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| De: Enzo Claudio (Missatge original) |
Enviat: 30/11/2009 17:03 |
Un brano di Raoul Follereau definito l'Apostolo dei lebbrosi:
Che strano traffico con il buon Dio! Signore, dammi questo! Signore, concedimi questo! Signore, guariscimi!
Come se Dio non conoscesse, molto più di noi, quello che ci abbisogna.
Un piccino suggerisce forse alla mamma: "Preparami quella pappa" ?
Un malato al suo dottore: "Mi prescriva quella medicina" ?
Chi può assicurarci se quel che ci manca non sia peggiore di quel che abbiamo ?
Allora, tentiamo soltanto questa preghiera:
"Signore, non cessare di amarci, mai"
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Lunedì 7
Maggio 2012
Meditazione del giorno
San Gregorio Magno (circa 540-604), papa, dottore della Chiesa
Omelie 30, 1-10
« Lo Spirito v'insegnerà ogni cosa e vi ricorderà tutto ciò che io vi ho detto »
Giustamente il Signore promette che sarà lo Spirito ad
«insegnarvi ogni cosa». Infatti vana è la parola di coloro che
insegnano, se il cuore di coloro che ascoltano non viene toccato dallo
Spirito. Nessuno dunque attribuisca ad un maestro umano l'intelligenza
che egli ha del suo insegnamento. Se il Maestro interiore non c'è, la
lingua del maestro parla nel vuoto.
Tutti voi udite la mia voce nello stesso modo ; eppure non
comprendete nello stesso modo quello che udite. ... La voce non comunica
l'insegnamento se l'anima non riceve l'unzione dello Spirito. La parola
del predicatore è inutile se essa non è capace di accendere nei cuori
il fuoco dell'amore. Avevano ricevuto quel Fuoco, per bocca della
Verità, i discepoli che dicevano : « Non ci ardeva forse il cuore nel
petto mentre conversava con noi lungo il cammino, quando ci spiegava le
scritture? » (Lc 24,32). Quando si ode una simile parola, il cuore si
scalda, il freddo torpore lo abbandona, lo spirito non si concede
riposo, ma comincia a desiderare i beni del Regno dei cieli. L'amore
autentico che lo riempie gli strappa lacrime. Quanto siamo felici allora
di udire questo insegnamento che viene dall'alto e questi comandamenti
che divengono in noi come una fiaccola che arde... dell'amore interiore.
La parola giunge alle nostre orecchie e il nostro spirito trasformato
si consuma attraverso una dolce fiamma interiore.
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Martedì 8 Maggio
2012
Martedì della V settimana di Pasqua
Meditazione del giorno
Cardinale Joseph Ratzinger [Papa Benedetto XVI]
Meditationen zur Karwoche, 1969
«Vado e tornerò a voi»
L'evangelista Giovanni fa risalire i due sacramenti (del
battesimo e dell'eucaristia) alla croce: li vede sgorgare dal costato
aperto del Signore (19,34) e vi scopre il compimento di una parola di
Gesù nel discorso d'addio: «Me ne vado e ritorno a voi» (greco).
«Partendo, vengo; sì, la mia partenza – la morte in croce – è anche la
mia venuta».
Finché siamo in vita, il corpo non è
soltanto il ponte che ci lega gli uni agli altri, è anche la barriera
che ci separa, ci chiude nel limite insuperabile del nostro io... Il
costato aperto diventa il simbolo della nuova apertura che il Signore ci
ottiene con la morte. Ormai, la barriera del suo corpo è tolta: il
sangue e l'acqua scorrono dal suo fianco attraverso la storia con un
flusso infinito; come Risorto, egli è lo spazio aperto che ci invita e
contiene tutti.
Il suo ritorno non è un evento lontano
posto alla fine dei tempi: è già iniziato nell'ora della sua morte
quando, andandosene, egli è venuto in modo tutto nuovo in mezzo a noi.
