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| From: Enzo Claudio (Original message) |
Sent: 29/11/2009 08:44 |
Domenica 29 Novembre
San Francesco Antonio Fasani
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Lucera, 6 agosto 1681 - Lucera, 29 novembre 1742
Ancor giovane fu accolto tra i Minori Conventuali. Si distinse subito per la sua vita integerrima e fu esempio di austerità e zelo sacerdotale. Eletto Ministro Provinciale promosse le regolare disciplina in tutta la Provincia. Propagò la devozione alla Vergine Immacolata, e per circa 40 anni si rese famoso nelle Puglie per la sua ardente parola e per la grande carità verso i poveri, gli orfani e i carcerati. Fu canonizzato da Giovanni Paolo II il 13 aprile 1986.
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Altri Santi del giorno
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Giovedì 18 Ottobre 2012
San Luca Evangelista (Festa)
uca Evangelista (in greco Λουκάς), venerato come santo dalla Chiesa cattolica e dalla Chiesa ortodossa, è autore del Vangelo, che porta il suo nome, e degli Atti degli Apostoli : terzo e quinto libro del Nuovo Testamento. Per i cattolici è il santo patrono degli artisti e dei dottori, e si festeggia il 18 ottobre. Viene venerato anche dalla Chiesa copta.
Luca nacque ad Antiochia, da famiglia pagana, ed esercitava la professione di medico. Ad Antiochia aveva conosciuto Paolo di Tarso, qui condotto da Barnaba per formare alla fede la nuova comunità composta da ebrei e pagani convertiti al cristianesimo.
Luca diventa discepolo degli apostoli e Paolo lo cita in alcune sue lettere : « con Marco, Aristarco, Dema e Luca, miei collaboratori. » (Fm 1,23-24); « Vi salutano Luca, il caro medico, e Dema.» (Col 4,14); «Solo Luca è con me. Prendi Marco e portalo con te, perché mi sarà utile per il ministero .» (2Tm 4,11). Questa è l'ultima notizia certa dell'evangelista.
Luca possiede una buona cultura: lo si vede dal suo greco fluente ed elegante, dalla sua ottima conoscenza della Bibbia scritta in greco, detta “dei Settanta”, ed infine da come, di tanto in tanto, affiorano punti di contatto con il modo di scrivere degli storici greci del suo tempo. Il suo Vangelo, scritto probabilmente tra gli anni 80-90 d.C. e gli Atti, sono dedicati ad un certo Teofilo. Ma che c'entra Teofilo? E chi lo conosce? Da sempre pare un po' abusivo questo personaggio ignoto, che si vede riverito e lodato all'inizio del vangelo di Luca e citato negli Atti. La risposta si trova nella formazione ellenistica dell'autore. Con la dedica fatta a Teofilo, che doveva essere un cristiano eminente, egli segue l'uso degli scrittori classici, che appunto erano soliti dedicare le loro opere a personaggi insigni. Altra ipotesi, forse la più attendibile, è che egli intendesse dedicare i suoi libri proprio a chi ama Dio (Teofilo = amante di Dio).
Luca sente parlare per la prima volta di Gesù nel 37 d.C., quindi non ha mai conosciuto Gesù se non tramite i racconti degli apostoli e di altri testimoni: tra questi ultimi dovette esserci Maria di Nazareth, cioè la madre di Gesù, poiché le informazioni sull'infanzia di Gesù che egli riporta sono troppo specifiche e quasi riservate per poterle considerare acquisite da terze persone.
L'evangelista Luca è, dunque, particolarmente l'evangelista della Madonna. Solo lui ci ha tramandato l'annunciazione, la visitazione, le scene del Natale, della presentazione al tempio di Gesù.
Si può anche dire che Luca è l'evangelista del cuore di Gesù, perché ci rivela meglio la sua misericordia
Ø È l'evangelista della parabola del figlio prodigo: un tesoro che si trova soltanto nel suo Vangelo, della dramma perduta e ritrovata;
Ø È l'evangelista della carità: lui solo racconta la parabola del buon samaritano, e parla dell'amore di Gesù per i poveri con accenti più teneri degli altri: presenta il Signore che si commuove davanti al dolore della vedova di Nain; che accoglie la peccatrice in casa di Simone il fariseo con tanta delicatezza e le assicura il perdono di Dio; che accoglie Zaccheo con tanta bontà da cambiare il suo esoso cuore di pubblicano in un cuore pentito e generoso.
Luca è dunque l'evangelista della fiducia, della pace, della gioia: in una parola si può dire che è l'evangelista dello Spirito Santo.
Negli Atti degli Apostoli è lui che ha trovato la formula tanto cara alle comunità cristiane: “formare un cuor solo e un'anima sola”.
L’Evangelista morì all'età di 84 anni e sarebbe stato sepolto a Tebe, capitale della Beozia. Secondo quanto riportato da S. Girolamo (De viri ill. VI, I), le sue ossa furono trasportate a Costantinopoli nella famosa Basilica dei Santi Apostoli. Le sue spoglie giunsero poi a Padova, dove tuttora si trovano nella basilica di S. Giustina; solo la testa è invece conservata a Praga.
Unico evangelista non ebreo, il suo emblema è il bue (simbolo di tenerezza, dolcezza e mansuetudine).
Significato del nome Luca: «della Lucania» oppure «[nato] alle prime luci, di primo mattino» (latino).
Per & è Vangelo secondo Luca è Atti degli Apostoli Fonti principali: wikipendia.org; santiebeati.it («RIV.»). |
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Venerdì 19 Ottobre 2012
Santo(i) del giorno S. PAOLO DELLA CROCE, Sac. e fondatore (mf)SS. Martiri del Canada († 1642-1649)SS. Tolomeo, Lucio e compagni, Martiri a Roma († cc 160)S. Asterio di Ostia, Martire († cc sec. III)SS. Sabiniano e Potenziano, Martiri in Francia († cc sec. IV)S. Varo, Soldato e martire in Egitto († 307) S. Filippo Howard (1557-1595), Martire in InghilterraSS. Luca Alonso Gorda e Matteo Kohioye, Domenicani e martiri († 1634)B. Agnès de Jésus Galand de Langeac (1602-1634), VergineB. Jerzy Popiełuszko, (1947-1984), cappellano di «Solidarność», martire |
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Venerdì 19 Ottobre 2012
San Paolo della Croce
Sacerdote e fondatore dei “Passionisti” e “Passioniste”
(memoria facoltativa)
aolo della Croce, al secolo Paolo Francesco Danei, di famiglia nobile per origine, nacque, primo di sedici figli, a Ovada (AL) il 3 gennaio 1694 da Luca e Anna Maria Massari; venne battezzato il 6 gennaio. Nel 1701 l'intera famiglia si trasferì a Castellazzo Bormida (AL).
