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Religione: Da meditare
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Reply  Message 1 of 1110 on the subject 
From: Enzo Claudio  (Original message) Sent: 30/11/2009 17:03

Un brano di Raoul Follereau definito l'Apostolo dei lebbrosi:

Che strano traffico con il buon Dio! Signore, dammi questo! Signore, concedimi questo! Signore, guariscimi!

Come se Dio non conoscesse, molto più di noi, quello che ci abbisogna.

Un piccino suggerisce forse alla mamma: "Preparami quella pappa" ?

Un malato al suo dottore: "Mi prescriva quella medicina" ?

Chi può assicurarci se quel che ci manca non sia peggiore di quel che abbiamo ?

Allora, tentiamo soltanto questa preghiera:

"Signore, non cessare di amarci, mai"



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Reply  Message 886 of 1110 on the subject 
From: lore luc Sent: 22/05/2012 02:44

Martedì  22  Maggio  2012

Martedì della VII settimana di Pasqua
Meditazione del giorno
Sant'Agostino (354-430), vescovo d'Ippona (Nord Africa) e dottore della Chiesa
Discorsi sul Vangelo di Giovanni, n°. 104-105 (Nuova Biblioteca Agostiniana)

«Padre, è giunta l'ora, glorifica il Figlio tuo, perché il Figlio glorifichi te»

        Taluni dicono che la glorificazione del Figlio da parte del Padre consiste nel fatto che non lo ha risparmiato, ma lo ha consegnato alla morte per noi tutti (Rm 8, 32). Ma se si può chiamare glorificazione la Passione, tanto più la risurrezione! Infatti nella Passione risalta la sua umiltà piuttosto che lo splendore ... Per giungere allo splendore e alla gloria della risurrezione, «il mediatore tra Dio e gli uomini, l'uomo Cristo Gesù» (1Tm 2,5), ha dovuto passare attraverso l'umiliazione della Passione... Risulta chiaramente che il Padre ha glorificato il Figlio nella sua forma di servo, risuscitandolo da morte e collocandolo alla sua destra: è un fatto di cui nessun cristiano può dubitare (Fil 2,7; At 2,34).

        Ma siccome il Signore non ha detto soltanto: «Padre, glorifica tuo Figlio», ma ha aggiunto: «affinché tuo Figlio glorifichi te» (Gv 17, 1), giustamente ci chiediamo in che modo il Figlio abbia glorificato il Padre ... Se però la gloria del Padre non può diminuire né aumentare in se stessa, tuttavia essa, agli occhi degli uomini, era in qualche modo minore quando Dio era conosciuto soltanto «nella Giudea» e «non ancora dall'oriente all'occidente i suoi servi lodavano il nome del Signore» (Sal 75, 2; 112,1-3). Ma quando con l'annuncio del Vangelo di Cristo, il Padre fu fatto conoscere anche fra i gentili per mezzo del Figlio, allora avvenne che anche il Figlio glorificò il Padre.

        Se il Figlio fosse soltanto morto e non fosse anche risorto, certamente non sarebbe stato glorificato dal Padre né a sua volta egli avrebbe glorificato il Padre; adesso invece, glorificato dal Padre mediante la risurrezione, il Figlio glorifica il Padre attraverso la predicazione della sua risurrezione. Ciò risulta chiaro anche dalla successione delle parole: «Padre, glorifica il Figlio tuo, affinché il Figlio glorifichi te»; come a dire: «Risuscitami, affinché per mezzo mio tu possa essere conosciuto in tutto il mondo». ... Dio viene glorificato qui in terra quando, attraverso la predicazione, gli uomini vengono a conoscerlo e la fede dei credenti gli rende testimonianza.




Reply  Message 887 of 1110 on the subject 
From: lore luc Sent: 23/05/2012 02:27

Mercoledì  23  Maggio  2012

Mercoledì della VII settimana di Pasqua
Meditazione del giorno
Concilio Vaticano II
Costituzione sulla Chiesa «Lumen gentium» § 32

«Siano una cosa sola»

        La distinzione infatti posta dal Signore tra i sacri ministri e il resto del popolo di Dio comporta in sé unione, essendo i pastori e gli altri fedeli legati tra di loro da una comunità di rapporto: che i pastori della Chiesa sull'esempio di Cristo sono a servizio gli uni degli altri e a servizio degli altri fedeli, e questi a loro volta prestano volenterosi la loro collaborazione ai pastori e ai maestri. Così, nella diversità stessa, tutti danno testimonianza della mirabile unità nel corpo di Cristo: poiché la stessa diversità di grazie, di ministeri e di operazioni raccoglie in un tutto i figli di Dio, dato che « tutte queste cose opera... un unico e medesimo Spirito» (1 Cor 12,11).

