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| De: Enzo Claudio (Mensaje original) |
Enviado: 30/11/2009 17:03 |
Un brano di Raoul Follereau definito l'Apostolo dei lebbrosi:
Che strano traffico con il buon Dio! Signore, dammi questo! Signore, concedimi questo! Signore, guariscimi!
Come se Dio non conoscesse, molto più di noi, quello che ci abbisogna.
Un piccino suggerisce forse alla mamma: "Preparami quella pappa" ?
Un malato al suo dottore: "Mi prescriva quella medicina" ?
Chi può assicurarci se quel che ci manca non sia peggiore di quel che abbiamo ?
Allora, tentiamo soltanto questa preghiera:
"Signore, non cessare di amarci, mai"
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Sabato Santo - Domenica di Pasqua : Veglia Pasquale nella Notte Santa - Anno BMeditazione del giornoSan Cromazio di Aquileia ( ? – 407), vescovo Discorso 17, secondo per la Grande Notte ; SC 154
«Ecco, io faccio nuove tutte le cose» (Ap 21,5)
Il mondo intero, che celebra la veglia pasquale durante tutta questa notte, testimonia la grandezza e la solennità di questa notte. Ed è cosa giusta: in questa notte la morte è stata vinta, la Vita è viva, Cristo è risuscitato dai morti. Già Mosé aveva detto al popolo, a proposito di questa Vita: «Vedrete la vostra vita sospesa al legno di giorno e di notte» (Dt 28,66 Vulg). ... Che si tratti di Cristo Signore, lui stesso lo mostra nel Vangelo, quando dice: «Io sono la via, la verità e la vita» (Gv 14,6). Dice di essere la via, perché conduce al Padre; la verità, perché condanna la menzogna; e la vita, perché comanda alla morte...: «Dov'è, o morte, la tua vittoria? Dov'è, o morte, il tuo pungiglione?» (1 Cor 15,55). Poiché la morte, che era stata sempre vittoriosa, è stata vinta dalla morte del suo vincitore. La Vita ha accettato di morire per mettere in fuga la morte. Come al sorgere del giorno le tenebre scompaiono, così la morte è stata annientata quando è sorta la Vita eterna...
Ecco allora il tempo di Pasqua. Già Mosé ne ha parlato al popolo dicendo: «Questo mese sarà per voi il primo mese dell'anno» (Es 12,2). ... Il primo mese dell'anno non è quindi gennaio, dove tutto è morto, ma il tempo di Pasqua, dove tutto torna in vita. Poiché è adesso che l'erba dei prati, in certo modo, risuscita dalla morte, adesso spuntano i fiori sugli alberi, e le viti germogliano, adesso l'aria stessa sembra felice dell'inizio di un nuovo anno. ... Questo tempo di Pasqua è dunque il primo mese, il tempo nuovo..., ed in questo giorno anche il genere umano è rinnovato. Poiché oggi, nel mondo intero, innumerevoli popoli risuscitano attraverso l'acqua del battesimo ad una vita nuova... Noi, che crediamo che il tempo di Pasqua è veramente l'anno nuovo, dobbiamo dunque celebrare questo giorno santo con felicità, esultanza, e gioia spirituale, per poter dire in tutta verità il ritornello del salmo: «Questo è il giorno fatto dal Signore: rallegriamoci ed esultiamo in esso» (118,24). |
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Domenica di Pasqua : Risurrezione del Signore - Anno BMeditazione del giornoBeato Guerrico di Igny (circa 1080-1157), abate cistercense Discorso 1 sulla resurrezione del Signore ; PL 185, 143-144 ; SC 202
« Perché cercate tra i morti colui che è vivo ? » (Lc 24,5)
Per me, fratelli, « il vivere è Cristo e il morire un guadagno » (Fil 1,21). Parto dunque per la Galilea, per il monte che Gesù ci ha indicato (Mt 28,10.16). Lo vedrò e lo adorerò affinché io non muoia più, perché « chiunque vede il Figlio dell'Uomo e crede in lui ha la vita eterna » ; « anche se muore, vivrà » (Gv 6,40; 11,25).
