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Domenica 29 Novembre
San Francesco Antonio Fasani
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Lucera, 6 agosto 1681 - Lucera, 29 novembre 1742
Ancor giovane fu accolto tra i Minori Conventuali. Si distinse subito per la sua vita integerrima e fu esempio di austerità e zelo sacerdotale. Eletto Ministro Provinciale promosse le regolare disciplina in tutta la Provincia. Propagò la devozione alla Vergine Immacolata, e per circa 40 anni si rese famoso nelle Puglie per la sua ardente parola e per la grande carità verso i poveri, gli orfani e i carcerati. Fu canonizzato da Giovanni Paolo II il 13 aprile 1986.
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Altri Santi del giorno
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رسائل 1378 من 1557 في الفقرة |
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San Gaetano Errico
Sacerdote e Fondatore :
“Missionari dei Sacri cuori”
aetano Errico, nasce il 19 ottobre 1791 a Secondigliano, antico casale a nord della città di Napoli. È il terzogenito di dieci figli di Pasquale e Maria Marseglia.
Viene battezzato il giorno dopo la nascita nella chiesa parrocchiale dei Santi Cosma e Damiano con i nomi di Gaetano, Cosma e Damiano. A sette anni è ammesso alla prima comunione e ad undici al sacramento della confermazione. A quattordici anni chiede di entrare prima tra i Cappuccini e, poi, tra i Redentoristi, ma la domanda è respinta a causa dell’età.
A sedici anni chiede di essere ammesso al seminario arcivescovile di Napoli (il vostro servitore che ha composto questa agiografia è stato nello stesso seminario durante 6 anni). Nel gennaio del 1808 indossa l’abito talare e, poiché la famiglia non è in grado di sostenere i costi per il suo mantenimento da interno, segue gli studi da esterno, raggiungendo a piedi il seminario. Ogni giorno, tra andata e ritorno, sono 8 chilometri, con il freddo, il caldo e la pioggia, attirando l’ammirazione delle persone, che al vederlo passare esclamano: “Ecco S. Gaetano che passa! ”.
È ordinato sacerdote il 23 settembre del 1815 dal Card. Ruffo Scilla nella Cappella di Santa Restituta, nella Cattedrale di Napoli.
A don Gaetano viene subito assegnato il compito di maestro comunale, che esercita, per quasi vent’anni, con diligenza, vigilanza e zelo, preoccupandosi, con la cultura, di insegnare, soprattutto, i principi cristiani. Si dedica con amore al servizio pastorale nella chiesa parrocchiale dei Santi Cosma e Damiano. La strada e il confessionale furono i luoghi privilegiati dell’azione pastorale di don Gaetano. La strada gli permetteva di incontrare le persone alle quali rivolgeva un suo abituale invito: “Dio ti vuole bene, quando ci vedremo?”, e nel confessionale rendeva loro possibile l’incontro con la misericordia del Padre celeste.
Sviluppa la sua attività apostolica secondo quattro direzioni:
Ø annuncio della Parola,
Ø ministero della riconciliazione,
Ø assistenza materiale e spirituale ai malati,
Ø servizio della carità.
Quattro modi distinti per dire agli uomini che Dio è Padre e li ama.
Ogni anno, da sacerdote, si ritira a Pagani (Salerno), nella casa dei padri Redentoristi, per gli esercizi spirituali.
Nell’anno 1818, mentre prega nel coro, avviene un fatto destinato a segnare ed a cambiare il corso della sua vita: gli appare S. Alfonso per comunicargli che Dio lo vuole fondatore di una Congregazione religiosa, dandogli come segno la costruzione in Secondigliano di una chiesa in onore della Vergine Addolorata: il 9 dicembre del 1830, la chiesa è benedetta.
Terminata la costruzione, Gaetano Errico commissiona a Francesco Verzella, scultore napoletano, una statua in legno della Madonna Addolorata. La tradizione vuole che egli abbia fatto rifare più volte il volto, esclamando alla fine: “Così era”. L’aveva vista in visione?
La statua fa il suo ingresso in Secondigliano nel maggio del 1835 e da allora continuano ininterrotti il pellegrinaggio e la devozione dei fedeli verso l’Addolorata di Gaetano Errico.
Negli anni seguenti, mentre don Gaetano prega nel medesimo coro di Pagani, davanti al SS. Sacramento, il Signore gli manifesta che la nuova Congregazione “dev’essere istituita in onore dei Sacri Cuori di Gesù e di Maria”.
Da allora i Sacri Cuori diventano per Gaetano Errico il centro della sua azione apostolica e missionaria. Terminata la chiesa, don Gaetano comincia a costruire, in un luogo adiacente, la casa che dovrà ospitare i futuri religiosi, i “Missionari dei Sacri Cuori”. Costruisce dapprima una piccola casa, dove nel 1833 si ritira ad abitare insieme ad un laico, che cura il servizio della chiesa. Con il trasferimento dalla casa paterna, inizia ufficialmente la realizzazione dell’incarico più importante ricevuto da Dio: la fondazione della Congregazione dei Missionari dei Sacri Cuori. Ingrandita la casa, fonda il “Ritiro sacerdotale dei Sacri Cuori”, per accogliere i sacerdoti disposti ad impegnarsi soprattutto nel lavoro delle missioni popolari.
Don Gaetano è un uomo di Dio, è un “santo”. Come ha fatto a diventarlo?
Il primo segreto della sua santità è “consumare le ginocchia nella preghiera e... anche nel pavimento”. Che don Gaetano sia un uomo di preghiera lo testimoniano le tante persone che l’hanno conosciuto e le due “fossette” nel pavimento della sua stanza, scavate dalle sue ginocchia.
La penitenza è il secondo segreto della sua “santità”: nei venerdì e sabati limita i suoi pasti ad un solo piatto di minestra. Tutti i mercoledì, ed in molte vigilie, digiuna a pane ed acqua. Spesso dorme per terra. Porta “un cilicio che cinge la sua persona: petto, braccia e gambe”. “Usa discipline di cordicella e di ferro di varie specie”.
Don Gaetano nel 1833 inoltra al Re la domanda per il riconoscimento di un Ritiro, che è approvato insieme al regolamento il 14 marzo 1836. Il 1° ottobre 1836 apre il noviziato, ammettendovi nove giovani. Nel maggio 1838 chiede il riconoscimento pontificio della Congregazione ed il 30 giugno riceve il decreto di lode. Nell’aprile 1846 ritorna a Roma per chiedere la definitiva approvazione.
La Congregazione è cresciuta: è aumentato il numero dei congregati e sono state aperte diverse case. Il 7 agosto 1846 il Beato Pio IX (Giovanni Maria Mastai Ferretti, 1846-1878) emette il decreto di approvazione ed il 15 settembre il Breve apostolico.