        I laici quindi, come per benevolenza divina hanno per fratello Cristo, il quale, pur essendo Signore di tutte le cose, non è venuto per essere servito, ma per servire (cfr. Mt 20,28), così anche hanno per fratelli coloro che, posti nel sacro ministero, insegnando e santificando e reggendo per autorità di Cristo, svolgono presso la famiglia di Dio l'ufficio di pastori, in modo che sia da tutti adempito il nuovo precetto della carità. A questo proposito dice molto bene sant'Agostino: « Se mi spaventa l'essere per voi, mi rassicura l'essere con voi. Perché per voi sono vescovo, con voi sono cristiano. Quello è nome di ufficio, questo di grazia; quello è nome di pericolo, questo di salvezza » .




Reply  Message 888 of 1110 on the subject 
From: lore luc Sent: 24/05/2012 04:48
 

Giovedì  24  Maggio  2012

Giovedì della VII settimana di Pasqua
Meditazione del giorno
Papa Benedetto XVI
Discorso del 30.06.2005 (© Libreria Editrice Vaticana)

«Siano anch'essi in noi una cosa sola, perché il mondo creda»

(Nelle relazioni fra cattolici e ortodossi) la ricerca teologica, che deve affrontare questioni complesse ed individuare soluzioni non riduttive, è un impegno serio, al quale non possiamo sottrarci. Se è vero che il Signore chiama con forza i suoi discepoli a costruire l'unità nella carità e nella verità; se è vero che l'appello ecumenico costituisce un pressante invito a riedificare, nella riconciliazione e nella pace, l'unità, gravemente danneggiata, tra tutti i cristiani; se non possiamo ignorare che la divisione rende meno efficace la santissima causa della predicazione del Vangelo ad ogni creatura (Mc 16,15), come possiamo sottrarci al compito di esaminare con chiarezza e buona volontà le nostre differenze, affrontandole con l'intima convinzione che esse vanno risolte?

L'unità che noi cerchiamo non è né assorbimento né fusione, ma rispetto della multiforme pienezza della Chiesa, la quale, conformemente alla volontà del suo fondatore Gesù Cristo, deve essere sempre «una, santa, cattolica ed apostolica». Questa consegna trovò piena risonanza nell'intangibile professione di fede di tutti i cristiani, il Simbolo elaborato dai Padri dei Concili ecumenici di Nicea e di Costantinopoli.

Il Concilio Vaticano ha riconosciuto con lucidità il tesoro che l'Oriente possiede e dal quale l'Occidente "molte cose ha preso" ...; ha esortato a non dimenticare quante sofferenze abbia patito l'Oriente per conservare la sua fede. ... Ha incoraggiato a considerare l'Oriente e l'Occidente come tessere che compongono insieme il volto splendente del Pantocrátor, Cristo Maestro di tutto (Ap 15,3), la cui mano benedice tutta l'Oikoumene. Il Concilio si è spinto più oltre affermando: "Non fa meraviglia che alcuni aspetti del mistero rivelato siano talvolta percepiti in modo più adatto e posti in miglior luce dall'uno che non dall'altro, cosicché si può dire allora che quelle varie formule teologiche non di rado si completino, piuttosto che opporsi" (Unitatis redintegratio, 17).


