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| De: Enzo Claudio (message original) |
Envoyé: 29/11/2009 08:44 |
Domenica 29 Novembre
San Francesco Antonio Fasani
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Lucera, 6 agosto 1681 - Lucera, 29 novembre 1742
Ancor giovane fu accolto tra i Minori Conventuali. Si distinse subito per la sua vita integerrima e fu esempio di austerità e zelo sacerdotale. Eletto Ministro Provinciale promosse le regolare disciplina in tutta la Provincia. Propagò la devozione alla Vergine Immacolata, e per circa 40 anni si rese famoso nelle Puglie per la sua ardente parola e per la grande carità verso i poveri, gli orfani e i carcerati. Fu canonizzato da Giovanni Paolo II il 13 aprile 1986.
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Altri Santi del giorno
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Venerdì 2 Novembre 2012
Beato Pio Campidelli
Fratel Pio di San Luigi, Passionista
La Chiesa lo ricorda il 2 novembre, mentre le Congregazioni Passioniste ne celebrano il culto il 3 novembre.
io Campidelli, terzo di cinque figli, nasce a Trebbio di Poggio Berni (Romagna), il 29 aprile 1868, con il nome di Luigi, chiamato poi familiarmente Gigino. Il battesimo lo riceve lo stesso giorno in cui è venuto alla luce. I genitori Giuseppe Campidelli e Filomena Belpani sono contadini. È una famiglia tranquilla dedita al lavoro dei campi, timorata di Dio.
Partecipa alle feste del raccolto; va con la famiglia a messa la domenica, e parla con la mamma della predica che hanno appena ascoltato.
A 5 anni fa la cresima e a 10 la prima comunione. È un ragazzo come gli altri, ma buono. Prega molto, per tutti, per il babbo morto quando Gigino aveva sei anni. Va a messa tutti i giorni, facendo cinque chilometri a piedi; tornato a casa, fa catechismo ai compagni. Qualcuno lo critica giudicandolo troppo bigotto, i più lo apprezzano e lo tengono in grande stima.
Intanto arrivano in paese, per le missioni, i passionisti dal vicino Santuario della Madonna di Casale presso S. Arcangelo. Gigino ha 10 anni, va ad ascoltarli insieme alla mamma e ne rimane attratto. Una voce interiore gli dice dentro che deve diventare passionista e lui aderisce con gioia. Confida il suo desiderio al superiore, ma purtroppo le sue richieste non possono essere accettate prima di 14 anni.
Il due maggio 1882 parte per il convento; il 27 dello stesso mese veste l’abito religioso. Solo sei mesi resterà lontano dalla sua terra come novizio a S. Eutizio di Soriano al Cimino. Tornerà poi a Casale per gli studi ginnasiali e teologici in preparazione al sacerdozio.
Emette la professione religiosa il 30 aprile 1884. Il giovane vive esemplarmente la sua giornata, dando a tutti testimonianza di vita coerente e gioiosa. Si distingue per la straordinaria devozione all'Eucarestia, il Crocifisso e per il suo tenero amore per la Madonna.
Purtroppo, per lui che è gracile di costituzione, nel 1888 compaiono i primi sintomi della tubercolosi, che lo porterà alla morte. È la malattia di tanti giovani santi del tempo. Pio accetta di morire con docile obbedienza alla volontà di Dio, “offrendo la propria vita per la chiesa, per il Papa, per la congregazione, per i peccatori, per la sua diletta Romagna”.
Saluta la mamma che va a trovarlo per l'ultima volta, con queste semplici parole: “Coraggio, mamma! Ci rivedremo in paradiso!”.
Muore il 2 novembre 1889, come lui stesso aveva predetto. Ha solo 21 anni e mezzo. Viene seppellito nel cimitero di S. Vito alla presenza di una folla numerosa e commossa, poiché si era subito sparsa la voce che era morto il "santino di Casale".
Nel 1923 i suoi resti furono trasportati nel Santuario di Casale.
Il 21 marzo 1983 il Beato Giovanni Paolo II (Karol Józef Wojtyła, 1978-2005) proclama Pio Venerabile riconoscendo nella sua vita i segni inequivocabili della santità.
Il 17 novembre 1985, lo stesso Pontefice, dopo l'approvazione, il 6 dicembre 1984, del miracolo ottenuto da Suor Maria Foschi per intercessione di Pio, lo ha dichiarato Beato.
Per approfondimenti & è Studente Passionista Fonti principali : passiochristi.org; santiebeati.it (« RIV.»).
Preghiera al Beato Pio Campidelli
O Signore, che nella via della semplicità e del nascondimento, hai condotto il beato Pio Campidelli alle vette della perfezione fino ad offrire la sua giovane vita per la Chiesa, per il Papa e per la sua diletta Romagna, conduci anche noi sulle tue strade e donaci il coraggio della fedeltà alla nostra vocazione.
