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| De: Enzo Claudio (Missatge original) |
Enviat: 29/11/2009 08:44 |
Domenica 29 Novembre
San Francesco Antonio Fasani
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Lucera, 6 agosto 1681 - Lucera, 29 novembre 1742
Ancor giovane fu accolto tra i Minori Conventuali. Si distinse subito per la sua vita integerrima e fu esempio di austerità e zelo sacerdotale. Eletto Ministro Provinciale promosse le regolare disciplina in tutta la Provincia. Propagò la devozione alla Vergine Immacolata, e per circa 40 anni si rese famoso nelle Puglie per la sua ardente parola e per la grande carità verso i poveri, gli orfani e i carcerati. Fu canonizzato da Giovanni Paolo II il 13 aprile 1986.
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Altri Santi del giorno
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Con
l'approvazione del cardinale de Richelieu, nel 1643 Giovanni Eudes
abbandonò l'Oratorio e decise di dedicarsi alla formazione del clero
secondo i dettami del Concilio di Trento: a tale scopo, il 25 marzo 1643
fondò a Caen la “Congregazione di Gesù e Maria”, formata da sacerdoti (chiamati poi Eudisti) legati dal voto di obbedienza con lo scopo di tenere anche le “missioni al popolo”,
ma soprattutto di aprire e dirigere seminari, che diano ai futuri
sacerdoti l’indispensabile formazione spirituale. Per trasformarli da
opachi funzionari del culto (come troppi di loro si sentono) in
diffusori dell’amore incessante di Dio, simboleggiato nelle immagini del
cuore di Gesù e del cuore di Maria. Nel 1674, la detta congregazione
ottenne la particolare protezione di Pp Clemente X (Emilio Altieri, 1670-1676).
Si fece promotore e diffusore della devozione ai Sacri cuori (in onore dei quali nel 1637 scrisse il libello “La vita e il regno di Gesù”)
e compose l'ufficio liturgico delle messe per le feste del Sacro Cuore
di Maria (celebrata per la prima volta nel 1648) e del Sacro Cuore di
Gesù (1672).
Fino al limite delle sue forze Giovanni Eudes continuerà ancora a predicare missioni, nell'ovest, ed anche in Borgogna, a Parigi e davanti al Re.
La sua vita si conclude a Caen il 19 agosto 1680.
Ha lasciato anche diversi scritti, tra i quali:
“Il Cuore ammirabile della Santissima Madre di Dio”;
“Vita e Regno di Gesù nelle anime cristiane”;
“Miseria dell’uomo e grandezza del cristiano”.
è stato dichiarato beato da S. Pio X (Giuseppe Melchiorre Sarto, 1903-1914) il 25 aprile 1909; Pp Pio XI (Ambrogio Damiano Achille Ratti, 1922-1939) lo ha canonizzato il 31 maggio 1925 definendolo : “Padre, Apostolo e Dottore del Culto liturgico del Cuore di Gesù e di Maria.”
Le sue spoglie riposano in Colombia, dove si trova la casa generalizia dei Padri Missionari Eudisti.
Significato del nome Giovanni : "il Signore è benefico, dono del Signore" (ebraico).
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Domenica
19 Agosto 2012
S. SISTO III, Papa (432-440)
Per saperne di più sui Santi del giorno...
Sisto III fu Papa dal 31 luglio 432 al 18 agosto 440.
Il
nome di Sisto viene spesso collegato ad una forte espansione
costruttiva a Roma - Santa Sabina sul Colle Aventino venne inaugurata
durante il suo pontificato, e fece costruire la Basilica di Santa Maria
Maggiore, la cui dedica a Maria, la madre di Dio riflette la sua
accettazione del concilio ecumenico di Efeso, che si concluse nel 431.
In quel concilio il dibattito sulla natura umana e divina del Cristo si
trasformò nella discussione se Maria potesse essere chiamata la "Madre di Gesù" in quanto uomo, o la "Madre di Cristo" in quanto uomo e Dio.
Il concilio le diede il titolo greco di Theotokos ("portatrice di Dio"),
e la dedica della grossa chiesa di Roma fu in risposta a tale
decisione. Una delle sue principali preoccupazioni fu quella di
riportare la pace tra Cirillo di Alexandria e i Siriani. Egli mantenne i
diritti del Papa sull'Illiria, e la posizione di arcivescovo di
Salonicco come capo della Chiesa Illirica.
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Lunedì 20 Agosto
2012
S. BERNARDO di Chiaravalle, Abate e dottore della Chiesa (memoria)
Per saperne di più sui Santi del giorno...
San Bernardo di Chiaravalle
Fondatore e 1° Abate del monastero di Chiaravalle (memoria)
Papa Benedetto XVI
Angelus (Palazzo Apostolico di Castel Gandolfo) Domenica, 20 agosto 2006
Cari fratelli e sorelle,
oggi
il calendario cita fra i santi del giorno San Bernardo di Chiaravalle,
grande Dottore della Chiesa, vissuto tra l’XI e il XII secolo
(1091-1153). [...]
La
ricchezza e il pregio della sua teologia non stanno tanto nell’aver
percorso vie nuove, quanto piuttosto nell’essere riuscito a proporre le
verità della fede con uno stile così chiaro ed incisivo da affascinare
l’ascoltatore e da disporne l’animo al raccoglimento e alla preghiera.
Si avverte in ogni suo scritto l’eco di una ricca esperienza interiore,
che egli riusciva a comunicare agli altri con sorprendente capacità
suasiva. Per lui la forza più grande della vita spirituale è l’amore.
Dio, che è Amore, crea l’uomo per amore e per amore lo riscatta; la
salvezza di tutti gli esseri umani, mortalmente feriti dalla colpa
originale e gravati dai peccati personali, consiste nell’aderire
fermamente alla divina carità, rivelataci pienamente in Cristo
crocifisso e risorto. Nel suo amore Dio risana la nostra volontà e la
nostra intelligenza malate, innalzandole al più alto grado di unione con
Lui, cioè alla santità e all’unione mistica. Di questo San Bernardo
tratta, tra l’altro, nel breve ma sostanzioso “Liber de diligendo Deo”. C’è poi un altro suo scritto che vorrei segnalare, il “De consideratione”, indirizzato
al Papa Eugenio III. Qui, in questo libro molto personale, il tema
dominante è l’importanza del raccoglimento interiore - e lo dice al Papa
-, elemento essenziale della pietà. [...]
Quanto
utile è anche per noi questo richiamo al primato della preghiera e
della contemplazione! Ci aiuti a concretizzarlo nella nostra esistenza
San Bernardo, che seppe armonizzare l’aspirazione del monaco alla
solitudine e alla quiete del chiostro con l’urgenza di missioni
importanti e complesse al servizio della Chiesa.
Affidiamo
questo desiderio non facile - di trovare cioè l’equilibrio tra
l’interiorità e il lavoro necessario - all’intercessione della Madonna,
che egli sin da fanciullo amò con tenera e filiale devozione sì da
meritare il titolo di “Dottore mariano”.
InvochiamoLa perché ottenga il dono della pace vera e duratura per il
mondo intero. San Bernardo in un suo celebre discorso paragona Maria
alla stella a cui i naviganti guardano per non smarrire la rotta: “Nell’ondeggiare
delle vicende di questo mondo, più che camminare per terra hai
l’impressione di essere sballottato tra i marosi e le tempeste; non
distogliere gli occhi dal fulgore di questa stella, se non vuoi essere
inghiottito dalle onde… Guarda la stella, invoca Maria… Seguendo Lei non
sbagli strada… Se Lei ti protegge non hai paura, se Lei ti guida non ti
affatichi, se Lei ti è propizia giungi alla meta” (Hom. super Missus est, II, 17).
Per & il testo completo è Angelus, 20 agosto 2006
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B
ernardo
di Chiaravalle o Bernard de Clairvaux, terzo di sette fratelli, nacque a
Fontaine-lès-Dijon (F) nel 1091 da Tescelino il Sauro, vassallo di
Oddone I di Borgogna, e da Aletta, figlia di Bernardo di Montbard,
anch'egli vassallo del duca di Borgogna. Studiò nella scuola dei
canonici di Nôtre Dame di Saint-Vorles, presso Chtillon-sur-Seine, dove
la famiglia aveva dei possedimenti.
Ritornato
nel castello paterno di Fontaines, nel 1111, insieme ai cinque fratelli
e ad altri parenti e amici, si ritirò nella casa di Chtillon per
condurvi una vita di ritiro e di preghiera finché, l'anno seguente, con
una trentina di compagni si fece monaco nel convento cistercense di
Cîteaux, fondato quindici anni prima da Roberto di Molesmes e allora
retto da Stefano Harding.
