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Religione: Santo del giorno
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Réponse  Message 1 de 1557 de ce thème 
De: Enzo Claudio  (message original) Envoyé: 29/11/2009 08:44
Domenica 29 Novembre
San Francesco Antonio Fasani

Lucera, 6 agosto 1681 - Lucera, 29 novembre 1742

Ancor giovane fu accolto tra i Minori Conventuali. Si distinse subito per la sua vita integerrima e fu esempio di austerità e zelo sacerdotale. Eletto Ministro Provinciale promosse le regolare disciplina in tutta la Provincia. Propagò la devozione alla Vergine Immacolata, e per circa 40 anni si rese famoso nelle Puglie per la sua ardente parola e per la grande carità verso i poveri, gli orfani e i carcerati. Fu canonizzato da Giovanni Paolo II il 13 aprile 1986.


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Réponse  Message 1333 de 1557 de ce thème 
De: lore luc Envoyé: 12/10/2012 03:29

Venerdì  12 Ottobre  2012

 

Réponse  Message 1334 de 1557 de ce thème 
De: lore luc Envoyé: 12/10/2012 03:30

Venerdì  12 Ottobre  2012

 


San Serafino da Montegranaro
Religioso O.F.M. Cap.

S

erafino nacque nel 1540 a Montegranaro (Ascoli Piceno), da Girolamo Rapagnano e da Teodora Giovannuzzi, di umili condizioni, ma cristiani ferventi; era, dunque, povero per cui, per un certo tempo, fece il custode di gregge.

A 18 anni, non senza difficoltà, entrò in convento a Tolentino dove fu accolto come religioso fratello nell'Ordine dei Frati Minori Cappuccini ; fece, quindi, il noviziato a Jesi.

Peregrinò per tutti i conventi delle Marche, perché, nonostante la buona volontà e la massima diligenza che poneva nel fare le cose, non riusciva ad accontentare né superiori, né confratelli, che non gli risparmiarono rimproveri. Egli, però, dimostrava sempre tanta bontà, povertà, umiltà, purezza e mortificazione.

Nel 1590 Serafino si stabiliva ad Ascoli Piceno. La città si affezionò talmente a lui che nel 1602, essendosi diffusa la notizia di un suo trasferimento, le autorità scrissero ai superiori per evitarlo.

Vero messaggero di pace e di bene, esercitava un influsso grandissimo presso tutti i ceti; la sua parola riusciva a comporre situazioni allarmanti, ad estinguere odi inveterati, ad infervorare alla virtù.

Preghiera, umiltà, penitenza, lavoro e pazienza, tanta pazienza, perché i rimproveri per lui erano sempre abbondanti. Dio si incaricò di aiutarlo supplendo alle sue capacità, in cucina, alla porta, nell'orto, alla questua: con i miracoli, l'introspezione dei cuori, il dono di saper confortare tutti in maniera inimitabile.

Aveva 64 anni e già la fama della sua santità si diffondeva per Ascoli, quando, egli stesso, chiese con insistenza il viatico allorché nessuno credeva alla sua prossima fine.

La morte lo colse il 12 ottobre 1604. Dopo essere spirato, semplice anche nella morte, la voce del popolo che lo diceva santo, giunse anche alle orecchie del Papa Paolo V (Camillo Borghese, 1605-1621) che autorizzò l'accensione di una lampada sulla sua tomba.

Fu canonizzato da Papa Clemente XIII (Carlo Rezzonico, 1758-1769) il 16 luglio 1767.

Significato del nome Serafino : «angelo ardente, bruciante (di amore)» (ebraico).

Per approfondimenti & è Serafino da Montegranaro



Fonti principali : santiebeati.it ; wikipendia.org («RIV.»).

Réponse  Message 1335 de 1557 de ce thème 
De: lore luc Envoyé: 12/10/2012 03:31
 

Venerdì 12 Ottobre 2012

 

Nostra Signora del Pilar

Il più antico santuario della Spagna e forse della cristianità è quello della Beata Vergine del Pilar a Saragozza. In stile barocco, la costruzione è a forma rettangolare, divisa a tre navate e riccamente decorata e affrescata da Velázquez, Francisco de Goya, Ramon e Francisco Bayen.

Lunga ben centotrentacinque metri e larga cinquantanove, ha quattro torri e undici cupole, di cui quella centrale, particolarmente imponente, svetta per ben ottanta metri.
Secondo la leggenda, la cappella primitiva sarebbe stata costruita da S. Giacomo il Maggiore verso l’anno 40, in ricordo della prodigiosa “Venuta” della Vergine da Gerusalemme a Saragozza per confortare l'apostolo assai deluso dei risultati negativi della sua predicazione.

Il “Pilar” è appunto la colonna di alabastro su cui la Vergine avrebbe posato i piedi.
Alcuni mistici, come la venerabile Maria d’Agreda e Anna Caterina Emmerick, confermarono questa antichissima tradizione secondo le loro rivelazioni e visioni, ma già nel 1200 l’episodio è riportato in quello che è considerato il primo documento scritto sulla Madonna del Pilar.



Fonte principale : santiebeati.it (« RIV.»).

Réponse  Message 1336 de 1557 de ce thème 
De: lore luc Envoyé: 13/10/2012 03:05

Sabato  13 Ottobre  2012

 

Réponse  Message 1337 de 1557 de ce thème 
De: lore luc Envoyé: 13/10/2012 03:07

Sabato  13 Ottobre  2012

 


San Romolo di Genova,Vescovo
Patrono di Sanremo

R

omolo, venerato come Santo dalla Chiesa cattolica, fu vescovo di Genova, intorno al V secolo, e successore di S. Siro e S. Felice.