Così, nella morte del Signore, si è compiuto il destino del chicco di
grano: se non è gettato in terra, resta solo, ma se cade in terra e
muore, porta molto frutto (Gv 12,24). Noi tutti viviamo ancora del
frutto di quel chicco di grano che è morto. Nel pane dell'eucaristia,
riceviamo l'inesauribile moltiplicazione dei pani dell'amore di Gesù
Cristo, abbastanza ricco per saziare la fame di tutti i secoli.
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Mercoledì 9 Maggio
2012
Mercoledì della V settimana di Pasqua
Meditazione del giorno
San Cirillo d'Alessandria (380-444), vescovo e dottore della Chiesa
Commento al Vangelo di Giovanni, 10, 2
«Chi rimane in me e io in lui, fa molto frutto»
Il Signore dice ... che è lui stesso la vigna, per insegnarci a
restare legati al suo amore e mostrarci quanti vantaggi abbiamo
dall'unione con lui. Paragona ai tralci coloro che gli sono uniti,
conformati a lui in qualche modo e fissati in lui: sono già «partecipi
della sua natura» (2Pt 1,4) per il fatto che hanno ricevuto in dono lo
Spirito Santo. Poiché ciò che ci unisce a Cristo Salvatore è il suo
Spirito Santo...
Infatti, abbiamo ricevuto la nuova
nascita da lui e in lui, nello Spirito, in vista di portare frutti di
vita; non della vita vecchia e superata, ma della vita rinnovata dalla
fede e dall'amore per lui. Rimaniamo così, innestati in qualche modo in
Cristo, legati costi quel che costi al sacro comandamento che ci è stato
dato. Sforziamoci di custodire i benefici di tale nobiltà, cioè di non
permettere in alcun modo di «contristare lo Spirito Santo» (Ef 4,30) che
abita in noi, e per mezzo del quale sappiamo che Dio dimora in noi...
Nello
stesso modo che la radice della vigna dà e distribuisce ai tralci la
sua qualità naturale e ciò che gli è proprio, così il Verbo, unigenito
Figlio del Padre, dà ai santi una ... parentela con la sua natura dando
loro lo Spirito, soprattutto a coloro che gli sono uniti con la fede e
una santità perfetta. Li nutre e fa crescere il loro fervore; sviluppa
in essi la capacità delle virtù e di ogni bontà.
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Giovedì 10 Maggio
2012
Giovedì della V settimana di Pasqua
Meditazione del giorno
Vita di San Francesco d'Assisi detta «Anonimo perugino» (13° secolo)
§97
« Rimanete nel mio amore »
Dall'inizio della sua conversione fino al giorno della sua
morte, il beato Francesco è sempre stato duro nei confronti del suo
corpo. Eppure la sua prima e massima preoccupazione è stata il possedere
e conservare sempre all'interno e all'esterno la gioia spirituale. Egli
affermava che se il servo di Dio si sforza di possedere e di conservare
la gioia spirituale interiore e esteriore che procede dalla purezza del
cuore, non potranno fargli alcun male i demoni, costretti a
riconoscere: «Poiché quel servo di Dio conserva la sua pace nella
tribolazione quanto nella prosperità, non possiamo trovare nessun
accesso per nuocere alla sua anima».
Un giorno, egli rimproverò un suo compagno che aveva un'aria
triste e il viso malinconico: «Perché manifestare così la tristezza e il
dolore che provi a causa dei tuoi peccati? Questo tocca Dio e te.
Pregalo di renderti, per la sua bontà, la gioia di essere salvato (Sal
50,14). Davanti a me e davanti agli altri, sforzati di mostrarti sempre
lieto, perché non conviene che un servo di Dio si faccia vedere con il
viso triste e accigliato».
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Venerdì 11 Maggio
2012
Venerdì della V settimana di Pasqua
Meditazione del giorno
San Francesco d'Assisi (1182-1226), fondatore dei Frati minori
Lettera a tutti i fedeli, 2-3
«Che portiate frutto e il vostro frutto rimanga»
Siano beati e benedetti, coloro che amano Dio e mettono in
pratica ciò che il Signore stesso dice nel Vangelo: «Amerai il Signore
Dio tuo con tutto il tuo cuore e tutta la tua anima, e il prossimo tuo
come te stesso». Amiamo dunque Dio e adoriamolo con cuore e spirito
puri...