Nel
1115, insieme con dodici compagni, tra i quali c'erano quattro
fratelli, uno zio e un cugino, si trasferì nella proprietà di un
parente, nella regione della Champagne, che aveva donato ai monaci un
vasto terreno sulle rive del fiume Aube, nella diocesi di Langres perché
vi fosse costruito un nuovo convento cistercense: essi chiamarono
quella valle Clairvaux (Chiaravalle). Ottenuta l'approvazione del
vescovo Guglielmo di Champeaux e ricevute numerose donazioni, l'abbazia
divenne in breve tempo un centro di richiamo oltre che di irradiazione:
già dal 1118 monaci di Clairvaux partirono per fondare altrove nuovi
conventi, come a Trois-Fontaines, a Fontenay, a Foigny, a Autun, a Laon;
si calcola che nell'arco dei primi 40 anni furono sessantotto i
conventi fondati da monaci provenienti da Chiaravalle.
Ai
suoi cistercensi chiede meno funzioni, meno letture e tanto lavoro.
Scaglia sull'Europa incolta i suoi miti dissodatori, apostoli con la
zappa, che mettono all'ordine la terra e l'acqua, e con esse gli
animali, cambiando con fatica e preghiera la storia europea. E lui, il
capo, è chiamato spesso a missioni di vertice, come quando percorre
tutta l'Europa per farvi riconoscere il Pp Innocenzo II (Gregorio
Papareschi, 1130-1143) insidiato dall'antipapa Pietro de' Pierleoni
(Anacleto II). E lo scisma finisce, con l'aiuto del suo prestigio, del
suo vigore persuasivo, ma soprattutto della sua umiltà. Questo asceta,
però, non sempre riesce ad apprezzare chi esplora altri percorsi di
fede. Bernardo attacca duramente la dottrina trinitaria di Gilberto
Porretano, vescovo di Poitiers e fa condannare l'insegnamento di Pietro
Abelardo (docente di teologia e logica a Parigi).
Nel
1145 sale al pontificato il suo discepolo Bernardo dei Paganelli
(Eugenio III, 1145-1153) e lui gli manda un trattato buono per ogni
papa, ma adattato per lui, con l'invito a non illudersi su chi ha
intorno: “Puoi
mostrarmene uno che abbia salutato la tua elezione senza aver ricevuto
denaro o senza la speranza di riceverne? E quanto più si sono professati
tuoi servitori, tanto più vogliono spadroneggiare”.
Eugenio III lo chiama poi a predicare la crociata (la seconda) in
difesa del regno cristiano di Gerusalemme ma l'impresa fallirà davanti a
Damasco.
Abbiamo
di lui 331 sermoni, più 534 lettere, più i trattati famosi: su grazia e
libero arbitrio, sul battesimo, sui doveri dei vescovi...e gli scritti
su Maria madre di Gesù che egli chiama mediatrice di grazie.
Momenti
amari negli ultimi anni: difficoltà nell'Ordine, la diffusione di
eresie e la sofferenza fisica; muore per tumore allo stomaco à
Ville-sous-la-Ferté il 20 agosto 1153. è seppellito nella chiesa del
monastero, ma con la Rivoluzione francese i resti andranno dispersi;
tranne la testa, ora nella cattedrale di Troyes.
Canonizzato nel 1174 da Pp Alessandro III (Rolando Bandinelli, 1159-1181), fu dichiarato Dottore della Chiesa da Pp Pio VIII (Saverio Castiglioni, 1829-1830) nel 1830.
Significato del nome Bernardo : "ardito come orso" (tedesco).
Fonti principali : vatican.va; wikipendia.org; santiebeati.it (« RIV.»).
« Quanto più si è buoni, tanto più si è cattivi, se si attribuisce a proprio merito ciò per cui si è buoni. » (San Bernardo di Chiaravalle, Sermones super Cantica Canticorum, LXXXIV)
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Lunedì 20 Agosto
2012
S. BERNARDO TOLOMEI, Abate e fondatore degli Olivetani
Per saperne di più sui Santi del giorno...
San Bernardo Tolomei
Abate, fondatore della Congregazione Benedettina detta :
“S. Maria di Monte Oliveto”
ernardo, al secolo Giovanni, Tolomei
nacque a Siena il 10 maggio 1272. Fu educato dai Frati Predicatori, nel
Collegio di S. Domenico di Camporeggio, in Siena; fu promosso cavaliere
(miles) dall’imperatore Rodolfo I d’Asburgo († 1291). Studiò
materie giuridiche nella sua città di origine, dove fece anche parte
della Confraternita dei Disciplinati di Santa Maria della Notte, attivi
nell’ospedale della Scala al servizio dei ricoverati. Una progressiva
quasi totale cecità provocò la rinuncia ad una carriera pubblica.
In
un’epoca di lotte fra le fazioni cittadine, per realizzare in modo più
assoluto il proprio ideale cristiano ed ascetico, nel 1313, ormai
quarantenne, insieme a due concittadini impegnati nella mercatura e nel
commercio (il Beato Patrizio Patrizi † 1347 e il Beato Ambrogio
Piccolomini † 1338), nobili senesi anch’essi appartenenti alla predetta
Confraternita, allontanandosi da Siena, si ritirò nella solitudine di
Accona, a circa 30 km. a sud-est della città. In quella regione Giovanni
(che nel frattempo aveva assunto il nome di Bernardo, per venerazione
nei confronti del santo abate cistercense), insieme con i suoi compagni
condusse vita eremitica in alcune grotte scavate nel tufo. La vita
penitente di questi laici eremiti era caratterizzata dalla preghiera,
dalla lectio divina, dal lavoro manuale e dal silenzio. Altri compagni
venuti da Siena, da Firenze e dalle regioni circostanti, si unirono
presto a loro; il loro modello era la forma di vita degli Apostoli e dei
primi monaci della Tebaide.
Verso
la fine del 1318 o all’inizio del 1319, mentre un giorno era immerso
nella preghiera, egli ebbe la percezione oculare di una scala sulla
quale vide salire, aiutato dagli angeli, monaci vestiti di bianco,
attesi da Gesù e Maria. Questa reminiscenza biblica costituisce un tema
noto nella tradizione monastica, ma il cronista olivetano Antonio da
Barga (nel 1450 ca.) assicura che Bernardo chiamò gli altri fratelli ed
essi pure videro il segno della volontà divina nei loro riguardi, nella
visione della “scala di Giacobbe”. Non erano sacerdoti,
tuttavia, in base alla testimonianza di Antonio da Barga, “essi facevano
celebrare i divini misteri da presbiteri devoti da loro conosciuti”.
Il
cardinale Bertrando di Poyet, legato di Giovanni XXII allora residente
in Avignone, venne a controllare l’osservanza del gruppo (tra il 1316 e
il 1319). In ottemperanza alla Costituzione 13 del IV Concilio
Lateranense (1315) che proibiva la fondazione di nuovi Ordini religiosi
fino ad allora non approvati, per consolidare la posizione giuridica del
nuovo gruppo, Bernardo, con Patrizio Patrizi, si recò dal vescovo di
Arezzo Guido Tarlati di Pietramala, nella cui giurisdizione si trovava
in quel tempo Accona. Ne ottenne un decreto di erezione per il futuro
monastero di S. Maria di Monte Oliveto, da istituire “sub regula sancti Benedicti”
(26 marzo 1319), con alcuni privilegi ed esenzioni; il vescovo accolse,
tramite un legato, la loro professione monastica. Scegliendo la Regola
di S. Benedetto, Bernardo dovette temperare la primitiva scelta
eremitica, con l’adozione del cenobitismo benedettino; per il desiderio
di onorare la Madonna, i fondatori indossarono un abito bianco: questa
devozione mariana rimase in eredità alla spiritualità della
Congregazione.
Il 1 aprile 1319 nacque dunque il monastero di Santa Maria di Monte Oliveto Maggiore,
con la posa della prima pietra della chiesa, evento registrato da
regolare documento steso dal notaio senese Giovanni del fu Ventura: il
deserto di Accona era diventato “Monte Oliveto”, a ricordo del Monte
degli Ulivi. Gli eremiti divennero monaci secondo lo spirito della
Regola di S. Benedetto, pur con alcuni mutamenti istituzionali, in
un’epoca di relativa decadenza dell’Ordine monastico. Quando fu
necessario eleggere un abate, Bernardo riuscì ad allontanare da sé la
scelta dei monaci a causa della propria infermità visiva. Il 1°
settembre 1322, Bernardo non poté opporsi al desiderio dei suoi
confratelli e divenne abate del monastero di cui era fondatore, funzione
di governo che ricoprì fino alla morte.
