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| From: Enzo Claudio (Original message) |
Sent: 30/11/2009 17:03 |
Un brano di Raoul Follereau definito l'Apostolo dei lebbrosi:
Che strano traffico con il buon Dio! Signore, dammi questo! Signore, concedimi questo! Signore, guariscimi!
Come se Dio non conoscesse, molto più di noi, quello che ci abbisogna.
Un piccino suggerisce forse alla mamma: "Preparami quella pappa" ?
Un malato al suo dottore: "Mi prescriva quella medicina" ?
Chi può assicurarci se quel che ci manca non sia peggiore di quel che abbiamo ?
Allora, tentiamo soltanto questa preghiera:
"Signore, non cessare di amarci, mai"
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Message 811 of 1110 on the subject |
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Giovedì 8 Marzo
2012
Giovedì della II settimana di Quaresima
Meditazione del giorno
San Nerses Snorhali - (1102-1173), patriarca armeno
Gesù unico Figlio del Padre, 624s ; SC 203
«Levò gli occhi»
Come il ricco che amava la vita dei piaceri, ho amato i piaceri effimeri, con questo mio corpo animale, nei piaceri di questo insensato...
E della somma di così grandi benefici Che mi hai donato gratuitamente, non ti ho reso neppure la decima presa dai tuoi stessi doni.
Anzi, tutto ciò che era sotto il mio tetto Preso dalla terra, dall'aria e dal mare, i tuoi benefici innumerevoli, credevo che fossero mia proprietà.
Di tutto ciò non ho dato nulla ai poveri E nulla ho messo da parte per le loro necessità: né cibo per la persona affamata, né coperta per il corpo nudo,
né alloggio per l'indigente, né casa per lo straniero, né visita al malato, neanche cure per i prigionieri (cf Mt 25,31 seg).
Non mi sono rattristato per il dolore Dell'uomo addolorato a causa di quanto gli accade; Non ho condiviso neppure la gioia dell'uomo felice, anzi, ho bruciato di gelosia nei suoi confronti.
Tutti quelli sono altri Lazzaro... Sono fuori della mia porta ... Ed io, sordo alla loro voce, non ho dato neppure le briciole della mia tavola...
I cani della tua Legge fuori Li consolavano almeno con la lingua; Ed io che sentivo il tuo comando Con la lingua ho ferito chi ti assomiglia (Mt 25,45)...
Ma dammi fin da quaggiù di pentirmi, perché faccia penitenza dei miei peccati... Affinché queste lacrime spengano La fornace ardente dalle fiamme brucianti...
E al posto della condotta di un uomo senza misericordia, fissa nel profondo del mio cuore la pietà misericordiosa, affinché, usando misericordia al povero, possa ottenere la tua misericordia.
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Message 812 of 1110 on the subject |
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Venerdì 9 Marzo
2012
Venerdì della II settimana di Quaresima
Meditazione del giorno
San Massimo di Torino ( ? – circa 420), vescovo
Discorso per la festa di San Cipriano ; PL 57, 687
Produrre frutto
La vigna del Signore degli eserciti, dice il profeta, è la casa di
Israele (Is 5,7). Ora quella casa, siamo noi..., e poiché siamo Israele,
siamo la vigna. Stiamo dunque attenti che non nasca dai nostri tralci,
invece dell’uva della dolcezza, quella dell’ira (Ap 14,19), affinché non
ci sia detto... “Mentre attendevo che producesse uva, essa ha fatto uva
selvatica” (Is 5,4). Che terra ingrata! Mentre avrebbe dovuto offrire
al suo padrone i frutti della dolcezza, l’ha invece trafitto con le sue
spine aguzze. Così i nemici che avrebbero dovuto accogliere il Salvatore
con tutta la devozione della loro fede, l’hanno coronato delle spine
della Passione. Per loro questa corona significava proprio oltraggi e
ingiurie, ma agli occhi del Signore, era la corona delle virtù...
State attenti, fratelli, che non sia detto nei nostri riguardi: “Egli
aspettava che producesse uva, ma essa fece rovi selvatici” (Is 5,2)...
Stiamo attenti che le nostre cattive azioni non scortichino il capo del
Signore come dei rovi. Ci sono spine del cuore che hanno ferito persino
la parola di Dio, come dice il Signore nel Vangelo, quando racconta che
il seme del seminatore cadde sulle spine che crebbero e soffocarono ciò
che era stato seminato (Mt 13,7)... Badate che la vostra vigna non porti
rovi invece che uva; che la vostra vendemmia non produca aceto invece
che vino. Chiunque vendemmia senza distribuirne una parte ai poveri,
raccoglie aceto invece che vino; e chi ripone nel granaio le sue messi
senza distribuirne agli indigenti non mette da parte il frutto
dell’elemosina, ma i cardi dell’avarizia.
