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| De: Enzo Claudio (Mensagem original) |
Enviado: 29/11/2009 08:44 |
Domenica 29 Novembre
San Francesco Antonio Fasani
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Lucera, 6 agosto 1681 - Lucera, 29 novembre 1742
Ancor giovane fu accolto tra i Minori Conventuali. Si distinse subito per la sua vita integerrima e fu esempio di austerità e zelo sacerdotale. Eletto Ministro Provinciale promosse le regolare disciplina in tutta la Provincia. Propagò la devozione alla Vergine Immacolata, e per circa 40 anni si rese famoso nelle Puglie per la sua ardente parola e per la grande carità verso i poveri, gli orfani e i carcerati. Fu canonizzato da Giovanni Paolo II il 13 aprile 1986.
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Altri Santi del giorno
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Resposta |
Mensagem 1318 de 1557 no assunto |
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Mensagem 1319 de 1557 no assunto |
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Domenica 7 Ottobre 2012
Santa Giustina
Vergine e martire († 304)
Passio Sanctae Justinae martyris (VI secolo)
« La beata Giustina ebbe natali da genitori cristiani e fu temprata tra nobili donne di chiara fama; sollecitata dalla santa religione diede ampio spazio nel suo spirito alle finezze della saggezza, per cui Cristo la attrasse a sé consacrandola sua sposa.
Chi non vorrebbe piacerle, vergine consacrata e ministra di carità, che con tale umiltà portò alla gloria la nobiltà di un fiero sangue tanto da meritare di venire eletta al senato della patria celeste?
Veramente tempio degno dell'abitazione del Signore era il santo corpo, ornato di tanti e grandi meriti come di altrettante margarite, astretto a digiuni e nutrito di incessanti preghiere, reso più che mondo per la purità: fu di una tale risplendente prudenza da fare più luce di raddoppiata lampada. Veramente Giustina di nome e di fatto, che seppe con le opere coronare il suo nome e non perderlo per l'eternità. Illustre per potenza di natali, ma più ancora per il suo cristianesimo: la sua mente pura infatti seppe conseguire la palma di altissima vittoria.
Trovandosi essa nelle regioni venete e precisamente a Padova sua patria, vi sopraggiunse, proveniente da Milano, l'imperatore Massimiano, conosciuto per la sua crudeltà: comanda che gli si istituisca nel Campo Marzio il tribunale per uccidere, sacrilego, i santi di Dio.
Allora la beatissima Giustina dal suo podere, detto Vitaliano, salita in vettura, si affrettava a visitare i servi di Dio, quando, sorpresa dai soldati, ne fu strappata giù a forza e a grande velocità portata al cospetto del crudelissimo Massimiano, come loro era stato ingiunto dallo stesso imperatore.
Così l'aggredì l'imperatore: “Dì il tuo nome con cui ti si chiama e la tua condizione sociale”.
Allora la beata Giustina serena in volto rispose: “Sono cristiana”.
L'imperatore Massimiano disse: “Io ti richiedo piuttosto del nome e tu getti sui nostri orecchi quanto non vogliamo sentire; dì il tuo nome prima che ti faccia morire”.
Replicò la beata Giustina: “Ti ho detto, sono cristiana; quanto al nome mi chiamo Giustina”.
L'imperatore Massimiano disse: “Quale setta religiosa professi?” La beata Giustina rispose: “Io adoro il signore mio Gesù Cristo che ha fatto cielo e terra, mare e tutto ciò che vi è in essi”.
L'imperatore Massimiano disse: “Avvicinati e sacrifica al grande dio Marte, se vuoi salva la tua giovinezza”. La beata Giustina rispose: “Ti ho già detto, sono cristiana; e alle pietre sorde e mute, opera delle mani degli uomini, non sacrifico; e a tutte le suggestioni diaboliche rinunzio; e mi offro in sacrificio solo a colui al quale mi sono consegnata, il signore mio Gesù Cristo, figlio del Dio vivo, il quale ha detto: “Io sono via, verità e vita; chi crede in me non morirà in eterno”. Questo ai credenti in lui ha ripetutamente promesso con tono inconfondibile, e la sua promessa è in me, e nessuno potrà sradicare dal suo amore la mia mente, così profondamente radicata in lui; altro è parlare con Dio e altro con gli uomini. Ma se hai escogitato dei tormenti, affrettati ad eseguirli nell'ancella di Cristo. Perché ritardi? Bramo infatti andarmene al mio signore Gesù Cristo che si è degnato di prendermi come sua fin dall'infanzia”.
L'imperatore Massimiano disse: “Perché respingi le mie richieste con tante inutili parole? Sacrifica e sarai libera dai tormenti; diversamente sappi che dovrai morire di spada”.
La beata Giustina rispose: “Rendo grazie al mio Dio che si è degnato di accogliermi come sua vittima, io indegna sua serva; non voglio sacrificare ai vostri demoni, come non voglio consentire alle tue vane lusinghe; piuttosto di questo faccio preghiera al signore mio Gesù Cristo che si degni di ascrivere me sua serva tra le sue ancelle. Ti prego perciò che tu voglia portare a compimento i tormenti che intendi disporre ai miei riguardi. Da parte mia infatti sono preparata a sostenere per il nome del signore mio Gesù Cristo ogni contrarietà. Perché dovrei temere di cimentarmi in questa prova, quando si sa che il Signore mio Gesù Cristo a profusione ha dato il suo sangue per la salvezza di tutto il mondo? ”
Allora il crudelissimo imperatore, preso da ira, con bocca sacrilega, emanò la sentenza: “Giustina, poiché a lungo è rimasta nascosta; e afferma di rimanere vincolata alla religione cristiana; e non intende obbedire alle nostre ingiunzioni, comandiamo che sia uccisa di spada”.
Ciò udendo, la beata Giustina ripetutamente esclamava: “Ti rendo grazie, signore Gesù Cristo, che ti sei degnato di ascrivere nel tuo libro la tua confessore e martire. Oramai se a te piace e risponde a verità la sentenza proferita dall'empiissimo imperatore, si effettui subito in questo luogo il già disposto giuramento della mia confessione di fede, e accogli la tua ancella nel grembo tuo, che siedi nel trono, mia luce, perla preziosa, che sempre ho amato, bramato e ora desidero vedere re di tutti i secoli, tu che regni col Padre e lo Spirito Santo”.
E finita la preghiera, piegate a terra le ginocchia, il sicario le immerse la spada nel fianco.
Così trafitta per un'ora intera, gli occhi fissi al cielo e le mani levate, davanti a tutti, a chiara voce diceva: “Signore Gesù Cristo, accogli la mia anima nel tuo riposo, perché te ho scelto, te ho sospirato e tua desidero essere, tu che solo ho amato signore mio Gesù Cristo salvatore del mondo e se nessun altro fuori di te ho cercato, te solo io ritrovi e niente altro che te io incontri”.
E fattosi il segno della santa croce e, dopo aver impresso croci anche su tutto il suo corpo, serenamente spirò.
Quindi i cristiani vedendo l'ardore della sua fede e la venerabile sua passione, degni di una martire, cosparsero di aromi il suo corpo e vi apposero un'edicola degna di esso a quasi mille passi, più o meno, dalla città di Padova; dove fino ad oggi vengono celebrati in suo onore i santi misteri. Come a convegno alle soglie del suo tempio, sulla sua tomba, con umile pietà perviene una gran moltitudine di cristiani, i quali a lode di Dio si sciolgono in festa, attorno alla beata martire Giustina. La Beata Giustina fu martirizzata sotto l'imperatore Massimiano alle none di ottobre (7 ottobre), regnando in verità il Signore nostro Gesù Cristo, al quale è l'onore e la gloria nei secoli dei secoli. Amen ».
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Mensagem 1320 de 1557 no assunto |
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Domenica 7 Ottobre 2012
Beato Giuseppe Toniolo
“economista di Dio”
“apostolo della Rerum Novarum”
iuseppe Toniolo nasce a Treviso il 7 marzo 1845, in una famiglia della buona borghesia veneta. Per seguire il padre Antonio, apprezzato ingegnere distintosi nella direzione dei lavori di bonifica delle valli veronesi e ostigliesi (MN), la famiglia si trasferì in varie città. La madre, Isabella Alessandri, donna di profonda religiosità e sensibilità, lo educò al cristocentrismo e alla pietà mariana.