Una
prova significativa della eccezionale personalità spirituale di
Bernardo consiste nel fatto che i monaci, pur avendo stabilito di non
rieleggere l’abate al termine del suo mandato annuale, misero da parte
tale disposizione, e per ventisette anni consecutivi fino alla morte, lo
vollero nell’ufficio abbaziale, rieleggendolo alla scadenza di ogni
anno. Ormai il cenobio di S. Maria di Monte Oliveto era diventato il
centro di una Congregazione monastica guidata da un solo abate, mentre i
singoli monasteri stavano sotto l’autorità di un priore.
Bernardo
tentò almeno due volte di lasciare l’ufficio abbaziale, nel 1326 e nel
1342, dichiarando al legato pontificio e ad esperti di diritto di non
essere sacerdote per aver ricevuto soltanto gli Ordini minori, e
adducendo inoltre l’avvenuta dispensa - per svolgere la funzione
abbaziale - motivata da una persistente infermità visiva; ma il suo
governo fu dichiarato pienamente legittimo anche secondo le norme
canoniche di allora. Il suo misticismo ci è raccontato dalla tradizione
dei suoi colloqui con il Crocifisso e da apparizioni di santi (per
esempio S. Michele).
Durante
il suo abbaziato molti accorsero nel nuovo monastero da varie città. Il
numero crescente dei monaci permise di accogliere le richieste di
vescovi e di laici che volevano questi monaci bianchi nelle loro città e
contadi, per cui Bernardo poté fondare altri dieci monasteri,
strettamente legati all’abbazia principale e retti da un priore.
Per
assicurare l’avvenire alla sua opera, Bernardo ottenne dal papa
Clemente VI, il 21 gennaio 1344, l’approvazione pontificia di una nuova Congregazione benedettina, detta “S. Maria di Monte Oliveto” (i monaci sono chiamati "olivetani"). In questo modo, Bernardo è l’iniziatore di un movimento monastico benedettino.
Bernardo
lasciò ai suoi monaci un esempio di vita santa, di pratica delle virtù
in grado eroico e un’esistenza dedita al servizio degli altri e alla
contemplazione. Durante la Grande Peste del 1348, Bernardo lasciò la
solitudine di Monte Oliveto per recarsi nel monastero di S. Benedetto a
Porta Tufi, in Siena. Qui, assistendo i suoi concittadini e i monaci
colpiti dall’infezione altamente contagiosa, morì egli stesso vittima
della peste, con 82 monaci, in una data che la tradizione fissò al 20
agosto 1348.
Di
Bernardo rimangono frammenti di 48 lettere e una omelia. Le lettere
emanano la fragranza di una sapienza letteraria e spirituale, rivelano
il suo temperamento e lo definiscono implicitamente un uomo che della
regola di S. Benedetto si era fatto seguace sincero; consentono di
percepire la sua umiltà, la sua sensibilità, il suo spirito ecclesiale e
comunitario, e di valutare la sua conoscenza della Sacra Scrittura.
Della
sua devozione mariana sono segno la dedicazione alla Natività di Maria
Vergine della chiesa di Monte Oliveto Maggiore e l’abito bianco.
Le
soppressioni degli Ordini religiosi, nella Repubblica veneta nel 1771,
poi nel Granducato di Toscana e nel regno di Napoli, e in seguito nella
nuova Repubblica cisalpina nel 1808 e nel Regno d’Italia (periodo
napoleonico, 1797-1814), e altrove nel secolo XIX, non consentirono di
condurre a termine il Processo di canonizzazione. La restaurazione della
Congregazione olivetana, dalla seconda metà del secolo XIX, culminò in
un nuovo sviluppo e nella ripresa della Causa nel secolo XX.
Bernardo Tolomei è stato canonizzato sul Sagrato della Basilica Vaticana, domenica 26 aprile 2009, da Papa Benedetto XVI.
Significato del nome Bernardo : "ardito come orso" (tedesco).
Per approfondimenti & è Monte Oliveto Maggiore
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Lunedì 20 Agosto
2012
B. GIORGIO (Georg) Häfner, Sac., martire del nazismo
Per saperne di più sui Santi del giorno...
Beato Giorgio (Georg) Häfner
Sacerdote, martire de nazismo
iorgio (Georg Simon Joseph) Häfner
nacque a Würzburg (città extracircondariale della Baviera, in Germania)
il 19 ottobre 1900, in una modesta famiglia; fu battezzato il 29
ottobre nella cattedrale.
Alla
fine della Prima Guerra Mondiale, dopo aver prestato il servizio
militare come aiutante per un anno, iniziò a studiare Teologia
all'università di Würzburg e a far parte dell'associazione cattolica studentesca “Unitas”.
Aderì
poi, l'11 gennaio 1920, al terz'ordine del monte Carmelo, come risposta
alla vocazione che aveva coltivato sin da bambino, essendo cresciuto
nell'ambiente delle Carmelitane del monastero di Himmelspforten, dove
era stato chierichetto.
Venne ordinato sacerdote il 13 aprile 1924. “Le sue attività pastorali coincisero proprio con il periodo della dittatura nazionalsocialista”, ha affermato in un comunicato il postulatore della sua causa, l'avvocato Andrea Ambrosi.
“Da ecclesiastico serio e convinto, egli si dedicò molto seriamente ai suoi obblighi e adempimenti”, indica la nota. “Ma
fu inevitabile che il suo zelo pastorale lo facesse entrare in
conflitto con i nazionalsocialisti, al punto che lui, sacerdote tanto
buono e veramente disponibile verso tutti, diventa un 'nemico' politico,
un perseguitato”.
Nel 1934 fu nominato curato a Oberschwarzach, in Baviera, dove “Sono circa 700 i fedeli che ricevono la santa Comunione, e questo è un motivo di gioia”, diceva il rapporto.
Nel
1938 ricevette una visita del Vescovo della sua Diocesi che restò molto
soddisfatto della catechesi che svolgeva e segnalò in un rapporto, tra
gli altri aspetti, la buona formazione religiosa che avevano i bambini
di quel luogo. Erano sicuramente iniziative che davano fastidio al
regime nazista.
“Da
tutto il suo atteggiamento emerge che Georg Häfner non aveva
l'intenzione di combattere frontalmente il regime nazionalsocialista”, dice il comunicato, “ma
il fatto è che l’osservanza completa e perfetta del suo ministero
sacerdotale lo portò ineluttabilmente a divenire vittima delle proprie
convinzioni di coscienza, cioè del suo obbligo pastorale”.
Il
3 ottobre 1941 don Georg venne fermato per precauzione. Il 31 dello
stesso mese venne arrestato dalla Gestapo e incarcerato nella prigione
di Würzburg. Malgrado l'intervento del vicario generale, Franz
Miltenberger, il 12 dicembre fu mandato, senza essere giudicato, al
blocco dei preti nel lager di Dachau, dove venne marchiato, nella carne,
con il numero 28 876.
La
sua unica colpa era la sua stessa missione pastorale e la sua
opposizione al nazismo, che oggi sappiamo essere stata ideologia
anticristiana oltre che antiumana. Non accusò i suoi aguzzini, anche in
circostanze di estremo dolore. Diceva che nella vita non potevano
esistere i nemici. L'unica cosa che aveva senso nell'esistenza era per
lui “essere amore, rivelare amore, donare amore”.
Nei
mesi che trascorse all’interno del campo di sterminio, il sacerdote si
abbandonò completamente a Dio, amando profondamente la Croce e rivivendo
su se stesso la passione di Gesù, perdonando fino in fondo, come Cristo
(cfr Lc 23,34), i suoi aguzzini. “Non vogliamo né condannare né serbare rancore nei confronti di nessuno, vogliamo solo essere buoni verso tutti”, disse poco prima di morire.
A
causa del pesante lavoro manuale e della scarsa nutrizione, don Georg
si era ridotto in fin di vita. L'insorgenza, poi, di un’infiammazione
purulenta al piede destro e la carenza di cure adeguate avevano
ulteriormente infiacchito il suo fisico. Portato troppo tardi in
infermeria, vi morì il 20 agosto 1942.
Don Georg morì “in aerumnis carceris”, cioè a causa dei tormenti subiti durante la prigionia, e per questo Papa Benedetto XVI nel 2009 lo ha proclamato martire.
Georg Häfner è stato beatificato il 15 maggio 2011,
nella sua città natale, Würzburg, dal Card. Angelo Amato, prefetto
della Congregazione delle Cause dei Santi, in rappresentanza del Santo
Padre.
Significato del nome Giorgio : "agricoltore" (greco).
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Martedì 21 Agosto
2012
S. PIO X, Papa (memoria)
Per saperne di più sui Santi del giorno...
San Pio X, Papa
(memoria)
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X, al secolo Giuseppe Melchiorre Sarto, secondo di dieci figli, nacque a
Riese, il 2 giugno 1835, in una famiglia modesta: il padre Giovanni
Battista Sarto era fattore e la madre Margherita Sanson sarta.