Ricevette la sua prima educazione da un sacerdote che teneva una scuola per ragazzi a Cremolino (AL). Fin dalla più giovane età trascorreva molto tempo in preghiera, partecipava ogni giorno alla messa, si accostava spesso ai sacramenti, attendeva ai suoi doveri di studente e dedicava i suoi ritagli di tempo libero alla lettura e visitando le chiese; ivi trascorreva parecchio tempo in adorazione prima di ricevere l'eucaristia di cui era un ardente devoto.
All'età di quindici anni lasciò la scuola e tornò a casa sua a Castellazzo. Nel 1713, secondo la tradizione devozionale, un "intervento della grazia" avrebbe operato la sua conversione spirituale.
Nel 1720 si sentì ispirato a fondare l'Istituto Missionario dei Passionisti. Egli stesso scrisse: « In questo tempo mi vidi in spirito vestito di nero sino a terra, con una croce bianca in petto e sotto la croce il nome SS. di Gesù in lettere bianche. »
Nel 1721, rivestito di una tunica nera dal vescovo di Alessandria, suo padre spirituale, portando l'emblema della passione di Gesù, scalzo e a capo scoperto, si ritirò in un'angusta cella dietro la chiesa dei ss. Carlo ed Anna in Castellazzo Bormida. In questa cella, nell'inverno 1721-1722, vi stese la Regola della nuova congregazione sulla base delle indicazioni che avrebbe ricevuto in una visione, come riporta nell'introduzione alla copia originale della Regola stessa.
Il 7 giugno 1727 fu ordinato sacerdote, assieme al fratello Giovanni Battista, da Pp Benedetto XIII (Pietro Francesco Orsini, 1724-1730), nella basilica di S. Pietro. Poi, ritiratisi sul Monte Argentario (GR), Paolo e Giovanni videro arrivare altri giovani affascinati dalla loro scelta. Sono i primi Passionisti, che il fondatore educa come predicatori agguerriti: invece dei Turchi, attaccheranno l'ignoranza, l'irreligiosità, l'abbandono del Vangelo. Il fondatore lavora alla loro formazione da vicino e da lontano: restano di lui duemila lettere, ma, certamente, ne ha scritte molte di più.
Il 15 maggio 1741 Pp Benedetto XIV (Prospero Lorenzo Lambertini, 1740-1758) gli concedeva di nominare la comunità, ormai sorta, “Congregazione dei Chierici regolari della croce e passione di nostro Signore Gesù Cristo”, che la gente chiamò più semplicemente “Passionisti”. In quell’occasione Paolo mutò il proprio cognome, Danei, in “della Croce”. I passionisti vestono di nero, hanno una larga cintura in pelle e sul petto uno stemma a forma di cuore, sormontato da una Croce, su cui spiccano in bianco le parole: JESU XPI PASSIO (Passione di Gesù Cristo).
Durante il primo Capitolo, che si tenne sul monte Argentario il 10 aprile 1747, Paolo, contro la sua volontà, fu eletto all'unanimità primo superiore generale, carica che ricoprì fino alla morte.
Il 3 maggio 1771, con la collaborazione della venerabile madre Crocifissa Costantini, fondò le “Claustrali Passioniste”.
Fu instancabile nei suoi doveri apostolici e mai, fino alla sua ultima ora, rigettò qualche aspetto del suo austero modo di vivere.
Infine, succube di una grave malattia, morì per le austerità e per l'età avanzata (81 anni), a Roma, il 18 ottobre 1775.
Il Padre dei Passionisti venne proclamato, da Pp Pio IX (Giovanni Maria Mastai Ferretti, 1846-1878), Beato nel 1852 e Santo il 29 giugno 1867.
Dal 25 aprile 1880 i resti mortali del Santo si conservano a Roma nella cappella della Basilica romana dei SS. Giovanni e Paolo sul monte Celio, vicino al Colosseo.
Dal 3 al 6 maggio 2006 sono stati portati a Novoli (LE), nell'ambito di una Peregrinatio nel Sud-Italia per festeggiare il Centenario della Provincia religiosa di Puglia, Calabria e Basilicata.
Col nuovo calendario la ricorrenza è stata spostata dal 28 aprile al 19 ottobre.
Significato del nome Paolo: «piccolo, modesto» (latino).
Per approfondimenti & è San Paolo della Croce
Fonte principale: wikipendia.org («RIV.»).
Preghiera a S. Paolo della Croce
O glorioso S. Paolo della Croce, che meditando la passione di Gesù Cristo, salisti a sì alto grado di santità in terra e di felicità in cielo, e predicandola offristi al mondo il rimedio più efficace per tutti i suoi mali, ottienici la grazia di tenerla sempre scolpita nel nostro cuore, perché possiamo raccogliere i medesimi frutti nel tempo e nell’eternità. Amen. |
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Santa Maria Bertilla Boscardin
Vergine
aria Bertilla (al secolo Anna Francesca) Boscardin nacque a Brendola (Vicenza), il 6 ottobre 1888, da Angelo e Maria Teresa Benetti.
Figlia di agricoltori non certo ricchi, frequentò alcune classi di scuola elementare; poi, presto al lavoro, come tutte le ragazze della sua condizione all'epoca: lavoro in campagna, in casa sua, in casa d'altri.
Presa la decisione di farsi suora, Anna Francesca lascia che sia il suo parroco a scegliere per lei tra le varie congregazioni femminili. Entrata nel 1905 nelle Suore Maestre di Santa Dorotea, Figlie dei Sacri Cuori, a Vicenza, prese i nomi di Maria Bertilla, al momento della professione religiosa. Dopo un periodo iniziale, in cui si trovò a lavorare in cucina, al forno e in lavanderia, si diplomò infermiera a Treviso e trovò la sua vocazione nella cura degli infermi, in particolare dei bambini.
