|
Reply |
Message 1 of 1557 on the subject |
|
| From: Enzo Claudio (Original message) |
Sent: 29/11/2009 08:44 |
Domenica 29 Novembre
San Francesco Antonio Fasani
|
Lucera, 6 agosto 1681 - Lucera, 29 novembre 1742
Ancor giovane fu accolto tra i Minori Conventuali. Si distinse subito per la sua vita integerrima e fu esempio di austerità e zelo sacerdotale. Eletto Ministro Provinciale promosse le regolare disciplina in tutta la Provincia. Propagò la devozione alla Vergine Immacolata, e per circa 40 anni si rese famoso nelle Puglie per la sua ardente parola e per la grande carità verso i poveri, gli orfani e i carcerati. Fu canonizzato da Giovanni Paolo II il 13 aprile 1986.
| |
Altri Santi del giorno
| |
|
|
|
Reply |
Message 1273 of 1557 on the subject |
|
Venerdì 21 Settembre 2012
San Matteo
Apostolo ed Evangelista
(festa)
atteo, di professione esattore delle tasse, fu chiamato da Gesù ad essere uno dei dodici apostoli; la tradizione cristiana, fin dal 200, lo ritiene autore del primo vangelo. A lui si dovrebbe quindi la redazione dell'omonimo Vangelo in cui lo stesso viene chiamato anche Levi o il pubblicano.
Diversamente dagli altri tre evangelisti, il vangelo di Matteo non è scritto in greco ma in lingua “ebraica” secondo gli scrittori antichi; quasi sicuramente si tratta dell'aramaico, allora parlato in Palestina. Matteo ha voluto innanzitutto parlare ai cristiani di origine ebraica e ad essi è fondamentale presentare gli insegnamenti di Gesù come conferma e compimento della Legge mosaica. Di continuo egli lega fatti, gesti, detti relativi a Gesù con richiami all'Antico Testamento, per far ben capire da dove egli viene e che cosa è venuto a realizzare.
Scritto in una lingua per pochi, il testo di Matteo diventa libro di tutti dopo la traduzione in greco: la Chiesa ne fa strumento di predicazione in ogni luogo, lo usa nella liturgia.
Solitamente viene raffigurato anziano e barbuto ed ha, come emblema, un angelo che lo ispira o gli guida la mano mentre scrive il Vangelo; spesso ha accanto una spada simbolo del suo martirio. Levi, in quanto pubblicano, era membro di una delle categorie più odiate dal popolo ebraico. In effetti a quell'epoca gli esattori delle tasse pagavano in anticipo all'erario romano le tasse del popolo e poi si rifacevano come usurai tartassando la gente. I sacerdoti, per rispettare il 1° comandamento, vietavano al popolo ebraico di maneggiare le monete romane che portavano l'immagine dell'imperatore. I pubblicani erano quindi accusati di essere peccatori perché veneravano l'imperatore.
Gesù « Nel passare, vide Levi, il figlio di Alfeo, seduto al banco delle imposte, e gli disse: “Seguimi”. Egli alzatosi, lo seguì. » (Mc 2,14)
Matteo tenne un banchetto: «Mentre Gesù stava a mensa in casa di lui, molti pubblicani e peccatori si misero a mensa insieme con Gesù e i suoi discepoli; erano molti infatti quelli che lo seguivano. Allora gli scribi della setta dei farisei, vedendolo mangiare con i peccatori e i pubblicani, dicevano ai suoi discepoli: "Come mai egli mangia e beve in compagnia dei pubblicani e dei peccatori?" Avendo udito questo, Gesù disse loro: “Non sono i sani che hanno bisogno del medico, ma i malati; non sono venuto per chiamare i giusti, ma i peccatori”. (Mc 2,15-17)
Gesù lo scelse come membro del gruppo dei dodici apostoli, e come tale appare nelle tre liste che ci hanno tramandato i tre vangeli sinottici: Matteo 10,3; Marco 3,18; Luca 6,15. Il suo nome appare anche negli Atti dove si menzionano gli apostoli che costituiscono la timorosa comunità sopravvissuta alla morte di Gesù. «Entrati in città salirono al piano superiore dove abitavano. C'erano Pietro e Giovanni, Giacomo e Andrea, Filippo e Tommaso, Bartolomeo e Matteo, Giacomo di Alfeo e Simone lo Zelòta e Giuda di Giacomo.» (At 1,13)
Ancora dagli Atti, Matteo risulta presente con gli altri Apostoli all’elezione di Mattia, che prende il posto di Giuda Iscariota. Ed è in piedi con gli altri undici, quando Pietro, nel giorno della Pentecoste, parla alla folla, annunciando che Gesù è "Signore e Cristo". Poi, ha certamente predicato in Palestina, tra i suoi, ma ci sono ignote le vicende successive. La Chiesa lo onora come martire.
Secondo alcune tradizioni, Matteo sarebbe morto in Etiopia. Le sue reliquie sarebbero state portate in Campania, nella Diocesi di Capaccio. Ritrovate, sotto i Longobardi, furono portate il 6 maggio 952 a Salerno, di cui Matteo é il Patrono, dove sono attualmente conservate nella cripta della cattedrale.
San Matteo è anche il patrono dei banchieri, bancari, doganieri, guardie di finanza, cambiavalute, ragionieri, contabili ed esattori.
Significato del nome Matteo: "Dono di Dio", "Uomo di Dio" (ebraico).
Per approfondimenti & la Catechesi di Papa Benedetto XVI
è Matteo |
|
|
|
Reply |
Message 1274 of 1557 on the subject |
|
|
Santo(i) del giorno S. MAURIZIO, MartireS. IGNAZIO da Santhià, Sacerdote O.F.M. Cap.S. Emerita, Martire a Roma († sec. inc.)S. Basilla, Martire a Roma († 304)S. Silvano di Levroux, Eremita († cc sec. V) S. Emmeranno, Vescovo e martire a Ratisbona († cc 690)B. Giuseppe Marchandon, Presbitero e martire († 1794)SS. Paolo Chong Ha-sang e Agostino Yu Chin-gil, Martiri a Seul († 1839)B. Carlo Navarro, Presbitero e martire in Spagna († 1936)B. Germano Gozalvo Andreu (1913-1936), Presbitero e martire in SpagnaBB. Vincenzo Pelufo Corts e Giuseppina Moscardo Montalvà, Martiri († 1936)B. Vincenzo Sicluna Hernandez (1859-1936), Sacerdote e martire B. Maria della Purificazione Vidal Pastor (1892-1936), Vergine e martireS. Settimio di Jesi, Vescovo e martire († sec. IV) |
|
|
|
Reply |
Message 1275 of 1557 on the subject |
|
Sabato 22 Settembre 2012
San Maurizio, Martire
Patrono degli Alpini
aurizio (noto anche come Moritz, Morris, o Mauritius), secondo le agiografie, sarebbe stato un generale dell'impero romano, a capo della leggendaria legione Tebea egiziano-romana.
