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| De: Enzo Claudio (Mensaje original) |
Enviado: 30/11/2009 17:03 |
Un brano di Raoul Follereau definito l'Apostolo dei lebbrosi:
Che strano traffico con il buon Dio! Signore, dammi questo! Signore, concedimi questo! Signore, guariscimi!
Come se Dio non conoscesse, molto più di noi, quello che ci abbisogna.
Un piccino suggerisce forse alla mamma: "Preparami quella pappa" ?
Un malato al suo dottore: "Mi prescriva quella medicina" ?
Chi può assicurarci se quel che ci manca non sia peggiore di quel che abbiamo ?
Allora, tentiamo soltanto questa preghiera:
"Signore, non cessare di amarci, mai"
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Mercoledì
22 Febbraio 2012
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Mercoledì delle Ceneri
Meditazione del giorno
San Gregorio Magno (circa 540-604), papa, dottore della Chiesa
Omelia sul Vangelo, n° 16, 5
Quaranta giorni per crescere nell'amore di Dio e del prossimo
Cominciamo oggi i santi quaranta giorni di quaresima e conviene
esaminare attentamente perché questa astinenza è osservata per quaranta
giorni. Mosé, per ricevere la Legge la seconda volta, ha digiunato
quaranta giorni (Gen 34,28). Elia, nel deserto, si è astenuto dal
mangiare quaranta giorni (1Re 19,8). Il Creatore stesso, venendo tra gli
uomini, non ha preso alcun cibo per quaranta giorni (Mt 4,2).
Sforziamoci anche noi, per quanto possibile, di tenere a freno il nostro
corpo con l'astinenza in questi santi quaranta giorni..., per divenire,
secondo la parola di Paolo, «sacrificio vivente» (Rom 12,1). L'uomo è
offerta vivente e al tempo stesso immolata (cfr Ap 5,6) quando, pur non
lasciando questa vita, fa morire però in sé i desideri mondani.
E'
soddisfare la carne che ci ha trascinato al peccato (Gen 3,6); la carne
mortificata ci conduca al perdono. L'autore della morte, Adamo, ha
trasgredito i precetti della vita mangiando il frutto proibito
dell'albero. Bisogna dunque che noi, privati delle gioie del paradiso a
causa del cibo, ci sforziamo di riconquistarle con l'astinenza.
Tuttavia
nessuno creda che basti l'astinenza. Il Signore dice per bocca del
profeta: «Non è piuttosto questo il digiuno che voglio? dividere il pane
con l'affamato, introdurre in casa i miseri, senza tetto, vestire uno
che vedi nudo, senza distogliere gli occhi da quelli della tua carne»
(Is 58,7-8). Ecco il digiuno che Dio vuole...: digiuno attuato
nell'amore del prossimo e impregnato di bontà. Dà quindi agli altri ciò
di cui ti privi; così la penitenza del tuo corpo gioverà al benessere
del corpo del prossimo che ne ha bisogno.
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Giovedì 23 Febbraio
2012
Giovedì dopo le Ceneri
Meditazione del giorno
Beato Giovanni XXIII (1881-1963), papa
Giornale dell'anima, 1930, ritiro a Rusciuk
«Prenda la sua croce ogni giorno»
L'amore della Croce del mio Signore mi attira in questi giorni
sempre più. O Gesù benedetto, che questo non sia un fuoco vano che si
spegnerà alla prima pioggia, ma un incendio che arda senza mai
consumarsi! In questi giorni ho trovato un'altra bella preghiera che
corrisponde benissimo alle situazioni spirituali mie. ... "O Gesù, mio
amore crocifisso, ti adoro in tutte le tue pene. ... Abbraccio con tutto
il cuore, per amore tuo, tutte le croci di corpo e di spirito che mi
arriveranno. E faccio professione di mettere tutta la mia gloria, il mio
tesoro e la mia letizia nella tua Croce, ossia nelle umiliazioni, nelle
privazioni e sofferenze, dicendo con san Paolo: "Quanto a me, invece,
non ci sia altro vanto che nella Croce del Signore nostro, Gesù Cristo»
(Gal 6,14). Quanto a me, non voglio altro paradiso in questo mondo se
non la Croce del mio Signore Gesù Cristo" . ... E su questa via, e non
su altra, io lo voglio seguire. ...