Reply  Message 889 of 1110 on the subject 
From: lore luc Sent: 25/05/2012 04:43
 

Venerdì  25  Maggio  2012

Venerdì della VII settimana di Pasqua
Meditazione del giorno
Beato Giovanni Paolo II
Enciclica «Ut unum sint» § 90-93 (© copyright Libreria Editrice Vaticana)

«Pasci le mie pecorelle»

Il Vescovo di Roma è il Vescovo della Chiesa che conserva l'impronta del martirio di Pietro e di quello di Paolo...: Il Vangelo di Matteo delinea e precisa la missione pastorale di Pietro nella Chiesa...: E io ti dico: Tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia Chiesa ... (16,18). Luca evidenzia che Cristo raccomanda a Pietro di confermare i fratelli, ma che allo stesso tempo gli fa conoscere la sua debolezza umana ed il suo bisogno di conversione (cfr. Lc 22,31-32). È proprio come se, sullo sfondo dell'umana debolezza di Pietro, si manifestasse pienamente che il suo particolare ministero nella Chiesa proviene totalmente dalla grazia...

Pietro, subito dopo la sua investitura, è redarguito con rara severità da Cristo che gli dice: "Tu mi sei di scandalo" (Mt 16,23). Come non vedere nella misericordia di cui Pietro ha bisogno una relazione con il ministero di quella misericordia che egli sperimenta per primo? ... Anche il Vangelo di Giovanni sottolinea che Pietro riceve l'incarico di pascere il gregge in una triplice professione d'amore (cfr. 21,15-17) che corrisponde al suo triplice tradimento ... Quanto a Paolo, egli può concludere la descrizione del suo ministero con la sconvolgente affermazione che gli è dato raccogliere dalle labbra del Signore: "Ti basta la mia grazia; la mia potenza infatti si manifesta pienamente nella debolezza", e può esclamare quindi: "Quando sono debole, è allora che sono forte" (2Cor 12,9-10). ...

Erede della missione di Pietro, ... il Vescovo di Roma esercita un ministero che ha la sua origine nella multiforme misericordia di Dio, la quale converte i cuori e infonde la forza della grazia laddove il discepolo conosce il gusto amaro della sua debolezza e della sua miseria. L'autorità propria di questo ministero è tutta per il servizio del disegno misericordioso di Dio e va sempre vista in questa prospettiva. Il suo potere si spiega con essa. Ricollegandosi alla triplice professione d'amore di Pietro che corrisponde al triplice tradimento, il suo successore sa di dover essere segno di misericordia. Il suo è un ministero di misericordia nato da un atto di misericordia di Cristo. Tutta questa lezione del Vangelo deve essere costantemente riletta, affinché l'esercizio del ministero petrino nulla perda della sua autenticità e trasparenza.



Reply  Message 890 of 1110 on the subject 
From: lore luc Sent: 26/05/2012 04:41

Sabato  26  Maggio  2012

 
Sabato della VII settimana di Pasqua
Meditazione del giorno
Elredo di Rievaulx ( 1110-1167), monaco cistercense inglese
L'Amicizia spirituale, III, 115

Pietro e Giovanni: la diversità nell'unità

Certe persone alle quali non è stata concessa una promozione, ne deducono che non sono amate; se non vengono implicate negli affari e nelle funzioni, si lamentano di essere lasciate da parte. Questa è l'origine di gravi discordie tra persone che sembravano essere amiche, sappiamo bene; al culmine dell'indignazione, si separano e giungono al punto di maledirsi l'un l'altra.

Nessuno dica che è stato lasciato da parte perché non gli è stata concessa una promozione. A questo riguardo, il Signore ha preferito Pietro a Giovanni. Tuttavia, conferendo il primato a Pietro, non ha per questo tolto il suo affetto a Giovanni. Ha affidato la sua Chiesa a Pietro; a Giovanni ha affidato sua madre, teneramente amata (Gv 19,27). Ha dato a Pietro le chiavi del suo regno (Mt 16,9); ha aperto a Giovanni i segreti del suo cuore (Gv 13,35). Pietro occupa dunque un posto più elevato, ma il posto di Giovanni è più sicuro. Per quanto Pietro abbia ricevuto il potere, quando Gesù disse: «Uno di voi mi tradirà» (Gv 13,21), trema e si agita con gli altri; Giovanni, incoraggiato dalla sua vicinanza con il Signore, lo interroga, spinto da Pietro, per sapere di chi egli parlasse. Pietro deve consegnarsi all'azione; Giovanni è stato messo a parte per testimoniare il suo affetto, secondo la parola: «Voglio che egli rimanga finché io venga». Ci ha dato un esempio affinché facciamo lo stesso.




