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Religione: Santo del giorno
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Réponse  Message 1 de 1557 de ce thème 
De: Enzo Claudio  (message original) Envoyé: 29/11/2009 08:44
Domenica 29 Novembre
San Francesco Antonio Fasani

Lucera, 6 agosto 1681 - Lucera, 29 novembre 1742

Ancor giovane fu accolto tra i Minori Conventuali. Si distinse subito per la sua vita integerrima e fu esempio di austerità e zelo sacerdotale. Eletto Ministro Provinciale promosse le regolare disciplina in tutta la Provincia. Propagò la devozione alla Vergine Immacolata, e per circa 40 anni si rese famoso nelle Puglie per la sua ardente parola e per la grande carità verso i poveri, gli orfani e i carcerati. Fu canonizzato da Giovanni Paolo II il 13 aprile 1986.


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Réponse  Message 1303 de 1557 de ce thème 
De: Butterfy Envoyé: 03/10/2012 16:25
...E tu che pensavi che non leggessi i tuoi post...
Ma perchè mi rimane così difficile farti capire ???
Caro il mio Enzo...i tuoi post sono forse gli unici che leggo
regolarmente...ma tu o non vuoi capire o...non sò...
Comportiamoci da persone adulte per favore !!!...

Réponse  Message 1304 de 1557 de ce thème 
De: lore luc Envoyé: 03/10/2012 19:02
non capisco cosa ci sia da capire. Ho fatto il boy scout dai dodici ai trent'anni; dai dodici ai sedici in un oratorio salesiano. Don Bosco raccomandava ai suoi collaboratori di non mettere i ragazzi loro affidati nella condizione di sbadigliare la preghiera.  Posso io postare argomenti religiosi se questi diventano motivo di pesante alterco? Se non ricordo male c'è la preghiera personale e quella liturgica; quest'ultima si differenzia dalla prima perché è collettiva (la Santa Messa). Ciascuno volga la mente a Dio quando si sente di farlo. Ho avuto una madre bigotta e so bene quanto controproducenti siano certe raccomandazioni.  Chi poi si presenta come depositario del Vero ...... puoi immaginare che effetto mi fa.  Vedi.... c'è chi dopo aver esposto, rivolge al suo interlocutore un ricorrente "hai capito?".  Io preferisco ricorrere a "sono stato chiaro?". 
Quanto all'essere adulti riporto il Vangelo di ieri

Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo Matteo 18,1-5.10.
In quel momento i discepoli si avvicinarono a Gesù dicendo: «Chi dunque è il più grande nel regno dei cieli?».
Allora Gesù chiamò a sé un bambino, lo pose in mezzo a loro e disse:
«In verità vi dico: se non vi convertirete e non diventerete come i bambini, non entrerete nel regno dei cieli.
Perciò chiunque diventerà piccolo come questo bambino, sarà il più grande nel regno dei cieli.
E chi accoglie anche uno solo di questi bambini in nome mio, accoglie me.
Guardatevi dal disprezzare uno solo di questi piccoli, perché vi dico che i loro angeli nel cielo vedono sempre la faccia del Padre mio che è nei cieli.

Certo che siamo tutti abbondantemente adulti e tutti abbiamo problemi quotidiani e personali a fronte dei quali certe dispute ..........
 

Réponse  Message 1305 de 1557 de ce thème 
De: Butterfy Envoyé: 03/10/2012 19:50
...Appunto...tu continua come hai sempre fatto

Réponse  Message 1306 de 1557 de ce thème 
De: lore luc Envoyé: 04/10/2012 02:40

Giovedì  4 Ottobre  2012

 

Réponse  Message 1307 de 1557 de ce thème 
De: lore luc Envoyé: 04/10/2012 02:44

Giovedì  4 Ottobre  2012


 

 

San Francesco d'Assisi
Patrono d'Italia

(festa)

F

rancesco d'Assisi è il personaggio più celebre di tutta l'agiografia cristiana del medioevo e non solo: noto, ammirato ed amato in tutto il mondo, anche in ambienti assai lontani dalla Chiesa cattolica, dalla stessa cultura cristiana e occidentale: per esempio nel lontano Oriente.

A lui si sono ispirati letterati di tutte le tendenze, artisti di tutte le scuole, storici di qualsiasi impostazione; uomini politici e addirittura rivoluzionari, che hanno visto in lui un apostolo della contestazione non violenta e un precursore dell'opposizione contro il materialismo e il consumismo.

Francesco, il poverello di Assisi, in effetti era figlio di ricchi, nacque ad Assisi nei primi del 1182 da Pietro Bernardone dei Moriconi e dalla nobile Giovanna Bourlemont detta la Pica, in una famiglia della borghesia emergente della città di Assisi, che, grazie all'attività commerciale, aveva raggiunto ricchezza e benessere.

In omaggio alla nascita di Gesù, la religiosissima madonna Pica, volle partorire il bambino in una stalla improvvisata al pianterreno della casa paterna e, in assenza del marito Pietro, impegnato in un viaggio di affari in Provenza (F), lo battezzò con il nome di Giovanni, in onore del Battista; ma ritornato il padre, questi volle aggiungergli il nome di Francesco che prevarrà poi sul primo.

Dopo la scuola presso i canonici della cattedrale, che si teneva nella chiesa di S. Giorgio (dove, a partire dal 1257, venne costruita l'attuale basilica di S. Chiara), a 14 anni Francesco si dedicò a pieno titolo all'attività del commercio.

Condusse da giovane una vita spensierata e mondana; partecipò alla guerra tra Assisi e Perugia, e venne tenuto prigioniero per più di un anno, durante il quale patì per una grave malattia che lo avrebbe indotto a mutare radicalmente lo stile di vita: tornato ad Assisi nel 1205, Francesco si dedicò infatti ad opere di carità tra i lebbrosi e cominciò a impegnarsi nel restauro di edifici di culto in rovina, dopo aver avuto una visione di S. Damiano d'Assisi che gli ordinava di restaurare la chiesa a lui dedicata.

Il padre di Francesco, adirato per i mutamenti nella personalità del figlio e per le sue cospicue offerte, lo diseredò; Francesco si spogliò allora dei suoi ricchi abiti dinanzi al vescovo di Assisi, eletto da Francesco arbitro della loro controversia. Dedicò i tre anni seguenti alla cura dei poveri e dei lebbrosi nei boschi del monte Subasio.

Nella cappella di S. Maria degli Angeli, nel 1208, un giorno, durante la Messa, ricevette l'invito a uscire nel mondo e, secondo il testo del Vangelo di Matteo (10,5-14), a privarsi di tutto per fare del bene ovunque. Tornato ad Assisi l'anno stesso, Francesco iniziò la sua predicazione, raggruppando intorno a sé dodici seguaci che divennero i primi confratelli del suo ordine (poi denominato primo ordine) ed elessero Francesco loro superiore, scegliendo la loro prima sede nella chiesetta della Porziuncola.

Nel 1210 l'ordine venne riconosciuto da Pp Innocenzo III (Lotario dei Conti di Segni, 1198-1216); nel 1212 anche Chiara d'Assisi prese l'abito monastico, istituendo il secondo ordine francescano, detto delle Clarisse.