Una nota
caratteristica di questo ritiro spirituale è stata una grande pace e
letizia interiore, che mi rende coraggioso a esibirmi al Signore per
ogni sacrificio Egli voglia chiedere al mio sentimento. Di questa calma e
letizia voglio sia sempre più penetrata, dentro e fuori, tutta la mia
persona e tutta la mia vita. ... Sarò ben vigilante per la custodia di
questa gioia interiore ed esteriore. ... L'immagine di san Francesco di
Sales che mi piace ripetere con altri: "Io sono come un uccello che
canta in un bosco di spine", deve essere un perenne invito per me.
Quindi, poche confidenze su ciò che può farmi soffrire. Molta
discrezione e indulgenza nel giudizio degli uomini e delle situazioni;
inclinazione a pregare specialmente per chi mi fosse motivo di
sofferenza; e poi in tutto grande bontà, pazienza senza confini,
ricordando che ogni altro sentimento ... non è conforme allo spirito del
Vangelo e della perfezione evangelica. Pur di far trionfare la carità a
tutti i costi, preferisco essere tenuto per un dappoco. Mi lascerò
schiacciare, ma voglio essere paziente e buono fino all'eroismo.
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Venerdì 24 Febbraio
2012
Venerdì dopo le Ceneri
Meditazione del giorno
San Romano il Melode (?-circa 560), compositore d'inni
Inno « Adamo ed Eva », 1-5; SC 99
«Allora digiuneranno»
Pentiti, anima mia; col pensiero unisciti a Cristo; grida
gemendo: «Concedimi il perdono dei peccati, affinché riceva da te, che
solo sei buono (Mc 10,18), l'assoluzione e la vita eterna»...
Mosé
ed Elia, torri di fuoco, erano grandi nelle loro opere... Sono i primi
fra i profeti, parlavano liberamente a Dio, gli si potevano avvicinare
per pregarlo e stare con lui faccia a faccia (Es 34,5; 1Re 19,13) – cosa
incredibile e impressionante. Eppure, ricorrevano volentieri al
digiuno, che li portava a Dio (Es 34,28; 1Re 19,8). Il digiuno, con le
opere, dona dunque la vita eterna.
E' col digiuno che i
demoni vengono scacciati, come con una spada, poiché essi non ne
sopportano le gioie; amano il gaudente e l'ubriacone. Ma non reggono
alla vista del digiuno; scappano lontano, come insegna il nostro Dio,
Cristo, quando dice: «E' col digiuno e la preghiera che si scaccia
questa specie di demoni» (cfr Mc 9,29). Ecco perché s'insegna che il
digiuno dà agli uomini la vita eterna...
Il digiuno
restituisce a chi lo pratica la casa paterna da cui Adamo fu cacciato...
E' Dio stesso, l'amico degli uomini (Sap 1,6), che all'inizio aveva
affidato al digiuno l'uomo che aveva creato, come ad una madre
amorevole, come ad un maestro. Gli aveva proibito di mangiare ad un solo
albero (Gen 2,17). E se l'uomo avesse osservato questo digiuno, avrebbe
abitato con gli angeli. Ma egli ha rifiutato ed ha trovato la
sofferenza e la morte, l'asprezza delle spine e dei rovi, e l'angoscia
di una vita soggetta al dolore (Gen 3,17s). Ora, se in Paradiso il
digiuno è utile, quanto più lo sarà quaggiù, per procurarci la vita
eterna!
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Sabato 25 Febbraio
2012
Sabato dopo le Ceneri
Meditazione del giorno
San Cirillo di Gerusalemme (313-350), vescovo di Gerusalemme e dottore della Chiesa
Catechesi battesimale 1
«Egli, lasciando tutto, si alzò e lo seguì»: la quaresima conduce al battesimo
Voi siete catecumeni, in cammino verso il battesimo, discepoli
della Nuova Alleanza e partecipi del mistero di Cristo, già per la
chiamata e presto anche per la grazia. Vi siete formati «un cuore nuovo e
uno spirito nuovo» (Ez 18,31), per la gioia degli abitanti celesti. Se
infatti, secondo il Vangelo, la conversione di un solo peccatore porta
questa gioia (Lc 15,7), quanto più la salvezza di tante anime colmerà di
gioia gli abitanti dei cieli?