Giuseppe frequentò il ginnasio e il liceo al collegio veneziano di S. Caterina.
Nel 1863 si iscrisse alla facoltà di Giurisprudenza dell'Università di Padova, dove i suoi maestri furono Fedele Lampertico e Giovanni Messedaglia; si laureò il 21 giugno 1867.
Il 28 dicembre 1868 fu nominato assistente alla cattedra Giuridico-politica dell'Università di Padova e il 30 agosto 1873 conseguì la libera docenza in Economia politica.
Fu dapprima insegnante presso l'Istituto tecnico di Venezia (1874) e, dopo una breve supplenza del Messedaglia nell'Università di Padova, fu chiamato come professore straordinario di Economia Politica nell'Università di Modena e Reggio Emilia (1878), per approdare definitivamente come ordinario nell'Università di Pisa, dove tenne la cattedra di Economia politica dal 1879 alla morte.
Nel 1878 sposa Maria Schiratti, dalla quale ha sette figli. La sua fu una famiglia normale, inserita nella vita della parrocchia e aperta a quella della società, serena nell'affrontare le inevitabili difficoltà perché unita dalla forza del Vangelo che si leggeva insieme ogni mattina e animata dalla preghiera che si recitava insieme ogni sera. Una vera chiesa domestica.
Nel 1883 ebbe tra i suoi allievi Werner Sombart, che divenne successivamente una delle massime autorità internazionali di economia politica.
La figura di Giuseppe Toniolo occupa un posto importante nella storia del pensiero e dell'organizzazione del laicato cattolico.
Il 29 dicembre 1889 fondò a Padova l'Unione cattolica di studi sociali, di cui fu presidente; collaborò anche con l'Opera dei congressi.
Nel 1893, dà vita alla "Rivista internazionale di scienze sociali e discipline ausiliarie" e nel 1894, sulla scia aperta dalla pubblicazione della Rerum Novarum, formulò il primo programma politico cristiano democratico, il "Programma dei cattolici di fronte al socialismo".
Il Toniolo non fu mai propriamente impegnato nella sfera politica, ma fu tra i fondatori della FUCI. La sua partecipazione fu contrassegnata da una profonda sintonia con il magistero ecclesiale. Elabora una sua teoria sociologica, che afferma il prevalere dell'etica e dello spirito cristiano sulle dure leggi dell'economia. Nei suoi numerosi scritti, propone varie innovazioni: il riposo festivo, la limitazione delle ore lavorative, la difesa della piccola proprietà, la tutela del lavoro delle donne e dei ragazzi.
Dal punto di vista religioso, è fautore di un'azione più incisiva dei cattolici in campo sociale.
Dal 1894 in poi, diviene uno degli animatori del movimento della "Democrazia Cristiana". Difende il valore economico-sociale della religione, conciliando così fede e scienza.
Dopo lo scioglimento dell'Opera dei Congressi (1904), si occupò di riorganizzare l'Azione Cattolica.
Nel 1906 è nominato presidente dell'Unione Popolare, che ha il compito di coordinamento generale delle attività in campo cattolico. Fu ispiratore e promotore della prima Settimana Sociale dei Cattolici Italiani, che tenne a battesimo nel 1907.
Porta avanti il suo servizio ecclesiale con fedeltà alla Chiesa, stimato dai pontefici del suo tempo (Leone XIII, 1878-1903 - S. PIO X, 1903-1914 - Benedetto XV, 1914-1922). Preoccupato della guerra in corso, elabora uno statuto di diritto internazionale della pace che affida al Papa.
Muore il 7 ottobre 1918 nel giorno dedicato alla Madonna del Rosario, che egli è solito invocare ogni giorno. Le sue spoglie mortali riposano nella Chiesa di S. Maria Assunta a Pieve di Soligo (TV). A Pisa la sua casa porta ancora intatti i segni della sua vita santa e operosa. Visse tra il Veneto e la Toscana, ma di lui si può dire, come di pochi altri, che appartiene all'intera Italia cattolica.
Dichiarato Venerabile il 14 giugno 1971 dal Servo di Dio Paolo VI (Giovanni Battista Montini, 1963-1978), Giuseppe Toniolo è stato beatificato il 29 aprile 2012 nella Basilica di San Paolo fuori le Mura.
In rappresentanza del Papa Benedetto XVI, la celebrazione è stata presieduta dal Card. Salvatore De Giorgi Arcivescovo emerito di Palermo e già Assistente generale dell’Azione Cattolica Italiana.
Per approfondimenti & >>> Giuseppe Toniolo |
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Mensagem 1321 de 1557 no assunto |
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Mensagem 1322 de 1557 no assunto |
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Lunedì 8 Ottobre 2012
Sant’Ugo da Genova
Religioso dell’Ordine di Malta
go da Genova, al secolo Ugo Canefri, nacque probabilmente nel 1148 dalla famiglia alessandrina dei conti Canefri, signori di Gamondio (l’attuale Castellazzo Bormida), Fresonara e Borgo Rovereto.
Si ascrisse, in giovane età, ai Cavalieri Ospitalieri di S. Giovanni di Prè (GE) e si distinse presto per il servizio della carità a favore dei bisognosi, dei ricoverati negli ospedali e dei pellegrini.
Fu cappellano dell'Ordine religioso e cavalleresco di S. Giovanni di Gerusalemme fondato un secolo prima con intenti soprattutto militari, per combattere contro gli infedeli Mussulmani. In realtà i Cavalieri dell'Ordine di S. Giovanni di Gerusalemme furono respinti dai Mussulmani e obbligati a lasciare l'Oriente, rifugiandosi prima nell'isola di Rodi, poi in quella di Malta. Il ben noto Ordine dei Cavalieri di Malta ebbe origine da questa emigrazione, nell'isola mediterranea, degli antichi combattenti cristiani.
Come cappellano della Commenda genovese, Ugo non impugnò mai armi di difesa e di offesa, e i suoi combattimenti si svolsero soprattutto sotto il vessillo fiammante della carità.
Fu così eletto Maestro della Commenda di S. Giovanni a Genova, ove esercitò con zelo i suoi uffici.
A Lui si attribuiscono diversi miracoli: aver cambiato l'acqua in vino; il salvataggio di un naufrago al largo delle coste genovesi; soprattutto quello di aver fatto scaturire una sorgente d'acqua dalla rupe a monte della Commenda (ora via S. Ugo). Miracoli avvenuti in virtù della sua preghiera, si legge nella Bibliotheca Sanctorum.
Piccolo di statura, magro, con un cilicio sulla carne, Ugo era noto e caro ai genovesi anche per il suo spirito di mortificazione e per la sua grande modestia, contrastante con lo spirito di superbia del secolo, che non risparmiava neppure quei Cavalieri, quasi sempre di origine aristocratica, di cui egli era zelante cappellano.
A Genova, a pochi passi dal porto, esiste ancora la chiesa di S. Giovanni di Prè, sulla piazzetta della Commenda, presso la quale visse il cappellano dell'Ordine cavalleresco, e nella quale venne sepolto dopo la sua morte avvenuta, secondo alcune fonti, l’8 ottobre 1233.
Con lui, vittorioso nella più meritoria delle battaglie, i Cavalieri di Gerusalemme conquistavano per il loro blasone un titolo di gloria più chiaro e più durevole delle incerte imprese militari e politiche, anche se combattute per la fede e ispirate dal desiderio di convertire gli infedeli alla verità.
A Malta, e secondo il Martirologio Romano, la festa di S. Ugo ricorre l'8 ottobre mentre nel Proprium Genuense del 1645, la festa, invece, è assegnata al 19 ottobre.
Significato del nome Ugo: “spirito perspicace” (germanico).