Non si hanno notizie certe sulla sua vita in quanto esiste una sua sola biografia anonima risalente al X° secolo; tuttavia ciò che è certo è che sia stato un uomo di notevole bontà e particolarmente portato a dirimere discordie. Morì nella città di Villa Matutiæ (oggi Sanremo), pare durante un viaggio pastorale nella Liguria di ponente; la sua morte è attribuita, per tradizione, al 13 ottobre.

Tale fu la venerazione per il vescovo che non si è certi di quanto si siano mescolati leggenda e realtà. La tradizione sanremese dice che Romolo venne educato a Villa Matutiæ ; eletto vescovo, si recò a Genova per la sua missione pastorale. Tuttavia per sfuggire alle invasioni longobarde ritornò nella terra natale ove si rifugiò, in penitenza, in una grotta nell'entroterra sanremese. Ogni volta che vi erano attacchi da nemici, carestie, calamità varie, i matuziani si recavano in pellegrinaggio presso la grotta dove viveva Romolo, pregando e chiedendo la protezione del Signore. Alla sua morte, il suo corpo fu sepolto nella città, ai piedi di un piccolo altare usato per le prime celebrazioni cristiane, e qui venerato per molti anni.

Intorno al 930 il suo corpo fu traslato a Genova, per il timore delle numerose scorribande saracene, e venne sepolto nella Cattedrale di S. Lorenzo. A Villa Matutiæ, nel frattempo, si cominciarono ad attribuire a Romolo numerosi prodigi, soprattutto relativi alla difesa della città dagli attacchi dei Saraceni, tanto che ancora oggi il Santo viene rappresentato vestito da vescovo e con una spada in mano.

L'occasione della traslazione spinse i sanremesi ad edificare, nel luogo di sepoltura originario, una chiesetta (ricostruita nel XII secolo e oggi Insigne Basilica Collegiata Cattedrale). Essa fu consacrata nel 1143 dall'Arcivescovo di Genova il Cardinale Siro de Porcello e dedicata a quel S. Siro che in quello stesso luogo aveva fatto costruire, alcuni secoli prima, il primo altare della città e sotto al quale collocò le spoglie del Beato Ormisda (Sacerdote dell'antica pieve di Villa Matutiæ) evangelizzatore del ponente ligure e suo maestro.

Tanta fu la venerazione per S. Romolo che, all'inizio dell'XI secolo, la cittadinanza decise di cambiare il nome del paese in civitas Sancti Romuli. Tuttavia in dialetto locale il nome veniva declinato nel più breve “San Romolo”, pronunciato San Roemu, che mutò, poi, intorno al Quattrocento, nella forma attuale “Sanremo”.

La località dove il Santo si era ritirato, ai piedi del Monte Bignone, è ora chiamata “S. Romolo” ed è una frazione della città: la grotta (detta bauma) è stata trasformata in chiesetta, con l'ingresso protetto da una inferriata, e contiene all'interno una statua di S. Romolo morente sopra un altare barocco.

Significato del nome Romolo: dal leggendario fondatore di Roma; “forza” (greco).



Fonte principale: wikipendia.org. («RIV.»).

Réponse  Message 1338 de 1557 de ce thème 
De: lore luc Envoyé: 13/10/2012 03:08

Sabato  13 Ottobre  2012

 

Beata Alexandrina Maria da Costa

Laica e mistica Amare, soffrire, riparare

A

lexandrina Maria da Costa nasce a Balasar (P) il 30 marzo 1904; è battezzata il 2 aprile seguente, sabato santo. Venne educata cristianamente dalla mamma, insieme alla sorella Deolinda. Alexandrina rimase in famiglia fino a sette anni, poi fu inviata a Pòvoa do Varzim in pensione presso la famiglia di un falegname, per poter frequentare la scuola elementare che a Balasar mancava.

Qui fece la prima comunione nel 1911, e l’anno successivo ricevette il sacramento della Confermazione dal Vescovo di Oporto. Dopo diciotto mesi tornò a Balasar e andò ad abitare con la mamma e la sorella nella località "Calvario", dove resterà fino alla morte.

Cominciò a lavorare nei campi, avendo una costituzione robusta: teneva fronte agli uomini e guadagnava quanto loro. La sua fu una fanciullezza molto vivace: dotata di un temperamento felice e comunicativo, era molto amata dalle compagne. A dodici anni però si ammalò: una grave infezione (forse una febbre intestinale tifoidea) la portò ad un passo dalla morte. Superò il pericolo, ma il fisico resterà segnato per sempre da questo episodio.

Fu all’età di quattordici anni che avvenne un fatto decisivo per la sua vita. Era il sabato santo del 1918. Quel giorno lei, la sorella Deolinda e una ragazza apprendista erano intente nel loro lavoro di cucito, quando si accorsero che tre uomini tentavano di entrare nella loro stanza. Nonostante le porte fossero chiuse, i tre riuscirono a forzarle ed entrarono. Alexandrina, per salvare la sua purezza minacciata, non esitò a gettarsi dalla finestra, da un’altezza di quattro metri. Le conseguenze furono gravissime anche se si manifestarono gradualmente. Fino a diciannove anni, anche se tutta rattrappita, riusciva ancora a trascinarsi in chiesa, poi le articolazioni peggiorarono, tra atroci dolori, fino alla completa paralisi, che la costrinse a letto dal 14 aprile 1925 fino alla morte: trent'anni.

Alexandrina, durante i primi anni, non smise di chiedere al Signore, mediante l’intercessione della Madonna, la grazia della guarigione, promettendo che, se fosse guarita, sarebbe andata missionaria. Ma, appena capì che la sofferenza era la sua vocazione, l’abbracciò con prontezza. Diceva : “Nostra Signora mi ha fatto una grazia ancora maggiore. Prima la rassegnazione, poi la conformità completa alla volontà di Dio, ed infine il desiderio di soffrire”.

