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| From: Enzo Claudio (Original message) |
Sent: 29/11/2009 08:44 |
Domenica 29 Novembre
San Francesco Antonio Fasani
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Lucera, 6 agosto 1681 - Lucera, 29 novembre 1742
Ancor giovane fu accolto tra i Minori Conventuali. Si distinse subito per la sua vita integerrima e fu esempio di austerità e zelo sacerdotale. Eletto Ministro Provinciale promosse le regolare disciplina in tutta la Provincia. Propagò la devozione alla Vergine Immacolata, e per circa 40 anni si rese famoso nelle Puglie per la sua ardente parola e per la grande carità verso i poveri, gli orfani e i carcerati. Fu canonizzato da Giovanni Paolo II il 13 aprile 1986.
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Altri Santi del giorno
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Lunedì 27 Agosto
2012
S. MONICA, Madre di S. Agostino (memoria)
Per saperne di più sui Santi del giorno...
Santa Monica
Madre di S. Agostino
(memoria)
onica
nacque nel 331 a Tagaste, antica città della Numidia, odierna
Souk-Ahras (Algeria), in una famiglia profondamente cristiana e di buone
condizioni economiche. Le fu concesso di studiare e ne approfittò per
leggere la Bibbia e meditarla.
Sposatasi
con Patrizio, un modesto proprietario di Tagaste, non ancora
battezzato, il cui carattere non era buono, e che spesso le era
infedele, con il suo carattere mite e dolce ne poté vincere le asprezze.
Dette
alla luce il figlio primogenito Agostino nel 354. Ebbe un altro figlio,
Naviglio, e una figlia di cui si ignora il nome. Dette a tutti e tre
un'educazione cristiana.
Nel
371 Patrizio si convertì al cristianesimo e fu battezzato; morirà
l'anno seguente. Monica aveva 39 anni e dovette prendere in mano la
direzione della casa e l'amministrazione dei beni. Soffrì molto per la
condotta dissoluta di Agostino. Quando egli si trasferì a Roma, decise
di seguirlo, ma lui, con uno stratagemma, la lasciò a terra a Cartagine,
mentre s'imbarcavano per Roma.
Quella
notte Monica la passò in lacrime sulla tomba di S. Cipriano; pur
essendo stata ingannata, ella non si arrese ed eroicamente continuò la
sua opera per la conversione del figlio.
Nel
385 s’imbarcò anche lei e lo raggiunse a Milano, dove nel frattempo
Agostino, disgustato dall’agire contraddittorio dei manichei di Roma, si
era trasferito per ricoprire la cattedra di retorica.
Qui
Monica ebbe la consolazione di vederlo frequentare la scuola di S.
Ambrogio, vescovo di Milano e poi il prepararsi al battesimo con tutta
la famiglia, compreso il fratello Navigio e l’amico Alipio; dunque le
sue preghiere erano state esaudite. Il vescovo di Tagaste le aveva
detto: “è impossibile che un figlio di tante lacrime vada perduto”.
Monica
restò al fianco del figlio consigliandolo nei suoi dubbi e infine,
nella notte di Pasqua, 25 aprile 387, poté vederlo battezzato insieme a
tutti i familiari. Ormai cristiano convinto profondamente, Agostino non
poteva rimanere nella situazione coniugale esistente. Secondo la legge
romana, egli non poteva sposare la sua ancella convivente, perché di
ceto inferiore, e alla fine, con il consiglio di Monica, ormai anziana e
desiderosa di una sistemazione del figlio, si decise di rimandare, con
il suo consenso, l’ancella in Africa, mentre Agostino avrebbe provveduto
per lei e per il figlio Adeodato, rimasto con lui a Milano.
A
questo punto Monica pensava di poter trovare una sposa cristiana adatta
al ruolo, ma Agostino, con sua grande e gradita sorpresa, decise di non
sposarsi più, ma di ritornare anche lui in Africa per vivere una vita
monastica, anzi fondando un monastero.
La
troviamo poi accanto al figlio a Cassiciaco, presso Milano, discutendo
con lui ed altri familiari di filosofia e cose spirituali, e
partecipando con sapienza ai discorsi, al punto che Agostino volle
trascrivere nei suoi scritti le parole della madre. La cosa suonò
inusuale, perché all'epoca alle donne non era permesso prendere la
parola.
Con
Agostino lasciò Milano diretta a Roma, e poi a Ostia, dove affittarono
una casa, in attesa di una nave in partenza per l'Africa. Fu un periodo
carico di dialoghi spirituali, che Agostino ci riporta nelle sue
Confessioni.
Lì
si ammalò, forse di malaria, e morì, in nove giorni, il 27 agosto 387
all'età di 56 anni. Il suo corpo fu tumulato nella chiesa di Sant'Aurea
di Ostia.
Il
9 aprile 1430 le sue reliquie furono traslate a Roma nella chiesa di S.
Trifone, oggi di S. Agostino, e poste in un pregiato sarcofago, opera
di Isaia da Pisa (XV secolo).
La
Chiesa cattolica ne celebra la memoria il 27 agosto (anteriormente si
celebrava il 4 maggio), il giorno prima di quella di S. Agostino, che,
coincidentemente, morì un 28 agosto.
Significato del nome Monica : "monaca, solitaria, eremita" (greco).
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Martedì 28 Agosto
2012
S. AGOSTINO d'Ippona, Vescovo, Dottore della Chiesa (memoria)
Per saperne di più sui Santi del giorno...
S. Agostino d'Ippona Vescovo, Dottore della Chiesa (memoria)
gostino d'Ippona (traduzione italiana del latino Aurelius Augustinus Hipponensis)
di etnia berbera, ma di cultura totalmente ellenistico-romana, nacque a
Tagaste (attualmente Souk-Ahras in Algeria, posta a circa 100 km a
sud-ovest di Ippona) il 13 novembre 354 da una famiglia di classe media,
di piccoli proprietari terrieri. Il padre Patrizio era pagano, mentre
la madre Monica (cfr. 27 agosto),
dei quali Agostino era il primogenito, era invece cristiana; fu lei a
dargli un'educazione religiosa ma senza battezzarlo, come si usava
allora, volendo attendere l'età matura.
Agostino
ebbe un'infanzia molto vivace, ma i peccati veri cominciarono più
tardi. Dopo i primi studi a Tagaste e poi nella vicina Madaura, si recò a
Cartagine nel 371, con l'aiuto di un facoltoso signore del luogo di
nome Romaniano. Aveva 16 anni e viveva la sua adolescenza in modo molto
esuberante e, mentre frequentava la scuola di un retore, cominciò a
convivere con una ragazza cartaginese, che gli diede, nel 372, anche un
figlio, Adeodato. Fu in quegli anni che maturò la sua prima vocazione di
filosofo, grazie alla lettura di un libro di Cicerone, “Ortensio”, che
l'aveva particolarmente colpito, perché l'autore latino affermava, come
soltanto la filosofia aiutasse la volontà ad allontanarsi dal male e ad
esercitare la virtù.
