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Respuesta  Mensaje 1 de 1110 en el tema 
De: Enzo Claudio  (Mensaje original) Enviado: 30/11/2009 17:03

Un brano di Raoul Follereau definito l'Apostolo dei lebbrosi:

Che strano traffico con il buon Dio! Signore, dammi questo! Signore, concedimi questo! Signore, guariscimi!

Come se Dio non conoscesse, molto più di noi, quello che ci abbisogna.

Un piccino suggerisce forse alla mamma: "Preparami quella pappa" ?

Un malato al suo dottore: "Mi prescriva quella medicina" ?

Chi può assicurarci se quel che ci manca non sia peggiore di quel che abbiamo ?

Allora, tentiamo soltanto questa preghiera:

"Signore, non cessare di amarci, mai"



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Respuesta  Mensaje 841 de 1110 en el tema 
De: lore luc Enviado: 07/04/2012 05:33

Sabato  7 Aprile  2012

 
Sabato Santo - Domenica di Pasqua : Veglia Pasquale nella Notte Santa - Anno B
Meditazione del giorno
San Cromazio di Aquileia ( ? – 407), vescovo
Discorso 17, secondo per la Grande Notte ; SC 154

«Ecco, io faccio nuove tutte le cose» (Ap 21,5)

Il mondo intero, che celebra la veglia pasquale durante tutta questa notte, testimonia la grandezza e la solennità di questa notte. Ed è cosa giusta: in questa notte la morte è stata vinta, la Vita è viva, Cristo è risuscitato dai morti. Già Mosé aveva detto al popolo, a proposito di questa Vita: «Vedrete la vostra vita sospesa al legno di giorno e di notte» (Dt 28,66 Vulg). ... Che si tratti di Cristo Signore, lui stesso lo mostra nel Vangelo, quando dice: «Io sono la via, la verità e la vita» (Gv 14,6). Dice di essere la via, perché conduce al Padre; la verità, perché condanna la menzogna; e la vita, perché comanda alla morte...: «Dov'è, o morte, la tua vittoria? Dov'è, o morte, il tuo pungiglione?» (1 Cor 15,55). Poiché la morte, che era stata sempre vittoriosa, è stata vinta dalla morte del suo vincitore. La Vita ha accettato di morire per mettere in fuga la morte. Come al sorgere del giorno le tenebre scompaiono, così la morte è stata annientata quando è sorta la Vita eterna...

Ecco allora il tempo di Pasqua. Già Mosé ne ha parlato al popolo dicendo: «Questo mese sarà per voi il primo mese dell'anno» (Es 12,2). ... Il primo mese dell'anno non è quindi gennaio, dove tutto è morto, ma il tempo di Pasqua, dove tutto torna in vita. Poiché è adesso che l'erba dei prati, in certo modo, risuscita dalla morte, adesso spuntano i fiori sugli alberi, e le viti germogliano, adesso l'aria stessa sembra felice dell'inizio di un nuovo anno. ... Questo tempo di Pasqua è dunque il primo mese, il tempo nuovo..., ed in questo giorno anche il genere umano è rinnovato. Poiché oggi, nel mondo intero, innumerevoli popoli risuscitano attraverso l'acqua del battesimo ad una vita nuova... Noi, che crediamo che il tempo di Pasqua è veramente l'anno nuovo, dobbiamo dunque celebrare questo giorno santo con felicità, esultanza, e gioia spirituale, per poter dire in tutta verità il ritornello del salmo: «Questo è il giorno fatto dal Signore: rallegriamoci ed esultiamo in esso» (118,24).


Respuesta  Mensaje 842 de 1110 en el tema 
De: lore luc Enviado: 08/04/2012 05:50

Domenica  8 Aprile  2012

 
Domenica di Pasqua : Risurrezione del Signore - Anno B
Meditazione del giorno
Beato Guerrico di Igny (circa 1080-1157), abate cistercense
Discorso 1 sulla resurrezione del Signore ; PL 185, 143-144 ; SC 202

« Perché cercate tra i morti colui che è vivo ? » (Lc 24,5)

Per me, fratelli, « il vivere è Cristo e il morire un guadagno » (Fil 1,21). Parto dunque per la Galilea, per il monte che Gesù ci ha indicato (Mt 28,10.16). Lo vedrò e lo adorerò affinché io non muoia più, perché « chiunque vede il Figlio dell'Uomo e crede in lui ha la vita eterna » ; « anche se muore, vivrà » (Gv 6,40; 11,25).

