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Rispondi  Messaggio 1 di 1110 di questo argomento 
Da: Enzo Claudio  (Messaggio originale) Inviato: 30/11/2009 17:03

Un brano di Raoul Follereau definito l'Apostolo dei lebbrosi:

Che strano traffico con il buon Dio! Signore, dammi questo! Signore, concedimi questo! Signore, guariscimi!

Come se Dio non conoscesse, molto più di noi, quello che ci abbisogna.

Un piccino suggerisce forse alla mamma: "Preparami quella pappa" ?

Un malato al suo dottore: "Mi prescriva quella medicina" ?

Chi può assicurarci se quel che ci manca non sia peggiore di quel che abbiamo ?

Allora, tentiamo soltanto questa preghiera:

"Signore, non cessare di amarci, mai"



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Rispondi  Messaggio 781 di 1110 di questo argomento 
Da: lore luc Inviato: 07/02/2012 05:03

Martedì  7 Febbraio  2012

 
Martedì della V settimana delle ferie del Tempo Ordinario
Meditazione del giorno
Sant'Agostino (354-430), vescovo d'Ippona (Nord Africa) e dottore della Chiesa
Discorso sul salmo 99, §5 (Nuova Biblioteca Agostiniana)

«Questo popolo mi onora con le labbra, ma il suo cuore è lontano da me»

Chi ha fatto tutte queste cose? Chi le ha create? Chi ha creato te stessa, in mezzo a tanti altri esseri? Cosa sono gli esseri che vedi? Cosa sei tu che li stai a guardare? Cosa sarà colui che ha creato le cose che vedi e te che le vedi? Chi sarà mai costui?


Rispondi  Messaggio 782 di 1110 di questo argomento 
Da: lore luc Inviato: 08/02/2012 04:32
 

Mercoledì  8 Febbraio  2012

Mercoledì della V settimana delle ferie del Tempo Ordinario
Meditazione del giorno
San Gregorio Nisseno (circa 335-395), monaco e vescovo
Omelie sulle Beatitudini, 6 (trad it. Copyright © 2012 Monastero Virtuale)

«Crea in me, o Dio, un cuore puro» (Sal 51,12)

«Beati i puri di cuore perché vedranno Dio» (Mt 5,8). Non c'è dubbio che dalla purificazione del cuore si genera la beatitudine, ma come si possa purificare il cuore da queste macchie, sembra presentare la stessa difficoltà dell'ascesa al cielo. Quale scala di Giacobbe troveremo dunque (Gen 28,12), quale carro infuocato, a somiglianza di quello che sollevò il profeta Elia al cielo (2Re 2,11), dal quale il nostro cuore, sollevato alle meraviglie superiori, scrollerà via questo peso terrestre? ...

Che la virtù sia per noi difficile da raggiungere, tra mille pene e sudori, venendo compiuta a stento con sforzo e fatica, lo abbiamo imparato in molti passi della Sacra Scrittura, quando abbiamo ascoltato che la strada del regno è angusta, procede per strettoie, mentre è larga, declinante e rapida quella che conduce con il vizio la vita alla rovina (Mt 7,13-14). Eppure la Sacra Scrittura non definisce interamente impossibile la vita superiore ... Come sia possibile diventare puri, lo puoi imparare quasi in ogni insegnamento evangelico. Infatti, percorrendo con ordine i precetti, scoprirai con chiarezza la purezza di cuore. ...

Il Signore, dunque, è benefattore della nostra natura in entrambi i modi: sia perché ci promette il bene, sia perché ci offre l'insegnamento utile per raggiungere lo scopo propostoci. Se poi giudichi faticoso lo sforzo per il bene, paragonalo al modo contrario di vita e scoprirai quanto sia più penoso il vizio, se tu ti rivolgi non al presente, ma a ciò che accadrà dopo.... Miseri senza dubbio sono gli immondi di spirito perché guardano il volto dell'avversario. Al contrario, l'impronta divina stessa è impressa nell'esistenza virtuosa... Avendo dunque imparato attraverso cosa prendono forma i vizi e la vita virtuosa, poiché ci è offerto di poter scegliere liberamente per gli uni o per l'altra, fuggiamo la forma del diavolo, deponiamo la maschera malvagia, riassumiamo l'immagine divina e diventiamo puri di cuore per essere beati, poiché si è formata in noi l'immagine divina per lo stile di vita puro, in Cristo Gesù nostro Signore.