Purtroppo,
allora, la lettura della Sacra Scrittura non diceva niente alla sua
mente razionalistica e la religione professata dalla madre gli sembrava “una superstizione puerile”,
quindi cercò la verità nel manicheismo. (Il Manicheismo era una
religione orientale fondata nel III secolo d.C. da Mani, che fondeva
elementi del cristianesimo e della religione di Zoroastro; suo principio
fondamentale era il dualismo, cioè l'opposizione continua di due
principi egualmente divini, uno buono e uno cattivo, che dominano il
mondo e anche l'animo dell'uomo).
Ultimati
gli studi, tornò nel 374 a Tagaste, dove, con l'aiuto del suo
benefattore Romaniano, aprì una scuola di grammatica e retorica. Fu
anche ospitato nella sua casa con tutta la famiglia, perché la madre
Monica, non condividendo le sue scelte religiose, aveva preferito
separarsi da Agostino; solo più tardi lo riammise nella sua casa, avendo
avuto un sogno premonitore sul suo ritorno alla fede cristiana.
Dopo
due anni nel 376, decise di lasciare il piccolo paese di Tagaste e
ritornare a Cartagine e, sempre con l'aiuto dell'amico Romaniano, che
egli aveva convertito al manicheismo, aprì anche qui una scuola, dove
insegnò per sette anni, purtroppo con alunni poco disciplinati.
Agostino,
però, tra i manichei non trovò mai la risposta certa al suo desiderio
di verità e dopo un incontro con un loro vescovo, Fausto, avvenuto nel
382 a Cartagine, che avrebbe dovuto fugare ogni dubbio, ne uscì non
convinto e quindi prese ad allontanarsi dal manicheismo. Desideroso di
nuove esperienze e stanco dell'indisciplina degli alunni cartaginesi,
Agostino, resistendo alle preghiere dell'amata madre, che voleva
trattenerlo in Africa, decise di trasferirsi a Roma, capitale
dell'impero, con tutta la sua famiglia.
Nel
384 riuscì ad ottenere, con l'appoggio del prefetto di Roma, Quinto
Aurelio Simmaco, la cattedra vacante di retorica a Milano, dove si
trasferì, raggiunto nel 385, inaspettatamente, dalla madre Monica, la
quale, conscia del travaglio interiore del figlio, gli fu accanto con la
preghiera e con le lacrime senza imporgli nulla, ma bensì come un
angelo protettore.
Verso l'inizio della Quaresima del 387, con Adeodato ed Alipio, prese posto fra i “competentes” per essere battezzato da Ambrogio il giorno di Pasqua. Agostino rimase a Milano fino all'autunno, continuando i suoi lavori: “De immortalitate animae e De musica”.
Poi, mentre era in procinto d'imbarcarsi ad Ostia, Monica rese l'anima a
Dio. Agostino, allora, rimase per molti mesi a Roma occupandosi
principalmente della confutazione del manicheismo e per approfondire la
sua conoscenza sui monasteri e le tradizioni della Chiesa.
Nel
388 ritornò a Tagaste, dove vendette i suoi pochi beni, distribuendone
il ricavato ai poveri e, ritiratosi con alcuni amici e discepoli, fondò
una piccola comunità, dove i beni erano in comune proprietà. Ma dopo un
po' l'affollarsi continuo dei concittadini, per chiedere consigli ed
aiuti, disturbava il dovuto raccoglimento, fu necessario trovare un
altro posto e Agostino lo cercò presso Ippona. Trovatosi per caso nella
basilica locale, in cui il vescovo Valerio stava proponendo ai fedeli di
consacrare un sacerdote che potesse aiutarlo, specie nella
predicazione; accortasi della sua presenza, i fedeli presero a gridare: “Agostino prete!”.
Allora si dava molto valore alla volontà del popolo, considerata
volontà di Dio e nonostante che cercasse di rifiutare, perché non era
questa la strada voluta, Agostino fu costretto ad accettare. La città di
Ippona ci guadagnò molto, la sua opera fu fecondissima; per prima cosa
chiese al vescovo di trasferire il suo monastero ad Ippona, per
continuare la sua scelta di vita, che in seguito divenne un seminario
fonte di preti e vescovi africani.
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L'iniziativa
agostiniana gettava le basi del rinnovamento dei costumi del clero.
Scrisse anche una Regola, che poi nel IX secolo venne adottata dalla
Comunità dei Canonici Regolari o Agostiniani.
Il
vescovo Valerio nel timore che Agostino venisse spostato in altra sede,
convinse il popolo e il primate della Numidia, Megalio di Calama, a
consacrarlo vescovo coadiutore di Ippona. Nel 397, morto Valerio, egli
gli successe come titolare. Dovette lasciare il monastero e
intraprendere la sua intensa attività di pastore di anime, che svolse
egregiamente, tanto che la sua fama di vescovo illuminato si diffuse in
tutte le Chiese Africane.
Nel
contempo scriveva le sue opere: S. Agostino fu uno dei geni più
prolifici che l'umanità abbia mai conosciuto. Non viene ammirato solo
per il numero delle sue opere, che comprendono scritti autobiografici,
filosofici, apologetici, dogmatici, polemici, morali, esegetici,
raccolte di lettere, di sermoni e di opere in poesia (scritte in metrica
non classica, bensì accentuativa, per facilitare la memorizzazione da
parte delle persone incolte), ma anche per la varietà dei soggetti che
coprono l'intero scibile umano. La forma nella quale proponeva la sua
opera esercita ancora oggi un'attrazione molto potente sul lettore.
La sua opera più celebre sono le Confessiones (Le Confessioni).
A lui si rifanno numerose forme di vita religiosa, tra le quali
l'Ordine di Sant'Agostino (OSA), chiamato degli Agostiniani: diffusi in
tutto il mondo, insieme agli Agostiniani scalzi (OAD) e agli Agostiniani
Recolletti (OAR), costituiscono nella Chiesa Cattolica la principale
eredità spirituale del santo di Ippona, alla cui Regola di vita si
ispirano anche numerose altre congregazioni, oltre ai Canonici Regolari
di S. Agostino.
Le “Confessiones o Confessioni” (circa 400), sono la storia del suo cuore. Il nocciolo del pensiero agostiniano presente nelle “Confessioni” sta
nel concetto che l'uomo è incapace di orientarsi da solo:
esclusivamente con l'illuminazione di Dio, a cui deve obbedire in ogni
circostanza, l'uomo riuscirà a trovare l'orientamento nella sua vita. La
parola "confessioni" viene intesa in senso biblico (confiteri),
non come ammissione di colpa o racconto, ma come preghiera di un'anima
che ammira l'azione di Dio nel proprio interno. Di tutti i lavori del
Santo, nessuno è stato più universalmente letto ed ammirato. Non esiste
nell'intera letteratura alcun libro che gli somigli per la penetrante
analisi delle più complesse impressioni dell'anima, per il sentimento
comunicativo, o per la profondità delle opinioni filosofiche.