Risalgono a questo periodo i primi fenomeni mistici, quando Alexandrina iniziò una vita di grande unione con Gesù nei Tabernacoli, per mezzo di Maria Santissima. Un giorno in cui si trovava sola, le venne improvvisamente questo pensiero: “Gesù, tu sei prigioniero nel Tabernacolo ed io nel mio letto per la tua volontà. Ci faremo compagnia”. Da allora cominciò la prima missione: essere come la lampada del Tabernacolo. In ogni Messa si offriva all'Eterno Padre come vittima per i peccatori, insieme a Gesù e secondo le Sue intenzioni. Fu una grandissima mistica. In unione continua con Gesù nei Tabernacoli di tutto il mondo, ricevette estasi e rivelazioni.

Dal venerdì 3 ottobre 1938 al 24 marzo 1942, ossia per 182 volte, visse ogni venerdì le sofferenze della Passione. Superando lo stato abituale di paralisi, scendeva dal letto e con movimenti e gesti accompagnati da angosciosi dolori, riproduceva i diversi momenti della Via Crucis, per tre ore e mezzo.

Amare, soffrire, riparare” fu il programma che le indicò il Signore.

Dal 1934 - su invito del padre gesuita Mariano Pinho, che la diresse spiritualmente fino al 1941 - metteva per iscritto quanto volta per volta le diceva Gesù.

Nel 1936, per ordine di Gesù, chiese al Santo Padre, per mezzo del padre Pinho, la consacrazione del mondo al Cuore Immacolato di Maria. Questa supplica fu più volte rinnovata fino al 1941, per cui la Santa Sede interrogò tre volte l'Arcivescovo di Braga su Alexandrina.

Il 31 ottobre 1942 il Venerabile Pio XII (Eugenio Pacelli, 1939-1958) consacrò il mondo al Cuore Immacolato di Maria con un messaggio trasmesso a Fatima in lingua portoghese. Questo atto lo rinnovò a Roma nella Basilica di S. Pietro l’8 dicembre dello stesso anno.

Dal 27 marzo 1942 alla morte, 13 anni e 7 mesi, non ingerì più alcuna bevanda né alimento di sorta, all'infuori della comunione quotidiana. Nel 1943 questo fatto inspiegabile fu verificato, scientificamente, da diversi medici, nell'ospedale della Foce del Douro presso Oporto.

Nel 1944 il nuovo direttore spirituale, il salesiano don Umberto Pasquale, incoraggiò Alexandrina, perché continuasse a dettare il suo diario, dopo aver constatato le altezze spirituali a cui era pervenuta; ciò che essa fece con spirito di obbedienza fino alla morte. Nello stesso anno 1944 si iscrisse all’Unione dei Cooperatori Salesiani. Volle collocare il suo diploma di Cooperatrice “in luogo da poterlo avere sempre sotto gli occhi”, per collaborare col suo dolore e con le sue preghiere alla salvezza delle anime, soprattutto giovanili. Pregò e soffrì per la santificazione dei Cooperatori di tutto il mondo.

Nonostante le sue sofferenze, Alexandrina continuava inoltre ad interessarsi ed ingegnarsi a favore dei poveri, del bene spirituale dei parrocchiani e di molte altre persone che a lei ricorrevano. Promosse tridui, quarant'ore e quaresimali nella sua parrocchia.

Specialmente negli ultimi anni di vita, molte persone accorrevano a lei anche da lontano, attratte dalla fama di santità, e parecchie attribuivano ai suoi consigli la loro conversione.

Nel 1950 Alexandrina festeggia il XXV della sua immobilità.

Il 7 gennaio 1955 le viene preannunciato che quello sarebbe stato l’anno della sua morte.

Il 12 ottobre volle ricevere l’unzione degli infermi.

Il 13 ottobre, anniversario dell’ultima apparizione della Madonna a Fatima, la si sentì esclamare: “Sono felice, perché vado in cielo”. Alle 19,30 spirò.

Nel 1978 le sue spoglie vennero traslate dal cimitero di Balasar ad una cappella laterale della chiesa parrocchiale. Sulla sua tomba si leggono queste parole da lei volute: “Peccatori, se le ceneri del mio corpo possono essere utili per salvarvi, avvicinatevi, passatevi sopra, calpestatele fino a che spariscano. Ma non peccate più; non offendete più il nostro Gesù!”. È la sintesi della sua vita spesa esclusivamente per salvare le anime.

Alexandrina Maria da Costa è stata dichiarata Venerabile il 21 dicembre 1995 e innalzata agli onori dell'altare, il 25 aprile 2004, dal Beato Giovanni Paolo II (Karol Józef Wojtyła, 1978-2005) che nel corso dell'omelia, a riguardo, disse:

Mi ami tu?» domanda Gesù a Simon Pietro. Egli risponde: «Certo, Signore, tu lo sai che ti amo». La vita della Beata Alexandrina Maria da Costa può riassumersi in questo dialogo d'amore. Permeata e ardente di queste ansie d'amore, non vuole negare nulla al suo Salvatore: dalla forte volontà, accetta tutto per dimostrargli che lo ama. Sposa di sangue, rivive misticamente la passione di Cristo e si offre come vittima per i peccatori, ricevendo la forza dall'Eucaristia che diventa l'unico alimento dei suoi ultimi tredici anni di vita.

Nell'esempio della Beata Alexandrina, espresso nella trilogia “soffrire, amare, riparare”, i cristiani possono trovare lo stimolo e la motivazione per nobilitare tutto ciò che la vita ha di doloroso e triste attraverso la prova d'amore più grande: sacrificare la vita per chi si ama.]