Rispondi  Messaggio 783 di 1110 di questo argomento 
Da: lore luc Inviato: 09/02/2012 04:28

Giovedì  9 Febbraio  2012

 
Giovedì della Vsettimana delle ferie del Tempo Ordinario
Meditazione del giorno
San Giovanni Crisostomo
Omelie sul Vangelo di Matteo, n° 52, § 2

«I cagnolini sotto la tavola mangiano delle briciole dei figli»

Avvicinandosi a Gesù, la cananea dice solo queste parole» Pietà di me, Signore» (Mt 15,22) e i suoi ripetuti richiami attirano molta gente. Faceva impressione vedere una donna farsi avanti a domandare con tanta emozione, una madre implorare per sua figlia, una bambina così duramente provata... Ella non dice «Pietà di mia figlia», ma: «Pietà di me». «Mia figlia non ha coscienza del suo male; io invece sono addoloratissima, sto male a sentirla in quello stato, quasi impazzisco a vederla così»...

Gesù le risponde: «Non sono stato inviato che alle pecore perdute della casa di Israele» (Mt 15,24). A queste parole, cosa fa la cananea? Se ne va forse in silenzio? Si scoraggia? Assolutamente no! Anzi, insiste ancora. Non è certo quello che facciamo noi: quando non siamo esauditi, ci ritiriamo scoraggiati, mentre occorrerebbe insistere con maggior audacia. Chi, davvero, non si sarebbe scoraggiato alla risposta di Gesù? Il suo silenzio avrebbe spento qualsiasi speranza... Ma questa donna non si scoraggia, al contrario si avvicina ancor più e gli si prostra dinanzi dicendo: «Signore, aiutami (v. 25)... Se sono un cagnolino in questa casa, non sono un'estranea. So che il cibo è necessario ai figli..., ma non è vietato dare le briciole. Non si deve rifiutarmele..., perché sono il cagnolino che non si può cacciar via».

E' perché prevedeva la risposta che Cristo tardava a esaudire la preghiera... Le sue risposte non intendevano recar pena a questa donna, ma rivelare quel tesoro nascosto.


Rispondi  Messaggio 784 di 1110 di questo argomento 
Da: lore luc Inviato: 10/02/2012 04:02

Venerdì  10 Febbraio  2012

 
Venerdì della V settimana delle ferie del Tempo Ordinario
Meditazione del giorno
Odi di Salomone (scritti cristiani del 2° secolo)
N° 12

«Si sciolse il nodo della sua lingua e parlava correttamente»

Il Signore mi riempì con parole di verità,
perché la proclamassi.
Come il flusso dell'acqua,
la verità fluì dalla mia bocca,
le mie labbra manifestarono i suoi frutti.
Il Signore moltiplicò in me la sua conoscenza,
ché la bocca del Signore è il Verbo verace,
la porta della sua luce.

L'Altissimo inviò la sua Parola nel mondo:
i cantori della sua bellezza,
gli araldi della sua gloria,
i messaggeri del suo disegno,
i predicatori del suo pensiero,
gli apostoli delle sue opere.

La sottigliezza del Verbo
è inesprimibile ...
Il suo cammino non ha confini:
Mai esso cade, ma sta in piedi sicuro;
nessuno conosce la sua discesa o il sentiero di esso...
E' luce e chiarore del pensiero:
per mezzo suo il mondo ha cominciato ad esprimersi.
E quelli che prima erano in silenzio
hanno trovato in lui la Parola,
perché da lui vengono l'amore e la concordia.

Spinto dal Verbo,
ogni essere creato può dire ciò che è.
Tutti riconobbero il loro Creatore
e trovarono in lui l'armonia,
poiché a loro parlò la bocca dell'Altissimo.

Dimora del Verbo è il figlio dell'uomo
e la sua verità è amore.
Felici quelli che per mezzo di lui
hanno compreso ogni mistero
e conoscono il Signore nella sua verità. Alleluia!