Fa', o Signore, che nella luce esemplare del Beato Pio, Passionista, impariamo a celebrare la vita come dono d'amore da spendere a favore dei poveri, degli ultimi, di quanti sono segnati dalla Tua Passione. Per Cristo nostro Signore. Amen. |
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Santo(i) del giorno S. MARTINO DE PORRES, Religioso O.P. (mem.fac.)B. PIO (Luigi) CAMPIDELLI, PassionistaSS. Germano, Teofilo e Cirillo, Martiri in Cappadocia († sec. inc.)S. Libertino di Agrigento, Martire († sec. III/IV)S. Papulo, Martire († sec. III/IV)SS. Valentino (presbitero) e Ilario (diacono) di Viterbo, Martiri († sec. III/IV)S. Silvia, Madre di S. Gregorio Magno († cc 590)S. Berardo dei Marsi (1079-1130), Vescovo B. Simone Ballacchi (1240-1319), Religioso O.P.S. Pietro Francesco Néron, Sacerdote e martire († 1860) B. Manuel Lozano Garrido (1920-1971), giornalista e scrittore, invalido |
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Sabato 3 Novembre 2012
San Martino de Porres (memoria facoltativa)
artino de Porres, al secolo Martin de la Carité, nasce a Lima il 9 dicembre 1579 da padre castigliano, Juan de Porres, e da madre di colore, Anna Velàsquez. “Figlio di padre ignoto”: così lo registrano fra i battezzati nella chiesa di San Sebastiano a Lima.
Suo padre, aristocratico spagnolo, non lo riconosce perché la madre è un'ex schiava nera d'origine africana. Il piccolo mulatto vive con lei e la sorellina, finché il padre si decide al riconoscimento, tenendo con sé in Ecuador i due piccoli, per qualche tempo. Nominato poi governatore del Panama, lascia la bimba ad un parente e Martino alla madre, con i mezzi per farlo studiare un po'.
Martino diventa allievo di un barbiere-chirurgo (le due attività sono spesso abbinate, all'epoca) apprendendo anche nozioni mediche in una farmacia.
Contemporaneo e concittadino di S. Rosa, Martino de Porres chiede, a quindici anni, di entrare fra i Domenicani che hanno fondato a Lima il loro primo convento peruviano. Ma, essendo mulatto, non viene accolto come religioso con i voti ma solo come terziario. I suoi compiti sono perlopiù di inserviente e spazzino. Suo padre se ne indigna ma lui no, per nulla. Anzi, mentre suo padre va in giro con la spada, lui ama mostrarsi brandendo una scopa (con la quale verrà poi spesso raffigurato).
Lo scherniscono perché mulatto? E lui, vedendo malconce le finanze del convento, propone seriamente ai superiori: “Vendete me come schiavo”. I Domenicani ormai avvertono la sua energia interiore, e lo tolgono dalla condizione subalterna, accogliendolo nell'Ordine come fratello cooperatore.
Frequenti fenomeni mistici: bilocazione, levitazione, estasi, complessi argomenti di teologia senza averla mai studiata, testimoniarono a quale grado di unione con Dio l'umile fratello laico fosse giunto.
Impedito di partire missionario in Giappone, dove sognava di versare il sangue per Cristo, mise al servizio dei sofferenti la sua pratica medica. Quando a Lima arriva la peste, frate Martino cura da solo i 60 confratelli e li salva tutti: per tutti è l'uomo dei miracoli. Si fece benefattore dei poveri che accorrevano a lui in gran numero, eresse un collegio per la gioventù abbandonata e si valse del suo ascendente per difendere dalle insidie le giovani prive di risorse economiche.
Guarisce l'arcivescovo del Messico che vorrebbe condurlo con sé ma Martino, però, non potrà partire; colpito da violente febbri, muore a Lima sessantenne il 3 novembre 1639.
Per il popolo peruviano e per i confratelli è subito santo ma l'iter canonico, iniziato nel 1660, ebbe una lunghissima sosta.
Martino de Porres fu solennemente canonizzato dal Beato Giovanni XXIII (Angelo Giuseppe Roncalli, 1958-1963) il 5 maggio 1962, nella basilica Vaticana, alla presenza di una fiumana di popolo e il solenne riconoscimento alla virtù del frate mulatto fu, nelle intenzioni del Papa, la risposta della Chiesa dinanzi ai rinnovati tentativi di discriminazione razziale.
Significato del nome Martino: «sacro al dio Marte» (latino).
Per approfondimenti & è San Martino de Porres Fonti principali: santiebeati.it; domenicani.it («RIV.»). |
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Sabato 3 Novembre 2012
Beato Pio Campidelli
Fratel Pio di San Luigi, Passionista
La Chiesa lo ricorda il 2 novembre, mentre le Congregazioni Passioniste ne celebrano il culto il 3 novembre.
io Campidelli, terzo di cinque figli, nasce a Trebbio di Poggio Berni (Romagna), il 29 aprile 1868, con il nome di Luigi, chiamato poi familiarmente Gigino. Il battesimo lo riceve lo stesso giorno in cui è venuto alla luce. I genitori Giuseppe Campidelli e Filomena Belpani sono contadini. È una famiglia tranquilla dedita al lavoro dei campi, timorata di Dio.
Partecipa alle feste del raccolto; va con la famiglia a messa la domenica, e parla con la mamma della predica che hanno appena ascoltato.