Giuseppe Sarto si distinse da molti suoi predecessori e successori proprio per il fatto che il suo “cursus honorum” fu esclusivamente pastorale senza alcun impegno presso la curia o nell'attività diplomatica della Santa Sede.
Ricevette
la tonsura nel 1850 ed entrò nel seminario di Padova. Fu ordinato prete
nel 1858, divenendo vicario della parrocchia di Tombolo. Nel 1867 fu
promosso arciprete di Salzano e poi, nel 1875, canonico della cattedrale
di Treviso, fungendo, nel contempo, da direttore spirituale nel
seminario diocesano.
Giuseppe
Sarto ricoprì le cariche di vescovo di Mantova e poi di patriarca di
Venezia. Il governo italiano rifiutò peraltro inizialmente il proprio “exequatur”,
asserendo che la nomina del Patriarca di Venezia spettava al Re e che,
inoltre, Sarto era stato scelto su pressione del governo dell'Impero
Austro-Ungarico. Giuseppe Sarto dovette quindi attendere ben 18 mesi
prima di poter assumere la guida pastorale del patriarcato di Venezia.
Con la nomina a Patriarca egli ricevette pure la berretta cardinalizia
nel concistoro del 12 giugno 1893.
Alla
morte di Pp Leone XIII (Vincenzo Gioacchino Pecci, 1878-1903) il
candidato più probabile al soglio di Pietro era considerato il
Segretario di Stato Rampolla. All'apertura del conclave, il 1° agosto
1903, la sorpresa: il cardinale Puzyna, arcivescovo di Cracovia comunica
che l'imperatore d'Austria-Ungheria Francesco Giuseppe, usando un suo
antico privilegio quale "Re apostolico d'Ungheria", pone il veto all'elezione del cardinale Rampolla.
I
motivi del veto sarebbero non soltanto politici, ma anche personali: il
Rampolla, quale Segretario di Stato, avrebbe infatti cercato di
influenzare Pp Leone XIII a negare una sepoltura cristiana all'arciduca
Rodolfo d'Asburgo-Lorena, suicidatosi durante i fatti di Mayerling.
Malgrado
l'indignazione di molti cardinali, la candidatura di Rampolla sfumò e i
suffragi si orientarono sul Patriarca di Venezia che fu eletto il 4
agosto ed incoronato il 9.
Prese il nome di Pio X in onore dei suoi predecessori. Scelse come motto del suo pontificato “Instaurare omnia in Christo” (Paolo di Tarso) e lo attuò con coraggio e fermezza.
Una delle prime decisioni di Pio X fu proprio l'abolizione (con la costituzione apostolica “Commissum nobis”) del cosiddetto veto laicale, che spettava ad alcuni sovrani cattolici, e a causa del quale egli era divenuto pontefice.
Il
nuovo Papa, consapevole di non avere alcuna esperienza diplomatica né
una vera e propria formazione universitaria, seppe scegliere dei
collaboratori competenti come il giovane cardinale Rafael Merry del Val y
Zulueta, di soli 38 anni, poliglotta e direttore della Pontificia
Accademia Ecclesiastica, che fu nominato Segretario di Stato.
Come
il Beato Giovanni XXIII (Angelo Giuseppe Roncalli, 1958-1963) e il
Venerabile Giovanni Paolo I (Albino Luciani, 26/08-29/09 1978), che pure
passarono dal Patriarcato di Venezia al soglio di Pietro provenendo da
famiglie di origine popolare, egli rimase sempre semplice e umile. In
Vaticano visse parcamente, assistito dalle sorelle, in un appartamento
fatto allestire appositamente. Più controversa la valutazione sul
profilo politico del pontificato, la cui linea può essere caratterizzata
essenzialmente come conservatrice, in particolare per la lotta
ingaggiata contro il modernismo.
Fu
tuttavia Pio X ad avviare la riforma del diritto canonico, che
culminerà nel 1917 nella promulgazione del Codice di diritto canonico e a
redigere il catechismo che porta il suo nome.
Anche sul piano della gestione patrimoniale fu lui ad unificare i
redditi dell'obolo di S. Pietro e quelli del patrimonio del Vaticano.
Ma, soprattutto, riformò la Curia romana con la costituzione “Sapienti consilio” del 29 giugno 1908, sopprimendo vari dicasteri divenuti inutili.
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Ebbe
a confrontarsi con il problema della separazione fra Stato e Chiesa,
che emerse in Francia con l'entrata in vigore della legge del 9 dicembre
1905, nella quale si concentravano gli intenti fondamentali della
politica anti-religiosa della terza Repubblica e in particolare del
governo di Émile Combes. A partire dal 1880 si erano registrati in
Francia una serie di provvedimenti anti-religiosi tendenti alla
dissoluzione delle congregazioni religiose, di espulsione dei religiosi
regolari: insegnanti, personale infermieristico ecc.
Si
mostrò assai meno conciliante verso questa politica fortemente
anti-clericale rispetto al proprio predecessore, malgrado la maggioranza
dei vescovi francesi gli consigliasse di piegarsi alla nuova legge. La
legge emanata dal governo francese il 9 dicembre 1905 segnò il culmine
di una simile politica, decretando unilateralmente l'abrogazione del
concordato del 1801.
Pio X con l'enciclica “Vehementer Nos” (sul laicismo - separazione tra Chiesa e Stato - in Francia) dell' 11 febbraio 1906, e l'allocuzione concistoriale “Gravissimum” del 21 febbraio, e l'enciclica “Gravissimo Officii Munere” (sulle associazioni di culto in Francia) del
10 agosto, protesta solennemente contro la legislazione antireligiosa
in Francia e conforta il popolo cattolico a resistere, con mezzi legali,
onde conservare al Paese la sua tradizione cattolica.
L'ostilità del Pontefice alla nuova normativa francese compromise la creazione delle "associations culturelles",
previste dalla legge del 1905, alle quali avrebbe dovuto essere
trasferito il patrimonio della Chiesa. Tale opposizione fece sì che i
beni immobili ecclesiastici fossero trasferiti allo Stato francese. La
situazione sarebbe mutata soltanto nel 1923 con la creazione delle "associations diocésaines".
Analoghe tensioni si registrarono con il Portogallo, dopo l'avvento in quel Paese, nel 1910, della repubblica guidata da gruppi di potere anticlericali. Pio X rispose con l'enciclica "Iamdudum" (sulla legge del divorzio in Portogallo).
Dopo
l’attentato di Sarajevo all’arciduca ereditario Francesco Ferdinando,
seguì il 28 luglio 1914 l’attacco dell’Austria alla Serbia e man mano il
conflitto si estese a tutta l’Europa; per Pp Pio X, già da tempo
sofferente di gotta e quasi ottantenne, fu l’inizio della fine. Il suo
stato di salute e il deperimento fisico si accentuò e dopo una bronchite
trasformatosi bruscamente in polmonite acuta, il pontefice morì nella
notte tra il 20 e il 21 agosto 1914; fu sepolto nelle Grotte Vaticane.
In vita era indicato come un “Papa Santo”, perché correva voce di guarigioni avvenute toccando i suoi abiti, ma lui sorridendo correggeva: “Mi chiamo Sarto non Santo”.
Papa Pio X fu beatificato il 3 giugno 1951 dal Venerabile Pio XII (Eugenio Pacelli, 1939-1958) e proclamato santo dallo stesso pontefice il 29 maggio 1954.
La festa fu fissata al 3 settembre ma, dopo la riforma liturgica degli anni 60, è stata spostata al 21 agosto.
Per approfondimenti & è Pio X
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Martedì 21 Agosto
2012
S. GIOVANNI di Montemarano, Vescovo
Per saperne di più sui Santi del giorno...
San Giovanni di Montemarano
Vescovo
Viene festeggiato sia il 14 aprile, giorno del “dies natalis” (Martirologio Romano), che il 21 agosto a Montemarano, di cui è il Santo Patrono.
Il
documento con il quale la sede apostolica istituì la diocesi di
Montemarano (provincia di Avellino) probabilmente è andato perduto e
dunque non è noto da quanto tempo prima della nomina di Giovanni
esistesse, tuttavia, alla luce di quanto è noto, è possibile affermare con certezza che è lui il primo vescovo del quale si ha notizia.
iovanni nacque certamente a Montemarano, ma i fogli della "Legenda"
che parlavano della sua nascita, della sua fanciullezza e della sua
gioventù non sono giunti fino a noi perché andarono distrutti in un
incendio della cattedrale avvenuto verso il 1500.
è giunta fino ai noi, invece, la sua statua, che lo ritrae come un pastore buono e saggio, ma con lo sguardo di un bimbo.
