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| De: Enzo Claudio (Mensaje original) |
Enviado: 30/11/2009 17:03 |
Un brano di Raoul Follereau definito l'Apostolo dei lebbrosi:
Che strano traffico con il buon Dio! Signore, dammi questo! Signore, concedimi questo! Signore, guariscimi!
Come se Dio non conoscesse, molto più di noi, quello che ci abbisogna.
Un piccino suggerisce forse alla mamma: "Preparami quella pappa" ?
Un malato al suo dottore: "Mi prescriva quella medicina" ?
Chi può assicurarci se quel che ci manca non sia peggiore di quel che abbiamo ?
Allora, tentiamo soltanto questa preghiera:
"Signore, non cessare di amarci, mai"
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Venerdì 23 Marzo
2012
Venerdì della IV settimana di Quaresima
Meditazione del giorno
Beato Giovanni Paolo II (1920-2005), papa
Lettera enciclica « Dio ricco di misericordia », n° 8
« Voi mi conoscete ? e sapete di dove sono ? »
Il mistero pasquale è Cristo al vertice della rivelazione
dell'inscrutabile mistero di Dio. Proprio allora si adempiono sino in
fondo le parole pronunciate nel cenacolo : « Chi ha visto me, ha visto
il Padre » (Gv 14, 9). Infatti Cristo, che il Padre « non ha risparmiato
» (Rm 8, 32) in favore dell'uomo, e che nella sua passione e nel
supplizio della croce non ha trovato misericordia umana, nella sua
risurrezione ha rivelato la pienezza di quell'amore che il Padre nutre
verso di lui e, in lui, verso tutti gli uomini. « Non è un Dio dei
morti, ma dei viventi » (Mc 12, 27).
Nella sua risurrezione Cristo ha rivelato il Dio dell'amore
misericordioso, proprio perché ha accettato la croce come via alla
risurrezione. Ed è per questo che - quando ricordiamo la croce di
Cristo, la sua passione e morte - la nostra fede e la nostra speranza
s'incentrano sul Risorto : su quel Cristo che « la sera di quello stesso
giorno, il primo dopo il sabato... si fermò in mezzo a loro » nel
cenacolo « dove si trovavano i discepoli, ... alitò su di loro e disse :
Ricevete lo Spirito Santo ; a chi rimetterete i peccati, saranno
rimessi, e a chi non li rimetterete, resteranno non rimessi » (Gv 20,
19s).
Ecco il Figlio di Dio, che nella sua risurrezione ha
sperimentato in modo radicale su di sé la misericordia, cioè l'amore del
Padre che è più potente della morte. Ed è anche lo stesso Cristo che...
rivela se stesso come fonte inesauribile della misericordia, dell'amore
... più potente del peccato.
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Sabato 24 Marzo
2012
Sabato della IV settimana di Quaresima
Meditazione del giorno
Beato Tito Brandsma, martire, carmelitano olandese (1881-1942)
Invito all'eroismo nella fede e nell'amore
«Forse vi siete lasciati ingannare anche voi?»
Viviamo in un mondo dove l'amore stesso è condannato : lo si
chiama debolezza, cosa da superare. Certi dicono: « L'amore non ha
importanza, bisogna piuttosto sviluppare le proprie forze; ognuno
diventi più forte che può; e la debolezza sparisca!» Dicono ancora che
la religione cristiana, con i suoi discorsi sull'amore, è superata... E'
così: vengono da voi con queste dottrine, e trovano anche gente che le
accoglie volentieri. L'amore è misconosciuto: «L'Amore non è amato»
diceva ai suoi tempi san Francesco d'Assisi; e qualche secolo dopo, a
Firenze, Santa Maria Maddalena de' Pazzi suonava le campane del
monastero del suo Carmelo perché il mondo sapesse quanto è bello
l'Amore! Anch'io, vorrei suonare le campane per dire al mondo com'è
bello amare!
Il neo-paganesimo (del nazismo) può
ripudiare l'amore, ma la storia ci insegna che, malgrado tutto,
vinceremo questo neo-paganesimo con l'amore. Non abbandoneremo l'amore.