Intorno al 1212, dopo aver predicato in varie regioni italiane, Francesco partì per la Terra Santa, ma un naufragio lo costrinse a tornare, ed altri problemi gli impedirono di diffondere la sua opera missionaria in Spagna, dove intendeva fare proseliti tra i mori.

Nel 1219 si recò in Egitto, dove predicò davanti al sultano, senza però riuscire a convertirlo, poi si recò in Terra Santa, rimanendovi fino al 1220; al suo ritorno, trovò dissenso tra i frati e si dimise dall'incarico di superiore, dedicandosi a quello che sarebbe stato il terzo ordine dei francescani, i terziari.

Ritiratosi sul monte della Verna nel settembre 1224, dopo 40 giorni di digiuno e sofferenza affrontati con gioia, ricevette le stigmate, i segni della crocifissione, sul cui aspetto, tuttavia, le fonti non concordano.

Francesco venne portato ad Assisi, dove rimase per anni segnato dalla sofferenza fisica e da una cecità quasi totale, che non indebolì tuttavia quell'amore per Dio e per la creazione espresso nel Cantico di frate Sole, probabilmente composto ad Assisi nel 1225; in esso il Sole e la natura sono lodati come fratelli e sorelle, ed è contenuto l'episodio in cui il santo predica agli uccelli.

Nel settembre 1226 Francesco si trovava ad Assisi, nel palazzo del vescovo, dove era stato portato per essere meglio curato. Egli, però, chiese ed ottenne di voler morire nel suo luogo santo preferito: la Porziuncola. Qui sora nostra Morte corporale lo colse, in serena letizia, all'età di 44 anni, la sera del 3 ottobre 1226.

Il suo corpo, dopo aver attraversato Assisi ed essere stato portato perfino in S. Damiano, per essere mostrato un'ultima volta a Chiara ed alle sue consorelle, venne sepolto nella chiesa di S. Giorgio. Da qui la sua salma venne trasferita nell'attuale basilica nel 1230 (quattro anni dopo la sua morte, due anni dopo la canonizzazione).

Nel suo Testamento scritto poco prima di morire, Francesco annotò: « Nessuno mi insegnava quel che io dovevo fare; ma lo stesso Altissimo mi rivelò che dovevo vivere secondo il Santo Vangelo ». E Francesco, avendo messo in chiara luce con la sua vita i principi universali del Vangelo, con una semplicità e amabilità stupefacenti, senza imporre mai nulla a nessuno, ebbe un influsso straordinario, che dura tuttora, non solo nel mondo cristiano ma anche al di fuori di esso.

Il 16 luglio 1228, a meno di due anni dalla sua morte, Francesco venne canonizzato da Pp Gregorio IX (Ugolino dei Conti di Segni, 1227-1241).

Il 4 ottobre viene celebrata la memoria liturgica in tutta la chiesa cattolica; festa in Italia; solennità per la Famiglia francescana.

L'Ordine francescano comprende anche il ramo femminile, le Clarisse e il Terz'Ordine dei laici o Terziari francescani, fondati dallo stesso S. Francesco nel 1221, per raccogliere i numerosi seguaci già sposati e di ogni ordine sociale. L'Ordine, ai cui membri dei diversi rami, Leone XIII (Vincenzo Gioacchino Pecci, 1878-1903), nel 1897, ingiunse di prendere il nome comune di Frati Minori, è tra i più importanti della Chiesa. Oltre alle pratiche religiose e ascetiche, essi furono e sono dediti alla predicazione, ad un apostolato di tipo sociale in luoghi di cura, e soprattutto all'opera missionaria.

Significato del nome Francesco : uomo libero (antico tedesco).

Per approfondimenti & è S. Francesco



Fonti principali : wikipendia.org; san-francesco.it («RIV.»).


Preghiera semplice attribuita a S. Francesco


(sarebbe bene recitarla tutti i giorni)


Signore, fa' di me uno strumento della tua pace:
Dove c'è odio, io porti l'amore
.

Dove c'è offesa, io porti il perdono.
Dove c'è discordia,io porti l'unione.
Dove c'è l'errore, io porti la verità.
Dove c'è dubbio, io porti la fede.
Dove c'è disperazione, io porti la speranza.
Dove ci sono le tenebre, io porti la luce.
Dove c'è tristezza, io porti la gioia.
Oh divino Maestro, che io non cerchi tanto
Di essere consolato,
quanto di consolare.
Di essere compreso,
quanto di comprendere.
Di essere amato, quanto di amare.
Infatti:
Dando, si riceve
Dimenticandosi, si trova comprensione.
Perdonando, si è perdonati.
Morendo, si risuscita alla Vita.


Réponse  Message 1308 de 1557 de ce thème 
De: sempreverde Envoyé: 04/10/2012 10:54
San Francesco d'Assisi, fondatore dell'Ordine mendicante che da lui prese il nome, è venerato come santo dalla Chiesa cattolica.
Il 4 ottobre ne viene celebrata la memoria liturgica in tutta la Chiesa cattolica.
E' stato proclamato patrono d'Italia da Papa Pio XII nel 1939.
Francesco, figlio di Pietro di Bernardone e di donna Pica, nacque ad Assisi nel 1182. Dopo una giovinezza alquanto spensierata, all'età di 24 anni, nella Chiesetta di San Damiano, sentì l'invito di Cristo che lo chiamava a seguirlo e a riparare la sua casa.
Rinunciò allora ad ogni cosa terrena per aderire solamente a Dio, e da quel momento non ebbe altra preoccupazione che "vivere secondo la norma del santo Vangelo" imitando in tutto Cristo povero e umile.
Unitosi a lui alcuni compagni, diede inizio ad un nuovo Ordine religioso (1209) che per umiltà chiamo "Ordine dei Frati Minori", e si stabilì prima a Rivotorto e poi a S. Maria degli Angeli.
Per i suoi Frati egli scrisse una regola, che fu poi approvata dal Papa Onorio III nel 1223.
Francesco e i suoi frati andarono ovunque a predicare il Vangelo, nei paesi cristiani e in quelli degli infedeli, con parole semplici ed efficaci, e soprattutto con l'esempio della vita santa.
Fondò anche un secondo Ordine, chiamato delle "Povere Dame" o delle Clarisse, e un Terz'Ordine per coloro che vivono nel mondo.
Due anni prima della morte, sul monte della Verna ricevette da Cristo il sommo privilegio delle Stimmate, che lo resero conforme al Crocifisso anche nel corpo.
Morì a S. Maria degli Angeli, adagiato sulla nuda terra, la sera del 3 ottobre 1226, ripetendo le parole dell'anima che si abbandona alla misericordia di Dio: "Voce mea ad Dominum clamavi..." (salmo 141). Due anni dopo la sua morte, Gregorio IX lo dichiarò santo e nel 1230 il suo corpo fu tumulato sotto l'altare della nuova Basilica eretta in suo onore.
Pio XII nel 1939 lo proclamò, insieme con santa Caterina da Siena, Patrono d'Italia.
"Povertà", "Obbedienza" e "Castità" sono aspetti fondamentali della vita di San Francesco e dei suoi discepoli.
La sua umiltà gli valse il nome di "Imitator Christi" (imitatore di Cristo).