Ora, fratelli, in che senso possiamo dire che la gioia del vostro cuore testimonia il vostro amore di Cristo? Secondo me... se vi è successo un solo giorno di amare Gesù, sia vivo, sia morto, sia tornato alla vita, oggi che i messaggeri proclamano la sua risurrezione nella Chiesa, il vostro cuore esulta e esclama : « Mi hanno portato questa novella: Gesù, mio Dio, è vivo! A queste parole il mio cuore, che si era assopito dalla tristezza, che languiva nella tiepidezza e lo scoraggiamento, ha ritrovato la vita ». Infatti, la dolce musica di questo lieto annuncio rianima i peccatori che giacevano nella morte. Altrimenti, non si potrebbe far altro che disperare e seppellire nell'oblio coloro che Gesù, tornando dagli inferi, avrebbe lasciato nell'abisso.
In questo riconoscerai che il tuo spirito ha ritrovato pienamente la vita in Cristo, se potrai dire dal profondo del cuore : « Se Gesù è vivo, questo mi basta ! Se lui vive, io vivo, poiché la mia vita dipende da lui. Egli è la mia vita, è il mio tutto. Cosa potrebbe dunque mancarmi, se Gesù è vivo ? Anche se tutto il resto mi venisse a mancare, questo non avrebbe nessuna importanza, purché Gesù sia vivo ! » |
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Lunedì 9 Aprile
2012
Lunedì fra l'Ottava di Pasqua
Meditazione del giorno
San Nerses Snorhali - (1102-1173), patriarca armeno
Gesù, Figlio unigenito del Padre, § 765- 770; SC 203
«Ed ecco Gesù venne loro incontro»
Tu che all'alba sei stato compianto dalle donne che portavano unguenti, dona anche al mio cuore di versare lacrime di fuoco per il tuo amore ardente.
E grazie alla buona novella dell'angelo che parlava dall'alto della pietra (Mt 28,2), fammi sentire il suono dell'ultima tromba che annuncia la risurrezione.
Dalla tomba nuova e intatta sei risuscitato col corpo nato da Maria Vergine sei diventato per noi primizia e primo nato tra i morti.
E a me, che il Nemico ha legato col male del peccato del corpo, concedi ancora la liberazione, come hai fatto per le anime del soggiorno dei morti (1Pt 3,19).
Ti sei rivelato nel giardino a Maria Maddalena, ma non hai permesso di avvicinarsi a colei che apparteneva ancora alla stirpe decaduta.
Rivelati anche a me l'ottavo giorno nell'ultima e grande alba; ed in quel momento permetti alla mia anima indegna di avvicinarsi a te.
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Martedì 10 Aprile
2012
Martedì fra l'Ottava di Pasqua
Meditazione del giorno
San Massimo di Torino ( ? – circa 420), vescovo
CC Discorso 39a ; PL 57, 359
«Và dai miei fratelli e dì loro: Io salgo al Padre mio e Padre vostro»
Dopo la resurrezione, Maria Maddalena è andata a cercare il
Signore alla tomba e, dimenticando la promessa che sarebbe tornato dagli
inferi il terzo giorno, l'ha immaginato prigioniero della terra... Una
fede umile ed ignara cerca ciò che non conosce, dimentica ciò che le è
stato insegnato; è pronta a venerare, ma ciò che crede è imperfetto.
Essa si preoccupa delle ferite che il Signore ha avuto nella carne, ma
dubita della gloria della resurrezione. Piange perché ama Gesù, è
afflitta perché non ne ha trovato il corpo; crede sia morto colui che
già regnava...
Rimproveriamo alla beata Maria di essere
stata troppo lenta a credere (Lc 24,5s); tardi ha riconosciuto il
Signore. Per questo il Salvatore le dice: «Non mi toccare, perché non
sono ancora salito al Padre»... Cioè, perché vuoi toccarmi, tu che,
venendo a cercarmi nelle tombe, non credi che sia salito presso il
Padre; tu che, cercandomi nella dimora dei morti, dubiti che sia tornato
al cielo; tu che, cercandomi tra i morti, non ti aspetti di vedermi
vivere in Dio, mio Padre? «Non sono ancora salito al Padre», afferma,
cioè: per te non sono ancora salito al Padre, io che, secondo la tua
fede, sono ancora nella tomba...