Ecco poi sopraggiungere il tumore, l'intervento chirurgico, la lenta ripresa. Pochi anni dopo scoppia la prima guerra mondiale e, quando Treviso viene a trovarsi in pericolo, suor Maria Bertilla è trasferita in Lombardia con tutto l'ospedale, e sottoposta a una prova severa: incomprensioni e dissensi provocano la sua retrocessione da infermiera a donna di fatica in lavanderia.
Suor Maria Bertilla ne soffre moltissimo ma solo e soltanto dentro di sé; non le sfugge una parola di amarezza, di risentimento. Il suo fisico ora resiste meno allo sforzo, ma la volontà non cede.
Dopo il rientro a Treviso, la religiosa viene reintegrata nelle funzioni di infermiera. Ma lei è anche qualcosa d'altro, come dirà il Beato Giovanni XXIII canonizzandola l'11 maggio del 1961: “La irradiazione di suor Bertilla si allarga: nelle corsie, a contatto con gli epidemici, a consolare, a calmare: pronta e ordinata, esperta e silenziosa, fino a far dire anche ai distratti che Qualcuno - cioè il Signore - fosse sempre con lei a dirigerla”.
Finché crolla: si è riprodotto il tumore. “La morte mi può sorprendere ad ogni momento”, scrive nei suoi appunti, “ma io devo essere preparata”. Nuova operazione, ma questa volta non si rialza più e la sua vita si conclude a 34 anni il 20 ottobre 1922.
Suor Maria Bertilla aveva seguito, con umiltà, questa regola del Vangelo : « Non così dovrà essere tra voi; ma colui che vorrà diventare grande tra voi, si farà vostro servo, e colui che vorrà essere il primo tra voi, si farà vostro schiavo; appunto come il Figlio dell'uomo, che non è venuto per essere servito, ma per servire e dare la sua vita in riscatto per molti ». (Mt 20,26-28).
Nel 1925 si apre il processo informativo sulle virtù di suor Maria Bertilla che viene proclamata Beata dal Venerabile Pio XII (Eugenio Pacelli, 1939-1958) l’8 giugno 1952.
L’11 maggio 1961 fu annoverata fra i santi dal Beato Giovanni XXIII (Angelo Giuseppe Roncalli, 1958-1963), che nel corso dell’omelia disse :
« L'umile suora di Brendola è la conferma di una tradizione che fa delle fervorose parrocchie la prima scuola di ben vivere e di santità. Santa Bertilla sta ora sugli altari al di sopra dei sapienti e dei prudenti del secolo. Essa non frequentò un lungo tirocinio di studio, ma poté espletare con buon garbo ogni mansione a lei affidata. Il suo libro, tenuto gelosamente fra i ricordi più cari, è stato il Catechismo, regalatole dal parroco. Là attingeva ispirazione e conforto fin da bambina, ritirandosi tutta lieta in solitudine, dopo aver sbrigato i lavori domestici, per leggerlo e rileggerlo continuamente, e per insegnarlo con trasporto alle coetanee ». Fonti principali : vatican.va; santiebeati.it («RIV.»). |
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Santo(i) del giorno S. GASPARE del Bufalo, Sacerdote e fondatore B. LAURA di Santa Caterina da Siena, suora, fondatriceB. CARLO d'Austria, Imperatore e ReSS. Dasio, Zotico e Caio, Martiri a Nicomedia († 303)S. Orsola e compagne, Vergini di Colonia e Martiri († cc sec. IV)S. Severino di Bordeaux, Vescovo († sec. V) S. Celina di Laon (F), Madre di S. Remigio di Reims († sec. V) S. Pietro Yu Tae-ch'ol (1826-1839), Martire (tredicenne) a Seul |
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Domenica 21 Ottobre 2012
San Gaspare del Bufalo Sacerdote e fondatore :
Missionari del Preziosissimo Sangue
La sua data di culto per la Chiesa Universale è il 28 dicembre, mentre la sua Congregazione lo ricorda in data 21 ottobre.
aspare del Bufalo nacque a Roma il 6 gennaio 1786 da Antonio, che era cuoco dei Principi Altieri, e da Annunziata Quartieroni. Fin dai primi anni si fece notare per una vita dedita alla preghiera ed alla penitenza e per segni, non dubbi, della chiamata alla vita religiosa. Completati gli studi presso il Collegio Romano che in quei tempi, data la soppressione della Compagnia di Gesù, era diretto dal clero secolare, nel 1798 indossò l'abito talare e si diede ad organizzare opere di assistenza spirituale e materiale a favore dei bisognosi. Si deve a lui la rinascita dell'Opera di S. Galla, della quale fu eletto direttore nel 1806.
Ordinato sacerdote il 31 luglio 1808, intensificò l'apostolato fra le classi popolari fondando il primo oratorio in S. Maria in Pincis e specializzandosi nell'evangelizzazione dei “barozzari”, carrettieri e contadini della campagna romana, che avevano i loro depositi di fieno nel Foro Romano, chiamato allora Campo Vaccino.
Fra il 1809 ed 1810, dopo che Napoleone Bonaparte aveva occupato Roma, Gaspare, fedele a Pp Pio VII (Barnaba Chiaramonti, 1800-1823) e alla Chiesa romana, rifiutò di prestare giuramento di fedeltà all'Imperatore (“Non debbo, non posso, non voglio” disse laconicamente). Seguì, quindi, la sorte del suo pontefice e fu costretto all'esilio dapprima a Piacenza e poi, imprigionato a Bologna, Imola e Lugo.
Tornato a Roma nei primi mesi del 1814, dopo la caduta di Napoleone, mise le sue forze e la sua vita al servizio del papa.
Pio VII gli diede l'ordine di dedicarsi alle missioni popolari per la restaurazione religiosa e morale dell'Italia e Gaspare abbandonò la città, la famiglia ed ogni altro suo progetto per dedicarsi totalmente al ministero assegnatogli, al quale attese per tutto il resto della sua vita, con zelo instancabile. Quale mezzo efficacissimo per promuovere la conversione dei peccatori, per debellare lo spirito di empietà e di irreligione, scelse la devozione al Sangue Preziosissimo di Gesú e ne divenne ardentissimo apostolo.