L'amore ci farà riconquistare il cuore di questi pagani. La natura è più
forte della filosofia. La filosofia condanni pure e rigetti l'amore
chiamandolo debolezza, ma la testimonianza viva dell'amore renderà
sempre nuova e potente la sua forza per conquistare ed attrarre il cuore
degli uomini.
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Domenica 25 Marzo 2012
V Domenica di Quaresima - Anno B
Meditazione del giorno
San Proclo di Costantinopoli (circa 390-446), vescovo
Discorso per il giorno delle Palme ; PG 65, 772
«Vogliamo vedere Gesù»
A Gerusalemme la folla gridava: «Osanna nel più alto dei cieli!
Benedetto colui che viene nel nome del Signore, il Re d'Israele!» (cf Mc
11,10). E' bene dire «colui che viene», poiché egli viene sempre, non
manca mai: «Il Signore è vicino a quanti lo invocano, a quanti lo
cercano con cuore sincero. Benedetto colui che viene nel nome del
Signore» (Sal 145,18; 118,26). Il Re mite e pacifico sta alla nostra
porta... I soldati quaggiù, gli angeli nei cieli, i mortali e gli
immortali ... gridavano: «Benedetto colui che viene nel nome del
Signore, il Re d'Israele!». Ma i farisei stavano in disparte (Gv 12,19),
e i sacerdoti ne erano irritati. Quelle voci che cantavano la lode di
Dio riecheggiavano senza sosta: la creazione tutta ne godeva...
Per
questo, quel giorno, alcuni Greci, spinti da quella straordinaria
acclamazione a onorare Dio con fervore, si sono avvicinati ad un
apostolo chiamato Filippo e gli hanno detto: «Vogliamo vedere Gesù».
Osserva: è tutta la folla che si è presa il compito dell'annuncio e
spinge quei Greci a convertirsi. Subito, quelli si volgono ai discepoli
di Cristo: «Vogliamo vedere Gesù». Quei pagani imitano Zaccheo; non
salgono su un sicomoro (per vedere Gesù), ma si affrettano ad elevarsi
nella conoscenza di Dio (Lc 19,3). «Vogliamo vedere Gesù»: non tanto
contemplare il suo volto, ma portare la sua croce. Poiché Gesù, che
vedeva il loro desiderio, ha annunciato senza compromessi a quelli che
si trovavano là: «Sta per venire l'ora in cui il Figlio dell'uomo sarà
glorificato», chiamando gloria la conversione dei pagani.
E
dava alla croce il nome di «gloria». Poiché da allora fino ad oggi, la
croce è glorificata; è la croce, infatti, che ancora oggi consacra i re,
orna i sacerdoti, custodisce le vergini, conferma gli asceti, rafforza
il legame degli sposi, fortifica le vedove. E' la croce che feconda la
Chiesa, illumina i popoli, conserva il deserto, apre il paradiso.
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Lunedì 26 Marzo 2012
Annunciazione del Signore, Solennità
Meditazione del giorno
Sant'Ivo di Chartres (v. 1040-1116), vescovo
Discorso 15; PL 162,583
« Niente è impossibile a Dio »
Festeggiamo oggi l'ammirabile concepimento di Gesù da parte
della Madonna. Celebriamo l'inizio della nostra redenzione ed annunciamo
il disegno di Dio, formato con bontà e potenza. Poiché se il Signore
dell'universo fosse venuto in cerca dei suoi servi in fuga per
giudicarli e non per mostrare loro la sua bontà, non si sarebbe mai
rivestito di questo fragile involucro di polvere (Gen 2,7) nel quale ha
sofferto con noi e per noi.
Ai pagani ciò appariva, per
riprendere le parole di San Paolo, scandalo e follia (1Cor 1,23.25),
poiché essi si fondano sui ragionamenti della vana filosofia e formano
giudizi sul Creatore partendo dalle leggi della creazione. Esiste
maggior opera di potenza che far concepire la Vergine, contro le leggi
della natura? E, dopo aver assunto la nostra carne, portare una natura
mortale alla gloria dell'immortalità passando per la morte? Ecco perché
l'apostolo dice: «La debolezza di Dio è più forte degli uomini» (v. 25)
...