Gaetano Errico, dopo l’approvazione, è unanimemente eletto Superiore Generale. Fino alla morte lavora per lo sviluppo della Congregazione, curando in modo particolare la formazione dei soggetti.
S’impegna nell’attività missionaria, nella predicazione al popolo e degli esercizi spirituali in numerosi conventi di suore, nella direzione spirituale e, specialmente, nell’amministrazione del sacramento della riconciliazione.
Muore a Secondigliano, all’età di 69 anni, il 29 ottobre 1860, alle 10 del mattino.
“Amatevi scambievolmente e siate osservantissimi delle Regole”.
È il testamento che lascia ai suoi congregati. “È morto un santo” è l’unanime commento di tutto il popolo.
Nel dicembre 1884 Pp Leone XIII (Vincenzo Gioacchino Pecci, 1878-1903) lo dichiara Venerabile; il 4 ottobre 1974 il Servo di Dio Paolo VI (Giovanni Battista Montini, 1963-1978) emette il decreto di eroicità delle virtù.
Il 14 aprile 2002 il Beato Giovanni Paolo II (Karol Józef Wojtyła, 1978-2005) lo innalza agli onori degli altari; il 12 ottobre 2008 Pp Benedetto XVI (Joseph Alois Ratzinger) lo canonizza.
Per Approfondimenti & è Gaetano Errico
Fonti principali : msscc.it; vatican.va («RIV.»). |
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رسائل 1380 من 1557 في الفقرة |
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Beato Michele Rua
1° successore di S.G. Bosco
La data di culto per la Chiesa Universale è il 6 aprile, mentre la Famiglia Salesiana lo ricorda il 29 ottobre, giorno della sua beatificazione.
ichele Rua nasce a Torino il 9 giugno 1837, nel popolare quartiere di Borgo Dora, ultimo di nove figli.
Rimane presto orfano di padre, Giovanni Battista, che muore il 2 agosto 1845, e vive con la madre che ha un alloggio nell'azienda dove lavora (arsenale regio). Nell'autunno dello stesso anno incontra don Bosco e partecipa fin da subito all'oratorio diventando un entusiasta amico del futuro santo. Spinto sempre da don Bosco prende la strada del sacerdozio e il 3 ottobre 1853 riceve l'abito clericale ai Becchi di Castelnuovo Don Bosco in una cappella fatta costruire dal sacerdote astigiano.
Il 26 gennaio 1854 don Bosco radunò nella sua camera quattro giovani compagni, dando vita, forse inconsapevolmente, alla congregazione salesiana. Alla riunione erano presenti Giovanni Cagliero e Michele Rua che fu incaricato di stenderne il “verbale”.
Il 25 marzo, nella stanza di don Bosco, Michele fece la sua “professione” semplice: era il primo salesiano. A Valdocco sorgevano laboratori di calzoleria, di sartoria, di legatoria. Molti ragazzi vedevano cambiare la propria esistenza: alcuni poterono studiare, altri vi si radunavano la sera dopo il lavoro, altri ancora solo la domenica. Michele divenne il principale collaboratore del santo, nonostante la giovane età; ne conquistò la totale fiducia, aiutandolo anche nel trascrivere le bozze dei suoi libri, sovente di notte, rubando le ore al sonno. Di giorno si recava all'oratorio S. Luigi, dalle parti di Porta Nuova, in una zona piena di immigrati. I più emarginati erano i ragazzi che, dalle valli, scendevano in città in cerca di lavoro come spazzacamini. Michele, facendo catechismo e insegnando le elementari nozioni scolastiche, conobbe infinite storie di miseria.
Nel febbraio 1858 don Bosco scrisse le Regole della congregazione e il “fidato segretario” passò molte notti a copiare la sua pessima grafia. Insieme, le portarono a Roma, all'approvazione del Beato Pio IX (Giovanni Maria Mastai Ferretti, 1846-1878), che, di proprio pugno, le corresse.
Nel 1859 Pio IX ufficializzò la congregazione salesiana: don Bosco è Superiore Generale e Michele diventa di fatto il “braccio destro" del santo. Un giorno disse: “traevo maggior profitto nell'osservare don Bosco, anche nelle sue azioni più umili, che a leggere e meditare un trattato di ascetismo”.
Il 28 luglio 1860 Michele Rua venne finalmente ordinato sacerdote. Sull'altare della prima messa c'erano i fiori bianchi donati dagli spazzacamini dell'oratorio S. Luigi. Tre anni dopo fu mandato ad aprire la prima casa salesiana fuori Torino: un piccolo seminario a Mirabello Monferrato. Vi stette due anni e tornò in città mentre a Valdocco si costruiva la basilica di Maria Ausiliatrice. Don Rua divenne il riferimento di molteplici attività, rispondendo persino alle lettere indirizzate a don Bosco. Lavorava senza soste e nel luglio 1868 sfiorò persino la morte a causa di una peritonite. Dato per moribondo dai medici, guarì; qualcuno disse per intercessione di Don Bosco. Tra i ragazzi dell'oratorio, oltre settecento, nascevano diverse vocazioni religiose.
Nel 1868 si conclusero i lavori del santuario; nel 1872 si consacrarono le prime Figlie di Maria Ausiliatrice; nel 1875 partirono i primi missionari per l'Argentina guidati da don Cagliero. Nacquero i cooperatori e il bollettino salesiano. Valdocco aveva raggiunto proporzioni enormi, mentre a Roma Pp Leone XIII (Vincenzo Gioacchino Pecci, 1878-1903) chiedeva alla congregazione la costruzione della basilica del Sacro Cuore. Don Bosco era spesso in viaggio per la Francia e la Spagna e don Rua gli era accanto.
Nel 1884 la salute del fondatore ormai declinava e fu il papa stesso a suggerirgli di pensare ad un successore. Don Rua il 7 novembre fu nominato, dal pontefice, vicario con diritto di successione.
Nel gennaio del 1888, nella notte tra il 30 e il 31, alla presenza di molti sacerdoti, accompagnò la mano del santo, nel dare l'ultima benedizione. Rimase poi inginocchiato, davanti alla salma, per oltre due ore.
Don Michele Rua fu un missionario instancabile, fedele interprete del sistema educativo preventivo. Percorrendo migliaia di chilometri visitò le case della congregazione sparse per il mondo, coordinandole come una sola grande famiglia. Diceva che i suoi viaggi gli avevano fatto vedere la “povertà ovunque”. La prima grande industrializzazione fece abbandonare ai contadini le proprie terre, per un misero salario guadagnato in fabbrica dopo interminabili giornate di lavoro. I salesiani toglievano dalla strada molti bambini aprendo oratori e scuole che, pur nella loro semplicità, diventavano in poco tempo centri di accoglienza e istruzione. Fu un grande innovatore in campo educativo: oltre alle scuole, in cui introdusse corsi professionali, organizzò ostelli e circoli sociali.