Chi vuole toccare il
Signore deve prima, nella fede, pensarlo alla destra di Dio; il cuore,
più che cercarlo fra i morti, deve pensarlo in cielo. Il Signore sale al
Padre, Lui che sa di essere sempre nel Padre... «Il Verbo era presso
Dio e il Verbo era Dio» (Gv 1,1)... San Paolo ci insegna come cercare
anche noi il Salvatore in cielo, dicendo: «Cercate le cose di lassù,
dove si trova Cristo assiso alla destra di Dio». E per farci dimenticare
completamente la ricerca terra terra di Maria, aggiunge: «Pensate alle
cose di lassù, non a quelle della terra» (Col 3,1-2). Non è dunque sulla
terra, né sotto terra, né secondo la carne, che dobbiamo cercare il
Salvatore, se vogliamo trovarlo e toccarlo, ma nella gloria della maestà
divina.
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Mercoledì 11
Aprile
2012
Mercoledì fra l'Ottava di Pasqua
Meditazione del giorno
San Leone Magno ( ?-circa 461), papa e dottore della Chiesa
1° Discorso per l'Ascensione, SC 74bis
«Allora si aprirono loro gli occhi»
I giorni intercorsi fra la resurrezione del Signore e la sua
ascensione non sono stati privi di avvenimenti: in essi sono stati
confermati grandi misteri e sono state rivelate grandi verità. E' stata
eliminata la paura di una morte crudele ed è stata resa manifesta non
solo l'immortalità dell'anima, ma anche quella del corpo...
In
quei giorni il Signore si unisce a due discepoli e li accompagna lungo
il cammino; e, per dissipare in noi ogni ombra di dubbio, rimprovera a
quegli uomini spaventati la loro lentezza a comprendere. I cuori che
egli illumina vedono accendersi in essi la fiamma della fede; erano
tiepidi e diventano ardenti mentre il Signore fa loro comprendere le
Scritture. Alla frazione del pane si aprono gli occhi dei commensali:
essi vedono la glorificazione della loro natura umana con gioia ben più
grande di quella dei nostri progenitori quando videro la vergogna della
loro disobbedienza (Gen 3,7).
Tra queste meraviglie ed
altre ancora, poiché i discepoli erano ancora impauriti, il Signore è
apparso in mezzo a loro dicendo: «La pace sia con voi» (Lc 24,36; Gv
20,26). Perché non restassero nei pensieri che li turbavano... ha
mostrato ai loro occhi esitanti i segni della croce sulle mani ed i
piedi... Così, con una fede non più incerta, ma con profonda
convinzione, essi avrebbero testimoniato che il corpo che stava per
salire sul trono di Dio Padre era veramente quello che era stato deposto
nel sepolcro. Ecco quanto la bontà divina ha voluto insegnare con tanta
cura durante tutto questo tempo intercorso fra la resurrezione e
l'ascensione, ecco quanto ha mostrato agli occhi e al cuore dei suoi
amici: il Signore Gesù Cristo, che era realmente nato, realmente aveva
patito e realmente è morto, altrettanto realmente è risuscitato.
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Giovedì 12 Aprile
2012
Giovedì fra l'Ottava di Pasqua
Meditazione del giorno
San Pietro Crisologo (circa 406-450), vescovo di Ravenna, dottore della Chiesa
Omelia 31, ottava sulla risurrezione del Signore ; PL 52, 427
«Toccatemi e guardate»
Dopo la risurrezione, poiché il Signore era entrato a porte
chiuse (Gv 20,19), i discepoli non credevano che egli avesse ripreso un
corpo reale, ma supponevano che solo la sua anima fosse tornata sotto
un'apparenza corporea, come le immagini che si presentano nei sogni
durante il sonno. «Essi credevano di vedere un fantasma»...