Poi, amiamo il prossimo come noi stessi. E se
qualcuno non vuole o non può amare il prossimo come se stesso, almeno
non gli faccia il male, ma gli faccia il bene. Coloro che sono stati
investiti del potere di giudicare gli altri, esercitino il loro incarico
di giudice con misericordia, come vorrebbero ottenere essi stessi
misericordia dal Signore... Abbiamo dunque carità e umiltà: facciamo
l'elemosina, poiché essa lava l'anima dalle macchie dei peccati.
Infatti, gli uomini perdono per sempre tutto ciò che devono lasciare
abbandonando questo mondo, mentre portano con loro il premio della
carità e l'elemosina che avranno fatta: ne riceveranno da Dio la
ricompensa e una giusta retribuzione...
Quelli e quelle
che così agiranno e persevereranno fino alla fine, lo Spirito del
Signore riposerà su di loro e prenderà in loro la sua casa e la sua
dimora, essi saranno i figli del Padre celeste di cui compiono le opere;
e sono sposi, fratelli e madri di nostro Signore Gesù Cristo... Oh,
com'è glorioso e santo e grande avere un Padre nei cieli! Com'è santo e
bello, magnifico e ammirabile avere nei cieli uno Sposo! Che cosa
santa... e umile, gratificante e dolce, amabile e desiderabile più di
tutto, avere un tale fratello e un tale figlio, che ha dato la vita per
le sue pecore e ha pregato il Padre per noi dicendo: «Padre santo,
custodisci nel tuo nome coloro che mi hai dato...; Padre, voglio che
anche loro siano con me dove sono io, perché contemplino lo splendore
del tuo regno».
(Riferimenti biblici: Mt 22,37-39; Lc 6,37; Is 11,2; Gv 14,23; Mt 5,45; Mt 12,50; Gv 10,15; Gv 17,6-24).
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Sabato 12 Maggio
2012
Sabato della V settimana di Pasqua
Meditazione del giorno
Sant'Atanasio (295-373), vescovo d'Alessandria, dottore della Chiesa
Discorso sull'Incarnazione del Verbo, 27-29; PG 25,143; SC 199
«Non siete del mondo, ma io vi ho scelti dal mondo»
Una volta vinta la morte dal Signore e messa come alla berlina
sulla croce, coloro che camminano in Cristo se la «mettono sotto i
piedi». Rendendo testimonianza a Cristo, non si curano della morte,
quasi la 'deridono' e ripetono quanto è scritto a suo proposito: «Dov'è,
o morte, la tua vittoria? Dov'è, o inferi, il vostro sterminio?» (1Cor
15,55; Os 13,14).... E' una povera dimostrazione della vittoria
riportata su di essa dal Signore, quando i cristiani, ragazzi e
fanciulle, disprezzano la vita presente e si preparano a morire
piuttosto che rinnegare la fede? L'uomo teme naturalmente la morte e il
dissolversi del corpo; ma, cosa assolutamente straordinaria, chi
possiede la fede nella croce disprezza questo sentimento naturale e, per
Cristo, non teme più la morte...
Se la morte, una volta
così forte e per questo così temibile, è ora disprezzata dopo la venuta
del Salvatore, dopo la sua morte fisica e la sua resurrezione, è
evidente che è per Cristo in croce che la morte è stata annientata e
vinta. Quando dopo la notte appare il sole e illumina tutta la
superficie della terra, non c'è alcun dubbio che il sole che diffonde
ovunque la sua luce è lo stesso che ha cacciato le tenebre ed ha tutto
illuminato. Così... è evidente che il Salvatore manifestato nel suo
corpo è lui stesso che ha distrutto la morte e ogni giorno mostra la sua
vittoria su di essa nei suoi discepoli... Quando vediamo uomini, donne e
giovani correre ed affrontare la morte per la fede in Cristo, chi
potrebbe essere così sciocco, incredulo, chi potrebbe avere uno spirito
così cieco da non comprendere e pensare che è Cristo, al quale questi
uomini rendono testimonianza, che procura e dà a ciascuno la vittoria
sulla morte distruggendone la potenza in chi ha fede in lui e porta il
segno della sua croce?