Rispondi  Messaggio 785 di 1110 di questo argomento 
Da: lore luc Inviato: 11/02/2012 04:39
 

Sabato  11 Febbraio  2012

Sabato della V settimana delle ferie del Tempo Ordinario
Meditazione del giorno
Catechismo della Chiesa Cattolica
§ 1391-1395

Gesù Cristo dona se stesso come cibo

I frutti della Comunione: Ricevere l'Eucaristia nella Comunione reca come frutto principale l'unione intima con Cristo Gesù. Il Signore infatti dice: «Chi mangia la mia Carne e beve il mio Sangue dimora in me e io in lui» ( Gv 6,56 ). La vita in Cristo ha il suo fondamento nel banchetto eucaristico: «Come il Padre, che ha la vita, ha mandato me e io vivo per il Padre, così anche colui che mangia di me vivrà per me» ( Gv 6,57 ). ...

Ciò che l'alimento materiale produce nella nostra vita fisica, la Comunione lo realizza in modo mirabile nella nostra vita spirituale. La Comunione alla Carne del Cristo risorto, «vivificata dallo Spirito Santo e vivificante», conserva, accresce e rinnova la vita di grazia ricevuta nel Battesimo. La crescita della vita cristiana richiede di essere alimentata dalla Comunione eucaristica, pane del nostro pellegrinaggio, fino al momento della morte, quando ci sarà dato come viatico.

La Comunione ci separa dal peccato: Il Corpo di Cristo che riceviamo nella Comunione è «dato per noi», e il Sangue che beviamo, è «sparso per molti in remissione dei peccati». Perciò l'Eucaristia non può unirci a Cristo senza purificarci, nello stesso tempo, dai peccati commessi e preservarci da quelli futuri: «Ogni volta che lo riceviamo, annunciamo la morte del Signore» (1Cor 11,26). Se annunciamo la morte, annunziamo la remissione dei peccati. ...

Come il cibo del corpo serve a restaurare le forze perdute, l'Eucaristia fortifica la carità che, nella vita di ogni giorno, tende ad indebolirsi; la carità così vivificata cancella i peccati veniali ...Proprio per la carità che accende in noi, l'Eucaristia ci preserva in futuro dai peccati mortali.




Rispondi  Messaggio 786 di 1110 di questo argomento 
Da: lore luc Inviato: 12/02/2012 04:26

Domenica  12 Febbraio  2012

 
VI Domenica delle ferie del Tempo Ordinario - Anno B
Meditazione del giorno
Santa Teresa d'Avila (1515-1582), carmelitana, dottore della Chiesa
Vita, cap. 25

«Se vuoi, puoi guarirmi»

Mio dolce maestro, quale vero amico sei! E quanto potente, poiché puoi ciò che vuoi. E non smetti mai di amare chi ti ama! Ti lodino tutte le creature, Signore! Come poter gridare al mondo intero quanto sei fedele ai tuoi amici? Tutte le creature possono mancare: ma tu, Signore di tutte, non mancare mai!

Lascia patire poco coloro che Ti amano! Oh, mio Signore, con quanta delicata cura, con quanta dolcezza li tratti! Sì, felice chi non ha mai amato altri che te! Sembra che tu metta rigorosamente alla prova i tuoi amici, ma credo che sia affinché nell'eccesso della sofferenza si manifesti l'eccesso ancor più grande del tuo amore. Oh, Dio mio, potessi avere intelligenza, dottrina, e disporre di parole nuove per esaltare le tue opere come le sente l'anima mia! Mi manca tutto, Signore. Ma se tu non m'abbandoni, io non ti abbandonerò mai...

So per esperienza qual guadagno si ricava dal confidare solo in te. Mentre, dunque, ero in così grande angoscia ..., bastarono queste sole parole per dissiparla e acquietarmi del tutto: «Non aver paura, figlia mia, sono io e non ti abbandonerò, non temere nulla». ... Ed eccomi, grazie a queste sole parole, così tranquilla, piena di forza, di coraggio, di sicurezza; sento rinascere la pace e la luce. In un istante la mia anima è trasformata.


