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Resposta  Mensagem 1 de 1557 no assunto 
De: Enzo Claudio  (Mensagem original) Enviado: 29/11/2009 08:44
Domenica 29 Novembre
San Francesco Antonio Fasani

Lucera, 6 agosto 1681 - Lucera, 29 novembre 1742

Ancor giovane fu accolto tra i Minori Conventuali. Si distinse subito per la sua vita integerrima e fu esempio di austerità e zelo sacerdotale. Eletto Ministro Provinciale promosse le regolare disciplina in tutta la Provincia. Propagò la devozione alla Vergine Immacolata, e per circa 40 anni si rese famoso nelle Puglie per la sua ardente parola e per la grande carità verso i poveri, gli orfani e i carcerati. Fu canonizzato da Giovanni Paolo II il 13 aprile 1986.


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Resposta  Mensagem 1183 de 1557 no assunto 
De: lore luc Enviado: 03/08/2012 03:32

Venerdì  3 Agosto  2012

S. ASPRENO, 1° vescovo di Napoli

image Per saperne di più sui Santi del giorno...

Sant’Aspreno

1° vescovo di Napoli

 

Moltissimi napoletani, presi dalla grande devozione per il patrono principale della città, S. Gennaro, e dal suo periodico spettacolare miracolo della liquefazione del sangue (3 volte l’anno : 1) ottava del primo sabato di maggio; 2) ottava del 19 settembre; 3) 16 dicembre) hanno dimenticato o addirittura ignorano che il primo vescovo della nascente comunità cristiana di Napoli fu S. Aspreno, mentre S. Gennaro fu vescovo di Benevento e morto martire a Pozzuoli.

 

Aspreno sarebbe vissuto tra il I e il II sec. d.C.. Secondo il Calendario Marmoreo Napoletano, un'antica stele sulla quale ci sono i nomi dei vescovi di Napoli sino al IX secolo, la sua guida pastorale sarebbe stata di circa 23 anni.

La sua vita si sarebbe svolta sotto gli imperatori Traiano e Adriano. Fu particolarmente ricolmo d'amore verso i poveri e si dimostrò sempre disponibile verso qualsiasi persona al di là del ceto e della condizione sociale; il suo speciale carisma fece accrescere la comunità cristiana  napoletana.

 

Della sua vita non si sa niente di certo ma un’antichissima leggenda, ripresa poi da testi successivi con rimaneggiamenti, narra che S. Pietro, fondata la Chiesa d’Antiochia, dirigendosi verso Roma con alcuni discepoli, passò per Napoli dove avrebbe guarito da un male una vecchia la quale si sarebbe convertita e sarebbe poi divenuta S. Candida la Vecchia.

Candida avrebbe portato da Pietro proprio Aspreno, anch'egli infermo. La leggenda narra che, a guarigione avvenuta, Aspreno si convertì e quando Pietro dovette lasciare Napoli per Roma consacrò l'uomo vescovo poiché nel frattempo la comunità cristiana era divenuta ampia e necessitava di un pastore.

 

Il vescovo Aspreno avrebbe fatto costruire la chiesa di Santa Maria del Principio, dove poi sarebbe sorta la Basilica di Santa Restituta e quindi il Duomo di Napoli.

La leggenda attribuisce ad Aspreno anche la fondazione della Basilica di San Pietro ad Aram, prima chiesa napoletana dove è ancora presente l'altare su cui Pietro avrebbe celebrato la mensa eucaristica.

Il santo vescovo morì ricco di meriti, e vari miracoli furono ottenuti per sua intercessione. Fu sepolto, secondo la tradizione, nell'oratorio della chiesa di Santa Maria del Principio.

 

Alcuni studi più recenti accertarono che fu posto nelle catacombe di S. Gennaro, nella cui basilichetta superiore vi erano le immagini, non ben conservate, dei primi 14 vescovi napoletani;  il vescovo Giovanni lo Scriba (842-849) fece trasportare i resti nella basilica Stefania, dedicando ad ognuno una tumulazione con immagine e S. Aspreno sotto l’altare della cappella a lui dedicata.