Dopo aver avuto la gioia di vedere don Bosco dichiarato “venerabile” (1907) e di aver finito di costruire la chiesa di Maria Liberatrice a Roma (1908), don Michele Rua si ammalò e fu costretto a restare al letto. Il suo aiutante Filippo Rinaldi (beatificato il 29 aprile 1990), lo assistette fino all'ultimo.
Morì nella notte tra il 5 e il 6 aprile 1910, mormorando una giaculatoria insegnatagli da don Bosco quando era un ragazzino: “Cara Madre, Vergine Maria, fate ch'io salvi l'anima mia”.
Aveva ricevuto da don Bosco 700 religiosi in 64 case disseminate in 6 paesi; lasciò, al suo successore, 4000 religiosi in 341 case sparse in 30 nazioni, tra cui Brasile, Messico, Ecuador, Cina, India, Egitto, Sudafrica.
Il “secondo padre della famiglia salesiana” fu sepolto a fianco del maestro; la sua tomba è ora venerata nella cripta della Basilica di Maria Ausiliatrice.
Michele Rua è stato proclamato beato il 29 ottobre 1972 dal Servo di Dio Paolo VI (Giovanni Battista Montini, 1963-1978).
Significato del nome Michele : “chi [è grande, potente] come Dio?” (ebraico).
Per approfondimenti & è Beato Michele Rua | |
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رسائل 1381 من 1557 في الفقرة |
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Santo(i) del giorno S. MARCIANO di Siracusa, Vescovo e martire B. ANGELO d'Acri, Sacerdote O.F.M. Cap.B. MARIA TERESA di S. Giuseppe, Suora, fondatriceB. ALESSIO (OLEKSA) Zaryckyj (1912-1963), Sacerdote e martireS. Eutropia, Martire ad Alessandria d'Egitto († cc sec. III)S. Marcello, Martire in Mauritania († 298)SS. Claudio, Lupercio e Vittorio, Martiri in Spagna († cc 303/304)S. Massimo di Cuma, Martire († cc 303)S. Germano di Capua, Vescovo († cc 540) S. Gerardo di Potenza, Vescovo († 1122)B. Benvenuta Boiani di Cividale Friuli (1255-1292), VergineB. Giovanni Slade, Martire in Inghilterra († 1583)B. Terenzio Alberto O'Brien (1601-1647), Vescovo O.P., martire in IrlandaB. Giovanni Michele Langevin, Presbitero e martire in Francia († 1793)B. Maria Restituta (Elena) Kafka (1894-1943), Vergine e martire in AustriaS. Saturnino di Cagliari, Vescovo († sec. III) |
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رسائل 1382 من 1557 في الفقرة |
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Martedì 30 Ottobre 2012
San Marciano di Siracusa Vescovo e martire
La data della sua celebrazione è variamente fissata, secondo le varie fonti che parlano di lui: in Occidente fu inserito per la prima volta nel Martirologio Romano al 14 giugno, dal celebre Cesare Baronio, nel XVII secolo; in Oriente, invece, la sua memoria era già conosciuta e veniva ricordato in alcuni libri il 30 ottobre e in altri il 31. Il Calendario marmoreo di Napoli lo riporta al 30 e in questa ultima data è inserito nell'ultimissima edizione del Martyrologium Romanum.
Le più antiche fonti che parlano di S. Marciano risalgono, comunque, al VII secolo e, quindi, risentono della mancanza di certezze storiche; si rifanno, infatti, a tradizioni locali. Secondo esse Marciano fu discepolo di S. Pietro ad Antiochia (I sec.) e fu da lui inviato nel 39 in Sicilia a predicare il Vangelo.
Qui si fermò a Siracusa [secondo gli Atti degli Apostoli (At 28,12) in questo luogo passò anche S. Paolo, nel 61 d.C., ove sostò per tre giorni] dove operò molte conversioni, accompagnate da miracoli, finché non venne ucciso « da coloro che in quel tempo avevano indegnamente lo scettro del comando ».
Egli, infatti, riuscì a radunare nelle grotte Pelopie di Acradina i primi cristiani siracusani e l'improvvisa diffusione della religione cristiana allarmò il senato ed i giudei i quali, preoccupati della conversione di molti ebrei alla "nuova religione", fecero uccidere il vescovo nel 68 facendolo legare ad una colonna e lapidandolo.
È ritenuto il primo vescovo di Siracusa; le successive narrazioni non aggiungono niente di nuovo a quanto detto, anzi si contraddicono perché pongono la sua morte nel III secolo, se non più tardi, presentandolo arbitrariamente anche come un ottimo religioso e superiore di un monastero.
Anche qualche opera archeologica, come la cosiddetta Cripta di S. Marciano, presso il cimitero di S. Giovanni, non aiuta ad inquadrare meglio il periodo della sua esistenza e morte; infatti, a partire dal secolo XVII, si credeva che la Cripta di S. Marciano fosse stata costruita sul sepolcro del santo e nel contempo sul luogo della sua abitazione e predicazione, datandola quindi al I secolo, invece non è altro che un ipogeo funerario del IV secolo, trasformato in santuario cristiano nel periodo normanno
La più antica raffigurazione di S. Marciano è del secolo VIII-IX quindi del periodo bizantino e si trova nelle catacombe di S. Lucia.
È da aggiungere, che chi sa per quale via sono giunte a Gaeta, forse per mare, alcune reliquie di S. Marciano di Siracusa, che sono nella cripta o Soccorpo della cattedrale, insieme a quelle di altri sei santi.
S. Marciano è venerato come compatrono di Gaeta insieme a S. Erasmo e celebrati in questa città e diocesi il 2 giugno. Fonte principale: santiebeati.it («RIV.»). |
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رسائل 1383 من 1557 في الفقرة |
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Martedì 30 Ottobre 2012
Beato Angelo d'Acri
Sacerdote O.F.M. Cap.
Il Martirologium Romanum pone la data di culto al 30 ottobre, mentre per l'O.F.M. la festività ricorre il 31 ottobre.
ngelo, al secolo Luca Antonio Falcone, figlio di Francesco Falcone e di Diana Enrico, persone di umili origini, nasce in Acri (CS) il 19 ottobre 1669; il 24 giugno 1674 riceve il sacramento della cresima.
Nel 1689, durante la predicazione di padre Antonio da Olivadi, sente il richiamo della vocazione religiosa; entra nel noviziato cappuccino di Dipignano, ma poi ritorna in famiglia.
L'8 novembre 1689 rientra tra i cappuccini nel convento di Belvedere, ma anche stavolta ritorna a casa.
Il 12 novembre 1690 per la terza volta ritorna dai cappuccini e inizia a Belvedere l'anno di noviziato; il 12 novembre 1691 emette i voti solenni.