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Domenica
13 Maggio 2012
VI Domenica di Pasqua - Anno B
Meditazione del giorno
Paolo VI, papa dal 1963 al 1978
Esortazione apostolica «Gaudete in Domino» (1975), § 4 - Copyright © Libreria Editrice Vaticana
«Questo vi ho detto perché la mia gioia sia in voi»
Dopo venti secoli, questa sorgente di gioia non ha cessato di
zampillare nella Chiesa, e specialmente nel cuore dei santi. ...Nella
vita dei figli della Chiesa, questa partecipazione alla gioia del
Signore non si può dissociare dalla celebrazione del mistero
eucaristico, ov'essi sono nutriti e dissetati dal suo Corpo e dal suo
Sangue. Di fatto, in tal modo sostenuti, come dei viandanti sulla strada
dell'eternità, essi già ricevono sacramentalmente le primizie della
gioia escatologica.
Collocata in una prospettiva simile,
la gioia ampia e profonda, che fin da quaggiù si diffonde nel cuore dei
veri fedeli, non può che apparire «diffusiva di sé», proprio come la
vita e l'amore, di cui essa è un sintomo felice. Essa risulta da una
comunione umano-divina, e aspira a una comunione sempre più universale.
In nessun modo potrebbe indurre colui che la gusta ad una qualche
attitudine di ripiegamento su di sé, Essa dà al cuore un'apertura
cattolica sul mondo degli uomini, mentre gli fa sentire, come una
ferita, la nostalgia dei beni eterni....
Essa fa loro
attivamente affrettare il passo verso la consumazione celeste delle
Nozze dell'Agnello (Ap 19,7). Essa è in serena tensione tra l'istante
della fatica terrena e la pace della Dimora eterna, conforme alla legge
di gravità propria dello Spirito: «Se dunque, già fin d'ora, noi
gridiamo "Abba, Padre!" perché abbiamo ricevuto questi pegni (dello
Spirito di figli), che cosa sarà mai, quando, risuscitati, noi lo
vedremo a faccia a faccia? Quando tutte le membra, a ondate
riversantisi, faranno sgorgare un inno di esultanza, glorificando Colui
che le avrà risuscitate dai morti e gratificate dell'eterna vita? ...
che cosa non farà mai la grazia completa dello Spirito, quando sarà data
definitivamente da Dio agli uomini? Essa ci renderà simili a lui e
compirà la volontà del Padre, perché renderà l'uomo a immagine e
somiglianza di Dio» (Ireneo di Lione; 2Cor 5,5; Gal 4,6; 1Cor 13,12; Gen
1,26). Fin da quaggiù, i santi ci danno un pregustamento di questa
somiglianza.
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Lunedì 14 Maggio
2012
San Mattia apostolo, festa
Meditazione del giorno
San Giovanni Crisostomo (c. 345-407), sacerdote ad Antiochia poi vescovo di Costantinopoli, dottore della Chiesa
Terza omelia sugli Atti degli Apostoli; PG 60, 33
San Mattia, testimone della risurrezione, scelto da Dio
«In quei giorni Pietro si alzò in mezzo ai fratelli e parlò» (At
1,15s). Perché è fervente ed il primo del gruppo, è sempre il primo a
prendere la parola: «Fratelli, bisogna scegliere tra ... coloro che ci
furono compagni». Notate come vuole che i nuovi apostoli siano dei
testimoni oculari. Senza dubbio lo Spirito Santo doveva venire, ma
Pietro dava molta importanza a questo punto. «Tra coloro che ci furono
compagni per tutto il tempo in cui il Signore Gesù ha vissuto in mezzo a
noi». Richiede loro che abbiano vissuto con lui e non siano stati
semplici discepoli. Infatti, all'inizio, molti lo seguivano... «Fino al
giorno in cui è stato di tra noi assunto in cielo. Bisogna che uno fra
loro divenga, insieme a noi, testimone della sua risurrezione».