 

Nella Cappella del tesoro di S. Gennaro, che si trova nel Duomo, vi è, insieme a quello di Gennaro e degli altri 50 santi protettori di Napoli, il suo busto d'argento e si ritiene che nel tesoro ci sia il bastone con cui l'apostolo Pietro lo guarì dalla malattia.

 

Nella Chiesa di Sant’Aspreno al Porto, a lui dedicata, si trova il suo Pastorale. Una seconda chiesa, a Napoli, si chiama Sant’Aspreno ai Crociferi; inoltre una cappella gli è dedicata nell’antichissima basilica di Santa Restituta che comunica con il Duomo di Napoli.

 

Sant’Aspreno fu il primo patrono di Napoli ma, dal 1673, è passato in seconda posizione dietro S. Gennaro.

è particolarmente invocato per curare l’emicrania; la sua festa liturgica viene ricordata nel Martirologio Romano e nel Calendario Marmoreo al 3 agosto.


Resposta  Mensagem 1184 de 1557 no assunto 
De: lore luc Enviado: 04/08/2012 03:24

Sabato  4 Agosto  2012

S. GIOVANNI MARIA Vianney (memoria)

image Per saperne di più sui Santi del giorno...

San Giovanni Maria Vianney (Curato d’Ars)

Patrono dei Parroci

(memoria)

 

G

iovanni Maria (Jean-Marie, in francese) Vianney, quarto di sei figli, nacque a Dardilly l’8 maggio 1786, da Mathieu e da Marie Béluse. La sua era una famiglia contadina di discrete condizioni, con una solida tradizione cristiana, prodiga nelle opere di carità.

I suoi studi sono stati un disastro, e non solo per la Rivoluzione francese...: è lui che non ce la fa col latino, non sa argomentare né predicare... Per farlo sacerdote c'è voluta la tenacia dell'abbé Charles Balley, parroco di Ecully, presso Lione: gli ha fatto scuola in canonica, l'ha avviato al seminario, lo ha riaccolto quando è stato sospeso dagli studi e, dopo un altro periodo di preparazione,  lo fa ordinare sacerdote a Grenoble il 13 agosto 1815, a 29 anni, mentre gli inglesi portano Napoleone prigioniero a Sant'Elena.

 

Giovanni Maria Vianney, appena prete, torna a Ecully come vicario dell'abbé Balley. Vi rimase per poco più di due anni, fino alla morte del suo protettore, avvenuta il 16 dicembre 1817. Allora lo mandano vicino a Bourg-en-Bresse, ad Ars, un borgo con meno di trecento abitanti, che diventerà parrocchia soltanto nel 1821: poca gente, frastornata da 25 anni di sconquassi.

Il curato d'Ars è tra questa gente, con un suo rigorismo male accetto, con la sua impreparazione, tormentato dal sentirsi incapace. Aria di fallimento, angoscia, voglia di andarsene...ma dopo alcuni anni ad Ars viene gente da ogni parte : quasi dei pellegrinaggi. Vengono per lui, conosciuto in altre parrocchie dove va ad aiutare o a supplire parroci, specie nelle confessioni. Le confessioni: ecco perché vengono. Questo curato deriso da altri preti, e anche denunciato al vescovo per le “stranezze” e i “disordini”, è costretto a stare in confessionale sempre più a lungo (10 e più ore al giorno).

 

E ormai ascolta anche il professionista di città, il funzionario, la gente autorevole, chiamata ad Ars dai suoi straordinari talenti nell'orientare e confortare, attirata dalle ragioni che sa offrire alla speranza, dai mutamenti che il suo parlare tutto minuscolo sa innescare. Qui si potrebbe parlare di successo, di rivincita del curato d'Ars, e di una sua trionfale realizzazione. Invece continua a credersi indegno e incapace, tenta due volte la fuga e poi deve tornare ad Ars, perché lo aspettano in chiesa, venuti anche da lontano.