Reply  Message 891 of 1110 on the subject 
From: lore luc Sent: 27/05/2012 04:47

Domenica  27  Maggio  2012

 
Domenica di Pentecoste - Anno B
Meditazione del giorno
Sant'Ireneo di Lione (circa130-circa 208), vescovo, teologo e martire
Contro le Eresie, III, 17, 2 : SC 211

« Pregherò il Padre e vi darà un altro Consolatore che resterà per sempre con voi »

Quando il Signore dava ai suoi discepoli il potere di far rinascere gli uomini in Dio, diceva loro: «Andate dunque e ammaestrate tutte le nazioni, battezzandole nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito santo» (Mt 28,19). Infatti, aveva promesso per mezzo dei profeti di effondere lo Spirito negli ultimi tempi sui suoi servi e le sue serve, affinché essi profetizzino (Gl 3,1) ... Così nostro Signore ha promesso alla samaritana «un'acqua viva», «perché ella non abbia più sete», e non sia più costretta a bere un'acqua attinta con fatica ma abbia in se stessa un'acqua «che zampilla per la vita eterna» (Gv 4,10-14). Si tratta di poter bere ciò che il Signore ha ricevuto lui stesso dal Padre, e che dona a sua volta a coloro che dimorano in lui, mandando lo Spirito Santo su tutta la terra...

Gedeone aveva profetizzato che su tutta la terra si sarebbe sparsa la rugiada, che è lo Spirito di Dio (Gdc 6,36-40). E' proprio questo Spirito che era sceso sul Signore: «spirito di sapienza e di intelligenza, spirito di consiglio e di fortezza, spirito di conoscenza e di timore del Signore» (Is 11,2-3). A sua volta, il Signore ha dato questo Spirito alla Chiesa, inviando dai cieli il Consolatore su tutta la terra – là dove «Satana era precipitato come la folgore», secondo la parola del Signore (Lc 10,18). Ecco perché questa rugiada ci è necessaria perché non siamo sfiniti e resi sterili e perché là dove abbiamo un Accusatore (Ap 12,10), abbiamo anche un Consolatore.

Poiché il Signore ha affidato allo Spirito Santo l'uomo, il suo bene, che era caduto nelle mani dei briganti (Lc 10,30). Il Signore «ha avuto compassione di lui, gli ha fasciato le ferite»; ha dato «due denari» (v. 35) con l'immagine del re affinché, dopo aver ricevuto dallo Spirito «l'immagine e l'iscrizione» (Lc 20,23) del Padre e del Figlio, facessimo fruttare questo denaro che ci è stato affidato e lo restituissimo al Signore moltiplicato (cf Mt 25,14s).


Reply  Message 892 of 1110 on the subject 
From: lore luc Sent: 28/05/2012 03:02

Lunedì  28  Maggio  2012



Lunedì dell'VIII settimana delle ferie del Tempo Ordinario
Meditazione del giorno
San Giovanni Crisostomo (c. 345-407), sacerdote ad Antiochia poi vescovo di Costantinopoli, dottore della Chiesa
Omelia 63 su San Matteo  ; PG 58, 603s

« Cosa devo fare per avere la vita eterna ? »

        Questo giovane non aveva dimostrato una premura mediocre; egli era come un innamorato. Mentre gli altri si avvicinavano a Gesù per metterlo alla prova o per parlargli delle loro malattie, di quelle dei parenti o di altri ancora, lui invece si avvicina per intrattenersi con lui sulla  vita eterna. Il terreno era fertile, ma era pieno di rovi pronti a soffocare il seme (Mt 13,7). Considera quanto egli sia ben disposto ad obbedire ai comandamenti: «Cosa devo fare per avere la vita eterna?»... Nessun fariseo aveva mai manifestato tali sentimenti; erano piuttosto furiosi di essere stati ridotti al silenzio. Il nostro giovane, invece, ripartì con gli occhi bassi per la tristezza, segno non trascurabile del fatto che non era venuto con cattive disposizioni. Era soltanto troppo debole; aveva il desiderio della Vita, ma una passione difficilissima da superare lo tratteneva...