Per la cronaca :
Oggi il nome ufficiale e legale dell’Ordine di Malta è: Sovrano Militare Ordine Ospedaliero di San Giovanni di Gerusalemme di Rodi e di Malta. Abbreviazioni del nome, Sovrano Militare Ordine di Malta, Sovrano Ordine di Malta o Ordine di Malta vengono spesso utilizzate in atti legali, diplomatici e nei testi di divulgazione.
I Cavalieri nascono con il nome di Cavalieri Ospitalieri (o Ospedalieri), con riferimento alla loro missione. Ma vengono contemporaneamente chiamati anche Cavalieri di S. Giovanni con riferimento al Santo protettore dell’Ordine, S. Giovanni Battista, e quindi anche Giovanniti o Gerosolimitani, con riferimento a Gerusalemme, luogo di fondazione dell’Ordine. Nel passato veniva utilizzato anche il termine La Religione, per sottolinearne la caratteristica di confraternita religiosa.
Dopo la conquista dell’isola di Rodi nel 1310 i membri divengono Cavalieri di Rodi. Nel 1530 l’Imperatore Carlo V cede all’Ordine l’isola di Malta. Da qui i membri prendono l’ultima denominazione che ancora oggi è la più usata: Cavalieri di Malta.
Per proteggere questa tradizione, l’Ordine di Malta ha registrato legalmente 16 diverse varianti del suo nome e dei suoi emblemi in oltre 100 paesi del mondo. |
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Mensagem 1323 de 1557 no assunto |
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Santo(i) del giorno S. GIOVANNI LEONARDI, Sacerdote e fondatore (mf)S. ABRAMO, Patriarca dell'Ebraismo, del Cristianesimo e dell'IslamB. JOHN HENRY Newman, Cardinale C.O.SS. Dionigi, Rustico ed Eleuterio, Vescovo e compagni martiri († sec. III)SS. Diodoro, Diomede e Didimo, Martiri († sec. inc.)S. Donnino di Fidenza, Martire († sec. IV inc.)S. Donnino (o Donino) di Città di Castello, Eremita († 610) S. Deusdedit (Diodato, Deodato) di Montecassino, Abate († 834)S. Luigi Bertrán, Presbitero O.P. († 1581)SS. Martiri di Turón in Spagna († 1934) |
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Mensagem 1324 de 1557 no assunto |
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Martedì 9 Ottobre 2012
S. Giovanni Leonardi Sacerdote e fondatore :
“Ordine dei Chierici Regolari della Madre di Dio”
iovanni Leonardi nacque attorno al 1541 da una famiglia di agricoltori benestanti del villaggio di Diecimo, oggi frazione del comune di Borgo a Mozzano, nell'allora Repubblica di Lucca.
Durante gli studi in farmacia, condotti a Lucca, si avvicinò alla confraternita laica dei Colombini, vicina alla spiritualità del Savonarola e sotto la direzione dei Padri Domenicani. Esercitò per alcuni anni la professione dello speziale nel suo paese natale, ma attorno al 1568 decise di dedicarsi allo studio della teologia e venne ordinato sacerdote il 22 dicembre 1572: intraprese la predicazione e l'insegnamento del catechismo, istituendo anche una Congregazione della Dottrina cristiana.
Assieme ad altri due o tre sacerdoti, il 1° settembre 1574, fondò presso la chiesa di S. Maria della Rosa di Lucca la Congregazione dei Preti Riformati della Beata Vergine, dedita all'apostolato ed alla formazione del clero.
I sacerdoti della nuova famiglia religiosa aumentarono velocemente di numero e il fondatore redasse per loro le “Constitutiones Clericorum Regularium Matris Dei”, subito approvate dal vescovo di Lucca Alessandro Guidiccioni e confermate da Pp Clemente VIII (Ippolito Aldobrandini, 1592-1605) con il breve “Ex quo divina majestas” (13 ottobre 1595).
La congregazione venne elevata ad ordine religioso il 3 novembre 1621 da Pp Gregorio XV (Alessandro Ludovisi, 1621-1623), assumendo l'attuale nome di “Ordine dei Chierici Regolari della Madre di Dio”.
Venne poi espulso dalla Repubblica di Lucca con l'accusa di disturbo all'ordine pubblico e mancanza di rispetto alle autorità costituite e si rifugiò a Roma.
Nel 1596 Pp Clemente VIII nominò il Leonardi visitatore apostolico e commissario con l'incarico di riformare, secondo i canoni del Concilio di Trento, le congregazioni benedettine di Montevergine, di Vallombrosa e di Monte Senario; fu anche incaricato dal pontefice di dirimere una controversia tra il vescovo di Nola ed il viceré di Napoli relativa al Santuario della Madonna dell'Arco. ”
Papa Clemente VIII, con il Breve “Apud Sanctum Marcum” del 14 agosto 1601, affidò al Leonardi ed alla sua congregazione la Chiesa e la parrocchia di Santa Maria in Portico, con l'icona della Beata Vergine Maria “Romanae Portus Securitatis”, presso la quale la famiglia religiosa stabilì la sua Curia generalizia (trasferita nel 1662 in Santa Maria in Campitelli).
A Roma Giovanni ebbe anche modo di conoscere e frequentare il suo conterraneo Filippo Neri, come lui impegnato nel moto di riforma della Chiesa: gli espresse anche l'intenzione di partire come missionario per le Americhe, ma ne fu dissuaso. Con il prelato spagnolo Juan Bautista Vives y Marja diede vita a Roma ad un movimento missionario che, dopo la sua morte, portò all'istituzione del “Collegio Missionario di Propaganda Fide” (1624, poi Università Urbaniana) ed all'erezione della Sacra Congregazione per la Propagazione della Fede (1627).
Morì sessantottenne a Roma il 9 ottobre 1608 e venne sepolto nella Chiesa di Santa Maria in Portico: per interessamento del cardinale di York, la sua salma venne traslata nel 1662 nella Chiesa di Santa Maria in Campitelli (suo titolo cardinalizio).
Leonardi fu dichiarato Venerabile da Pp Clemente XI (Giovanni Francesco Albani, 1700-1721) nel 1701 e venne beatificato il 10 novembre 1861 da Pp Pio IX (Giovanni Maria Mastai Ferretti, 1846-1878).
Papa Leone XIII (Vincenzo Gioacchino Pecci, 1878-1903) volle, nel 1893, che il suo nome fosse iscritto nel Martirologio Romano (cosa non ancora mai accaduta per i beati, ad eccezione dei pontefici); Pp Pio XI (Ambrogio Damiano Achille Ratti, 1922-1939) lo canonizzò il 17 aprile 1938.
L'8 agosto 2006 la Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti, in forza delle facoltà concessele da Papa Benedetto XVI, lo ha proclamato Santo Patrono di tutti i farmacisti.
Significato del nome Giovanni : “il Signore è benefico, dono del Signore” (ebraico).
Per approfondimenti & è ordinedellamadredidio.org/ |
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Mensagem 1325 de 1557 no assunto |
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Beato John Henry Newman
Cardinale C.O. (Oratoriano)
ohn Henry Newman, primo di 6 fratelli, nasce a Londra il 21 febbraio 1801. Il padre, John, era un banchiere mentre la madre, Jemina Foundrinier, discendeva da ugonotti emigrati dalla Francia dopo la revoca dell'Editto di Nantes.
Nel 1808 Newman entra nella scuola di Ealing (in quei tempi fuori Londra) dove ricevette un'educazione elevata e manifestò la sua notevole intelligenza.
Il 1816 segnò l'ultimo anno di permanenza a Ealing e contemporaneamente il fallimento della banca del padre. In questo periodo, sotto l'influsso di Walter Maser, pastore calvinista, maturò una fede orientata dai principi protestanti e la convinzione che il Papa fosse l'anticristo.
Nel 1817 entra nel Trinity College di Oxford dove ottenne il titolo accademico di "Bachelor of Arts".
Nel 1822 fu eletto "fellow" dell'Oriel College, ambiente nel quale sviluppò un'amicizia con Edward Bouverie Pusey.
Il 13 giugno 1824 viene ordinato diacono nella Chiesa Anglicana e divenne coadiutore della parrocchia di St. Clement ad Oxford.