Per meglio raggiungere il suo nobile intento, il 15 agosto 1815 fondò la “Congregazione dei Missionari del Preziosissimo Sangue”, a cui si iscrissero uomini di grande santità, come il servo di Dio Giovanni Merlini, Giovanni Mastai Ferretti (il futuro Pio IX), Biagio Valentini, Vincenzo Tani ed altri ancora, morti in concetto di santità.
Nel 1834, inoltre, diede inizio all'Istituto delle “Suore Adoratrici del Preziosissimo Sangue”, coadiuvato da suor Maria De Mattias (canonizzata il 18 maggio 2003), che egli stesso aveva chiamato a tale missione. Le due famiglie religiose trovarono il terreno fecondatore nella “Pia Unione del Preziosissimo Sangue”, oggi “Unio Sanguis Christi”, che, insieme con Francesco Albertini, Gaspare aveva istituito fin dal 1808, a vantaggio di tutti i fedeli, e che si era propagata in Italia e all'estero.
L'apostolato di Gaspare, segnato da fatiche e sofferenze non comuni, benedetto da Dio con frequenti manifestazioni soprannaturali, fu di enorme efficacia. Al suo passaggio fiorivano la fede e la pietà cristiana, cessavano gli odi e il malcostume, si verificavano strepitose conversioni. Sostenne con straordinario coraggio la lotta accanita che gli mossero le società segrete, in particolare la massoneria. Ma nonostante le loro minacce e gli attentati alla sua stessa vita, non cessò mai di predicare apertamente contro tali sette, fucine di rabbioso laicismo ateo; convertì intere logge massoniche e non si stancò di mettere in guardia il popolo contro la loro propaganda satanica. Per questo era chiamato col titolo glorioso di “martello dei settari”. Chiamato dai fedeli Angelo della pace, Terremoto spirituale, Vittima della carità, Gaspare ispirò la sua azione a quella di S. Francesco Saverio. È ricordato anche come il predicatore dei briganti, ovvero dei malavitosi che andò ad evangelizzare e a convertire nei rifugi sui monti posti fra il Lazio e la Campania.
Morí a Roma il 28 dicembre 1837, in una stanza del palazzo Orsini sopra il Teatro Marcello.
S. Vincenzo Pallotti vide la sua anima salire al cielo in forma di stella luminosa e Gesù venirle incontro.
Fu beatificato da S. Pio X (Giuseppe Sarto, 1903-1914) il 18 dicembre 1904 e canonizzato dal Venerabile Pio XII (Eugenio Pacelli, 1939-1958) il 12 giugno 1954.
Il Beato Giovanni XXIII (Angelo Giuseppe Roncalli, 1958-1963), nel discorso tenuto in S. Pietro il 31 gennaio 1960 per la chiusura del sinodo romano, definì S. Gaspare: “Gloria tutta splendente del clero romano, che fu il vero e più grande apostolo della devozione al Preziosissimo Sangue di Gesù nel mondo”.
A lui è intitolata una parrocchia romana nel quartiere Tuscolano e numerose scuole e ospedali sparsi nel mondo grazie alla grande affabilità dei Missionari da lui fondati.
Significato del nome Gaspare: “amabile maestro” (persiano).
Per approfondimenti & è San Gaspare del Bufalo Fonti principali : wikipendia.org; santiebeati.it; enrosadira.it («RIV.»). |
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Domenica 21 Ottobre 2012
Beato Carlo d'Austria
Regnò come: Imperatore Carlo I d'Austria,
Re Carlo III di Boemia,
Re Carlo IV d'Ungheria
arlo d'Austria nacque il 17 agosto 1887 nel Castello di Persenbeug nella regione dell'Austria Inferiore. I suoi genitori erano l'Arciduca Otto d'Austria (1865-1906) e la Principessa Maria Giuseppina di Sassonia (1867-1944), figlia dell'ultimo Re di Sassonia.
Carlo ricevette un'educazione espressamente cattolica e, fin dalla fanciullezza, venne accompagnato con la preghiera da un gruppo di persone, poiché una religiosa stigmatizzata gli aveva profetizzato grandi sofferenze e attacchi contro di lui. Da ciò ebbe origine, dopo la morte di Carlo, la "Lega di preghiera dell'Imperatore Carlo per la pace dei popoli", che nel 1963 divenne una comunità di preghiera ecclesialmente riconosciuta.
Ben presto crebbe in Carlo un grande amore per la Santa Eucaristia e per il Cuore di Gesù. Tutte le decisioni importanti venivano da lui cercate nella preghiera.
Il 21 ottobre 1911 sposò la Principessa Zita di Borbone-Parma, figlia dell'ultimo duca di Parma, Roberto. Nei dieci anni di vita matrimoniale felice ed esemplare la coppia ricevette il dono di otto figli. Sul letto di morte diceva ancora a Zita: “Ti amo senza fine! ”.
Il 28 giugno 1914, in seguito all'assassinio dell'Arciduca Francesco Ferdinando, Carlo divenne l'erede al trono dell'Impero Austro-Ungarico.
Il 21 novembre 1916, mentre imperversava la Prima Guerra Mondiale, con la morte dell'Imperatore Francesco Giuseppe, divenne Imperatore d'Austria.
Il 30 dicembre 1916, venne incoronato Re apostolico d'Ungheria.
Anche questo compito venne visto da Carlo come una via per seguire Cristo: nell'amore per i popoli a lui affidati, nella cura per il loro bene e nel dono della sua vita per loro.
Durante il suo regno fu notevolmente ridotto lo sfarzo della corte asburgica, tanto che si faceva servire il pane nero e non quello bianco che veniva destinato ai feriti ed ammalati del fronte.
Il dovere più sacro di un Re - l'impegno per la pace - fu posto da Carlo al centro delle sue preoccupazioni nel corso della terribile guerra. Unico fra tutti i responsabili politici, appoggiò gli sforzi per la pace di Papa Benedetto XV (Giacomo della Chiesa, 1914-1922).
Per quanto riguarda la politica interna, pur in tempi estremamente difficili, pose mano ad un'ampia ed esemplare legislazione sociale, ispirata all'insegnamento sociale cristiano.