Réponse  Message 1309 de 1557 de ce thème 
De: enricorns Envoyé: 04/10/2012 11:22
LA LAMPADA DI SAN FRANCESCO DI ASSISI
 

LA LAMPADA

All’architetto Ugo Tarchi fu affidato il compito di disegnare una lampada votiva e nei primi giorni del settembre 1937, inviò al padre Generale il disegno della lampada, con una dettagliata descrizione:
“La lampada votiva, di m. 1,20 di altezza, e tutta in bronzo lucido ed argento. L’asse centrale, forgiato a croce, s’innalza dal centro della tazza che, nella sua forma semisferica simboleggia il mondo. In alto, la turrita corona d’Italia reca, nei quattro scudetti, lo stemma di casa Savoia, il Fascio Littorio, la Lupa Romana e lo stemma della città di Assisi. Sull’orlo della coppa staccano contro il fondo luminoso dell’alabastro le parole del verso dantesco: Altro non è che di suo lume un raggio. Al di sotto della coppa la frase dedicatoria: I Comuni d’Italia al Santo. Al di sopra della tazza, tre colombe d’argento sostengono col becco una corona di ulivo, sovrano e universale simbolo di pace”.

L’ACCENSIONE DELLA LAMPADA VOTIVA IN ASSISI

Il 4 ottobre d’ogni anno la Basilica di San Francesco in Assisi diviene il cuore pulsante di tutta la Nazione italiana. Alla presenza di gran folla di fedeli e di alte personalità della gerarchia ecclesiastica e dello Stato, il Sindaco del capoluogo d’una regione scelta a turno a rappresentare la Patria, riaccende la Lampada votiva che rischiara la cripta dove riposano le spoglie mortali del Poverello di Dio. Quest'anno - 2012 - sarà offerto dalla Regione FRIULI VENEZIA GIULIA.
Per un intero anno la Lampada arderà con l’olio offerto, a nome di tutti gli italiani, dagli abitanti di quella regione.
La suggestiva cerimonia si ripete dal 4 ottobre 1939. In quell’anno, mentre Pio XII proclamava Francesco d’Assisi patrono primario d’Italia (18 giugno), i Comuni della Nazione offrivano al loro celeste Patrono l’artistica Lampada alla cui coppa gira tutt’intorno il verso dantesco Altro non è che di suo lume un raggio (Par. XXVI,33). Il linguaggio del Divin Poeta mette bene in evidenza il simbolismo che si è voluto dare alla Lampada e alla cerimonia nella sua annuale riaccensione: l’Italia tutta ravvisa nel Poverello di Dio il mistico «sole» che, levatosi ad Assisi come da «oriente» (Par. XI, 50-54), spande ovunque sulla terra i potenti raggi della sua luce spirituale di cui quella Lampada non è che un segno d’un tenue bagliore.
Ogni anno, perciò, nella regione italiana che si reca in Assisi a offrire l’olio per la Lampada votiva, è tutta l’anima della Nazione che vibra e si china riverente e grata al tutto serafico in ardore (Par. XI,37) che il mondo intero scosse e illuminò con l’esemplarità della sua vita evangelica e con il suo messaggio di amore e di fratellanza universale.

LA LUCE DISCRETA

Nella penombra della Tomba di Francesco, l’innamorato di Cristo, si vede ardere per tutto l’anno una piccola luce. Non è invadente, ma discreta: molti neppure la notano, ma non è fatta per attirare l’attenzione. È la lampada votiva alimentata dall’olio che i Comuni d’Italia offrono annualmente per il tramite di quella Regione che a turno li rappresenta in occasione della festa del Santo, il 4 ottobre. Una luce per essere lì, almeno col desiderio, in preghiera. Per dire a Francesco: insegnaci la tua povertà, insegnaci a vedere un fratello in chi ci circonda.


Réponse  Message 1310 de 1557 de ce thème 
De: enricorns Envoyé: 04/10/2012 11:24
Preghiera a San Francesco di S.E. Mons. Ersilio Tonini

Ho iniziato la mia preghiera dinnanzi a te, o Francesco, con le parole di un tuo contemporaneo, Jacopone da Todi. Questa invocazione alla libertà è il massimo dei doni, perché nella libertà vi è lo stupore di trovarsi capaci di esprimere, ricevere e restituire. Francesco tu per me sei stato la creatura in cui Cristo Signore ha esaltato la libertà di Dio. O caro Francesco, nel pensare a te, mi viene in mente mia madre, contadina con la terza elementare, che mi diceva: “Quello che il Signore vorrà da te, lo vorremo anche noi”.

Ho capito che per mia madre, caro Francesco, non ero importante perché riuscivo meglio dei miei fratelli o dei miei compagni di scuola, ma per un’altra cosa: perché Dio esprimeva in me la gioia dei doni che aveva posto nella mia esistenza. O caro Francesco, sono d’innanzi a te con le mie mani rugose che vogliono rappresentare le mani di tutta l’umanità.

Mi vengono in mente le mani dei miei genitori perché quelle mani hanno manifestato non solo la capacità di lavorare e trasformare, ma sono state capaci soprattutto di accarezzare, di incoraggiare, di aprire spazi per il mondo intero. Penso a quello che hanno fatto i grandi artisti con le loro mani, penso a Giotto e alle meraviglie che quelle mani hanno fatto risplendere.

Aiutaci a far sì che le nostre mani possano far risplendere la nostra umanità nella umanità di Colui che tu hai seguito senza sconti, che possano aiutarci a far risplendere ogni creatura come hai fatto tu. O caro Francesco, nel pensare a te, mi viene in mente un altro grande uomo innamorato di Dio come te, Sant’Agostino, il quale diceva che i monti sono quelle creature per mezzo delle quali siamo avvertiti che il Sole è capace di fare bella la nostra esistenza.

I santi sono le montagne e attraverso di essi Dio, che è il sole, si manifesta e riesce ad esaltare la realtà infinita dei colori del mondo.

Aiutaci dunque a guardare in alto per far sì che il nostro sguardo accenda luci di gioia, di fraternità, di pace nel guardare il mondo.

-------------------------
4 OTTOBRE 2012
PREGHIERA A SAN FRANCESCO PER L’ITALIA

O Serafico San Francesco, Patrono d’Italia,
tu che rinnovasti il mondo nello spirito di Gesù Cristo, ascoltaci!

L’avidità delle ricchezze, l’insidia dei piaceri,
la follia del disordine tornano ad offuscare le menti e ad agghiacciare i cuori.

Tu che fosti segnato dalle stimmate della Passione,
fa che il Sangue di Cristo infiammi tutti i popoli e ci comunichi la tua luce,
il tuo amore, il tuo spirito.

Tu conosci le anime, le opere,
le ansie e le speranze nostre: benedicile!