Avete cominciato un
viaggio buono e molto bello: impegnatevi a correre con fervore. Il
Figlio di Dio è pronto a riscattarvi: «Venite a me, voi tutti, che siete
affaticati e oppressi, e io vi ristorerò» (Mt 11,28). Voi soggiogati
dal peccato, incatenati dalle vostre colpe, udite la voce del profeta:
«Lavatevi, purificatevi, togliete il male delle vostre azioni dalla mia
vista» (Is 1,16), affinché il coro degli angeli gridi: «Beato l'uomo a
cui è rimessa la colpa, e perdonato il peccato» (Sal 32,1). Voi che
avete appena acceso la lampada della fede, le vostre mani custodiscano
con cura la fiamma affinché colui che, sul santissimo colle del Golgota,
ha aperto attraverso la fede il paradiso al ladrone (Lc 23,43), vi
conceda di cantare il canto delle nozze.
Se c'è ancora
qualcuno schiavo del peccato, si prepari, con la fede battesimale, alla
nuova nascita che farà di lui un uomo libero, un figlio d'adozione.
Abbandoni la penosa schiavitù del peccato per ottenere la felice
schiavitù del Signore... Abbiate per mezzo della fede «la caparra dello
Spirito Santo» (2Cor 5,5) per poter essere accolti nelle dimore eterne;
venite al sacramento che vi segnerà in vista di diventare familiari del
Maestro.
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Domenica
26 Febbraio 2012
I Domenica di Quaresima - Anno B
Meditazione del giorno
Origene (circa 185-253), sacerdote e teologo
Commento al Cantico dei Cantici, III,27-33 ; SC 376
«Il tempo è compiuto e il regno di Dio è vicino»
La vita umana è piena di tranelli che fanno inciampare, di
'reti' menzognere... E perché il nemico aveva teso ovunque queste reti,
catturando quasi tutti, è stato necessario che venisse qualcuno più
forte per vincerle, romperle, e aprire così la strada a coloro che lo
seguivano. Perciò, prima di unirsi alla Chiesa come sua sposa, anche il
Salvatore è stato tentato dal demonio... Insegnava così alla Chiesa che
non con l'ozio e i piaceri, ma attraverso prove e tentazioni, ella
avrebbe dovuto arrivare a Cristo.
Non c'era nessun altro
che potesse trionfare su quelle reti. «Poiché tutti hanno peccato», come
è scritto (Rm 3,23)... Il nostro Signore e Salvatore, Gesù, è l'unico
che «non commise mai peccato» (1Pt 2,22). Ma il Padre «lo trattò da
peccato in nostro favore» (2Cor 5,21) affinché «nella nostra condizione
umana di peccatori, a causa del peccato, distruggesse il peccato» (Rm
8,3). Gesù dunque è entrato in queste reti, ma solo lui non ne è stato
catturato. Anzi, le ha spezzate e stracciate, dando così fiducia alla
Chiesa tanto che ella può ormai mettere le trappole sotto i piedi,
spezzare i lacci e dire con gioia: «Noi siamo stati liberati come un
uccello dal laccio dei cacciatori: il laccio si è spezzato e noi siamo
scampati» (Sal 124,7).
Anche lui tuttavia ha subito la
morte, ma volontariamente, e non, come noi, a causa del peccato. Poiché è
l'unico ad essere stato «libero fra i morti» (Sal 87,6 LXX). E perché
era libero fra i morti, ha vinto «colui che della morte ha il potere»
(Eb 2,14) e gli «ha strappato i prigionieri» (Ef 4,8) che erano
incatenati nella morte. Non solo ha risuscitato se stesso dai morti, ma
contemporaneamente ha «risuscitato coloro che erano prigionieri della
morte e li ha fatti sedere nei cieli» (Ef 2,5s); «Ascendendo in cielo ha
portato con sé prigionieri» (Ef 4,8).
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Lunedì 27 Febbraio
2012
Lunedì della I settimana di Quaresima
Meditazione del giorno
Beata Teresa di Calcutta (1910-1997), fondatrice delle Suore Missionarie della Carità
Jesus, the Word to Be Spoken, ch. 8
«L'avete fatto a me»
Gesù dice «Qualunque cosa facciate all'ultimo dei vostri
fratelli, la fate a me. Chi accoglie uno di questi bambini, accoglie me.