Nel
429 si ammalò gravemente, mentre Ippona era assediata da tre mesi dai
Vandali comandati da Genserico († 477), dopo che avevano portato morte e
distruzione dovunque; il santo vescovo ebbe l'impressione della
prossima fine del mondo; morì il 28 agosto del 430 a 76 anni. Il suo
corpo sottratto ai Vandali durante l'incendio e la distruzione di
Ippona, venne trasportato poi a Cagliari dal vescovo Fulgenzio di Ruspe,
verso il 508-517 cc, insieme alle reliquie di altri vescovi africani.
Verso
il 725 il suo corpo fu di nuovo traslato a Pavia, nella Chiesa di S.
Pietro in Ciel d'Oro, non lontano dai luoghi della sua conversione, ad
opera del pio re longobardo Liutprando († 744), che l'aveva riscattato
dai saraceni della Sardegna.
Significato del nome Agostino: "piccolo venerabile" (latino).
Per approfondimenti & le Catechesi di Papa Benedetto XVI
su Sant'Agostino (Udienze 2008) :
I: La vita è 9 gennaio
II: Gli ultimi anni e la morte è16 gennaio
III: La dottrina. Fede e ragione è 30 gennaio
IV: Gli scritti è 20 febbraio
V: La triplice conversione è 27 febbraio
Altri approfondimenti è Sant'Agostino - Vita, Scritti, Pensiero, Santità, Attualità
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Martedì 28 Agosto
2012
B. ZELIA Guerin, madre di S. Teresa di Gesù Bambino
Per saperne di più sui Santi del giorno...
Luigi Martin (1823-1894) e Zelia Guérin (1831-1877)
Genitori di S. Teresa del Bambino Gesù. Lui orologiaio, lei merlettaia (& è Biografia).
Beatificati
il 19 ottobre 2008 nel corso di una celebrazione presieduta nella
basilica di Lisieux (F) dal card. José Saraiva Martins, prefetto della Congregazione delle Cause dei Santi e rappresentante di Papa Benedetto XVI.
è la seconda coppia di sposi - dopo i coniugi Luigi e Maria Beltrame Quattrocchi - a essere elevata agli onori degli altari.
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Mercoledì 29
Agosto
2012
MARTIRIO DI S. GIOVANNI BATTISTA (memoria)
Per saperne di più sui Santi del giorno...
Martirio di San Giovanni Battista (memoria)
iovanni Battista
morì a causa della sua predicazione. Egli condannò pubblicamente la
condotta di Erode Antipa che conviveva con la cognata Erodiade. Questi
lo fece prima imprigionare e poi, per compiacere la bella figlia di
Erodiade, Salomè, che aveva ballato ad un banchetto, lo fece decapitare,
come si legge nel vangelo di Matteo 14,1-12 (anche Marco 6,14-29 ci
descrive lo stesso evento):
« In quel tempo il tetrarca Erode ebbe notizia della fama di Gesù. Egli disse ai suoi cortigiani: "Costui è Giovanni il Battista risuscitato dai morti; per ciò la potenza dei miracoli opera in lui".
Erode aveva arrestato Giovanni e lo aveva fatto incatenare e gettare in
prigione per causa di Erodìade, moglie di Filippo suo fratello.
Giovanni infatti gli diceva: "Non ti è lecito tenerla!". Benché
Erode volesse farlo morire, temeva il popolo perché lo considerava un
profeta. Venuto il compleanno di Erode, la figlia di Erodìade danzò in
pubblico e piacque tanto a Erode che egli le promise con giuramento di
darle tutto quello che avesse domandato. Ed essa, istigata dalla madre,
disse: "Dammi qui, su un vassoio, la testa di Giovanni il Battista".
Il re ne fu contristato, ma a causa del giuramento e dei commensali
ordinò che le fosse data e mandò a decapitare Giovanni nel carcere. La
sua testa venne portata su un vassoio e fu data alla fanciulla, ed ella
la portò a sua madre. I suoi discepoli andarono a prendere il cadavere,
lo seppellirono e andarono a informarne Gesù. » (Mt 14,1-12)
La
morte per decapitazione ha fatto si che S. Giovanni Battista sia
divenuto famoso anche come S. Giovanni Decollato. La celebrazione del
martirio di Giovanni Battista o celebrazione di S. Giovanni Decollato è
fissata al 29 agosto (probabile data del ritrovamento della reliquia
della testa del Battista) mentre la natività è festeggiata solennemente
il 24 giugno.
Secondo
la tradizione della Chiesa Cattolica, il capo del Santo è ora
conservato nella Chiesa di S. Silvestro in Capite a Roma. La reliquia
pervenne a Roma durante il pontificato di Innocenzo II (Gregorio
Papareschi, 1130-1143).
Fino
al 1411, la reliquia veniva portata ogni anno in processione da quattro
arcivescovi. Un'altra tradizione affermava, invece, che la testa fosse
custodita nella cattedrale d'Amiens, ma la veridicità della reliquia
romana fu dimostrata da Oliviero Iozzi.
Il capo custodito a Roma è senza la mandibola, conservata nella cattedrale di S. Lorenzo a Viterbo.
Il
piatto, che secondo la tradizione avrebbe accolto la testa del
Battista, è custodito a Genova, nel Tesoro della cattedrale di S.
Lorenzo, assieme alle ceneri del Santo.
Una
parte delle ceneri di San Giovanni Battista e resti di altri martiri
sono conservati nell’antica Chiesa del Monastero delle Benedettine di
Loano (ora chiesa della Confraternita dei Disciplinanti Bianchi).
Altre
reliquie sarebbero conservate a Damasco, nella Moschea degli Omayyadi.
Un dente si conserva nella cattedrale di Ragusa ed un'altro, insieme ad
una ciocca di capelli, a Monza.
Un
piccola parte di ceneri ed altre piccole reliquie si trovano a
Chiaramonte Gulfi (RG), nella Chiesa Commendale dell'Ordine di Malta,
altre invece a Pozzallo.
Significato del nome Giovanni : "il Signore è benefico, dono del Signore" (ebraico).
Significato del nome Battista : "battezzatore" (greco).
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Mercoledì 29
Agosto
2012
B. Eufrasia del Sacro Cuore di Gesù (Rosa Eluvathingal), Carmelitana
Per saperne di più sui Santi del giorno...