Rispondi  Messaggio 787 di 1110 di questo argomento 
Da: lore luc Inviato: 13/02/2012 03:52

Lunedì  13 Febbraio  2012

 
Lunedì della VI settimana delle ferie del Tempo Ordinario
Meditazione del giorno
Catechismo della Chiesa cattolica
§ 156-159

Coloro che credono riconoscono i segni

Le caratteristiche della fede. La fede e l'intelligenza: Il motivo di credere non consiste nel fatto che le verità rivelate appaiano come vere e intelligibili alla luce della nostra ragione naturale. Noi crediamo «per l'autorità di Dio stesso che le rivela, il quale non può né ingannarsi né ingannare». «Nondimeno, perché l'ossequio della nostra fede fosse conforme alla ragione, Dio ha voluto che agli interiori aiuti dello Spirito Santo si accompagnassero anche prove esteriori della sua Rivelazione» [Concilio Vaticano I]. Così i miracoli di Cristo e dei santi, le profezie, la diffusione e la santità della Chiesa, la sua fecondità e la sua stabilità «sono segni certissimi della divina Rivelazione, adatti ad ogni intelligenza», sono «motivi di credibilità» i quali mostrano che l'assenso della fede non è «affatto un cieco moto dello spirito» [Concilio Vaticano I].

La fede è certa, più certa di ogni conoscenza umana, perché si fonda sulla Parola stessa di Dio, il quale non può mentire. Indubbiamente, le verità rivelate possono sembrare oscure alla ragione e all'esperienza umana, ma «la certezza data dalla luce divina è più grande di quella offerta dalla luce della ragione naturale» [San Tommaso d'Aquino]. «Diecimila difficoltà non fanno un solo dubbio» [John Henry Newman]. «La fede cerca di comprendere » [Sant'Anselmo]: è caratteristico della fede che il credente desideri conoscere meglio colui nel quale ha posto la sua fede, e comprendere meglio ciò che egli ha rivelato. ...

Fede e scienza: «Anche se la fede è sopra la ragione, non vi potrà mai essere vera divergenza tra fede e ragione: poiché lo stesso Dio che rivela i misteri e comunica la fede, ha anche deposto nello spirito umano il lume della ragione, questo Dio non potrebbe negare se stesso, né il vero contraddire il vero» [Concilio Vaticano I]. «Perciò la ricerca metodica di ogni disciplina, se procede in maniera veramente scientifica e secondo le norme morali, non sarà mai in reale contrasto con la fede, perché le realtà profane e le realtà della fede hanno origine dal medesimo Dio. Anzi, chi si sforza con umiltà e perseveranza di scandagliare i segreti della realtà, anche senza che egli se ne avveda, viene come condotto dalla mano di Dio, il quale, mantenendo in esistenza tutte le cose, fa che siano quello che sono» [Conc. Ecum. Vat. II].



Rispondi  Messaggio 788 di 1110 di questo argomento 
Da: lore luc Inviato: 14/02/2012 03:52

Martedì  14 Febbraio  2012

 
Santi Cirillo monaco e Metodio vescovo, Patroni d'Europa, festa
Meditazione del giorno
Beato Giovanni Paolo II (1920-2005), papa
Discorso dell'11/10/1985 al 6° Simposio dei Vescovi d'Europa

L'Oriente e l'Occidente, i due polmoni del corpo della Chiesa

Dal primo inizio apostolico, che ha seminato il Vangelo in terra europea, irrorandolo col sangue dei martiri, si è sviluppato quel processo plurisecolare, continuo e fecondo, che ha permeato l'Europa di linfa cristiana. Di questo processo sono testimoni particolari i santi Patroni d'Europa: san Benedetto e i santi Cirillo e Metodio. Il peculiare carisma della loro opera evangelizzatrice consiste nel fatto che essi hanno posto dei germi e dato vita a forme e stili di incarnazione del Vangelo nel tessuto culturale e sociale e nell'animo dei popoli europei, che allora si andavano formando ... Questi santi Patroni... rimangono anche un modello ispiratore attuale per noi, poiché l'opera di evangelizzazione, nella peculiare situazione in cui si trova oggi l'Europa, è chiamata a proporre una nuova sintesi creativa tra Vangelo e vita.