Oggi il seno della Vergine diventa la porta del cielo
attraverso la quale Dio scende presso gli uomini per farli salire al
cielo.
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Martedì 27 Marzo 2012
Martedì della V settimana di Quaresima
Meditazione del giorno
San Massimo di Torino ( ? – circa 420), vescovo
CC Discorso 57, PL 57, 339
«Quando avrete innalzato il Figlio dell'uomo, allora saprete che Io Sono»
Cristo nostro Signore è stato messo in croce per liberare il
genere umano dal naufragio di questo mondo... Nell'Antico Testamento
Mosé aveva innalzato, in mezzo ai morenti, un serpente di rame su
un'asta; aveva detto al popolo di sperare nella guarigione alla vista di
quel segno (Num 21,6 seg). Ne veniva un rimedio di tale potenza contro
il morso dei serpenti che il ferito, volgendosi verso il serpente in
croce, cominciava a sperare e subito recuperava la salute. Il Signore ha
ricordato quell'episodio nel Vangelo quando afferma: «Come Mosè innalzò
il serpente nel deserto, così bisogna che sia innalzato il Figlio
dell'uomo» (Gv 3,14) ... Il serpente è dunque il primo
ad essere crocifisso, da Mosé. E' giusto, poiché il diavolo per primo ha
peccato sotto gli occhi del Signore (Gen 3)... E' messo in croce su
un'asta, e ciò è giusto, poiché l'uomo aveva sbagliato per colpa
dell'albero del desiderio; ma ora è salvato dall'asta presa da un altro
albero... Dopo il serpente, è l'uomo che è crocifisso nel Salvatore,
certamente per punire non solo il responsabile, ma anche il peccato. La
prima croce si vendica del serpente, la seconda del suo veleno...; il
veleno che con la sua persuasione aveva istillato nell'uomo è rigettato e
guarito... Ecco cosa ha fatto il Signore per mezzo della sua natura
umana: lui, l'innocente, patisce; in lui la disobbedienza, provocata dal
famoso inganno del demonio, è 'pagata'; e liberato dalla sua colpa,
l'uomo è liberato dalla morte.
Poiché abbiamo come
Signore Gesù, che ci ha liberati con la sua Passione, teniamo sempre gli
occhi fissi su di lui, speriamo sempre di trovare in quel segno il
rimedio alle nostre ferite. Se il veleno dell'avarizia dovesse entrare
in noi, guardiamo la croce, che ci libererà; se il desiderio, quello
scorpione, ci mordesse, imploriamola, ci guarirà; se i morsi dei
pensieri di quaggiù ci lacerassero, preghiamola ancora e vivremo. Ecco i
serpenti spirituali delle nostre anime: per camminarci sopra, il
Signore viene messo in croce. Lui stesso ci dice: «Ecco, io vi ho dato
il potere di camminare sopra i serpenti e gli scorpioni e sopra ogni
potenza del nemico; nulla vi potrà danneggiare» (Lc 10,19).
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Mercoledì della V settimana di QuaresimaMeditazione del giornoSan Cesario di Arles (470-543), monaco e vescovo Discorso 83
Agire come Abramo
A Mamre, tre uomini si avvicinano ad Abramo e stanno in piedi presso di lui (Gen 18). Immaginatevi la scena: si presentano sopra di lui, non di fronte a lui. Abramo si era sottomesso alla volontà di Dio, ciò è espresso dal fatto che Dio sta sopra di lui. Non stanno dunque ... di fronte a lui per respingerlo, ma sopra di lui per proteggerlo. Abramo accoglie tre uomini; serve loro tre misure di pane. Quale spiegazione dare a ciò, fratelli miei, se non che egli riconosce il mistero della Trinità? Egli porta anche un vitello, non duro, ma «buono e tenero». Per essere così buono e tenero, deve trattarsi di colui che si è umiliato per noi fino alla morte, Cristo. E' proprio lui, quel vitello grasso che il padre immola per celebrare il ritorno del figlio pentito (cf Lc 15,23), «poiché Dio ha tanto amato il mondo da dare il suo figlio unigenito» (Gv 3,16).