A 5 anni fa la cresima e a 10 la prima comunione. È un ragazzo come gli altri, ma buono. Prega molto, per tutti, per il babbo morto quando Gigino aveva sei anni. Va a messa tutti i giorni, facendo cinque chilometri a piedi; tornato a casa, fa catechismo ai compagni. Qualcuno lo critica giudicandolo troppo bigotto, i più lo apprezzano e lo tengono in grande stima.
Intanto arrivano in paese, per le missioni, i passionisti dal vicino Santuario della Madonna di Casale presso S. Arcangelo. Gigino ha 10 anni, va ad ascoltarli insieme alla mamma e ne rimane attratto. Una voce interiore gli dice dentro che deve diventare passionista e lui aderisce con gioia. Confida il suo desiderio al superiore, ma purtroppo le sue richieste non possono essere accettate prima di 14 anni.
Il due maggio 1882 parte per il convento; il 27 dello stesso mese veste l’abito religioso. Solo sei mesi resterà lontano dalla sua terra come novizio a S. Eutizio di Soriano al Cimino. Tornerà poi a Casale per gli studi ginnasiali e teologici in preparazione al sacerdozio.
Emette la professione religiosa il 30 aprile 1884. Il giovane vive esemplarmente la sua giornata, dando a tutti testimonianza di vita coerente e gioiosa. Si distingue per la straordinaria devozione all'Eucarestia, il Crocifisso e per il suo tenero amore per la Madonna.
Purtroppo, per lui che è gracile di costituzione, nel 1888 compaiono i primi sintomi della tubercolosi, che lo porterà alla morte. È la malattia di tanti giovani santi del tempo. Pio accetta di morire con docile obbedienza alla volontà di Dio, “offrendo la propria vita per la chiesa, per il Papa, per la congregazione, per i peccatori, per la sua diletta Romagna”.
Saluta la mamma che va a trovarlo per l'ultima volta, con queste semplici parole: “Coraggio, mamma! Ci rivedremo in paradiso!”.
Muore il 2 novembre 1889, come lui stesso aveva predetto. Ha solo 21 anni e mezzo. Viene seppellito nel cimitero di S. Vito alla presenza di una folla numerosa e commossa, poiché si era subito sparsa la voce che era morto il "santino di Casale".
Nel 1923 i suoi resti furono trasportati nel Santuario di Casale.
Il 21 marzo 1983 il Beato Giovanni Paolo II (Karol Józef Wojtyła, 1978-2005) proclama Pio Venerabile riconoscendo nella sua vita i segni inequivocabili della santità.
Il 17 novembre 1985, lo stesso Pontefice, dopo l'approvazione, il 6 dicembre 1984, del miracolo ottenuto da Suor Maria Foschi per intercessione di Pio, lo ha dichiarato Beato.
Per approfondimenti & è Studente Passionista Fonti principali : passiochristi.org; santiebeati.it (« RIV.»).
Preghiera al Beato Pio Campidelli
O Signore, che nella via della semplicità e del nascondimento, hai condotto il beato Pio Campidelli alle vette della perfezione fino ad offrire la sua giovane vita per la Chiesa, per il Papa e per la sua diletta Romagna, conduci anche noi sulle tue strade e donaci il coraggio della fedeltà alla nostra vocazione.
Fa', o Signore, che nella luce esemplare del Beato Pio, Passionista, impariamo a celebrare la vita come dono d'amore da spendere a favore dei poveri, degli ultimi, di quanti sono segnati dalla Tua Passione. Per Cristo nostro Signore. Amen. |
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Domenica 4 Novembre 2012
San Carlo Borromeo
Cardinale (memoria)
arlo Borromeo, figlio di Giberto II Borromeo e Margherita Medici di Marignano, nacque il 2 ottobre 1538 ad Arona nella Rocca dei Borromeo, padroni e signori del Lago Maggiore e delle terre rivierasche.
Era il secondo figlio e quindi, secondo l'uso delle famiglie nobiliari, fu tonsurato a 12 anni e suo zio, Giulio Cesare Borromeo, gli affidò un'abbazia (cioè l'ufficio e la dignità di abate), il reddito della quale egli dedicò interamente alla carità verso i poveri.
Studiò diritto canonico e civile a Pavia. Pur avendo un fratello maggiore (il conte Federico), quando, nel 1554, suo padre morì, gli fu richiesto dalla famiglia di prendere il controllo degli affari domestici.
Dopo un certo periodo poté riprendere i suoi studi, laureandosi nel 1559. A Pavia creò nel 1564 una struttura residenziale molto sfarzosa, che ospitasse studenti universitari di disagiate condizioni economiche ma eccellenti nello studio, che da lui prese il nome di Almo Collegio Borromeo.
Nel 1559, il fratello della madre, Giovanni Angelo Medici, venne eletto papa col nome di Pio IV (1559-1565) e invitò a Roma Carlo e il fratello primogenito Federico.
Nel 1562, morto il fratello maggiore, avrebbe potuto chiedere la secolarizzazione, per mettersi a capo della famiglia. Restò invece nello stato ecclesiastico; nel 1563 venne ordinato sacerdote e subito dopo consacrato Vescovo, a 25 anni.