Ora, fratelli, in che senso possiamo dire che la gioia del vostro cuore testimonia il vostro amore di Cristo? Secondo me... se vi è successo un solo giorno di amare Gesù, sia vivo, sia morto, sia tornato alla vita, oggi che i messaggeri proclamano la sua risurrezione nella Chiesa, il vostro cuore esulta e esclama : « Mi hanno portato questa novella: Gesù, mio Dio, è vivo! A queste parole il mio cuore, che si era assopito dalla tristezza, che languiva nella tiepidezza e lo scoraggiamento, ha ritrovato la vita ». Infatti, la dolce musica di questo lieto annuncio rianima i peccatori che giacevano nella morte. Altrimenti, non si potrebbe far altro che disperare e seppellire nell'oblio coloro che Gesù, tornando dagli inferi, avrebbe lasciato nell'abisso.

In questo riconoscerai che il tuo spirito ha ritrovato pienamente la vita in Cristo, se potrai dire dal profondo del cuore : « Se Gesù è vivo, questo mi basta ! Se lui vive, io vivo, poiché la mia vita dipende da lui. Egli è la mia vita, è il mio tutto. Cosa potrebbe dunque mancarmi, se Gesù è vivo ? Anche se tutto il resto mi venisse a mancare, questo non avrebbe nessuna importanza, purché Gesù sia vivo ! »




Respuesta  Mensaje 843 de 1110 en el tema 
De: lore luc Enviado: 09/04/2012 03:34

Lunedì  9  Aprile  2012

Lunedì fra l'Ottava di Pasqua
Meditazione del giorno
San Nerses Snorhali - (1102-1173), patriarca armeno
Gesù, Figlio unigenito del Padre, § 765- 770; SC 203

«Ed ecco Gesù venne loro incontro»

Tu che all'alba sei stato compianto
dalle donne che portavano unguenti,
dona anche al mio cuore di versare
lacrime di fuoco per il tuo amore ardente.

E grazie alla buona novella dell'angelo
che parlava dall'alto della pietra (Mt 28,2),
fammi sentire il suono
dell'ultima tromba che annuncia la risurrezione.

Dalla tomba nuova e intatta
sei risuscitato col corpo nato da Maria Vergine
sei diventato per noi primizia
e primo nato tra i morti.

E a me, che il Nemico ha legato
col male del peccato del corpo,
concedi ancora la liberazione,
come hai fatto per le anime del soggiorno dei morti (1Pt 3,19).

Ti sei rivelato nel giardino
a Maria Maddalena,
ma non hai permesso di avvicinarsi
a colei che apparteneva ancora alla stirpe decaduta.

Rivelati anche a me l'ottavo giorno
nell'ultima e grande alba;
ed in quel momento permetti
alla mia anima indegna di avvicinarsi a te.



Respuesta  Mensaje 844 de 1110 en el tema 
De: lore luc Enviado: 10/04/2012 02:28

Martedì  10  Aprile  2012

Martedì fra l'Ottava di Pasqua
Meditazione del giorno
San Massimo di Torino ( ? – circa 420), vescovo
CC Discorso 39a ; PL 57, 359

«Và dai miei fratelli e dì loro: Io salgo al Padre mio e Padre vostro»

        Dopo la resurrezione, Maria Maddalena è andata a cercare il Signore alla tomba e, dimenticando la promessa che sarebbe tornato dagli inferi il terzo giorno, l'ha immaginato prigioniero della terra... Una fede umile ed ignara cerca ciò che non conosce, dimentica ciò che le è stato insegnato; è pronta a venerare, ma ciò che crede è imperfetto. Essa si preoccupa delle ferite che il Signore ha avuto nella carne, ma dubita della gloria della resurrezione. Piange perché ama Gesù, è afflitta perché non ne ha trovato il corpo; crede sia morto colui che già regnava...