Fu
un sacerdote umile e attivo, senza mai mettersi in vista, sempre
disponibile verso chi avesse avuto un bisogno spirituale o materiale
scontrandosi anche con i potenti per difendere i deboli.
I
suoi meriti furono riconosciuti dal clero e dal popolo che, quando la
diocesi restò vacante, lo vollero vescovo di Montemarano.
Per
questo, quando il 2 luglio 1084 giunse a Salerno S. Gregorio VII
(Ildelbrando Aldobrandeschi di Soana, 1073-1085), in fuga dalla
persecuzione dell'imperatore Enrico IV, da Montemarano gli inviarono una
delegazione. Il pontefice accolse favorevolmente i montemaranesi che
chiesero la nomina del proprio concittadino Giovanni a vescovo della
loro chiesa. Fu lo stesso Pp Gregorio VII, quando ebbe ai suoi piedi
Giovanni, che pure si era dichiarato indegno di così alta carica, a
convincerlo ad accettare.
Nominato,
quindi, dal Papa e consacrato nello stesso anno 1084 nella cattedrale
di Benevento da Roffredo I, arcivescovo di questa città, si rilevò
pienamente all'altezza dei compiti a lui impartiti dal pontefice,
dimostrandosi contemporaneamente uomo di fede e di azione.
Si
occupò con impegno per una conversione profondamente spirituale in un
secolo di corruzione, ignoranza e concussione, ma senza tralasciare il
bene materiale dei suoi concittadini.
Per
mostrare la sua carità cristiana viene citato il seguente episodio: le
terre rese infruttuose da carestie e incursioni di Saraceni e Normanni e
i beni della mensa vescovile non potevano aiutare tutti. Così egli, con
i suoi operai, dissodò i folti boschi appartenenti alla mensa vescovile
e, con l'acqua del fiume Calore, rese fertile il terreno per aiutare il
popolo.
Morì
il 14 aprile 1094, secondo la data tradizionale, o nel 1095, secondo
gli studi e le ricerche più approfondite effettuate dal prof. Mario
Gagliardo.
Venne da subito inumato nella Cripta della Cattedrale, “in loco eminenti”, dove ancora si conserva insieme con le sue reliquie ancora incorrotte dopo tanti secoli.
S. Pio X (Giuseppe Melchiorre Sarto, 1903-1914) confermò, nel 1906, il culto “ab immemorabilis” prestato a S. Giovanni che viene festeggiato sia il 14 aprile, giorno del “dies natalis”
(Martirologio Romano), che il 21 agosto a Montemarano, di cui è il S.
Patrono e dove, in Piazza del Popolo, è stata posta una statua in bronzo
che lo rappresenta a figura intera.
Nella
cattedrale dell’Assunta a Montemarano, di S. Giovanni ci sono: le
reliquie, custodite nell’urna collocata sotto l’altare di marmo, cinto
da una balaustra in legno finemente intagliato; un affresco (secolo
XIII-XIV) nell’abside centrale, ritrovato durante i lavori di restauro
ed attribuito alla scuola di Giotto; un busto in legno (secolo XV).
Significato del nome Giovanni: “il Signore è benefico, dono del Signore” (ebraico).
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Mercoledì 22
Agosto
2012
S. FILIPPO Benizi, Sacerdote O.S.M.
Per saperne di più sui Santi del giorno...
San Filippo Benizi
Sacerdote O.S.M.
(Ordine dei Servi di Maria o Serviti)
ilippo Benizi
nacque dai nobili Giacomo Benizi e Albaverde Frescobaldi in via
Guicciardini nel sestiere fiorentino d'Oltrarno il 15 agosto 1233,
giorno stesso in cui i Sette Santi Fondatori ebbero la visione della
Madonna che li chiamava al suo servizio.
Filippo
nelle intenzioni dei genitori doveva essere un medico, e perciò gli fu
prima assegnato un buon tutore, poi venne mandato a Parigi (dove gli zii
Frescobaldi avevano relazioni mercantili), e infine frequentò
l'Università di Padova, laureandosi nel 1253.
Rientrato
a Firenze, Filippo per qualche tempo esercitò effettivamente l'arte del
medico, ma, insoddisfatto, nel 1254 entrò nei Servi di Maria a Monte
Senario e prese i voti.
Venne ordinato sacerdote a Siena nel 1258 e assunse diversi incarichi di responsabilità nell'Ordine e la direzione di vari conventi.
Il
5 giugno 1267 venne eletto Priore generale dell'ordine Servita, di cui
riformò gli statuti rendendolo definitivamente un ordine mendicante :
collaborò con Giuliana Falconieri alla fondazione del terz'ordine femminile delle oblate servite (Mantellate),
da cui ebbe poi origine il ramo femminile dell'ordine. Per sua opera,
l'ordine ebbe rapida diffusione, soprattutto in Italia e Francia.
Nel 1268, morto papa Clemente IV (Guy Foulques, 1265-1268),
ci sono i famosi tre anni di discussioni fra i cardinali a Viterbo
prima di eleggere Gregorio X (Teobaldo Visconti, 1271-1276). Secondo una
Legenda, a un certo punto, il
suo nome circolò tra quelli dei papabili: giudicandosi indegno di tale
onore, Filippo Benizi si sottrasse all'elezione rifugiandosi in una
grotta a Bagni S. Filippo sul Monte Amiata. Di questo non c’è prova: ma che la voce sia corsa è un segno certo del suo prestigio ormai universale nella Chiesa.
Filippo intervenne, nel 1274, al II Concilio di Lione, che,
in esecuzione di uno dei decreti del Concilio Lateranense IV che
proibiva la fondazione di nuovi ordini, soppresse tutti gli ordini
mendicanti non ancora approvati dalla Santa Sede: grazie alla sua
insistenza, l'Ordine venne ristabilito da Pp Giovanni XXI (Pietro di Giuliano, 1276-1277).
Fu incaricato da Pp Martino IV (Simon de Brion, 1281-1285) di
predicare in varie città d'Italia la pace tra le fazioni guelfa e
ghibellina, i cui scontri stavano insanguinando varie città: durante una
delle sue missioni, ebbe modo a Forlì di convertire Pellegrino Laziosi,
tra i capi di una delle fazioni in lotta, che in seguito all'incontro
decise di entrare tra i serviti, divenendone poi il santo più venerato.
Altri
miracoli gli vengono attribuiti in vita, ma il miracolo vero e
continuato sono i numerosi santi e beati che si sono formati alla sua
scuola e sul suo esempio, giorno per giorno. Filippo Benizi muore a Todi, in uno dei conventi più poveri dell’Ordine, il 22 agosto 1285, di ritorno da Roma.
Nell’Ordine si comincia subito a chiamarlo santo, ma a canonizzarlo solennemente sarà papa Clemente X (Emilio Altieri, 1670-1676) nel 1671.
Il corpo è custodito a Todi nel santuario a lui dedicato.
I Servi di Maria lo ricordano il 23 agosto.
Significato del nome Filippo : "che ama i cavalli" (greco).
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Giovedì 23 Agosto
2012
S. ROSA da Lima, Vergine (memoria facoltativa)
Per saperne di più sui Santi del giorno...
Santa Rosa da Lima, Vergine (memoria facoltativa)
osa da Lima,
al secolo Isabel Flores de Oliva, nacque nella capitale dell'allora
ricco Perù, il 20 aprile 1586, decima di tredici figli. Era figlia di
una nobile famiglia, di origine spagnola. Il padre si chiamava Gaspare
Flores, gentiluomo della Compagnia degli Archibugi, la madre donna Maria
de Oliva.
I
suoi numerosi agiografi (esistono circa 400 agiografie su di lei)
raccontano che a tre mesi dalla nascita la sua culla sarebbe stata
circondata da rose. Ma il nome di Rosa glielo diede, per la prima
volta, la serva affezionata, di origine india, Mariana, che le faceva da
balia, la quale, colpita dalla bellezza della bambina, le diede il nome
di un fiore. “Sei bella - le disse - sei rosa”.
Fu
cresimata dall'arcivescovo di Lima, anche lui Santo, Toribio de
Mogrovejo, che le confermò, tra l'altro, in onore alle sue straordinarie
doti fisiche e morali, quell'appellativo datole dalla serva india. Rosa
ad esso aggiunse “di Santa Maria” ad esprimere il tenerissimo amore che
sempre la legò alla Vergine Madre del cielo soprattutto sotto il titolo
di Regina del Rosario, la quale non mancò di comunicarle il dono
dell'infanzia spirituale fino a farle condividere la gioia e l'onore di
stringere spesso tra le braccia il Bambino Gesù.
Visse
un'infanzia serena ed economicamente agiata. Ben presto, però, la sua
famiglia subì un tracollo finanziario. Rosa, che aveva studiato con
impegno, aveva una discreta cultura ed aveva appreso l'arte del ricamo.