Partecipò alle ultime fasi del Concilio di Trento diventando uno dei maggiori promotori della controriforma; partecipò in larga parte alla stesura del Catechismo Tridentino (Catechismus Romanus).
Successivamente divenne arcivescovo di Milano. In conformità ai desideri del papa, visse in grande splendore, eppure la sua temperanza e la sua umiltà non furono mai messe in discussione.
Nel 1565, lasciata la corte pontificia, prese possesso dell'arcidiocesi di Milano che era vasta come un regno, stendendosi su terre lombarde, venete, genovesi e svizzere.
Il giovane Vescovo la visitò in ogni angolo, preoccupato della formazione del clero e delle condizioni dei fedeli. Negli anni del suo episcopato, dal 1565 al 1584, costruì nuove chiese, scuole e collegi, si impegnò nelle visite pastorali, curò la stesura di norme importanti per il rinnovamento dei costumi ecclesiastici. Fondò seminari, edificò ospedali e ospizi; profuse, inoltre, a piene mani, le ricchezze di famiglia in favore dei poveri.
Nello stesso tempo, difese i diritti della Chiesa contro i signorotti e i potenti. Riportò l'ordine e la disciplina nei conventi, con un tal rigore da buscarsi un colpo d'archibugio, sparato da un frate indegno, mentre pregava nella sua cappella. La palla non lo colpì, e il foro sulla cappamagna cardinalizia fu la più bella decorazione dell'Arcivescovo di Milano.
Si impegnò in opere assistenziali in occasione di una durissima carestia nel 1570 e, soprattutto, nel periodo della terribile peste del 1576-1577, detta anche “peste di San Carlo”.
La sua attività apparve prodigiosa, come organizzatore e ispiratore di confraternite religiose, di opere pie, di istituti benefici.
“Le anime - diceva - si conquistano con le ginocchia”. Si conquistano cioè con la preghiera, e preghiera umile, e Carlo Borromeo fu uno dei maggiori conquistatori di anime di tutti i tempi.
Ma per quanto robusta, la sua fibra era sottoposta ad una fatica troppo grande. Bruciato dalla febbre, continuò le sue visite pastorali, senza mangiare, senza dormire, pregando e insegnando.
Fino all'ultimo, continuò a seguire personalmente tutte le sue fondazioni, contrassegnate dal suo motto, formato da una sola parola: Humilitas.
Il 3 novembre del 1584, il titanico Vescovo di Milano crollò sotto il peso della sua insostenibile fatica. Aveva soltanto 46 anni; lasciava ai Milanesi il ricordo di una santità seconda soltanto a quella di un altro grande Vescovo milanese : S. Ambrogio.
Proclamato Beato nel 1602 da Pp Clemente VIII (Ippolito Aldobrandini, 1592-1605), fu canonizzato il 1 novembre del 1610 da Pp Paolo V (Camillo Borghese, 1605-1621).
La ricorrenza cade il giorno dopo la sua morte, il 4 novembre.
Fino a qualche decennio fa, questo giorno era anche una festa nazionale italiana, essendo la ricorrenza della vittoria nella prima guerra mondiale.
Significato del nome Carlo : “forte, virile, libero” (tedesco arcaico).
Per approfondimenti è Scarica la Biografia estesa della Vita di S. Carlo Borromeo:
è clicca qui (.pdf) Fonti principali : wikipendia.org; santiebeati.it («RIV.»). |
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Santo(i) del giorno S. GUIDO MARIA CONFORTI, Fondatore dei Miss. Saveriani S. Donnino, Medico e martire in Palestina († 307)SS. Teotimo, Filoteo e Timoteo, Giovani martiri in Palestina († 307)S. Marco di Troia, Vescovo († cc sec. IV) S. Geraldo di Beziers, Vescovo († 1123) B. Gomida Keumurgian (1656-1707), Presbitero e martireS. Domenico Mau, Presbitero O.P. e martire nel Tonchino († 1858)B. Giovanni Antonio Burró Más (1914-1936), Religioso e martireB. Maria del Monte Carmelo Viel Ferrando (1893-1936), Vergine e martireB. Bernhard Lichtenberg (1875-1943), sacerdote e martireB. Gregorio Lakota (1883-1950), Vescovo e martire in Siberia |
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Lunedì 5 Novembre 2012
San Guido Maria Conforti
Vescovo e fondatore dei
“Missionari Saveriani”
uido Maria Conforti, ottavo dei dieci figli di Rinaldo, agricoltore benestante, e Antonia Adorni, nacque a Casalora di Ravadese il 30 maggio 1865. A Parma compì tutti i suoi studi, dapprima presso i Fratelli delle scuole cristiane, dove frequentò le primarie, poi presso il Seminario Diocesano, allora diretto da mons. Andrea Carlo Ferrari.