Occorre essere consapevoli dell'importanza di innestare la rinnovata evangelizzazione su queste radici comuni dell'Europa. ... Queste radici cristiane sono particolarmente ricche e ispiratrici perché poggiano sulla stessa fede, si riferiscono alla stessa Chiesa indivisa ... D'altra parte, dobbiamo anche considerare che queste radici comuni sono dicotomiche. Esse infatti si sono configurate come due correnti di tradizioni cristiane teologiche, liturgiche, ascetiche e due modelli di cultura diversi, non opposti, anzi complementari e mutuamente arricchentisi. Benedetto ha permeato la tradizione cristiana e culturale dell'Occidente con lo spirito della latinità, più logica e razionale; Cirillo e Metodio sono gli esponenti dell'antica cultura greca, più intuitiva e mistica e sono venerati come Padri della tradizione dei popoli slavi.

Sta a noi raccogliere l'eredità di questo pensiero ricco e complementare, e trovare i mezzi e i metodi appropriati per la sua attualizzazione e una più intensa comunicazione spirituale tra Oriente e Occidente.



Rispondi  Messaggio 789 di 1110 di questo argomento 
Da: lore luc Inviato: 15/02/2012 03:58

Mercoledì  15 Febbraio  2012

 
Mercoledì della VI settimana delle ferie del Tempo Ordinario
Meditazione del giorno
Santa Gertrude di Helfta (1256-1301), monaca cistercense
Esercizi, 7 ; SC 127

«A quella vista sarai raggiante» (Is 60,5)

Quale sarà la gioia, mio Dio, quale l'esultanza, quale il giubilo, quando mi svelerai lo splendore della tua divinità, e la mia anima ti vedrà faccia a faccia? ... Allora, anima mia, «vedrai e sarai nell'abbondanza, ammirerà e si dilaterà il tuo cuore, quando si riverserà su di te la moltitudine delle ricchezze», delle delizie e la magnificenza della gloria di «quel mare» immenso della Trinità degna di adorazione senza fine; quando «verrà a te la potenza delle nazioni» che «il Re dei re e il Signore dei signori» (Is 60,5; 1Tm 6,15), con la sua mano forte, ha riscattato per sé dalla mano del nemico; quando ti sommergerà la traboccante misericordia e carità divina ...

Allora ti verrà offerto il calice della visione e ti inebrierà (Sal 22,5 Vulg) - il calice inebriante e sublime della gloria del volto divino. Ti disseterai «al torrente delle delizie divine» (Sal 36,9), quando la fonte stessa della luce ti sazierà in eterno con la sua pienezza. Allora vedrai i cieli ricolmi della gloria del Dio che li abita e quell'astro verginale che, dopo Dio, illumina tutto il cielo con la sua luce purissima (Maria), e le opere ammirabili delle dita di Dio (i santi: Gen 2,7) e le «stelle del mattino» che stanno sempre con tanta gioia davanti al volto di Dio e lo servono (gli angeli: Gb 38,7; Tb 12,15).

O Dio del mio cuore e mia eredità prediletta (cf Sal 73,26), ahimè, fino a quando sarà frustrato il desiderio della mia anima della presenza del tuo dolcissimo volto? ... Fa' che ti possa presto raggiungere, o Dio, «fonte viva» (Sal 36,10), perché io possa presto attingere per sempre in te la vita eterna. «Fa' splendere presto il tuo volto su di me» (Sal 31,17), affinché possa vederti con gioia faccia a faccia. Presto, presto, mostrati a me, perché felice goda di te per sempre!



Rispondi  Messaggio 790 di 1110 di questo argomento 
Da: lore luc Inviato: 16/02/2012 03:39

Giovedì  16 Febbraio  2012

 
Giovedì della VI settimana delle ferie del Tempo Ordinario
Meditazione del giorno
Liturgia delle ore, Inno della Passione: «Vexilla regis», di Venanzio Fortunato (530 ? – 600 ?)

«E cominciò a insegnar loro che il Figlio dell'uomo doveva molto soffrire, ... poi venire ucciso e risuscitare»

Avanza il vessillo del Re;
risplende il mistero della Croce,
sulla quale l'artefice di tutto il creato
fu appeso come un brigante al patibolo.

Le mani forate dai chiodi, i piedi ed il petto,
s'immola per tutti gli uomini;
ferito anche dalla punta di una lancia,
diffonde acqua e sangue, un torrente
che lava i peccati del mondo.