Secondo i documenti agiografici la legione, interamente composta da cristiani, che normalmente prestava servizio ai confini orientali dell'impero, venne riposizionata in Gallia dall'imperatore Diocleziano. Il compito della legione era di assistere militarmente Massimiano nella difesa contro i Quadi e Marcomanni, barbari che dal fiume Reno tracimavano nella Gallia, e di sottomettere le popolazioni ribelli locali. I soldati eseguirono brillantemente la loro missione, tuttavia, quando Massimiano ordinò di perseguitare ed uccidere alcune popolazioni locali del Vallese convertite al cristianesimo, molti tra i soldati tebani si rifiutarono.
Massimiano ordinò una severa punizione per l'unità e, non bastando la sola flagellazione dei soldati ribelli, si decise di applicare la decimazione (una punizione militare che consiste nell'uccisione di un decimo dei soldati, mediante decapitazione). In seguito vennero ordinate altre azioni dello stesso tipo contro le popolazioni locali, cosa che portò la legione a rifiutare di nuovo il compito repressivo assegnato, anche in seguito all'incoraggiamento del generale Maurizio.
Massimiano ordinò quindi una seconda decimazione che i soldati tebani accettarono rassegnati e restarono fermi nel rifiutare di compiere qualsiasi tipo di violenza contro i loro confratelli cristiani. Sant'Eucherio, vescovo di Lione, fonte storicamente attendibile, racconta, nella Passio martyrum Acaunensium che Maurizio ed i suoi compagni avevano comunque scritto all'imperatore una lettera onde spiegargli le valide motivazioni della loro ribellione: « Siamo tuoi soldati, ma anche servi di Dio, cosa che noi riconosciamo francamente. A te dobbiamo il servizio militare, a lui l'integrità e la salute, da te abbiamo percepito il salario, da lui il principio della vita [...]. Metteremo le nostre mani contro qualunque nemico, ma non le macchieremo col sangue degli innocenti [...]. Noi facciamo professione di fede in Dio Padre Creatore di tutte le cose e crediamo che suo Figlio Gesù Cristo sia Dio... Ecco deponiamo le armi [...] preferiamo morire innocenti che uccidere e vivere colpevoli [...] non neghiamo di essere cristiani [...] perciò non possiamo perseguitare i cristiani ».
Il luogo dell'eccidio, allora noto come Agaunum in Raetia, è attualmente Saint Maurice-en-Valais, in Svizzera, dove si trova un'abbazia dedicata a S. Maurizio: l'Abbazia territoriale di S. Maurizio d'Agauno. Tra gli scampati all'eccidio vi era S. Alessandro, che successivamente divenne vescovo di Bergamo.
S. Maurizio viene raffigurato tradizionalmente nella sua armatura; in Italia si aggiunge una croce rossa sul suo scudo o armatura. Nella cultura popolare è stato messo in rapporto con la leggenda della Lancia del Destino, che avrebbe portato in battaglia; il suo nome è inciso sulla Lancia Sacra di Vienna, una delle reliquie che si sostiene siano la lancia che trafisse il costato di Gesù sulla croce.
S. Maurizio dà il suo nome alla località vacanziera di montagna St. Moritz così come a numerosi luoghi chiamati Saint-Maurice nei paesi di lingua francese. Oltre 650 istituti religiosi dedicati a S. Maurizio sono presenti in Francia e in altri Paesi europei. San Maurizio è oggi considerato innanzitutto quale patrono di Casa Savoia e dell'Ordine dei SS. Maurizio e Lazzaro, ma anche di altri ordini cavallereschi quale quello del Toson d'Oro di Spagna e Austria.
Inoltre sotto il patronato del santo sono posti i soldati, in particolare degli Alpini, delle Guardie Svizzere e dell'Esercito Francese Alpino. Le chiese in onore di S. Maurizio iniziarono a pullulare in Valle d'Aosta, Piemonte, Francia, Germania e Svizzera; otto città inglesi, cinquantadue toponimi francesi includono il suo nome, in Piemonte San Maurizio Canavese nonchè San Maurizio di Opaglio nel novarese, dove il santo e la sua legione sarebbero transitati, ed infine in Liguria Porto Maurizio.
Significato del nome Maurizio : «figlio di Mauro» (latino). |
|
|
|
Reply |
Message 1276 of 1557 on the subject |
|
Sabato 22 Settembre 2012
S. Ignazio da Santhià
Sacerdote O.F.M. Cap.
gnazio da Santhià, Lorenzo Maurizio - così il suo nome di battesimo - nasce il 5 giugno 1686 a Santhià (Vercelli), quarto di sei figli dell'agiata famiglia di Pier Paolo Belvisotti e Maria Elisabetta Balocco. Rimasto orfano del padre a sette anni, la madre provvede alla sua formazione affidandolo al pio e dotto sacerdote don Bartolomeo Quallio, suo parente.
Sentendosi chiamato alla vita ecclesiastica, dopo le scuole primarie nella città natale, nel 1706 Lorenzo Maurizio passa a Vercelli per gli studi filosofici e teologici. Ordinato sacerdote nell'autunno del 1710, resta nel capoluogo come cappellano-istruttore della nobile famiglia Avogadro. In questi primi anni di sacerdozio si associa anche all'apostolato dei Gesuiti, particolarmente nella predicazione delle missioni al popolo. Conoscerà così il suo futuro direttore spirituale, il padre gesuita Cacciamala.
La natia Santhià, desiderando avere il suo concittadino, lo elegge canonico rettore dell'insigne collegiata di Santhià. A loro volta gli Avogadro lo eleggono parroco della parrocchia di Casanova Elvo di cui godono il giuspatronato. Tuttavia il quasi trentenne don Belvisotti non va in cerca di gloria: ha maturato ben altre mete. Rinunciando alle due nomine e ai benefici connessi, il 24 maggio 1716 entra nel convento-noviziato dei Cappuccini di Chieri (Torino) e assume il nome di fr. Ignazio da Santhià, con l'intenzione di partire in futuro per le missioni estere.
La sua fermezza nel tendere alla perfezione, l'osservanza piena, premurosa, spontanea e gioiosa della vita cappuccina gli attirano l'ammirazione anche dei più anziani religiosi del noviziato. Dopo gli anni della formazione cappuccina (trascorsi a Saluzzo, a Chieri e a Torino, al Monte dei Cappuccini), nel Capitolo Provinciale del 31 agosto 1731 viene nominato maestro di noviziato nel convento di Mondovì (Cuneo). Rimane tredici anni in tale ufficio, e attraverso l'insegnamento e specialmente la testimonianza, Ignazio offre alla Provincia monastica del Piemonte ben 121 nuovi frati, alcuni dei quali moriranno in fama di santità.