Negli anni del seminario, Guido Maria Conforti intraprende la lettura di una biografia di S. Francesco Saverio, il missionario gesuita annunciatore del messaggio di Cristo in tutta l'Asia fino a Sancian, alle porte della Cina, dove spirò nel 1552. Il Conforti è affascinato dalla figura del Saverio e si sente invitato a continuarne l'opera rimasta incompiuta: è la scintilla ispiratrice della sua nuova vocazione: la vocazione missionaria. Superando non pochi ostacoli dovuti alla sua fragile salute, il Conforti viene ordinato sacerdote nel santuario di Fontanellato (Parma) il 22 settembre 1888.
Non dimenticando la sua vocazione iniziale, il 3 dicembre 1895 fondò l'Istituto emiliano per le missione estere, per la formazione del clero missionario, ufficialmente approvato dal vescovo il 3 dicembre 1898 come “Congregazione di San Francesco Saverio per le missioni estere”.
Alla congregazione venne affidata particolarmente l'evangelizzazione della Cina e, nel 1901, durante la rivolta dei Boxer, venne ucciso anche Caio Restelli, il primo saveriano a subire il martirio.
Il 9 giugno 1902 Pp Leone XIII (Vincenzo Gioacchino Pecci, 1878-1903) lo nominò arcivescovo di Ravenna e il Conforti ricevette l'ordine episcopale il 12 luglio successivo. Purtroppo la sua malferma salute si aggrava e, dopo soli due anni, dovrà rinunciare all'incarico dell'archidiocesi di Ravenna; ritorna così a Parma nel suo Istituto missionario dove può seguire la formazione dei giovani aspiranti missionari.
Ma nuovi incarichi lo attendono: S. Pio X (Giuseppe Sarto, 1903-1914) lo nomina inizialmente Coadiutore con diritto di successione al vescovo di Parma, diocesi che sarà chiamato a reggere nel 1907 per quasi 25 anni. L'istruzione religiosa è il punto capitale dei suo impegno pastorale.
Affrontando fatiche e disagi senza tregua, compie cinque volte la visita pastorale, celebra due sinodi diocesani, istituisce e promuove l'Azione Cattolica, specialmente giovanile. Cura in modo particolare la cultura e la santità del clero, la formazione dei laici, le associazioni cattoliche, la stampa cattolica, le missioni al popolo, i Congressi eucaristici, mariani e missionari.
Il 12 aprile 1912 ordinò nella cattedrale di Parma Luigi Calza, il primo saveriano chiamato al ministero episcopale, nominato Amministratore apostolico di Cheng-Chow, in Cina.
Il 20 novembre 1920 la Congregazione per l'evangelizzazione dei popoli approvò definitivamente le Costituzioni della Società e il 24 ottobre 1921 il Prefetto della Congregazione nominò Conforti, in quanto fondatore, Superiore Generale dei Saveriani vita natural durante.
Nel 1928 Guido Maria Conforti si recò anche a visitare le missioni saveriane nella regione cinese dell'Honan occidentale.
Tornato a Parma riprende l'attività pastorale, ma la sua salute si aggrava e il 5 novembre 1931, ricevuti il Sacramento degli infermi e il Viatico, professata pubblicamente la propria fede e implorato Dio per il suo clero e il suo popolo, Guido Maria Conforti si addormenta nel Signore. Il suo funerale vede la partecipazione di tutta Parma e nell'omelia mons. Cazzani, vescovo di Cremona, si chiede: “È un funerale questo o un trionfo? È il funerale di un uomo caduto sotto la falce della morte o è il trionfo di un santo esaltato alla gloria del cielo?”
Il Beato Giovanni Paolo II (Karol Józef Wojtyła, 1978-2005) lo ha innalzato agli onori dell'altare il 17 marzo 1996.
Guido Maria Conforti è stato dichiarato santo domenica 23 ottobre 2011, sul sagrato della Basilica Vaticana, nel corso di una celebrazione presieduta da Papa Benedetto XVI.
Guido Maria Conforti fu anche compositore di musica sacra. Pianista e organista, scrisse “Io credo risorgerò”, “Mira il tuo popolo o bella Signora” e altri inni alla Madonna, per organo e coro.
I missionari Saveriani vennero dapprima impiegati nell'evangelizzazione della Cina: oggi sono presenti anche in Brasile, Colombia, Messico, Cameroun, Ciad, Congo, Sierra Leone, Burundi, Mozambico, Bangladesh, Filippine, Taiwan, Giappone, Indonesia, Stati Uniti, Gran Bretagna, Spagna, Francia e Italia.
Alla fine del 2005 la Congregazione contava 186 case e 848 religiosi, dei quali 661 sacerdoti.
Significato del nome Guido : “istruito” (antico tedesco).
Per approfondimenti & è Beato Conforti : Bibliografia Fonte principale : wikipendia.org («RIV.») |
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San Leonardo di Noblac
Eremita
eonardo di Noblac, conosciuto anche come S. Leonardo di Noblat o di Noblet o di Limoges, nacque nel 496 cc, in Gallia, da nobili franchi, nel castello di Vandôme nel villaggio di Corroi presso Orleans, all'epoca dell'Imperatore Anastasio (491-518).