Abramo va dunque incontro ai tre uomini, ma colui che egli adora è unico... Come ho già detto, vi percepiamo il mistero della Trinità; se egli si è messo ad adorare come se non ci fosse che una sola persona, è perché sa che Dio è uno solo in tre persone. Si rivolge ad una sola persona quando dice: «Non passar oltre senza fermarti dal tuo servo» (v. 3); poi aggiunge, lasciando pensare che si rivolge a più persone: «Si vada a prendere un pò di acqua, lavatevi i piedi» (v. 4).
Il beato Abramo vi serva d'esempio, fratelli, a ricevere i vostri ospiti con amabilità, a lavare loro i piedi con umiltà e rispetto... Non trascurate questi propositi, fratelli, voi che non volete mostrarvi ospitali, voi che ricevete l'ospite come un nemico. Infatti, a causa della sua ospitalità, il beato Abramo meritò di ricevere Dio in persona mentre riceveva quei tre uomini. Anche Cristo conferma questo proposito dicendo nel Vangelo: «Ero forestiero e mi avete ospitato» (Mt 25,35). Non trascurate dunque i viandanti, per paura di rifiutare d'accogliere Dio in persona. |
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Giovedì della V settimana di QuaresimaMeditazione del giornoSan Cesario di Arles (470-543), monaco e vescovo Discorso 83
«Abramo ha visto il mio giorno»
E quindi, dove si è svolto questo incontro (di Abramo ed i suoi tre visitatori) ? «Alle querce di Mamre», che significa «visione» o meglio «perspicacia». Vedete in quale luogo il Signore può organizzare un incontro? E' vero che le qualità di chiaroveggenza e di perspicacia di Abramo piacevano al Signore; egli aveva il cuore puro, per cui poteva vedere Dio (cf Mt 5,8). In tale luogo, in tale cuore, il Signore poteva riunire dei convitati.
Nel Vangelo, il Signore parla ai giudei di questo incontro; dice loro: «Abramo, vostro padre, ha esultato al pensiero che avrebbe visto il mio giorno. Egli l'ha visto e se ne rallegrò». «Egli ha visto il mio giorno», dice, perché ha riconosciuto il mistero della Trinità. Ha visto nel suo giorno il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo, e le tre persone riunite in un solo giorno, proprio come Dio Padre, Dio Figlio e Dio Spirito Santo sono tutti e tre un solo Dio. Infatti, ogni persona divina singolarmente è pienamente Dio, e simultaneamente tutte e tre insieme sono Dio. E' giusto dunque scorgere il Padre, il Figlio e lo Spirito santo nelle tre misure di farina che Sara porta, poiché c'è unità di sostanza.
Possiamo anche ipotizzare un'altra interpretazione e vedere in Sara l'immagine della Chiesa: le tre misure di farina possono essere interpretate come la fede, la speranza e la carità. Queste tre virtù riuniscono infatti i frutti della Chiesa universale; ogni uomo che ha meritato di riunire in sé queste tre virtù può essere certo di ricevere nel suo cuore la Trinità intera. |
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Venerdì della V settimana di QuaresimaMeditazione del giornoOdi di Salomone (scritti cristiani del 2° secolo) n° 28
« Cercavano di prenderlo di nuovo, ma egli sfuggì dalle loro mani »
Come ali di colombe sui loro piccoli... così le ali dello Spirito sul mio cuore. Lieto è il mio cuore e sobbalza come sobbalza il bimbo in seno alla madre.
Ho creduto, perciò ho trovato quiete: fedele è colui in cui ho creduto. Egli ha elargito la sua benedizione e il mio capo si è rivolto verso di lui. Nessun gladio mi separerà da lui e nessuna spada.
Mi sono preparato prima che giungesse la rovina e mi sono messo sulle sue ali imperiture. La vita immortale mi ha abbracciato e mi ha baciato. Da essa proviene lo Spirito in me; esso non può morire, perché è la vita.