Si rimboccò, quindi, le maniche, aiutando la famiglia in ogni genere di
attività, dai lavori casalinghi alla coltivazione dell'orto ed al
ricamo, onde potersi guadagnare da vivere.
Sin
da piccola aspirò a consacrarsi a Dio nella vita claustrale, ma il
Signore le fece conoscere la sua volontà che rimanesse vergine nel
mondo. Ebbe modo di leggere qualcosa di S. Caterina da Siena e subito la
elesse a propria madre e sorella, facendola suo modello di vita,
apprendendo da lei l'amore per Cristo, per la sua Chiesa e per i
fratelli indios.
Come
la santa senese vestì l'abito del Terz'ordine domenicano quando aveva
vent'anni. Allestì nella casa materna una sorta di ricovero per i
bisognosi, dove prestava assistenza ai bambini ed agli anziani
abbandonati, in special modo a quelli di origine india. Sempre come
Caterina, fu resa degna di soffrire la passione del Suo divino Sposo, ma
provò pure la sofferenza della “notte oscura”
che durò ben 15 anni. Ebbe anche lo straordinario dono delle nozze
mistiche. Fu arricchita dal suo Celeste Sposo altresì di vari carismi
come quello di compiere miracoli, della profezia e della bilocazione.
Dal
1609 si richiuse in una cella di appena due metri quadrati, costruita
nel giardino della casa materna, dalla quale usciva solo per la funzione
religiosa, dove trascorreva gran parte delle sue giornate in ginocchio,
a pregare ed in stretta unione con il Signore e delle sue visioni
mistiche, che iniziarono a prodursi con impressionante regolarità, tutte
le settimane, dal giovedì al sabato.
Nel
1614, obbligata a viva forza dai familiari, si trasferì nell'abitazione
della nobile Maria de Ezategui, dove morì, straziata dalle privazioni,
tre anni dopo.
Condivise
la sofferenza degli indios, che si sentivano avviliti, emarginati,
vilipesi, maltrattati soltanto a motivo della loro diversità di razza e
di condizione sociale.
Sentendosi avvicinare la morte, confidò “Questo è il giorno delle mie nozze eterne”: era il 24 agosto 1617; aveva poco più di trentun'anni.
Il
giorno del suo funerale, alcuni devoti si gettavano sopra il suo corpo
per cercare di strapparle parti dei vestiti ed avere così una reliquia.
Rosa fu beatificata, nel 1668, da Pp Clemente IX (Giulio Rospigliosi, 1667-1669).
Due anni dopo fu insolitamente proclamata patrona principale delle
Americhe, delle Filippine e delle Indie occidentali: si trattava di un
riconoscimento singolare dal momento che un decreto di PP Urbano VIII
(Maffeo Barberini, 1623-1644) del 1630 stabiliva che non potessero darsi quali protettori di regni e città persone che non fossero state canonizzate.
Fu comunque canonizzata il 12 aprile 1671 da Pp Clemente X (Emilio Altieri, 1670-1676).
Il suo corpo è venerato nella Basilica Domenicana del S. Rosario a Lima.
Con la riforma del calendario liturgico, la commemorazione di S. Rosa da Lima fu spostata dal 30 al 23 agosto.
Curiosità
: A Santa Rosa fu dedicato un dolce, la Sfogliatella "Santarosa",
inventato nel settecento dalle monache domenicane del Conservatorio di
Santa Rosa da Lima di Conca dei Marini, un cittadina sulla Costiera
Amalfitana.
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Giovedì 23 Agosto
2012
B. WLADYSLAW Findysz, Sacerdote e martire in Polonia
Per saperne di più sui Santi del giorno...
Beato Władysław Findysz
Sacerdote e martire in Polonia
(† Nowy Żmigród, 21 agosto 1964)
ładysław Findysz
nasce a Krościenku Niżnym (Polonia) il 13 dicembre 1907 da Stanisław
Findysz e Apollonia Rachwał, contadini di antica tradizione cattolica.
Giovane
ginnasiale entra nel Sodalizio Mariano. Nel maggio del 1927 sostiene
gli esami di maturità e nell’autunno entra nel Seminario Maggiore di
Przemyśl dove intraprende gli studi filosofico-teologici.
Il 19 giugno 1932 è ordinato sacerdote, nella cattedrale di Przemyśl, da Mons. Anatol Nowak, vescovo della Diocesi.
Il
1° agosto 1932 don Władysław intraprende la funzione di secondo vicario
nella parrocchia di Borysław (oggi Ucraina); il 17 settembre 1935 è
nominato vicario nella parrocchia di Drohobycz (oggi Ucraina); il 1°
agosto 1937 viene trasferito come vicario nella parrocchia di Strzyżów,
dove, il 22 settembre 1939, è nominato amministratore parrocchiale.
In
seguito, il 10 ottobre 1940, riceve la nomina di Vicario a Jasło e, l’8
luglio 1941, quella di amministratore della parrocchia dei SS. Apostoli
Pietro e Paolo a Nowy Żmigród. Dopo un anno, il 13 agosto 1942, viene
nominato parroco della suddetta parrocchia.
Fra l’assiduo lavoro pastorale e le esperienze dolorose della guerra sono passati, per don Władysław, tre anni di vita pastorale a Nowy Żmigród.
Il
3 ottobre 1944, come tutti gli abitanti, viene espulso dai tedeschi. Al
suo ritorno, il 23 gennaio 1945, si dedica a riorganizzare la
parrocchia.
Dopo
la guerra il suo servizio si svolge in tempi duri sotto il governo
comunista. Don Władysław continua l’opera di rinnovamento morale e
religioso della parrocchia, si prodiga per preservare i fedeli,
soprattutto giovani, dalla programmata ed intensiva ateizzazione
comunista; aiuta, anche materialmente, tutti gli abitanti della
parrocchia, indipendentemente dalla loro nazionalità o confessione;
salva numerose famiglie di Łemki (grecocattolici), severamente
perseguitati dalle autorità comuniste e minacciati di essere espulsi
senza pietà dai loro luoghi di residenza.
Il lavoro pastorale di don Władysław è molto scomodo per le autorità comuniste. Fin dal 1946 è sorvegliato dai servizi segreti.
Nel
1952 l’autorità scolastica lo sospende dall’esercizio dell'insegnamento
della catechesi nel Liceo. Non può agire nel territorio dell’intera
parrocchia perché l’autorità del distretto, per ben due volte (nel 1952 e
nel 1954) respinge la sua richiesta di permesso di soggiorno nella zona
di confine, dove si trovava una parte della parrocchia.
Nel 1963 inizia l'attività pastorale di “opere conciliari di bontà”
(il sostegno spirituale del Concilio Vaticano II); spedisce
lettere-appelli ai parrocchiani in situazione religiosa e morale
irregolare esortandoli ed incoraggiandoli a rimettere in ordine la loro
vita cristiana. Le autorità comuniste reagiscono a questa azione con
grande severità e lo accusano di costringere i fedeli a pratiche e riti
religiosi.
Il
25 novembre 1963, interrogato dalla Procura di Voivodato a Rzeszów,
viene arrestato e condotto nel carcere di Castello di Rzeszów. Nei
giorni 16-17 dicembre 1963 si svolge il processo presso il tribunale di
Voivodato a Rzeszów e viene pronunciato il verdetto di condanna a due
anni e sei mesi di reclusione. Dal carcere di Castello di Rzeszów, dove
viene sottoposto a maltrattamenti e umiliazioni fisiche, psichiche e
spirituali, il 25 gennaio 1964, viene trasferito nel Carcere Centrale di
Cracovia.
Don
Władysław, poco prima di essere arrestato (settembre 1963), aveva
subito un’operazione pericolosa, l’asportazione della tiroide
nell’ospedale di Gorlice, e lo stato della sua salute rimaneva incerto
per la minaccia di complicazioni. L’indagine, il processo e le prove del
carcere esercitano, senza dubbio, un grande influsso sullo sviluppo
della malattia di don Władysław che deve essere ricoverato nell’ospedale
della prigione. Ciò malgrado, la sua salute non presenta sostanziale
miglioramento per mancanza di cure e medici specialisti: in pratica è
condannato ad una morte lenta.
Date
le sue ormai gravissime condizioni di salute, il 29 febbraio 1964, dal
carcere, ritorna a Nowy Żmigród. Rimane nella canonica con grande
pazienza e sottomissione alla volontà di Dio, sopportando le sofferenze
della malattia e dell’esaurimento. In aprile viene ricoverato
nell’ospedale specialistico di Breslavia. Nonostante le cure, gli esami
clinici confermano la diagnosi del carcinoma tra l’esofago e lo stomaco.
Le ricerche, le osservazioni dell’ospedale e gli esami complementari
confermano che il carcinoma di cui sopra, per lo stadio raggiunto, non
permette l’operazione chirurgica.