Eufrasia del Sacro Cuore di Gesù,
al secolo Rosa Eluvathingal (Aranattukara, India, 7 ottobre 1877 –
Ollur, India, 29 agosto 1952), fu suora professa della Congregazione
delle Suore della Madre del Carmelo. Dichiarata “venerabile” il 5 luglio
2002, Papa Benedetto XVI ha riconosciuto un miracolo attribuito alla
sua intercessione il 26 giugno 2006.
è stata beatificata il 3 dicembre 2006 a Ollur (India).
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Giovedì 30 Agosto 2012
B. ALFREDO ILDEFONSO Schuster, Cardinale Arcivescovo di Milano Per saperne di più sui Santi del giorno...
Beato Alfredo Ildefonso Schuster
Cardinale Arcivescovo di Milano
lfredo Ildefonso Schuster nacque a Roma il 18 gennaio 1880 da Giovanni (Johann), caposarto degli zuavi pontifici, e Maria Anna Tutzer, di Renon, sudtirolese; fu battezzato il 20 gennaio.
Rimasto all'età di undici anni orfano di padre, e viste le sue doti per lo studio e la sua pietà, fu fatto entrare, dal barone Pfiffer d'Altishofen, nello studentato di S. Paolo fuori le mura. Ebbe come maestri il Beato Placido Riccardi e don Bonifacio Oslander che l'educarono alla preghiera, all'ascesi e allo studio; si laureò in filosofia al Collegio Pontificio di Sant'Anselmo a Roma.
Monaco benedettino nell'abbazia di S. Paolo fuori le mura, venne ordinato sacerdote il 19 marzo 1904 in S. Giovanni Laterano.
A soli 28 anni era maestro dei novizi; in seguito divenne procuratore generale della Congregazione Cassinese, priore claustrale e nel 1918 abate ordinario di S. Paolo fuori le mura.
Fu nominato da Pp Pio XI (Ambrogio DamianoAchille Ratti, 1922-1939) arcivescovo di Milano il 26 giugno 1929 e cardinale il 15 luglio 1929. Governò la diocesi in tempi difficili per Milano e per l'Italia. Prese come modello uno dei suoi predecessori più illustri: S. Carlo Borromeo.
Si dimostrò assiduo nell'effettuare le visite pastorali nella diocesi che nei venticinque anni del suo episcopato svolse ben cinque volte. Numerose sono le sue lettere al clero e al popolo, le minuziose e dettagliate prescrizioni, specialmente in ordine al decoro del culto divino, i frequenti sinodi diocesani e i due congressi eucaristici.
Ristrutturò, per incarico di Papa Pio XI, i seminari milanesi mediante la costruzione del Seminario Teologico e Liceale di Venegono Inferiore, inaugurato nel 1935. Tra settembre e novembre 1938 vennero emanate alcune leggi che discriminavano gli ebrei italiani (Leggi razziali fasciste).
Il 13 novembre il cardinale Schuster, dal pulpito del Duomo di Milano, per l'inizio dell'Avvento ambrosiano, pronunciò un'omelia che condannava tali provvedimenti: « È nata all'estero e serpeggia un po' dovunque una specie di eresia, che non solamente attenta alle fondamenta soprannaturali della cattolica Chiesa, ma materializza nel sangue umano i concetti spirituali di individuo, di Nazione e di Patria, rinnega all'umanità ogni altro valore spirituale, e costituisce così un pericolo internazionale non minore di quello dello stesso bolscevismo. È il cosiddetto razzismo. »
Partecipò al conclave del 1939, che elesse papa il cardinale Eugenio Pacelli (Pio XII). Alla caduta della Repubblica Sociale promosse un incontro in Arcivescovado tra Benito Mussolini e i rappresentanti partigiani, nel tentativo di concordare una resa senza spargimento di sangue. Propose anche a Mussolini di fermarsi in Arcivescovado, sotto la sua protezione, per poi consegnarsi agli Alleati. Il Duce però rifiutò, preferendo tentare la fuga. Anziano e malato, si ritirò nel seminario di Venegono.
Qui si spense il 30 agosto 1954 congedandosi dai suoi seminaristi con queste parole: « Voi desiderate un ricordo da me. Altro ricordo non ho da darvi che un invito alla santità. La gente pare che non si lasci più convincere dalla nostra predicazione, ma di fronte alla santità, ancora crede, ancora si inginocchia e prega. La gente pare che viva ignara delle realtà soprannaturali, indifferente ai problemi della salvezza. Ma se un Santo autentico, o vivo o morto, passa, tutti accorrono al suo passaggio. Ricordate le folle intorno alla bara di don Orione? Non dimenticate che il diavolo non ha paura dei nostri campi sportivi e dei nostri cinematografi ma ha paura, invece, della nostra santità ».
Pochi giorni dopo, l'impressionante corteo che accompagnava la salma del cardinale Schuster da Venegono a Milano confermava che “quando passa un Santo, tutti accorrono al suo passaggio”.
Il processo di beatificazione ebbe inizio nel 1957 e si concluse nel 1995 con l'approvazione del miracolo ottenuto per sua intercessione: la guarigione di suor Maria Emilia Brusati, da glaucoma bilaterale.
Fu innalzato agli onori dell'altare dal Beato Giovanni Paolo II (Karol Józef Wojtyła, 1978-2005), il 12 maggio 1996.
Nel 2006 l'Unione Cristiana Imprenditori Dirigenti (UCID) ha intitolato una borsa di studio in suo onore. Sorte simile ha riguardato il parco antistante la Basilica di S. Paolo a Roma, che porta il suo nome.
Significato del nome Alfredo: "saggio, nobile nella pace" (anglosassone). |
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Giovedì 30 Agosto 2012
B. EUSTÁQUIO Van Lieshout, Missionario olandese vissuto in Brasile Per saperne di più sui Santi del giorno...
Beato Eustáquio Van Lieshout
Missionario olandese vissuto in Brasile
ustáquio, all'anagrafe Huub (Umberto), ottavo di undici figli di una famiglia di devoti agricoltori cattolici, nacque a Aarle-Rixtel (Paesi Bassi) il 3 novembre 1890 e fu battezzato lo stesso giorno.
Nel leggere la biografia di Padre Damian De Veuster (canonizzato l'11 ottobre 2009 >>> S. DAMIANO (Giuseppe) De Veuster, Sacerdote SS.CC.), decise di entrare nella sua stessa Congregazione, dei Sacri Cuori di Gesù e Maria.
Terminati gli studi secondari, il 23 settembre 1913 fu ammesso al noviziato e assunse il nome di Eustáquio. Emise la professione temporale il 27 gennaio 1915 e quella perpetua il 18 marzo 1918.
Il 10 agosto 1919 fu ordinato sacerdote ed esercitò il suo ministero, fino al 1924, nella diocesi di Haarlem presso i rifugiati belgi, acquistandosi immediatamente la loro fiducia ed amicizia. Si adoperò per l'intronizzazione del Sacro Cuore nelle famiglie e fu solerte predicatore di esercizi spirituali.