Pietro
non ha detto: « testimone di tutto il resto», ma soltanto «testimone
della resurrezione». Poiché sarebbe stato più credibile il discepolo che
avrebbe potuto dire: «Colui che mangiava, beveva, colui che è stato
crocifisso, lui è resuscitato». Di conseguenza, non importava che fosse
testimone di tempi precedenti, né successivi, né dei miracoli. Era
necessario che fosse testimone della resurrezione. Tutto il resto era
stato manifestato e proclamato. Mentre la resurrezione era avvenuta nel
segreto, solo da alcuni era conosciuta.
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Martedì 15 Maggio
2012
Martedì della VI settimana di Pasqua
Meditazione del giorno
San Bernardo (1091-1153), monaco cistercense e dottore della Chiesa
Terza omelia per la Pentecoste
«E' bene per voi che io me ne vada»
Lo Spirito Santo ha coperto Maria con la sua ombra (Lc 1,35) e,
il giorno della Pentecoste, ha reso forti gli apostoli; per lei,
desiderava addolcire l'effetto della venuta della divinità nel suo corpo
verginale e, per loro, desiderava «rivestirli della potenza dell'alto»
(Lc 24,49), cioè la carità più ardente... Come avrebbero potuto, nella
loro debolezza, adempiere la missione di trionfare sulla morte senza
questo «amore forte come la morte» e di non lasciare «le porte degli
inferi prevalere contro di essi» senza questo «amore tenace come gli
inferi»? (Mt 16,18; Ct 8,6) Vedendo quello zelo, alcuni li credevano
ebbri (At 2,13). Effettivamente, essi erano ebbri, ma di un vino
nuovo..., quello che la «vera vigna» aveva lasciato scorrere dall'alto
dei cieli, quello «che allieta il cuore dell'uomo» (Gv 15,1; Sal
104,15)... Era un vino nuovo per gli abitanti della terra, ma in cielo
si trovava in abbondanza..., scorreva a fiotti nelle strade e sulle
piazze della città santa, dove diffondeva la gioia del cuore...
Così, c'era in cielo un vino particolare che la terra non
conosceva. Ma anche la terra aveva qualcosa di suo, che era la sua
gloria - la carne di Cristo - ed i cieli erano assetati della presenza
di quella carne. Chi potrebbe impedire lo scambio così certo e ricco di
grazia tra cielo e terra, tra angeli ed apostoli, in modo che la terra
possieda lo Spirito Santo e il cielo la carne di Cristo? ... «Se non me
ne vado – dice Gesù – non verrà a voi il Consolatore». Cioè, se non
lasciate andare ciò che amate, non otterrete ciò che desiderate. «E'
bene per voi che io me ne vada» e che vi porti dalla terra al cielo,
dalla carne allo spirito; poiché il Padre è spirito, il Figlio è
spirito, e lo Spirito Santo è pure spirito... E il Padre «che è spirito,
cerca gli adoratori che lo adorino in spirito e verità» (Gv 4,23-24).
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Mercoledì 16
Maggio
2012
Mercoledì della VI settimana di Pasqua
Meditazione del giorno
Simeone il Nuovo Teologo (circa 949-1022), monaco ortodosso
Catechesi, 29; SC 113
«Quando però verrà lo Spirito di verità, egli vi guiderà alla verità tutta intera»
La «chiave della scienza» (Lc 11,52) non è altro che la grazia
dello Spirito Santo. Essa è data dalla fede. Con l'illuminazione, essa
genera in modo veramente reale la conoscenza ed anche la conoscenza di
ogni cosa. Apre il nostro spirito ottuso e oscurato, spesso con parabole
e simboli, ma anche con affermazioni più chiare... Fate dunque ben
attenzione al senso spirituale della parola. Se la chiave non è buona,
la porta non si apre. Poiché, dice il Buon Pastore, «è a lui che il
guardiano apre» (Gv 10,3). Ma se la porta non si apre, nessuno entra
nella casa del Padre, poiché Cristo ha detto: «Nessuno viene al Padre se
non per mezzo di me» (Gv 14,6).