Il suo comportamento rese possibile, al termine del conflitto, una transizione ad un nuovo ordine senza guerra civile. Tuttavia venne bandito dalla sua patria.
Per desiderio del Papa, che temeva lo stabilirsi del potere comunista nella Mitteleuropa (Europa Centrale), Carlo cercò di ristabilire la sua autorità di governo in Ungheria. Ma due tentativi fallirono, poiché egli voleva in ogni caso evitare lo scoppio di una guerra civile.
Carlo venne mandato in esilio nell'isola di Madeira (Portogallo). Poiché egli considerava il suo compito come un mandato di Dio, non poté abdicare alla sua carica.
Ridotto in povertà, visse con la sua famiglia in una casa assai umida. Perciò si ammalò di polmonite, accettando la malattia come sacrificio per la pace e l'unità dei suoi popoli.
Sopportò la sua sofferenza senza lamenti, perdonò a tutti coloro che avevano mancato contro di lui e morì il 1° aprile 1922 con lo sguardo rivolto al Santissimo Sacramento. Come ricordò ancora sul letto di morte, il motto della sua vita fu: “Tutto il mio impegno è sempre, in tutte le cose, conoscere il più chiaramente possibile e seguire la volontà di Dio, e questo nel modo più perfetto”.
Carlo d'Austria è stato innalzato agli onori dell'altare, insieme ai Servi di Dio, Pierre Vigne, Joseph-Marie Cassant, Anna Katharina Emmerick e Ludovica De Angelis, il 3 ottobre 2004, dal Beato Giovanni Paolo II (Karol Józef Wojtyła, 1978-2005), sul sagrato della Basilica Vaticana.
Nell'omelia il Beato Giovanni Paolo II ha detto:
«6. Il compito decisivo del cristiano consiste nel cercare in tutto la volontà di Dio, riconoscerla e seguirla. L'uomo di Stato e cristiano Carlo d'Austria si pose quotidianamente questa sfida. Ai suoi occhi la guerra appariva come "qualcosa di orribile". Nei tumulti della Prima Guerra Mondiale cercò di promuovere l'iniziativa di pace del mio predecessore Benedetto XV.
Fin dall'inizio, l'Imperatore Carlo concepì la sua carica come servizio santo ai suoi popoli. La sua principale preoccupazione era di seguire la vocazione del cristiano alla santità anche nella sua azione politica. Per questo, il suo pensiero andava all'assistenza sociale. Sia un esempio per noi tutti, soprattutto per quelli che oggi hanno in Europa la responsabilità politica! »
Significato del nome Carlo : “forte, virile, libero” (tedesco arcaico).
Fonti principali: vatican.va; wikipendia.org; zenit.org (« RIV.»).
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Domenica 21 Ottobre 2012
Beata Laura di Santa Caterina da Siena
Suora, fondatrice :
“Hermanas Misioneras de María Inmaculada y Santa Catalina de Sena”
(“Suore Missionarie di Maria Immacolata e di Santa Caterina da Siena”)
aura di Santa Caterina da Siena, al secolo Maria Laura di Gesù, nasce il 26 maggio 1874 da Juan de la Cruz Montoya e Dolores Upeguí. Battezzata in tutta fretta a seguito del rifiuto della madre di vederla prima del battesimo, è il parroco a scegliere per lei il nome di Maria Laura di Gesù e al papà stupito, che obbietta di non sapere se esiste una “santa Laura”, sbrigativamente risponde che, in questo caso, la bambina avrebbe un motivo in più per farsi santa.
Ben presto la piccola Laura viene privata dall’affetto del padre che viene assassinato nella cruenta guerra fratricida per difendere la religione e la patria, in quegli anni particolarmente sanguinosi della storia colombiana, quando lei aveva ancora due anni. La madre la educa secondo i principi cristiani, incoraggiando la figlia a pregare per l’assassino del padre. Laura avverte subito una forte carenza di affetto all’interno della famiglia; i nonni che accolgono lei, la madre e le sorelle nella loro casa, lo fanno più per pietà che per amore; non riceve l’istruzione elementare, in quanto la scuola dista molto dal centro abitato. Sarà la madre, ancora una volta, a darle la prima alfabetizzazione.
A sedici anni, divenuta più grande, inizia a frequentare il collegio “Normale de Institutoras" di Medellín e, per pagarsi gli studi, va ad accudire gli ottanta malati del manicomio e ruba ore al sonno per studiare sui libri, presi in prestito dalla biblioteca magistrale. L’intelligenza prodigiosa di cui è dotata non solo le consente di superare brillantemente l’esame di ammissione, ma le permette anche di vincere una borsa di studio statale, grazie alla quale a 19 anni si diploma maestra. Prende con sé la mamma e per qualche anno va ad insegnare in varie scuole, giovane maestrina che non vuole soltanto insegnare nozioni ma anche trasmettere i valori cristiani.
Laura, che sempre ha sentito l’attrattiva per la vita consacrata, più volte ha pensato di farsi carmelitana. Chiamata che si fa più forte quando viene a conoscenza della situazione di miseria in cui vivono gli indigeni colombiani. Loro diventano la sua missione di vita. Osteggiata dai sui padri spirituali che la trovano troppo irrequieta per una vita di clausura, trova appoggio in monsignor Maximiliano Crespo, vescovo di Santa Fe de Antioquia che, nel 1914, la incoraggia nella fondazione di una famiglia religiosa: “Hermanas Misioneras de María Inmaculada y Santa Catalina de Sena”. Contemporaneamente la sua professione di maestra la porta attraverso varie popolazioni di Antioquia e poi al Collegio dell'immacolata a Medellín.
Accettando anticipatamente i sacrifici, le umiliazioni, le prove e le contraddizioni che sarebbero sopraggiunte, le “Missionarie catechiste degli indios” lasciano Medellín per Dabeida, il 5 maggio 1914, e raggiungono nella giungla gli indios catios. Insieme a Laura partono in quella prima spedizione la sua mamma, ormai settantenne, e alcune amiche, che abbinano all’eroismo un pizzico di follia e che dal nome della loro fondatrice, verranno poi conosciute come “Laurite”.