«Perché
siete turbati, e perché sorgono dubbi nel vostro cuore? Guardate le mie
mani e i miei piedi». Guardate, cioè: state attenti. Perché? Perché non
è un sogno che vedete. Guardate le mie mani e i miei piedi, poiché, coi
vostri poveri occhi, non potete ancora guardare il mio volto. Guardate
le ferite della mia carne, poiché non vedete ancora le opere di Dio.
Contemplate i segni lasciati dai miei nemici, poiché non percepite
ancora le rivelazioni di Dio. Toccatemi, affinché le vostre mani vi
diano la prova, poiché i vostri occhi sono ciechi fino a questo punto...
Scoprite i fori delle mani, «frugate» nel costato, riaprite le ferite,
poiché non posso rifiutare ai discepoli in vista della fede ciò che non
ho rifiutato ai nemici per il supplizio. Toccate, toccate..., cercate
fino alle ossa, per accertarvi della realtà della carne, e che le ferite
ancora aperte confermino che sono io...
Perché non
credete che sono risuscitato, proprio io che ho ridato la vita a molti
defunti sotto i vostri occhi? ... Quando ero appeso sulla croce, mi
insultavano dicendo: «Ha salvato gli altri, non può salvare se stesso.
Scenda ora dalla croce e gli crederemo» (Mt 27,42). Cos'è più
difficile, scendere dalla croce strappando i chiodi o risalire dagli
inferi schiacciando la morte sotto i piedi? Ecco che ho salvato me
stesso e, spezzando le catene dell'inferno, sono risalito al mondo di
lassù.
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Venerdì 13 Aprile
2012
Venerdì fra l'Ottava di Pasqua
Meditazione del giorno
Benedetto XVI, Papa
Omelia della messa inaugurale del suo pontificato (copyright © Libreria Editrice Vaticana)
"D'ora in poi sarai pescatore di uomini" (Lc 5,10)
La chiamata di Pietro ad essere pastore (Gv 21,15-17) ... fa
seguito alla narrazione di una pesca abbondante: dopo una notte, nella
quale avevano gettato le reti senza successo, i discepoli vedono sulla
riva il Signore Risorto. Egli comanda loro di tornare a pescare ancora
una volta ed ecco che la rete diviene così piena che essi non riescono a
tirarla su; 153 grossi pesci: «E sebbene fossero così tanti, la rete
non si strappò».
Questo racconto, al termine del cammino terreno di Gesù con i
suoi discepoli, corrisponde ad un racconto dell'inizio (Lc 5,1-11):
anche allora i discepoli non avevano pescato nulla durante tutta la
notte; anche allora Gesù aveva invitato Simone ad andare al largo ancora
una volta. E Simone, che ancora non era chiamato Pietro, diede la
mirabile risposta: Maestro, sulla tua parola getterò le reti! Ed ecco il
conferimento della missione: «Non temere! D'ora in poi sarai pescatore
di uomini».
Anche oggi viene detto alla Chiesa e ai successori degli
apostoli di prendere il largo nel mare della storia e di gettare le
reti, per conquistare gli uomini al Vangelo – a Dio, a Cristo, alla vera
vita. I Padri hanno dedicato un commento molto particolare anche a
questo singolare compito. Essi dicono così: per il pesce, creato per
l'acqua, è mortale essere tirato fuori dal mare. Esso viene sottratto al
suo elemento vitale per servire di nutrimento all'uomo. Ma nella
missione del pescatore di uomini avviene il contrario. Noi uomini
viviamo alienati, nelle acque salate della sofferenza e della morte; in
un mare di oscurità senza luce. La rete del Vangelo ci tira fuori dalle
acque della morte e ci porta nello splendore della luce di Dio, nella
vera vita. E' proprio così – nella missione di pescatore di uomini, al
seguito di Cristo, occorre portare gli uomini fuori dal mare salato di
tutte le alienazioni verso la terra della vita, verso la luce di Dio. E'
proprio così: noi esistiamo per mostrare Dio agli uomini.