Ora, è lo Spirito Santo che, per primo, apre il nostro spirito e
ci insegna ciò che riguarda il Padre e il Figlio. Cristo ci dice anche
questo: «Quando verrà lui, lo Spirito di verità che procede dal Padre,
egli mi renderà testimonianza, e egli vi guiderà alla verità tutta
intera» (Gv 15,26; 16,13). Vedete come, per mezzo dello Spirito o
piuttosto nello Spirito, il Padre e il Figlio si fanno conoscere,
inseparabilmente...
Se chiamiamo lo Spirito Santo una chiave, è perché, per lui ed
in lui dapprima, abbiamo lo spirito illuminato. Una volta purificati,
siamo illuminati dalla luce della scienza. Siamo battezzati dall'alto,
riceviamo una nuova nascita e diventiamo figli di Dio, come dice san
Paolo: «lo Spirito stesso intercede con insistenza per noi, con gemiti
inesprimibili» (Rm 8,26). E ancora: «Dio ha mandato nei nostri cuori lo
Spirito del suo Figlio che grida: Abbà, Padre» (Gal 4,6). E' lui dunque
che ci mostra la porta, porta che è luce, e la porta ci insegna che
colui che abita nella casa è anche lui luce inaccessibile.
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Giovedì 17 Maggio
2012
Giovedì della VI settimana di Pasqua
Meditazione del giorno
San Cesario di Arles (470-543), monaco e vescovo
Discorsi, 166
« Il Regno di Dio … è giustizia, pace e gioia nello Spirito Santo » (Rm 14,17)
Qual’è la vera gioia, fratelli se non il Regno dei cieli? E qual’è il
Regno di Dio, se non Cristo nostro Signore. Io so che tutti gli uomini
vogliono provare una vera gioia. Ma sbaglia chi vuole godere dei
raccolti senza coltivare il suo campo; inganna se stesso chi vuole
raccogliere frutti senza piantare alberi. Non si possiede la vera gioia
senza la giustizia e la pace... Ora, rispettando la giustizia e la pace,
fatichiamo per un breve tempo, come chinati su un lavoro fruttuoso. Ma
poi, godremo senza fine del frutto di questo lavoro.
Ascolta
l’apostolo Paolo dire a proposito di Cristo: “Egli è la vostra pace” (Ef
2,14)... E il Signore, rivolgendosi ai suoi discepoli, dice: “Vi vedrò
di nuovo e il vostro cuore si rallegrerà e nessuno potrà togliere la
vostra gioia”. Qual’è questa gioia che nessuno vi potrà togliere, se non
lui stesso, il vostro Signore, che nessuno vi può togliere?
Esaminate dunque la vostra coscienza, fratelli; se vi regna la
giustizia, se volete, desirate e augurate a tutti la medesima cosa che
augurate a voi stessi, se la pace è in voi, non soltanto con i vostri
amici, ma anche con i vostri nemici, sappiate che il Regno dei cieli,
cioè Cristo Signore, dimora in voi.