Per approfondimenti & è Alexandrina - Index Italiano



Fonti principali: sdb.org; vatican.va; wikipendia.org (« RIV.»).

Réponse  Message 1339 de 1557 de ce thème 
De: lore luc Envoyé: 14/10/2012 02:48

Domenica  14 Ottobre  2012

 

Réponse  Message 1340 de 1557 de ce thème 
De: lore luc Envoyé: 14/10/2012 02:50

Domenica  14 Ottobre  2012

 


San Callisto I

Papa e martire
(memoria facoltativa)

C

allisto nacque verso il 155 da una famiglia di schiavi d'origine greca che abitava la zona di Trastevere a Roma; diventò cristiano all'inizio della sua vita d'adulto. Fu inizialmente al servizio di un alto funzionario dell'imperatore Lucio Elio Aurelio Commodo (Lucius Aelius Aurelius Commodus), nominato Carpofaro, anch'egli cristiano, che lo incaricò di amministrare i suoi beni. In relazione di affari con alcuni ebrei di Roma, fece cattive operazioni, si sconvolse, prese la fuga, fu finalmente recuperato e chiuso in una cella segreta. Il suo padrone, che lo stimava molto, lo fece rilasciare, pensando che sarebbe riuscito a recuperare il denaro perso. Era sul punto di realizzarsi quando penetrò in un giorno di sabbat (sabato della settimana ebraica) nella sinagoga, perturbò l'ufficio che si celebrava e si fece mettere con severità alla porta dai partecipanti che lo consegnarono al prefetto Fusciano denunciandolo come cristiano.

Fu, quindi, condannato alle miniere di zolfo in Sardegna per avere disturbato una riunione ebrea e perché cristiano. Lavorò durante 3 anni all'estrazione del minerale in Sardegna e là fu a fianco di molti martiri cristiani, relegati come lui: dimostrò verso di loro una devozione ammirevole. Liberato e affrancato, verso il 190, passò alcuni anni ad Anzio.

Zefirino fin dalla sua elezione come papa, nel 199, lo chiamò al suo servizio come segretario personale e, nominandolo arcidiacono della città, lo rese responsabile della direzione del clero e della creazione del primo cimitero cristiano che fece scavare nel tufo sulla via Appia; oggi chiamato “Catacombe di San Callisto”.

Alla morte di Zefirino, nel 217, Callisto è eletto papa: lo rimase 5 anni 2 mesi e 10 giorni. Il suo breve pontificato fu tra i più difficili, segnato dall'opposizione di un sacerdote di Roma, Ippolito, brillante ma eccessivo. Callisto difese contro di lui e qualche altro la fede trinitaria e fece prevalere l'uso di assolvere tutti i peccati, anche quelli che i rigoristi, come Tertulliano, consideravano imperdonabili: l'idolatria, l'adulterio e l'omicidio. Riconobbe come valido il matrimonio tra schiavi e donne libere (non ammesso come legale dal diritto romano) ed accettò il nuovo matrimonio dei vedovi e la loro entrata eventuale nel clero.

Politica d'indulgenza generale che gli valse molte critiche: di fronte ai suoi oppositori, restò fermo e diede, senza stancarsi, l'immagine del buon pastore. Apprendendo che un cristiano era stato giustiziato, su ordine dell'imperatore Alessandro Severo, e gettato nel Tevere, Callisto si nascose sulle rive del fiume e con l'aiuto di alcuni pescatori e membri del clero, lo ritirò dalle acque, celebrando solennemente i suoi funerali nella sua catacombe di via Appia.

Morì il 14 ottobre 222 nel suo quartiere di Trastevere, vittima di una sommossa diretta contro i cristiani. Buttato dall'alto di una finestra in un pozzo, pieno di macerie, fu ritirato da un sacerdote una quindicina di giorni dopo e fu seppellito sulla Via Aurelia nel cimitero di Calepodio. Lasciava la chiesa in piena prosperità, organizzata corporativamente e dotata di una scuola di teologia. All'inizio del IV secolo, era dichiarato martire ed uno dei rari, all'epoca, ad avere una data anniversario che, secondo il Depositio Martirum (Callisti in viâ Aureliâ miliario III) e i martirologi seguenti, ricorre il 14 ottobre.

Nel 790 Pp Adriano I (772-795) fece traslare le sue reliquie a Santa Maria in Trastevere che, pare fosse stata costruita lì dove c'era un modesto oratorio consacrato a Maria che Callisto aveva fatto edificare nella sua casa: primo luogo di culto eretto alla memoria della Madre di Cristo nella Citta Eterna.

Papa Gregorio IV (827-843) ritrovò il suo corpo e quelli di Pp Cornelio e S. Calepodio sotto l'ingresso della basilica e li fece deporre sotto l'altare maggiore.

Significato del nome Callisto : « il più bello» (dal greco kalistos).



Fonte principale : paroisse saint calixte marseille («RIV.»).

Réponse  Message 1341 de 1557 de ce thème 
De: lore luc Envoyé: 15/10/2012 02:53
 

Lunedì  15 Ottobre  2012


Réponse  Message 1342 de 1557 de ce thème 
De: lore luc Envoyé: 15/10/2012 02:54

Lunedì  15 Ottobre  2012

 


Santa Teresa d'Avila (di Gesù)

Vergine e Dottore della Chiesa

Fondatrice dell'Ordine Carmelitano delle “Scalze” e degli “Scalzi”

T

eresa (nome completo: Teresa Sánchez de Cepeda Avila Y Ahumada) nacque ad Avila, a 85 km a nord-ovest di Madrid, il 28 marzo 1515.