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Message 813 of 1110 on the subject |
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Sabato 10 Marzo
2012
Sabato della II settimana di Quaresima
Meditazione del giorno
Beato Giovanni Paolo II (1920-2005), papa
Esortazione apostolica «Riconciliazione e penitenza», § 5-6 ( © Libreria Editrice Vaticana)
«Un uomo aveva due figli»
L'uomo - ogni uomo - è questo figlio prodigo: ammaliato dalla
tentazione di separarsi dal Padre per vivere indipendentemente la
propria esistenza; caduto nella tentazione; deluso dal nulla che, come
miraggio, lo aveva affascinato; solo, disonorato, sfruttato allorché
cerca di costruirsi un mondo tutto per sé; travagliato, anche nel fondo
della propria miseria, dal desiderio di tornare alla comunione col
Padre. Come il padre della parabola, Dio spia il ritorno del figlio, lo
abbraccia al suo arrivo e imbandisce la tavola per il banchetto del
nuovo incontro, col quale si festeggia la riconciliazione. ...
Ma
la parabola mette in scena anche il fratello maggiore, che rifiuta il
suo posto nel banchetto. Egli rinfaccia al fratello più giovane i suoi
sbandamenti e al padre l'accoglienza che gli ha riservato, mentre a lui,
temperante e laborioso, fedele al padre e alla casa, non è stato mai
concesso - dice - di far festa con gli amici. Segno che egli non capisce
la bontà del padre. Fintantoché questo fratello, troppo sicuro di se
stesso e dei propri meriti, geloso e sprezzante, colmo di amarezza e di
rabbia, non si converte e non si riconcilia col padre e col fratello, il
banchetto non è ancora pienamente la festa dell'incontro e del
ritrovamento. L'uomo - ogni uomo - è anche questo fratello maggiore.
L'egoismo lo rende geloso, gli indurisce il cuore, lo acceca e lo chiude
agli altri e a Dio. ...
La parabola del figlio prodigo
è, anzitutto, l'ineffabile storia del grande amore di un Padre ... Ma
essa, nell'evocare, con la figura del fratello maggiore, l'egoismo che
divide fra di loro i fratelli, diventa anche la storia della famiglia
umana ... Dipinge la situazione della famiglia umana divisa dagli
egoismi, mette in luce la difficoltà di assecondare il desiderio e la
nostalgia di una medesima famiglia riconciliata e unita; richiama,
pertanto, la necessità di una profonda trasformazione dei cuori nella
riscoperta della misericordia del Padre e nella vittoria
sull'incomprensione e l'ostilità tra fratelli.
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Message 814 of 1110 on the subject |
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Domenica
11 Marzo 2012
III Domenica di Quaresima - Anno B
Meditazione del giorno
Origene (circa 185-253), sacerdote e teologo
Commento al vangelo di Giovanni, 10
«In tre giorni lo farò risorgere»
E' grande e molto difficile da sondare, il mistero della nostra
risurrezione. E' annunciato in molti testi della Scrittura, ma
soprattutto in Ezechiele...: «Lo Spirito del Signore mi depose nella
pianura che era piena di ossa...; erano tutte inaridite. Mi disse:
"Figlio dell'uomo, potranno queste ossa rivivere?". Io risposi: "Signore
Dio, tu lo sai". Egli mi replicò: "Profetizza su queste ossa e annunzia
loro: Ossa inaridite, udite la parola del Signore» (Ez 37,1-4). ...
Quali
sono dunque le ossa a cui è detto: «Udite la parola del Signore» ... se
non il corpo di Cristo, di cui il Signore diceva: «Sono slogate tutte
le mie ossa» (Sal 22,15).... Come avvenne la risurrezione del corpo vero
e perfetto di Cristo, un giorno le membra di Cristo ... saranno
ricomposte, le ossa con le proprie ossa, giuntura a giuntura. Nessuno
privo di quella giuntura arriverà allo stato di «uomo perfetto, nella
misura che conviene alla piena maturità di Cristo» (Ef 4,13). Allora ...
«tutte le membra, pur essendo molte, saranno un corpo solo» (1Cor
12,12)....