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Venerdì 18 Maggio
2012
Venerdì della VI settimana di Pasqua
Meditazione del giorno
Sant'Agostino (354-430), vescovo d'Ippona (Nord Africa) e dottore della Chiesa
Discorso 171, sulla lettera ai Filippesi (Nuova Biblioteca Agostiniana)
«Nessuno vi potrà togliere la vostra gioia»
«Rallegratevi nel Signore, sempre; ve lo ripeto ancora,
rallegratevi» (Fil 4,4). L'Apostolo ci comanda di rallegrarci, ma nel
Signore, non nel mondo. «Chiunque vuole essere amico di questo mondo,
come dice la Scrittura, sarà ritenuto nemico di Dio» (Gc 4,4). Ma come
l'uomo non può servire due padroni (Mt 6,24), così nessuno può
rallegrarsi e nel mondo e nel Signore. Predomini il rallegrarsi nel
Signore finché si spenga il rallegrarsi nel mondo. La gioia nel Signore
sia sempre crescente... Queste cose non si dicono perché quando siamo in
questo mondo non dobbiamo avere delle gioie, ma perché, pur situati in
questo mondo, dobbiamo già godere nel Signore.
Ma c'è chi
dice: «Mi trovo nel mondo, ed è certo che, se ho delle gioie, godo là
dove sono». E che? Per il fatto di essere nel mondo, non sei nel
Signore? Ascolta sempre san Paolo ... a proposito di Dio e del Signore
creatore nostro: «In lui viviamo, ci muoviamo e siamo» (At 17,28). Dove
non è infatti chi è dovunque? Non ci esortava forse a questo? «Il
Signore è molto vicino, non angustiatevi per nulla» (Fil 4,5-6).
E'
una grande realtà questa per la quale è salito al di sopra di tutti i
cieli ed è vicinissimo a coloro che vivono nei vari luoghi della terra.
Chi è costui che è lontano e vicinissimo, se non colui che per
misericordia si è fatto prossimo a noi?
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Sabato 19 Maggio
2012
Sabato della VI settimana di Pasqua
Meditazione del giorno
San Fulgenzio di Ruspe (467-532), vescovo
Lettere 14, 36 ; CCL 91, 42
« In quel giorno chiederete nel mio nome »
Per prima cosa dobbiamo rivolgere l'attenzione a quel che
diciamo a conclusione della preghiera : « Per Gesù Cristo, tuo Figlio e
nostro Signore » ; non diciamo affatto « Per lo Spirito Santo » :
infatti non senza ragione la Chiesa cattolica esalta Cristo per quel
mistero per cui « uno solo è il mediatore fra Dio e gli uomini, l'uomo
Gesù Cristo » (1 Tm 2, 5), « sacerdote in eterno alla maniera di
Melchisedek » (Eb 7, 17), « che con il proprio sangue entrò una volta
per sempre nel santuario » (Eb 9, 12), « non fatto da mani d'uomo,
figura di quello vero, ma nel cielo stesso dove siede alla destra di Dio
e intercede per noi » (Eb 9, 24).
L'Apostolo, contemplando nel Cristo la sua missione di
pontefice, disse : « Per mezzo di lui offriamo continuamente un
sacrificio di lode a Dio, cioè il frutto di labbra che confessano il suo
nome » (Eb 13, 15). Per mezzo suo dunque offriamo il sacrificio di lode
e di preghiera, poiché da nemici che eravamo siamo stati riconciliati
dalla sua morte (Rm 5, 10). Per lui, che si è degnato di farsi vittima
per noi, il nostro sacrificio può essere trovato accetto agli occhi di
Dio. Per questo il beato Pietro ci ammonisce dicendo : « Anche voi
venite impiegati come pietre vive per la costruzione di un edificio
spirituale, per un sacerdozio santo, per offrire sacrifici spirituali
graditi a Dio, per mezzo di Gesù Cristo » (1 Pt 2, 5). Ecco dunque
perché diciamo a Dio Padre : « Per Gesù Cristo nostro Signore ».
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Domenica
20 Maggio 2012
Ascensione del Signore, solennità - Anno B
Meditazione del giorno
Giovanni Taulero (circa 1300-1361), domenicano a Strasburgo
Discorso 20, 3° per l'Ascensione
«Per andare dove vado io, voi conoscete la via»
«Il Signore Gesù, dopo aver loro parlato, fu assunto in
cielo»... Le membra del corpo di Cristo devono seguire il capo, la
testa, che oggi è salito al cielo. Ci ha preceduti, per prepararci un
posto (Gv 14,2), a noi che lo seguiamo, in modo che possiamo dire con la
fidanzata del Cantico dei Cantici: «Attirami dietro a te,» (1,4)...