Nel 1925 i suoi superiori lo mandarono missionario in Brasile, ove assunse l'incarico della direzione del santuario di Nostra Signora di Abadia Suja in diocesi di Uberaba. Il suo apostolato durò in tale luogo ben dieci anni, nei quali fu tangibile la totale trasformazione di spirito del suo gregge. Già allora la sua fama di parroco modello, padre e difensore dei poveri, era ben nota nei dintorni.
Nel 1935 fu trasferito a Poà, parrocchia nei pressi di São Paulo. Fu sempre puntuale nella visita dei suoi parrocchiani ammalati e fece edificare una grotta in onore della Madonna di Lourdes. Incrementando la devozione verso la Vergine Maria e S. Giuseppe, attirò una grande massa di fedeli e ben presto si iniziò a parlare di guarigioni miracolose verificatesi in tali luoghi. La sua fama crebbe negli anni, le strade della cittadina erano ogni giorno stracolme di gente giunta per chiedere consigli e benedizioni al santo sacerdote.
Sempre maggior clamore suscitava la sua figura e i superiori ritennero opportuno trasferirlo in una località più tranquilla. Non appena giunto a Patrocinio, nei pressi di Minas Gerais, gli fu affidata la direzione spirituale della parrocchia di Cristo Re, a Belo Orizonte, ove rimase per diciassette mesi sino alla morte. Spese ogni sua energia nelle più svariate attività parrocchiali: visita regolare degli ammalati, predicazione, esercizi spirituali, confessioni anche notturne e la ricostruzione della chiesa parrocchiale.
Il 30 agosto 1943, dopo appena quattro giorni di malattia, spirò improvvisamente.
Il 19 dicembre 2005 Papa Benedetto XVI ha autorizzato la promulgazione del decreto concernente il riconoscimento del miracolo avvenuto per intercessione di Padre Eustáquio : la guarigione del presbitero brasiliano Gunsalvum Belém Rocha, nel 1962, che era affetto da un cancro alle corde vocali.
Padre Eustáquio Van Lieshout è stato beatificato il 15 giugno 2006, nello "Estadio do Mineirao" di Belo Horizonte (nello Stato di Minas Gerais, nel sud-est del Brasile), da mons. Walmor de Oliveira de Azevedo, arcivescovo metropolitano di Belo Horizonte. La cerimonia, svoltasi alla presenza di settantamila fedeli, è stata presieduta dal card. José Saraiva Martìns, prefetto della Congregazione per le Cause dei Santi, a nome di Papa Benedetto XVI.
Significato del nome Eustachio : "ricco di spighe" (greco). |
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Giovedì 30 Agosto 2012
BB. DIEGO Ventaja Milan e MANUEL Medina Olmos, Vescovi e martiri Per saperne di più sui Santi del giorno...
Durante i tragici eventi della guerra civile spagnola (1936-1939) le complicazioni che sorsero, a partire dal 1936, si ripercorsero anche sulla vita della Diocesi di Almeria, situata in una delle zone più povere della Spagna. Il gruppo dei nove martiri di Almeria è costituito dal Vescovo di Almeria, DIEGO Ventaja Milán, dal Vescovo di Guadix-Baza, MANUEL Medina Olmos e da sette Fratelli delle Scuole Cristiane: Aurelio María, José Cecilio, Edmigio, Amalio, Valerio Bernar do, Teodomiro Joaquin e Evencio Ricardo.
Il processo di beatificazione, di questo gruppo, iniziò in Almeria il 7 febbraio 1956. Il Beato Giovanni Paolo II (Karol Józef Wojtyła, 1978-2005), in data 10 ottobre 1993, li ha innalzati agli onori dell'altare (celebrazioni singole).
I Vescovi Ventaja e Medina
Diego Ventaja Milán nacque, il 22 giugno 1880, ad Ohanes provincia e diocesi di Almeria, da Juan Ventaja e Palmira Milán. Al battesimo il successivo giorno 24, gli furono imposti i nomi Diego José Paulino. Completati brillantemente gli studi superiori al Sacro Monte in Granada, Diego fu destinato come borsista al Collegio S. Giuseppe di Roma per seguire i corsi di Filosofia, Teologia e Diritto all'Università Gregoriana. Ordinato sacerdote nel 1902, rientrò a Granada con tre dottorati e fu nominato cappellano del Sacro Monte e, anni dopo, Canonico della sua Chiesa Magistrale. Per trentatré anni condusse la vita ordinaria di Canonico e Professore del Collegio, offrendo nel contempo 1a sua collaborazione fattiva nelle Scuole dell'Ave Maria, fondate dal Servo di Dio Andres Manjón, sino ad esserne nominato Vice-Direttore.
Presidente del Capitolo del Sacro Monte, confessore di numerose comunità religiose, Professore di Teologia Morale e membro del Consiglio Accademico del Seminario Centrale di Granada, il 4 maggio 1935 Pio XI destinava Diego Ventaja Milán alla guida della diocesi di Almeria. Consacrato vescovo il 29 giugno 1935 faceva la sua entrata in Almeria il 16 luglio successivo. I quattro cento giorni del suo ministero episcopale vissuti con esemplare umiltà e fortezza terminarono con la via Crucis sul Calvario insieme al suo amico, il vescovo Manuel Medina Olmos.
Manuel Medina Olmos nacque il 9 agosto 1869 a Lanteira, provincia di Granada, da Juan Medina Garzón e Pilar Olmos Núñez. A tredici anni conseguì la maturità e a 17 anni il dottorato in Teologia. Seguirono poi dottorati in Diritto, Filosofia e Lettere. All'età di 22 anni fu ordinato sacerdote, subito dopo nominato parroco del Sacrario di Guadix e Prefetto degli Studi del Seminario. Alcuni mesi dopo divenne canonico del Sacro Monte di Granada ove fu collaboratore del Servo di Dio Andres Manjòn nella conduzione delle Scuole dell'Ave Maria da questi fondate. Per ben 23 anni fu poi Rettore del Sacro Monte, che era allora Università Ufficiale di Stato. Delle sue pubblicazioni menzioniamo "La obra juridica del Padre Suirez", la "Historia de la Religiòn" e la raccolta di favole "Teatro infantil". Preconizzato Ausiliare dell'Arcivescovo di Granada nel dicembre del 1925 e consacrato nella cattedrale della città il 23 maggio del 1926, organizzò nello stesso anno il congresso Mariano, meritandosi il plauso dei partecipanti. Nominato vescovo di Guadix-Barca il 12 ottobre 1928, prese possesso della diocesi il 30 novembre successivo, e nel periodo in cui fu vacante la diocesi di Almeria vi operò quale Amministratore Apostolico, fino a quando, il 16 luglio 1935, vi entrò mons. Diego Ventaja Milán. Appena trascorso un mese dal suo ingresso nella Diocesi, iniziò le visite pastorali, la catechesi e un immenso lavoro culturale e sociale, vivendo personalmente in uno spirito di povertà e dedizione totale.