Dal 1695 al 1700 completa i suoi studi teologici nei vari conventi e il 10 aprile 1700 viene ordinato sacerdote nel duomo di Cassano Jonio.
Dal 1702 al 1739 percorre tutta la Calabria e buona parte del Sud Italia predicando, con prodigi e carismi.
Nel 1724 iniziò la costruzione di un convento di Cappuccinelle in Acri che, poi, venne inaugurato il 1° giugno 1726.
Fu nominato più volte maestro dei novizi, superiore provinciale dal 1717 al 1720 e provisitatore generale nel 1735.
Morì ad Acri il 30 ottobre 1739.
Il 10 ottobre 1744, a soli cinque anni dalla morte, iniziò il processo. Alla Congregazione per le cause dei santi furono presentati i seguenti presunti miracoli per la beatificazione :
Ø L'immediata guarigione di Marianna Bernaudo, sorella del vicario generale di Bisignano, che dimorava in Acri.
Ø La resurrezione di Francesco Sirimarco di Sant'Agata d'Esaro.
Ø L'istantanea e perfetta guarigione del settenne Pietro Sacco da Bisignano.
La causa di beatificazione si concluse il 17 giugno 1821.
Papa Leone XII (Annibale Sermattei Della Genga, 1823-1829) lo proclama beato il 18 dicembre 1825.
Le sue sacre spoglie ora sono raccolte nel monumentale santuario innalzato in Acri tra il 1893 e 1896, elevato a Basilica minore dal Beato Giovanni Paolo II (Karol Józef Wojtyła, 1978-2005).
Per approfondimenti & è Beato Angelo d'Acri Fonte principale : cappuccinivarazze.it (« RIV.»). |
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رسائل 1384 من 1557 في الفقرة |
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Beata Maria Teresa di S. Giuseppe
Suora, fondatrice:
"Karmelitinnen vom Göttlichen Herzen Jesu"
("Suore Carmelitane del Divin Cuore di Gesù")
La data di culto per la Chiesa universale è il 20 settembre, mentre i Carmelitani Scalzi ne fanno memoria il 30 Ottobre.
aria Teresa di S. Giuseppe, al secolo Anna Maria Tauscher van den Bosch, nasce a Sandow, nella Marca di Brandenburgo in Germania (oggi Polonia), il 19 giugno 1855.
Il padre, Ermanno, era Pastore luterano, e la madre, Maria Paolina, pur essendo luterana, aveva un grande amore per la Madre di Dio, per cui, il 24 luglio, quando la piccola venne battezzata, le fece imporre il nome di Anna Maria. Il battesimo le fu amministrato dal nonno paterno, pure lui Pastore luterano.
Maria crebbe e venne educata nella fede dei suoi antenati, ma non aderì mai al Protestantesimo.
Più tardi, il 30 ottobre 1888, quando fece la sua professione di fede nella Chiesa dei Santi Apostoli in Colonia, approdò alla Chiesa cattolica. Questa decisione le procurò, però, numerose umiliazioni e sofferenze tanto che venne espulsa dalla casa paterna e licenziata dal suo impegno di Direttrice dell’Ospedale psichiatrico di Colonia.
Senza casa e senza lavoro, abbandonata da tutti, vagò a lungo prima di giungere in un asilo presso un Istituto religioso; successivamente lavorò invece come dama di compagnia presso una famiglia.
Fu allora che la giovane Maria si accorse che nelle strade di Berlino tanti bambini, per lo più figli di italiani troppo impegnati nel lavoro per badare alla famiglia, erano abbandonati a se stessi. Mossa a compassione, iniziò così a prendersi cura di loro.
Per poter realizzare questo suo scopo fondò una comunità religiosa: il "Carmelo del Divin Cuore di Gesu". Iniziò la sua prima Opera a Berlino, dove il 2 luglio 1891 aprì una prima casa, che chiamò "Casa per i senza casa" e il primo agosto cominciò ad accogliere i primi tre bambini poveri, oltre a riunire altre compagne desiderose come lei di prestare soccorso ai più sfortunati. Ma la sua carità non si limitò solamente ai bambini. Ella si prese cura, infatti, degli anziani, di coloro che erano soli, abbandonati, lontani dalla Chiesa, degli emigrati, dei semplici operai che in qualche modo si trovano ad essere "senza casa".
Nel 1897 avvenne la sua ammissione al Carmelo nella casa generalizia dei Carmelitani Scalzi. Fondò la prima casa in Olanda nel 1898, il primo noviziato a Sittard nel 1899 e poi un altro noviziato a Maldon nel 1901.
La sua grande devozione per San Giuseppe, la spinse a mettere tutte le case dell’Opera sotto la protezione dello Sposo di Maria.
Nel 1903 compie il primo viaggio a Roma. Dopo alcuni mesi si recò a Cremona per dare inizio all’attività in favore dei bambini poveri, nella casetta nell’onorevole Ettore Sacchi.
Nel 1904 Madre Maria Teresa di San Giuseppe tornò per la terza volta a Roma e aprì la Casa madre a Rocca di Papa con l’aiuto del Card. Francesco Satolli, e dei Carmelitani Scalzi, ricevendo la denominazione definitiva di "Suore Carmelitane del Divin Cuore di Gesù". Là, la Madre e le sue prime compagne emisero i primi voti religiosi, validi secondo il diritto canonico, il 3 gennaio 1906.
Dopo 10 anni la sua fondazione si era estesa in varie parti di Europa e, nel 1912, anche in America, con la prima casa a Milwaulkee (Wisconsin).
Mentre si occupava delle nuove fondazioni in America e nel Canada, la Prima Guerra Mondiale scoppiò in Europa e la Casa Madre a Rocca di Papa fu espropriata dal governo italiano, essendo "proprietà tedesca".
Tornata dall'America nel 1920, si mise in cerca di una nuova Casa Madre e Dio la condusse a Sittard in Olanda.
Il carisma di Madre Maria Teresa di S. Giuseppe, consisteva nel mettere lo spirito contemplativo del Carmelo al servizio attivo dell’apostolato diretto. In questo modo rispose con generosità alla chiamata di Dio e alle esigenze del suo tempo.
Madre Maria Teresa sosteneva la necessità di accogliere i figli della Chiesa che hanno smarrito il vero cammino e sono in cerca di consolazione. “Ogni Carmelitana del Divin Cuore di Gesù deve, come un angelo di conforto e di pace, scendere dalle altezze del Carmelo agli uomini, carichi di dolori e senza pace”, era solita affermare.
Trascorse gli ultimi anni della sua vita nella Nuova Casa Madre di Sittard. Per ragioni di salute, non viaggiava più. D'altra parte attendeva, con delicatezza materna, alla formazione spirituale delle sue suore che voleva forti, generose, vere figlie della Chiesa e con un cuore di mamma per i piccoli affidati alle loro cure. S'impegnava alla consolidazione dell'opera fondata elaborando le Costituzioni, facendo i diversi registri e scrivendo i ricordi della guida meravigliosa di Dio nella sua vita.