E chi nel mio nome dà anche solo un bicchiere di acqua fresca, lo fa a
me» (Mc 9,37; Mt 10,42). Per esser sicuro che avessimo ben capito ciò
che diceva, ha affermato che così saremo giudicati nell'ora della nostra
morte: «Avevo fame e mi avete dato da mangiare. Ero nudo e mi avete
vestito. Ero senza casa e mi avete ospitato».
Non si
tratta di fame solo di pane; è fame d'amore. La nudità non riguarda solo
il vestito; la nudità è anche mancanza di dignità umana e di quella
magnifica virtù che è la purezza, come pure la mancanza di rispetto gli
uni verso gli altri. Essere senza riparo, non è solo non avere una casa;
essere senza riparo, è anche essere rigettato, escluso, non amato.
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Martedì 28 Febbraio
2012
Martedì della I settimana di Quaresima
Meditazione del giorno
Santa Teresa del Bambin Gesù (1873-1897), carmelitana, dottore della Chiesa
Scritto autobiografico C, 25 ro-vo
«Voi dunque pregate così: Padre nostro»
Oltre all'Ufficio divino, che sono veramente indegna di
recitare, non ho il coraggio di sforzarmi a cercare nei libri di belle
preghiere: mi viene mal di testa, ce ne sono così tante! E poi sono
tutte belle, le une più delle altre....
Non vorrei però,
Madre cara, farle credere che io reciti senza devozione le preghiere
fatte in coro, oppure in solitudine. Al contrario, amo molto le
preghiere in comune, perché Gesù ha promesso di «trovarsi in mezzo a
coloro che si riuniscono nel suo nome» (Mt 18,19-20). Sento allora che
il fervore delle mie sorelle supplisce al mio. Ma da sola (ho vergogna
di confessarlo), la recita del rosario mi costa più che mettermi uno
strumento di penitenza. Sento che lo dico così male! Ho un
bell'impegnarmi nel meditare i misteri del rosario, non riesco a fissare
il mio spirito. Per lungo tempo mi sono dispiaciuta per questa mancanza
di devozione, che mi stupiva, perché amo tanto la Vergine Santa, tanto
che mi dovrebbe esser facile fare in suo onore le preghiere che le sono
gradite. Ora mi dispiace meno, penso che la Regina dei Cieli è mia
madre, vede certo la mia buona volontà e se ne accontenta.
Qualche
volta, se il mio spirito è in un'aridità così grande che mi è
impossibile trarne un pensiero per unirmi al buon Dio, recito molto
lentamente un Padre nostro e poi il saluto dell'angelo (Ave, Maria; Lc
1,28). Allora queste preghiere mi rapiscono, nutrono l'anima mia ben più
che se le avessi recitate precipitatamente un centinaio di volte.
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Mercoledì 29 Febbraio
2012
Mercoledì della I settimana di Quaresima
Meditazione del giorno
San Pietro Crisologo (circa 406-450), vescovo di Ravenna, dottore della Chiesa
Discorso 37 ; PL 52, 304-306
Il segno di Giona
Tutta la storia di Giona lo mostra come una perfetta
prefigurazione del Salvatore... Giona è sceso a Jaffa per salire su una
nave diretta a Tarsis...; il Signore è sceso dal cielo sulla terra, la
divinità verso l'umanità, la sovrana potenza è scesa fino alla nostra
miseria..., per imbarcarsi sulla nave della sua Chiesa...
E'
Giona stesso che prende l'iniziativa di farsi buttare a mare:
«Prendetemi, disse, buttatemi a mare»; annuncia così la Passione
volontaria del Signore. Quando la salvezza di molti dipende dalla morte
di uno solo, la morte è nelle mani di quell'uomo che liberamente può
ritardarla, o al contrario anticiparla per affrontare il pericolo. E'
qui prefigurato tutto il mistero di Cristo. La morte non è per lui una
necessità; è una sua libera scelta. Ascoltatelo: «Ho il potere di
offrire la mia vita e il potere di riprenderla di nuovo: nessuno me la
toglie» (Gv 10,18) ...