Lo dico a proposito del Tempio di cui il
Signore ha detto: «Lo zelo per la tua casa mi divora» (Sal 69,10), e a
proposito degli ebrei che chiedevano di mostrare loro un segno, e infine
a proposito della sua risposta... : «Distruggete questo tempio e in tre
giorni lo farò risorgere». Poiché bisogna che sia scacciato dal tempio,
che è il Corpo di Cristo, tutto ciò che è contro la ragione e che
proviene dal commercio, affinché in futuro quel tempio non sia più una
casa di mercanti. Bisogna inoltre ... che dopo la sua distruzione ad
opera di coloro che rifiutano la parola di Do, sia ricostruito il terzo
giorno... Grazie alla purificazione di Gesù, i discepoli, abbandonato
ciò che è irragionevole e qualsiasi 'commercio', a causa dello zelo del
Verbo, Parola di Dio, presente in essi, i discepoli saranno «distrutti»
per essere «ricostruiti» da Gesù in tre giorni... Poiché ci vogliono tre
giorni interi perché questa ricostruzione sia compiuta. Per questo si
può dire da una parte che la risurrezione è avvenuta e d'altra parte che
deve avvenire: veramente «siamo stati sepolti insieme a Cristo» e «con
lui anche noi risorgeremo» (cfr Rom 6,4)... «Tutti riceveranno la vita
in Cristo. Ciascuno però nel suo ordine: prima Cristo, che è la
primizia; poi, alla sua venuta, quelli che sono di Cristo» (1Cor
15,22seg).
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Message 815 of 1110 on the subject |
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Lunedì 12 Marzo
2012
Lunedì della III settimana di Quaresima
Meditazione del giorno
San Giovanni Crisostomo (c. 345-407), sacerdote ad Antiochia poi vescovo di Costantinopoli, dottore della Chiesa
Omelie sulla conversione, n° 3, sull'elemosina
Accogliere Cristo
I poveri chiedono l'elemosina davanti alla chiesa. Quanto dare?
Sta a voi decidere; non fisserò una cifra, per evitarvi qualsiasi
imbarazzo. Comprate secondo i vostri mezzi. Avete una moneta? Comprate
il cielo! Non che il cielo sia offerto a buon mercato, ma è la bontà del
Signore che ve lo permette. Non avete denaro? Date un bicchiere d'acqua
fresca (Mt 10,42)...
Possiamo comprare il cielo, e
trascuriamo di farlo! Per un pane che date, ottenete in cambio il
paradiso. Anche se offrite oggetti di poco valore, riceverete tesori;
date ciò che passa e otterrete l'immortalità; donate beni perituri e
ricevete in cambio beni imperituri... Quando si tratta di beni perituri,
sapete dar prova di molta perspicacia; perché manifestate una simile
indifferenza quando si tratta della vita eterna?... Peraltro si può
stabilire un parallelismo tra quelle vasche piene d'acqua che si trovano
alle porte delle chiese per purificarsi le mani, e i poveri seduti
all'esterno dell'edificio affinché purifichiate attraverso di essi la
vostra anima. Avete lavato le mani nell'acqua: ugualmente, lavate la
vostra anima con l'elemosina...
Una vedova, ridotta
all'estrema povertà, ha dato ospitalità a Elia (1Re 17,9 seg):
l'indigenza non le ha impedito di accoglierlo con grande gioia. E
allora, in segno di riconoscenza, ella ha ricevuto molti doni che
simboleggiavano il frutto della sua azione. Questo esempio vi fa
desiderare forse di accogliere un Elia. Perché chiedere Elia? Io vi
propongo il Maestro di Elia, e voi non gli offrite ospitalità... Ecco
cosa ci dice Cristo, Signore dell'universo: «Ogni volta che avete fatto
queste cose a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l'avete
fatto a me» (Mt 25,40).