Proteggi la Chiesa, proteggi l’Italia di cui sei Patrono, proteggi il mondo intero,
suscita sul cammino di tutti gli uomini un desiderio fecondo di Pace e Bene,
nel quale soltanto è perfetta letizia.

Così sia.
 

Réponse  Message 1311 de 1557 de ce thème 
De: lore luc Envoyé: 05/10/2012 02:54

Venerdì  5 Ottobre  2012

 

Santo(i) del giorno

S. FAUSTINA Kowalska, Vergine - Apostola della Divina Misericordia -
B. ALBERTO Marvelli, Laico impegnato nell'apostolato
SS. Martiri di Treviri († sec. IV)
S. Caritina, Martire († sec. IV)
S. Mamlacha, Vergine e martire († cc 343)
S. Placido, Monaco († sec. VI)
B. Pietro da Imola, Cavaliere Croce di Malta († 1320)
B. Santo da Cori (Lazio), Sac. dell'Ordine degli eremiti di S. Agostino († 1392)
B. Matteo (Giovanni Francesco) Carreri (1420-1470) Sacerdote O.P.
BB. Guglielmo Hartley, Giovanni Hewett e Roberto Sutton, Martiri († 1588)
B. Anna Schäffer (1882-1925), domestica
B. Bartolo Longo (1841-1926), laico, fondatore del Santuario di Pompei
S. Tranquilino Ubiarco (1899-1928), Presbitero e martire in Messico
B. Mariano (Marian) Skrzypczak (1909-1939), Sacerdote e martire



Réponse  Message 1312 de 1557 de ce thème 
De: lore luc Envoyé: 05/10/2012 02:56

Venerdì  5 Ottobre  2012

 

Beato Alberto Marvelli

Laico impegnato nell’apostolato e

nella costruzione di un mondo migliore

A

lberto Marvelli, secondogenito di sette fratelli, nasce a Ferrara il 21 marzo 1918. I genitori Luigi, direttore di banca, e Maria Mayr, di origine bavarese, cristiani convinti e praticanti, creeranno una numerosa famiglia; i figli erano tutti voluti, amati ed educati cristianamente.

A Rimini, dove la famiglia si era trasferita nel 1933, Alberto frequenta l’Oratorio salesiano, dove matura la sua fede con una scelta decisiva: “il mio programma si compendia in una parola: santo”, e l’Azione Cattolica, nelle cui file fece le prime esperienze di apostolato.

Nel 1936 Alberto conseguì la licenza liceale (tra i suoi compagni c’era Federico Fellini); non essendo stato accettato all’Accademia Navale, si iscrisse ad Ingegneria a Bologna. Nell’ambiente universitario frequentò la Fuci, sempre circondato di stima e rispetto. Lavorò inoltre nel Centro diocesano di Azione Cattolica e nella Conferenza di S. Vincenzo. Anche a Bologna non trascurò mai i propri doveri cristiani.

Il Diario, scritto tra il 1933 ed il 1946, rivela le motivazioni più profonde dell’opera evangelica di Marvelli; comincia, infatti, con un incontro profondo con il Signore, frutto di un’illuminazione improvvisa che caratterizzerà la sua breve esistenza: “La via della perfezione è difficile, lo so, ma con l’aiuto di Gesù nulla è impossibile” (Diario 1935).

Laureato nel 1941 e ottenuto il congedo da militare, il 22 dicembre prese servizio come impiegato presso l’Ufficio Tecnico della Fiat a Torino, vivendo in casa del fratello, allievo dell’Accademia Militare. Anche qui frequentò l’Azione Cattolica e le conferenze di S. Vincenzo; aveva una grande ammirazione del giovane torinese Pier Giorgio Frassati (beato dal 29 aprile 1990), morto da poco e di cui aveva letto la biografia.

Alberto è uomo forte e dinamico, che medita come poter essere santo nella concretezza della vita quotidiana. Nel 1941 scrive: “Voglio che la mia vita sia un continuo atto d’amore (…). Amore che sia fede, amore che sia carità, apostolato, senso del dovere, desiderio di santificarmi”. Ciò che alimenta quest’energia è l’Eucaristia. “Tutto il mio essere, annota nei suoi appunti, è pervaso dall’amore di Dio, in quanto Egli viene in me col suo corpo e con la sua anima e divinizza tutto il mio corpo, i miei pensieri, le mie azioni, le mie parole”.

Quest’intimità con Dio, raggiunta appunto attraverso l’Eucaristia, fa sì che Alberto si apra agli altri, avvertendo le profonde ingiustizie, i peccati, le miserie del suo tempo. Il suo impegno è straordinario e non conosce soste. Traspare un fervore di carità, che si manifesta con un’attenzione delicata ai problemi della gente.

All’inizio del 1943 fu richiamato alle armi e mandato a Treviso (mentre il 20 gennaio moriva sul fronte russo il fratello Lello).

Tornato a Rimini dopo l’armistizio dell’8 settembre, Alberto, per sfuggire ai bombardamenti (Rimini fu una delle città italiane più bombardate in assoluto) trasferì la famiglia a Vergiano (3 km da Rimini), e si dedicò con energia ad aiutare gli sfollati e i sinistrati dalla guerra.

Nel 1945 entrò a far parte della "Società Operai di Cristo". Presidente dei Laureati Cattolici, Vice Presidente diocesano dei Giovani di Azione Cattolica, membro dell'esecutivo della Democrazia Cristiana, membro delle Conferenze di S. Vincenzo, Alberto Marvelli fu animatore di svariate iniziative di carità e di impegno sociale. Consigliere comunale dopo la Liberazione, Assessore ai Lavori Pubblici, Presidente del Consorzio Idraulico, Capo della Sezione Autonoma del Genio Civile.

È stato attivo protagonista della vita ecclesiale, sociale e politica della sua città. Servì Cristo nei poveri con fervido amore. Esercitò un attivo apostolato in molteplici campi.

Splendido esempio di giovane professionista, di laico impegnato nell’apostolato e nella costruzione di un mondo migliore, anche come politico, in un’Italia che subiva gli ultimi contraccolpi della devastante Seconda Guerra Mondiale

Visse da protagonista i grandi avvenimenti storici dell'epoca, anticipando profeticamente il ruolo e la voca­zione del laico cristiano proposti poi dal Concilio Vaticano II°.

Alberto Marvelli è annoverato tra i fondatori delle ACLI ed entrò nella Democrazia Cristiana su invito di Benigno Zaccagnini.

Intanto nella primavera del 1946 Alberto, dopo aver lasciato la carica di assessore comunale, partecipò attivamente alla propaganda elettorale per l’elezione dei deputati all’Assemblea Costituente. Durante questo impegno politico mentre si recava per un comizio fuori Rimini, fu travolto lui e la sua immancabile bici da un camion militare alleato che andava a folle velocità. Era il 5 ottobre 1946.

Fu sepolto al cimitero di Rimini nella tomba della famiglia Rastelli, con una semplice lapide, su cui era scritto: “Alberto Marvelli operaio di Cristo 21-03-1918 / 05-10-1946”.