Vogliamo
seguirlo? Dobbiamo anche considerare la via che ci ha mostrato durante i
trentatre anni: via di povertà, di spogliazione, talvolta molto dure.
Dobbiamo seguire assolutamente la stessa via se vogliamo giungere, con
lui, nel più alto dei cieli. Quando anche fossero morti tutti i maestri e
tutti i libri bruciati, troveremmo sempre, nella sua vita santa,
l'insegnamento sufficiente, poiché è lui stesso che è la via e non un
altro (Gv 14,6). Seguiamolo dunque.
Come la calamita
attira il ferro, così Cristo amabile attira a sé tutti i cuori che ha
toccati. Il ferro toccato dalla forza della calamita è sollevato in modo
che non avverrebbe normalmente, si solleva seguendola, anche se è
contro la sua natura. Non si ferma fino a che non si è sollevato. Così
coloro che sono toccati in fondo al cuore da Cristo non sentono più
gioia né sofferenza. Sono elevati al di là di se stessi fino a lui...
Quando
non si è toccati, non è colpa di Dio. Dio tocca, spinge, si fa presente
e desidera in egual modo tutti gli uomini, vuole in egual modo tutti
gli uomini, ma la sua azione, la sua presenza ed i suoi doni sono
ricevuti e accolti in modi molto diversi.... Noi amiamo e cerchiamo
altre cose piuttosto che lui, ecco perché i doni che Dio offre senza
sosta ad ogni uomo restano a volte inutilizzati... Possiamo uscire da
questo stato d'animo solo con zelo coraggioso e deciso e con una
preghiera sincera, interiore e perseverante.
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Lunedì 21 Maggio
2012
Lunedì della VII settimana di Pasqua
Meditazione del giorno
Beato Tito Brandsma, carmelitano olandese, martire (1881-1942)
Conferenza «Pace e amore della pace» 11.11.1931
«Voi avrete tribolazione nel mondo, ma abbiate fiducia; io ho vinto il mondo»
Anche se tutti amiamo la pace e abbiamo in fondo al cuore la
speranza che la nostra azione in favore della pace non sarà inutile, non
possiamo, né io né voi, eludere le pressioni del tempo presente. Ciò
significa che dobbiamo liberarci dal dubbio generale che, secondo le
leggi della storia, nulla possa cambiare: ad una guerra segue un'altra
guerra, e ogni volta, è un colpo mortale alla causa della pace. Viviamo
ancora troppo sotto l'influenza di chi afferma che coloro che vogliono
la pace devono armarsi per vincere la guerra....
E' bene
constatate che nel corso dei secoli emergono costantemente eroi di pace,
predicatori del messaggio di pace.... Troviamo questi messaggeri,
questi apostoli della pace in ogni tempo e in ogni luogo. E ai nostri
giorni, per fortuna, non ne mancano. Ma nessun messaggero di pace ha
trovato eco più vasta di Colui che ... chiamiamo il Re della pace (Is
9,5). Permettetemi di ricordarvi chi è questo messaggero. Il giorno di
Pasqua, sembrava che gli apostoli avessero perso ogni speranza dalla
morte di Cristo in croce. Quando agli occhi del mondo la missione di
Cristo era conclusa, fallita, incompresa, egli è apparso agli apostoli
riuniti nel Cenacolo per paura dei nemici, e, invece che dichiarazioni
bellicose contro gli avversari, essi si sentirono dire: «Vi lascio la
pace, vi do la mia pace. Non come la dà il mondo, io la do a voi» (Gv
14,27)...
Vorrei ripetere questa parola, farla risuonare
nel mondo intero, senza preoccuparmi di chi l'ascolterà. Vorrei
ripeterla così spesso che, anche se ... l'abbiamo rifiutata, arrivassimo
ad ascoltarla fino a che tutti l'abbiamo intesa e compresa.
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