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Martedì 13 Marzo
2012
Martedì della III settimana di Quaresima
Meditazione del giorno
San Francesco di Sales (1567-1622), vescovo di Ginevra, dottore della Chiesa
Sermone per il Venerdì Santo, 25/03/1622
Con tutto il cuore perdonare al fratello
La prima parola che pronunciò nostro Signore sulla croce fu una
preghiera per coloro che lo crocifiggevano; ed è allora che fece ciò che
scrive San Paolo: «Nei giorni della sua vita terrena egli offrì
preghiere e suppliche» (Eb 5,7). Certo, coloro che crocefiggevano il
nostro divino Salvatore non lo conoscevano..., poiché se l'avessero
conosciuto non l'avrebbero crocifisso (1Cor 2,8). Nostro Signore dunque,
vedendo l'ignoranza e la debolezza di coloro che lo maltrattavano,
cominciò a scusarli ed a offrire per essi questo sacrificio al Padre
celeste, poiché la preghiera è un sacrificio... : «Padre, perdonali,
perché non sanno quello che fanno» (Lc 23,34). Quanto grande era la
fiamma d'amore che bruciava nel cuore del nostro dolce Salvatore, se al
culmine del dolore, nel momento in cui la forza dei tormenti sembrava
impedirgli anche di poter pregare per se stesso, egli arrivò con la
forza della carità a dimenticarsi di sé, ma non delle sue creature...
Voleva
così farci capire l'amore che aveva per noi, che non poteva essere
diminuito da alcuna sofferenza, ed anche insegnarci come deve essere il
nostro cuore verso il prossimo...
Ora, se il divino
Signore si è messo a chiedere perdono per gli uomini, è certo che la sua
richiesta fu esaudita, poiché il divin Padre l'onorava troppo per
rifiutargli qualunque cosa gli avesse domandata.
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Mercoledì 14 Marzo
2012
Mercoledì della III settimana di Quaresima
Meditazione del giorno
Sant'Agostino (354-430), vescovo d'Ippona (Nord Africa) e dottore della Chiesa
Lo Spirito e la lettera ; PL 44, 217s
« Non sono venuto per abolire, ma per portare a compimento »
La grazia, un tempo velata nell'Antico Testamento, è stata
rivelata nel Vangelo di Cristo secondo un'ordinatissima distribuzione
dei tempi fatta da Dio, che sa disporre bene tutti gli eventi... In tale
mirabile armonia riscontriamo una grande differenza tra due epoche: nel
Sinai, il popolo non osava accostarsi al luogo dove il Signore donava
la sua legge; nel Cenacolo lo Spirito Santo discende su coloro ai quali
era stato promesso e che per aspettarlo si erano riuniti insieme in un
sol luogo (Es 19,23; At 2,1). Prima il dito di Dio operò su tavole di
pietra; ora scrive nei cuori degli uomini (Es 31,18 ; 2 Cor 3,3). Un
tempo, la legge fu proposta esteriormente e incuteva paura ai peccatori;
ora viene data interiormente, perché gli ingiusti siano da essa
giustificati.
Infatti tutto ciò che fu scritto su quelle tavole: «Non
commettere adulterio, non uccidere, non desiderare», ed altre cose
simili, si riassume in quest'unico comandamento: «Amerai il prossimo tuo
come te stesso». L'amore del prossimo non fa nessun male: pieno
compimento della legge è l'amore (Rm 13,9-10 ; Lv 19,18). L'amore «è
stato riversato nei nostri cuori per mezzo dello Spirito Santo che ci è
stato dato» (Rm 5,5).
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Giovedì 15 Marzo
2012
Giovedì della III settimana di Quaresima
Meditazione del giorno
Sant'Amedeo di Lausanne (1108-1159), monaco cistercense, poi vescovo
Omelia mariana ; SC 72
Il dito di Dio
« Mi venga in aiuto la tua mano ! » (Sal 118, 173). Il Figlio
unico del Padre, per mezzo del quale egli ha creato tutte le cose, è
chiamato la mano di Dio. Questa mano ha operato quando si è incarnata,
non soltanto nel fatto che non ha causato a sua madre nessuna ferita, ma
anche, secondo la testimonianza del profeta, addossandosi le nostre
malattie, caricandosi delle nostre sofferenze (Is 53, 4).
Sicuramente, questa mano, piena di rimedi diversi, ha guarito
ogni malattia. Ha respinto ogni causa di morte ; ha risuscitato dai
morti ; ha frantumato le porte degli inferi ; ha incatenato l'uomo forte
e gli ha strappato via le armi ; ha aperto il cielo ; ha elargito lo
Spirito di amore nei cuori dei suoi. Questa mano libera i prigionieri e
dona la vista ai ciechi ; rialza coloro che sono caduti ; ama i giusti e
custodisce i forestieri ; accoglie l'orfano e la vedova. Strappa dalla
tentazione coloro che sono in pericolo ; ristora, riconfortandoli,
coloro che soffrono ; ridà gioia agli afflitti ; ripara sotto la sua
ombra coloro che faticano ; scrive per coloro che vogliono meditare la
sua Legge ; tocca e benedice il cuore di coloro che pregano ; li
rafforza nell'amore, per mezzo del suo contatto ; li fa progredire e
perseverare nella sua azione. Infine, li conduce alla patria ; li
riporta al Padre.