Da giovane rifiutò di arruolarsi nell'esercito, come era uso per i nobili franchi, e si pose come discepolo di S. Remigio, arcivescovo di Reims (438-530), il grande evangelizzatore dei Franchi che aveva convertito e battezzato lo stesso re Clodoveo.
Il santo vescovo aveva ottenuto, dal re convertito, di poter chiedere la liberazione dei prigionieri che avesse incontrato e anche Leonardo, preso da grande fervore di carità, chiese ed ottenne lo stesso favore, liberando così un gran numero di infelici prigionieri, vittime delle guerre barbare di quei tempi.
Leonardo, rifiutata la dignità vescovile offertagli da Clodoveo, si ritirò, come eremita, prima a Micy, poi si diresse a Limoges. La fama della sua santità arrivò fino al re che ne richiese l'intervento quando la regina, transitando in quella zona, venne sorpresa dalle doglie del parto. L'intervento di Leonardo lenì i dolori della regina che poté dare alla luce il suo bambino. Il re Clodoveo per riconoscenza gli concesse la parte di bosco che sarebbe riuscito a tracciare in un giorno a dorso d'asino.
Qui il santo eremita edificò un oratorio in onore della Madonna, dedicando anche un altare al suo maestro, S. Remigio, da tempo defunto in fama di santità. Secondo la leggenda devozionale, fece, quindi, un buco in terra che si riempì miracolosamente d'acqua dando origine ad un pozzo che venne nominato nobiliacum, in ricordo della donazione regale.
Le regioni già cristiane di Germania, Aquitania, Inghilterra, furono pervase dalla fama che circondava il santo eremita; sia a Micy, presso Orléans, che a Nobilac accorrevano malati di ogni genere, che, solo a vederlo, ritornavano guariti; ma soprattutto il santo liberava i carcerati, che erano essenzialmente prigionieri di guerra.
I prigionieri, dovunque lo invocassero, vedevano le catene spezzarsi, i lucchetti si aprivano, i carcerieri si distraevano, le porte si spalancavano; questi infelici, riacquistata la libertà, accorrevano da Leonardo per ringraziarlo e molti rimanevano con lui.
La tradizione vuole che il santo sia morto il 6 novembre, mentre una datazione precisa dell'anno non c'è, ma non dovrebbe discostarsi molto dalla metà del secolo VI.
Dal nobiliacum prese il nome anche la cittadina che si andò formando attorno al monastero e che inizialmente prese il nome di Noblac, quindi Noblat; oggi è chiamata Saint-Léonard-de-Noblat in onore del suo illustre fondatore.
Il monastero con le spoglie di Leonardo divenne presto meta di pellegrinaggio di fedeli. Il culto però si diffuse in tutta l'Europa a partire dall'XI secolo, contemporaneamente alle crociate. Un grande contributo al suo culto lo dette anche il pellegrinaggio nel 1106 di Boemondo d'Antiochia, signore normanno imprigionato dagli infedeli e poi liberato 3 anni più tardi, a suo dire, per merito dell'intervento di S. Leonardo, da lui invocato.
Anche Riccardo cuor di leone si sarebbe recato a ringraziare il santo nel 1197, a seguito della sua liberazione dalle prigioni dell'Imperatore di Germania.
Noblac divenne anche una delle tappe del cammino verso Santiago di Compostela, divenendo così a maggior ragione una meta di pellegrinaggio frequentatissima dai fedeli, in particolare da quelli dell'Europa centrorientale.
La sua venerazione si diffuse anche in Italia dove la sua popolarità ebbe un impulso anche grazie ai Normanni che ne introdussero il culto in Sicilia. Tuttora in Italia esistono 225 luoghi di culto.
S. Leonardo è spesso rappresentato con delle catene, per la sua particolare protezione degli imprigionati o carcerati ingiustamente. Per estensione gli è stata attribuita la protezione dei fabbricanti di catene, fibbie, fermagli, ecc..
Nella zona di Liegi, in Belgio, è patrono dei minatori; in Italia è patrono di molti comuni tra i quali Bevadoro, Conegliano Veneto, Malgrate, Mascali, Monte Rinaldo, Offida, Panza, Partinico, Serradifalco, Tazzo, Vernio, Villadose e Villanova Monteleone.
La sua intercessione viene invocata per i parti difficili, i mal di testa, le malattie dei bambini, le malattie del bestiame, la grandine, i banditi e anche per l'obesità.
Significato del nome Leonardo : “forte come leone, valoroso” (latino e tedesco).
Per approfondimenti & è San Leonardo Fonti principali: santiebeati.it; wikipendia.org («RIV.»). |
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Mercoledì 7 Novembre 2012
San Prosdocimo
1° Vescovo di Padova
Ci sono nomi che suonano familiari e addirittura tipici in certe città d'Italia, mentre altrove sono considerati insoliti, strani, addirittura inauditi; sono nomi legati al culto di un Santo locale, in molti casi un antico Vescovo, in altri un Martire.