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Sabato 14 Aprile
2012
Sabato fra l'Ottava di Pasqua
Meditazione del giorno
San Romano il Melode (?-circa 560), compositore d'inni greco
Inno «La Missione degli apostoli», 13s ; SC 283
«Predicate il vangelo ad ogni creatura»
«Una volta per tutte dico ai miei santi: andate nel mondo intero
e ammaestrate tutte le nazioni. Poiché mi è stato dato ogni potere da
Colui che mi ha generato (cf Mt 28,18-19) sul mondo di lassù come di
quaggiù, di cui ero signore prima ancora di essermi incarnato. Ora ho
preso possesso della mia sovranità su tutto l'universo, ed in voi ho un
vero consiglio dei ministri, io che solo conosco le profondità del
cuore».
«Andate in tutte le nazioni. Gettato in terra il
seme del pentimento, annaffiatelo coi vostri insegnamenti». Ascoltando
queste parole, gli apostoli si guardavano l'un con l'altro scuotendo la
testa: «Da dove ci verrà la voce e la lingua per parlare a tutti? Chi ci
darà la forza di lottare con i popoli e le nazioni come ci hai
ordinato, noi che non abbiamo né lettere né cultura, noi umili
pescatori, tu che solo conosci le profondità del cuore?»
«Non
angustiate più il vostro cuore, il Nemico non turbi il vostro spirito.
Non ragionate più come bambini piccoli... Io non voglio vincere con la
forza, è con i deboli che vinco. Non cerco coloro che si occupano di
filosofia: ho scelto ciò che nel mondo è stolto (1Cor 1,27), io che solo
conosco le profondità del cuore».
«Andate dunque a
tutta la creazione. Annaffiate coi vostri insegnamenti il seme del
pentimento che avete seminato. Fate in modo che nessuna anima pentita
resti fuori della vostra rete. Mi compiaccio di coloro che tornano a me,
lo sapete anche voi. Ah, se anche colui che mi ha tradito fosse tornato
a me dopo avermi venduto! Cancellando il suo peccato, lo avrei riunito a
voi, io che solo conosco le profondità del cuore ...»
«Dite
che sono Dio e che io, l'Ineffabile, ho preso la condizione di servo
(Fil 2,7). Mostrate come ho fatto mie le ferite della carne... Sepolto
perché ero stato condannato, ho vinto definitivamente l'inferno perché
sono Signore...» Confermati da queste parole, gli apostoli dicevano al
Signore: «Tu sei Dio che era prima dei secoli, e non avrai mai fine...Ti
proclameremo come ci hai ordinato. Sii con noi, sii nostra difesa, tu
che solo conosci le profondità del cuore».
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Domenica
15 Aprile 2012
II Domenica di Pasqua o della Divina Misericordia - Anno B
Meditazione del giorno
Basilio di Seleucia ( ?-circa 468), vescovo
Omelia per la Risurrezione
«Abbiamo visto il Signore»
Nascosti in una casa, gli apostoli vedono Cristo; egli entra, a
porte chiuse. Ma Tommaso, quella volta assente..., si tappa le orecchie e
vuole vedere coi suoi occhi... Lascia sfogare la propria incredulità,
sperando così che il suo desiderio sia esaudito. «I miei dubbi
scompariranno solo alla sua vista – egli dice - . Metterò il dito nei
segni dei chiodi, e stringerò quel Signore che tanto amo. Biasimi pure
la mia poca fede, ma mi riempia della sua vista. Ora sono incredulo, ma
quando lo vedrò, crederò. Crederò quando lo stringerò fra le braccia e
lo contemplerò. Voglio vedere quelle mani forate, che hanno guarito le
mani malvagie di Adamo. Voglio vedere quel fianco, che ha cacciato la
morte dal fianco dell'uomo. Voglio essere io stesso testimone del
Signore e la testimonianza di altri non mi basta. I vostri racconti
esasperano la mia impazienza. La gioiosa notizia che portate non fa che
ravvivare il mio turbamento. Guarirò da questo male solo toccando il
rimedio con le mie stesse mani».