Dopo aver edificato quanti la conobbero, spirò santamente, ritornando alla casa del Padre, di cui, specialmente negli ultimi anni, aveva una nostalgia infinita. Era il 20 settembre 1938.
Madre Maria Teresa di San Giuseppe è stata elevata agli onori dell'altare, nella cattedrale di Roermond (Paesi Bassi), il 13 maggio 2006. Il rito della beatificazione è stato presieduto, in qualità di rappresentante del Santo Padre, dal Card. Adrianus Johannes Simonis, Arcivescovo di Utrecht.
Le Carmelitane del Divin Cuore di Gesù si dedicano all'assistenza e all'educazione dei giovani e alle opere di pastorale sanitaria.
Sono presenti :
Ø in Europa : Austria, Croazia, Germania, Islanda, Italia, Paesi Bassi, Russia, Ungheria;
Ø nelle Americhe : Brasile, Canada, Nicaragua, U.S.A., Venezuela;
Ø in Africa : Cameroun, Nigeria .
La Sede generalizia, dal 1922, è a Sittard (Limburgo, Paesi Bassi).
Al 31 dicembre 2005 l'Istituto contava 454 religiose in 53 case.
Per approfondimenti & è Biografia Fonti principali : scuolareginacarmeli.it; vatican.va; wikipendia.org (« RIV.»). |
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رسائل 1385 من 1557 في الفقرة |
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Mercoledì 31 Ottobre 2012
Santo(i) del giorno S. VOLFANGO di Ratisbona, Vescovo S. ALFONSO Rodriguez, Religioso S.J.B. ANGELO d'Acri, Sacerdote O.F.M. Cap.S. Epimachio Pelusiota, Martire ad Alessandria d'Egitto († cc 250)S. Quintino di Vermand, Martire († sec. III)B. Cristoforo di Romagna, Sacerdote O.F.M. († Cahors, Francia, 1272)B. Tommaso Bellaci da Firenze (1370-1447), Religioso O.F.M. B. Domenico Collins (cc 1566-1602), Religioso S.J. e martire in IrlandaB. Leone (Leon) Nowakowski (1913-1939), Sacerdote e martireB. Maria Purissima della Croce (Maria Isabel Salvat Romero, 1926-1998), Vergine |
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رسائل 1386 من 1557 في الفقرة |
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Mercoledì 31 Ottobre 2012
San Volfango di Ratisbona
Vescovo Patrono dei boscaioli
olfango nacque a Pfulligen, in Svevia, intorno al 925. Figlio di una famiglia benestante ebbe un chierico come precettore dei primi anni; fu quindi allievo della famosa scuola dell'abbazia di Raichenau dove si distinse per talento e modestia sotto la guida di Stefano da Novara, illustre maestro dell'epoca.
Strinse, in questi anni, una duratura amicizia con Enrico, che successivamente divenne Vescovo di Treviri (Renania) e che fu decisivo nelle successive decisioni della sua vita. Durante gli studi, proseguiti poi a Würzburg, Volfango maturò una chiara vocazione monastica cui però non diede immediato seguito per le pressioni dell'amico Enrico che lo volle con sé a Treviri come decano del Capitolo.
Anche come insegnante Volfango si distinse, attirando molti giovani chierici alle sue lezioni. Per tutta la durata del suo episcopato Enrico cercò di convincere Volfango ad assumere cariche pubbliche ed onorifiche ottenendo però sempre un rifiuto. Alla morte dell'amico Volfango si fece finalmente monaco scegliendo il monastero di Einsiedeln, noto per la rigidità con cui veniva applicata la regola benedettina; era il 964 e Volfango aveva circa quarant'anni.
Intorno al 970 il Vescovo Ulrico di Augusta lo ordinò sacerdote durante una visita al monastero. Dopo questo avvenimento, e a seguito di una visione, Volfango sentì un forte impulso a lasciare il convento e a dedicarsi all'evangelizzazione di quei grandi territori dell'Europa centrale che stavano, in quegli anni, entrando in contatto con il Cristianesimo, come la Boemia e la Pannonia (attuale Ungheria).
Come monaco errante ebbe scarso successo presso i Magiari e la sua missione portò pochissimi frutti. Non passò però inosservata al Vescovo Pellegrino, di Passavia, che, convocatolo, ne conobbe le grandi qualità e lo propose ad Ottone I per la nomina a Vescovo di Ratisbona. Con qualche resistenza nel 972 Volfango accettò di essere nominato Vescovo con un'autorità che copriva tutta la Boemia.
In qualità di Vescovo si distinse per una condotta di vita santa, frugale e saggia. Contro le abitudini del tempo, tese ad accumulare poteri temporali, prese due coraggiose decisioni che consentirono lo sviluppo del Cristianesimo nelle terre a lui affidate: rinunciò alla Boemia per erigerla come diocesi autonoma con sede a Praga e rinunciò al priorato di Raichenau. In entrambi i casi volle infatti che nuovi giovani pastori (il vescovo e il priore) fossero a più stretto contatto con il popolo loro affidato per meglio sostenerne la fede.
Quando nel 976 esplose una dura lotta tra Enrico il Litigioso e Ottone II, cui Volfango era fedele come legittimo Imperatore, si ritirò presso l'abbazia di Mondsee per poi rientrare a Ratisbona una volta terminato il conflitto.
Questo breve ritiro è all'origine di una leggenda che lo vuole, in quel periodo, eremita tra i boschi, cosa che in seguito lo farà ritenere patrono dei boscaioli.
Nel 994, durante un viaggio pastorale lungo il Danubio, fu colto da una grave malattia. Sentendosi prossimo alla morte si fece trasportare nella vicina chiesa di Pupping dove si confessò, si comunicò e spirò ai piedi dell'altare la notte del 31 ottobre 994.
Le sue spoglie furono trasferite solennemente nel monastero si S. Emmerman per la sepoltura. Attualmente le sue reliquie riposano nella cattedrale di Ratisbona. Moltissimi i miracoli a lui attribuiti sulla sua tomba.
Venne canonizzato il 7 ottobre 1052 da S. Leone IX (Brunone dei Conti di Egisheim-Dagsburg, 1049-1054) durante una visita a Ratisbona (Regensburg) della quale Volfango era stato Vescovo.
Benché dotto e letterato e per lungo tempo insegnante non si conoscono scritti di S. Volfango; le parole che di lui si conoscono sono solo quelle tramandate dai suoi biografi. Decisiva e storicamente rilevabile è invece l'impronta che lasciò su quanti seguirono i suoi insegnamenti. L'imperatore Enrico II, che divenne a sua volta santo, fu educato in gioventù proprio da S. Volfango. Il suo discepolo prediletto, Tagino, divenne vescovo di Magdeburgo, mentre altri suoi tre condiscepoli lo divennero di Treviri, Liegi e Merseburgo. Un'altra sua discepola, Gisella, divenne moglie di Stefano I re di Ungheria anch'egli santo.