La causa per la sua beatificazione fu introdotta il 1° marzo 1968; il 5 ottobre 1974 la sua tomba fu posta nella Chiesa di S. Agostino, meta continua di persone che si raccolgo­no in preghiera e invocano la sua intercessione.

Papa Giovanni Paolo II il 29 agosto 1982, lo additò alle migliaia di giovani convenuti a Rimini per il “Meeting dell’amicizia”, come modello da seguire per la gioventù cattolica.
Il 22 marzo 1986 fu emanato il decreto sull'eroicità delle sue virtù e proclamato venerabile.

Il 7 Luglio 2003, dopo che la Congregazione dei Santi ha riconosciuto un miracolo attribuito alla sua inter­cessione, il Papa ha firmato il decreto di Beatificazione.

Domenica 5 settembre 2004 il Beato Giovanni Paolo II (Karol Józef Wojtyła, 1978-2005), recatosi a Loreto, in occasione dell’incontro-pellegrinaggio che concluse il Congresso internazionale dell’Azione Cattolica, innalzò agli onori dell'altare Padre Pere Tarrés i Claret (1905-1950), che fu assistente dell’Azione Cattolica spagnola, Alberto Marvelli e Pina Suriano (1915-1950), entrambi membri dell’Azione Cattolica italiana.

Per approfondimenti & è Alberto | Beato Alberto Marvelli

Significato del nome Alberto: «di illustre nobiltà» (tedesco).


Réponse  Message 1313 de 1557 de ce thème 
De: lore luc Envoyé: 05/10/2012 02:59
 

Venerdì  5 Ottobre  2012


Santa Faustina Kowalska, Vergine

Apostola della Divina Misericordia

F

austina, l'apostola della Divina Misericordia, appartiene oggi al gruppo dei santi della Chiesa più conosciuti. Attraverso di lei il Signore manda al mondo il grande messaggio della Misericordia Divina e mostra un esempio di perfezione cristiana basata sulla fiducia in Dio e sull'atteggiamento misericordioso verso il prossimo.

Suor Maria Faustina nacque il 25 agosto 1905, terza di dieci figli, da Marianna e Stanislao Kowalski, contadini del villaggio di Głogowiec. Al battesimo nella chiesa parrocchiale di Świnice Warckie le fu dato il nome di Elena. Fin dall'infanzia si distinse per l'amore alla preghiera, per la laboriosità, per l'obbedienza e per una grande sensibilità alla povertà umana. All'età di nove anni ricevette la Prima Comunione; fu per lei un'esperienza profonda perché ebbe subito la consapevolezza della presenza dell'Ospite Divino nella sua anima. Frequentò la scuola per appena tre anni scarsi. Ancora adolescente abbandonò la casa dei genitori e andò a servizio presso alcune famiglie benestanti di Aleksandrów, Łódź e Ostrówek, per mantenersi e per aiutare i genitori.

Fin dal settimo anno di vita sentiva nella sua anima la vocazione religiosa, ma non avendo il consenso dei genitori per entrare in convento, cercava di sopprimerla. Sollecitata poi da una visione di Cristo sofferente, partì per Varsavia dove il 1 agosto del 1925 entrò nel convento delle Suore della Beata Vergine Maria della Misericordia. Col nome di Suor Maria Faustina trascorse in convento tredici anni nelle diverse case della Congregazione, soprattutto a Cracovia, Vilno e Płock, lavorando come cuoca, giardiniera e portinaia.

All'esterno nessun segno faceva sospettare la sua vita mistica straordinariamente ricca. Svolgeva con diligenza tutti i lavori, osservava fedelmente le regole religiose, era concentrata, silenziosa e nello stesso tempo piena di amore benevolo e disinteressato. La sua vita apparentemente ordinaria, monotona e grigia nascondeva in sé una profonda e straordinaria unione con Dio.

Alla base della sua spiritualità si trova il mistero della Misericordia Divina che essa meditava nella parola di Dio e contemplava nella quotidianità della sua vita. La conoscenza e la contemplazione del mistero della Misericordia di Dio sviluppavano in lei un atteggiamento di fiducia filiale in Dio e di misericordia verso il prossimo. Scriveva: “O mio Gesù, ognuno dei Tuoi santi rispecchia in sé una delle Tue virtù; io desidero rispecchiare il Tuo Cuore compassionevole e pieno di misericordia, voglio glorificarlo. La Tua misericordia, o Gesù, sia impressa sul mio cuore e sulla mia anima come un sigillo e ciò sarà il mio segno distintivo in questa e nell'altra vita.(Q. IV, 7).

Suor Maria Faustina fu una figlia fedele della Chiesa, che essa amava come Madre e come Corpo Mistico di Cristo. Consapevole del suo ruolo nella Chiesa, collaborava con la Misericordia Divina nell'opera della salvezza delle anime perdute. Rispondendo al desiderio e all'esempio di Gesù offriva la sua vita in sacrificio. La sua vita spirituale si caratterizzava inoltre per l'amore all'Eucarestia e per una profonda devozione alla Madre di Dio della Misericordia.

Gli anni della sua vita religiosa abbondarono di grazie straordinarie: le rivelazioni, le visioni, le stigmate nascoste, la partecipazione alla passione del Signore, il dono dell'ubiquità, il dono di leggere nelle anime umane, il dono della profezia e il raro dono del fidanzamento e dello sposalizio mistico. Il contatto vivo con Dio, con la Madonna, con gli angeli, con i santi, con le anime del purgatorio, con tutto il mondo soprannaturale fu per lei non meno reale e concreto di quello che sperimentava con i sensi. Malgrado il dono di tante grazie straordinarie era consapevole che non sono esse a costituire l'essenza della santità. Scriveva nel Diario: “Né le grazie, né le rivelazioni, né le estasi, né alcun altro dono ad essa elargitola rendono perfetta, ma l'unione intima della mia anima con Dio. I doni sono soltanto un ornamento dell'anima, ma non ne costituiscono la sostanza né la perfezione. La mia santità e perfezione consiste in una stretta unione della mia volontà con la volontà di Dio. (Q. III, 28).

Il Signore scelse Suor Maria Faustina come segretaria e apostola della sua misericordia per trasmettere, mediante lei, un grande messaggio al mondo. “Nell'Antico Testamento mandai al Mio popolo i profeti con i fulmini. Oggi mando te a tutta l'umanità con la Mia misericordia. Non voglio punire l'umanità sofferente, ma desidero guarirla e stringerla al Mio Cuore misericordioso. (Q.V,155).

La missione di Suor Maria Faustina consisteva in tre compiti:

1. Avvicinare e proclamare al mondo la verità rivelata nella Sacra Scrittura sulla Misericordia di Dio per ogni uomo.

2. Implorare la Misericordia Divina per tutto il mondo, soprattutto per i peccatori, in particolar modo con le nuove forme di culto della Divina Misericordia indicate da Gesù: l'immagine di Cristo con la scritta: Gesù confido in Te, la festa della Divina Misericordia nella prima domenica dopo Pasqua, la Coroncina della Divina Misericordia e la preghiera nell'ora della Divina Misericordia (ore 15). A queste forme di culto e anche alla diffusione dell'adorazione della Misericordia il Signore allegava grandi promesse a condizione dell'affidamento a Dio e della prassi dell'amore attivo per il prossimo.