Venuto a conoscenza delle sofferenze del padre Bernardino Ignazio dalla Vezza, suo ex-novizio, missionario in Congo, e del rischio che interrompesse la sua attività missionaria, Ignazio si prostrò dinanzi a Gesù Sacramentato e con semplicità depose l'offerta, dettata dalla sua altissima carità: “Signore mio Gesù Cristo, se a voi piace che il male di questo buon operaio passi a me, che sono buono a nulla, fatelo. Io l'accetto volentieri per la vostra gloria”. Il missionario poteva riprendere le sue fatiche apostoliche, poiché il male era scomparso mentre per Ignazio iniziavano le sofferenze che lo costrinsero a rinunciare all'incarico.
L'obbedienza ai superiori (alla quale mai si sottrasse), lo inducono a seguire, come cappellano capo, l'esercito del re di Sardegna Carlo Emanuele III, in guerra contro le armate franco-spagnole (1745-1746), per assistere i militari feriti o contagiati negli ospedali di Asti, Alessandria e Vinovo.
Ammalati gravi, feriti gravissimi, corpi straziati... riempivano le corsie. In quel mondo di dolori padre Ignazio era l'angelo consolatore. “Correva di corsia in corsia, di letto in letto spinto dall'amore continuamente attento, applicato e indefesso nell'assistenza dei soldati infermi”, si legge in un documento storico scritto da un testimone.
Finita la guerra, il Convento del Monte dei Cappuccini di Torino lo accoglie nuovamente per l'ultimo periodo della sua vita (1747-1770). Con generosità senza misura e con umile e intensa carità spirituale, Ignazio divide la sua attività pastorale tra il convento e la città di Torino: predica, attende al ministero della riconciliazione e, nonostante la non più giovane età e le gravi malattie, scende la collina su cui sorge il convento per percorrere le vie della città e incontrare di casa in casa poveri e ammalati, che attendono il conforto della sua parola e della sua invocata benedizione.
Amava il silenzio, il raccoglimento, le veglie prolungate ai piedi del Tabernacolo, ma seppe pure rimboccarsi le maniche e mettersi al servizio degli infermi e dei poveri della comunità. “Il bel Paradiso, soleva ripetere, non è fatto per i poltroni. Lavoriamo dunque!”.
Intanto si andavano moltiplicando i prodigi e il popolo lo battezzava “il santo del Monte”; contemporaneamente su di lui si accentrava anche la venerazione dei più distinti personaggi del Piemonte: dai regnanti all'Arcivescovo di Torino, Giovanni Battista Roero, al primo Vescovo di corte, il Cardinale Vittorio Delle Lanze; dal gran cancelliere Carlo Luigi Caisotti di Santa Vittoria, al sindaco della città.
“Imparate da me che sono mite e umile di cuore...”. Sono parole di Gesù, e come tutti i santi, anche padre Ignazio si dava pensiero perché non fossero cadute invano dalla bocca del Salvatore. Fino alla più avanzata età, cioè fino a qualche anno prima della morte, fece i lavori più umili quotidiani della vita di convento.
Trascorse gli ultimi due anni nell'infermeria del suo convento, continuando a benedire, a confessare, a consigliare quanti accorrevano a lui.
Il 22 settembre 1770, festa di San Maurizio, patrono suo e della provincia cappuccina del Piemonte, fr. Ignazio moriva serenamente nella sua cella, all'età di 84 anni. La notizia della sua morte si diffuse rapidamente e fu un accorrere così enorme di popolo per rendere omaggio alla salma che il Superiore del convento, per timore della ressa del popolo, fece celebrare i funerali in anticipo sull'ora stabilita.
La fama della sua santità e i numerosi prodigi attribuiti alla sua intercessione inducono ad avviarne immediatamente il processo di canonizzazione. Dopo la causa ordinaria, nel 1782 viene introdotto il processo apostolico che, a motivo delle vicissitudini della Rivoluzione Francese e delle ricorrenti soppressioni che colpiscono gli Ordini religiosi nell'Ottocento, subisce continui rallentamenti e interruzioni. E se fin dal 19 marzo 1827 Pp Leone XII (Annibale Sermattei della Genga, 1823-1829) riconosce l'eroicità delle virtù di fr. Ignazio, solo il 17 aprile 1966, dopo oltre un secolo di quasi totale silenzio, il Servo di Dio Pp Paolo VI (Giovanni Battista Montini, 1963-1978) procede alla solenne beatificazione.
Il Beato Giovanni Paolo II (Karol Józef Wojtyła, 1978-2005) ne ha proclamato la santità il 19 maggio 2002, domenica di Pentecoste.
Le reliquie di Ignazio da Santhià sono venerate nella chiesa del Monte dei Cappuccini in Torino.
Significato del nome Ignazio: “di fuoco, igneo” (latino). |
|
|
|
Reply |
Message 1277 of 1557 on the subject |
|
Domenica 23 Settembre 2012
Santo(i) del giorno S. PIO da Pietrelcina (memoria)S. LINO, Papa (67-76)B. Pietro Acotanto, Monaco († cc 1187) SS. Zaccaria ed Elisabetta, Genitori di S. Giovanni Battista S. Sossio di Miseno in Campania (205-305), Diacono e martireSS. Andrea, Giovanni, Pietro e Antonio, Martiri in Africa († dopo l'881)B. Elena Duglioli Dall'Olio (Bologna 1472-1520), Vedova BB. Cristoforo, Antonio e Giovanni, Adolescenti, protomartiri del Messico († 1527-1529)B. Émilie Tavernier Gamelin (1800-1851), religiosa, fondatrice B. Guglielmo Way, Presbitero e martire († 1588)B. Vincenzo Ballester Far (1888-1936), Presbitero e martireBB. Sofia Ximenez, Maria della Purificazione di S. Giuseppe Ximenez e Maria Giuseppina del Rio MessaB. Bernardina (Maria Jablonska) (1878-1940), cofondatrice della Congregazione delle Suore AlbertineB. Giuseppe (Jozef) Stanek (1916-1944), Sacerdote e martire B. Ascensione di S. Giuseppe Calasanz Lloret Marco (1879-1936), Vergine e martire |
|
|
|
Reply |
Message 1278 of 1557 on the subject |
|
Domenica 23 Settembre 2012
San Pio da Pietrelcina (memoria)
Intorno alla sua figura in questi anni si sono versati molti fiumi di inchiostro. Un incalcolabile numero di articoli e tantissimi libri : si conta che approssimativamente sono più di 200 le biografie a lui dedicate soltanto in italiano. “Farò più rumore da morto che da vivo”, aveva pronosticato lui con la sua solita arguzia.
Padre Pio, al secolo Francesco Forgione, nacque il 25 maggio 1887 a Pietrelcina, un piccolo comune alle porte di Benevento; fu battezzato il giorno successivo nella chiesa di Sant'Anna. Gli venne dato il nome Francesco per desiderio della madre, devota a S. Francesco d'Assisi. Il padre Grazio Maria, nato nel 1860, e la madre Maria Giuseppa De Nunzio, nata nel 1859, erano poveri contadini sposati da sei anni ed avevano già avuto tre figli, di cui due già morti, alla nascita di Francesco.