Infatti, si è fatta carne per attrarre l'uomo attraverso l'Uomo,
unendo la nostra alla sua carne, per riportare, nel suo amore, la
pecora smarrita a Dio, Padre onnipotente e invisibile. Poiché questa
pecora, avendo lasciato Dio, era caduta « nella carne », era necessario
che questa mano, fatta uomo, venisse a sollevarla « dalla sua carne »
per riportarla al Padre (Lc 15,4s).
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Venerdì 16 Marzo
2012
Venerdì della III settimana di Quaresima
Meditazione del giorno
Sant'Alfonso Maria de' Liguori, (1696-1787), vescovo e dottore della Chiesa
Novena del Santo Natale, Discorso 6
«Amerai il Signore Dio tuo con tutto il tuo cuore»
I grandi della terra si gloriano di possedere regni e ricchezze.
Gesù Cristo trova la pienezza della felicità nel regnare sui nostri
cuori; è quella la signoria che desidera e ha deciso di conquistare con
la morte in croce: «Sulle sue spalle è il segno della sovranità» (Is
9,5). Con queste parole, molti interpreti ... intendono la croce che il
nostro divino Redentore ha portato sulle spalle. «Il Re del cielo, fa
notare Cornelio a Lapido, è un maestro ben diverso dal demonio: questi
carica di pesanti fardelli le spalle dei suoi schiavi. Gesù, al
contrario, prende su di sé tutto il peso del suo regno; abbraccia la
croce e ci vuole morire per regnare sui nostri cuori». E Tertulliano
dice che, mentre i re della terra «portano lo scettro in mano e la
corona sulla testa come emblemi della loro potenza, Gesù ha portato la
croce sulle spalle. E la croce è stata il trono su cui è salito per
fondare il suo regno d'amore»...
Affrettiamoci dunque a
consacrare tutto l'amore del nostro cuore a questo Dio che, per
conquistarlo, ha sacrificato il suo sangue, la sua vita, tutto se
stesso. «Se tu conoscessi il dono di Dio – diceva Gesù alla Samaritana –
e chi è colui che ti dice: 'Dammi da bere!'» (Gv 4,10). Cioè: se tu
sapessi la grandezza della grazia che ricevi da Dio... Oh, se l'anima
comprendesse che grazia straordinaria Dio le dà quando richiede il suo
amore con queste parole: «Amerai il Signore Dio tuo»! Un suddito che
sentisse il suo signore dirgli: «Amami», non sarebbe forse attratto da
questo invito? E Dio non sarebbe capace di conquistare il nostro cuore,
quando ce lo chiede con così grande bontà: «Figlio mio, dammi il tuo
cuore»? (Pr 23,26) Ma quel cuore, Dio non lo vuole a metà; lo vuole per
intero, senza riserve; è il suo comando: «Amerai il Signore Dio tuo con
tutto il tuo cuore».
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Sabato 17 Marzo
2012
Sabato della III settimana di Quaresima
Meditazione del giorno
Giovanni Taulero (circa 1300-1361), domenicano a Strasburgo
Discorso 48, per l'undicesima domenica dopo la Trinità
«Due uomini salirono al tempio a pregare»
Questi due uomini salirono al Tempio. Il Tempio, è
l'amabilissima profondità interiore dell'anima, nella quale la Santa
Trinità abita amabilmente, opera nobilmente, dove ha deposto con grande
generosità tutto il suo tesoro e prova diletto e compiacimento, nel
rallegrarsi della sua nobile immagine e somiglianza (Gen 1,26). Nessuno
può esprimere perfettamente la nobiltà e l'altissima dignità di questo
tempio; è lì che dobbiamo entrare per pregare. E perché la preghiera sia
ben fatta, devono esserci due uomini che vi salgono..., l'uomo
esteriore e l'uomo interiore. La preghiera che fa l'uomo esteriore senza
l'uomo interiore non serve a molto, anzi a nulla. Per avanzare
realmente nella via della preghiera vera e ben fatta, l'aiuto più grande
e utile è il prezioso corpo eucaristico di nostro Signore Gesù
Cristo... Cari figli, dovete essere straordinariamente riconoscenti che
questa grande grazia vi sia stata accordata più spesso che in precedenza
e dovete approfittarne più di ogni altro aiuto...