 

Sempre la messa, sempre le confessioni, fino alla caldissima estate 1859, quando non può più andare nella chiesa piena di gente perché sta morendo. Paga il medico dicendogli di non venire più: ormai le cure sono inutili, ed infatti raggiunge il Padre il 4 agosto. 

Annunciata la sua morte, “treni e vetture private non bastano più”, scrive un testimone. Dopo le esequie il suo corpo rimane ancora esposto in chiesa per dieci giorni e dieci notti.

 

S. Pio X (Giuseppe Sarto, 1903-1914) lo ha proclamato Beato l'8 gennaio 1905: è stato canonizzato il 31 maggio 1925 da Pp Pio XI (Ambrogio Damiano Achille Ratti, 1922-1939 ), che nel 1929 lo ha anche dichiarato Patrono dei parroci.

 

Nel centenario della morte, il 1 agosto 1959, il Beato Giovanni XXIII (Angelo Giuseppe Roncalli, 1958-1963) , gli dedicò una enciclica: “Sacerdotii Nostri Primordia” additandolo a modello dei sacerdoti : « Parlare di San Giovanni Maria Vianney è richiamare la figura di un sacerdote straordinariamente mortificato, che, per amore di Dio e per la conversione dei peccatori, si privava di nutrimento e di sonno, s'imponeva rudi discipline e praticava soprattutto la rinunzia di se stesso in grado eroico. Se è vero che non è generalmente richiesto ai fedeli di seguire questa via eccezionale, tuttavia la Divina Provvidenza ha disposto che nella Chiesa non mancassero mai pastori di anime che, mossi dallo Spirito Santo, non esitano ad incamminarsi per questo sentiero, poiché sono tali uomini specialmente che operano miracoli di conversioni... »

 



Resposta  Mensagem 1185 de 1557 no assunto 
De: lore luc Enviado: 04/08/2012 03:24

Il Beato Giovanni Paolo II (Karol Józef Wojtyła, 1978-2005), era un  grande ammiratore e devoto del santo curato d’Ars (cfr. Dono e mistero, LEV,  Città del Vaticano, 1996 - pag. 65-66).

In occasione del 150° anniversario della sua morte, è stato indetto, da Pp Benedetto XVI (Joseph Alois Ratzinger),  un “Anno Sacerdotale” dedicato alla sua figura di cui, qui di seguito, un estratto del discorso ai partecipanti alla plenaria della congregazione per il clero (sala del concistoro lunedì, 16 marzo 2009): « Proprio per favorire questa tensione dei sacerdoti verso la perfezione spirituale dalla quale soprattutto dipende l’efficacia del loro ministero, ho deciso di indire uno speciale “Anno Sacerdotale”, che andrà dal 19 giugno prossimo fino al 19 giugno 2010. Ricorre infatti il 150° anniversario della morte del Santo Curato d’Ars, Giovanni Maria Vianney, vero esempio di Pastore a servizio del gregge di Cristo... »

 

Per approfondimenti & è curatodars

 



Fonti principali : santiebeati.it; curatodars.com; wikipendia.org (« RIV.»).


Dal “Catechismo” di S. Giovanni Maria Vianney : Fate bene attenzione, miei figlioli: il tesoro del cristiano non è sulla terra, ma in cielo. Il nostro pensiero perciò deve volgersi dov'è il nostro tesoro. Questo è il bel compito dell'uomo: pregare ed amare. Se voi pregate ed amate, ecco, questa è la felicità dell'uomo sulla terra. La preghiera nient'altro è che l'unione con Dio. Quando qualcuno ha il cuore puro e unito a Dio, preso da una certa soavità e dolcezza che inebria, è purificato da una luce che si diffonde attorno a lui misteriosamente. In questa unione intima, Dio e l'anima sono come due pezzi di cera fusi insieme che nessuno può più separare. Come è bella questa unione di Dio con la sua piccola creatura! è una felicità questa che non si può comprendere. Noi eravamo diventati indegni di pregare. Dio però, nella sua bontà, ci ha permesso di parlare con lui. La nostra preghiera è incenso a lui quanto mai gradito. Figlioli miei, il vostro cuore è piccolo, ma la preghiera lo dilata e lo rende capace di amare Dio. La preghiera ci fa pregustare il cielo, come qualcosa che discende a noi dal paradiso. Non ci lascia mai senza dolcezza. Infatti è miele che stilla nell'anima e fa che tutto sia dolce. Nella preghiera ben fatta i dolori si sciolgono come neve al sole. Anche questo ci dà la preghiera: che il tempo scorra con tanta velocità e tanta felicità dell'uomo che non si avverte più la sua lunghezza. Ascoltate: quando ero parroco di Bresse dovendo per un certo tempo sostituire i miei confratelli, quasi tutti malati, mi trovavo spesso a percorrere lunghi tratti di strada; allora pregavo il buon Dio, e il tempo, siatene certi, non mi pareva mai lungo.