        Rimproveriamo alla beata Maria di essere stata troppo lenta a credere (Lc 24,5s); tardi ha riconosciuto il Signore. Per questo il Salvatore le dice: «Non mi toccare, perché non sono ancora salito al Padre»... Cioè, perché vuoi toccarmi, tu che, venendo a cercarmi nelle tombe, non credi che sia salito presso il Padre; tu che, cercandomi nella dimora dei morti, dubiti che sia tornato al cielo; tu che, cercandomi tra i morti, non ti aspetti di vedermi vivere in Dio, mio Padre? «Non sono ancora salito al Padre», afferma, cioè: per te non sono ancora salito al Padre, io che, secondo la tua fede, sono ancora nella tomba...

        Chi vuole toccare il Signore deve prima, nella fede, pensarlo alla destra di Dio; il cuore, più che cercarlo fra i morti, deve pensarlo in cielo. Il Signore sale al Padre, Lui che sa di essere sempre nel Padre... «Il Verbo era presso Dio e il Verbo era Dio» (Gv 1,1)...  San Paolo ci insegna come cercare anche noi il Salvatore in cielo, dicendo: «Cercate le cose di lassù, dove si trova Cristo assiso alla destra di Dio». E per farci dimenticare completamente la ricerca terra terra di Maria, aggiunge: «Pensate alle cose di lassù, non a quelle della terra» (Col 3,1-2). Non è dunque sulla terra, né sotto terra, né secondo la carne, che dobbiamo cercare il Salvatore, se vogliamo trovarlo e toccarlo, ma nella gloria della maestà divina.



Respuesta  Mensaje 845 de 1110 en el tema 
De: lore luc Enviado: 11/04/2012 02:51

Mercoledì  11  Aprile  2012

Mercoledì fra l'Ottava di Pasqua Meditazione del giorno
San Leone Magno ( ?-circa 461), papa e dottore della Chiesa
1° Discorso per l'Ascensione, SC 74bis

«Allora si aprirono loro gli occhi»

        I giorni intercorsi fra la resurrezione del Signore e la sua ascensione non sono stati privi di avvenimenti: in essi sono stati confermati grandi misteri e sono state rivelate grandi verità. E' stata eliminata la paura di una morte crudele ed è stata resa manifesta non solo l'immortalità dell'anima, ma anche quella del corpo...

        In quei giorni il Signore si unisce a due discepoli e li accompagna lungo il cammino; e, per dissipare in noi ogni ombra di dubbio, rimprovera a quegli uomini spaventati la loro lentezza a comprendere. I cuori che egli illumina vedono accendersi in essi la fiamma della fede; erano tiepidi e diventano ardenti mentre il Signore fa loro comprendere le Scritture. Alla frazione del pane si aprono gli occhi dei commensali: essi vedono la glorificazione della loro natura umana con gioia ben più grande di quella dei nostri progenitori quando videro la vergogna della loro disobbedienza (Gen 3,7).

        Tra queste meraviglie ed altre ancora, poiché i discepoli erano ancora impauriti, il Signore è apparso in mezzo a loro dicendo: «La pace sia con voi» (Lc 24,36; Gv 20,26). Perché non restassero nei pensieri che li turbavano... ha mostrato ai loro occhi esitanti i segni della croce sulle mani ed i piedi... Così, con una fede non più incerta, ma con profonda convinzione, essi avrebbero testimoniato che il corpo che stava per salire sul trono di Dio Padre era veramente quello che era stato deposto nel sepolcro. Ecco quanto la bontà divina ha voluto insegnare con tanta cura durante tutto questo tempo intercorso fra la resurrezione e l'ascensione, ecco quanto ha mostrato agli occhi e al cuore dei suoi amici: il Signore Gesù Cristo, che era realmente nato, realmente aveva patito e realmente è morto, altrettanto realmente è risuscitato.




Respuesta  Mensaje 846 de 1110 en el tema 
De: lore luc Enviado: 12/04/2012 02:56

Giovedì  12  Aprile  2012

Giovedì fra l'Ottava di Pasqua
Meditazione del giorno
San Pietro Crisologo (circa 406-450), vescovo di Ravenna, dottore della Chiesa
Omelia 31, ottava sulla risurrezione del Signore ; PL 52, 427

«Toccatemi e guardate»

        Dopo la risurrezione, poiché il Signore era entrato a porte chiuse (Gv 20,19), i discepoli non credevano che egli avesse ripreso un corpo reale, ma supponevano che solo la sua anima fosse tornata sotto un'apparenza corporea, come le immagini che si presentano nei sogni durante il sonno. «Essi credevano di vedere un fantasma»...