Or
dunque, uno dei due uomini era un fariseo, e il Vangelo ci dice cosa gli
è capitato. L'altro era un pubblicano, stava distante, non osava alzare
gli occhi al cielo e diceva: «Signore, abbi pietà di me, povero
peccatore»; per questi la preghiera è finita bene. In verità, vorrei
agire come ha fatto lui e aver sempre presente il mio nulla. Sarebbe la
strada più nobile ed utile che si possa seguire. Questa via conduce
senza sosta e senza intermediario Dio all'uomo, poiché dove Dio viene
con la sua misericordia, viene con tutto il suo essere, viene lui
stesso.
Ora, succede che i sentimenti di quel pubblicano
entrino nell'anima di certuni, e allora, coscienti dei loro peccati,
essi vogliono evitare Dio ed il Santo Sacramento, dicendo che non osano
avvicinarglisi. No, cari figli, dovete al contrario andare molto più
volentieri alla comunione, per essere liberati dai vostri peccati e
dire: «Vieni Signore, vieni presto, prima che l'anima mia muoia nel
peccato; è necessario che tu venga prontamente, prima che ella muoia di
certo» (cf Gv 4,49).
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Domenica
18 Marzo 2012
IV Domenica di Quaresima - Anno B
Meditazione del giorno
Cardinale Joseph Ratzinger [Papa Benedetto XVI]
Omelie di Quaresima 1981
«Così bisogna che sia innalzato il Figlio dell'uomo,
«Abbiate in voi gli stessi sentimenti che furono in Cristo Gesù,
il quale, pur essendo di natura divina, non considerò un tesoro geloso
la sua uguaglianza con Dio; ma spogliò se stesso, assumendo la
condizione di servo e divenendo simile agli uomini; apparso in forma
umana, umiliò se stesso facendosi obbediente fino alla morte e alla
morte di croce. Per questo Dio l'ha esaltato e gli ha dato il nome che è
al di sopra di ogni altro nome» (Fil 2,5-9) ... Questo testo
straordinariamente ricco fa chiaramente allusione alla prima caduta ...
Gesù Cristo torna sui passi di Adamo. Ma, al contrario di Adamo, egli è
veramente «come Dio» (cf Gen 3,5). Ma essere come Dio, essere uguale a
Dio, è «essere Figlio» e dunque totalmente relazione: «Il Figlio da sé
non può fare nulla» (Gv 5,19). Perciò colui che è veramente uguale a Dio
non tiene alla sua autonomia, al carattere illimitato del suo potere e
del suo volere. Perché percorre la via opposta, diviene totalmente
dipendente, diviene il servo. Perché non prende la via della potenza, ma
quella dell'amore, può scendere fino alla menzogna di Adamo, fino alla
morte, e là, affermare la verità, dare la vita.
Così
Cristo diviene il nuovo Adamo da cui la vita umana prende un nuovo
avvio... La croce, luogo della sua obbedienza, diviene così il vero
albero della vita. Cristo diviene l'immagine opposta al serpente, come
dice Giovanni nel suo vangelo. Da quest'albero non viene la parola della
tentazione, ma la parola dell'amore che salva, la parola
dell'obbedienza, attraverso la quale Dio stesso si è fatto obbediente, e
ci offre così la sua obbedienza come campo della libertà. La croce è
l'albero della vita nuovamente accessibile. Nella Passione, Cristo, per
così dire, ha superato la spada folgorante (Gen 3,24), ha attraversato
il fuoco ed ha innalzato la croce come vero asse del mondo, sul quale il
mondo si rialza. Perciò l'eucaristia, come presenza della croce, è
l'albero della vita che resta sempre in mezzo a noi e ci invita a
ricevere i frutti della vera vita.
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Lunedì 19 Marzo
2012
San Giuseppe sposo della B.V. Maria, Patrono della Chiesa universale, Solennità
Meditazione del giorno
San Claudio La Colombiere (1641-1682), gesuita
Primo Panegirico di San Giuseppe
«Non temere di prendere con te Maria, tua sposa»
Sappiamo pochissime cose della vita di San Giuseppe. Il Vangelo
riporta solo tre o quattro sue azioni; ed un vecchio scrittore ha notato
che non vi si trova nessuna sua parola. Forse ... lo Spirito Santo ha
voluto così sottolineare per noi il silenzio e l'umiltà di san Giuseppe,
il suo amore per la solitudine e la vita nascosta. Comunque sia, per
noi questa è una grande perdita. Se il Signore avesse permesso che ci
fossero raccontati i particolari della vita di questo grande santo,
certamente avremmo avuto begli esempi, belle regole, soprattutto per
coloro che vivono lo stato matrimoniale...