Il 29 maggio 1825 viene ordinato sacerdote anglicano.
Dal 1826 al 1832, in qualità di tutor nell'Oriel College, si occupa della formazione culturale di molti studenti universitari e fu in stretto contatto con Pusey, John Keble e Hurrel Froude.
Il 14 marzo 1828 diventa parroco nella chiesa universitaria di St Mary, dove svolse una intensa attività pastorale, soprattutto mediante la predicazione che riscosse molti consensi, fino al 1843.
Nel 1832 accompagna Froude in un lungo viaggio nell'Europa meridionale, visitando Roma, Malta, Corfù e la Sicilia. In questo viaggio incontrò per la prima volta, nel Collegio Inglese di Roma, Nicholas Wiseman, che diventerà Arcivescovo cattolico di Westminster.
Scrive il poema che sarà poi pubblicato nel 1834 con il titolo di "Lyra Apostolica" ed anche il poemetto "Lead, Kindly, Light", dove esprime la sua fiducia nella Provvidenza che lo avrebbe guidato nella realizzazione di una particolare missione.
Tornato in Inghilterra, ad Oxford, poté ascoltare, era il 14 luglio 1833, il discorso di John Keble "National Apostasy", sermone che segnò il sorgere dell'Oxford Movement, di cui Newman divenne la figura più rappresentativa.
Dal 1833 al 1841 Newman, Froude, Keble, Pusey e William Palmer pubblicarono "Tracts for the Times". Dei 90 saggi pubblicati Newman ne scrisse 26, incluso l'ultimo il "Tract 90", nel quale egli cercò di interpretare i 39 articoli della Chiesa Anglicana in un'ottica cattolica. Ciò gli valse la condanna da parte dell' "Hebdomadal Board" dell'Università di Oxford e venne sconfessato da 42 vescovi anglicani.
Newman rinunciò alla parrocchia universitaria di St. Mary e il 9 aprile 1842 si ritirò con alcuni amici a Littlemore, dove, lavorando alla stesura del celebre "Essay on development of christian Doctrine", maturò la sua conversione alla Chiesa Cattolica.
Quando nel 1846 Newman si reca a Roma assieme ad alcuni compagni, anch'essi anglicani convertitisi al cattolicesimo, non è ancora sicuro di entrare in un ordine religioso oppure diventare un sacerdote secolare.
Nel Memorandum del 1848 Newman scrive che si prese in considerazione il progetto di entrare nell'ordine dei Redentoristi ma alla fine si scelse l'Oratorio di San Filippo Neri.
Newman iniziò a frequentare la Chiesa Nuova e i sacerdoti della comunità. Quando prese la decisione ufficiale di diventare Oratoriano chiese in via formale al Papa di poter fondare un Oratorio a Birmingham e richiese di poter adeguare le Costituzioni dell'Oratorio romano alle necessità presenti in Inghilterra.
Nel 1847 Newman assieme a sei compagni inizia il noviziato presso l'abbazia di Santa Croce dove un'ala dell'edificio viene messa a loro disposizione. In quattro mesi vennero studiate le Costituzioni, la spiritualità e le tradizioni dell'Oratorio.
Dopo l'ordinazione sacerdotale, il 2 febbraio 1848, confortato dall'incoraggiamento del Beato Pio IX (Breve “Magna Nobis semper” del 26 novembre 1847), fondò il primo Oratorio di San Filippo Neri in Inghilterra. La prima sede venne stabilita a Maryvale, in seguito la comunità si spostò prima a St. Wilfrid, poi nella Alcester Street a Birmingham e infine, nel 1854, a Edgbaston, una zona residenziale nella periferia della città.
Sempre nel 1848 un gruppo di religiosi, guidato da P. Frederick William Faber - che dopo Newman è il più celebre Oratoriano inglese - si trasferisce a Londra dove vengono poste le basi per la fondazione della seconda Congregazione filippina inglese.
Nel 1854 Newman viene nominato rettore dell'Università Cattolica di Dublino, carica che ricopre per quattro anni.
Nel 1878, il Trinity College di Oxford lo elesse come suo "first honorary fellow".
Il 12 maggio 1879, su istanza di Sua Eccellenza Mons. William Ullathorne, Newman fu creato Cardinale da Papa Leone XIII (Vincenzo Gioacchino Raffaele Luigi Pecci, 1578-1903), che in tal modo gli riconobbe "genio e dottrina". Il neo Cardinale scelse come motto "cor ad cor loquitur" ("il cuore parla al cuore"), perché egli non pretese mai di fare qualcosa di grande che fosse ammirato dagli altri, ma di comunicare con la semplicità e la cordialità dell'amico quanto era richiesto dal principio: "prima di tutto la santità".
Dopo alcuni anni di crescente debolezza, celebrò la sua ultima Messa in pubblico il giorno di Natale del 1889 e morì nella sua camera a Edgbaston l'11 agosto 1890, dopo aver sperimentato ed offerto con fede tante sofferenze ed incomprensioni, sospetti ed opposizioni, acuite dalla straordinaria sensibilità del suo animo. Per sua volontà sulla tomba venne incisa la frase: "Ex umbris et imaginibus in veritatem" ("Dall'ombra e dai simboli alla verità.").
Il 22 gennaio 1991 Newman è stato dichiarato Venerabile dal Beato Giovanni Paolo II (Karol Józef Wojtyła, 1978-2005).
Papa Benedetto XVI lo ha proclamato Beato domenica 19 settembre 2010 nel corso della Celebrazione da lui presieduta a Birmingham (per approfondimenti & l'omelia è Beatificazione John Henry Newman ...).
N.B. La memoria del Beato John Henry Newman è celebrata, nel calendario liturgico cattolico, il 9 ottobre e non l'anniversario della sua morte, 11 agosto. Questo giorno essendo già quello della festa di Santa Chiara d'Assisi, è dunque il 9 ottobre, data dell'ingresso ufficiale nella Chiesa cattolica di John Henry Newman, che è stato ritenuto. Fonti principali : oratoriosanfilippo.org; vatican.va (« RIV.»). |
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Mensagem 1326 de 1557 no assunto |
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Sant'Abramo
Patriarca dell'Ebraismo, del Cristianesimo e dell'Islam.
bramo nacque circa nel 1813 a.C. nella città di Ur Kassdim, in Caldea. Era discendente di Sem, uno dei tre figli di Noé e dimorava con il padre Terah e con tutta la famiglia ad Ur Kassdim, antichissima città della Bassa Mesopotamia (attuale Iraq). Terah poi, con Abramo e sua moglie Sara e con il nipote Lot, lasciò Ur per emigrare nella terra di Canaan; arrivarono fino a Carran stabilendosi lì per lungo tempo, fino alla morte di Terah che visse 205 anni.
Con Abramo, inizia la storia dei Patriarchi d’Israele, che va dal XIX al XVII secolo a.C., raccontata dal cap. 12 al cap. 50 nel primo libro della Bibbia : la Genesi.
Abramo è il primo dei patriarchi, degli antenati di Israele di cui si raccontano storie che si perdono nella notte dei tempi e si tramandano di generazione in generazione come storie sante.
In esse Dio - « il Dio di Abramo, di Isacco, di Giacobbe » - ha cominciato a rivolgere una parola esplicita agli uomini, a costruire con loro un patto di alleanza.
La storia di Abramo comincia bruscamente nel cap. 12 della Genesi con un ordine di Dio e una promessa : « Il Signore disse ad Abram: “Vàttene dal tuo paese, dalla tua patria e dalla casa di tuo padre, verso il paese che io ti indicherò. Farò di te un grande popolo e ti benedirò, renderò grande il tuo nome e diventerai una benedizione. Benedirò coloro che ti benediranno e coloro che ti malediranno maledirò e in te si diranno benedette tutte le famiglie della terra” ».
Ma chi era Abramo? Nomi come il suo non sono sconosciuti nelle lingue dell’antico oriente e le scoperte archeologiche mettono in luce sempre più chiaramente che il genere di vita di Abramo e del suo ambiente sociale coincidono con quelli dei pastori nomadi dell’inizio del secondo millennio prima di Cristo. Questi pastori si muovevano nei territori di quella "mezzaluna fertile" (regione storica del Medio Oriente che include l'Antico Egitto, il Levante e la Mesopotamia) in cerca di pascoli per il loro bestiame.