Il 27 settembre 1899 riceve la Comunione e la Cresima dall'allora arcivescovo di Benevento Donato Maria dell'Olio.
Il desiderio di diventare sacerdote si manifestò molto presto e fu sollecitato dalla conoscenza di un frate del convento di Morcone, fra Camillo da S. Elia a Pianisi, che periodicamente passava per Pietrelcina a raccogliere offerte. Le pratiche per l'entrata in convento furono iniziate nella primavera del 1902, quando Francesco aveva 14 anni, ma la sua prima domanda ebbe esito negativo. Solo nell'autunno del 1902 arrivò l'assenso.
Francesco raccontò di aver avuto una visione, il 1° gennaio del 1903 dopo la Comunione, che gli confermava e chiariva la sua vocazione alla continua lotta con satana. La notte del 5 gennaio, l'ultima che passava con la sua famiglia, disse di aver avuto un'altra visione in cui Dio e Maria lo incoraggiavano e lo assicuravano della loro predilezione. La mattina del 6 gennaio, dopo aver assistito alla messa nella chiesa parrocchiale di Pietrelcina, accompagnato dal suo maestro Angelo Caccavo e dal sacerdote don Nicola Caruso, Francesco venne ricevuto al noviziato dei Cappuccini della provincia religiosa di Foggia, a Morcone (Benevento). Il 22 gennaio dello stesso anno, a 15 anni, Francesco vestì i panni di probazione del novizio cappuccino e diventò fra Pio.
Concluso l'anno del noviziato, fra Pio emise la professione dei voti semplici (povertà, castità ed obbedienza) il 22 gennaio del 1904. Tre giorni dopo si recò a S. Elia a Pianisi per intraprendere gli studi ginnasiali. Il 27 gennaio 1907 emise la professione dei voti solenni. Seguì studi classici e di filosofia e nel novembre del 1908 raggiunse Montefusco, dove proseguì i suoi studi di teologia. Il 18 luglio del 1909, ricevette l'ordine del diaconato, nel noviziato di Morcone.
Fu ordinato sacerdote il 10 agosto 1910, nel Duomo di Benevento, da mons. Paolo Schinosi; nell'immagine ricordo della sua prima messa aveva scritto “Gesù, mio sospiro e mia vita, oggi che trepidante ti elevo in un mistero d'amore, con Te io sia per il mondo Via,Verità e Vita e per Te sacerdote santo, vittima perfetta”.
I primi anni di sacerdozio sono compromessi e resi amari dalle sue pessime condizioni di salute, tanto che i superiori lo rimandano più volte a Pietrelcina, nella casa paterna, dove il clima gli è più congeniale. Padre Pio è malato assai gravemente ai polmoni. I medici gli danno poco da vivere. Come se non bastasse, alla malattia si vanno ad aggiungere le terribili vessazioni a cui il demonio lo sottopone, che non lasciano mai in pace il povero frate, torturato nel corpo e nello spirito.
Nel 1916 i superiori pensano di trasferirlo a S. Giovanni Rotondo, sul Gargano, e qui, nel convento di S. Maria delle Grazie, ha inizio per Padre Pio una straordinaria avventura di taumaturgo e apostolo del confessionale. Un numero incalcolabile di uomini e donne, dal Gargano e da altre parti dell'Italia, cominciano ad accorrere al suo confessionale, dove egli trascorre anche quattordici-sedici ore al giorno, per lavare i peccati e ricondurre le anime a Dio.
Il 20 settembre 1918 riceve le stigmate della Passione di Cristo che resteranno aperte, dolorose e sanguinanti, per ben cinquant'anni. Padre Pio viene visitato da un gran numero di medici, subendo incomprensioni e calunnie per le quali deve sottostare a infamanti ispezioni canoniche; si dichiara “figlio dell'obbedienza” e sopporta tutto con serafica pazienza. Infine, viene anche sospeso a divinis e solo dopo diversi anni, prosciolto dalle accuse calunniose, può essere reintegrato nel suo ministero sacerdotale.
La sua celletta, la numero 5, portava appeso alla porta un cartello con una celebre frase di S. Bernardo: “Maria è tutta la ragione della mia speranza”. Maria è il segreto della grandezza di Padre Pio, il segreto della sua santità. A Lei, nel maggio 1956, dedica la Casa Sollievo della Sofferenza, una delle strutture sanitarie oggi più qualificate a livello nazionale e internazionale, con più di 70.000 ricoveri l'anno, attrezzature modernissime e collegamenti con i principali istituti di ricerca nel mondo.
Negli anni '40, per combattere con l'arma della preghiera la tremenda realtà della seconda guerra mondiale, Padre Pio diede avvio ai Gruppi di Preghiera, una delle realtà ecclesiali più diffuse attualmente nel mondo, con oltre duecentomila devoti sparsi in tutta la terra. Con la Casa Sollievo della Sofferenza essi costituiscono la sua eredità spirituale, il segno di una vita tutta dedicata alla preghiera e contrassegnata da una devozione ardente alla Vergine.
Da Lei il frate si sentiva protetto nella sua lotta quotidiana col demonio, il “cosaccio” come lo chiamava, e per ben due volte la Vergine lo guarisce miracolosamente, nel 1911 e nel 1959. In quest'ultimo caso i medici lo avevano dato proprio per spacciato quando, dopo l'arrivo della Madonna pellegrina di Fatima a San Giovanni Rotondo, il 6 agosto 1959, Padre Pio fu risanato improvvisamente, tra lo stupore e la gioia dei suoi devoti.
“Esiste una scorciatoia per il Paradiso?”, gli fu domandato una volta. “Sì”, lui rispose, “è la Madonna”. “Essa - diceva il frate di Pietrelcina - è il mare attraverso cui si raggiungono i lidi degli splendori eterni”. Esortava sempre i suoi figli spirituali a pregare il Rosario e ad imitare la Madonna nelle sue virtù quotidiane quali l'umiltà, la pazienza, il silenzio, la purezza, la carità.
“Vorrei avere una voce così forte - diceva - per invitare i peccatori di tutto il mondo ad amare la Madonna”.
Lui stesso aveva sempre la corona del rosario in mano; lo recitava incessantemente, per intero, soprattutto nelle ore notturne. “Questa preghiera - diceva Padre Pio - è la nostra fede, il sostegno della nostra speranza, l'esplosione della nostra carità”.
Il suo testamento spirituale, alla fine della sua vita, fu: “Amate la Madonna e fatela amare. Recitate sempre il Rosario”.
Tra i segni miracolosi del santo frate ci sono, oltre alle stigmate, il dono della bilocazione e della capacità di leggere nei cuori e nella mente delle persone.
Padre Pio morì, all'età di 81 anni, il 23 settembre 1968; ai suoi funerali parteciparono più di centomila persone giunte da ogni parte d'Italia.
Il 20 marzo 1983 iniziò il processo diocesano per la sua canonizzazione.