A madre Laura si dà il merito di aver rivoluzionato il modo di fare missione evangelizzatrice. La sua opera missionaria ruppe gli schemi, lanciando le donne come missionarie nell'avanguardia dell'evangelizzazione nell'America Latina. Nonostante la malattia che la costringe sulla sedia a rotelle durante i sui ultimi nove anni di vita, continua ad animare con forza la congregazione da lei fondata.
Muore a Medellín il 21 ottobre 1949, quando le sue suore sono ormai quasi 500 e le novizie un centinaio, a servizio di 22 popoli indigeni. Negli anni questi numeri sono più che raddoppiati e la loro presenza è segnalata in 19 stati.
Il processo di beatificazione, aperto il 4 luglio 1963 nella cappella della Curia Arcivescovile di Medellín, si è concluso a Roma il 7 luglio 2004.
Laura di Santa Caterina da Siena è stata elevata agli onori dell'altare dal Beato Giovanni Paolo II (Karol Józef Wojtyła, 1978-2005), il 21 ottobre 2004.
Per approfondimenti & è Laura Montoya Upeguí | |
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Lunedì 22 Ottobre 2012
San Donato di Fiesole
Vescovo
onato di Fiesole nacque in Irlanda negli ultimi anni del sec. VIII da nobili genitori cristiani. Fin da fanciullo fu educato nella fede cattolica e avviato agli studi nei quali fece tali progressi da superare tutti i suoi coetanei.
Nell'816, desideroso di maggiore perfezione, abbandonò la famiglia e la patria e si mise a peregrinare per varie regioni giungendo fino a Roma.
Nell'829, nel ritornare in patria, arrivò a Fiesole, città che aveva subito un'incursione normanna col conseguente saccheggio, proprio mentre il clero ed il popolo trattavano dell'elezione del nuovo vescovo; mossi da divina ispirazione, i fiesolani scelsero proprio lo sconosciuto pellegrino, che, dapprima riluttante, dovette poi piegarsi ai loro desideri.
Fu uomo di lettere e, come tale, si preoccupò dell'istruzione del clero e della gioventù. Scrisse diverse opere delle quali rimangono soltanto un epitaffio dettato per la sua tomba, la Vita di santa Brigida di Kildare e un poema dedicato all'Irlanda.
Per i suoi connazionali irlandesi, pellegrini in Italia, fondò a Piacenza, con mezzi propri, fra l'826 e l'850, la chiesa di S. Brigida, con annesso ospedale ed ospizio che, dotati di numerosi e ricchi beni, donò il 20 agosto dell'850 al monastero di S. Colombano di Bobbio.
Combatté con successo contro gli usurpatori dei beni della sua Chiesa.
Nell'844, insieme con altri vescovi, prese parte ad una spedizione che Lotario fece guidare dal figlio Ludovico.
Nell'850 fu presente a Roma all'incoronazione fatta da S. Leone IV (847-855) a Ludovico II dal quale, nell’866, ottenne aiuti per la sua diocesi.
Nell’861 fu presente al Concilio romano indetto da S. Niccolò I (858-867) per giudicare l'arcivescovo di Ravenna Giovanni VII accusato di abuso di potere dai suoi vescovi suffraganei.
Nell'866, alla testa dei suoi vassalli, accompagnò Ludovico nella campagna contro i Saraceni nell'Italia meridionale e, nello stesso anno, si portò a Capua dove ebbe da Lotario II la conferma dei beni già concessi al suo predecessore Alessandro con esenzioni e diritti vari.
Nell'876, a Piacenza, ricevette conferma da Carlo il Calvo delle immunità e dei privilegi precedentemente ricevuti.
Morì a Fiesole nell'877 e le sue spoglie furono sepolte nella primitiva cattedrale, ai piedi della collina, nella cappella dedicata a S. Romolo, dove rimasero fino al 1817.
In quell'anno il vescovo mons. R. Mancini fece trasportare i suoi sacri resti nella nuova cattedrale, eretta sul colle nel 1028 dal vescovo Jacopo il Bavaro, in una cappella a lui dedicata a sinistra dell'altare maggiore.
Significato del nome Donato : “dato in dono [da Dio]” (latino). Fonti principali : santiebeati.it; wikipendia.org («RIV.»). |
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Lunedì 22 Ottobre 2012
Beato Giovanni Paolo II
“Il Gigante di Dio”
« Fratelli e Sorelle! Non abbiate paura di accogliere Cristo e di accettare la sua potestà!
Aiutate il Papa e tutti quanti vogliono servire Cristo e, con la potestà di Cristo, servire l’uomo e l’umanità intera!
Non abbiate paura! Aprite, anzi, spalancate le porte a Cristo!
Alla sua salvatrice potestà aprite i confini degli Stati, i sistemi economici come quelli politici, i vasti campi di cultura, di civiltà, di sviluppo. Non abbiate paura! »
Queste parole memorabili, pronunciate il 22 ottobre (data scelta per la memoria liturgica)1978 nell'omelia per l'inizio del pontificato (per & è Omelia inizio del pontificato e (o) video ascoltarla è Omelia inizio pontificato di Giovanni Paolo II), sono ormai scolpite nei cuori di tutti i cristiani e degli uomini di buona volontà del mondo intero.
Quello che il neo-eletto Papa chiedeva a tutti, egli stesso lo ha fatto per primo: ha aperto a Cristo la società, la cultura, i sistemi politici ed economici, invertendo con la forza di un gigante, che gli veniva da Dio, una tendenza che poteva sembrare irreversibile.
iovanni Paolo II, al secolo, Karol Józef Wojtyła, nacque a Wadowice, città a 50 km da Kraków (Polonia), il 18 maggio 1920. Era l’ultimo dei tre figli di Karol Wojtyła e di Emilia Kaczorowska, che morì nel 1929. Suo fratello maggiore Edmund, medico, morì nel 1932 e suo padre, sottufficiale dell’esercito, nel 1941. La sorella, Olga, era morta prima che lui nascesse.
Fu battezzato il 20 giugno 1920 nella Chiesa parrocchiale di Wadowice dal sacerdote Franciszek Zak; a 9 anni ricevette la Prima Comunione e a 18 anni il sacramento della Cresima. Terminati gli studi nella scuola superiore Marcin Wadowita di Wadowice, nel 1938 si iscrisse all’Università Jagellónica di Cracovia.