Allora per lui si compresero i canti di Davide;
allora i salmi davvero si compirono,
quando il profeta annunciava a tutti i popoli:
«Ha regnato sul legno, il Salvatore nostro Maestro»

O luminoso albero
tinto di porpora regale,
tra tutti eletto
a reggere le sante membra di Cristo.

O croce beata, bilancia del grande riscatto
che tolse la preda all'inferno;
beata te che hai portato la vita;
i popoli uniti cantano la tua gloria.

Salve, o Croce, nostra unica speranza!
Altare con la vittima senza macchia, salve!
Per la grazia della sua santa Passione
la vita che soffre la morte, con la morte la Vita ci dona.




Rispondi  Messaggio 791 di 1110 di questo argomento 
Da: lore luc Inviato: 17/02/2012 04:43

Venerdì  17 Febbraio  2012

 
Venerdì della VI settimana delle ferie del Tempo Ordinario
Meditazione del giorno
Benedetto XVI, papa
Lettera Enciclica « Deus caritas est », § 5-6 (copyright © Libreria Editrice Vaticana)

«Chi vorrà salvare la propria vita, la perderà; ma chi perderà la propria vita per causa mia e del vangelo, la salverà»

Il modo di esaltare il corpo, a cui noi oggi assistiamo, è ingannevole. ...In realtà, questo non è proprio il grande sì dell'uomo al suo corpo. Al contrario, egli ora considera il corpo e la sessualità come la parte soltanto materiale di sé da adoperare e sfruttare con calcolo. ... La fede cristiana, al contrario, ha considerato l'uomo sempre come essere uni-duale, nel quale spirito e materia si compenetrano a vicenda sperimentando proprio così ambedue una nuova nobiltà. Sì, l'eros vuole sollevarci « in estasi » verso il Divino, condurci al di là di noi stessi, ma proprio per questo richiede un cammino di ascesa, di rinunce, di purificazioni e di guarigioni.

Come dobbiamo configurarci concretamente questo cammino di ascesa e di purificazione? Come deve essere vissuto l'amore, perché si realizzi pienamente la sua promessa umana e divina? ... Il termine « agape » diventò l'espressione caratteristica per la concezione biblica dell'amore. ... questo vocabolo esprime l'esperienza dell'amore che diventa ora veramente scoperta dell'altro. ... Adesso l'amore diventa cura dell'altro e per l'altro. Non cerca più se stesso, l'immersione nell'ebbrezza della felicità; cerca invece il bene dell'amato: diventa rinuncia, è pronto al sacrificio, anzi lo cerca. ...

Sì, amore è « estasi », ma estasi non nel senso di un momento di ebbrezza, ma estasi come cammino, come esodo permanente dall'io chiuso in se stesso verso la sua liberazione nel dono di sé, ... verso il ritrovamento di sé, anzi verso la scoperta di Dio: « Chi cercherà di salvare la propria vita la perderà, chi invece la perde la salverà » dice Gesù ... (cfr Mt 10,39; 16,25; Mc 8,35; Lc 9,24; 17,33). Gesù con ciò descrive il suo personale cammino, che attraverso la croce lo conduce alla resurrezione: il cammino del chicco di grano che cade nella terra e muore e così porta molto frutto (Gv 12,25). Partendo dal centro del suo sacrificio personale e dell'amore che in esso giunge al suo compimento, egli con queste parole descrive anche l'essenza dell'amore e dell'esistenza umana in genere.


Rispondi  Messaggio 792 di 1110 di questo argomento 
Da: lore luc Inviato: 18/02/2012 04:27
 

Sabato  18 Febbraio  2012

Sabato della VI settimana delle ferie del Tempo Ordinario
Meditazione del giorno
Pietro il Venerabile (1092-1156), abate di Cluny
Discorso 1 sulla Trasfigurazione ; PL 189, 959

« È bello per noi stare qui »

«Il suo volto brillò come il sole» (Mt 17,2)... Rivestita della nube della carne, oggi la luce che illumina ogni uomo (Gv 1,9) risplende. Oggi essa glorifica questa stessa carne, la mostra deificata agli apostoli affinché gli apostoli la rivelino al mondo. E tu, città beata, godrai eternamente della contemplazione di questo Sole, quando «scenderai dal cielo, da Dio, pronta come una sposa adorna per il suo sposo» (Ap 21,2). Per te, questo Sole non tramonterà più; eternamente se stesso, irradierà un mattino eterno. Questo Sole non sarà più velato da alcuna nuvola; risplendendo senza sosta, ti rallegrerà di una luce senza tramonto. Questo sole non abbaglierà più i tuoi occhi, bensì ti darà la forza di guardarlo e ti entusiasmerà con il suo splendore divino... «Non ci sarà più la morte, né lutto, né lamento, né affanno» (Ap 21,4) che possa oscurare il chiarore che Dio ti ha dato, perché, come è stato detto a Giovanni: «Le cose di prima sono passate».