I suoi profondi e religiosi ideali ascetici le furono trasmessi fin da quando era bambina dal padre, il cavaliere Alonso Sánchez de Cepeda, e specialmente dalla madre, Beatrice d'Avila y Ahumada.

Teresa era molto affascinata dalle biografie dei santi e da ragazza scappò molte volte di casa finché, nel 1534, lasciò di nascosto la sua famiglia ed entrò nel monastero dell'Incarnazione delle monache carmelitane ad Avila. In convento soffrì per molte malattie, ma ben presto riuscì a trovare in queste sofferenze una fonte di estasi spirituale, anche grazie all'uso di un suo libro di preghiera, l'Abecedario spirituale, il terzo della collezione dell'Alfabeto spirituale (pubblicato in sei parti tra il 1537 e il 1554). Questo lavoro, che segue l'esempio di numerosi scritti medievali, era una sorta di "guida" per l'analisi della coscienza, per l'autoconcentrazione spirituale e per la contemplazione interiore. Accanto a questo, Teresa, si servì di altri volumi mistici, come il Tractatus de oratione et meditatione di S. Pietro d'Alcantara e, forse, degli Esercitia di Ignazio di Loyola. Fu proprio Pietro d'Alcantara a spingere Teresa a dare una forma visibile ai suoi impulsi interiori, tanto che ne divenne ben presto consigliere e guida spirituale. Teresa fu quindi convinta di fondare un monastero per suore carmelitane e di cancellare la trascuratezza che trovò nel monastero di Avila ed in altri che visitò.

Nel marzo del 1563, quando Teresa si trasferì nel nuovo convento, raccolse in una "Costituzione" i suoi fondamentali principi di povertà assoluta e di rinuncia alla proprietà. Teresa stabilì, inoltre, che le suore dovevano camminare scalze, oppure sostituire le scarpe con sandali di legno o di cuoio. Per i primi cinque anni, Teresa rimase in isolamento, dedicandosi completamente alla scrittura.

Tra il 1567 e il 1571 vennero fondati conventi della riforma a Medina del Campo, Malagon, Valladolid, Toledo, Salamanca e Alba de Tormes. Grazie all'autorizzazione di Rubeo di Ravenna, capo dell'Ordine Carmelitano, Teresa poteva costruire due conventi per uomini che avrebbero accettato le sue riforme, e in questo fu aiutata da Giovanni della Croce e da Antonio di Gesù. Così fondarono il primo convento di Carmelitani scalzi nel novembre del 1568 a Duruello.

Un altro amico di Teresa, Geronimo Grecian, le diede aiuto nel fondare i conventi di Segovia (1571), Vegas de Segura (1574) e Siviglia (1575), mentre Giovanni della Croce, con la sua attività di maestro e di predicatore, promuoveva la vita interna del movimento.

Nel 1579 i processi dell'Inquisizione contro di lei e i suoi amici decaddero, e l'estensione della sua riforma fu pesantemente corretta. Negli ultimi tre anni della sua vita, Teresa fondò i conventi di Villanueva de la Jara, Palencia (1580), Burgos e Granada (1582).

La sua ultima malattia la colpì mentre era in viaggio da Burgos ad Alma de Tormes, dove morì nella notte tra il 14 e il 15 ottobre 1582.

Il suo corpo rimane incorrotto (il cuore della santa è conservato in una teca) nella Chiesa della Anunciazione in Alba de Tormes.

È stata beatificata il 24 aprile 1614 da Pp Paolo V (Camillo Borghese, 1605-1621) e santificata il 12 marzo 1622 da Pp Gregorio XV (Alessandro Ludovisi, 1621-1623).

Gli scritti di Teresa, dal chiaro indirizzo didattico, sono tra i più significativi della cultura della Chiesa cattolica [esistono soltanto tre donne dichiarate Dottori della Chiesa cattolica: Teresa d'Avila (1970), Caterina da Siena (1970) e Teresa di Lisieux (1997)] :

la sua Autobiografia - il Cammino della Perfezione - il Castello InterioreRelazioni; due opere minori sono Concetti dell'Amore ed Esclamazioni, oltre alle Carte, una raccolta di 342 lettere complete e 87 frammenti di altre.

Il nucleo del pensiero mistico di Teresa, individuabile in tutti i suoi scritti, è l'ascesa dell'anima umana attraverso quattro stadi (come scritto nella sua Autobiografia, cc. X-XXII):

- Il primo stadio è la « devozione del cuore »

- Il secondo stadio è la « devozione della pace »

- Il terzo stadio è la « devozione dell'unione »

- Il quarto stadio è la « devozione dell'estasi »

Per approfondimenti & Vita e scritti è S. Teresa d'Avila

Catechesi di Papa Benedetto XVI è Santa Teresa d'Avila



Fonte principale : wikipendia.org («RIV.»).

Réponse  Message 1343 de 1557 de ce thème 
De: lore luc Envoyé: 16/10/2012 02:57

Martedì  16 Ottobre  2012

 

Réponse  Message 1344 de 1557 de ce thème 
De: lore luc Envoyé: 16/10/2012 02:59

Martedì  16 Ottobre  2012

 


Santa Margherita Maria Alacoque

Vergine (mem. fac.)

M

argherita nacque a Lautecourt, nei pressi di Verosvres nel dipartimento di Saone e Loira (F) il 22 luglio 1647, figlia del notaio Claude Alacoque e di Philiberte Lamyn anch'essa figlia di notaio. Margherita aveva quattro fratelli: due, di salute non molto robusta, morirono intorno ai venti anni, Chrysostome, il più anziano, prese le veci del padre quando questi morì e l'altro fratello in seguito divenne curato di Bois Sainte-Marie.