Durante
i mesi estivi, nel Seminario Maggiore di Przemyśl, partecipa al ritiro
spirituale per i sacerdoti: questo è il suo ultimo ritiro in
preparazione alla morte.
La
mattina del 21 agosto 1964, dopo avere ricevuto i Sacramenti, muore
nella canonica di Nowy Żmigród e il 24 agosto viene sepolto nel cimitero
parrocchiale della stessa città. Il funerale è presieduto da Monsignor
Stanislao Jakiel, Vescovo Ausiliare della Diocesi di Przemyśl, con la
partecipazione di 130 sacerdoti e numerosi fedeli.
Il
27 giugno 2000 il Vescovo di Rzeszów Mons. Kazimierz Górny, dietro
numerose richieste dei fedeli, inizia l’inchiesta diocesana per la
beatificazione di Władysław Findysz.
Il 20 dicembre 2004, alla presenza del Beato Giovanni Paolo II (Karol Józef Wojtyła, 1978-2005) è
stato promulgato il decreto della Congregazione delle Cause dei Santi
che riconosce padre Władysław Findysz martire per la fede.
A conclusione del III Congresso Eucaristico Nazionale Polacco, il cardinale Jozef Glemp,
primate di Polonia, secondo il nuovo rituale, che con Papa Benedetto
XVI si è voluto instaurare riguardo le future beatificazioni, che non
saranno più esclusivamente celebrate dal papa, ma con la sua
approvazione e lettera apostolica verranno celebrate anche da cardinali
incaricati o dalle Chiese nazionali, ha beatificato padre Władysław Findysz il 19 giugno 2005, nella Piazza Józef Piłsudski a Varsavia. Insieme a lui sono stati beatificati 2 altri sacerdoti polacchi: Ignacy Kłopotowski (memoria 7 settembre) e Bronisław Markiewicz (memoria 30 gennaio)
Per approfondimenti & è Biografia
Significato del nome Ladislao: "signore, che governa glorioso" (polacco).
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Venerdì 24 Agosto
2012
S. BARTOLOMEO Apostolo (festa)
Per saperne di più sui Santi del giorno...
San Bartolomeo Apostolo
Catechesi di Papa Benedetto XVI
(4 ottobre 2006)
Cari fratelli e sorelle,
nella
serie degli Apostoli chiamati da Gesù durante la sua vita terrena, oggi
è l'apostolo Bartolomeo ad attrarre la nostra attenzione. Negli antichi
elenchi dei Dodici egli viene sempre collocato prima di Matteo, mentre
varia il nome di quello che lo precede e che può essere Filippo (cfr Mt 10,3; Mc 3,18; Lc 6,14) oppure Tommaso (cfr At
1,13). Il suo nome è chiaramente un patronimico, perché formulato con
esplicito riferimento al nome del padre. Infatti, si tratta di un nome
di probabile impronta aramaica, bar Talmay, che significa appunto "figlio di Talmay".
Di
Bartolomeo non abbiamo notizie di rilievo; infatti, il suo nome ricorre
sempre e soltanto all'interno delle liste dei Dodici citate sopra e,
quindi, non si trova mai al centro di nessuna narrazione.
Tradizionalmente, però, egli viene identificato con Natanaele: un nome
che significa "Dio ha dato". Questo Natanaele proveniva da Cana (cfr Gv 21,2) ed è quindi possibile che sia stato testimone del grande "segno" compiuto da Gesù in quel luogo (cfr Gv
2, 1-11). L'identificazione dei due personaggi è probabilmente motivata
dal fatto che questo Natanaele, nella scena di vocazione raccontata dal Vangelo di Giovanni,
è posto accanto a Filippo, cioè nel posto che ha Bartolomeo nelle liste
degli Apostoli riportate dagli altri Vangeli. A questo Natanaele,
Filippo aveva comunicato di aver trovato “colui del quale hanno scritto Mosè nella Legge e i Profeti: Gesù, figlio di Giuseppe, da Nazaret” (Gv 1,45). Come sappiamo, Natanaele gli oppose un pregiudizio piuttosto pesante: “Da Nazaret può mai venire qualcosa di buono?” (Gv
1,46a). Questa sorta di contestazione è, a suo modo, importante per
noi. Essa, infatti, ci fa vedere che, secondo le attese giudaiche, il
Messia non poteva provenire da un villaggio tanto oscuro come era
appunto Nazaret (vedi anche Gv
7,42). Al tempo stesso, però, pone in evidenza la libertà di Dio, che
sorprende le nostre attese facendosi trovare proprio là dove non ce lo
aspetteremmo. D'altra parte, sappiamo che Gesù in realtà non era
esclusivamente “da Nazaret”, ma che era nato a Betlemme (cfr Mt 2,1; Lc 2,4) e che ultimamente veniva dal cielo, dal Padre che è nei cieli.
Un'altra
riflessione ci suggerisce la vicenda di Natanaele: nel nostro rapporto
con Gesù non dobbiamo accontentarci delle sole parole. Filippo, nella
sua replica, fa a Natanaele un invito significativo: “Vieni e vedi!” (Gv
1,46b). La nostra conoscenza di Gesù ha bisogno soprattutto di
un'esperienza viva: la testimonianza altrui è certamente importante,
poiché di norma tutta la nostra vita cristiana comincia con l'annuncio
che giunge fino a noi ad opera di uno o più testimoni. Ma poi dobbiamo
essere noi stessi a venir coinvolti personalmente in una relazione
intima e profonda con Gesù; in modo analogo i Samaritani, dopo aver
sentito la testimonianza della loro concittadina che Gesù aveva
incontrato presso il pozzo di Giacobbe, vollero parlare direttamente con
Lui e, dopo questo colloquio, dissero alla donna: “Non
è più per la tua parola che noi crediamo, ma perché noi stessi
abbiamo udito e sappiamo che questi è veramente il salvatore del mondo” (Gv 4,42).
Tornando alla scena di vocazione, l'evangelista ci riferisce che, quando Gesù vede Natanaele avvicinarsi esclama: “Ecco davvero un Israelita, in cui non c'è falsità” (Gv 1,47). Si tratta di un elogio che richiama il testo di un Salmo: “Beato l'uomo ... nel cui spirito non c'è inganno” (Sal 32,2), ma che suscita la curiosità di Natanaele, il quale replica con stupore: “Come mi conosci?” (Gv 1,48a). La risposta di Gesù non è immediatamente comprensibile. Egli dice: “Prima che Filippo ti chiamasse, io ti ho visto quando eri sotto il fico” (Gv
1,48b). Non sappiamo che cosa fosse successo sotto questo fico. è
evidente che si tratta di un momento decisivo nella vita di Natanaele.
Da queste parole di Gesù egli si sente toccato nel cuore, si sente
compreso e capisce: quest'uomo sa tutto di me, Lui sa e conosce la
strada della vita, a quest'uomo posso realmente affidarmi. E così
risponde con una confessione di fede limpida e bella, dicendo: “Rabbì, tu sei il Figlio di Dio, tu sei il re d'Israele” (Gv
1,49). In essa è consegnato un primo, importante passo nell'itinerario
di adesione a Gesù. Le parole di Natanaele pongono in luce un doppio
complementare aspetto dell'identità di Gesù: Egli è riconosciuto sia nel
suo rapporto speciale con Dio Padre, di cui è Figlio unigenito, sia in
quello con il popolo d'Israele, di cui è dichiarato re, qualifica
propria del Messia atteso. Non dobbiamo mai perdere di vista né l'una né
l'altra di queste due componenti, poiché se proclamiamo di Gesù
soltanto la dimensione celeste, rischiamo di farne un essere etereo ed
evanescente, e se al contrario riconosciamo soltanto la sua concreta
collocazione nella storia, finiamo per trascurare la dimensione divina
che propriamente lo qualifica.
Sulla
successiva attività apostolica di Bartolomeo-Natanaele non abbiamo
notizie precise. Secondo un'informazione riferita dallo storico Eusebio
del secolo IV, un certo Panteno avrebbe trovato addirittura in India i
segni di una presenza di Bartolomeo (cfr Hist. eccl.
V, 10, 3). Nella tradizione posteriore, a partire dal Medioevo, si
impose il racconto della sua morte per scuoiamento, che divenne poi
molto popolare. Si pensi alla notissima scena del Giudizio Universale
nella Cappella Sistina, in cui Michelangelo dipinse san Bartolomeo che
regge con la mano sinistra la propria pelle, sulla quale l'artista
lasciò il suo autoritratto. Sue reliquie sono venerate qui a Roma nella
Chiesa a lui dedicata sull'Isola Tiberina, dove sarebbero state portate
dall'imperatore tedesco Ottone III nell'anno 983. Concludendo, possiamo
dire che la figura di san Bartolomeo, pur nella scarsità delle
informazioni che lo riguardano, resta comunque davanti a noi per dirci
che l'adesione a Gesù può essere vissuta e testimoniata anche senza il
compimento di opere sensazionali. Straordinario è e resta Gesù stesso, a
cui ciascuno di noi è chiamato a consacrare la propria vita e la
propria morte.