        «Se vuoi essere perfetto, va', vendi quello che possiedi, dallo ai poveri e avrai un tesoro nel cielo; poi vieni e seguimi... Udito questo, il giovane se ne andò triste» (Mt 19,21). L'evangelista mostra quale è il motivo di tale tristezza: è cioè il fatto che aveva «molte ricchezze». Coloro che hanno poco e coloro che sono immersi nell'abbondanza non possiedono i beni allo stesso modo. In questi ultimi l'avarizia può essere una passione violenta, tirannica. Ogni nuova acquisizione accende in loro una fiamma più viva, e coloro che ne sono affetti sono più poveri di prima. Hanno più desideri e per questo sentono più fortemente la loro sedicente indigenza. Comunque considera quanto qui la passione abbia mostrato la sua forza... «Quanto difficilmente coloro che hanno ricchezze entreranno nel regno di Dio!» Non perché Cristo condanni le ricchezze, ma piuttosto coloro che da esse sono posseduti.



Reply  Message 893 of 1110 on the subject 
From: lore luc Sent: 29/05/2012 03:44

Martedì  29 Maggio  2012

Martedì dell'VIII settimana delle ferie del Tempo Ordinario
Meditazione del giorno
San Francesco di Sales (1567-1622), vescovo di Ginevra, dottore della Chiesa
Introduzione alla vita devota, III, cap. 15

«Già al presente, cento volte»

        I beni che possediamo non sono nostri. Dio ce li ha dati da coltivare e vuole che li facciamo fruttare e li rendiamo utili... Lasciate dunque sempre qualcosa dei vostri mezzi dandoli ai poveri di buon cuore... E' vero che Dio ve li renderà, non solo nell'altro mondo, ma in questo, poiché niente fa prosperare gli affari quanto l'elemosina; in attesa che Dio ve li renda sarete già più povera di quello che avete dato, e come è santo e ricco diventare povero attraverso l'elemosina!

        Amate i poveri e la povertà, poiché con questo amore diventerete veramente povera, poiché, come dice la Scrittura: «Si diviene come ciò che si ama» (cf Os 9,10). L'amore rende uguali coloro che si amano: «Chi è debole, che anch'io non lo sia?», dice San Paolo (2Cor 11,29). Avrebbe potuto dire: «Chi è povero, che anch'io non lo sia?», perché l'amore lo faceva essere come coloro che amava. Se dunque amate i poveri, diventerete partecipe della loro povertà, e povera come loro. Se amate i poveri, state spesso fra loro: rallegratevi di vederli a casa vostra e di visitarli a casa loro; parlate volentieri con loro, siate contenta che vi siano vicini in chiesa, per strada e altrove. Con loro siate povera a parole, parlando da amica, piuttosto siate ricca a fatti, dando ampiamente i vostri beni, poiché ne avete in più grande abbondanza.

        Volete fare ancor di più? ... Fatevi serva dei poveri; andate a servirli..., con le vostre mani... e a vostre spese. Questo servizio è un trionfo più grande che esser re.




Reply  Message 894 of 1110 on the subject 
From: lore luc Sent: 30/05/2012 03:49

Mercoledì  30 Maggio  2012

Mercoledì dell'VIII settimana delle ferie del Tempo Ordinario
Meditazione del giorno
Beato Guerrico d'Igny (circa 1080-1157), abate cistercense
Primo discorso per la domenica delle Palme

« Il Figlio dell'uomo non è venuto per essere servito ma per servire »

L'uomo è stato creato per servire il suo Creatore. Cosa c'è di più giusto infatti che servire colui che vi ha dato alla luce, senza il quale non potete esistere? E cosa c'è di più felice che servirlo, poiché servirlo è regnare? Eppure l'uomo ha detto al suo Creatore: «Non ti servirò» (Ger 2,20). «Allora ti servirò io, disse il Creatore all'uomo. Siediti, ti servirò, ti laverò i piedi»...