3. Ispirare un movimento apostolico della Divina Misericordia con il compito di proclamare e implorare la Misericordia Divina per il mondo e di aspirare alla perfezione cristiana sulla via indicata da Suor Maria Faustina. Si tratta della via che prescrive un atteggia-mento di fiducia filiale, l'adempimento della volontà di Dio e un atteggiamento di misericordia verso il prossimo.

Oggi questo movimento riunisce nella Chiesa milioni di persone di tutto il mondo: le congregazioni religiose, gli istituti secolari, i sacerdoti, le confraternite, le associazioni, le diverse comunità degli apostoli della Divina Misericordia e le persone singole che intraprendono i compiti che il Signore ha trasmesso a Suor Maria Faustina.

La missione di Suor Maria Faustina è stata descritta nel Diario che lei redigeva seguendo il desiderio di Gesù e i suggerimenti dei padri confessori, annotando fedelmente tutte le parole di Gesù e rivelando il contatto della sua anima con Lui. Il Signore diceva a Faustina: “Segretaria del Mio mistero più profondo, ... il tuo compito più profondo è di scrivere tutto ciò che ti faccio conoscere sulla Mia misericordia, per il bene delle anime che leggendo questi scritti proveranno un conforto interiore e saranno incoraggiate ad avvicinarsi a Me(Q. VI, 67). Quest'opera infatti avvicina in modo straordinario il mistero della Misericordia Divina.

Il Diario affascina non soltanto la gente comune ma anche i ricercatori che scoprono in esso una fonte supplementare per le loro ricerche teologiche.

Il Diario è stato tradotto in varie lingue, tra cui inglese, francese, italiano, tedesco, spagnolo, portoghese, russo, ceco, slovacco e arabo.

Suor Maria Faustina, distrutta dalla malattia e dalle varie sofferenze che sopportava volentieri come sacrificio per i peccatori, nella pienezza della maturità spirituale e misticamente unita a Dio, morì a Cracovia il 5 ottobre 1938 all'età di appena 33 anni.

La fama della santità della sua vita crebbe insieme alla diffusione del culto alla Divina Misericordia sulla scia delle grazie ottenute tramite la sua intercessione.

Negli anni 1965-67 si svolse a Cracovia il processo informativo relativo alla sua vita e alle sue virtù e nel 1968 iniziò a Roma il processo di beatificazione che si concluse nel dicembre del 1992.

Suor Faustina fu beatificata, in piazza S. Pietro a Roma, il 18 aprile 1993 e dichiarata santa, il 30 aprile 2000, dal Beato Giovanni Paolo II (Karol Józef Wojtyła, 1978-2005) che, in quell'occasione, stabilì, per la prima volta, la Festa della Divina Misericordia, da celebrarsi ogni anno nella prima domenica dopo Pasqua.

Le reliquie di S. Faustina si trovano nel santuario della Divina Misericordia a Cracovia-Łagiewniki ma, parte di esse, sono sparse nel mondo intero.

Per Saperne di più & è Omelia del Santo Padre

Per Approfondimenti è Scarica il Diario di suor Faustina Kowalska in pdf



Fonti principali: vatican.va; festadelladivinamisericordia.com; wikipendia.org («RIV.»).



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De: lore luc Envoyé: 05/10/2012 03:00

La Coroncina alla Divina Misericordia:


(Per la recita si usa una normale corona del rosario)


Nel Nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. Amen.


Si inizia con: il Padre Nostro, l'Ave Maria e il Credo.


Credo:


Io credo in Dio, Padre onnipotente, creatore del cielo e della terra; e in Gesù Cristo, suo unico Figlio, nostro Signore, il quale fu concepito di Spirito Santo, nacque da Maria Vergine, patì sotto Ponzio Pilato, fu crocifisso, morì e fu sepolto; discese agli inferi; il terzo giorno risuscitò da morte; salì al cielo, siede alla destra di Dio Padre onnipotente; di là verrà a giudicare i vivi e i morti. Credo nello Spirito Santo, la santa Chiesa cattolica, la comunione dei santi, la remissione dei peccati, la risurrezione della carne, la vita eterna. Amen.


Sui (5) grani maggiori del rosario si dice:


Eterno Padre, io Ti offro il Corpo e il Sangue, l'Anima e la Divinità del Tuo dilettissimo Figlio e Signore Nostro, Gesù Cristo, in espiazione dei nostri peccati e di quelli di tutto il mondo.


Sui (50) grani minori del rosario si dice:


Per la Sua dolorosa Passione, abbi misericordia di noi e del mondo intero.


Alla fine si dice per tre volte:


Santo Dio, Santo Forte, Santo Immortale, abbi pietà di noi e del mondo intero.


Per terminare si dice:


O Sangue ed Acqua che scaturisti dal Cuore di Gesù come sorgente di misericordia per noi, confido in te!


Nel Nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. Amen.


Le Promesse di Gesù Misericordioso


“Con questa coroncina otterrai qualsiasi grazia, se quello che chiedi è conforme alla Mia volontà.


La Mia Misericordia avvolgerà in vita e specialmente nell'ora della morte le anime che reciteranno questa coroncina.


I sacerdoti la raccomandino a chi vive nel peccato come una tavola di salvezza.


Se verrà recitata accanto a un moribondo, Mi metterò fra il Padre e l'anima agonizzante non come giusto Giudice, ma come Salvatore Misericordioso.”


L'ora della Misericordia


Gesù ha raccomandato di recitare la coroncina nell'ora della Sua morte, ossia le 3 del pomeriggio, che Lui stesso ha chiamato un'ora di grande misericordia per il mondo intero.


In quell'ora, dice Gesù, non rifiuterò nulla all'anima che Mi prega per la Mia Passione”.


L'immagine di Gesù Misericordioso


L'anima che venererà questa immagine non perirà, già su questa terra Prometto la vittoria sui suoi nemici e sarà difesa come Mia gloria nell'ora della morte.


La Festa della Divina Misericordia


L'anima che la prima domenica dopo Pasqua si confesserà e riceverà degnamente la santa comunione, dopo aver fatto per 9 giorni, a partire dal Venerdì Santo, una novena usando la Coroncina alla Divina Misericordia, riceverà la grande grazia della remissione totale di tutte le pene e dei castighi.


La diffusione del culto della Divina Misericordia


A tutti sono dirette due promesse, la prima riguarda la protezione materna in tutta la vita e la seconda riguarda l'ora della morte:


Tutte le anime che adoreranno la Mia misericordia e ne diffonderanno il culto, queste anime nell'ora della morte non avranno paura, la Mia misericordia le proteggerà in quell'ultima lotta”.


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De: sempreverde Envoyé: 05/10/2012 10:47
Preghiere 
di Santa Faustina Kowalska

CONSACRAZIONE A GESU’ MISERICORDIOSO 

Misericordiosissimo Salvatore,
io mi consacro totalmente e per sempre a Te.Trasformami in un docile strumento della tua Misericordia.
O Sangue e Acqua che scaturisci dal Cuore di Gesù
come sorgente di Misericordia per noi,confido in Te!