Fin da piccola ebbe una formazione cristiana, come era comune a quei tempi: a otto anni le morì il padre e la madre, allora, la inviò in collegio presso le Clarisse.

Molto tardi, soltanto nel 1669, quindi a 22 anni, ricevette la cresima; fu questa l'occasione per lei di far aggiungere al suo nome anche quello di Maria.

Margherita Maria decise di entrare in monastero, nonostante l'opposizione della famiglia che voleva per lei un matrimonio. A tale ostacolo essa stessa inizialmente sembrò arrendersi per obbedienza verso i suoi familiari. Presa poi la salda decisione di farsi religiosa, si dovette provvedere per la sua dote, ed i suoi familiari tentarono di scegliere sia l'ordine che il monastero, optando per l'ordine religioso delle Orsoline. Margherita Maria fu anche in questo decisa a seguire fino in fondo la propria vocazione che la portava verso l'ordine della Visitazione dove effettivamente riuscì ad entrare.

Fu nel monastero della Visitazione di Paray-le-Monial (località situata a metà strada tra Digione e Lione), che Margherita Maria, dopo alcuni anni di vita monastica, si rivelò veggente ed iniziò ad avere quelle rivelazioni di Gesù divenute note tra i cristiani come le grandi rivelazioni del Sacro Cuore”.

Nel corso della sua vita Margherita Maria dovette sopportare molte prove dolorose ed incomprensioni, soprattutto del suo ambiente monastico, dove fu malgiudicata dai superiori ed osteggiata dalle consorelle, tanto che essa stessa ebbe molta difficoltà a valutare chiaramente queste visioni e a dubitarne della loro natura.

Ci voleva un Santo, per avvertire il rombo della santità. E fu il beato Claudio La Colombière S.J., che divenne preziosa e autorevole guida della mistica suora della Visitazione, ordinandole di narrare, nella Autobiografia, le sue esperienze ascetiche rendendo pubbliche le rivelazioni da lei avute.

“Ecco quel cuore che ha tanto amato gli uomini”, le venne detto un giorno, nel rapimento di una visione: una frase restata quale luminoso motto della devozione al Sacro Cuore. E poi, le promesse: Il mio cuore si dilaterà per spandere con abbondanza i frutti del suo amore su quelli che mi onorano. E ancora: I preziosi tesori che a te discopro, contengono le grazie santificanti per trarre gli uomini dall'abisso di perdizione.

Queste esperienze cominciarono, secondo il racconto stesso di Margherita, il 27 dicembre 1673 e continuarono per 17 anni, ossia fino alla morte che avvenne il 17 ottobre 1690 a Paray-le Monial.

All'indomani della sua morte due sue discepole compilarono una «Vita di suor Margherita Maria Alacoque» (nella prima edizione del 1920, la più completa mai data alle stampe, questi scritti non superavano nell'insieme le ottocento pagine.

In conseguenza di queste apparizioni di Cristo, il Beato Pio IX (Giovanni Maria Mastai Ferretti, 1846-1878) promosse, nel 1856, la festa del Sacro Cuore per tutta la chiesa, provocando un grande afflusso di pellegrinaggi verso Paray le Monial.

Per ispirazione della Santa, nacque così la festa del Sacro Cuore, ed ebbe origine la pratica pia dei primi Nove Venerdì del mese. Vinta la diffidenza, abbattuta l'ostilità, scossa l’indifferenza, si diffuse nel mondo la devozione a quel Cuore che a Santa Margherita Alacoque era apparso “su di un trono di fiamme, raggiante come sole, con la piaga adorabile, circondato di spine e sormontato da una croce”. È l'immagine che appare ancora in tante case e che ancora protegge, in tutto il mondo, le famiglie cristiane.

La costruzione della famosa Basilica del Sacro Cuore nel quartiere di Montmartre a Parigi, accessibile dal 1876, è anch'essa una conseguenza delle vicende mistiche che hanno visto come protagonista Margherita.

Ciò malgrado, Margherita Maria fu canonizzata da Pp Benedetto XV (Giacomo della Chiesa, 1914-1922) soltanto il 13 maggio 1920.

Per approfondimenti & è Margherita Maria Alacoque



Fonti principali : wikipendia.org; santiebeati.it («RIV.»).


Le promesse di Gesù a Santa Margherita Maria Alacoque


per i devoti del suo Sacro Cuore


1) Darò loro tutte le grazie necessarie al loro stato.


2) Porterò soccorso alle famiglie che si trovano in difficoltà e metterò la pace nelle famiglie divise.


3) Li consolerò nelle loro afflizioni.


4) Sarò il loro sicuro rifugio in vita e specialmente in punto di morte.


5) Spargerò abbondanti benedizioni sopra tutte le loro opere.


6) I peccatori troveranno nel mio Cuore la fonte e l'oceano della Misericordia.


7) Le anime tiepide si infervoreranno.


8) Le anime fervorose giungeranno in breve a grande perfezione.


9) Benedirò i luoghi dove l'immagine del mio Sacro Cuore verrà esposta ed onorata.


10) A tutti coloro che lavoreranno per la salvezza delle anime darò loro il dono di commuovere i cuori più induriti.


11) Il nome di coloro che propagheranno la devozione al mio Sacro Cuore sarà scritto nel mio Cuore e non ne verrà mai cancellato.


12) Io ti prometto, nell'eccesso della Misericordia del mio Cuore, che il mio Amore Onnipotente concederà a tutti coloro che si comunicheranno al Primo Venerdì del mese per nove mesi consecutivi, la grazia della penitenza finale. Essi non moriranno in mia disgrazia, né senza ricevere i Sacramenti, e il mio Cuore sarà il loro asilo sicuro in quell'ora estrema.