Il 21 gennaio 1990 Padre Pio venne proclamato venerabile; fu beatificato il 2 maggio 1999 e proclamato santo il 16 giugno 2002 dal Beato Giovanni Paolo II (Karol Józef Wojtyła, 1978-2005).
Il vostro servitore, che ha preparato questa composizione agiografica, ha conosciuto Padre Pio (a l'occasione di una visita fatta a S. Giovanni Rotondo col Seminario Arcivescovile di Napoli) e messo fuori dalla sacrestia, dallo stesso Padre Pio, insieme ad un altro seminarista, divenuto poi prete (Don Luigi Graziuso), per aver scattato due foto di nascosto (la pellicola, stranamente, risultò nera).
Nella chiesa del citato amico, fine 1998, si impresse indelebilmente, su un pezzo di marmo di Carrara, di uno dei pilastri della parte destra della navata centrale, l'effigie di Padre Pio, tuttora visibile.
Per la cronaca : ci fu il prelievo e sequestro del marmo in questione, da parte della Curia, e restituito dopo diversi mesi di accurati controlli per verificare, come era il caso, che non ci fossero artifizi. (gpm)
Per approfondimenti & è San Pio da Pietrelcina Fonti principali : santiebeati.it ; wikipendia.org (« RIV. »).
Piccola preghiera di Padre Pio: Il mio passato, o Signore, alla Tua Misericordia, il mio presente al Tuo Amore, il mio avvenire alla Tua Provvidenza... |
|
|
|
Reply |
Message 1279 of 1557 on the subject |
|
|
Santo(i) del giorno S. PACIFICO da Sanseverino Marche, Sacerdote O.F.M.B. FRANCESCO Spoto, Sacerdote S.d.P., martireBeata Vergine Maria della MercedeS. Anatalo(ne), 1° Vescovo di Milano († sec. III)SS. Andochio, Tirso e Felice, Martiri in Francia († sec. inc.)S. Isarno di Marsiglia Abate († 1043) S. Gerardo Sagredo (Venezia, 980 - Pest (Ungheria), 1046), Vescovo e martireBB. Guglielmo Spenser e Roberto Hardesty, Martiri in Inghilterra († 1589)S. Antonio Gonzalez (1593-1637), Presbitero O.P. e martire a NagasakiB. Antón Martín Slómšek (1800-1862), Vescovo di MariborB. Colomba (Joanna Matylda) Gabriel (1858-1926), vergine, fondatrice B. Giuseppe Raimondo Pasquale Ferrer Botella (1894-1936), Presbitero e martireB. Giuseppe Maria Ferrandiz Hernandez (1879-1936), Sacerdote e martire B. Incarnazione Gil Valls (1888-1936), Vergine e martireB. Giuseppe Raimondo Ferragud Girbes (1887-1936), Padre di famiglia e martire |
|
|
|
Reply |
Message 1280 of 1557 on the subject |
|
Lunedì 24 Settembre 2012
San Pacifico da Sanseverino Marche
Sacerdote O.F.M.
acifico, al secolo Carlo Antonio Divini, nacque a San Severino Marche (MC) il 1° marzo 1653 da Anton Maria Divini e Maria Angela Bruni, nobili di San Severino.
A causa della morte dei genitori, fu allevato da un austero e rigido zio materno, arcidiacono della cattedrale di San Severino.
A diciassette anni, Carlo Antonio entrò a far parte dell'Ordine dei Frati Minori e prese il nome di Fra Pacifico.
Il 4 giugno 1678 fu ordinato sacerdote; il 25 settembre 1681 fu nominato predicatore e lettore.
Per un triennio insegnò filosofia nel convento di Montalboddo (AN). Dopo aver trascorso un periodo a Urbino, divenne vicario del convento di S. Severino ed infine fu trasferito nel convento di Forano (RI). Qui trascorreva molte ore in preghiera prima di dedicarsi all'opera quotidiana di apostolato. Acceso d'amore, predicò per i vari paesi delle Marche la parola di Cristo.
Nel 1692 fu eletto guardiano del convento di S. Severino; l'anno seguente è di nuovo a Forano dove dimorerà per dodici anni.
Nel settembre 1705 ritornò a S. Severino dove la sua salute andò progressivamente peggiorando. Alla piaga della gamba destra, si aggiunsero sordità e cecità, tanto che negli ultimi anni della vita gli divennero impossibili la celebrazione della messa, l'ascolto delle confessioni dei fedeli e la partecipazione alla vita della comunità.
Morì il 24 settembre 1721: ai funerali ci fu una grande partecipazione di popolo. La sua vita mortificò i superbi, il suo zelo commosse i tiepidi, la sua parola scosse i fedeli. Molti furono i miracoli che il Signore compì mediante la sua intercessione. Non solo i miracoli, ma anche le estasi e lo spirito di profezia resero noto ed ammirato in tutta la regione il frate di San Severino. Di lui si racconta che predisse il terremoto del 1703 e la vittoria di Carlo VI sui Turchi nel 1717.
Pacifico fu canonizzato da Pp Gregorio XVI (Bartolomeo Mauro Alberto Cappellari, 1831-1846) il 26 maggio del 1839.
Il corpo di S. Pacifico si venera nel santuario, che porta il suo nome, a San Severino Marche. |
|
|
|
Reply |
Message 1281 of 1557 on the subject |
|
Lunedì 24 Settembre 2012
Beato Francesco Spoto
Sacerdote S.d.P., martire
Il Martirologium Romanum pone la data di culto al 27 dicembre (dies natalis), mentre la Congregazione dei Servi dei Poveri lo celebra il 24 settembre, giorno del suo Battesimo.
rancesco Spoto nasce a Raffadali (AG) l'8 luglio 1924 da Vincenzo Spoto e Vincenza Marzullo; è battezzato il 24 settembre e riceve la cresima il 27 novembre 1932.
Frequenta le scuole elementari in paese e, all'età di 12 anni, rispondendo alla chiamata di Dio, entra nel seminario di Palermo della Congregazione dei "Missionari Servi dei poveri", nota anche come "Boccone dei Poveri" (da cui deriva l'appellativo di Bocconisti dei membri), per seguire la strada della “Carità senza limiti” tracciata dal fondatore, il Beato Giacomo Cusmano.
Sentì forte, da giovane, il desiderio di partire per le missioni, ma seppe accettare la volontà di Dio che aveva su di lui altri disegni. Dotato di intelligenza vivissima, si impegnò appassionatamente negli studi che compì con ottimi risultati presso il Seminario Arcivescovile di Palermo.
Il 22 luglio 1951, nel Santuario della Madonna dei Rimedi (PA), fu ordinato sacerdote dal Card. Ernesto Ruffini. Destinato dai superiori all'insegnamento, svolgeva intanto il ministero sacerdotale con zelo. Nel Capitolo generale del 1959, ad appena 35 anni, i confratelli lo elessero superiore generale.
Appena cinque giorni dopo la sua elezione, consegnò il crocifisso e benedisse il confratello che si recava a Biringi (Repubblica Democratica del Congo) per aprirvi la prima missione bocconista della quale, da Palermo, Padre Spoto seguì la nascita, lo sviluppo, il consolidamento.