Mons. Diego Ventaja e Mons. Manuel Medina Olmos, legati da profonda amicizia e stima vicendevole per lunghi anni, trascorsero di nuovo insieme gli ultimi giorni come negli anni del Sacro Monte. Furono condotti insieme al luogo dell'esecuzione e subito fucilati. Era la notte dal 29 al 30 agosto 1936. |
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Venerdì 31 Agosto 2012
S. RAIMONDO Nonnato, Religioso dell'Ordine dei Mercedari Per saperne di più sui Santi del giorno...
San Raimondo Nonnato
Religioso spagnolo dell'Ordine dei Mercedari
aimondo, detto Nonnato (cioè “non nato”, per il fatto di non essere stato partorito, ma estratto dal corpo dalla madre che era appena morta), nasce a Portell (Spagna) nel 1200 ma non si sa molto della sua vita.
Nella sua Catalogna libera dalla dominazione araba, Raimondo vive i tempi della Reconquista, cioè della riscossa guidata dalla coalizione dei re di Navarra, di Aragona e di Castiglia, che lascerà infine sotto controllo arabo soltanto il modesto regno meridionale di Granada.
Lui, però, non combatte in queste guerre. Verso il 1224 si arruola in un esercito tutto speciale: l'Ordine religioso della Mercede (detto anche dei Mercedari), fondato nel 1218 dal suo amico Pietro Nolasco con uno scopo principale: il riscatto e la formazione religiosa e morale degli schiavi nelle regioni spagnole ancora occupate dagli Arabi. Riscatto in senso letterale: i Mercedari, infatti, pagano una somma per liberare gli schiavi e li riportano nei luoghi d'origine, dedicandosi pure all'assistenza e all'istruzione religiosa di questi infelici.
Svolge la sua missione in Africa, dove si consacra alla liberazione e alla conversione degli schiavi: egli stesso è ridotto in schiavitù, ma viene liberato.
Ritrovata la libertà, torna in Catalogna, dove l'avventura africana lo ha reso popolarissimo; già gli si attribuiscono miracoli.
Papa Gregorio IX (Ugolino dei Conti di Segni, 1227-1241) nel 1239 lo nomina cardinale, chiamandolo a Roma come suo consigliere.
Raimondo incomincia appena il viaggio nell'estate del 1240 ma a Cardona, presso Barcellona, è bloccato da violente febbri, che troncano la sua vita, il 31 agosto, ad appena quarant'anni.
Si narra che prima di morire ricevette la comunione dalle mani di Gesù.
Il culto tributatogli dai fedeli sin dalla morte, ottenne l'approvazione pontificia solo con Pp Urbano VIII (Maffeo Barberini, 1623-1644) il 9 maggio 1626.
Pp Alessandro VII (Fabio Chigi, 1655-1667) ordinò, il 7 agosto 1657, che il suo nome venisse incluso nel Martirologio Romano e Pp Clemente IX (Giulio Rospigliosi, 1667-1669) volle che il suo culto venisse esteso a tutta la cattolicità (13 agosto 1669).
Il 10 marzo 1681 il Beato Innocenzo XI (Benedetto Odescalchi, 1676-1689) fissò la sua memoria liturgica al 31 agosto (dies natalis).
Date le condizioni in cui è nato, S. Raimondo è considerato anche il patrono delle ostetriche.
Significato del nome Raimondo : “intelligenza protettrice” (tedesco). |
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Venerdì 31 Agosto 2012
BB. EDMIGIO, Amalio, Valerio Bernardo, Fratelli delle scuole cristiane e martiri Per saperne di più sui Santi del giorno...
Fratel Edmigio (Isidoro Primo Rodríguez)
Nacque ad Adalia, provincia di Valladolid e diocesi di Palencia, il 4 aprile 1881. Entrò nel noviziato il 3 agosto 1898, ricevendo l'abito religioso e il suo nuovo nome 1'8 ottobre dello stesso anno. Emise i voti perpetui 1'11 agosto 1911. Terminati gli studi, insegnò in diverse case; infine, nel 1933, fu trasferito al Collegio San José di Almeria.
Fratel Amalio (Justo Zariquiegui Mendoza)
Nacque a Salinas de Oro, Navarra, diocesi di Pamplona, il 6 agosto 1886. Entrò nel noviziato il 4 agosto 1902, ricevendo l'abito religioso e il suo nuovo nome il 13 settembre dello stesso anno. Emise i voti perpetui, il 14 agosto 1915, a San Fernando. Compì il suo ministero educativo in diverse case, infine, dal 1930, al Collegio San José di Almeria.
Fratel Valerio Bernardo (Marciano Herrero Martínez)
Nacque a Porquera de los Infantes, provincia e diocesi di Burgos, 1'11 luglio 1909. Entrò nel noviziato il 29 agosto 1925, ricevendo l'abito religioso e il suo nuovo nome il 1° febbraio 1926. Emise i voti perpetui, il 26 agosto 1934, a San Fernando. Terminati gli studi, esercitò l'apostolato in diverse case, infine, dal 1933, al Collegio San José di Almeria.
Questi Fratelli delle Scuole Cristiane avevano offerto la loro vita a Dio con la consacrazione religiosa e l'avevano spesa educando i fanciulli e i giovani. Incarcerati il 22 luglio 1936, furono fucilati nella notte dal 30 al 31 agosto i Fratelli Edmigio, Amalio e Valerio Bernardo, la sera dell'8 settembre i Fratelli Teodomiro Joaquín ed Evenzio Ricardo, la notte dal 12 al 13 settembre i Fratelli Aurelio Maria e José Cecilio.
I corpi dei nove martiri furono immediatamente cosparsi di benzina. I loro resti calcificati furono inumati nella cappella S. Ildefonso nella Cattedrale di Almeria, Spagna. |
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Venerdì 31 Agosto 2012
B. PERE (PIETRO) Tarrés i Claret, Dottore e Sacerdote Per saperne di più sui Santi del giorno...
Beato Pere (Pietro) Tarrés i Claret
Dottore e Sacerdote
ere (Pietro) Tarrés i Claret nasce il 30 maggio 1905 a Manresa, provincia di Barcelona, Catalogna (E), da Francesc Tarrés Puigdellívol e Carme Claret Masats, genitori credenti ed esemplari che ebbero ancora due figlie, Francisca e Maria. Pere fu battezzato il 4 giugno nella parrocchia della B.V. del Carmine.
Per motivi di lavoro del padre (meccanico) la famiglia dovette compiere frequenti spostamenti (Badalona, Mataró, Barcelona); a Badalona ricevette la Cresima il 31 maggio 1910. Allievo dei Padri Scolopi, fece la prima comunione il primo maggio 1913.