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Sabato 25 Agosto
2012
S. GIUSEPPE CALASANZIO, Sacerdote (memoria facoltativa)
Per saperne di più sui Santi del giorno...
San Giuseppe Calasanzio
Sacerdote e fondatore (memoria facoltativa)
iuseppe Calasanzio, al secolo José de Calasanz,
nacque a Peralta del Sal (Spagna) nel 1557. Fu ordinato sacerdote nel
1583, all’età di 26 anni. Dopo aver coperto importanti mansioni in
diverse diocesi spagnole, nel 1592, partì
verso Roma, dove si commosse per la miseria della gioventù nel
quartiere più povero della città. Ascoltò la voce del Signore, che gli
disse: “Giuseppe, datti ai poveri. Insegna a questi bambini e bada ad essi.”
Calasanzio, sentendo compassione per i bambini poveri ed abbandonati che vivevano a Roma, fondò, nel 1597, nella Chiesa di Santa Dorotea la “prima scuola pubblica e gratuita dell'Europa”. Il suo scopo educativo rimase riassunto nel suo lemma di “pietà e lettere” che può tradursi per “fede e cultura”.
Alla sua opera diede il nome di “Scholae Piae” (Scuole Pie). Nel 1617 fu fondata la “Congregazione Paolina dei Chierici Regolari Poveri della Madre di Dio delle Scuole Pie” (il nome "paolina"
viene dal Pp Paolo V - Camillo Borghese - che l'approvò), elevata poi
da Pp Gregorio XV (Alessandro Ludovisi, 1621-1623) ad Ordine Religioso
nel 1621 col nome attuale.
Il
centro delle sue idee educative fu il rispetto per la personalità di
ogni bambino e il vedere in essi l'immagine di Cristo. Per mezzo delle
sue Scuole Pie, tentò di servire le necessità fisiche e
spirituali dei giovani a suo carico. Calasanzio fu amico di Galileo, il
grande scienziato, e diede grande importanza alle scienze e alla
matematica, come all'umanistica, nell'educazione della gioventù.
Il
sogno e desiderio di Giuseppe Calasanzio di educare tutti i bambini, le
sue scuole per i poveri, il suo appoggio alla scienza di Galileo, e la
sua vita di santità al servizio dei bambini e dei giovani, gli
guadagnarono l'opposizione di molti nelle classi dirigenti della società
e nella gerarchia ecclesiastica. Ma Calasanzio mostrò una pazienza
esemplare di fronte ai problemi.
Morì
novantunenne il 25 agosto 1648 a Roma dove è sepolto sotto l'altare
maggiore della chiesa di S. Pantaleo, presso la nota Piazza Navona.
Papa
Benedetto XIV (Prospero Lorenzo Lambertini, 1740-1758) lo beatificò il
18 agosto del 1748. Venne canonizzato da Pp Clemente XIII (Carlo
Rezzonico, 1758-1769) il 16 luglio 1767 e proclamato, nel 1948, dal Venerabile Pio XII (Eugenio Pacelli, 1939-1958), “Patrono davanti a Dio di tutte le scuole popolari cristiane del mondo”.
Il Beato Giovanni Paolo II (Karol Józef Wojtyła, 1978-2005), affermò che “San
Giuseppe Calasanzio prese per modello Cristo e cercò di trasmettere ai
giovani, oltre alla scienza profana, la saggezza del Vangelo, insegnando
loro a captare l'azione amorosa di Dio.”
“Chi non ha spirito per insegnare ai poveri, non ha la vocazione del nostro Istituto”.
Anno 1630, (n. 1420)
I
Religiosi che seguono lo stile di vita S. Giuseppe Calasanzio
professano quattro voti solenni: povertà, castità, obbedienza, e
dedizione all'educazione della gioventù; si chiamano Scolopi (Scholae Piae) nei paesi di lingua neolatina, mentre si chiamano Piaristi in quelli di lingua tedesca e slava.
Attualmente
gli Scolopi sacerdoti e fratelli, che svolgono la loro missione in 32
stati dell'Europa, dell'Asia, dell'Africa e delle Americhe, sono 1600. I
centri in cui essi operano sono 200.
La
loro opera di Religiosi - Sacerdoti - Educatori è rivolta soprattutto a
favore dei giovani attraverso l'insegnamento nella scuola, la
catechesi, l'animazione dei gruppi e dei centri giovanili, le missioni, i
centri educativi e di assistenza, le parrocchie.
Significato del nome Giuseppe : "aggiunto [in famiglia]" (ebraico).
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Domenica
26 Agosto 2012
S. ALESSANDRO di Bergamo, Martire
Per saperne di più sui Santi del giorno...
S. Alessandro di Bergamo
Martire
lessandro,
Patrono della città di Bergamo, è raffigurato, tradizionalmente, in
veste di soldato romano con un vessillo recante un giglio bianco. Il
vessillo sarebbe stato quello della Legione Tebea comandata da S.
Maurizio (legione romana composta secondo la leggenda da soldati
egiziani della Tebaide) nella quale Alessandro sarebbe stato, secondo
gli Atti del martirio, comandante di centuria.
Questa centuria
fu spostata intorno all'anno 301 dalla Mesopotamia alle regioni
occidentali, prima a Colonia, poi a Brindisi, sino a giungere in Africa.
Durante il lungo viaggio dei legionari, diverse persecuzioni contro i
cristiani furono ordinate dall'imperatore Agrippina, ma molti soldati si
rifiutarono di eseguire gli ordini pagando con la decimazione, avvenuta
ad Agaunum, nell'odierna Saint Maurice-en-Valais che si trova nel
cantone Vallese, in Svizzera.
Tra
gli scampati al massacro, Alessandro riparò con alcuni suoi compagni in
Italia, ma fu imprigionato a Milano (nel luogo dove oggi sorge la
basilica di S. Alessandro in Zebedia) e qui si rifiutò di abiurare alla
fede cristiana come ordinatogli dall'imperatore Massimiano.
Fuggito
dalla prigione, grazie all'aiuto di S. Fedele e del vescovo S. Materno,
sulla strada verso Como, secondo la leggenda, compì il miracolo di
risuscitare un defunto.
Dopo
essere stato riconosciuto, catturato e riportato davanti a Massimiano,
Alessandro abbatté l'ara preparata per il sacrificio agli dei romani,
facendo infuriare l'imperatore che lo condannò a morte per
decapitazione. La leggenda vuole che il carnefice non osasse colpirlo
poiché Alessandro gli appariva come un monte e, per lo spavento, gli si
sarebbero irrigidite le braccia: la stessa sorte sarebbe toccata ad
altri soldati chiamati ad eseguire la condanna; pertanto fu rimesso in
carcere, a morire di stenti, ma riuscì nuovamente a fuggire.
Alessandro
passò l'Adda all'asciutto e si nascose in un bosco vicino a Bergamo,
presso il Ponte della Morla (luogo dove sorge oggi la Chiesa di S.
Alessandro alla Morla) presso un patrizio locale, Crotacio. A Bergamo
Alessandro iniziò un'opera di conversione alla fede cristiana degli
abitanti della città, tra cui i futuri martiri Fermo e Rustico, parenti
di Crotacio. Fu presto scoperto da alcuni soldati romani che lo
condussero in catene a Bergamo, dove fu condannato alla decapitazione;
questa volta fu eseguita senza intoppi il 26 agosto 303 nel luogo dove
ancora sorge la Chiesa di S. Alessandro in Colonna.
Grazie
alla nobildonna Santa Grata, il corpo del martire fu trafugato e
trasportato nel podere della famiglia di lei, dove fu inumato. La santa,
alcuni giorni dopo l'esecuzione, avrebbe trovato le spoglie di S.
Alessandro, la cui presenza era segnalata da gigli, cresciuti in
corrispondenza di alcune gocce del sangue del martire, le avrebbe
raccolte e fatte seppellire in un orto della sua famiglia, fuori della
città, là dove sarebbe sorta la grande basilica di S. Alessandro, poi
abbattuta durante la costruzione delle mura venete di Bergamo.
Il corpo di S. Alessandro si venera nella cappella gentilizia del castello ducale di Pescolanciano (Isernia - Molise).
Significato del nome Alessandro: “protettore di uomini” (greco).
Per approfondimenti & è Sant'Alessandro
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Primer
Anterior
1213 a 1227 de 1557
Següent
Darrer
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