Quando, nel 1964, la guerra civile tra i fedeli di Patrice Lumumba e quelli di Mobutu Sese Seko, giunse a toccare la missione dei Bocconisti, P. Francesco volle recarsi di persona a Biringi per incontrare, confortare e sostenere i confratelli provati dai terribili eventi della rivolta dei "Simba".
Il 3 dicembre è catturato insieme a quattro missionari. Riesce ad evadere e, a piedi nudi ed esausto per aver vagato tutto un giorno nella boscaglia, si inginocchia e prega: “Signore, ti offro la mia vita, ma salva i miei confratelli”. Così fu : i confratelli si salvarono ma egli morì il 27 dicembre 1964, a soli 40 anni, in seguito ai maltrattamenti subiti da parte dei guerriglieri.
Seppellito a Biringi, il 14 ottobre 1984 le sue spoglie mortali sono state riportate a Palermo dove, attualmente, sono sepolte nella Parrocchia "Cuore Eucaristico di Gesù".
Il 16 dicembre 1992 è stato aperto il processo di beatificazione; il 26 giugno 2006 Papa Benedetto XVI ha autorizzato, in udienza privata, il Card. José Saraiva Martìns, Prefetto della Congregazione per le Cause dei Santi, a promulgare il decreto di beatificazione a motivo del riconosciuto martirio.
Padre Francesco Spoto è stato elevato agli onori dell'altare sabato 21 aprile 2007. La cerimonia di beatificazione si è tenuta nella Basilica-Cattedrale di Palermo, Presieduta dall'inviato speciale di Papa Benedetto XVI, l'Arcivescovo di Palermo il Card. Salvatore De Giorgi .
Per approfondimenti & è Beato Francesco Spoto
Significato del nome Francesco : "uomo libero" (antico tedesco). |
|
|
|
Reply |
Message 1282 of 1557 on the subject |
|
Martedì 25 Settembre 2012
Santo(i) del giorno S. CLEOFA, Discepolo di Gesù S. Firmino di Amiens, Vescovo e martire († sec. inc.)SS. Paolo, Tatta, Sabiniano, Massimo, Rufo ed Eugenio, Genitori e figli, martiri († cc sec. IV)S. Sergio di Radonez (1314-1392), Eremita, egumenoB. Marco Criado (1522-1569), Presbitero e martireBB. Giovanni Pietro Bengoa Aranguren, Paolo Maria Leoz y Portillo e Gesù Hita Miranda († 1936)B. Beatrice di Castiglia, Regina, mercedaria († 1420)B. Giovanni Codera Marques (1883-1936), Coadiutore salesiano, martireB. Jesús Hita Miranda (1900-1936), religioso marianista, martire |
|
|
|
Reply |
Message 1283 of 1557 on the subject |
|
Martedì 25 Settembre 2012
San Cleofa
Discepolo di Gesù
leofa (o Clèopa) è uno dei due discepoli che il giorno della risurrezione di Gesù, tornandosene a Emmaus al termine delle celebrazioni pasquali, furono raggiunti per strada e accompagnati dal Risorto, che riconobbero soltanto dopo essere rincasati e avergli generosamente offerto ospitalità.
« Ed ecco in quello stesso giorno due di loro erano in cammino per un villaggio distante circa sette miglia da Gerusalemme, di nome Emmaus,...uno di loro, di nome Clèopa, gli disse:...Noi speravamo che fosse lui a liberare Israele; con tutto ciò son passati tre giorni da quando queste cose sono accadute. » (Lc 24,13...21)
Nelle parole che i due discepoli rivolgono allo sconosciuto c'è l'eco di una delusione, comune agli apostoli, in quell'ora della prova. « Ma alcune donne, delle nostre, ci hanno sconvolti; recatesi al mattino al sepolcro e non avendo trovato il suo corpo, son venute a dirci di aver avuto anche una visione di angeli, i quali affermano che egli è vivo. » (Lc 24,22-23)
Da questo spiraglio di speranza lo sconosciuto fa penetrare la luce della buona novella, spiegando loro le Scritture e poi, accolto il loro invito: « Quando furon vicini al villaggio dove erano diretti, egli fece come se dovesse andare più lontano. Ma essi insistettero: Resta con noi perché si fa sera e il giorno già volge al declino. Egli entrò per rimanere con loro. Quando fu a tavola con loro, prese il pane, disse la benedizione, lo spezzò e lo diede loro. Allora si aprirono loro gli occhi e lo riconobbero. Ma lui sparì dalla loro vista. » (Lc 24,28-31)
Cleofa e Alfeo sono la trascrizione e la pronuncia dello stesso nome ebraico Halphai, oppure due nomi portati dalla stessa persona. Presumibilmente perciò Cleofa-Alfeo è il padre di Giacomo il Minore e di Giuseppe, fratelli, cioè cugini, del Signore. Nel Vangelo di Giovanni, Maria, madre di Giacomo e Giuseppe, viene detta sposa di Cleofa e sorella, in senso più o meno proprio, della Madre di Gesù.
Secondo Eusebio e S. Girolamo, Cleofa era nativo di Emmaus. E ad Emmaus, secondo un'antica tradizione, Cleofa, "testimone della risurrezione", fu trucidato dai suoi compaesani, intolleranti del suo zelo e della sua certezza di fede nel Messia risorto.
Il Martirologio Romano ha inserito il suo nome nella data odierna e ne conferma il martirio avvenuto per mano dei Giudei. |
|
|
|
Reply |
Message 1284 of 1557 on the subject |
|
Mercoledì 26 Settembre 2012
Santo(i) del giorno SS. COSMA e DAMIANO (memoria facoltativa)S. Senatore, Martire ad Albano († sec. III/IV)S. Eusebio di Bologna Vescovo († sec. IV) S. Nilo da Rossano Calabro (CS), 910 - Grottaferrata (RM), 1004, AbateB. Lucia da Caltagirone, Vergine del terz'Ordine regolare di S. Francesco († Salerno 1400) SS. Sebastiano Nam I-gwan e IX compagni, Martiri in Corea († 1839)B. Kaspar Stanggassinger (1871-1899), presbitero redentorista B. Luigi Tezza (1841-1923), presbitero, fondatore delle Figlie di S. CamilloBB. Maria del Rifugio Rosat Balasch e Maria del Calvario Romero Clariana, Vergini e martiri († 1936)B. Raffaele Pardo Molina e Giuseppe Maria Vidal Segu, Domenicani, martiri († 1936)B. Crescenza Valls Espi (1863-1936), Vergine e martire in SpagnaB. Maria Noguera Albelda (1903-1936), Vergine e martire in SpagnaB. Bonaventura (Giulio) Esteve Flors (1897-1936), Presbitero e martire in SpagnaB. Maria Jorda Botella (1905-1936), Vergine e martireB. Leone (Emanuele) Legua Martì (1875-1936), Presbitero e martire in Spagna |
|
|
|
Reply |
Message 1285 of 1557 on the subject |
|
Mercoledì 26 Settembre 2012
Santi Cosma e Damiano (memoria facoltativa)
Dalle fonti a disposizione, risulta che nella storia si siano formate tre diverse coppie dei santi Cosma e Damiano, e con esse tre diverse tradizioni:
1. una tradizione "Asiatica" nella città di Costantinopoli, capitale dell'impero bizantino;
2. una tradizione "Romana" affermatasi in Siria;
3. una tradizione "Arabica" diffusa in Occidente, precisamente a Roma.