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De: lore luc Envoyé: 16/10/2012 03:00

Martedì  16 Ottobre  2012

 

Beato Augustine Thevarparampil

detto "Kunjachan", ossia "piccolo prete"

Sacerdote di rito Siro-Malabarese

A

ugustine Thevarparampil, nasce il 1° aprile 1891 a Ramapuran, diocesi di Palai nello Stato del Kerala in India. Era il più giovane di cinque figli. Dopo la scuola elementare, completò la sua formazione sacerdotale prima nel seminario di Changacherry e poi in quello di Puthenpally.

Il 17 dicembre 1921 ricevette l'ordinazione sacerdotale dal vescovo Mar Thomas Kurianacherry. Operò come assistente parrocchiale a Ramapuram per un anno e a Kadanad per tre anni. In seguito, a motivo della salute cagionevole, tornò nella sua parrocchia per riposare. In quel periodo scoprì per caso un nuovo ambito di attività. Durante il ritiro annuale nella parrocchia di Ramapuram, i predicatori riunirono circa 200 "Dalit" (i fuori casta nel sistema sociale e religioso induista) in chiesa e trasmisero loro le verità di fede. Questi, avendo ricevuto quell'insegnamento religioso, si dimostrarono pronti a ricevere il Battesimo. "Kunjachan" decise di dedicarsi al servizio di quelle persone. Tale decisione lo rese guida ed emancipatore di migliaia di poveri di quel villaggio.

Per quasi 40 anni si dedicò al progresso dei fratelli "Dalit". In quel tempo le condizioni sociali dei "Dalit" erano drammatiche a causa della crescente intoccabilità e discriminazione verso di loro, basate sulla casta e sul colore della loro pelle. Erano tutti analfabeti; di conseguenza, erano superstiziosi e costretti, dalla società, a svolgere lavori manuali da schiavi. Tutti questi fattori resero molto difficile il ministero di "Kunjachan".

Padre Augustine non era una persona straordinaria dal talento o dalle capacità eccezionali, ma un semplice sacerdote di parrocchia. Non ricevette alcun onore né speciali riconoscimenti per il suo instancabile servizio volto all'emancipazione dei poveri.

Il suo programma quotidiano prevedeva visite a domicilio e sul luogo di lavoro dei "Dalit". Già alle quattro del mattino, dopo la celebrazione della Messa nella sua parrocchia di S. Agostino, accompagnato da un catechista, andava a visitare le loro capanne, anche oltre il territorio della sua parrocchia, chiamandoli “figli miei”, ascoltava, confortava, cercava di riappacificarli nelle discordie e curava i numerosi malati.

Non sempre era accolto con gioia, dato i pregiudizi; a volte si nascondevano per non farsi trovare, ma P. Augustine, senza scoraggiarsi, non desisteva dalla sua missione. Era loro talmente vicino da riuscire a chiamarli tutti per nome, dai bambini agli anziani. Grande amico dei bambini, amava molto stare in loro compagnia; la sua bassa statura gli permetteva di entrare e uscire dalle loro misere capanne senza difficoltà.

È nella preghiera che trovava la forza di affrontare questi numerosi e faticosi spostamenti, nella preghiera: pregava continuamente anche durante i suoi spostamenti da un villaggio all’altro. Il suo perseverare discreto e rispettoso delle loro credenze, diede comunque i suoi frutti, vincendo la loro diffidenza e poté battezzare personalmente quasi seimila persone.

Tenne un diario spirituale in tre volumi contenente informazioni dettagliate su di loro, relative al rapporto fra i membri di ogni famiglia, a nascite, a matrimoni, a decessi, a confessioni annuali, ecc.

Il suo obiettivo non era solo l'elevazione spirituale dei "Dalit", ma anche la loro emancipazione sociale, culturale, intellettuale e artistica. Resistette all'opposizione con calma e mitezza. Non si scoraggiò quando il governo negò privilegi ai convertiti al cristianesimo. La grazia costante di Dio gli conferì forza e coraggio. Fonte della sua forza fu la preghiera al cospetto del Santissimo Sacramento. Fu anche devoto alla Beata Vergine Maria. Obbedì al suo parroco e al suo Vescovo con grande umiltà.

Le parole del Signore: «In verità vi dico: ogni volta che avete fatto queste cose a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l'avete fatto a me.» (Mt 25, 40) erano profondamente iscritte nel cuore di "Kunjachan".

La sua lunga opera missionaria, in un periodo di grande povertà per quell’immenso Paese, precorritrice di altre opere e di altre figure missionarie, gli meritò il nome di “Apostolo degli Intoccabili”.

Il 16 ottobre 1973, dopo 52 anni di sacerdozio e di vita missionaria, all'età di 82 anni, "Kunjachan" lasciò questo mondo per ritornare alla Casa del Padre; fu sepolto nella sua chiesa parrocchiale di Ramapuran, davanti all’altare di S. Agostino, diventando meta di pellegrinaggi.

Il processo di beatificazione, iniziato ufficialmente nel 1987, si è concluso il 19 dicembre 2005 quando Papa Benedetto XVI ha approvato il miracolo avvenuto per sua intercessione.

Padre Augustine Thevarparampil "Kunjachan" è stato beatificato, il 30 aprile 2006 a Ramapuram, Palai (India), dal Card. Varkey Vithayathil, Arcivescovo maggiore di Ernakulam-Angamaly dei Siro-Malabaresi, a nome di Papa Benedetto XVI.

Per approfondimenti & è Beato Agostino Thevarparampil

Significato del nome Agostino: "piccolo venerabile" (latino).



Fonti principali : vatican.va; santiebeati.it (« RIV.»).