Guardate l'enorme pesce, immagine
orribile e crudele dell'inferno. Divorando il profeta, sente la forza
del Creatore ... e offre con timore l'ospitalità delle sue viscere al
viaggiatore venuto dall'alto... E dopo tre giorni... lo restituisce alla
luce, per darlo ai pagani ... Questo il segno, l'unico segno, che
Cristo ha voluto dare agli scribi ed ai Farisei (Mt 12,39), per far loro
comprendere che la gloria che essi speravano da Cristo stava per
rivolgersi anche ai pagani: i Niniviti sono il simbolo delle nazioni che
hanno creduto in lui... Fratelli, che gioia per noi! Ciò che
simbolicamente è stato annunciato e promesso, ora noi faccia a faccia,
in tutta verità, lo veneriamo, lo vediamo, lo possediamo.
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Giovedì 1°
Marzo 2012
Giovedì della I settimana di Quaresima
Meditazione del giorno
San Giovanni Crisostomo (c. 345-407), sacerdote ad Antiochia poi vescovo di Costantinopoli, dottore della Chiesa
Omelie sull'incomprensibilità di Dio, n° 5
«Chiunque chiede riceve»
E' un'arma potente la preghiera, un tesoro indefettibile, una
ricchezza inesauribile, un porto al riparo delle tempeste, un serbatoio
di pace; la preghiera è radice, fonte e madre di innumerevoli beni... Ma
la preghiera di cui parlo non è mediocre, né incurante; è una preghiera
ardente, scaturita dalla sofferenza dell'anima e dallo sforzo dello
spirito. Ecco la preghiera che sale fino al cielo... Senti ciò che dice
l'autore sacro: «Nella mia angoscia ho gridato al Signore ed egli mi ha
risposto» (Sal 120,1). Chi prega così nel dolore, gusterà nella sua
anima, dopo la preghiera, una grande gioia...
Per
preghiera non intendo quella che affiora solo sulle labbra, ma quella
che scaturisce dal profondo del cuore. Come gli alberi dalle radici
profonde, anche quando i venti scatenano mille assalti, non vengono
schiantati, né divelti, perché sono radicati saldamente ben dentro al
terreno, ugualmente le preghiere che emergono dal profondo del cuore,
così radicate, si elevano sicure e nessun pensiero di mancanza di
certezza o di merito può deviarne il corso. Ecco perché il salmista
esclama: «Dal profondo a te grido, o Signore» (Sal 130,1) ...
Se
raccontare agli uomini le tue sventure e descrivere le prove che ti
hanno colpito porta qualche sollievo alle tue sofferenze, come se
attraverso le parole si sprigionasse una brezza rinfrescante, a maggior
ragione se dici al Signore le sofferenze della tua anima troverai
consolazione e conforto in abbondanza! Succede spesso che la gente
sopporti difficilmente chi viene a gemere o a lamentarsi; lo si respinge
e lo si allontana. Dio, invece, non agisce così: ti fa avvicinare, anzi
ti attira a sé; e anche se per l'intera giornata gli esponi i tuoi
mali, sarà ancor più disposto ad amarti e ad esaudire le tue
suppliche.
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Venerdì
2 Marzo 2012
Venerdì della I settimana di Quaresima
Meditazione del giorno
San Cirillo di Gerusalemme (313-350), vescovo di Gerusalemme, dottore della Chiesa
Prima catechesi battesimale, 5
La quaresima : « tempo favorevole » per la confessione e il perdono prima di avvicinarsi all'altare del Signore
Quello di oggi è il tempo della confessione. Disponiti dunque in
questo tempo propizio a confessare i peccati che hai commesso in parole
ed opere, sia di notte che di giorno, e ne godrai in cielo nel giorno
della salvezza (Is 49,8; 2 Cor 6,2) il frutto prezioso... Metti da parte
il presente e abbi fede nel futuro! Hai percorso tanti anni senza darti
tregua tra i vani affari del mondo, e non vorrai concederti una tregua
di quaranta giorni per pensare alla finalità della tua vita? Lo dice la
Scrittura: «Fermatevi e sappiate che io sono Dio» (Sal 45,11). Evita di
parlare di tante cose inutili, non mormorare né ascoltare quelli che
sparlano, ma sii sempre disponibile per la preghiera. Dimostra
nell'ascesi un cuore fervente. Purifica questo ricettacolo perché tu
possa ricevere una grazia più abbondante; poiché la remissione dei
peccati è data in misura uguale a tutti, ma la comunione dello Spirito
Santo viene accordata a ciascuno nella misura della sua fede. Se poco è
il tuo impegno, scarso sarà il raccolto; se molto è il lavoro,
abbondante sarà la ricompensa: è la tua vita che è in gioco, proteggi i
tuoi interessi.