Il Signore riappare e
dissolve nel contempo la tristezza e il dubbio del discepolo. Che dico?
Non dissolve il dubbio, colma l'attesa. Entra, a porte chiuse.
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Lunedì 16 Aprile
2012
Lunedì della II settimana di Pasqua
Meditazione del giorno
San Giovanni della Croce (1542-1591), carmelitano, dottore della Chiesa
Salita del Monte Carmelo, libro II, cap. 5 (holyqueen.altervista.org riv.)
«Quel che è nato dallo Spirito è Spirito»
Leggiamo in san Giovanni: «Se uno non nasce da acqua e da
Spirito, non può entrare nel regno di Dio». Rinascere nello Spirito
Santo in questa vita significa avere un'anima molto simile a Dio per
purezza, senza avere in sé alcuna mescolanza d'imperfezione. Solo così
può realizzarsi una pura trasformazione dell'anima in Dio; ella
partecipa alla natura di Dio per la sua unione con lui, anche se ciò non
avviene sul piano dell'essenza.
Per maggiore chiarezza,
prendiamo un paragone. Un raggio di sole batte su una vetrata. Se questa
ha delle macchie o è appannata, il sole non può illuminarla e
trasformarla totalmente nella sua luce, come accadrebbe, invece, se
fosse nitida e senza alcuna macchia. ...Ciò si verifica non per colpa
del raggio, ma della vetrata stessa. Se, infatti, questa fosse
completamente limpida e tersa, il raggio la trasformerebbe e la
illuminerebbe a tal punto da essere identificata con il raggio stesso e
da riflettere la sua stessa luce. In tal caso, però, pur essendo la
vetrata identificata con il raggio, conserva sempre la sua natura
distinta da esso; potremmo, però, dire che essa è raggio o luce per
partecipazione.
L'anima è come questa vetrata. Ella è
sempre investita dalla luce dell'essere divino, o meglio tale luce
dimora sempre in essa per natura. Quando l'anima fa spazio, cioè elimina
in sé ogni ombra e macchia di cosa creata, tenendo la volontà
perfettamente unita a quella di Dio – perché amare Dio vuol dire cercare
di spogliarsi e privarsi per Dio di tutto ciò che non è lui –, viene
immediatamente illuminata e trasformata in Dio.
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Martedì 17 Aprile
2012
Martedì della II settimana di Pasqua
Meditazione del giorno
Santa Teresa Benedetta della Croce [Edith Stein] (1891-1942), carmelitana, martire, compatrona d'Europa
Poesia « Heilige Nacht »
« Perché chiunque crede in lui abbia la vita eterna »
Mio Signore e mio Dio,
mi hai guidata su un cammino lungo, sassoso, oscuro e faticoso.
Sovente sembrava che le mie forze volessero abbandonarmi,
non speravo quasi più di vedere un giorno la luce.
Il mio cuore stava pietrificandosi in una sofferenza profonda
quando il chiarore di una dolce stella sorse ai miei occhi.
Fedele, mi guidò ed io la seguii
con passo prima timido, poi più sicuro.
Giunsi alfine alla porta della Chiesa.
Si aprì. Chiesi di entrare.
La tua benedizione mi accoglie attraverso le parole del tuo sacerdote.
Dentro, le stelle si susseguono,
stelle di fiori rossi che mi indicano il cammino fino a te...
E la tua bontà permette che esse rischiarino il cammino verso di te.
Il mistero che dovevo tenere nascosto nell'intimo del mio cuore,
posso ormai annunciarlo ad alta voce:
Credo, confesso la mia fede!
Il sacerdote mi conduce ai gradini dell'altare,
chino la fronte,
l'acqua santa scorre sul mio capo.
Signore, come si può rinascere
Quando si è giunti alla metà della propria vita (Gv 3,4)?
Tu l' hai detto, e questo è divenuto per me realtà.
Il peso della colpe e delle pene della mia lunga vita mi ha abbandonato.