L'Amore di Dio è il fiore, e la misericordia è il frutto.
L'anima dubbiosa legga queste considerazioni sulla misericordia e diventi fiduciosa.

Davanti al Santissimo Sacramento

Ti adoro Creatore e Signore nascosto nel SS.mo Sacramento. Ti adoro per tutte le opere delle Tue mani, nelle quali si rivela tanta sapienza, bontà e misericordia. O Signore, hai seminato tanta bellezza sulla terra ed essa mi parla della Tua bellezza, benché sia soltanto un pallido riflesso di Te, Bellezza inconcepibile. E sebbene Ti sia nascosto e Ti tenga occultato ed abbia nascosto la Tua bellezza, il mio occhio illuminato dalla fede Ti raggiunge e la mia anima riconosce il suo Creatore, suo sommo bene, ed il mio cuore s'immerge totalmente in una preghiera di adorazione.
O mio Creatore e Signore, la Tua bontà m'incoraggia a parlarTi, la Tua misericordia fa scomparire fra di noi l'abisso che separa il Creatore dalla creatura. L una delizia per il mio cuore parlare con Te, o Signore. In Te trovo tutto ciò che il mio cuore può desiderare. Qui la Tua luce illumina il mio intelletto e lo rende idoneo a conoscerTi sempre più profondamente. Qui sul "o cuore scendono torrenti di grazie, qui la mia anima attinge la vita eterna.
O mio Creatore e Signore, Tu solo oltre a questi doni mi dai Te stesso e Ti unisci strettamente alla Tua misera creatura. Qui i nostri cuori si comprendono senza ricorrere alle parole, qui nessuno è in grado di interrompere il nostro colloquio. Quello di cui parlo con Te, o Gesù, è un nostro segreto, di cui le creature non saranno messe al corrente... Si tratta di perdoni segreti, che conosciamo solo Gesù e io; è un segreto della Sua misericordia che abbraccia singolarmente ogni anima. Per questa Tua inconcepibile bontà, Ti adoro, o Creatore e Signore, con tutto il cuore e con tutta l'anima. E benché questa mia adorazione sia tanto misera ed insignificante, tuttavia sono tranquilla perché so che Tu conosci che essa è sincera, sebbene così inadeguata (556-557).

Preghiera di ringraziamento

O Gesù, o Dio eterno, Ti ringrazio per i Tuoi innumerevoli benefici e le Tue grazie. Ogni battito del mio cuore sia un inno di ringraziamento per Te, o Dio. Ogni goccia del mio sangue circoli per Te, o Signore. La mia anima è tutta un cantico di ringraziamento alla Tua misericordia. Ti amo, o Dio, per Te stesso (588).

Per ottenere la Misericordia di Dio per il mondo intero

Dio di grande misericordia, bontà infinita, ecco che oggi tutta l'umanità grida dall'abisso della sua miseria alla Tua misericordia, alla Tua compassione, o Dio, e grida con la voce potente della propria miseria. O Dio benigno, non respingere la preghiera degli esuli di questa terra. O Signore, bontà inconcepibile, che conosci perfettamente la nostra miseria e sai che non siamo in grado di innalzarci fino a Te con le nostre forze, Ti supplichiamo, previenici con la Tua grazia e moltiplica incessantemente su di noi la Tua misericordia, in modo che possiamo adempiere fedelmente la Tua santa volontà durante tutta la vita e nell'ora della morte. L'onnipotenza della Tua misericordia ci difenda dagli assalti dei nemici della nostra salvezza, in modo che possiamo attendere con fiducia, come figli Tuoi, Tua ultima venuta nel giorno noto soltanto a Te.
E speriamo, nonostante tutta la nostra miseria, di ottenere tutto ciò che ci è stato promesso da Gesù, poiché Gesù è la nostra fiducia; attraverso il Suo Cuore misericordioso, come attraverso una porta aperta, entreremo in paradiso (516-517).

Per la santa Chiesa e per i sacerdoti

O mio Gesù, Ti prego per tutta la Chiesa, concedile l'amore e la luce del Tuo Spirito, dai vigore alle parole dei sacerdoti, in modo che i cuori induriti si inteneriscano e ritornino a Te, Signore. O Signore, dacci santi sacerdoti; Tu stesso conservali nella santità. O Divino e Sommo Sacerdote, la potenza della Tua misericordia li accompagni ovunque e h difenda dalle insidie e dai lacci del diavolo, che egli tende continuamente alle anime dei sacerdoti. La potenza della Tua misericordia, o Signore, spezzi ed annienti tutto ciò che può oscurare la santità dei sacerdoti, poiché Tu puoi tutto (367-368).
Gesù mio amatissimo, Ti prego per il trionfo della Chiesa [...] perché benedica il Santo Padre e tutto il clero; per ottenere la grazia della conversione dei peccatori induriti nel peccato; per una speciale benedizione e luce, Te ne prego,
Gesù, per i sacerdoti, presso i quali mi confesserò durante la mia vita (114).

Per la Patria

O Gesù misericordiosissimo, Ti prego per l'intercessione dei Tuoi santi e specialmente per intercessione della Tua amatissima Madre, che Ti ha allevato fin dall'infanzia, Ti supplico, benedici la mia Patria. O Gesù, non guardare ai nostri peccati, ma guarda le lacrime dei bambini piccoli, la fame ed il freddo che soffrono. O Gesù, per questi innocenti, fammi la grazia che Ti chiedo per la mia Patria (129).

Per chiedere l'amore verso Dio

Dolcissimo Gesù, infiamma il mio amore verso di Te, e trasformami in Te. Divinizzami affinché le mie azioni Ti siano gradite. Questo lo compia la potenza della santa Comunione, che ricevo ogni giorno (432).

Per il dono della sapienza

O Gesù dammi l'intelligenza, una grande intelligenza illuminata dalla fede, unicamente per conoscere meglio Te, poiché più Ti conosco, più ardentemente Ti amo. Gesù, Ti chiedo una forte intelligenza per comprendere le cose divine e superiori. Gesù, dammi una grande intelligenza, con la quale potrò conoscere la Tua Essenza divina e la Tua vita interiore e trinitaria. Rendi capace la mia mente con una Tua grazia speciale (483-484).

Atti di fiducia

O mio Dio, mia unica speranza, in Te ho posto tutta la mia fiducia e so che non rimarrò delusa (137).
Conosco tutta la potenza della Tua misericordia ed ho fiducia che mi darai tutto quello di cui ha bisogno questa Tua fragile bambina (324).
O Gesù nascosto nel SS.mo Sacramento dell'altare, amore mio e mia unica misericordia, Ti raccomando tutte le necessità della mia anima e del mio corpo. Tu puoi aiutarmi, poiché sei la misericordia stessa, in Te sta tutta la mia speranza (578).
Ricorro alla Tua misericordia, o Dio benigno, a Te che sei il solo buono. Benché la mia miseria sia grande e le mie colpe numerose, confido nella Tua misericordia perché sei il Dio della misericordia e da secoli non si è mai udito, né la terra né il cielo ricordano, che un'anima fiduciosa nella Tua misericordia, sia rimasta delusa. O Dio di pietà, Tu solo puoi perdonarmi e non mi respingerai mai quando ricorrerò pentita al Tuo Cuore misericordioso, dal quale nessuno ha mai ricevuto un rifiuto, fosse pure stato il più grande peccatore (568).