Sì, Cristo «servo buono e fedele» (Mt 25,21), hai veramente servito, hai servito in tutta fede  e in tutta verità, in tutta pazienza e in tutta costanza. Senza tiepidezza ti sei lanciato come un prode per percorrere la via dell'obbedienza (Sal 18,3); senza  fingere, ci hai dato in sovrappiù, dopo tante pene, la tua stessa vita; senza fiatare, flagellato e innocente, non apristi la bocca (Is 53,7). Sta scritto ed è vero: «Il servo che, conoscendo la volontà del padrone, non avrà disposto o agito secondo la sua volontà, riceverà molte percosse» (Lc 12,47). Ma questo servo, vi domando, quali degne azioni non ha compiuto? Cosa ha omesso di ciò che doveva fare? «Ha fatto bene ogni cosa», esclamavano coloro che osservavano la sua condotta, «fa udire i sordi e fa parlare i muti» (Mc 7,37). Ha compiuto ogni sorta di opere degne di ricompensa, allora come mai ha sofferto tante umiliazioni? Ha presentato le sue spalle alla frusta, ha ricevuto numerosi colpi atroci, dappertutto il suo sangue scorre. è stato interrogato in mezzo agli obbrobri e ai tormenti, come uno schiavo o un malfattore che sottopongono alla tortura per strappargli la confessione di un crimine. O superbia detestabile dell'uomo sdegnoso di servire, e che non poteva essere umiliato se non con l'esempio della servitù del suo Dio!...

Si, mio Signore, hai molto faticato per servirmi; sarebbe giusto ed equo che d'ora in poi ti riposassi, mentre il tuo servo, a sua volta, cominciasse a servirti, è venuto il suo turno... Hai vinto, Signore, questo servo ribelle; stendo le mani per ricevere i tuoi legami, chino il capo per ricevere il tuo giogo. Permetti che io ti serva. Accoglimi per sempre come tuo servo, ancorché servo inutile se la tua grazia non mi assiste e non mi affianca sempre nella fatica (Sap 9,10).




Reply  Message 895 of 1110 on the subject 
From: marinaeisuoiangeli Sent: 30/05/2012 12:55
ma qui... ci sono respiri bellissimi

quanto da leggere...
quanto da assorbire!

Grazie




Reply  Message 896 of 1110 on the subject 
From: lore luc Sent: 31/05/2012 04:09

Giovedì  31 Maggio  2012

Visitazione della beata Vergine Maria, festa
Meditazione del giorno
Beato Charles de Foucauld (1858-1916), eremita e missionario nel Sahara
Considerazioni sulle feste dell'anno, 02/07

«Maria si mise in viaggio ... in fretta»

        Madre mia, Maria, oggi è sia una vostra festa che una festa di Gesù: come la Purificazione è soprattutto la Presentazione di Gesù, la Visitazione è una delle vostre feste più belle, ma è ancor più la festa di nostro Signore, poiché è lui che agisce in voi e per mezzo vostro. La Visitazione è «l'amore del Cristo che spinge» (2Cor 5,14), è Gesù che, appena entrato in voi, ha sete di fare altri santi e altri beati. All'Annunciazione, si è manifestato e dato a voi, vi ha santificata in modo sublime. Ma ciò non gli basta: nel suo amore per gli uomini, vuole subito manifestarsi e donarsi per mezzo vostro ad altri, ne vuole santificare altri, e si fa portare da voi a san Giovanni Battista...

        Ciò che va a fare la santa Vergine nella Visitazione, non è una visita a sua cugina per consolare ed edificarsi scambievolmente col racconto delle meraviglie di Dio in loro; è ancor meno una visita di carità materiale per aiutare la cugina negli ultimi giorni di gravidanza e nel parto.  E' ben di più: ella parte per santificare san Giovanni, per annunciargli la buona novella..., non con le sue parole, ma portandogli in silenzio Gesù ...

        Così fanno i religiosi e le religiose votati alla contemplazione nei paesi di missione... O Madre mia, fate che rimaniamo fedeli alla nostra missione, a così bella missione, che portiamo fedelmente in mezzo a queste povere anime immerse «nell'ombra della morte» (Lc 1,79) il divino Gesù.