Nel 1914 la famiglia rientrò a Manresa dove Pere studiò presso i Padri Gesuiti.
Di carattere allegro e aperto, amorevole con i genitori e le sorelle, amante della natura, contemplativo, grazie ad una borsa di studio poté accedere al corso di laurea in medicina. Fece parte della Federació Jovens Cristians con zelo apostolico ardente. La Federaciò era Azione Cattolica (A.C.) secondo le indicazioni di Papa Pio XI (Ambrogio Damiano Ratti, 1922-1939): preghiera, studio, azione, sotto l’indirizzo della gerarchia locale.
Pere Tarrés riscoprì diversi incarichi nella Federaciò e nell’A.C. Per lui il segreto della vita spirituale dei militanti era la devozione all’Eucaristia e l’amore alla Madre di Dio.
Nel Natale del 1927 fece voto di castità.
Nel 1928, dopo la laurea in Medicina, fondò il sanatorio - clinica di Nuestra Señora de la Merced a Barcellona, mostrandosi esemplare nella carità e nella vita di pietà durante l’esercizio della professione. Durante la guerra civile ebbe l’opportunità di portare di nascosto la comunione ai perseguitati dai miliziani rossi ed egli stesso riuscì a sfuggire alle perquisizioni fatte a casa sua.
Nel gennaio 1939 rientrato a casa dal fronte (era stato costretto ad arruolarsi come medico), continua la sua professione, ricopre alcuni incarichi nell’A.C. e si prepara all’ingresso nel Seminario di Barcellona che avverrà il 29 settembre 1939.
Nel 1941, anno della morte della madre, riceve gli Ordini minori, e viene ordinato sacerdote il 30 maggio 1942. A Barcellona riceve diversi incarichi pastorali: vice-assistente diocesano dei giovani dell’A.C., assistente del centro delle donne e delle giovani di A.C. della parrocchia di San Vicente di Sarriá (1944), cappellano della comunità e del collegio delle Suore Francescane dell’Immacolata Concezione (1945). Durante le vacanze in montagna accoglie gruppi numerosi di giovani dell’A.C.. Ricoprì anche altri incarichi pastorali, lasciando sempre in tutti una traccia indelebile.
Il 17 maggio 1950 gli fu diagnosticato un linfosarcoma linfoblastico. La malattia venne vissuta dal Tarrés con atteggiamento di totale abbandono nelle mani di Dio e con l’offerta della sua vita per la santificazione dei sacerdoti. Prima di morire esprimerà il suo gaudio per l’apostolato nell’A.C. femminile di Sarriá, affermando: “Io sono figlio di operai. Nel cielo lavorerò molto per tutte quante! ”.
Il 31 agosto 1950, a quarantacinque anni, morì nella clinica da lui fondata.
La sepoltura avvenne nel cimitero di Montjuic. Il 6 novembre 1975 i suoi resti mortali furono traslati alla chiesa parrocchiale di San Vicente di Sarriá, dove ancora riposano.
Domenica 5 settembre 2004 il Beato Giovanni Paolo II (Karol Józef Wojtyła, 1978-2005), recatosi a Loreto, in occasione dell’incontro-pellegrinaggio che concluse il Congresso internazionale dell’Azione Cattolica, innalzò agli onori dell'altare Padre Pere Tarrés i Claret e due laici italiani, Alberto Marvelli (1918-1946) e Pina Suriano (1915-1950), entrambi membri dell’Azione Cattolica italiana.
Per approfondimenti & è Biografia |
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Sabato 1° Settembre 2012
S. EGIDIO, Abate Per saperne di più sui Santi del giorno...
Sant’Egidio, Abate
gidio : (in latino: Ægidius, in francese: Gilles) fu un eremita e abate di un monastero nel sud della Francia.
I dati storici sulla sua vita sono molto incerti. Secondo alcuni nacque ad Atene nel 640 cc. ed in seguito si recò in Provenza dove fondò un monastero nei pressi di Arles in cui fu nominato abate. Qui Egidio morì probabilmente nel 725 cc. e il monastero venne chiamato con il suo nome: “Abbazia di Saint-Gilles”.
È una figura di santo divenuta molto popolare nel medioevo in seguito a numerose leggende, ma di cui non si hanno notizie sicure.
La più antica recensione della sua vita, databile al X secolo e riportata anche dalla “Legenda Aurea”, narra che Egidio, venuto in Gallia da Atene, dopo una breve sosta in Provenza si era ritirato a vivere in vita eremitica in un luogo deserto della Settimania (l'antico nome della regione francese Languedoc-Roussillon).
Tra le narrazioni che più hanno contribuito alla popolarità del santo vi è quella della cerva inviata da Dio per recare il latte al pio eremita, che viveva da anni rintanato in un bosco, lontano dal consorzio umano. Un giorno la benefica cerva incappò in una battuta di caccia condotta dal re in persona. Il regale cacciatore inseguì la preda, ma al momento di scoccare la freccia non si accorse che l'animale spaurito era già ai piedi dell'eremita. Così il colpo destinato al mansueto quadrupede ferì, seppur di striscio, il pio anacoreta.
L'incidente ebbe un buon seguito in quanto il re, divenuto amico di Egidio, si fece perdonare facendogli omaggio dell'intero territorio sul quale, più tardi, sorse una grande abbazia. Qui il buon eremita, in cambio della solitudine irrimediabilmente perduta, ebbe il conforto di veder prosperare un'attiva comunità di monaci.
Numerose sono le testimonianze del suo culto in Francia, Belgio e Olanda. Sul luogo della sua cripta, sul finire del IX secolo, venne costruita una basilica nella quale, in una tomba di età merovingia, si sarebbe conservato il suo corpo.
La località, posta nella regione di Nîmes, prese da allora il nome di Saint Gilles du Gard. L'abbazia di S. Egidio divenne luogo di numerosi pellegrinaggi soprattutto nel X secolo. Coloni francesi, valloni e sassoni diffusero nel medioevo il culto di S. Egidio anche nelle terre orientali d'Europa, in particolare in Slovacchia, Ungheria e Transilvania.
È venerato come patrono dei lebbrosi, degli storpi e dei tessitori .
A Firenze nel 1284 fu fondata una compagnia laica sotto la sua protezione, di cui sono rimasti gli “Statuti” e un prezioso laudario (conservato alla Biblioteca Nazionale di Firenze, B.R. 19, già Magliabechiano II.I.212; edito col titolo: Il Laudario della Compagnia di san Gilio, Firenze 1990).
Significato del nome Egidio : “figlio di Egeo, nato sull’Egeo” (greco). |
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Sabato 1° Settembre 2012
BB. CRISTINO (Michele) Roca Huguet e 11 compagni, Martiri († 1236) Per saperne di più sui Santi del giorno...