        «Perché siete turbati, e perché sorgono dubbi nel vostro cuore? Guardate le mie mani e i miei piedi». Guardate, cioè: state attenti. Perché? Perché non è un sogno che vedete. Guardate le mie mani e i miei piedi, poiché, coi vostri poveri occhi, non potete ancora guardare il mio volto. Guardate le ferite della mia carne, poiché  non vedete ancora le opere di Dio. Contemplate i segni lasciati dai miei nemici, poiché non percepite ancora le rivelazioni di Dio. Toccatemi, affinché le vostre mani vi diano la prova, poiché i vostri occhi sono ciechi fino a questo punto... Scoprite i fori delle mani, «frugate» nel costato, riaprite le ferite, poiché non posso rifiutare ai discepoli in vista della fede ciò che non ho rifiutato ai nemici per il supplizio. Toccate, toccate..., cercate fino alle ossa, per accertarvi della realtà della carne, e che le ferite ancora aperte confermino che sono io...

        Perché non credete che sono risuscitato, proprio io che ho ridato la vita a molti defunti sotto i vostri occhi? ... Quando ero appeso sulla croce, mi insultavano dicendo: «Ha salvato gli altri, non può salvare se stesso. Scenda ora dalla croce e gli crederemo» (Mt 27,42).  Cos'è più difficile, scendere dalla croce strappando i chiodi o risalire dagli inferi schiacciando la morte sotto i piedi? Ecco che ho salvato me stesso e, spezzando le catene dell'inferno, sono risalito al mondo di lassù.




Respuesta  Mensaje 847 de 1110 en el tema 
De: lore luc Enviado: 13/04/2012 02:49

Venerdì  13  Aprile  2012

Venerdì fra l'Ottava di Pasqua
Meditazione del giorno
Benedetto XVI, Papa
Omelia della messa inaugurale del suo pontificato (copyright © Libreria Editrice Vaticana)

"D'ora in poi sarai pescatore di uomini" (Lc 5,10)

        La chiamata di Pietro ad essere pastore (Gv 21,15-17) ... fa seguito alla narrazione di una pesca abbondante: dopo una notte, nella quale avevano gettato le reti senza successo, i discepoli vedono sulla riva il Signore Risorto. Egli comanda loro di tornare a pescare ancora una volta ed ecco che la rete diviene così piena che essi non riescono a tirarla su; 153 grossi pesci: «E sebbene fossero così tanti, la rete non si strappò».

        Questo racconto, al termine del cammino terreno di Gesù con i suoi discepoli, corrisponde ad un racconto dell'inizio (Lc 5,1-11): anche allora i discepoli non avevano pescato nulla durante tutta la notte; anche allora Gesù aveva invitato Simone ad andare al largo ancora una volta. E Simone, che ancora non era chiamato Pietro, diede la mirabile risposta: Maestro, sulla tua parola getterò le reti! Ed ecco il conferimento della missione: «Non temere! D'ora in poi sarai pescatore di uomini».

        Anche oggi viene detto alla Chiesa e ai successori degli apostoli di prendere il largo nel mare della storia e di gettare le reti, per conquistare gli uomini al Vangelo – a Dio, a Cristo, alla vera vita. I Padri hanno dedicato un commento molto particolare anche a questo singolare compito. Essi dicono così: per il pesce, creato per l'acqua, è mortale essere tirato fuori dal mare. Esso viene sottratto al suo elemento vitale per servire di nutrimento all'uomo. Ma nella missione del pescatore di uomini avviene il contrario. Noi uomini viviamo alienati, nelle acque salate della sofferenza e della morte; in un mare di oscurità senza luce. La rete del Vangelo ci tira fuori dalle acque della morte e ci porta nello splendore della luce di Dio, nella vera vita. E' proprio così – nella missione di pescatore di uomini, al seguito di Cristo, occorre portare gli uomini fuori dal mare salato di tutte le alienazioni verso la terra della vita, verso la luce di Dio. E' proprio così: noi esistiamo per mostrare Dio agli uomini.