A Lecce si venera Sant' Oronzo; a Brescia: S. Giovita; a Cagliari: S. Lucifero; a Carrara: S. Ceccardo; a Padova: S. Prosdocimo.
rosdocimo, vissuto nel I° secolo, fu discepolo di S. Pietro apostolo e da lui consacrato vescovo. La tradizione cristiana lo vuole primo vescovo della città di Padova e anche, secondo l'opinione di vari studiosi, probabile evangelizzatore di tutta la Venezia occidentale. Dal suo nome si deduce che era di origine ellenica: il nome Prosdocimo significa l'atteso in greco.
Poche e tardive sono le testimonianze scritte di questo vescovo, riportate in testi agiografici pittoreschi. Le tardive fonti scritte sono anche dovute al fatto che Padova, in epoca longobarda, venne completamente rasa al suolo e mise molto tempo prima di riprendersi. Ciò malgrado, quest'evento non riuscì a cancellare dalla memoria dei credenti il suo primo vescovo.
Anche la più bella immagine di S. Prosdocimo venne dipinta da un padovano, il grande quattrocentista Andrea Mantegna: fa parte di un polittico intitolato a Santa Giustina, celebre martire di Padova, che si trova attualmente nella Pinacoteca di Brera, a Milano.
In questo, S. Prosdocimo appare con il tipico attributo della brocca, simbolo della sua infaticabile attività di battezzatore.
Nella dolce plaga euganea, S. Prosdocimo avrebbe compiuto prodigi e miracoli, che una tardiva leggenda descrisse con evidente libertà d'immaginazione.
Chi si occupa di agiografia è abituato a certe letture che, nella pia intenzione degli autori, dovrebbero essere edificanti, ma che, per eccesso di zelo, finiscono con l'essere ingenue. Fortunatamente, una certa ingenuità conferisce spesso una nota di poesia anche ai testi più stanchi a causa delle ripetizioni e dei ricalchi.
A volte, però, gli scarni documenti sono più eloquenti delle ridondanti leggende: è il caso di S. Prosdocimo, per il quale, dopo la morte, si trova citata, fuori delle mura di Padova, una Ecclesia Sancti Prosdocimi, nota più tardi come basilica di S. Giustina, una delle più belle della città.
La gloria di S. Prosdocimo sarebbe stata infatti S. Giustina, festeggiata il 7 ottobre; egli l'avrebbe convertita, e la donna cristiana seppe mantenere intatta la sua fede, affrontando il martirio nella persecuzione di Nerone.
S. Prosdocimo non subì il martirio ma morì in tarda età, attorno all'anno 100, venerato e amato dalla sua gente; è patrono di Padova con S. Antonio, S. Giustina e S. Daniele.
Significato del nome Prosdocimo : “atteso, aspettato [riferito a un figlio]” (greco).
Fonte principale : santiebeati.it («RIV.»).
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Giovedì 8 Novembre 2012
San Goffredo di Amiens
Vescovo
offredo è stato un nome molto celebre grazie a Goffredo conte di Buglione, conquistatore di Geruralemme nella prima crociata. Questi ebbe il titolo di "Difensore del Santo Sepolcro" e più tardi venne reso celebre da Torquato Tasso nella "Gerusalemme liberata".
Il Goffredo, di cui ricorre la festa quest'oggi, ha in comune, col citato omonimo, non solo il nome ma anche la nazionalità francese.
Goffredo di Amiens, molto giovane al tempo della prima crociata, nacque nel 1066 a Moulincourt, diocesi di Soissons. Era il terzo figlio di una famiglia nobile. All’età di cinque anni suo zio, il vescovo di Soissons, affidò la sua educazione all’abate di Mont Saint Quentin, un monastero vicino Péronne, dove Goffredo divenne monaco benedettino.
Nel 1091 fu ordinato sacerdote dal vescovo di Noyon e poi divenne abate del convento di Nogent, che era in decadenza. Goffredo si impegnò molto nell’opera di restauro materiale e morale dello stesso convento, tanto che l’arcivescovo di Reims avrebbe voluto affidargli la più importante abbazia di Saint-Rémi. Ma egli rifiutò dicendo: “Dio mi proibisce di abbandonare una sposa in povertà, preferendone una ricca!”
Nel 1104, esclusivamente per i suoi meriti e non per tornaconto politico, i feudatari e il Re lo elessero Vescovo di Amiens dove entrò a piedi nudi, in abito da pellegrino, evitando ogni fasto. Il vescovo Goffredo, il cui nome etimologicamente, dal germanico, vuol dire "in pace con Dio" fu veramente degno del suo nome perché cercò, senza riposo, di ristabilire nella diocesi quella pace di Dio a cui il suo nome accennava. I nemici della pace di Dio erano molti - tra i potenti e tra il popolo, tra i feudatari e tra gli stessi religiosi – e, perciò, la sua vita fu difficile e la sua attività, di riformatore pacifico, ostacolata e denigrata. Combatté la simonia e le frequenti infrazioni al celibato dei suoi preti. Una donna che conviveva con un sacerdote tentò inutilmente di avvelenarlo, ma il veleno fece morire, al suo posto, un povero cane!
In quel tempo la città di Amiens cercava di organizzarsi in libero Comune, scrollando il giogo dei feudatari. In molte città, i vescovi, eletti dai feudatari e gelosi dei propri privilegi temporali, contrastavano le tendenze comunali del popolo, appoggiando invece chi aveva in mano il denaro e le armi.