Istituto di San Giuseppe, Carabanchel Alto (Madrid), Boadilla del Monte, 1° Settembre 1936
Sequestrata la casa, il 1° settembre, mentre i confratelli stavano distribuendo i pasti agli ammalati, giunse l'ordine di arrestarli. Poco ore dopo, lo stesso pomeriggio, vennero fucilati a Boadilla del Monte.
P. Cristino ROCA HUGUET, sacerdote, di anni 37. Nato a Molins de Rey (Barcelona) il 6 giugno 1899, entrò nell'Ordine Ospedaliero nel 1910. Fu ordinato sacerdote nell'agosto 1926. Venne fucilato in Boadilla de Monte (Madrid) il 1° settembre 1936.
Fr. Beniamino COBOS CELADA, di anni 49, nato a Palencia il 9 luglio 1887. Entrò nell'Ordine a 14 anni emettendovi i voti il 12 novembre 1905. Venne fucilato a Boadilla del Monte il 1° settembre 1936.
Fr. Eutimio ARAMENDIA GARCIA, di anni 58, nato a Oteiza de la Solana (Navarra) il 23 dicembre 1878. Entrò nell'Ordine nel 1893, emettendovi i voti il 19 settembre 1897. Venne fucilato a Boadilla del Monte il 1° settembre 1936.
Fr. Canuto FRANCO GOMEZ, di anni 65, nato a Aljucer (Murcia) il 23 dicembre 1871. Entrò nell'Ordine nel 1893, professò i voti il 7 aprile 1895. Venne fucilato a Boadilla del Monte il 1° settembre 1936.
Fr. Carmelo GIL ARANO, di anni 57, nato a Tudela (Navarra) il 15 maggio 1879. Entrò nell'Ordine nel 1906. Animava i confratelli ad affrontare con spirito di fede la morte che li attendeva, il che avvenne il 1° settembre 1936 a Boadilla del Monte.
Fr. Cecilio LÓPEZ LÓPEZ, di anni 35, nato a Fondón (Almeria) il 25 giugno 1901. Entrò nell'Ordine nel 1916. Fu fucilato a Boadilla del Monte il 1° settembre 1936.
Fr. Cesareo NIñO PÉREZ, di anni 58, nato a Torregutierrez, sobborgo di Cuellar (Segovia) il 15 settembre 1878. Entrò nell'Ordine nel 1900 in cui emise i voti il 21 giugno 1904. Venne ucciso a Boadilla del Monte il 1° settembre 1936.
Fr. Cosma BRUN ARARÀ, di anni 42, nato a Santa Coloma de Farnés (Gerona) il 12 novembre 1894. Entrò nell'Ordine nel 1916. Venne ucciso a Boadilla del Monte il 1° settembre 1936.
P. Processo Ruiz CASCALES, priore, di anni 49. Nato a Beniel (Murcia) il 4 ottobre 1887, entrò nell'Ordine nel 1915, emettendovi i voti i12 aprile 1917. Fu fucilato con i suoi religiosi, gridando insieme con essi: «Viva Cristo Re! ».
Fr. Dositeo RUBIO ALONSO, di anni 67, nato a Madrigalejo (Burgos) il 10 febbraio 1869. Entrò nell'Ordine nel 1894. Venne fucilato a Boadilla del Monte il 1° settembre 1936.
Fr. Faustino VILLANUEVA IGUAL, di anni 23. Nato a Sarrión (Teruel) il 23 gennaio 1913. Entrò nell'Ordine ospedaliero, emettendovi i voti temporanei 28 agosto 1932. Venne ucciso a Boadilla del Monte il 1° settembre 1936.
Fr. Rufino LASHERAS AIZCORBE, di anni 36, nato in Arandigoyen (Navarra) il 15 giugno 1900. Entrò nell'Ordine nel 1927. Fu ucciso a Boadilla del Monte il 1° settembre 1936. |
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Domenica 2 Settembre 2012
S. ELPIDIO, Abate Per saperne di più sui Santi del giorno...
Sant’Elpidio, Abate
A sud di Ancona alcune cittadine portano il nome del santo odierno: S. Elpidio a Mare (nome antico medioevale “San Lepidio o San Lupidio”, da cui in dialetto fermano “Sanlupijo o Sallupijo”), S. Elpidio Morico, Porto S. Elpidio.
Nel Piceno questo nome è frequente anche nelle persone, e tuttavia poco si conosce di questo santo, lontano nel tempo e nella memoria, al punto d'essere confuso con vari personaggi. Qualcuno ritiene che S. Elpidio sia originario della Cappadocia. Lo scrittore Palladio lo ricorda nella sua Storia Lausiaca come un eremita vissuto per molti anni in una spelonca presso Gerico e ne tesse gli elogi consueti per un asceta che, estraniatosi dalla compagnia degli uomini, scelse la solitaria scalata alle vette della perfezione cristiana.
Proprio nell'epoca in cui visse S. Elpidio, nel IV secolo, andava affermandosi una nuova forma di monachesimo, con S. Pacomio, iniziatore del “cenobitismo” cioè della vita comunitaria. Nella Tebaide, presso il Nilo, aveva fondato i primi conventi di uomini e di donne, divisi in celle individuali, con la chiesa e il refettorio in comune. A capo di ogni nucleo (il futuro convento) è l'abate che ha il compito di fare osservare la regola comune, imporre la castità, il lavoro, il digiuno e la recita dell'ufficio.
Pochi anni dopo S. Pacomio, il grande teologo e mistico orientale S. Basilio di Cappadocia dava una regola più mitigata ma più saggia, destinata a diventare la “magna charta”, le costituzioni, di tutto il monachesimo cristiano, sia in Oriente che in Occidente, tramite la Regola benedettina.
S. Basilio poneva l'accento sul lavoro manuale e intellettuale e rafforzava l'autorità dell'abate per eliminare gli eccessi delle fantasie personali. Non sempre i risultati rispondevano alle buone premesse: molti monaci, autentici girovaghi, abbandonavano il convento per correre nelle strade o nelle grandi città, o si dedicavano ad esercizi ascetici tanto insoliti quanto spettacolari, come gli “stiliti”, che vivevano immobili come statue su colonne e facevano piovere dall'alto saggi e rari consigli ai pellegrini che sostavano per ammirarli.
Anche S. Elpidio aveva probabilmente lasciato il cenobio per un periodo di vita austera e solitaria nei pressi di Gerico, se accettiamo questa versione della vita del santo, che in un secondo tempo si sarebbe trasferito nel Piceno per stabilirvi una comunità monastica o comunque per esercitarvi una forma di apostolato tra il popolo.
Alcuni studiosi tuttavia sono del parere che S. Elpidio sia stato originario del Piceno e abbia trascorso qui l'intera vita, conformandosi ad una regola ascetica del tutto personale, ma tale da imporlo alla stima e più tardi alla devozione dell'intera regione.
Significato del nome Elpidio : “speranza” (greco). |
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