Respuesta  Mensaje 848 de 1110 en el tema 
De: lore luc Enviado: 14/04/2012 02:50

Sabato  14  Aprile  2012

Sabato fra l'Ottava di Pasqua
Meditazione del giorno
San Romano il Melode (?-circa 560), compositore d'inni greco
Inno «La Missione degli apostoli», 13s ; SC 283

«Predicate il vangelo ad ogni creatura»

        «Una volta per tutte dico ai miei santi: andate nel mondo intero e ammaestrate tutte le nazioni. Poiché mi è stato dato ogni potere da Colui che mi ha generato (cf Mt 28,18-19) sul mondo di lassù come di quaggiù, di cui ero signore prima ancora di essermi incarnato. Ora ho preso possesso della mia sovranità su tutto l'universo, ed in voi ho un vero consiglio dei ministri, io che solo conosco le profondità del cuore».

        «Andate in tutte le nazioni. Gettato in terra il seme del pentimento, annaffiatelo coi vostri insegnamenti». Ascoltando queste parole, gli apostoli si guardavano l'un con l'altro scuotendo la testa: «Da dove ci verrà la voce e la lingua per parlare a tutti? Chi ci darà la forza di lottare con i popoli e le nazioni come ci hai ordinato, noi che non abbiamo né lettere né cultura, noi umili pescatori, tu che solo conosci le profondità del cuore?»

        «Non angustiate più il vostro cuore, il Nemico non turbi il vostro spirito. Non ragionate più come bambini piccoli... Io non voglio vincere con la forza, è con i deboli che vinco. Non cerco coloro che si occupano di filosofia: ho scelto ciò che nel mondo è stolto (1Cor 1,27), io che solo conosco le profondità del cuore».

        «Andate dunque a tutta la creazione. Annaffiate coi vostri insegnamenti il seme del pentimento che avete seminato. Fate in modo che nessuna anima pentita resti fuori della vostra rete. Mi compiaccio di coloro che tornano a me, lo sapete anche voi. Ah, se anche colui che mi ha tradito fosse tornato a me dopo avermi venduto! Cancellando il suo peccato, lo avrei riunito a voi, io che solo conosco le profondità del cuore ...»

        «Dite che sono Dio e che io, l'Ineffabile, ho preso la condizione di servo (Fil 2,7). Mostrate come ho fatto mie le ferite della carne... Sepolto perché ero stato condannato, ho vinto definitivamente l'inferno perché sono Signore...» Confermati da queste parole, gli apostoli dicevano al Signore: «Tu sei Dio che era prima dei secoli, e non avrai mai fine...Ti proclameremo come ci hai ordinato. Sii con noi, sii nostra difesa, tu che solo conosci le profondità del cuore».



Respuesta  Mensaje 849 de 1110 en el tema 
De: lore luc Enviado: 15/04/2012 03:00

Domenica  15  Aprile  2012

II Domenica di Pasqua o della Divina Misericordia - Anno B
Meditazione del giorno
Basilio di Seleucia ( ?-circa 468), vescovo
Omelia per la Risurrezione

«Abbiamo visto il Signore»

        Nascosti in una casa, gli apostoli vedono Cristo; egli entra, a porte chiuse. Ma Tommaso, quella volta assente..., si tappa le orecchie e vuole vedere coi suoi occhi... Lascia sfogare la propria incredulità, sperando così che il suo desiderio sia esaudito. «I miei dubbi scompariranno solo alla sua vista – egli dice - . Metterò il dito nei segni dei chiodi, e stringerò quel Signore che tanto amo. Biasimi pure la mia poca fede, ma mi riempia della sua vista. Ora sono incredulo, ma quando lo vedrò, crederò. Crederò quando lo stringerò fra le braccia e lo contemplerò. Voglio vedere quelle mani forate, che hanno guarito le mani malvagie di Adamo. Voglio vedere quel fianco, che ha cacciato la morte dal fianco dell'uomo. Voglio essere io stesso testimone del Signore e la testimonianza di altri non mi basta. I vostri racconti esasperano la mia impazienza. La gioiosa notizia che portate non fa che ravvivare il mio turbamento. Guarirò da questo male solo toccando il rimedio con le mie stesse mani».