Significato del nome Volfango: «che va, cammina come il lupo» (tedesco). Fonte principale: wikipendia.org (« RIV.»). |
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رسائل 1387 من 1557 في الفقرة |
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Mercoledì 31 Ottobre 2012
S. Alfonso Rodriguez
Religioso S.J.
lfonso (o Alonso) Rodriguez nacque a Segovia, nella Spagna, il 25 luglio 1531; dopo la morte prematura del padre, si dedicò al commercio e, intorno al 1560, contrasse matrimonio.
Morta la moglie e i figli, nel 1571 fu ricevuto nella Compagnia di Gesù come fratello e nello stesso anno fu inviato a Palma nell'isola di Maiorca, dove nel collegio della Compagnia esercitò fino alla morte l'ufficio di portinaio.
Fu provato da un lungo conflitto spirituale, ma anche insignito dall'alto di straordinari doni carismatici.
Grande era la devozione che Alfonso nutriva per la Santissima Vergine che pregava soprattutto con il Rosario; grazie all’intercessione della Madre di Dio, infatti, si compirono eventi straordinari. Ha lasciato numerosi scritti mistici e spirituali, raccolti e pubblicati tra il 1885 ed il 1887, tra i quali le famose “Memorie” redatte per ordine dei suoi superiori: splendida manifestazione della santità e della sapienza interiore di una creatura straordinariamente plasmata da Dio.
Morì a Palma di Maiorca il 31 ottobre 1617.
Papa Leone XII ( Annibale Sermattei Della Genga, 1823-1829) ne autorizzò la beatificazione con il breve del 20 maggio 1825; venne canonizzato da Pp Leone XIII (Vincenzo Gioacchino Raffaele Luigi Pecci, 1878-1903) il 15 gennaio 1888.
S. Alfonso Rodriguez è il patrono dei portieri e degli uscieri e patrono di Palma di Maiorca.
Significato del nome Alfonso : "valoroso e nobile" (tedesco).
Per approfondimenti & è Sant'Alfonso Rodriguez Fonte principale : gesuiti.it (« RIV.»).
Preghiera
O Dio, che nel fedele servizio del nostro fratello Alfonso ci hai mostrato la via della gloria e della pace, concedi a noi di mantenerci operosi seguaci di Gesù Cristo, il quale fattosi servo di tutti, vive e regna con te, nell'unità dello Spirito Santo, per tutti i secoli dei secoli. |
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رسائل 1388 من 1557 في الفقرة |
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Mercoledì 31 Ottobre 2012
Beato Angelo d'Acri
Sacerdote O.F.M. Cap.
Il Martirologium Romanum pone la data di culto al 30 ottobre, mentre per l'O.F.M. la festività ricorre il 31 ottobre.
ngelo, al secolo Luca Antonio Falcone, figlio di Francesco Falcone e di Diana Enrico, persone di umili origini, nasce in Acri (CS) il 19 ottobre 1669; il 24 giugno 1674 riceve il sacramento della cresima.
Nel 1689, durante la predicazione di padre Antonio da Olivadi, sente il richiamo della vocazione religiosa; entra nel noviziato cappuccino di Dipignano, ma poi ritorna in famiglia.
L'8 novembre 1689 rientra tra i cappuccini nel convento di Belvedere, ma anche stavolta ritorna a casa.
Il 12 novembre 1690 per la terza volta ritorna dai cappuccini e inizia a Belvedere l'anno di noviziato; il 12 novembre 1691 emette i voti solenni.
Dal 1695 al 1700 completa i suoi studi teologici nei vari conventi e il 10 aprile 1700 viene ordinato sacerdote nel duomo di Cassano Jonio.
Dal 1702 al 1739 percorre tutta la Calabria e buona parte del Sud Italia predicando, con prodigi e carismi.
Nel 1724 iniziò la costruzione di un convento di Cappuccinelle in Acri che, poi, venne inaugurato il 1° giugno 1726.
Fu nominato più volte maestro dei novizi, superiore provinciale dal 1717 al 1720 e provisitatore generale nel 1735.
Morì ad Acri il 30 ottobre 1739.
Il 10 ottobre 1744, a soli cinque anni dalla morte, iniziò il processo. Alla Congregazione per le cause dei santi furono presentati i seguenti presunti miracoli per la beatificazione :
Ø L'immediata guarigione di Marianna Bernaudo, sorella del vicario generale di Bisignano, che dimorava in Acri.
Ø La resurrezione di Francesco Sirimarco di Sant'Agata d'Esaro.
Ø L'istantanea e perfetta guarigione del settenne Pietro Sacco da Bisignano.
La causa di beatificazione si concluse il 17 giugno 1821.
Papa Leone XII (Annibale Sermattei Della Genga, 1823-1829) lo proclama beato il 18 dicembre 1825.
Le sue sacre spoglie ora sono raccolte nel monumentale santuario innalzato in Acri tra il 1893 e 1896, elevato a Basilica minore dal Beato Giovanni Paolo II (Karol Józef Wojtyła, 1978-2005).
Per approfondimenti & è Beato Angelo d'Acri Fonte principale : cappuccinivarazze.it (« RIV.»). |
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رسائل 1389 من 1557 في الفقرة |
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Santo(i) del giorno S. NUÑO ÁLVARES PEREIRA, Comandante forze armate, carmelitanoB. TEODORO GIORGIO ROMŽA, Vescovo e martireS. Cesario (Cartagine, 84 † Terracina, inizi sec. II), Diacono e martireS. Benigno di Digione (F), Presbitero e martire († sec. inc.)S. Severino di Tivoli, Monaco († cc sec. VI) S. Magno de' Trincheri, Vescovo di Milano († sec. VI)BB. Pietro Paolo Navarro e compagni, Martiri in Giappone († 1622)S. Girolamo Hermosilla (1800-1861), Vescovo e martire nel TonchinoS. Valentino Berrio Ochoa (1827-1861), Vescovo e martire nel TonchinoB. Rupert Mayer (1876-1945), Sacerdote S. J. e martire del nazismoSS. Giovanni (vescovo) e Giacomo (presbitero), Martiri in Persia († 341) |
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رسائل 1390 من 1557 في الفقرة |
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Giovedì 1° Novembre 2012
Beato Teodoro Giorgio Romža
Vescovo e martire
eodoro Giorgio (Tivadar Gyrgy) Romža nacque il 14 aprile 1911, a Velykyj Byčkiv, in Transcarpazia, nell'impero austro-ungarico, ultimo di nove figli di Pál Romža e Maria Szemák. Visse nella complicata realtà di quella regione. Nato in Ungheria, diventò cittadino cecoslovacco e morì sotto il regime sovietico. Vide cambiare nome della sua patria almeno cinque volte. Suo padre era ferroviere e la madre educava i suoi figli con tenerezza e saggezza.