Quando le forze di occupazione naziste chiusero l’Università nel 1939, il giovane Karol lavorò (1940-1944) in una cava ed, in seguito, nella fabbrica chimica Solvay per potersi guadagnare da vivere ed evitare la deportazione in Germania.
A partire dal 1942, sentendosi chiamato al sacerdozio, frequentò i corsi di formazione del seminario maggiore clandestino di Cracovia, diretto dall’Arcivescovo di Cracovia, il Cardinale Adam Stefan Sapieha. Nel contempo, fu uno dei promotori del "Teatro Rapsodico", anch’esso clandestino.
Dopo la guerra, continuò i suoi studi nel seminario maggiore di Cracovia, nuovamente aperto, e nella Facoltà di Teologia dell’Università Jagellónica, fino alla sua ordinazione sacerdotale avvenuta a Cracovia il 1̊ novembre 1946, per le mani dell’Arcivescovo Sapieha.
Successivamente fu inviato a Roma, dove, sotto la guida del domenicano francese P. Garrigou-Lagrange, conseguì nel 1948 il dottorato in teologia, con una tesi sul tema della fede nelle opere di San Giovanni della Croce (Doctrina de fide apud Sanctum Ioannem a Cruce). In quel periodo, durante le sue vacanze, esercitò il ministero pastorale tra gli emigranti polacchi in Francia, Belgio e Olanda.
Nel 1948 ritornò in Polonia e fu coadiutore dapprima nella parrocchia di Niegowić, vicino a Cracovia, e poi in quella di San Floriano, in città. Fu cappellano degli universitari fino al 1951, quando riprese i suoi studi filosofici e teologici. Nel 1953 presentò all’Università cattolica di Lublino la tesi: "Valutazione della possibilità di fondare un'etica cristiana a partire dal sistema etico di Max Scheler". Più tardi, divenne professore di Teologia Morale ed Etica nel seminario maggiore di Cracovia e nella Facoltà di Teologia di Lublino.
Il 4 luglio 1958, il Venerabile Pio XII lo nominò Vescovo titolare di Ombi e Ausiliare di Cracovia. Ricevette l’ordinazione episcopale il 28 settembre 1958 nella cattedrale del Wawel (Cracovia), dalle mani dell’Arcivescovo Eugeniusz Baziak.
Il 13 gennaio 1964 fu nominato Arcivescovo di Cracovia dal Servo di Dio Papa Paolo VI, che lo creò e pubblicò Cardinale nel Concistoro del 26 giugno 1967, del Titolo di S. Cesareo in Palatio, Diaconia elevata pro illa vice a Titolo Presbiterale.
Partecipò al Concilio Vaticano II (1962-1965) con un contributo importante nell’elaborazione della costituzione Gaudium et spes. Il Cardinale Wojtyła prese parte anche alle 5 assemblee del Sinodo dei Vescovi anteriori al suo Pontificato. |
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I Cardinali, riuniti in Conclave, lo elessero Papa il 16 ottobre 1978. Prese il nome di Giovanni Paolo II e il 22 ottobre iniziò solennemente il ministero Petrino, quale 263° successore dell’Apostolo. Il suo pontificato è stato uno dei più lunghi della storia della Chiesa ed è durato quasi 27 anni.
Giovanni Paolo II ha esercitato il suo ministero con instancabile spirito missionario, dedicando tutte le sue energie sospinto dalla sollecitudine pastorale per tutte le Chiese e dalla carità aperta all’umanità intera.
Più di ogni Predecessore ha incontrato il Popolo di Dio e i Responsabili delle Nazioni : alle Udienze Generali del mercoledì (1166 nel corso del Pontificato) hanno partecipato più di 17 milioni e 600 mila pellegrini, senza contare tutte le altre udienze speciali e le cerimonie religiose [più di 8 milioni di pellegrini solo nel corso del Grande Giubileo dell’anno 2000], nonché i milioni di fedeli incontrati nel corso delle visite pastorali in Italia e nel mondo.
Numerose anche le personalità governative ricevute in udienza:
Il suo amore per i giovani lo ha spinto ad iniziare, nel 1985, le Giornate Mondiali della Gioventù. Le 19 edizioni della GMG che si sono tenute nel corso del suo Pontificato hanno visto riuniti milioni di giovani in varie parti del mondo. Allo stesso modo la sua attenzione per la famiglia si è espressa con gli Incontri mondiali delle Famiglie da lui iniziati a partire dal 1994.
Giovanni Paolo II ha promosso con successo il dialogo con gli ebrei e con i rappresentati delle altre religioni, convocandoli in diversi Incontri di Preghiera per la Pace, specialmente in Assisi.
Sotto la sua guida la Chiesa si è avvicinata al terzo millennio e ha celebrato il Grande Giubileo del 2000, secondo le linee indicate con la Lettera apostolica Tertio Millennio Adveniente. Essa poi si è affacciata al nuovo evo, ricevendone indicazioni nella Lettera apostolica Novo Millennio Ineunte, nella quale si mostrava ai fedeli il cammino del tempo futuro.
Con l’Anno della Redenzione, l’Anno Mariano e l’Anno dell’Eucaristia, Giovanni Paolo II ha promosso il rinnovamento spirituale della Chiesa.
Ha dato un impulso straordinario alle canonizzazioni e beatificazioni, per mostrare innumerevoli esempi della santità di oggi, che fossero di incitamento agli uomini del nostro tempo.
Ha proclamato Dottore della Chiesa santa Teresa di Gesù Bambino.
Ha notevolmente allargato il Collegio dei Cardinali, creandone 231 in 9 Concistori (più 1 in pectore, che però non è stato pubblicato prima della sua morte). Ha convocato anche 6 riunioni plenarie del Collegio Cardinalizio.
Ha presieduto 15 assemblee del Sinodo dei Vescovi:
Ha promulgato il Catechismo della Chiesa cattolica, alla luce della Tradizione, autorevolmente interpretata dal Concilio Vaticano II. Ha riformato i Codici di diritto Canonico Occidentale e Orientale, ha creato nuove Istituzioni e riordinato la Curia Romana.