Goffredo, al contrario, fu con i propri cittadini, alleato dell'iniziativa comunale che però fallì. Quando i feudatari ripresero il controllo della città, la vita del vescovo Goffredo, amante della giustizia, divenne ancor più difficile.
Non aveva ancora cinquant’anni quando si ammalò, fuori di Amiens, durante un pellegrinaggio alla chiesa dei SS. Crispino e Crispiniano, di cui era devoto.
Morì l'8 novembre del 1115, in un’abbazia dedicata ai due "santi calzolai". E lì fu sepolto, lontano dalla sua bella cattedrale, presso la quale si era consumata la sua vicenda di pastore giusto e Vescovo contrastato. Fonti principali: wikipendia.org; santiebeati.it («RIV.»). |
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Giovedì 8 Novembre 2012
Beato Giovanni Duns Scoto
Sacerdote O.F.M.
Dalla Catechesi di Papa Benedetto XVI
(Aula Paolo VI - 7 luglio 2010)
Cari fratelli e sorelle,
questa mattina voglio presentarvi un’altra figura importante nella storia della teologia: si tratta del beato Giovanni Duns Scoto, vissuto alla fine del secolo XIII. Un’antica iscrizione sulla sua tomba riassume le coordinate geografiche della sua biografia: “l’Inghilterra lo accolse; la Francia lo istruì; Colonia, in Germania, ne conserva i resti; in Scozia egli nacque”. Non possiamo trascurare queste informazioni, anche perché possediamo ben poche notizie sulla vita di Duns Scoto. Egli nacque probabilmente nel 1266 in un villaggio, che si chiamava proprio Duns, nei pressi di Edimburgo. Attratto dal carisma di san Francesco d’Assisi, entrò nella Famiglia dei Frati minori, e nel 1291, fu ordinato sacerdote. Dotato di un’intelligenza brillante e portata alla speculazione - quell’intelligenza che gli meritò dalla tradizione il titolo di Doctor subtilis, “Dottore sottile”- Duns Scoto fu indirizzato agli studi di filosofia e di teologia presso le celebri Università di Oxford e di Parigi. Conclusa con successo la formazione, intraprese l’insegnamento della teologia nelle Università di Oxford e di Cambridge, e poi di Parigi, iniziando a commentare, come tutti i Maestri del tempo, le Sentenze di Pietro Lombardo. Le opere principali di Duns Scoto rappresentano appunto il frutto maturo di queste lezioni, e prendono il titolo dai luoghi in cui egli insegnò: Ordinatio (in passato denominata Opus Oxoniense – Oxford), Reportatio Cantabrigiensis (Cambridge), Reportata Parisiensia (Parigi). A queste sono da aggiungere almeno i Quodlibeta (o Quaestiones quodlibetales), opera assai importante formata da 21 questioni su vari temi teologici. Da Parigi si allontanò quando, scoppiato un grave conflitto tra il re Filippo IV il Bello e il Papa Bonifacio VIII, Duns Scoto preferì l’esilio volontario, piuttosto che firmare un documento ostile al Sommo Pontefice, come il re aveva imposto a tutti i religiosi. Così – per amore alla Sede di Pietro –, insieme ai Frati francescani, abbandonò il Paese.
Cari fratelli e sorelle, questo fatto ci invita a ricordare quante volte, nella storia della Chiesa, i credenti hanno incontrato ostilità e subito perfino persecuzioni a causa della loro fedeltà e della loro devozione a Cristo, alla Chiesa e al Papa. Noi tutti guardiamo con ammirazione a questi cristiani, che ci insegnano a custodire come un bene prezioso la fede in Cristo e la comunione con il Successore di Pietro e con la Chiesa universale.
Tuttavia, i rapporti fra il re di Francia e il successore di Bonifacio VIII ritornarono ben presto amichevoli, e nel 1305 Duns Scoto poté rientrare a Parigi per insegnarvi la teologia con il titolo di Magister regens. Successivamente, i Superiori lo inviarono a Colonia come professore dello Studio teologico francescano, ma egli morì l’8 novembre del 1308, a soli 43 anni di età, lasciando, comunque, un numero rilevante di opere.
Per approfondimenti & la catechesi completa è Giovanni Duns Scoto Fonte : vatican.va (« RIV.»). |
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Santo(i) del giorno B. LUIGI Beltrame Quattrocchi, B. CARMEN del Niño Jesús, vedova, religiosa, fondatriceS. Agrippino di Napoli, Vescovo († sec. III)B. Gabriele Ferretti (1385-1456), Sacerdote O.F.M.B. Giorgio Napper (1550-1610), Presbistero e martire in InghilterraB. Enrico Hlebowicz (1904-1941), Presbitero e martire in PoloniaB. Francesco Giuseppe Martin Lopez Arroyave (1910-1936), Coadiutore S.D.B. e martire B. Elisabetta della Trinità (1880-1906), religiosa, dell'Ordine dei Carmelitani Scalzi |
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