche per la comunione con una di loro: la Chiesa di Roma, “che presiede alla carità” [Sant'Ignazio di Antiochia, Epistula ad Romanos, 1, 1]. “è sempre stato necessario che ogni Chiesa, cioè i fedeli di ogni luogo, si volgesse alla Chiesa romana in forza del suo sacro primato” [Sant'Ireneo di Lione].  ... La ricca varietà di discipline ecclesiastiche, di riti liturgici, di patrimoni teologici e spirituali propri alle “Chiese locali tra loro concordi, dimostra con maggior evidenza la cattolicità della Chiesa indivisa” [Conc. Ecum. Vat. II, Lumen gentium, 23].



Respuesta  Mensaje 928 de 1110 en el tema 
De: lore luc Enviado: 01/07/2012 02:56

Domenica  1° Luglio  2012



XIII Domenica del Tempo Ordinario - Anno B
Meditazione del giorno
Beato Giovanni Paolo II (1920-2005), papa
Discorso ai giovani del Cile 02/04/1987 - © Libreria Editrice Vaticana

“Subito la fanciulla si alzò”

        Cristo entrò nell'abitazione dove ella giaceva, le prese la mano e le disse: “Fanciulla, io ti dico, alzati!” (Mc 5, 41)....  Il mondo ha bisogno della vostra risposta personale alle Parole di vita del Maestro: “Io ti dico, alzati!”. Vediamo come Gesù va incontro all'umanità, nelle situazioni più difficili e penose. Il miracolo compiuto nella casa di Giairo ci mostra il suo potere sul male. è il Signore della vita, il vincitore della morte. ...

        Tuttavia non possiamo dimenticare che, secondo quanto ci insegna la fede, la causa prima del male, dell'infermità, della stessa morte, è il peccato sotto le sue diverse forme. Nel cuore di ciascuno e di ciascuna sta questa infermità che ci colpisce tutti: il peccato personale, sempre più radicato nelle coscienze, nella misura in cui si perde il senso di Dio; nella misura in cui si perde il senso di Dio! Non si può vincere il male con il bene se non si ha questo senso di Dio, della sua azione, della sua presenza che ci invita a scommettere sempre per la grazia, per la vita, contro il peccato, contro la morte. è in gioco la sorte dell'umanità...

        Da qui la necessità di vedere le implicazioni sociali del peccato per edificare un mondo degno dell'uomo. Vi sono mali sociali che danno vita ad una vera e propria “comunione del peccato”, in quanto, insieme all'anima, avviliscono la Chiesa e in certo qual modo il mondo intero... Amati giovani. Combattete la buona battaglia della fede per la dignità dell'uomo, per la dignità dell'amore, per una vita nobile, di figli di Dio. Vincere il peccato mediante il perdono di Dio è una guarigione, una risurrezione. Non abbiate paura delle esigenze dell'amore di Cristo. Temete, al contrario, la pusillanimità, la leggerezza, la comodità, l'egoismo; tutto quello che vuole ridurre al silenzio la voce di Cristo che, rivolgendosi a ciascuno, ripete “Io ti dico, alzati!”



Respuesta  Mensaje 929 de 1110 en el tema 
De: lore luc Enviado: 02/07/2012 03:00

Lunedì  2 Luglio  2012



Lunedì della XIII settimana delle ferie del Tempo Ordinario
Meditazione del giorno
Sant'Alfonso Maria de' Liguori, (1696-1787), vescovo e dottore della Chiesa
Novena del Santo Natale, Discorso 8

“Il Figlio dell'uomo non ha dove posare il capo”

        Come Cristo è nato povero, così ha continuato a vivere in povertà tutta la vita; non solo povero, ma indigente, secondo l'espressione di san Paolo “mendicante” (2Cor 8,9)...  A Nazareth Gesù visse nella povertà: “una casa povera, poveri mobili, è la dimora scelta dal Creatore del mondo”. Vi visse poveramente, guadagnando il pane col sudore della fronte, a prezzo di grandi fatiche, come gli artigiani ed i figli degli artigiani. Del resto, gli ebrei non credevano e non lo chiamavano forse “carpentiere, figlio del carpentiere”? (Mc 6,3; Mt 13,55)