Ma per la Bibbia, la storia di Abramo non è solo quella di un pastore nomade in cerca di pascoli, ma la storia religiosa di un pellegrino che cammina verso la «terra promessa».
Si sa poco dello sfondo storico della vita dei patriarchi all’infuori di quello che dice di loro la Genesi. Essi sembrano fuori dai grandi avvenimenti politici e culturali dell’epoca che attraversano (tra il XIX e il XIV secolo a.C.) e il loro tempo sembra immobile.
In quanto allo scenario geografico, esso si estende dalla «terra tra i due fiumi» (in greco = Mesopotamia) fino all’Egitto. La patria originaria della stirpe è «Ur, in Caldea», e poi Carran nella Mesopotamia del Nord, città in cui Abramo sente la chiamata di Dio ad emigrare verso Canaan (il futuro Israele).
La vita del patriarca, presentata in Gen 11,26 - 25,18, è presto descritta.
Ricevuta la chiamata di Dio egli scende in Canaan da dove la carestia lo spinge in Egitto. Dopo il suo ritorno egli salva suo nipote Lot, figlio del defunto fratello Aran, dalla schiavitù di Chedorlaomer, re di Elam e viene benedetto da Melchisedek, re di Salem.
Quindi JHWH (יהוה) gli promette un figlio da sua moglie Sara e una grande discendenza, confermando la promessa con un’alleanza. Dopo la nascita di Isacco, la fede di Abramo è messa alla prova dal comando di sacrificarlo. Sappiamo che la sua mano sarà fermata dall’angelo e ad Isacco si sostituirà il sacrificio di un ariete mentre Dio rinnoverà la sua promessa di posterità.
La storia di Abramo è una storia umanissima. Non è sempre facile, per lui, credere e sperare: deve superare prove molto dure; tutti i suoi progetti sembrano fallire; viene espulso dall’Egitto dove sperava di trovare pascoli per il suo bestiame; vorrebbe adottare Ismaele, il figlio che ha avuto dalla sua schiava, ma Dio non glielo permette. E quando crede di vedere finalmente realizzato in Isacco la promessa divina, Dio gli chiede di offrirgli in sacrificio il primogenito. Così Abramo si ritrova a tu per tu con Dio.
Questa è la chiave della sua profonda personalità religiosa: un’obbedienza sincera. Dio sta al di sopra di tutto. Dio solo basta. «Sperando contro ogni speranza», Abramo scopre che Dio non viene mai meno e che trovare Dio significa anche trovare la parte migliore dell’uomo. Abramo, oltre ad essere un uomo coraggioso è anche sinceramente aperto agli altri. Aiuta suo nipote Lot con generosità e con coraggio; accoglie con tutti i riguardi chi si avvicina alla sua tenda. La sua figura è quella di un anziano venerabile e la sua storia è quella di un grande patriarca.
Soprattutto, però, la storia di Abramo è una storia di fede, in cui la fede incomincia a prendere figura, a prendere carne. Per fede Abramo lasciò il suo paese e andò incontro alla terra promessa. Quando Dio lo chiama per la prima volta, Abramo ha settantacinque anni. È sposato con Sara e non ha figli. Possiede del bestiame ma non dispone di pascoli di sua proprietà. Da un punto di vista umano sono poche le cose che possono ormai cambiare nella sua esistenza. Tutto ciò rende ancor più stupefacente la grandezza d’animo di questo arameo errante che alla sua età è capace di dare un indirizzo nuovo alla sua vita, lasciandosi guidare da Dio e confidando nella sua parola. Dio gli promette proprio quello che gli manca e di cui ha bisogno: una discendenza e una terra, qualcosa da amare e di cui avere cura. Per fede egli divenne padre: di Isacco immediatamente e di una discendenza numerosa come le stelle, poi. Per fede ebbe un figlio quando era ormai vecchio e vecchia e sterile sua moglie Sara. Per fede riebbe il figlio destinato alla morte e offerto in sacrificio. La sua fede inaugura un modo nuovo di intendere la vita dell’uomo e la sua storia. Questo è il grande contributo di Abramo alla storia dell’umanità. Milioni di uomini appartenenti alle tre grandi religioni monoteiste (ebraismo, cristianesimo, islamismo) lo invocano come “padre dei credenti”. In questo senso si compie ciò che Dio gli aveva promesso e ciò che dice il nome Abraham (= padre di una moltitudine) datogli da Dio in luogo di Abram.
Morì a 175 anni nella terra di Canaan, lasciando erede universale Isacco e un appannaggio agli altri figli. Alla sua genealogia si riallacciano gli Ebrei attraverso Isacco, vissuto 180 anni e gli arabi attraverso Ismaele, che visse 137 anni.
La sua importanza per gli ebrei crebbe sempre più, venendo considerato il progenitore e l’uomo del primo patto con Dio; in tutta la tradizione che seguirà, il Signore è spesso chiamato il “Dio di Abramo”.
Per la Chiesa Cattolica il giorno della commemorazione di S. Abramo, patriarca e "padre di tutti i credenti", ricorre il 9 ottobre.
Per approfondimenti & la Catechesi di Papa Benedetto XVI
è 18 maggio 2011 (Abramo) Fonti principali : suorecaritacristiana.it; santiebeati.it (« RIV.»). |
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Mensagem 1327 de 1557 no assunto |
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Mercoledì 10 Ottobre 2012
Santo(i) del giorno S. DANIELE COMBONI, Vescovo e fondatore B. MARÍA CATALINA Irigoyen Echegaray, Suora della Congregazione S.de.M.SS. Eulampio ed Eulampia, Fratello e sorella, martiri a Nicomedia († sec. IV)SS. Gereone e compagni, Martiri in Germania († inizio sec. IV)SS. Vittore e Malloso, Martiri in Germania († inizio sec. IV)SS. Cassio e Fiorenzo, Martiri in Germania († inizio sec. IV)S. Chiaro di Nantes (FR), Vescovo († sec. IV) S. Tanca, Vergine e martire in Francia († sec. VI/VII)S. Paolino di York, Vescovo († 644) SS. Daniele, Samuele e compagni, Martiri in Mauritania († 1227)B. Maria Angela Truszkowska (1825-1899), vergine, fondatrice B. Leone Wetmanski (1886-1941), Vescovo e martire del nazismoB. Edoardo Detkens (1885-1942), Martire in Austria |
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Mensagem 1328 de 1557 no assunto |
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Mercoledì 10 Ottobre 2012
San Daniele Comboni Vescovo, fondatore :
"Missionari Comboniani e Suore Missionarie Comboniane"
aniele Comboni, primo Vescovo cattolico dell'Africa Centrale e uno dei più grandi missionari nella storia della Chiesa, nasce a Limone sul Garda (Brescia ) il 15 marzo 1831, in una famiglia di contadini al servizio di un ricco signore della zona. Papà Luigi e mamma Domenica sono legatissimi a Daniele, il quarto di otto figli, morti quasi tutti in tenera età. Essi formano una famiglia unita, ricca di fede e valori umani, ma povera di mezzi economici. Ed è appunto la povertà della famiglia Comboni che spinge Daniele a lasciare il paese per andare a frequentare la scuola a Verona, presso l'Istituto fondato dal Sacerdote don Nicola Mazza.
In questi anni passati a Verona, Daniele scopre la sua vocazione al sacerdozio, completa gli studi di filosofia e teologia e soprattutto si apre alla missione dell'Africa Centrale, attratto dalle testimonianze dei primi missionari mazziani reduci dal continente africano.
Nel 1854 Daniele Comboni viene ordinato sacerdote e tre anni dopo parte per l'Africa assieme ad altri 5 missionari mazziani, con la benedizione di mamma Domenica che arriva a dire: “Va', Daniele, e che il Signore ti benedica”.