La vita di San
Giuseppe si può dividere globalmente in due parti: la prima è quella
che ha preceduto il matrimonio; la seconda è quella dopo. Non sappiamo
nulla della prima e sappiamo molto poco della seconda. Io affermo
tuttavia che l'una e l'altra sono state veramente sante: la prima poiché
è stata coronata da un matrimonio così speciale; la seconda è stata
ancor più santa poiché tutta vissuta in quel matrimonio...
Quale
profitto deve aver tratto san Giuseppe da tanti anni di dialogo quasi
continuo con la santa Vergine! ... Non dubito affatto che il silenzio
stesso di Maria fosse estremamente edificante e che bastasse guardarla
per sentirsi portati ad amare Dio e a disprezzare tutto il resto. Ma
quali dovevano essere i discorsi di un'anima in cui abitava lo Spirito
Santo, dove Dio aveva riversato la pienezza delle sue grazie, che aveva
più amore dell'insieme dei serafini! Quale fuoco doveva uscire da quella
bocca, quando si apriva per esprimere i sentimenti del cuore! Quali
freddi, quali ghiacci quel fuoco non avrebbe sciolti! E quale effetto
non avrebbe prodotto su Giuseppe che era già così disposto ad essere
infiammato! ... Quel grande fuoco, capace di incendiare tutta la terra,
ha avuto solo il cuore di Giuseppe da riscaldare e da consumare per così
tanti anni... Se ella ha creduto che il cuore di san Giuseppe fosse
parte del suo, quale cura non ne avrà preso per infiammarlo dell'amore
di Dio!
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Martedì 20 Marzo
2012
Martedì della IV settimana di Quaresima
Meditazione del giorno
San Massimo di Torino ( ? – circa 420), vescovo
Sermone per la quaresima
«Vuoi guarire?»: la quaresima conduce i catecumeni alla piscina del battesimo
Fratelli carissimi, il numero quaranta ha un valore simbolico,
legato al mistero della nostra salvezza. Infatti, quando nei primi tempi
la cattiveria umana ebbe invaso la terra, fu per quaranta giorni che
Dio fece cadere le acque dal cielo e inondò tutta la terra con le piogge
del diluvio (Gen 7). Da allora, la storia della salvezza era quindi
simbolicamente annunciata: per quaranta giorni, la pioggia è caduta per
purificare il mondo. Ed è ancora durante i quaranta giorni della
quaresima che la misericordia viene offerta agli uomini perché essi si
purifichino...
Sì, il diluvio è simbolo del battesimo;
ciò che accadde allora si compie ancor oggi... Quando i peccati di tutta
la terra sono scomparsi, annegati in fondo all'abisso, la santità ha
potuto elevarsi fino al cielo; ecco ciò che si realizza anche ora nella
Chiesa di Cristo... Portata dall'acqua del battesimo, ella si eleva al
cielo; le superstizioni e gli idoli sono inghiottiti, e sulla terra si
diffonde la fede, scaturita dall'arca del Salvatore... Certo, noi siamo
peccatori..., e questo mondo verrà distrutto. Sfuggiranno alla rovina
solo coloro che l'arca porterà chiusi nel suo seno. Quest'arca è la
Chiesa... Sì, noi ve l'annunciamo, questo mondo naufragherà; perciò vi
esortiamo, uomini tutti, a rifugiarvi in quel santuario.
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Message 824 of 1110 on the subject |
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Mercoledì 21 Marzo
2012
Mercoledì della IV settimana di Quaresima
Meditazione del giorno
San Pietro Crisologo (circa 406-450), vescovo di Ravenna, dottore della Chiesa
Omelia 53 ; PL 52, 375
«I morti udranno la sua voce»: «Lazzaro, vieni fuori!» (Gv 11,43)
Il Signore aveva risuscitato la figlia di Giairo, ma quando il
cadavere era ancora caldo, quando la morte era solo alla metà della sua
opera (Mt 9,18s)... Ha risuscitato anche il figlio unico di una madre,
ma fermandone la bara prima che arrivasse alla tomba..., prima che quel
defunto entrasse del tutto nella legge della morte (Lc 7,11s). Invece
tutto ciò che accade per Lazzaro è unico...: Lazzaro, in cui tutto il
potere della morte si è compiuto ed in cui risplende egualmente
l'immagine completa della risurrezione... Infatti Cristo è tornato il
terzo giorno come Signore; Lazzaro, come servo, è stato richiamato alla
vita il quarto giorno...