A Papa Giovanni Paolo II, come privato Dottore, si ascrivono anche 5 libri :
1. "Varcare la soglia della speranza" (ottobre 1994);
2. "Dono e mistero": nel cinquantesimo anniversario del mio sacerdozio" (novembre 1996);
3. "Trittico romano", meditazioni in forma di poesia (marzo 2003);
4. "Alzatevi, andiamo!" (maggio 2004);
5. "Memoria e Identità" (febbraio 2005).
Giovanni Paolo II è morto in Vaticano il 2 aprile 2005, alle ore 21.37, mentre volgeva al termine il sabato e si era già entrati nel giorno del Signore, Ottava di Pasqua e Domenica della Divina Misericordia.
Da quella sera e fino all’8 aprile, quando hanno avuto luogo le Esequie del defunto Pontefice, più di tre milioni di pellegrini sono confluiti a Roma per rendere omaggio alla salma del Papa, attendendo in fila anche fino a 24 ore per poter accedere alla Basilica di San Pietro (è l'ultimo saluto).
Il 28 aprile successivo, il Santo Padre Benedetto XVI ha concesso la dispensa dal tempo di cinque anni di attesa dopo la morte, per l’inizio della Causa di beatificazione e canonizzazione di Giovanni Paolo II.
La Causa è stata aperta ufficialmente il 28 giugno 2005 dal Card. Camillo Ruini, Vicario Generale per la diocesi di Roma. Il 2 aprile 2007, a due anni dalla morte, nella Bas. di S. Giovanni in Laterano, lo stesso cardinale ha dichiarato conclusa la prima fase diocesana del processo di beatificazione, consegnando le risultanze alla Congregazione per le Cause de Santi.
Al 1° aprile 2009, le segnalazioni di presunti miracoli al vaglio della Congregazione per le Cause de Santi erano 251.
Il 19 dicembre 2009, con un decreto, che ne attesta le virtù eroiche, è stato proclamato venerabile
Il 14 gennaio 2011 Benedetto XVI ha promulgato il decreto che attribuisce un miracolo all'intercessione di Papa Giovanni Paolo II. Secondo quanto riportato dal cardinale Angelo Amato, prefetto della Congregazione delle Cause dei Santi, si tratta della guarigione dal morbo di Parkinson (lo stesso di cui ha sofferto Giovanni Paolo II) della religiosa francese suor Marie Simon-Pierre, avvenuta la sera de 2 giugno 2005.
La cerimonia di beatificazione ha avuto luogo in Piazza S. Pietro il 1° maggio 2011, Domenica della Divina Misericordia (festa istituita dallo stesso Giovanni Paolo II, all'occasione della canonizzazione di Suor Faustina Kowalska, il 30 aprile 2000). Durante questo evento, trasmesso in mondovisione, oltre un milione e mezzo di fedeli, provenienti da tutto il mondo, ha affollato la piazza e tutte le strade circostanti. Circa 90 sono state le delegazioni internazionali che hanno presenziato alla cerimonia.
« Auctoritate Nostra Apostolica facultates facimus ut Venerabilis Servus Dei Ioannes Paulus II, papa, Beati nomine in posterum appelletur... » (video è Benedetto XVI proclama 'beato' Papa Giovanni Paolo II). Con questa formula, Papa Giovanni Paolo II è stato beatificato da Benedetto XVI che nel corso dell'omelia, ha detto :
« Con la sua testimonianza di fede, di amore e di coraggio apostolico, accompagnata da una grande carica umana, questo esemplare figlio della Nazione polacca ha aiutato i cristiani di tutto il mondo a non avere paura di dirsi cristiani, di appartenere alla Chiesa, di parlare del Vangelo. In una parola: ci ha aiutato a non avere paura della verità, perché la verità è garanzia della libertà.
Ancora più in sintesi: ci ha ridato la forza di credere in Cristo, perché Cristo è Redemptor hominis, Redentore dell’uomo: il tema della sua prima Enciclica e il filo conduttore di tutte le altre. »
E ha concluso, visibilmente commosso, in questi termini :
« E poi la sua testimonianza nella sofferenza: il Signore lo ha spogliato pian piano di tutto, ma egli è rimasto sempre una “roccia”, come Cristo lo ha voluto. La sua profonda umiltà, radicata nell’intima unione con Cristo, gli ha permesso di continuare a guidare la Chiesa e a dare al mondo un messaggio ancora più eloquente proprio nel tempo in cui le forze fisiche gli venivano meno. Così egli ha realizzato in modo straordinario la vocazione di ogni sacerdote e vescovo: diventare un tutt’uno con quel Gesù, che quotidianamente riceve e offre nella Chiesa.
Beato te, amato Papa Giovanni Paolo II, perché hai creduto! Continua - ti preghiamo - a sostenere dal Cielo la fede del Popolo di Dio. Tante volte ci hai benedetto in questa Piazza dal Palazzo! Oggi, ti preghiamo: Santo Padre ci benedica! Amen. » | |
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Santo(i) del giorno S. GIOVANNI da Capestrano, Sacerdote (memoria fac.) SS. Servando e Germano, Martiri in Spagna († sec. IV inc.)SS. Giovanni (Vescovo) e Giacomo (Sacerdote), Martiri in Persia († 344) S. Teodoreto, Presbitero e martire ad Antiochia († cc 362)S. Severino Boezio di Pavia (480-524), filosofo e martireS. Ignazio, Patriarca di Costantinopoli († 877) B. Giovanni Bono (1168-1249), EremitaB. Tommaso Thwing, Presbitero e martire in Inghilterra († 1680)BB. Maria Clotilde Angela di S. Francesco Borgia Paillot e compagne, Vergini e martiriS. Paolo Tong Viet Buong, Soldato e martire († 1833)B. Arnoldo (Jules) Rèche (1838-1890), dell'Istituto dei Fratelli delle Scuole Cristiane BB. Ildefonso Garcia, Giustino Cuesta, presbiteri e 4 compagni, Martiri in Spagna († 1936)B. Leonardo Olivera Buera (1889-1936), Presbitero e martire in SpagnaBB. Ambrogio Leone (Pietro) Lorente Vicente e compagni, Religiosi e martiri († 1936) |
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