        Il Signore riappare e dissolve nel contempo la tristezza e il dubbio del discepolo. Che dico? Non dissolve il dubbio, colma l'attesa. Entra, a porte chiuse.




Respuesta  Mensaje 850 de 1110 en el tema 
De: lore luc Enviado: 16/04/2012 03:19

Lunedì  16  Aprile  2012



Lunedì della II settimana di Pasqua
Meditazione del giorno
San Giovanni della Croce (1542-1591), carmelitano, dottore della Chiesa
Salita del Monte Carmelo, libro II, cap. 5 (holyqueen.altervista.org riv.)

«Quel che è nato dallo Spirito è Spirito»

        Leggiamo in san Giovanni: «Se uno non nasce da acqua e da Spirito, non può entrare nel regno di Dio». Rinascere nello Spirito Santo in questa vita significa avere un'anima molto simile a Dio per purezza, senza avere in sé alcuna mescolanza d'imperfezione. Solo così può realizzarsi una pura trasformazione dell'anima in Dio; ella partecipa alla natura di Dio per la sua unione con lui, anche se ciò non avviene sul piano dell'essenza.

        Per maggiore chiarezza, prendiamo un paragone. Un raggio di sole batte su una vetrata. Se questa ha delle macchie o è appannata, il sole non può illuminarla e trasformarla totalmente nella sua luce, come accadrebbe, invece, se fosse nitida e senza alcuna macchia. ...Ciò si verifica non per colpa del raggio, ma della vetrata stessa. Se, infatti, questa fosse completamente limpida e tersa, il raggio la trasformerebbe e la illuminerebbe a tal punto da essere identificata con il raggio stesso e da riflettere la sua stessa luce. In tal caso, però, pur essendo la vetrata identificata con il raggio, conserva sempre la sua natura distinta da esso; potremmo, però, dire che essa è raggio o luce per partecipazione.

        L'anima è come questa vetrata. Ella è sempre investita dalla luce dell'essere divino, o meglio tale luce dimora sempre in essa per natura. Quando l'anima fa spazio, cioè elimina in sé ogni ombra e macchia di cosa creata, tenendo la volontà perfettamente unita a quella di Dio – perché amare Dio vuol dire cercare di spogliarsi e privarsi per Dio di tutto ciò che non è lui –, viene immediatamente illuminata e trasformata in Dio.




Respuesta  Mensaje 851 de 1110 en el tema 
De: lore luc Enviado: 17/04/2012 03:11

Martedì  17  Aprile  2012

Martedì della II settimana di Pasqua
Meditazione del giorno
Santa Teresa Benedetta della Croce [Edith Stein] (1891-1942), carmelitana, martire, compatrona d'Europa
Poesia « Heilige Nacht »

« Perché chiunque crede in lui abbia la vita eterna »

Mio Signore e mio Dio,
mi hai guidata su un cammino lungo, sassoso, oscuro e faticoso.
Sovente sembrava che le mie forze volessero abbandonarmi,
non speravo quasi più  di vedere un giorno la luce.
Il mio cuore stava pietrificandosi in una sofferenza profonda
quando il chiarore di una dolce stella sorse ai miei occhi.
Fedele, mi guidò ed io la seguii
con passo prima timido, poi più sicuro.
Giunsi alfine alla porta della Chiesa.
Si aprì. Chiesi di entrare.
La tua benedizione mi accoglie attraverso le parole del tuo sacerdote.
Dentro, le stelle si susseguono,
stelle di fiori rossi che mi indicano il cammino fino a te...
E la tua bontà permette che esse rischiarino il cammino verso di te.
Il mistero che dovevo tenere nascosto nell'intimo del mio cuore,
posso ormai annunciarlo ad alta voce:
Credo, confesso la mia fede!
Il sacerdote mi conduce ai gradini dell'altare,
chino la fronte,
l'acqua santa scorre sul mio capo.