Ecco il Sole di cui parla il profeta: «Il sole non sarà più la tua luce di giorno, né ti illuminerà più il chiarore della luna, ma il Signore sarà per te luce eterna, il tuo Dio sarà il tuo splendore» (Is 60,19). Ecco questa luce eterna che risplende per te sul volto del Signore. Odi la voce del Signore, contempli il suo volto splendente, e diventi come il sole. Infatti riconosciamo una persona dal suo volto, e riconoscerlo è come esserne illuminati. Quaggiù credi nella fede; lassù lo riconoscerai. Qui afferralo con l'intelligenza; là ne sarai afferrato. Qui vedi «come in uno specchio», là vedrai «faccia a faccia» (1 Cor 13,12)... Allora sarà compiuto il desiderio del profeta: «Su di noi faccia splendere il suo volto» (Sal 66,2)... In questa luce, ti rallegrerai senza fine; in questa luce, camminerai senza fatica. In questa luce, vedrai la luce eterna.




Rispondi  Messaggio 793 di 1110 di questo argomento 
Da: lore luc Inviato: 19/02/2012 04:22

Domenica  19 Febbraio  2012

 
VII Domenica delle ferie del Tempo Ordinario - Anno B
Meditazione del giorno
San Pietro Crisologo (circa 406-450), vescovo di Ravenna, dottore della Chiesa
Discorso 50 ; PL 52, 339

« Chi può rimettere i peccati se non Dio solo ? »

« Figliolo, ti sono rimessi i tuoi peccati ». Con queste parole, egli voleva essere riconosciuto come Dio, mentre si nascondeva ancora agli occhi umani sotto l'apparenza di un uomo. Per le sue manifestazioni di potenza e i suoi miracoli, veniva paragonato ai profeti ; eppure proprio grazie a lui e grazie alla sua potenza, loro avevano operato miracoli. Concedere il perdono dei peccati non è in potere dell'uomo ; è il segno distintivo di Dio. In questo modo egli introduceva la sua divinità nei cuori umani. Ne è dimostrazione il livore dei farisei. Rispondono : « Bestemmia ! Chi può rimettere i peccati se non Dio solo ? »

O fariseo, credi di sapere e non sei altro che un ignorante ! Credi di celebrare la divinità e invece la rinneghi ! Credi di dare testimonianza e invece mentisci ! Se rimette i peccati Dio, perché non ammetti la divinità di Cristo ? Ha potuto concedere il perdono di un solo peccato proprio perché ha cancellato i peccati del mondo intero. « Ecco l'agnello di Dio, che toglie il peccato del mondo » (Gv 1,29). Perché tu possa comprendere i segni più potenti della sua divinità, ascoltalo. Sì, egli ha penetrato il mistero del tuo cuore. Guardalo ; è giunto fino ai recessi dei tuoi pensieri. Comprendi colui che mette a nudo le intenzioni segrete del tuo cuore.



Rispondi  Messaggio 794 di 1110 di questo argomento 
Da: lore luc Inviato: 20/02/2012 03:44
 

Lunedì  20 Febbraio  2012

Lunedì della VII settimana delle ferie del Tempo Ordinario
Meditazione del giorno
Catechismo della Chiesa cattolica
§ 160-163

"Credo, aiutami nella mia incredulità"

Le caratteristiche della fede. La libertà della fede: Per essere umana, la risposta della fede data dall'uomo a Dio deve essere volontaria; «nessuno quindi può essere costretto ad abbracciare la fede contro la sua volontà. Infatti l'atto di fede è volontario per sua stessa natura... Ciò è apparso in sommo grado in Cristo Gesù» [Conc. Ecum. Vat. II, Dignitatis humanae]. Infatti, Cristo ha invitato alla fede e alla conversione, ma a ciò non ha affatto costretto. ... La necessità della fede: Credere in Gesù Cristo e in colui che l'ha mandato per la nostra salvezza, è necessario per essere salvati ...