Teodoro frequentò le scuole elementari del suo paese natale e, dal 1922 al 1930, studiò con gran profitto al ginnasio scientifico di Huszt, dopodiché venne inviato a Roma al Pontificio Collegio Germanico-Ungarico, ove studiò alla Pontificia Università Gregoriana. Dopo la morte di mons. Peter Gebe, che aveva finanziato i suoi studi, si trovò senza mezzi di sostentamento e in questa situazione si rivolse al suo Vescovo diocesano Alexander Sztojka per chiedere l'autorizzazione di passare dal Collegio Germanico al Russicum (collegio del Vaticano volto alla preparazione di padri destinati a operare nella Russia comunista). Il trasferimento al Russicum avvenne il 7 settembre 1934 senza interrompere gli studi alla Gregoriana.
Nel Natale del 1936 Teodoro Romža venne ordinato sacerdote, nella Basilica di Santa Maria Maggiore, dal Vescovo russo Alexander Jevrejinov.
Nel 1937 ritornò in patria per compiere il servizio militare; nel 1938, conclusa la leva militare, don Romža fu nominato amministratore delle parrocchie nei villaggi Berezova ed Alsòbisztra, poco lontano dal suo paese; dal 1939 fu direttore spirituale del Seminario di Ungvár e professore di filosofia all'Accademia teologica.
L'8 settembre 1944 fu nominato Vescovo titolare di Appia ed ausiliare dell'amministratore apostolico di Mukačeve (Ucraina); il 24 settembre 1944 ricevette la consacrazione, quale Vescovo più giovane della Chiesa cattolica di allora nella cattedrale di Užhorod. Questo richiedeva di assumere la funzione più difficile nel governo della diocesi di Mukačeve: nei monti Carpazi stavano già imperversando i combattimenti della Seconda Guerra Mondiale.
Sembra che il giovane Vescovo presentisse ormai la situazione quando, poco prima dell'arrivo della Armata Rossa, scrisse: « La frontiera fra Užhorod e l'Unione Sovietica sta solo a sessanta chilometri di distanza... Che avvenga quello che deve avvenire. Il mio scopo e svolgere il mio lavoro apostolico appunto fra loro. Non ho nessuna intenzione di scappare... D'altra parte, non sarebbe una disgrazia se mi uccideranno. Morire per Cristo significa vivere in eterno ».
Nell’ottobre del 1944, l’Armata Rossa entrò nella Regione Subcarpatica e la Diocesi con la guida del suo vescovo si trovò di fronte alla pretesa dei russi di appoggiare l’unione della Regione con l’Ucraina Sovietica.
Richiamandosi al carattere apostolico della Chiesa, essa prese le distanze dalla proposta e questo fu interpretato come un’opposizione al potere dello Stato.
La repressione cominciò subito e dal 1944 il clero greco-cattolico fu perseguitato e imposto la consegna delle chiese alla Chiesa Ortodossa pravoslava, il regime inoltre impediva il funzionamento della diocesi di Mukačeve di cui Teodoro era vescovo.
Nel 1945 la Regione Subcarpatica fu annessa all’Ucraina e qui la persecuzione divenne più visibile, i conflitti con i pravoslavi divennero frequenti, mentre i fedeli greco-cattolici si schieravano coraggiosamente a difesa dei loro sacerdoti, il vescovo Teodoro, indomito nei suoi principi, era presente in ogni posto per confortare e sostenere clero e fedeli in questo periodo buio della storia della Chiesa greco-cattolica.
E quando nel 1946, dopo il consolidamento del potere sovietico nella Regione e dell’incorporazione delle diocesi greco-cattoliche della Galizia nel patriarcato ortodosso di Mosca, l’unica diocesi greco-cattolica che funzionasse nella Regione Subcarpatica era quella di Mukačeve. Le autorità sovietiche erano ben consce della grande fede cattolica di questo popolo e della intrepida difesa del suo clero guidato dal giovane vescovo, pertanto non vollero usare la violenza per eliminarli e convogliarli forzatamente nella Chiesa Ortodossa fedele allo Stato.
Nel 1947, comunque a livello degli organi superiori dell’URSS fu decisa l’eliminazione del vescovo Teodoro Romža con morte violenta, Nikita Krusciov, allora capo del partito nell’Ucraina, ne ottenne l’autorizzazione da Stalin. Quando il vescovo, che era controllato continuamente nei suoi spostamenti, chiese il permesso di recarsi presso una chiesa nel suo distretto, gli fu accordato, con lo scopo di approfittare dell’occasione per creare un incidente automobilistico in cui poteva perdere la vita.
Il 27 ottobre 1947, la carrozza a cavallo del vescovo e del suo seguito, fu investita da un camion pesante e gli attentatori, con spranghe di ferro, cercarono di ammazzare i superstiti, ma la comparsa di un furgone postale li fece fuggire. Ricoverati nell’ospedale di Mukačeve, ebbero subito la visita del generale Pavel Sudoplatov del Ministero della Sicurezza Statale, il quale, con l’aiuto del medico primario e di un’infermiera "di fiducia" del regime, fece somministrare al vescovo una dose del potente veleno curaro che provocò l’immediata morte il 1° novembre 1947; lo stesso generale lo raccontò nelle sue memorie.
Teodoro Romža morì dicendo: « O Gesù... ». Il 4 novembre fu sepolto nella cattedrale di Užhorod.
La sua morte diede il coraggio a tutto il suo clero di opporsi alla distruzione della diocesi e ben 128 sacerdoti presero la via della prigionia e l’internamento in Siberia; la Chiesa greco-cattolica continuò nel nascondimento a vivere, in mezzo a continui controlli e persecuzioni, testimoniando la grande fede e il legame con la Sede Apostolica di Roma.
Dal 1991 la cattedrale di Užhorod è nuovamente tornata al servizio della chiesa greco-cattolica
Il 27 giugno 2001, Teodoro Romža è stato innalzato agli onori dell'altare, dal Beato Giovanni Paolo II (Karol Józef Wojtyła, 1978-2005) durante il suo pellegrinaggio apostolico in Ucraina.
Significato del nome Teodoro: "regalo, dono di Dio" (greco).
Fonti principali : igw-resch-verlag.at; santiebeati.it (« RIV.»).