Tuttavia le tre diverse tradizioni avevano molti aspetti in comune: le tre facevano riferimento a "fratelli, gemelli e medici". Questi erano in grado di operare prodigiose "guarigioni" e "miracoli" e la loro azione era completamente gratuita nei confronti di tutti, da qui l'appellativo “Anàrgiri” (dal greco anargyroi, nemici del denaro). Con questo termine si designavano nella Chiesa greca i santi che, secondo gli scritti agiografici, esercitavano la medicina senza alcuna retribuzione. Secondo la tradizione agiografica che, sebbene non storicamente verificabile, è supportata dall'antichità del culto loro tributato, i due erano gemelli originari dell'Arabia, appartenenti ad una ricca famiglia. Il padre si convertì al cristianesimo, dopo la loro nascita, ma morì durante una persecuzione in Cilicia; la madre, Teodota (o Teodora), da più tempo cristiana, si occupò della loro prima educazione.
Dopo aver appreso l'arte medica nella provincia romana di Siria, praticarono la loro professione nella città portuale di Ægea, in Cilicia, sul golfo di Alessandretta.
Prestavano la loro opera con assoluto disinteresse, senza mai chiedere retribuzione alcuna, né in denaro, né di altro genere, sia dai ricchi che dai poveri, in applicazione delle parole del vangelo:
« Gratis accepistis, gratis date » - « Guarite gli infermi, risuscitate i morti, sanate i lebbrosi, cacciate i demòni. Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date. » (Mt 10,8)
Uno dei loro più celebri miracoli, tramandati dalla tradizione, fu quello di aver sostituito la gamba ulcerata di un loro paziente con quella di un etiope morto di recente.
Secondo la passio, tuttavia, in una sola occasione era stata elargita ai santi una ricompensa, di tre uova nelle mani di Damiano, da parte di una contadina, Palladia, miracolosamente guarita dall'emorroissa. Cosma era rimasto tanto deluso e mortificato per quel gesto da esprimere la volontà che le sue spoglie fossero deposte, dopo la morte, lontane da quelle del fratello.
Durante le persecuzioni dei cristiani promosse da Diocleziano (284 - 305) furono fatti arrestare dal prefetto di Cilicia, Lisia. Avrebbero subito un feroce martirio, così atroce che su alcuni martirologi è scritto che essi furono martiri cinque volte. I supplizi subiti da Cosma e Damiano differiscono secondo le fonti.
Secondo alcune furono lapidati ma le pietre rimbalzavano contro i soldati, secondo altre furono crudelmente fustigati, crocefissi e bersagliati dai dardi, ma questi rimbalzavano senza riuscire a fare loro del male. Altre fonti, ancora, narrano che furono gettati in mare da un alto dirupo con un macigno appeso al collo, ma i legacci si sciolsero e i fratelli riuscirono a salvarsi, o che incatenati e messi in una fornace ardente, non vennero bruciati dal fuoco.
Cosma e Damiano infine vennero decapitati, assieme ai loro fratelli (o discepoli) più giovani, Antimo, Leonzio ed Euprepio, nella città di Cirro, nei pressi di Antiochia.
Dopo il loro martirio coloro che avevano assistito al macabro spettacolo vollero dare degna sepoltura a coloro che tanto bene avevano elargito in vita, cercando anche di rispettare la volontà di Cosma circa la separata sepoltura: ciò, però, fu loro impedito da un cammello che, secondo la leggenda, prese voce dicendo che Damiano aveva accettato quella ricompensa solo perché mosso da spirito di carità, onde evitare che quella povera donna potesse sentirsi umiliata dal rifiuto. I presenti diedero dunque sepoltura ai loro corpi deponendoli l'uno a fianco all'altro.
Il culto dei santi Cosma e Damiano, invocati come potenti taumaturghi, iniziò subito dopo la loro morte. Il vescovo di Cirro, Teodoreto († 458), parla già della divisione delle loro reliquie, inviate alle numerose chiese già sorte in loro onore (a Gerusalemme, in Egitto, in Mesopotamia); l'imperatore Giustiniano I e il patriarca Proclo dedicarono ai santi una basilica di Costantinopoli che divenne meta di numerosi pellegrinaggi; anche a Roma papa Felice IV (526 - 530) edificò, sul sito dell'antico Templum Romuli e della Bibliotheca Pacis, nel Foro di Traiano, una basilica a loro intitolata e ne favorì il culto in opposizione a quello per i pagani Castore e Polluce.
La Chiesa cattolica celebrava la loro memoria liturgica il 27 settembre ma il Servo di Dio Pp Paolo VI (Giovanni Battista Montini, 1963-1978) spostò la festa al 26 settembre e rese il culto facoltativo.
Il loro culto è diffuso in tutto il mondo e in diverse provincie italiane fra cui Bari, Brindisi, Frosinone, Latina (dove c'è il comune di SS. Cosma e Damiano), Lecce, Salerno, nonché in molte città fra cui Bitonto.
Bitonto (Vêtonde in dialetto bitontino), nella provincia di Bari, che possiede le reliquie delle mani dei santi, attira fedeli da tutta Italia per la solenne processione che si tiene la terza domenica di ottobre. Ogni anno la città di Bitonto festeggia i santi medici Cosma e Damiano due volte:
· La prima coincide con la solennità liturgica latina che si celebra il 26 settembre; nei giorni precedenti, i fedeli partecipano alle celebrazioni liturgiche con inni, canti, preghiere e novene.
· La seconda, definita esterna, fu fissata nella terza domenica di ottobre dalla Curia Vescovile di Bitonto nel 1733 ad opera del parroco don Giuseppe Carlo Minnuto. Questa data tra l'altro permetteva alle popolazioni rurali di portare a termine tutte le attività legate alla campagna vinicola. La festa esterna è basata su due eventi essenziali, la così chiamata “Nottata” e la Processione detta “Intorciata”.
Significato del nome Cosma : “ben ordinato, bello” (greco).
Significato del nome Damiano : “domatore” o “del popolo” (greco). |
|
|
|
Reply |
Message 1286 of 1557 on the subject |
|
Giovedì 27 Settembre 2012
|
|
|
|
Reply |
Message 1287 of 1557 on the subject |
|
Giovedì 27 Settembre 2012
San Vincenzo de' Paoli
Sacerdote e fondatore (memoria)
incenzo, al secolo Vincent de Paul, nacque a Pouy, un borgo contadino presso Dax (FR), il 25 aprile 1581. Benché dotato di acuta intelligenza, fino ai 15 anni, non fece altro che lavorare nei campi e badare ai porci per aiutare la modestissima famiglia contadina.