Dopo 4 mesi di viaggio, la spedizione missionaria di cui il Comboni fa parte arriva a Khartoum, la capitale del Sudan. L'impatto con la realtà africana è enorme. Daniele si rende subito conto delle difficoltà che la sua nuova missione comporta. Fatiche, clima insopportabile, malattie, morte di numerosi e giovani compagni missionari, povertà e abbandono della gente, lo spingono sempre più ad andare avanti e a non desistere da ciò che ha iniziato con tanto entusiasmo. Dalla missione di Santa Croce scrive ai suoi genitori: “Dovremo faticare, sudare, morire, ma il pensiero che si suda e si muore per amore di Gesù Cristo e della salute delle anime più abbandonate del mondo è troppo dolce per farci desistere dalla grande impresa”. Assistendo alla morte in Africa di un suo giovane compagno missionario, Comboni, invece di scoraggiarsi, si sente interiormente confermato nella decisione di continuare la sua missione: “O Nigrizia o morte” (o l'Africa o la morte). Ed è sempre l'Africa e la sua gente ciò che spinge il Comboni, una volta ritornato in Italia, a mettere a punto una nuova strategia missionaria.
Nel 1864, raccolto in preghiera sulla tomba di S. Pietro a Roma, Daniele ha una folgorante illuminazione che lo porta ad elaborare il suo famoso Piano per la rigenerazione dell'Africa, un progetto missionario sintetizzabile nella frase “Salvare l'Africa con l'Africa”, frutto della sua illimitata fiducia nelle capacità umane e religiose dei popoli Africani.
In mezzo a non poche difficoltà e incomprensioni, Daniele Comboni intuisce che la società europea e la Chiesa cattolica sono chiamate a prendere in maggior considerazione la missione dell'Africa Centrale. A tale scopo, si dedica ad una instancabile animazione missionaria in ogni angolo d'Europa, chiedendo aiuti spirituali e materiali per le missioni africane tanto a Re, Vescovi e signori, quanto a gente povera e semplice. E come strumento di animazione missionaria crea una rivista missionaria, la prima in Italia.
La sua fede incrollabile nel Signore e nell'Africa lo porta a far nascere, rispettivamente nel 1867 e nel 1872, l'Istituto maschile e l'Istituto femminile dei suoi missionari, più tardi meglio conosciuti come Missionari Comboniani e Suore Missionarie Comboniane.
Come teologo del Vescovo di Verona, partecipa al Concilio Vaticano I facendo sottoscrivere a 70 Vescovi una petizione a favore dell'evangelizzazione dell'Africa Centrale (Postulatum pro Nigris Africæ Centralis).
Il 2 luglio 1877 il Comboni viene nominato Vicario Apostolico dell'Africa Centrale e consacrato Vescovo un mese dopo: è la conferma che le sue idee e le sue azioni, da molti considerate troppo coraggiose se non addirittura pazze, sono quanto mai efficaci per l'annuncio del Vangelo e la liberazione del continente africano.
Negli anni 1877-78, insieme ai suoi missionari e missionarie, soffre nel corpo e nello spirito la tragedia di una siccità e carestia senza precedenti, che dimezza la popolazione locale e sfinisce il personale e l'attività missionaria.
Nel 1880, con la grinta di sempre, il Vescovo Comboni ritorna, per l'ottava e ultima volta, in Africa, a fianco dei suoi missionari e missionarie, deciso a continuare la lotta contro la piaga dello schiavismo e a consolidare l'attività missionaria con gli stessi africani. Un anno dopo, provato dalla fatica, dalle frequenti e recenti morti dei suoi collaboratori e dall'amarezza di accuse e calunnie, il grande missionario si ammala.
Il 10 ottobre 1881, a soli cinquant'anni, segnato dalla croce che mai lo ha abbandonato come fedele e amata sposa, muore a Khartoum, tra la sua gente, cosciente che la sua opera missionaria non morirà. “Io muoio, dice, ma la mia opera non morirà”.
Daniele Comboni ha visto giusto. La sua opera non è morta anzi, come tutte le grandi cose che “nascono ai piedi della croce”, continua a vivere grazie al dono che della propria vita fanno tanti uomini e donne che hanno scelto di seguire il Comboni sulla via dell'ardua ed entusiasmante missione tra i popoli più bisognosi di fede e di solidarietà umana.
Il 26 marzo 1994 viene riconosciuta l'eroicità delle sue virtù.
Il 6 aprile 1995 viene riconosciuto il miracolo operato per sua intercessione a favore della ragazza afro-brasiliana Maria José de Oliveira Paixão.
Il 17 marzo 1996 viene beatificato dal Sommo Pontefice Giovanni Paolo II (Karol Józef Wojtyła, 1978-2005) in S. Pietro.
Il 20 dicembre 2002 viene riconosciuto il secondo miracolo operato per sua intercessione a favore della mamma musulmana sudanese Lubna Abdel Aziz.
Il 5 ottobre 2003 viene canonizzato, in S. Pietro, dal Beato Giovanni Paolo II.
Significato del nome Daniele : "Dio ha giudicato" (ebraico). |
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Mensagem 1329 de 1557 no assunto |
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Mercoledì 10 Ottobre 2012
Beata María Catalina Irigoyen Echegaray
(nome religioso Maria dello Sposalizio)
suora professa della Congregazione S.de.M.
“apostola dei cristi dolenti”
aría Catalina nasce il 25 novembre 1848, a Pamplona, nel cuore della Navarra, da genitori distinti, ricchi e molto cristiani: D. Tiburcio Irigoyen e Leonarda Echegaray; è l’ultima di otto fratelli e gemella del settimo. Fu battezzata l'indomani nella Cattedrale di Pamplona.
La sua famiglia, imparentata con quella di S. Francesco Saverio, è credente e osservante, e contribuisce in maniera decisiva alla maturazione della sua fede. Sin da piccola si rivelò una bambina conquistata dall’Eucaristia. Scuola, lavoro, preghiera, armonia in famiglia scandivano i giorni della piccola María Catalina, che cresceva sana e responsabile. Viene educata nell’Istituto delle Madri Domenicane, distinguendosi per la sua particolare devozione filiale alla Madonna.
Essere come Gesù, il Figlio dell’Uomo venuto al mondo non per essere servito, ma per servire. María Catalina lo sperimentò molto presto nella sua vita quando, a 22 anni, rimasta orfana, dovette fare da madre ai sette fratelli, rimandando, per qualche anno, il sogno di consacrarsi a Dio. Ma la spinta a servire gli altri, in particolare i poveri e gli ammalati, era più forte, così, eletta presidente della Congregazione delle Figlie di Maria, nei momenti liberi visita l’ospedale cittadino per assistere le persone anziane e abbandonate, mentre in casa allestisce con alcune compagne un laboratorio per la confezione di abiti da destinare ai bisognosi.
All’età di 30 anni inizia a collaborare con le religiose Serve di Maria, che stanno aprendo una casa a Pamplona; la loro principale opera apostolica è la cura gratuita dei malati, un servizio diurno e notturno reso a domicilio, in cliniche, ospedali, dispensari e ambulatori (l’Istituto, fine 2011, contava 1.600 religiose distribuite in 115 comunità, e presente in 22 Paesi di Europa, America, Africa e Asia).
Con il passare del tempo il rapporto tra Maria Catalina e la Congregazione si intensifica e si consolida, mentre in lei si delineano i contorni della chiamata alla vita religiosa in quell’Istituto.
Domanda così alla fondatrice, María Soledad Torres Acosta (canonizzata nel 1970), di esservi ammessa: così avviene.
Il 31 dicembre 1881, all'età di 33 anni, entra come postulante a Pamplona; il 12 marzo 1882 entra nel noviziato di Madrid dove veste l'abito religioso. Durante il noviziato si mostró silenziosa, raccolta e molto nascosta con Cristo in Dio.
Emette la Professione Temporale il 14 maggio 1883 e quella Perpetua il 15 luglio 1889.
Madrid sarà lo scenario della sua vita fino all’ultimo giorno. Si prodiga fin da subito nel servizio domiciliare ai malati, operando sempre con carità, pazienza, determinazione. In quel periodo il colera, la pandemia influenzale e il vaiolo mietono vittime nelle case, provocando l’abbandono dei malati da parte dei familiari per la paura del contagio.