Signore, come si può rinascere
Quando si è giunti alla metà della propria vita (Gv 3,4)?
Tu l' hai detto, e questo è divenuto per me realtà.
Il peso della colpe e delle pene della mia lunga vita mi ha abbandonato.
In piedi, ho ricevuto il vestito bianco posto sulle mie spalle,
simbolo luminoso di purezza!
Ho portato in mano il cero la cui fiamma annuncia
che la tua vita santa arde in me.
Il mio cuore è ormai il presepio che attende la tua presenza.
Per poco tempo!
Maria, tua madre che è anche mia, mi ha dato il suo nome.
A mezzanotte depone nel mio cuore il suo bambino appena nato.
Oh! Nessun cuore umano può concepire
ciò che prepari per coloro che ti amano (1 Cor 2,9).
Ormai sei mio e non ti lascerò mai più.
Dovunque vada la strada della mia vita, sei accanto a me.
Nulla potrà mai separarmi dal tuo amore (Rm 8,39).




Respuesta  Mensaje 852 de 1110 en el tema 
De: lore luc Enviado: 18/04/2012 02:28

Mercoledì  18  Aprile  2012



Mercoledì della II settimana di Pasqua
Meditazione del giorno
Beato Giovanni Paolo II (1920-2005), papa
Lettera enciclica « Dives in  misericordia », § 7 (© Libreria Editrice Vaticana)

«Così chiunque crede in lui non morirà, ma avrà la vita eterna»

        Che cosa dunque ci dice la croce di Cristo, che è, in un certo senso, l'ultima parola del suo messaggio e della sua missione messianica?  Eppure, questa non è ancora l'ultima parola del Dio dell'alleanza: essa sarà pronunciata in quell'alba, quando prima le donne e poi gli apostoli, venuti al sepolcro di Cristo crocifisso, vedranno la tomba vuota e sentiranno per la prima volta l'annuncio: «è risorto». Essi lo ripeteranno agli altri e saranno testimoni del Cristo risorto.

        Tuttavia, anche in questa glorificazione del Figlio di Dio, continua ad esser presente la croce, la quale - attraverso tutta la testimonianza messianica dell'Uomo-Figlio, che su di essa ha subito la morte - parla e non cessa mai di parlare di Dio-Padre, che è assolutamente fedele al suo eterno amore verso l'uomo, poiché «ha tanto amato il mondo - quindi l'uomo nel mondo - da dare il suo Figlio unigenito, perché chiunque crede in lui non muoia, ma abbia la vita eterna».

        Credere nel Figlio crocifisso significa «vedere il Padre» (Gv 14,9), significa credere che l'amore è presente nel mondo e che questo amore è più potente di ogni genere di male in cui l'uomo, l'umanità, il mondo sono coinvolti. Credere in tale amore significa credere nella misericordia. Questa infatti è la dimensione indispensabile dell'amore, è come il suo secondo nome e, al tempo stesso, è il modo specifico della sua rivelazione ed attuazione nei confronti della realtà del male che è nel mondo, che tocca e assedia l'uomo, che si insinua anche nel suo cuore e può farlo «perire nella Geenna» (Mt 10,28).




Respuesta  Mensaje 853 de 1110 en el tema 
De: lore luc Enviado: 19/04/2012 05:07

Giovedì  19  Aprile  2012

 
Giovedì della II settimana di Pasqua
Meditazione del giorno
San Vincenzo de' Paoli (1581-1660), sacerdote, fondatore di comunità religiose
Colloqui spirituali del 19/01/1642

«Colui che Dio ha mandato proferisce le parole di Dio e dà lo Spirito senza misura»

Dio ci dà le proprie grazie secondo il nostro bisogno. Dio è una fontana da cui ciascuno attinge acqua secondo quanto necessita. Come una persona che ha bisogno di sei secchi d'acqua ne attinge sei; di tre tre; un uccello che ha bisogno solo di un'imbeccata beve col becco; un pellegrino, col cavo della mano per dissetarsi: così è di noi nei confronti di Dio.

Dobbiamo mettercela tutta per restare fedeli alla lettura di un capitolo del Nuovo Testamento e per effettuarne, all'inizio, gli atti: di adorazione, adorando la parola di Dio e la sua verità; entrare nei sentimenti con i quali il Signore le ha pronunciate ed acconsentire a tali verità; impegnarsi nella pratica di queste stesse verità... Soprattutto bisogna stare attenti a non leggere per studiare, dicendo: «Questo passaggio mi servirà per quella tale predicazione», ma leggere solamente per il nostro progresso spirituale.