La perseveranza nella fede: La fede è un dono che Dio fa all'uomo gratuitamente. Noi possiamo perdere questo dono inestimabile. ... Per vivere, crescere e perseverare nella fede sino alla fine, dobbiamo nutrirla con la Parola di Dio; dobbiamo chiedere al Signore di accrescerla (Mc 9,24; Lc 17,5); essa deve operare «per mezzo della carità» (Gal 5,6), essere sostenuta dalla speranza ed essere radicata nella fede della Chiesa.

La fede, inizio della vita eterna: La fede ci fa gustare come in anticipo la gioia e la luce della visione beatifica, fine del nostro pellegrinare quaggiù. Allora vedremo Dio «a faccia a faccia» (1Cor 13,12), «così come egli è» (1Gv 3,2). La fede, quindi, è già l'inizio della vita eterna ...Ora, però, «camminiamo nella fede e non ancora in visione» (2Cor 5,7) ... La fede, luminosa a motivo di Colui nel quale crede, sovente è vissuta nell'oscurità. La fede può essere messa alla prova. Il mondo nel quale viviamo pare spesso molto lontano da ciò di cui la fede ci dà la certezza; le esperienze del male e della sofferenza, delle ingiustizie e della morte sembrano contraddire la Buona Novella... Allora dobbiamo volgerci verso i testimoni della fede: Abramo, che credette, «sperando contro ogni speranza» (Rm 4,18); la Vergine Maria, nel «cammino della fede» (Conc. Ecum. Vat. II, Lumen gentium, 58) ...; e molti altri testimoni della fede. «Circondati da un così gran nugolo di testimoni, deposto tutto ciò che è di peso e il peccato che ci assedia, corriamo con perseveranza nella corsa che ci sta davanti, tenendo fisso lo sguardo su Gesù, autore e perfezionatore della fede» (Eb 12,1-2).


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Da: lore luc Inviato: 21/02/2012 04:24
 

Martedì  21 Febbraio  2012

Martedì della VII settimana delle ferie del Tempo Ordinario
Meditazione del giorno
Cardinale Joseph Ratzinger (Papa Benedetto XVI)
Der Gott Jesu Christi

«Chi accoglie uno di questi bambini nel mio nome, accoglie me»

Dobbiamo ricordare che il titolo distintivo e teologicamente centrale di Gesù è «il Figlio». In che misura era già linguisticamente prefigurata questa designazione nel modo in cui Gesù si è egli stesso presentato? ... E' certo che si tratta del tentativo di riassumere in una parola l'impressione che si aveva della sua vita; l'orientamento, la radice ed il suo punto d'arrivo avevano un solo nome «Abba»- babbo. Egli sapeva di non essere mai solo; fino all'ultimo grido sulla croce è interamente rivolto verso l'Altro, verso colui che chiama Padre. Per questo il vero titolo di distinzione non poteva essere né «Re» né «Signore» né avere altri attributi di potenza, ma una parola che si potrebbe tradurre anche col termine «bambino».

Perciò si può dire che, se i bambini occupano un posto così grande nella predicazione di Gesù, è perché ciò è strettamente collegato al suo mistero personale, la sua filiazione. La sua più alta dignità, che rimanda alla divinità, non è una potenza posseduta per se stessa; consiste nell'essere rivolto verso l'Altro - verso Dio Padre...

L'uomo vuol diventare Dio (Gen 3,5) e deve diventarlo. Ma ogni volta che, come nell'eterno dialogo col serpente in Paradiso, cerca di arrivarci distaccandosi dalla protezione di Dio e dalla sua creazione per contare solo su se stesso e affermarsi in modo indipendente da Dio, ogni volta che, in una parola, diviene completamente adulto, emancipato, e rigetta l'infanzia come stato di vita, finisce nel nulla, perché si oppone alla verità di se stesso che è la dipendenza. E' proprio mantenendo ciò che è proprio dell'infanzia e dell'essere figlio, vissuto prima di tutto da Gesù, che egli entra col Figlio nella divinità.



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