In piedi, ho ricevuto il vestito bianco posto sulle mie spalle,
simbolo luminoso di purezza!
Ho portato in mano il cero la cui fiamma annuncia
che la tua vita santa arde in me.
Il mio cuore è ormai il presepio che attende la tua presenza.
Per poco tempo!
Maria, tua madre che è anche mia, mi ha dato il suo nome.
A mezzanotte depone nel mio cuore il suo bambino appena nato.
Oh! Nessun cuore umano può concepire
ciò che prepari per coloro che ti amano (1 Cor 2,9).
Ormai sei mio e non ti lascerò mai più.
Dovunque vada la strada della mia vita, sei accanto a me.
Nulla potrà mai separarmi dal tuo amore (Rm 8,39).
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Mercoledì 18
Aprile
2012
Mercoledì della II settimana di Pasqua
Meditazione del giorno
Beato Giovanni Paolo II (1920-2005), papa
Lettera enciclica « Dives in misericordia », § 7 (© Libreria Editrice Vaticana)
«Così chiunque crede in lui non morirà, ma avrà la vita eterna»
Che cosa dunque ci dice la croce di Cristo, che è, in un certo
senso, l'ultima parola del suo messaggio e della sua missione
messianica? Eppure, questa non è ancora l'ultima parola del Dio
dell'alleanza: essa sarà pronunciata in quell'alba, quando prima le
donne e poi gli apostoli, venuti al sepolcro di Cristo crocifisso,
vedranno la tomba vuota e sentiranno per la prima volta l'annuncio: «è
risorto». Essi lo ripeteranno agli altri e saranno testimoni del Cristo
risorto.
Tuttavia, anche in questa glorificazione del
Figlio di Dio, continua ad esser presente la croce, la quale -
attraverso tutta la testimonianza messianica dell'Uomo-Figlio, che su di
essa ha subito la morte - parla e non cessa mai di parlare di
Dio-Padre, che è assolutamente fedele al suo eterno amore verso l'uomo,
poiché «ha tanto amato il mondo - quindi l'uomo nel mondo - da dare il
suo Figlio unigenito, perché chiunque crede in lui non muoia, ma abbia
la vita eterna».
Credere nel Figlio crocifisso significa
«vedere il Padre» (Gv 14,9), significa credere che l'amore è presente
nel mondo e che questo amore è più potente di ogni genere di male in cui
l'uomo, l'umanità, il mondo sono coinvolti. Credere in tale amore
significa credere nella misericordia. Questa infatti è la dimensione
indispensabile dell'amore, è come il suo secondo nome e, al tempo
stesso, è il modo specifico della sua rivelazione ed attuazione nei
confronti della realtà del male che è nel mondo, che tocca e assedia
l'uomo, che si insinua anche nel suo cuore e può farlo «perire nella
Geenna» (Mt 10,28).
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Giovedì della II settimana di PasquaMeditazione del giornoSan Vincenzo de' Paoli (1581-1660), sacerdote, fondatore di comunità religiose Colloqui spirituali del 19/01/1642
«Colui che Dio ha mandato proferisce le parole di Dio e dà lo Spirito senza misura»
Dio ci dà le proprie grazie secondo il nostro bisogno. Dio è una fontana da cui ciascuno attinge acqua secondo quanto necessita. Come una persona che ha bisogno di sei secchi d'acqua ne attinge sei; di tre tre; un uccello che ha bisogno solo di un'imbeccata beve col becco; un pellegrino, col cavo della mano per dissetarsi: così è di noi nei confronti di Dio.
Dobbiamo mettercela tutta per restare fedeli alla lettura di un capitolo del Nuovo Testamento e per effettuarne, all'inizio, gli atti: di adorazione, adorando la parola di Dio e la sua verità; entrare nei sentimenti con i quali il Signore le ha pronunciate ed acconsentire a tali verità; impegnarsi nella pratica di queste stesse verità... Soprattutto bisogna stare attenti a non leggere per studiare, dicendo: «Questo passaggio mi servirà per quella tale predicazione», ma leggere solamente per il nostro progresso spirituale.