        In seguito, comparve in pubblico per predicare il Vangelo. Durante gli ultimi tre anni della vita, lungi dal migliorare il suo modo di vivere, pratica anzi una povertà ancora più rigorosa, non vive che di elemosina. Ad uno che voleva seguirlo nella speranza di vivere meglio, risponde: “Sappiatelo bene: le volpi hanno le loro tane e gli uccelli del cielo i loro nidi, ma il Figlio dell'uomo non ha dove posare il capo”. E ciò vuol dire: se, mettendoti al mio seguito, tu credi di trovare uno stato agiato, ti sbagli, poiché io sono venuto in terra ad insegnare la povertà. Con questa intenzione, mi sono fatto più povero delle volpi e degli uccelli, che hanno almeno un riparo; in questo mondo, non ho il benché minimo spazio che mi appartiene, dove possa riposare, e voglio che i miei discepoli mi assomiglino...

        “Un servitore di Gesù Cristo non possiede nulla al di fuori di Gesù Cristo”, afferma San Girolamo. Non desidera nemmeno possedere qualcosa oltre Gesù. In una parola, Gesù ha sempre vissuto povero, è anche morto povero: non c'è stato forse bisogno che Giuseppe d'Arimatea gli desse la tomba, e che altri gli facessero l'elemosina di un lenzuolo per avvolgerne il corpo?



Respuesta  Mensaje 930 de 1110 en el tema 
De: lore luc Enviado: 03/07/2012 03:13

Martedì  3 Luglio  2012

San Tommaso, apostolo, festa
Meditazione del giorno
Basilio di Seleucia ( ?-circa 468), vescovo
Discorso per la Resurrezione, 1-4

“Andate in tutto il mondo e predicate il vangelo ad ogni creatura” (Mc 16,15)

        “Metti il dito nel posto dei chiodi”, dice Gesù a Tommaso. “Tu mi volevi quando non c'ero, approfittane ora. Conosco il tuo desiderio nonostante il tuo silenzio. Prima che parli, so ciò che pensi. Ti ho sentito parlare, e benché invisibile, ero accanto a te, vicino ai tuoi dubbi, e senza farmi vedere, ti ho fatto aspettare, per meglio vedere la tua impazienza. Metti il dito al posto dei chiodi. Metti la mano nel costato, e non essere più incredulo, ma credi”.

        Allora Tommaso lo tocca: la sua diffidenza cade e colmo di fede sincera e di tutto l'amore che si può avere per Dio, esclama: “Mio Signore e mio Dio!”. E il Signore gli dice: “Perché mi hai visto, hai creduto; beati quelli che non hanno visto ed hanno creduto! Tommaso, porta l'annuncio della  mia resurrezione a quelli che non mi hanno visto. Trascina la terra intera a credere non ai suoi occhi, ma alla tua parola. Percorri i popoli e le città pagane. Insegna loro a portare la croce sulle spalle al posto delle armi... Dì loro che sono chiamati dalla grazia, e tu, contempla la loro fede: beati, davvero, coloro che pur non avendo visto hanno creduto!”

        Questo è l'esercito costituito dal Signore; questi i figli del fonte battesimale, le opere della grazia, il raccolto dello Spirito. Hanno seguito Cristo senza averlo visto, l'hanno cercato ed hanno creduto. L'hanno riconosciuto con gli occhi della fede, non del corpo. Non hanno messo le dita al posto dei chiodi, ma si sono stretti alla sua croce ed hanno abbracciato i suoi dolori. Non hanno visto il costato del Signore, ma per la grazia si sono uniti alle sue membra ed hanno fatto propria la parola del Signore: “Beati coloro che pur non avendo visto hanno creduto!”





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