Se hai qualcosa contro qualcuno, perdonagli. Se vieni a ricevere
il perdono delle tue colpe, vada da sé che anche tu debba perdonare chi
ti ha offeso. Come potresti dire al Signore: «Perdonami le molte mie
colpe», se tu stesso non hai perdonato le poche del tuo confratello ?
(cfr. Mt 18,23)
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Sabato 3 Marzo
2012
Sabato della I settimana di Quaresima
Meditazione del giorno
Beato Tito Brandsma, martire, carmelitano olandese (1881-1942)
Invito all'eroismo nella fede e nell'amore
«Ma io vi dico: ... pregate per i vostri persecutori»
Sentite spesso dire che viviamo un tempo meraviglioso, tempo di
grandi uomini... E' facile comprendere perché si desidera che arrivi un
capo forte e capace... Questa specie di neo-paganesimo (il nazismo)
considera la natura come un'emanazione divina...; stima una razza più
nobile e pura di un'altra... Da ciò viene il culto della razza e del
sangue, il culto degli eroi del proprio popolo.
Partendo
da un'idea così sbagliata, questo modo di vedere può condurre ad errori
capitali. E' triste vedere quanto entusiasmo, quanti sforzi sono messi
al servizio di un tale ideale, falso e infondato! Tuttavia, possiamo
imparare qualcosa dal nemico. Dalla sua filosofia menzognera, possiamo
imparare come purificare il nostro ideale e migliorarlo; possiamo
imparare come sviluppare un grande amore per esso; come suscitare un
enorme entusiasmo ed anche la disponibilità a vivere e morire per esso;
come rafforzare il coraggio per incarnarlo in noi e negli altri...
Quando
parliamo dell'avvento del Regno e preghiamo perché venga, noi non
pensiamo ad una discriminazione in base alla razza o al sangue, ma alla
fraternità universale, perché tutti gli uomini sono nostri fratelli –
compreso chi ci odia e ci attacca – in stretta relazione con colui che
fa sorgere il sole sui buoni come sui malvagi (Mt 5,45).
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Domenica
4 Marzo 2012
II Domenica di Quaresima - Anno B
Meditazione del giorno
Anastasio Sinaita, (? - dopo 700), monaco
Omelia per la festa della Trasfigurazione
«Si domandavano che cosa volesse dire risuscitare dai morti»
Sul monte Tabor Gesù ha fatto vedere ai discepoli una
meravigliosa manifestazione divina, come una prefigurazione del regno
dei cieli. E' proprio come se dicesse loro: «Perché l'attesa non generi
in voi incredulità, fin da ora, subito, in verità vi dico, vi sono
alcuni tra i presenti che non morranno prima di aver visto il Figlio
dell'uomo venire nella gloria del padre» (Mt 16,28) ... Ecco le
meraviglie divine di questa festa... Poiché siamo uniti dalla morte e al
contempo dalla festa di Cristo. Per penetrare in quei misteri insieme a
coloro che sono stati scelti fra i discepoli, ascoltiamo la voce divina
e santa che, come dall'alto..., ci convoca con insistenza: «Venite,
gridate verso la montagna del Signore, nel giorno del Signore, verso il
luogo del Signore e nella casa del vostro Dio». Ascoltiamo, affinché
illuminati da quella visione, trasformati, trasportati ..., invochiamo
quella luce dicendo: «Quanto è terribile questo luogo! Questa è proprio
la casa di Dio, questa è la porta del cielo» (Gen 28,17).
E'
dunque verso la montagna che dobbiamo affrettarci, come ha fatto Gesù
che, qui come in cielo, è nostra guida e avanguardia. Con lui
risplenderemo per le visioni spirituali, saremo rinnovati e divinizzati
nella sostanza della nostra anima; configurati a sua immagine, come lui,
saremo trasfigurati – divinizzati per sempre e trasportati nell'alto
dei cieli...
Accorriamo dunque, con gioia e fiducia, e
penetriamo nella nube, come Mosé ed Elia, come Giacomo e Giovanni. Come
Pietro, sii rapito in quella contemplazione e manifestazione divine, sii
splendidamente trasformato, portato fuori del mondo, elevato da questa
terra. Lascia la carne, abbandona il creato e volgiti al Creatore a cui
Pietro diceva, rapito fuori di sé: «Signore, è bello per noi stare qui!»