[Dice Cristo:] Chi mi ha visto si è meravigliato, perché ero perseguitato. Credevano fossi annientato, poiché sembravo loro perduto. Ma l'oppressione è diventata la mia salvezza.
Ero divenuto oggetto di disprezzo. In me non c'era invidia; facevo del bene a tutti gli uomini, eppure mi hanno odiato. Mi circondarono come cani rabbiosi (Sal 22,17), che senza distinguere si avventano sui loro padroni. Corrotta è la loro intelligenza, il loro spirito pervertito.
Per me ho trattenuto le acque con la destra, e la loro amarezza sopportai con la mia dolcezza. E non andai in rovina, poiché non ero della loro razza, né la mia nascita era come la loro. Vollero la mia morte, ma non riuscirono, ché della loro memoria ero più vecchio.
Invano si abbatterono su di me, coloro che mi inseguivano; invano tentarono di sopprimere il ricordo di colui che li precedeva. Nulla può superare il disegno dell'Altissimo, e il suo cuore supera ogni sapienza. Alleluia! |
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Sabato della V settimana di QuaresimaMeditazione del giornoSan Prospero di Aquitania (390-455), teologo laico La vocazione dei popoli - Cap. 9
«Gesù doveva morire ... non per la nazione soltanto,
San Paolo afferma: «In questi giorni, ha parlato a noi per mezzo del Figlio, che ha costituito erede di tutte le cose» (Eb 1,2). Questa frase non significa forse che il Padre ha considerato che tutti gli uomini fanno parte dell'eredità di Cristo? Essa è conforme alla profezia di Davide: «Chiedi a me, ti darò in possesso le genti e in dominio i confini della terra» (Sal 2,8).
Il Signore stesso dichiara: «Quando sarò elevato da terra, attirerò tutti a me» (Gv 12,32). Non sembra che sia promessa la conversione di tutti? In un altro passo, troviamo una profezia che riguarda la Chiesa: «Ogni valle sia colmata, ogni monte e colle siano abbassati; il terreno accidentato si trasformi in piano e quello scosceso in pianura» (Is 40,4): c'è forse qualcuno che sembri dimenticato, e non sia designato qui come soggetto di Cristo? E cosa pensare quando leggiamo: «Ognuno verrà a prostrarsi davanti a me, perché mi adorino a Gerusalemme, dice il Signore» (Is 66,23)...
Il termine «popolo di Dio» è dunque da prendere in tutta la sua pienezza. E benché la maggior parte degli uomini rifiuti o trascuri la grazia del Salvatore, è l'insieme che viene designato con le parole «eletti» e «predestinati»... L'apostolo Paolo dice anche: «Noi predichiamo Cristo crocifisso, scandalo per i Giudei, stoltezza per i pagani; ma potenza di Dio e sapienza di Dio» (1Cor 1,23-24). Cristo sarebbe forse «potenza di Dio» e «sapienza» per gli stessi uomini agli occhi dei quali egli è «scandalo» e «stoltezza»? In realtà, poiché certuni sono salvati per la loro fede, mentre altri sono induriti nell'empietà, l'apostolo ha compreso fedeli ed infedeli sotto il nome generale di «chiamati». Mostrava così che coloro che egli definiva pagani si sono allontanati dalla chiamata di Dio, nonostante abbiano ascoltato il Vangelo. |
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Domenica delle Palme "De Passione Domini" - Anno BMeditazione del giornoOmelia attribuita a sant'Epifanio di Salamina (? - 403), vescovo Omelia 1 per la festa delle Palme ; PG 43, 427
«Ecco lo sposo, andategli incontro!» (Mt 25,6)
«Esulta grandemente figlia di Sion» (Zac ,9), rallegrati ed esulta, Chiesa di Dio, poiché ecco venire a te il tuo Dio, ecco venire il tuo Sposo, seduto su un asinello come su un trono! Affrettiamoci ad andargli incontro per contemplare la sua gloria. Ecco la salvezza del mondo: Dio avanza verso la croce. Anche noi, popoli, gridiamo oggi col popolo: «Osanna al figlio di Davide, donaci la salvezza di lassù, o Dio!» (Mt 21,9; Sal 118,25) ...