Non bisogna scoraggiarsi, se, dopo averlo letto più volte, un mese, due mesi, sei mesi, non ne siamo stati colpiti. Succederà che una volta avremo una piccola luce, un altro giorno una più grande, e ancora più grande quando ne avremo bisogno. Una sola parola è capace di convertirci; ne basta una sola.


Respuesta  Mensaje 854 de 1110 en el tema 
De: lore luc Enviado: 20/04/2012 04:57

Venerdì  20  Aprile  2012

Venerdì della II settimana di Pasqua
Meditazione del giorno
Catechismo della Chiesa cattolica
§ 1333-1335

«Era vicina la Pasqua, la festa dei Giudei»

Al centro della celebrazione dell'Eucaristia si trovano il pane e il vino i quali, per le parole di Cristo e per l'invocazione dello Spirito Santo, diventano il Corpo e il Sangue di Cristo. Fedele al comando del Signore, la Chiesa continua a fare, in memoria di lui, fino al suo glorioso ritorno, ciò che egli ha fatto la vigilia della sua Passione: «Prese il pane. . . », «Prese il calice del vino. . . ». Diventando misteriosamente il Corpo e il Sangue di Cristo, i segni del pane e del vino continuano a significare anche la bontà della creazione. Così, all'offertorio, rendiamo grazie al Creatore per il pane e per il vino, «frutto del lavoro dell'uomo», ma prima ancora «frutto della terra» e «della vite», doni del Creatore. Nel gesto di Melchisedek, re e sacerdote, che «offrì pane e vino» (Gen 14,18 ) la Chiesa vede una prefigurazione della sua propria offerta (Cf Messale Romano, Canone Romano: «Supra quae»).

Nell'Antica Alleanza il pane e il vino sono offerti in sacrificio tra le primizie della terra, in segno di riconoscenza al Creatore. Ma ricevono anche un nuovo significato nel contesto dell'Esodo: i pani azzimi, che Israele mangia ogni anno a Pasqua, commemorano la fretta della partenza liberatrice dall'Egitto; il ricordo della manna del deserto richiamerà sempre a Israele che egli vive del pane della Parola di Dio (Dt 8,3). Il pane quotidiano, infine, è il frutto della Terra promessa, pegno della fedeltà di Dio alle sue promesse. Il «calice della benedizione» (1Cor 10,16 ), al termine della cena pasquale degli ebrei, aggiunge alla gioia festiva del vino una dimensione escatologica, quella dell'attesa messianica della restaurazione di Gerusalemme. Gesù ha istituito la sua Eucaristia conferendo un significato nuovo e definitivo alla benedizione del pane e del calice.

I miracoli della moltiplicazione dei pani, allorché il Signore pronunciò la benedizione, spezzò i pani e li distribuì per mezzo dei suoi discepoli per sfamare la folla, prefigurano la sovrabbondanza di questo unico pane che è la sua Eucaristia. Il segno dell'acqua trasformata in vino a Cana (Gv 2,11) annunzia già l'Ora della glorificazione di Gesù. Manifesta il compimento del banchetto delle nozze nel Regno del Padre, dove i fedeli berranno il vino nuovo (Mc 14,25) divenuto il Sangue di Cristo.




Respuesta  Mensaje 855 de 1110 en el tema 
De: lore luc Enviado: 21/04/2012 04:31

Sabato  21  Aprile  2012

Sabato della II settimana di Pasqua
Meditazione del giorno
Santa Teresa Benedetta della Croce [Edith Stein] (1891-1942), carmelitana, martire, compatrona d'Europa
Poesia : « Am Steuer » / « Al timone », 1940

« Sono io, non temete »

– Signore quanto alte sono le onde,
quanto oscura è la notte!
Non vorresti illuminarla
per me che veglio solitaria?

– Tieni saldamente il timone,
abbi fiducia e conserva la calma.
La tua barca è preziosa ai miei occhi,
voglio condurla a buon porto.

Tieni continuamente
gli occhi fissi alla bussola.
Essa aiuta a giungere alla meta
attraverso notti e tempeste.

L'ago della bussola
pur oscillando resta fermo.
Ti mostrerà la rotta
che voglio vederti fare.

Abbi fiducia e conserva la calma:
attraverso notti e tempeste
la volontà di Dio, fedele,
ti guida, se veglia il tuo cuore.




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