Non bisogna scoraggiarsi, se, dopo averlo letto più volte, un mese, due mesi, sei mesi, non ne siamo stati colpiti. Succederà che una volta avremo una piccola luce, un altro giorno una più grande, e ancora più grande quando ne avremo bisogno. Una sola parola è capace di convertirci; ne basta una sola. |
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Venerdì della II settimana di PasquaMeditazione del giornoCatechismo della Chiesa cattolica § 1333-1335
«Era vicina la Pasqua, la festa dei Giudei»
Al centro della celebrazione dell'Eucaristia si trovano il pane e il vino i quali, per le parole di Cristo e per l'invocazione dello Spirito Santo, diventano il Corpo e il Sangue di Cristo. Fedele al comando del Signore, la Chiesa continua a fare, in memoria di lui, fino al suo glorioso ritorno, ciò che egli ha fatto la vigilia della sua Passione: «Prese il pane. . . », «Prese il calice del vino. . . ». Diventando misteriosamente il Corpo e il Sangue di Cristo, i segni del pane e del vino continuano a significare anche la bontà della creazione. Così, all'offertorio, rendiamo grazie al Creatore per il pane e per il vino, «frutto del lavoro dell'uomo», ma prima ancora «frutto della terra» e «della vite», doni del Creatore. Nel gesto di Melchisedek, re e sacerdote, che «offrì pane e vino» (Gen 14,18 ) la Chiesa vede una prefigurazione della sua propria offerta (Cf Messale Romano, Canone Romano: «Supra quae»).
Nell'Antica Alleanza il pane e il vino sono offerti in sacrificio tra le primizie della terra, in segno di riconoscenza al Creatore. Ma ricevono anche un nuovo significato nel contesto dell'Esodo: i pani azzimi, che Israele mangia ogni anno a Pasqua, commemorano la fretta della partenza liberatrice dall'Egitto; il ricordo della manna del deserto richiamerà sempre a Israele che egli vive del pane della Parola di Dio (Dt 8,3). Il pane quotidiano, infine, è il frutto della Terra promessa, pegno della fedeltà di Dio alle sue promesse. Il «calice della benedizione» (1Cor 10,16 ), al termine della cena pasquale degli ebrei, aggiunge alla gioia festiva del vino una dimensione escatologica, quella dell'attesa messianica della restaurazione di Gerusalemme. Gesù ha istituito la sua Eucaristia conferendo un significato nuovo e definitivo alla benedizione del pane e del calice.
I miracoli della moltiplicazione dei pani, allorché il Signore pronunciò la benedizione, spezzò i pani e li distribuì per mezzo dei suoi discepoli per sfamare la folla, prefigurano la sovrabbondanza di questo unico pane che è la sua Eucaristia. Il segno dell'acqua trasformata in vino a Cana (Gv 2,11) annunzia già l'Ora della glorificazione di Gesù. Manifesta il compimento del banchetto delle nozze nel Regno del Padre, dove i fedeli berranno il vino nuovo (Mc 14,25) divenuto il Sangue di Cristo. |
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Sabato della II settimana di PasquaMeditazione del giornoSanta Teresa Benedetta della Croce [Edith Stein] (1891-1942), carmelitana, martire, compatrona d'Europa Poesia : « Am Steuer » / « Al timone », 1940
« Sono io, non temete »
– Signore quanto alte sono le onde, quanto oscura è la notte! Non vorresti illuminarla per me che veglio solitaria?
– Tieni saldamente il timone, abbi fiducia e conserva la calma. La tua barca è preziosa ai miei occhi, voglio condurla a buon porto.
Tieni continuamente gli occhi fissi alla bussola. Essa aiuta a giungere alla meta attraverso notti e tempeste.
L'ago della bussola pur oscillando resta fermo. Ti mostrerà la rotta che voglio vederti fare.
Abbi fiducia e conserva la calma: attraverso notti e tempeste la volontà di Dio, fedele, ti guida, se veglia il tuo cuore. |
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