E' un giorno di festa che celebra la Chiesa, all'ombra di Cristo, olivo che dà frutti nella casa di Dio (Sal 52,10); ella celebra un giorno di festa con Cristo, giglio primaverile del Paradiso in fiore. Poiché Cristo sta al centro della Chiesa, lui vero giglio in fiore, radice di Iesse che non giudica il mondo ma lo serve (Is 11,1.3). Sta al centro della Chiesa, fonte eterna da cui scaturiscono non più i fiumi del paradiso (Gen 2,10), ma Matteo, Marco, Luca e Giovanni, che irrigano il giardino della Chiesa di Cristo. Oggi, noi che siamo virgulti d'olivo fecondi (cf Sal 128,3), con in mano rami d'olivo, supplichiamo Cristo misericordioso. «Piantati nella casa del Signore», diamo fiori a primavera «negli atri del nostro Dio», e celebriamo un giorno di festa: «l'inverno è passato!» (Sal 92,14; Can 2,11) ...
Esclamo con Paolo a voce alta e forte: «Le cose vecchie sono passate, ecco ne sono nate di nuove» (2Cor 5.17) Un profeta, guardando a quel re esclama : «Ecco l'agnello di Dio, ecco colui che toglie il peccato del mondo!» (Gv 1,29) ...; e Davide, guardando a Cristo nato dalla sua stirpe secondo la carne, afferma: «Il Signore è Dio e ci è apparso» (Sal 118,27 LXX). Giorno di festa ammirabile per la sua novità, sorprendente e stupefacente: i bambini acclamano Cristo come Dio e i sacerdoti lo maledicono, i bambini lo adorano e i dottori della Legge lo disprezzano e lo calunniano. I bambini dicono: «Osanna!» e i suoi nemici gridano: «Crocifiggilo!» Quelli si uniscono intorno a Cristo con le palme, questi si gettano su di lui con le spade; quelli tagliano rami, questi preparano una croce. |
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Lunedì 2
Aprile 2012
Lunedì della Settimana Santa
Meditazione del giorno
Origene (circa 185-253), sacerdote e teologo
Commento sul Cantico dei Cantici, II,9 ; SC 375
«Tutta la casa si riempì del profumo dell'unguento»
La sposa del Cantico di Cantici dice: «Il mio nardo spande il
suo profumo» (1,12)...; ma si può anche leggere «il Suo profumo»... La
sposa si è avvicinata allo Sposo, l'ha unto con i suoi unguenti, e
sorprendentemente, è come se il nardo non avesse sparso odore prima,
finché era nelle mani della sposa, ma soltanto quando entra in contatto
col corpo dello Sposo, per cui è meno probabile che questi abbia preso
l'odore dal nardo, che non il nardo da lui...
Presentiamo
qui la sposa Chiesa nella persona di Maria: si dice che ella porta una
libbra di nardo di grande valore, unge i piedi di Gesù, li asciuga coi
suoi capelli, e riceve in qualche modo per se stessa, attraverso la sua
capigliatura, un profumo impregnato della qualità e potenza del corpo di
Gesù... Ella si cosparge la testa di un profumo squisito che viene meno
dal nardo che da Cristo, e dice (con la sposa): «Il mio nardo, versato
sul corpo di Cristo, mi ha portato in cambio il Suo profumo»...
«E
tutta la casa si riempì del profumo dell'unguento». Ciò indica
sicuramente che il profumo della dottrina che proviene da Cristo ed il
dolce profumo dello Spirito Santo hanno riempito tutta la casa del
mondo, o la casa di tutta la Chiesa. O almeno, hanno riempito tutta la
casa di quell'anima che ha ricevuto di condividere il profumo di Cristo,
dopo avergli offerto il dono della sua fede come nardo puro, e
ricevendo in cambio la grazia dello Spirito Santo ed il dolce profumo
della dottrina spirituale..., per poter dire anch'ella: «Noi siamo
dinanzi a Dio il profumo di Cristo» (2 Cor 2,15). Perché quel nardo è
stato riempito di fede e di un amore preziosissimo, perciò Gesù le rende
questa testimonianza: «Ella ha compiuto verso di me un'opera buona» (Mc
14,6).