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رسائل 1391 من 1557 في الفقرة |
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Giovedì 1° Novembre 2012
San Nuño de Santa Maria Álvares Pereira
Comandante generale delle forze armate,
oblato nell'Ordine dei Carmelitani
uño Álvares Pereira nacque in Portogallo il 24 giugno 1360, molto probabilmente a Cernache do Bomjardin, figlio illegittimo di fra’ Álvaro Gonçalves Pereira, cavaliere degli Ospedalieri di S. Giovanni di Gerusalemme e priore di Crato, e di donna Iria Gonçalves do Carvalhal. Circa un anno dopo la nascita, il bambino fu legittimato per decreto reale e poté ricevere l’educazione cavalleresca tipica dei rampolli delle famiglie nobili del tempo.
A tredici anni divenne paggio della regina Leonor, fu accolto a corte e ben presto fu creato cavaliere. A sedici anni, per volere del padre, sposò una giovane ricca vedova, donna Leonor de Alvim. Dalla loro unione nacquero tre figli, due maschi, morti in tenera età, e una bambina, Beatriz, che avrebbe poi sposato il figlio del re João I, Afonso primo duca di Bragança.
Quando morì il re Fernando, morto senza eredi maschi il 22 ottobre 1383, suo fratello, João, si trovò impegnato nella contesa per la corona lusitana, che gli veniva contestata dal re di Castiglia, il quale aveva sposato la figlia del defunto re. Nuño si schierò dalla parte di João, il quale lo volle come suo connestabile, cioè comandante in capo dell’esercito. Nuño condusse così l’esercito portoghese alla vittoria in varie occasioni fino alla battaglia di Aljubarrota (14 agosto 1385), che avviò il conflitto verso la fine.
Le capacità militari di Nuño, però, erano temperate da una spiritualità sincera e profonda, L’amore per l’eucaristia e per la Vergine costituivano i cardini della sua vita interiore. Assiduo nella preghiera mariana, digiunava in onore di Maria nei giorni di mercoledì, venerdì, sabato e nelle vigilie delle sue feste. Ogni giorno partecipava alla messa, anche se poteva ricevere l’eucaristia solo in occasioni delle maggiori festività. Lo stendardo che scelse come insegna personale portava le immagini del Crocifisso, di Maria e dei santi cavalieri Giacomo e Giorgio. Fece costruire a proprie spese numerose chiese e monasteri, tra cui ricordiamo il Carmine di Lisbona e la chiesa di S. Maria della Vittoria a Batalha.
Alla morte della moglie, nel 1387, Nuño non volle passare a nuove nozze e fu esempio di vita illibata. Quando si raggiunse la pace, donò ai reduci larga parte dei suoi beni, di cui si disfece totalmente quando, nel 1423, decise di entrare nel convento dei Carmelitani da lui fondato, prendendo il nome di fra’ Nuno de S. Maria. Sospinto dall’Amore abbandonava in tal modo le armi e il potere per lasciarsi rivestire dell’armatura spirituale raccomandata dalla Regola del Carmelo. Compiva in tal modo un cambiamento radicale di vita, che portava a compimento il cammino di fede autentica che egli aveva sempre seguito.
Avrebbe desiderato ritirarsi in una comunità lontana dal Portogallo, ma il figlio del re, don Duarte, glielo impedì. Nessuno però poté proibirgli di dedicarsi all’elemosina a favore del convento e soprattutto dei poveri, che continuò ad assistere e a servire in ogni modo. Per loro organizzò una distribuzione quotidiana di cibo e non si tirava mai indietro di fronte alle loro richieste. Il connestabile del re di Portogallo, comandante in capo dell’esercito e condottiero vittorioso, il fondatore e benefattore della comunità carmelitana, entrando in convento, non volle privilegi, ma scelse per sé il rango più umile di frate donato e si mise a totale servizio del Signore, di Maria, la tenera Patrona sempre venerata, e dei poveri, nei quali riconosceva il volto stesso di Gesù.
Significativo fu anche il giorno della morte di fra’ Nuño de S. Maria: la domenica di Pasqua, il 1° aprile 1431, e subito fu considerato santo dal popolo, che iniziò a chiamarlo “o Santo Condestavel”.
Ma, se la fama di santità di Nuño restò costante e anzi aumentò con il tempo, ben più complesso è stato l’iter del processo di canonizzazione, che iniziò ben presto promosso dai sovrani portoghesi e poi dall’Ordine Carmelitano, ma incontrò innumerevoli ostacoli di natura esterna. Solo nel 1894 il p. Anastasio Ronci, allora postulatore generale dei Carmelitani, riuscì a far introdurre il processo per il riconoscimento del culto ab immemorabili del Beato Nuño, che nonostante le difficoltà dovute ai tempi poté concludersi felicemente il 23 dicembre 1918 con il decreto Clementissimus Deus di Pp Benedetto XV (Giacomo della Chiesa, 1914-1922).
Anche le reliquie furono traslate più volte dal sepolcro originale nella chiesa del Carmine, finché, nel 1961, in occasione del sesto centenario della nascita del Beato Nuño, fu organizzato un pellegrinaggio del prezioso reliquiario d’argento, in cui erano state deposte, ma poco dopo esso venne rubato e le reliquie mai più ritrovate; al loro posto furono collocate alcune ossa già conservate altrove. La scoperta, nel 1996, del sito primitivo della tomba con alcuni frammenti di ossa compatibili con le reliquie note, ha riacceso il desiderio di vedere presto il Beato Nuño proclamato Santo dalla Chiesa.
Il postulatore generale dei Carmelitani, p. Felipe M. Amenós y Bonet, ottenne la ripresa della causa che nel frattempo era stata corroborata da un presunto miracolo, avvenuto nel 2000. Furono svolte le rispettive inchieste, e il 3 luglio 2008, Papa Benedetto XVI disponeva la promulgazione del decreto sul miracolo per la canonizzazione e durante il Concistoro del 21 febbraio 2009 ha disposto che il Beato Nuño venga iscritto nell’Albo dei Santi.
La canonizzazione ha avuto luogo sul Sagrato della Basilica Vaticana il 26 aprile 2009.
La data di culto è collocata al 1° novembre. Nel Portogallo, invece, viene festeggiato il 6 novembre. I Carmelitani Scalzi ne fanno memoria il 1° Aprile (dies natalis). Fonte principale : vatican.va (« RIV.»). |
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رسائل 1392 من 1557 في الفقرة |
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Santo(i) del giorno B. PIO (Luigi) CAMPIDELLI, PassionistaS. Vittorino, Vescovo e martire († 303)S. Giusto di Trieste, Martire († 303)SS. Carterio, Stiriaco, Tobia, Eudosio, Agapio e compagni, Martiri († cc 302)SS. Acindino, Pegasio e compagni, Martiri in Persia († 341/345 cc)S. Ambrogio, Abate († cc 520) B. Giovanni Bodey, Martire in Inghilterra († 1583) |
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أول
سابق
1378 a 1392 de 1557
لاحق
آخر
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