Il Signore diceva e ripeteva ai
suoi discepoli: «Ecco, noi stiamo salendo a Gerusalemme e il Figlio
dell'uomo sarà consegnato ai sommi sacerdoti e agli scribi, che lo
condanneranno a morte e lo consegneranno ai pagani perché sia schernito e
flagellato e crocifisso» (Mt 20,18s). E dicendo ciò, li vedeva
diventare incerti, tristi, sconsolati. Sapeva che occorreva che fossero
schiacciati dal peso della Passione, fino a che niente restasse in essi
della vita, niente della fede, niente della luce, ma che al contrario il
loro cuore fosse oscurato dalla notte quasi totale della perdita di
fede. Perciò fece durare fino a quattro giorni la morte di Lazzaro...
Ecco perché, il Signore dice ai discepoli: «Lazzaro è morto, e io sono
contento per voi di non essere stato là» (v.15) – «perché voi crediate».
La morte di Lazzaro era dunque necessaria, affinché risorgesse dalla
tomba con Lazzaro anche la fede dei discepoli.
«Perché tu
non c'eri». Ma c'era un posto in cui Cristo non c'era? ... Fratelli,
Cristo Dio era lì, ma Cristo uomo non c'era. Cristo Dio era lì quando
Lazzaro moriva, ma allora Cristo stava per avvicinarsi al morto, poiché
Cristo Signore stava per entrare nella morte: «E' nella morte, nella
tomba, negli inferi, è lì che devo vincere il potere della morte, io con
la mia morte».
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Message 825 of 1110 on the subject |
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Giovedì 22 Marzo
2012
Giovedì della IV settimana di Quaresima
Meditazione del giorno
San Cirillo d'Alessandria (380-444), vescovo e dottore della Chiesa
Commento al Vangelo di Giovanni, III, 3
«Se credeste a Mosè, credereste anche a me; perché di me egli ha scritto»
Mosé ha detto: «Il Signore tuo Dio susciterà per te, in mezzo a
te, fra i tuoi fratelli, un profeta pari a me» (Dt 18,15). Mosé stesso
spiega ... ciò che ha appena annunciato: «Avrai così quanto hai chiesto
al Signore tuo Dio, sull'Oreb, il giorno dell'assemblea, dicendo: Che io
non oda più la voce del Signore mio Dio e non veda più questo grande
fuoco, perché non muoia» (v. 16).
Mosé afferma con forza
che un ruolo di mediatore gli è stato conferito allora, poiché
l'assemblea degli ebrei era ancora incapace di contemplare realtà troppo
alte per lei: visione di Dio straordinaria e terribile per gli occhi,
squilli di trombe strani e insopportabili per le orecchie (Es 19,16). Il
popolo rinunciava dunque con prudenza a ciò che superava le sue forze, e
la mediazione di Mosé rimediava ai limiti degli uomini della sua
generazione: questi era incaricato di trasmettere al popolo riunito i
comandamenti divini.
Ma se cerchi di scoprire sotto quel
simbolo la realtà prefigurata, capirai che punta verso Cristo,
«Mediatore fra Dio e gli uomini» (1Tm 2,5): è lui che, con la sua voce
umana, ricevuta quando è nato per noi da una donna, trasmette ai cuori
docili la volontà ineffabile di Do Padre, che è l'unico a conoscere in
quanto Figlio di Dio e Sapienza di Dio, «scruta ogni cosa, anche le
profondità di Dio» (1Cor 2,10). Non potevamo vedere coi nostri occhi di
carne la gloria inesprimibile, pura e nuda, di colui che è al di là di
tutto «Nessun uomo può vedermi – dice Dio - e restare vivo» (Es 33,20).
Allora il Verbo, il Figlio unico di Dio, doveva uniformarsi alla nostra
debolezza prendendo un corpo umano... secondo il disegno redentivo, per
rivelarci la volontà di Dio Padre, come dice lui stesso: «Tutto ciò che
ho udito dal Padre l'ho fatto conoscere a voi» (Gv 15,15), e ancora: «Io
non ho parlato da me, ma il Padre che mi ha mandato, egli stesso mi ha
ordinato che cosa devo dire e annunziare» (Gv 12,49).
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