Reply  Message 897 of 1110 on the subject 
From: lore luc Sent: 01/06/2012 02:58

Venerdì  1° Giugno  2012



Venerdì dell'VIII settimana delle ferie del Tempo Ordinario
Meditazione del giorno
San Girolamo (347-420), sacerdote, traduttore della Bibbia, dottore della Chiesa
Omelie sul vangelo secondo Marco, n° 8 ; SC 494

Non era ancora la stagione dei fichi

        «Non era ancora la stagione dei fichi». Nella lettera ai Romani, l'apostolo Paolo dà un'interpretazione di questo passaggio: «Non voglio infatti che ignoriate, fratelli, questo mistero: l'indurimento di una parte di Israele è in atto fino a che saranno entrate tutte le genti. Allora tutto Israele sarà salvato» (Rom 11,25-26). Se il Signore avesse trovato dei frutti su quel fico, tutte le genti non sarebbero entrate. Ma poiché tutte le genti sono entrate, tutto Israele finalmente sarà salvato... Del resto, si trova questo passaggio nell'Apocalisse di Giovanni: «Della tribù di Giuda dodicimila crederanno; della tribù di Ruben dodicimila crederanno» ed egualmente delle altre tribù (Ap 7,5-8). In totale, erano centoquarantaquattromila a credere...

        Se Israele avesse creduto, nostro Signore non sarebbe stato crocifisso, e se nostro Signore non fosse stato crocifisso, la moltitudine dei pagani non sarebbe stata salvata. Pertanto gli ebrei diventeranno credenti, ma crederanno solo alla fine del mondo. Per essi, non era la stagione di credere nella croce... La loro incredulità, è la nostra fede; la loro caduta ha permesso la nostra ascesa. Non era il momento per loro, perché fosse il nostro.



Reply  Message 898 of 1110 on the subject 
From: lore luc Sent: 02/06/2012 02:40

Sabato  2 Giugno  2012

Sabato dell'VIII settimana delle ferie del Tempo Ordinario
Meditazione del giorno
San Pietro Crisologo (circa 406-450), vescovo di Ravenna, dottore della Chiesa
Omelia 167  ; CCL 248, 1025 ; PL 52, 636

«è venuto a voi Giovanni ... e non gli avete creduto» (Mt 21,32)

        «Giovanni il Battista predicava : "Convertitevi, perché il regno dei cieli è vicino!"» (Mt 3,1).... Beato Giovanni che ha voluto che la conversione preceda il giudizio, che i peccatori non siano giudicati, ma ricompensati, ed ha voluto che gli empi entrino nel Regno e non siano sottoposti al castigo...  Quando Giovanni ha proclamato l'avvicinarsi del Regno dei cieli? Il mondo era ancora 'bambino'...; ma per noi che proclamiamo ora questo approssimarsi, il mondo è molto vecchio e affaticato. Ha perso le forze; perde le sue facoltà; le sofferenze lo opprimono...; grida la sua debolezza; porta tutti i segni della fine...

        Noi stiamo dietro un mondo che se ne va; dimentichiamo il tempo che viene. Siamo avidi di attualità, ma non teniamo conto del giudizio che già viene. Non corriamo incontro al Signore che viene...

        Convertiamoci, fratelli, presto convertiamoci.... Il Signore, dal fatto che ritarda e attende ancora, prova il desiderio di vederci tornare a lui, il desiderio che non periamo. Nella sua grande bontà continua a dirci: «Io non godo della morte dell'empio, ma che l'empio desista dalla sua condotta e viva» (Ez 33,11). Convertiamoci, fratelli; non abbiamo paura che il tempo si fa breve. Il tempo di colui che è l'Autore del tempo non può essere accorciato. Ne è prova il ladrone del Vangelo che, sulla croce e nell'ora della morte, si è accaparrato il perdono, ha afferrato la vita e, rubato il paradiso con lo scasso, è riuscito ad entrare nel Regno (Lc 23,43).




Reply  Message 899 of 1110 on the subject 
From: lore luc Sent: 03/06/2012 02:57

Domenica  3 Giugno  2012

Santissima Trinità, solennità
Meditazione del giorno
San Basilio (circa 330-379), monaco e vescovo di Cesarea in Cappadocia, dottore della Chiesa
Omelia sulla fede, 1-3

« Dacci di professare la vera fede riconoscendo la gloria dell'eterna Trinità » (colletta)

        L'anima che ama Dio non è mai sazia, ma è arduo parlare di Dio: il nostro spirito è ben lontano da sì grande cosa...Più si cresce nella conoscenza di Dio, più si sente profondamente la propria impotenza. Così era Abramo, così anche Mosé: quando potevano vedere Dio, almeno per quanto è possibile all'uomo, l'uno come l'altro si faceva il più piccolo di tutti; Abramo si definiva «polvere e cenere», e Mosé si diceva «impacciato di bocca e di lingua» (Gn 18,27; Es 4,11). Constatava infatti la debolezza della sua lingua nel tradurre la grandezza di Colui che il suo spirito possedeva. Parliamo di Dio non per quello che egli è, ma per quanto possiamo comprenderlo.