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De: lore luc Envoyé: 17/10/2012 02:55

Mercoledì  17 Ottobre  2012

 

Santo(i) del giorno

S. IGNAZIO di Antiochia, Vescovo e martire (memoria)
SS. Rufo e Zosimo, Martiri († 107)
SS. Martiri Volitani († cc sec. III)
S. Fiorenzo di Orange (FR), Vescovo († cc 524)
B. Baldassarre Ravaschieri da Chiavari (1419-1492), Sacerdote O.F.M.
S. Riccardo Gwyn (1537-1584), Padre di famiglia e martire in Inghilterra
B. Giacomo Burin (1756-1794), Presbitero e martire in Francia
BB. Maria Natalia di S. Ludovico Vanot e IV compagne, Vergini e martiri († 1794)
S. Isidoro Gagelin (1799-1833), Presbitero e martire
B. Contardo Ferrini (1859-1902), Laico
B. Fidel Fuidio Rodriguez (1880-1936), religioso marianista, martire
B. Raimondo Stefano Bou Pascual 1906-1936), Presbitero e martire
B. Tarsilla Cordoba Belda (1861-1936), Madre di famiglia e martire in Spagna
B. Pietro Casani (1572-1647), presbitero S.P. (scolopo)


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De: lore luc Envoyé: 17/10/2012 02:56

Mercoledì  17 Ottobre  2012

 

S. Ignazio di Antiochia
Vescovo e martire, Padre della Chiesa
(memoria)

Dalla data del 1° febbraio, la memoria di S. Ignazio di Antiochia è stata riportata ad oggi, data tradizionale del suo martirio, dal nuovo Calendario ecclesiastico, che la prescrive come obbligatoria per tutta la Chiesa.

I

gnazio è venerato come santo dalla Chiesa cattolica e quella ortodossa; è annoverato fra i Padri della Chiesa. Fu il secondo successore di Pietro come vescovo di Antiochia di Siria, cioè della terza città per grandezza del mondo antico mediterraneo.

Non era cittadino romano; pare che non fosse nato cristiano e che, anzi, si sia convertito assai tardi. Ciò non toglie che egli sia stato uomo d'ingegno acutissimo e pastore ardente di zelo.

Mentre era Vescovo ad Antiochia, l'Imperatore Traiano dette inizio alle persecuzioni (98-117), che privarono la Chiesa degli uomini più in alto nella scala gerarchica e più conosciuti in fama e santità.

Arrestato e condannato “ad bestias”, Ignazio fu condotto, in catene, con un lunghissimo e penoso viaggio, da Antiochia a Roma dove si allestivano feste in onore dell'Imperatore vittorioso nella Dacia e i martiri cristiani dovevano servire da spettacolo, nel circo, sbranati e divorati dalle belve.

Durante il viaggio da Antiochia a Roma scrisse sette lettere alle chiese che incontrava sul cammino o vicino ad esso. Esse ci sono rimaste e sono una testimonianza unica della vita della chiesa dell'inizio del II secolo :

Ø Da Smirne scrisse alle comunità dell'Asia Minore, di Efeso, di Magnesia e di Tralli ringraziandole per le numerose dimostrazioni d'affetto testimoniate nei suoi travagli; scrisse poi ai romani, supplicandoli di non impedire il suo martirio, inteso come conseguimento d'una lunga vita di sacrifici: “Com'è glorioso essere un sole al tramonto, lontano dal mondo, verso Dio. Possa io elevarmi alla tua presenza”.

Ø Dalla Troade poi scrisse alla chiesa di Filadelfia e a quella di Smirne chiedendo che si congratulassero con i suoi fedeli d'Antiochia che avevano sopportato con coraggio le persecuzioni ora ivi concluse.

Ø Scrisse anche a Policarpo, vescovo di Smirne aggiungendovi interessanti direttive per l'esercizio della funzione episcopale, consigliandogli di “tenere duro come l'incudine sotto il martello”.

Le sue lettere esprimono calde parole d'amore a Cristo e alla Chiesa. Appaiono per la prima volta le espressioni “Chiesa cattolica” e “cristianesimo”, che sono ritenuti neologismi creati da lui. Sono una finestra aperta per conoscere le condizioni e la vita della chiesa del suo tempo. In particolare appare per la prima volta nelle sue lettere la concezione tripartita del ministero cristiano: vescovo, presbiteri, diaconi. Altro tema significativo è la confessione della vera umanità di Cristo contro i doceti, i quali sostenevano che l’incarnazione del Figlio di Dio fosse stata solo apparente.

Giunto a Roma, nell'anno 107, il Vescovo di Antiochia fu veramente sbranato dalle belve del Circo, per le quali il Martire trovò espressioni di una insolita tenerezza e poesia: Accarezzatele, scriveva infatti, affinché siano la mia tomba e non facciano restare nulla del mio corpo, e i miei funerali non siano a carico di nessuno”.

Le sue ossa vennero raccolte da alcuni fedeli e ricondotte ad Antiochia dove furono sepolte nel cimitero della chiesa fuori della Porta Dafnitica. Per l'occasione Giovanni Crisostomo predicò sulla vita del martire. A seguito dell'invasione saracena le reliquie furono ricondotte a Roma e lì sepolte presso la chiesa di S. Clemente dove tuttora riposano

La Chiesa cattolica celebra la sua festa il 17 ottobre, quella ortodossa il 20 dicembre.

Significato del nome Ignazio : «di fuoco, igneo» (latino).

Per approfondimenti & la Catechesi di Papa Benedetto XVI

è S. Ignazio d'Antiochia

& è Lettere



Fonti principali : vatican.va ; santiebeati.it ; wikipendia.org (« RIV. »).


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