Incurante del pericolo, la religiosa, soprannominata “apostola dei cristi dolenti”, li assiste instancabilmente. La fama delle sue straordinarie capacità, alimentate dall’inesauribile spirito di carità, si diffonde rapidamente in tutta Madrid, al punto che in alcune stanze vengono appesi cartelli con la scritta: “Se mi ammalo, a curarmi sia suor María Catalina”.
Dopo 23 anni di servizio agli infermi, a causa di una grave forma di sordità deve rinunciare alla sua amata attività; assume allora il compito di raccogliere le offerte che i benefattori destinano al sostegno delle comunità della Congregazione.
Le sventure però non sono finite. Nel 1913 le viene diagnosticata una tubercolosi ossea, che le causa tremendi dolori. La malattia le blocca il fisico, ma non il cuore e lo spirito: la sua vita diventa una continua preghiera per tutte le intenzioni che le vengono affidate dai tanti che la considerano "fonte di forza e porta per arrivare a Dio".
Suor Maria Catalina si spegne il 10 ottobre 1910 nella casa madre della Congregazione, nel quartiere madrileno di Chamberí, dove oggi riposano le sue spoglie mortali.
Madre María Catalina Irigoyen Echegaray (nome religioso Maria dello Sposalizio) è stata dichiarata Beata, il 29 ottobre 2011, nella Cattedrale di Santa María la Real de la Almudena a Madrid. È la prima beatificazione celebrata nella diocesi di Madrid. La Messa di glorificazione, è stata presieduta dal Card. Angelo Amato S.D.B., prefetto della Congregazione delle Cause dei Santi e rappresentante di Pp Benedetto XVI, e concelebrata dai Card. Antonio María Rouco Varela, Arcivescovo di Madrid, e Antonio Cañizares Llovera, prefetto della Congregazione per il Culto divino e per la Disciplina dei Sacramenti, e dall’Arcivescovo di La Paz, Mons. Edmundo Abastoflor Montero, con il suo Vescovo ausiliare, Mons. Oscar Aparicio, e poi da Vescovi e sacerdoti di tutta la Spagna.
Fonti principali: vaticaninsider.lastampa.it; vatiradio.va; siervasdemaria.net (« RIV.»).
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Mensagem 1330 de 1557 no assunto |
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Santo(i) del giorno B. GIOVANNI XXIII, il «Papa Buono»S. ALESSANDRO SAULI, Vescovo S. Filippo (I sec.), Diacono eletto dagli apostoliSS. Taraco, Probo e Andronico, Martiri in Cilicia († 304 cc)Ss. Nicasio, Quirino, Scubicolo e Pienza, Martiri in Francia († sec. inc.)S. Sarmata, Abate e martire († 357)S. Firmino di Uzes (FR), Vescovo († dopo il 552) S. Meinhard (1134/36-1196), 1° Vescovo della Livonia, oggi Lettonia S. Pietro Le Tuy, Presbitero e martire ad Hanoi († 1833)S. María Soledad Torres Acosta, Religiosa, fondatriceB. Angelo Ramos Velazquez (1876-1936), Religioso S.D.B. e martire |
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Mensagem 1331 de 1557 no assunto |
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Giovedì 11 Ottobre 2012
Sant’Alessandro Sauli
Vescovo
lessanro Sauli, figlio dei nobili genovesi Domenico e Tommasina Spinola, nacque a Milano il 15 febbraio 1534.
Ancora bambino venne ammesso nel seguito dell'imperatore Carlo V come paggio. All'età di diciassette anni decise di entrare tra i Chierici Regolari di S. Paolo (ordine fondato dal santo cremonese Antonio Maria Zaccaria - 1497/1546), detti Barnabiti perché residenti presso la chiesa milanese di San Barnaba).
« Domando di essere accolto », dice, « per abbandonarmi totalmente nelle mani dell’obbedienza ». Nel segno dell’obbedienza, del resto, si espone ad una prova tra le più sgradevoli: compare nella piazza dei mercanti vestito da nobile, ma portando sulle spalle una pesante croce. Si umilia, insomma, a dar spettacolo, esponendosi allo scandalo e alla beffa. Dà inizio, così ad una consuetudine: « Da allora, “portar la croce” fa parte delle nostre tradizioni familiari. È una delle più care e indimenticabili, perché ogni barnabita inizia il proprio anno di noviziato portando la croce dalla comunità alla chiesa » (P. Luis Origlia Roasio).
Dopo gli studi istituzionali compiuti a Pavia, venne ordinato sacerdote il 24 marzo 1556: trascorse gli anni successivi tra Pavia, dove fu professore di teologia e filosofia, e Milano, dove svolse servizio pastorale, guadagnandosi la fama di grande predicatore (fu scelto come confessore dai cardinali Carlo Borromeo e da Niccolò Sfondrati, il futuro Pp Gregorio XIV (1590-1591).
Fu uno dei più stretti collaboratori dell'arcivescovo Borromeo per la sua opera di riforma della diocesi e, nel 1567, venne eletto Superiore Generale del suo ordine.
Il 10 febbraio 1570, dietro suggerimento del Borromeo, S. Pio V (Antonio Michele Ghislieri, 1566-1572), lo elesse vescovo della diocesi corsa di Aleria e ricevette la consacrazione episcopale dal suo mentore. Si impegnò per la riorganizzazione religiosa della diocesi con l'introduzione delle riforme del Concilio di Trento in materia di disciplina del clero e con la promozione delle missioni popolari per la formazione catechistica dei laici.
Rimase in Corsica per oltre vent'anni ed il 20 ottobre 1591 venne trasferito alla più prestigiosa sede di Pavia: si spense solo un anno dopo, l’11 ottobre 1592, durante una visita pastorale a Calosso d’Asti; il corpo ritornò poi a Pavia, dove fu inumato in cattedrale.
Fu proclamato beato il 23 aprile 1741 da Pp Benedetto XIV (Prospero Lorenzo Lambertini, 1740-1758) e canonizzato l’11 dicembre 1904 da S. Pio X (Giuseppe Melchiorre Sarto, 1903-1914).
Significato del nome Alessandro : “Protettore di uomini” (greco). |
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Mensagem 1332 de 1557 no assunto |
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Beato Giovanni XXIII il “Papa Buono”
Il Martirologium Romanum pone la data di culto al 3 giugno, mentre le diocesi di Bergamo e Milano celebrano la memoria del Beato Giovanni XXIII, per la Chiesa locale, in data 11 ottobre, anniversario dell'apertura del Concilio Vaticano II.
iovanni XXIII nacque a Brusicco, frazione di Sotto il Monte (BG), il 25 nov. 1881, da Giovanni Battista Roncalli e Marianna Mazzola; venne battezzato la sera stessa, ricevendo il nome di Angelo Giuseppe. A differenza del suo predecessore, Eugenio Pacelli, che era di stirpe nobile, la sua famiglia è di umili origini: i suoi parenti lavoravano infatti come mezzadri. Questo non gli impedì, grazie all'aiuto economico di uno zio, di studiare presso il seminario minore di Bergamo, per poi vincere una borsa di studio e trasferirsi al Seminario dell'Apollinare di Roma, l'attuale Pontificio Seminario Romano Maggiore, ove completò brillantemente gli studi e fu ordinato prete nella chiesa di Santa Maria in Monte Santo, in Piazza del Popolo, nel 1905; fu scelto, nello stesso anno, dal nuovo vescovo di Bergamo, Giacomo Radini-Tedeschi, quale segretario personale.
Nel 1921 Pp Benedetto XV (Giacomo della Chiesa, 1914-1922) lo nominò prelato domestico (che gli valeva l'appellativo di monsignore) e presidente del Consiglio Nazionale Italiano dell'Opera della Propagazione della Fede.
Nel 1925 Pp Pio XI (Ambrogio Damiano Achille Ratti, 1922-1939) lo nominò Visitatore Apostolico in Bulgaria, elevandolo al grado di vescovo e affidandogli il titolo della diocesi di Aeropolis (Palestina).