        Quanto a te, se vuoi dire o ascoltare qualcosa di Dio, lascia la tua natura fisica, lascia i sensi del corpo... Eleva il tuo spirito sopra il creato, contempla la natura divina: è là, immutabile, indivisa, luce inaccessibile, gloria eclatante, bontà desiderabile, bellezza ineguagliabile da cui l'anima è colpita, ma che non può tradurre in parole adeguate.

        Là è il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo ... Il Padre è il principio di tutto, la causa dell'essere di ciò che è, la radice dei viventi. E' colui da cui sgorgano la Sorgente della vita, la Sapienza, la Potenza, l'Immagine perfettamente simile al Dio invisibile: il Figlio generato dal Padre, Verbo vivente, che è Dio, e rivolto verso il Padre (1Cor 1,24; Eb 1,3; Gv 1,1). Da questo nome di Figlio, comprendiamo che egli condivide la stessa natura: non è creato da un comando, anzi brilla senza posa a cominciare dalla sostanza, unito al Padre dall'eternità, uguale a lui in bontà, uguale in potenza, e ne condivide la gloria... E quando la nostra intelligenza sarà stata purificata dalle passioni terrestri  e avrà lasciato da parte ogni creatura sensibile, come un pesce che dagli abissi emerge in superficie, ritornata alla purezza della creazione, ella vedrà lo Spirito Santo là dov'è il Figlio e dov'è il Padre. Lo Spirito, essendo della stessa essenza secondo la natura, possiede anche lui tutti i beni: bontà, rettitudine, santità, vita... Come bruciare è collegato al fuoco e risplendere alla luce, così non si può togliere allo Spirito Santo il santificare o far vivere, come pure la bontà e la rettitudine.



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From: lore luc Sent: 04/06/2012 03:37

Lunedì  4 Giugno  2012

Lunedì della IX settimana delle ferie del Tempo Ordinario
Meditazione del giorno
San Giovanni Crisostomo (c. 345-407), sacerdote ad Antiochia poi vescovo di Costantinopoli, dottore della Chiesa
Undicesima omelia sulla seconda lettera ai Corinti

«Aveva ancora uno, il figlio prediletto»

        «Cristo ha affidato a noi il ministero della riconciliazione» (2Cor 5,18). Paolo fa risaltare la grandezza degli apostoli mostrandoci quale ministero è stato loro affidato, mentre manifesta con quale amore Dio ci ha amati. Dopo che gli uomini ebbero rifiutato di ascoltare colui che aveva inviato loro, Dio non si fa prendere dall'ira, non li rigetta. Continua a richiamarli personalmente e attraverso gli apostoli...

        «Dio ha affidato a noi la parola della riconciliazione» (v. 19). Veniamo dunque non per un'opera penosa, ma per fare di tutti gli uomini degli amici di Dio. Poiché non hanno ascoltato, ci dice il Signore, continuate a esortarli fino a che vengano alla fede.  Ecco perché Paolo aggiunge: «Noi fungiamo da ambasciatori per Cristo, come se Dio esortasse per mezzo nostro. Vi supplichiamo in nome di Cristo: lasciatevi riconciliare con Dio»...

        Cosa si può paragonare ad un amore così grande? Dopo che abbiamo ripagato i suoi benefici con oltraggi, lungi dal castigarci, ci ha dato suo Figlio per riconciliarci con lui. Eppure gli uomini, rifiutando di riconciliarsi, lo hanno fatto morire. Dio ha inviato altri ambasciatori per esortarli e, poi, si mette  lui stesso a supplicare per mezzo loro. Era sempre lui che domandava: « Riconciliatevi con Dio». Non dice: «Riconciliate Dio con voi». Non è lui che ci respinge; siete voi che rifiutate di essere suoi amici. Può forse Dio provare un sentimento di odio?





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