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Martedì 3
Aprile 2012
Martedì della Settimana Santa
Meditazione del giorno
Liturgia latina delle ore
« Verbum supernum prodiens », inno per la festa del Santissimo Sacramento
Gesù si consegna per primo
Il Verbo del cielo, disceso senza abdicare alla sua immensa gloria, compie l'arduo lavoro, poi arriva alla sera dell'esistenza.
Un discepolo sta per consegnarlo a coloro che sono presi dalla gelosia; ma lui si consegna per primo ai suoi discepoli, Pane di vita (Gv 6,35).
Per cibo e bevanda, dona loro il suo corpo e il suo sangue; con questo dono vuole saziare la fame, la sete che li tormentano.
Nella nascita, nostro compagno, nostro cibo alla sua mensa, in croce, è il nostro riscatto, visione incantevole in cielo.
Nostro Salvatore immolato, che ci apri le porte del cielo, il nemico ci opprime: ci dia conforto il tuo aiuto.
All'unico e trino Signore appartiene la gloria eterna; un giorno nei nostri cuori possa egli aprire le fonti di gioia immortale.
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Mercoledì 4 Aprile
2012
Mercoledì della Settimana Santa
Meditazione del giorno
Sant'Agostino (354-430), vescovo d'Ippona (Nord Africa) e dottore della Chiesa
Commento al Vangelo di Giovanni, n° 27, § 10 (www.augustinus.it Opera omnia)
Dio trae il bene dal male, la giustizia dall'ingiustizia
«Non vi ho forse scelto io, voi Dodici? Eppure uno di voi è un
diavolo!» (Gv 6, 70). Forse ci saremmo aspettati che il Signore dicesse:
«Ho scelto voi undici». Poteva forse scegliere anche un diavolo? E tra
gli eletti ci può essere un diavolo? ... Forse anche Giuda è stato
eletto per essere utilizzato, senza che lo volesse e lo sapesse, per uno
scopo buono? Questo è secondo lo stile di Dio... utilizza a fine di
bene le cattive azioni dei malvagi.... Il malvagio usa per il male tutti
i doni di Dio, mentre chi è buono volge al bene anche le cattive azioni
dei malvagi. E chi è più buono del Dio unico? A questo proposito una
volta il Signore ha detto: «Solo Dio è buono» (Mc 10,18)....
E
chi è peggiore di Giuda? Tra tutti i seguaci del Maestro, tra i dodici
Apostoli, a lui era stata affidata la borsa e l'incarico di provvedere
ai poveri (Gv 13,19): ingrato per tanto privilegio e per tanto onore,
accettò il denaro e perdette la giustizia, tradì la Vita (Mt 26,15);
perseguitò, da nemico, colui che aveva seguito come discepolo. ... Ma il
Signore seppe utilizzare anche la sua malvagità. Sopportò il tradimento
per redimerci. Ecco come il delitto di Giuda fu convertito in un bene.
Quanti
martiri Satana perseguitò? Se Satana avesse smesso di perseguitare,
oggi non celebreremmo il loro glorioso martirio... Il malvagio non
pregiudica la bontà di Dio. Sia pure artefice di male: il supremo
Artefice non permetterebbe il male se non sapesse utilizzarlo, affinché
tutto concorra al bene.
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Giovedì 5 Aprile
2012
Giovedì Santo, Messa vespertina "In Cena Domini"
Meditazione del giorno
Santa Caterina da Siena (1347-1380), terziaria domenicana, dottore della Chiesa, compatrona d'Europa
Lettera 52 (da www.letteraturaitaliana.net/pdf/Volume_2/t38.pdf - testo riv.)