Nel 1595 lasciò Pouy per andare a studiare nel collegio francescano di Dax, grazie al sostegno finanziario di un avvocato della regione che, colpito dal suo acume, convinse i genitori a lasciarlo studiare; il che, allora, equivaleva avviarsi alla carriera ecclesiastica.
Vincenzo ricevette la tonsura e gli Ordini minori il 20 dicembre 1596, poi, con l'aiuto del suo mecenate, poté iscriversi all'Università di Tolosa per i corsi di teologia; il 23 settembre 1600, a soli 19 anni, fu ordinato sacerdote dall'anziano vescovo di Périgueux (in Francia non erano ancora attive le disposizioni in materia del Concilio di Trento), poi continuò gli studi di teologia a Tolosa, laureandosi nell'ottobre 1604.
Nel 1605, mentre viaggiava su una nave da Marsiglia a Narbona, venne catturato dai pirati turchi e venduto come schiavo a Tunisi: venne liberato due anni dopo dal padrone, che era riuscito a convertire al cristianesimo. Da questa esperienza nacque in lui il desiderio di recare sollievo materiale e spirituale ai galeotti, cioè agli uomini tolti dalle prigioni e condannati a remare sulle galee.
Entrò a corte come cappellano ed elemosiniere di Margherita di Valois; fu poi curato a Clichy, dove mise da parte le preoccupazioni materiali e di carriera e si dedicò intensamente all'insegnamento del catechismo e soprattutto all'aiuto agli infermi ed ai poveri: fondamentale per la sua maturazione spirituale fu il suo incontro con Francesco di Sales.
Nel 1613 entrò come precettore al servizio dei marchesi di Gondi (il marchese era governatore generale delle galere): grazie al sostegno economico dei suoi protettori, Vincenzo de' Paoli riuscì a moltiplicare le iniziative caritatevoli a favore dei diseredati e dei bambini abbandonati.
Tra il 1617 e il 1633 nascono quattro tra le principali istituzioni da lui fondate:
1. « Serve dei poveri », il 20 agosto 1617 (in tre mesi l'Istituzione ebbe un suo regolamento approvato dal vescovo di Lione). La Carità organizzata si basava sul concetto che tutto deve partire da quell'amore, che in ogni povero fa vedere la viva presenza di Gesù, e dall'organizzazione, perché i cristiani sono tali solo se si muovono coscienti di essere un sol corpo, come già avvenne nella prima comunità di Gerusalemme.
2. « Dame della carità »: Vincenzo de' Paoli, vivendo a Parigi, si rese conto che la povertà era presente, in forma ancora più dolorosa, anche nelle città e quindi fondò anche a Parigi le «Carità»; qui nel 1629 le « Suore dei poveri » presero il nome di « Dame della Carità ».
Nell'associazione confluirono anche le nobildonne, che poterono dare un valore aggiunto alla loro vita spesso piena di vanità; ciò permise alla nobiltà parigina di contribuire economicamente alle iniziative fondate da « monsieur Vincent ».
3. « Preti della Missione » o « Lazzaristi ». Diceva ai sacerdoti di S. Lazzaro : « Amiamo Dio, fratelli miei, ma amiamolo a nostre spese, con la fatica delle nostre braccia, col sudore del nostro volto ».
4. « Figlie della Carità » : la feconda predicazione nei villaggi, suscitò la vocazione all'apostolato attivo, prima nelle numerose ragazze delle campagne poi in quelle delle città; desiderose di lavorare nelle Carità al servizio dei bisognosi, ma anche consacrandosi totalmente. Vincenzo de' Paoli intuì la grande opportunità di estendere la sua opera assistenziale, lì dove le « Dame della Carità », per la loro posizione sociale, non potevano arrivare personalmente. Era il 29 novembre 1633 quando affidò il primo gruppo, per la loro formazione, ad una donna eccezionale S. Luisa de Marillac (1591-1660).
Nel 1643, Vincenzo de' Paoli fu chiamato a far parte del Consiglio della Coscienza o Congregazione degli Affari Ecclesiastici, dalla reggente Anna d'Austria; presieduto dal card. Giulio Mazzarino, il compito del Consiglio era la scelta dei vescovi ed il rilascio di benefici ecclesiastici. Il potente Primo Ministro faceva scelte di opportunità politica, soprassedendo sulle qualità morali e religiose. Era inevitabile lo scontro fra i due per cui Vincenzo gli si oppose apertamente, anche criticandolo nelle sue scelte di politica interna, specie nei giorni oscuri della Fronda, quando Mazzarino tentò di mettere alla fame Parigi in rivolta; Vincenzo, allora, organizzò una mensa popolare a S. Lazzaro dando da mangiare a 2000 affamati al giorno. Nel 1649 chiese alla regina l'allontanamento del Mazzarino per il bene della Francia; la richiesta non poté aver seguito e, quindi, Vincenzo de' Paoli cadde in disgrazia e definitivamente allontanato dal Consiglio di Coscienza nel 1652.
Tra il 1645 e il 1661, Vincenzo de' Paoli e i suoi Missionari, liberarono non meno di 1200 schiavi cristiani in mano ai Turchi musulmani.
Il grande apostolo della Carità, si spense a Parigi la mattina del 27 settembre 1660 a 79 anni; ai suoi funerali partecipò una folla immensa di tutti i ceti sociali.
Fu proclamato Beato da Pp Benedetto XIII (Pietro Francesco Orsini, 1724-1730) il 13 agosto 1729 e canonizzato da Pp Clemente XII (Lorenzo Corsini, 1730-1740) il 16 giugno 1737.
I suoi resti mortali, rivestiti dai paramenti sacerdotali, sono venerati nella Cappella della Casa Madre dei Vincenziani a Parigi.
È patrono del Madagascar, dei bambini abbandonati, degli orfani, degli infermieri, degli schiavi, dei forzati, dei prigionieri.
Pp Leone XIII (Vincenzo Gioacchino Pecci, 1878-1903) il 12 maggio 1885 lo proclamò patrono delle Associazioni cattoliche di carità.
In San Pietro in Vaticano, una gigantesca statua, opera dello scultore Pietro Bracci, è collocata nella basilica dal 1754, rappresentante il "padre dei poveri".
La sua opera ispirò Giuseppe Benedetto Cottolengo, fondatore della Piccola Casa della Divina Provvidenza. Fino al 1969, la memoria liturgica di S. Vincenzo de' Paoli era celebrata il 19 luglio; il Servo di Dio Pp Paolo VI (Giovanni Battista Montini, 1963-1978) la spostò al 27 settembre.
Significato del nome Vincenzo : "che vince, destinato a vincere" (latino).
Per approfondimenti & è Vincenzo de' Paoli... |
|
|
First
Previous
1273 a 1287 de 1557
Next
Last
|