Sì, Pietro, è veramente bello stare qui con Gesù, e restarvi per
sempre.
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Lunedì 5 Marzo
2012
Lunedì della II settimana di Quaresima
Meditazione del giorno
Giovanni Taulero (circa 1300-1361), domenicano a Strasburgo
Primo discorso per la quarta domenica dopo la Trinità, 1
«Siate misericordiosi, come è misericordioso il Padre vostro»
E' pericoloso e rischioso che un uomo giudichi un altro uomo;
ognuno sia attento a pensare ai suoi peccati. Poiché colui che è la
Verità ha detto: «Con la misura con cui misurate sarà misurato a voi».
Se sei molto misericordioso, troverai grande misericordia; se lo sei
poco, ne troverai poca; se non hai misericordia, non ne troverai per te.
Occorre provare ed esercitare la misericordia interiormente, nella
propria volontà profonda, in modo da provare compassione profonda e
sincera per il proprio prossimo ovunque lo si veda soffrire e da
chiedere a Dio con tutto il cuore di consolarlo.
Se puoi
soccorrerlo esteriormente, con qualche consiglio o dono, con parole o
fatti, lo farai per quanto ti è possibile. Se non puoi fare molto, fa'
comunque qualcosa, un'opera di misericordia interiore o esteriore: digli
almeno una buona parola. In questo modo, adempi ciò che gli devi, e
troverai un Dio misericordioso.
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Martedì 6 Marzo
2012
Martedì della II settimana di Quaresima
Meditazione del giorno
San [Padre] Pio di Pietrelcina (1887-1968), cappuccino
T, 54
« Chi si abbasserà sarà innalzato »
Non smettere di fare atti di umiltà e di amore nei confronti di Dio e
degli uomini: Dio, infatti, parla a chi si tiene con cuore umile davanti
a lui, e lo arricchisce con i suoi doni.
Se Dio ti riserva le
stesse sofferenze di suo Figlio e vuole farti toccare con mano la tua
debolezza, è meglio fare atto di umiltà che perdere coraggio. Rivolgi a
Dio una preghiera di abbandono e di speranza quando la tua fragilità
causa la tua caduta, e ringrazia il Signore di tutte le grazie con cui
egli ti arricchisce.
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Mercoledì 7 Marzo
2012
Mercoledì della II settimana di Quaresima
Meditazione del giorno
Beato Tito Brandsma, martire, carmelitano olandese (1881-1942)
La mistica della sofferenza
«Ecco, noi stiamo salendo a Gerusalemme»
Gesù stesso ha detto di essere il capo del Corpo mistico di cui
noi siamo le membra. La vite è lui; noi, i tralci (Gv 15,5). Si è posto
sotto il torchio e si è messo a spremere; ci ha dato così il vino
perché, bevendolo, potessimo vivere della sua vita e condividere le sue
sofferenze. «Se qualcuno vuol venire dietro a me, prenda la sua croce
ogni giorno. Chi segue me, avrà la luce della vita. Io sono la via. Vi
ho dato l'esempio, perché come ho fatto io, facciate anche voi» (Lc
9,23; Gv 8,12; 14,6; 13,15). E poiché i discepoli stessi non capivano
che la sua via doveva essere una via di dolore, egli lo spiegava loro
con queste parole: «Non bisognava che il Cristo sopportasse queste
sofferenze per entrare nella sua gloria?» (Lc 24,26).
Allora
ardeva il cuore nel petto ai discepoli (v. 32). La Parola di Dio li
infiammava. E quando lo Spirito Santo scese su di loro come fiamma
divina per riempirli di fuoco (At 2), essi furono felici di patire
oltraggi e persecuzione (At 5,41), poiché così assomigliavano a colui
che li aveva preceduti sulla via del dolore. Già i profeti avevano
annunciato quella via di dolore di Cristo, ed infine i discepoli
comprendevano che egli non l'aveva evitata. Dalla mangiatoia al
supplizio della croce, povertà ed assenza di comprensione erano stati la
sua sorte. Aveva passato la sua vita ad insegnare agli uomini che lo
sguardo di Dio sul dolore, la povertà, l'assenza di umana comprensione, è
diverso dalla stolta sapienza del mondo (1Cor 1,20).... La salvezza è
nella croce. La vittoria è nella croce. Dio ha voluto così.
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