Nel 1935 fu nominato Delegato Apostolico in Turchia e Grecia : questo periodo della vita, che coincise con la seconda guerra mondiale, è ricordato in particolare per i suoi interventi a favore degli ebrei in fuga dagli stati europei occupati dai nazisti.
Nel 1944, il Venerabile Pio XII (Eugenio Pacelli, 1939-1958) lo nominò Nunzio Apostolico a Parigi. Fra i suoi maggiori successi a Parigi si segnalò la riduzione del numero di vescovi di cui il governo francese reclamava l'epurazione in quanto compromessi con la Francia di Vichy.
Coerentemente al suo stile di obbedienza, accettò prontamente la proposta di trasferimento alla sede di Venezia ove giunse il 5 marzo 1953, fresco della nomina cardinalizia decisa nell'ultimo Concistoro di Pio XII.
A seguito della morte di Pio XII, con sua grande sorpresa, fu eletto Papa il 28 ottobre 1958 e il 4 novembre dello stesso anno fu incoronato, divenendo così il 261º Vicario di Gesù Cristo sulla Terra. Secondo alcuni analisti sarebbe stato scelto principalmente per un'unica ragione: la sua età. Dopo il lungo pontificato del suo predecessore, i cardinali avrebbero perciò scelto un uomo che presumevano, per via della sua età avanzata e della modestia personale, sarebbe stato un Papa di transizione. Ciò che giunse inaspettato fu il fatto che il calore umano, il buon umore e la gentilezza di Pp Giovanni XXIII, oltre alla sua esperienza diplomatica, conquistarono l'affetto di tutto il mondo cattolico, in un modo che i suoi predecessori non avevano mai ottenuto. Fin dal momento della scelta del nome (“Vocabor Johannes…” mi chiamerò Giovanni, esordì appena eletto) molti cardinali si accorsero che Roncalli non era ciò che loro si aspettavano, infatti Giovanni era un nome che nessun papa adottava da secoli (nel 900 quasi tutti i papi si erano chiamati Pio, e questo è ciò che molti si aspettavano), inoltre nella storia c'era stato un antipapa di nome Giovanni XXIII.
Per il primo Natale da papa visitò i bambini malati dell'ospedale romano Bambin Gesù, ove con intima e contagiosa dolcezza benedisse i piccoli, alcuni dei quali lo avevano scambiato per Babbo Natale.
Il giorno di santo Stefano sempre del suo primo anno di pontificato, il 26 dicembre 1958, visitò i carcerati nella prigione romana di Regina Coeli, dicendo loro: « Non potete venire da me, così io vengo da voi...Dunque eccomi qua, sono venuto, m'avete visto; io ho fissato i miei occhi nei vostri, ho messo il cuor mio vicino al vostro cuore..la prima lettera che scriverete a casa deve portare la notizia che il papa è stato da voi e si impegna a pregare per i vostri familiari ». Memorabilmente, accarezzò il capo del recluso che, disperato, inaspettatamente gli si buttò ai piedi domandandogli se “le parole di speranza che lei ha pronunciato valgono anche per me”.
Il radicalismo di Pp Giovanni XXIII non si fermò all'informalità. Fra lo stupore dei suoi consiglieri e vincendo le remore e le resistenze della parte conservatrice della Curia, indisse un concilio ecumenico; mentre i suoi aiutanti stimavano di dover impiegare almeno un decennio per i preparativi, Giovanni XXIII progettò di tenerlo nel giro di mesi.
Il 4 ottobre 1962, ad una settimana dall'inizio del concilio, Giovanni XXIII si recò in pellegrinaggio a Loreto e Assisi (era dall'età di 14 anni terziario francescano) per affidare le sorti dell'imminente Concilio alla Madonna e a S. Francesco.
Uno dei più celebri discorsi di Pp Giovanni, forse una delle allocuzioni in assoluto più celebri della storia della Chiesa, è quello che ormai si conosce come il “discorso della luna”.
L'11 ottobre 1962, in occasione della serata di apertura del Concilio, piazza San Pietro era gremita di fedeli che, se pur non comprendendo a fondo il valore teologico dell'avvenimento, ne percepivano la storicità, la fondamentalità, la difficoltà, ed erano nel luogo che simboleggia il cattolicesimo: la piazza appunto. A gran voce chiamato ad affacciarsi, cosa che non si sarebbe mai immaginata possibile richiedere al papa precedente, Pp Giovanni XIII davvero si sporse a condividere, con la piazza, la soddisfazione per il raggiungimento del primo traguardo: si era arrivati ad aprirlo, il Concilio. Il discorso a braccio fu poetico, dolce, semplice, e pur tuttavia conteneva elementi del tutto innovativi. Nel momento che avrebbe dato un nuovo corso alla religione cattolica, con un richiamo straordinario salutò la luna: è Discorso della Luna « Cari figlioli, sento le vostre voci. La mia è una voce sola, ma riassume la voce del mondo intero. Qui tutto il mondo è rappresentato. Si direbbe che persino la luna si è affrettata stasera, a guardare a questo spettacolo, che neppure la Basilica di San Pietro, che ha quattro secoli di storia, non ha mai potuto contemplare. La mia persona conta niente, è un fratello che parla a voi, diventato padre per volontà di Nostro Signore, ma tutti insieme paternità e fraternità e grazia di Dio, facciamo onore alle impressioni di questa sera, che siano sempre i nostri sentimenti, come ora li esprimiamo davanti al Cielo, e davanti alla Terra: Fede, Speranza, Carità, Amore di Dio, Amore dei Fratelli. E poi tutti insieme, aiutati così, nella santa pace del Signore, alle opere del Bene. Tornando a casa, troverete i bambini. Date una carezza ai vostri bambini e dite: questa è la carezza del Papa. Troverete qualche lacrima da asciugare, dite una parola buona: il Papa è con noi, specialmente nelle ore della tristezza e dell'amarezza. »
Il Papa ora viveva con la piazza dei fedeli, ne condivideva la serata di fine estate, ne partecipava la sofferenza e la “meraviglia” per quella luna inattesa; la Chiesa era davvero molto più comunitaria di quanto non fosse mai stata in passato. I fedeli avevano il Papa fra loro, con loro. Proprio ciò per cui il Concilio era stato voluto.
Sin dal settembre 1962, prima ancora dunque dell'apertura del Concilio, si erano manifestate le avvisaglie della malattia fatale: un tumore dello stomaco, patologia che aveva già colpito altri fratelli Roncalli. Pur visibilmente provato dal progredire del cancro, Pp Giovanni firmò l'11 aprile 1963 l'enciclica è Pacem in Terris e, un mese più tardi, l'11 maggio 1963, ricevette dal Presidente della Repubblica italiana, Antonio Segni, il premio “Balzan” per il suo impegno in favore della pace e del suo decisivo intervento in occasione della grave crisi di Cuba nell'autunno del 1962. Fu il suo ultimo impegno pubblico. Il 23 maggio 1963, solennità dell'Ascensione, si affacciò per l'ultima volta dalla finestra per recitare il Regina Coeli.
Il Papa morì, dopo un'agonia di tre giorni, la sera del 3 giugno 1963, alle 19,49. “Perché piangere? È un momento di gioia questo, un momento di gloria” furono le sue ultime parole rivolte al suo segretario.
Dal Concilio Vaticano II, che Pp Giovanni XXIII non vide dunque terminare, si sarebbero prodotti, negli anni successivi, fondamentali cambiamenti che avrebbero dato una nuova connotazione al cattolicesimo moderno; gli effetti più immediatamente visibili consistettero nella riforma liturgica, in un nuovo ecumenismo e infine in un nuovo approccio al mondo e alla modernità.
Giovanni XXIII, chiamato affettuosamente da molti il “Papa buono”, venne innalzato agli onori dell'altare, dal Beato Giovanni Paolo II (Karol Józef Wojtyła, 1978-2005), il 3 settembre 2000.
Per approfondimenti & è Giovanni XXIII Fonti principali : vatican.va; wikipendia.org; santiebeati.it («RIV.»). |
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