«Vi ho dato infatti l'esempio, perché come ho fatto io, facciate anche voi»
«Ho desiderato ardentemente di mangiare questa Pasqua con voi,
prima della mia passione» (Lc 22,15). Ricordandomi queste parole del
nostro Salvatore, se mi domandaste che Pasqua desidero fare con voi, vi
risponderei, a mia volta: non c'è altra Pasqua se non quella
dell'Agnello immolato, cioè quella medesima che egli ha fatto di sé
quando si è donato ai suoi dolci discepoli. O dolce agnello pasquale,
preparato dal fuoco dell'amore di Dio sulla santissima croce! O cibo
soavissimo, pieno di gaudio, letizia e consolazione! Nulla manca, poiché
per chi ti serve ti sei fatto mensa, cibo e servitore... Il Verbo,
l'unigenito figlio di Dio, si è dato a noi con tanto fuoco d'amore.
Chi
ci porge oggi questa Pasqua? Lo Spirito Santo servitore. E per lo
smisurato amore che ha per noi, non si è accontentato di farci servire
da altri, ma egli stesso vuole essere il servitore. Ora a questa mensa
l'anima mia desidera ... di far Pasqua prima che io muoia ...
Sappiate
che a questa mensa conviene andare al contempo spogliati e vestiti:
spogliati d'ogni amor proprio e attrazione del mondo, d'ogni negligenza e
d'ogni tristezza... - poiché la tristezza inaridisce l'anima – e
dobbiamo rivestirci dell'ardente carità di Cristo... Quando l'anima
contempla il suo creatore e l'infinita bontà che trova in lui, non può
non amarlo... Subito ama ciò che egli ama e odia ciò che egli odia,
perché per amore egli ha rinunciato a se stesso... Per fame della
salvezza nostra e dell'onore del Padre, Cristo si è umiliato ed ha
consegnato sé medesimo all'obbrobriosa morte della croce, come pazzo,
ebbro, innamorato di noi. Or questa è la Pasqua che io desidero
celebrare con voi.
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Venerdì 6 Aprile
2012
Venerdì Santo "In Passione Domini"
Meditazione del giorno
Salviano di Marsiglia (400 ca-480 ca), sacerdote
De Gubernatione Dei
«Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la vita per i propri amici»
L'amore di Dio per noi è ben più grande di quello di un padre.
Lo provano queste parole del Salvatore, nel Vangelo: «Dio infatti ha
tanto amato il mondo da dare il suo Figlio unigenito per la vita del
mondo» (Gv 3,16). E l'apostolo Paolo dice ancora: «Egli che non ha
risparmiato il proprio Figlio, ma lo ha dato per tutti noi, come non ci
donerà ogni cosa insieme con lui?» (Rom 8,32). Perciò Dio ci ama più di
quanto un padre ami suo figlio. E' evidente che Dio ci ama oltre
l'affetto paterno, lui che, per noi, non ha risparmiato suo Figlio – e
che Figlio! Quel Figlio giusto, quel Figlio unico, quel Figlio che è
Dio. Possiamo dire di più? Sì! E' per noi, cioè per degli empi, dei
peccatori, che egli non l'ha risparmiato...
Per questo
l'apostolo Paolo, per significare, in certa misura, l'immensità della
misericordia di Dio, si esprime così: «Mentre noi eravamo ancora
peccatori, Cristo morì per gli empi nel tempo stabilito. Ora, a stento
si trova chi sia disposto a morire per un giusto» (Rom 5,6-7).
Chiaramente, con questo solo passaggio ci mostra l'amore di Dio. Poiché
se difficilmente si morirebbe per un uomo giusto, Cristo ha provato
quanto era più grande, morendo per noi che siamo peccatori. Ma perché il
Signore ha agito così? L'apostolo Paolo ce lo spiega subito con ciò che
segue: «Dio dimostra il suo amore verso di noi perché, mentre eravamo
ancora peccatori, Cristo è morto per noi. A maggior ragione ora,
giustificati per il suo sangue, saremo salvati dall'ira per mezzo di
lui» (v. 8-9).
La prova che ne dà è che è morto per i
peccatori: un beneficio ha più valore quando è dato a chi non ne è
degno... Poiché, se l'avesse dato a santi e uomini meritevoli, egli non
avrebbe dimostrato che è colui che dà ciò che non si dovrebbe dare, ma
si sarebbe mostrato come colui che si limita a rendere ciò che è dovuto.
Cosa gli renderemo noi per tutto ciò?
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