Per chiedere la grazia di essere misericordiosi

Desidero trasformarmi tutta nella Tua misericordia ed essere il riflesso vivo di Te, o Signore. Che il più grande attributo di Dio, cioè la Sua incommensurabile misericordia, giunga al mio prossimo attraverso il mio cuore e la mia anima.
Aiutami, o Signore, a far sì che i miei occhi siano misericordiosi, in modo che io non nutra mai sospetti e non giudichi sulla base di apparenze esteriori, ma sappia scorgere ciò che c'è di bello nell'anima del mio prossimo e gli sia di aiuto.
Aiutami a far sì che il mio udito sia misericordioso, che mi chini sulle necessità del mio prossimo, che le mie orecchie non siano indifferenti ai dolori ed ai gemiti del mio prossimo.
Aiutami, o Signore, a far sì che la mia lingua sia misericordiosa e non parli mai sfavorevolmente del prossimo, ma abbia per ognuno una parola di conforto e di perdono.
Aiutami, o Signore, a far sì che le mie mani siano misericordiose e piene di buone azioni, in modo che io sappia fare unicamente del bene al prossimo e prenda su di me i lavori più pesanti e più penosi.
Aiutami a far sì che i miei piedi siano misericordiosi, in modo che io accorra sempre in aiuto del prossimo, vincendo la mia indolenza e la mia stanchezza. Il mio vero riposo sta nella disponibilità verso il prossimo.
Aiutami, Signore, a far sì che il mio cuore sia misericordioso, in modo che partecipi a tutte le sofferenze del prossimo. A nessuno rifiuterò il mio cuore. Mi comporterò sinceramente anche con coloro di cui so che abuseranno della mia bontà, mentre io mi rifugerò nel misericordiosissimo Cuore di Gesù. Non parlerò delle mie sofferenze. Alberghi in me la Tua misericordia, o mio Signore...
O Gesù mio, trasformami in Te stesso poiché Tu puoi fare tutto (88-89).


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De: lore luc Envoyé: 06/10/2012 03:07
 

Sabato  6 Ottobre  2012


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De: lore luc Envoyé: 06/10/2012 03:09
 

Sabato  6 Ottobre  2012


San Bruno

Sacerdote e monaco
Fondatore dei Certosini (mf)

B

runo nacque a Colonia nel 1030. Ancora giovane andò a Reims, dove fin dal 1057 il vescovo Gervasio gli affidò la direzione della scuola di cui era stato allievo.

Nel 1076 lasciò i suoi incarichi nella scuola e nella cancelleria e fu costretto a cercare rifugio presso il conte Ebal di Roucy, a causa del dissidio col vescovo Manasse di Gournay, che lui aveva accusato di simonia (pratica di vendere e comprare cose religiose come cariche ecclesiastiche, assoluzione di peccati e indulgenze). Poté tornare in Francia solo nel 1080 quando Manasse fu deposto da apposito concilio.

In quegli anni difficili nacque la sua vocazione alla vita monastica; in una lettera Bruno racconta quell'inizio fervoroso. Egli e due suoi amici, accesi d'amor divino, nel giardino di un certo Adamo, avevano fatto voto di consacrarsi a Dio. Rientrato in Francia, si recò all'eremo di Molesme, sotto la guida di San Roberto.

Successivamente, con sei compagni, cercò un luogo solitario per erigervi un suo monastero, ottenendo il terreno necessario dal vescovo di Grenoble, Ugo di Châteauneuf, in una valle solitaria nel cuore del massiccio che all'epoca si chiamava Cartusia (donde il nome italiano di Certosa e francese di Chartreuse) nel Delfinato.

Il primo monastero fu fondato nell'estate dell'anno 1084, in una zona montana e boschiva, a 1175 m di altitudine. I lavori di costruzione cominciarono subito e proseguirono rapidamente.

La chiesa fu l'unico edificio in pietra: condizione indispensabile per la sua consacrazione, che avvenne il 2 settembre 1085 per il ministero del vescovo Ugo.

Ma sei anni dopo il Beato Urbano II (Ottone di Lagery, 1088-1099), già suo alunno alla scuola di Reims, lo convocò a Roma, al servizio della Santa Sede. Bruno non poteva declinare l'invito del Papa e dovette quindi abbandonare il deserto e i compagni.

Quando Bruno obbedì alla chiamata del Papa, previde che la sua giovane comunità di Certosa avrebbe sofferto molto del suo allontanamento, ed infatti i suoi confratelli, reputando di non poter continuare, senza la sua guida, la vita che con lui avevano abbracciata, si dispersero.

Bruno da Roma riuscì tuttavia a convincerli a riprendere la via del deserto e sotto la direzione di Landuino, da lui indicato come superiore, il gruppo si riunì di nuovo nell'eremo abbandonato.

Ma l'anima di Bruno, ormai abituata alla preghiera solitaria e al colloquio continuo con il Signore, non si trovò a suo agio nell'ambiente della corte pontificia dell'epoca. Su proposta del Pp Urbano, i canonici di Reggio Calabria lo elessero arcivescovo ma egli declinò la mitra per amore della sua vocazione contemplativa e con il desiderio di ritrovare al più presto la solitudine.

Il conte Ruggero gli offrì un territorio nella località chiamata Torre, a circa 850 metri di altitudine, nel cuore della Calabria; ivi Bruno fondò l'eremo di Santa Maria, mentre a poco meno di 2 km più a valle - ove sorge l'attuale Certosa - fondava per i fratelli conversi il monastero di Santo Stefano.

Bruno, riprendendo il genere di vita che aveva condotto in Francia, trascorse così, nell'eremo di Santa Maria e nella vita contemplativa in solitudine, gli ultimi dieci anni della sua esistenza.

Avvenne in questo periodo una memorabile visita: l'incontro di Bruno con Landuino, il suo successore nel governo della comunità della Certosa francese, che intraprese un lungo e faticoso viaggio per incontrarsi con il fondatore dei certosini.

Nel giugno 1101 morì il conte Ruggero, assistito da Bruno.

Poco tempo dopo, la domenica 6 ottobre dello stesso anno, morì pure Bruno, circondato dai confratelli accorsi dalle case dipendenti da Santa Maria del Bosco.

Papa Leone X (Giovanni de' Medici, 1513-1521) autorizzò, il 19 luglio 1514, il culto di S. Bruno, con una sentenza orale (vivae vocis oraculo); il 17 febbraio 1623 Pp Gregorio XV (Alessandro Ludovisi, 1621-1623) ne estese il culto alla Chiesa universale fissando la memoria liturgica al 6 ottobre (dies natalis).

Per approfondimenti & è San Bruno



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