Resposta  Mensagem 1186 de 1557 no assunto 
De: lore luc Enviado: 05/08/2012 03:08

Domenica  5 Agosto  2012

S. EMIDIO, 1° Vescovo di Ascoli P. e martire

image Per saperne di più sui Santi del giorno...

Sant'Emidio

1° Vescovo di Ascoli Piceno e martire

 

E

midio nacque a Treviri nel 273 da una nobile famiglia pagana. Sui primi anni della sua vita  fonti e tradizioni sono assai povere e divergono: le due ipotesi più probabili vedono Emidio dedicato allo studio delle arti liberali oppure arruolato nelle milizie romane.

 

La sua conversione al Cristianesimo (290?) avvenne grazie alla predicazione dei SS. Nazario e Celso : diventò catecumeno, fu battezzato e si dedicò allo studio delle Sacre Scritture.

Entrato in conflitto con la famiglia, che tentò in tutti i modi di ricondurlo al paganesimo, partì per l'Italia insieme a tre amici Euplo, Germano e Valentino (cui viene attribuita la prima agiografia del santo).

Giunto a Milano, fu consacrato sacerdote (296?) dal vescovo Materno e stette per tre anni all'oratorio di S. Lazzaro. In questo periodo la sua attività di predicatore fu particolarmente feconda : la sua predicazione suscitava molte conversioni e ciò irritava i pagani che lo catturarono e lo portarono ad un tempio dedicato a Giove, dove Emidio fece una solenne professione di fede alla quale seguì un improvviso terremoto che spaventò i suoi carcerieri.

 

In seguito alla persecuzione di Diocleziano dovette fuggire a Roma dove trovò rifugio presso un certo Graziano, padre di una ragazza paralitica e emorroissa. Saputo che Emidio praticava anche l'arte medica, Graziano gli chiese aiuto per la figlia ed Emidio promise la guarigione se la ragazza si fosse battezzata. Tutta la famiglia di Graziano si convertì e chiese il battesimo e la guarigione fu ottenuta. Sempre a Roma Emidio guarì nello stesso modo e pubblicamente un cieco e moltissimi dei convenuti chiesero di essere battezzati. I pagani pensavano trattavasi di un'incarnazione del dio Esculapio e lo portarono all'isola Tiberina dove sorgeva appunto il tempio dedicato ad Esculapio, anche qui Emidio guarì oltre mille infermi e testimoniò la sua fede, spezzando l'ara pagana e gettandola nel Tevere.

 

La fama del sacerdote ben presto destò l'interesse di Pp Marcellino (secondo un'altra versione si trattò invece del suo successore Papa Marcello I ma le date non sembrano corrispondere) che ordinò Emidio vescovo di Ascoli ed Euplo diacono e affidò loro la difficile missione di diffondere il cristianesimo nell'importante centro Piceno (ancora quasi completamente pagano).

Durante la strada Emidio si fermò ad evangelizzare i centri di Pitino, l'Aquila e Teramo ed infine giunse alla destinazione assegnatagli dal papa (300?).

 

Ad Ascoli era prefetto Polimio, autore di dure repressioni contro i cristiani, che ordinò subito a Emidio di non predicare la buona novella, ordine che fu completamente ignorato. Anche ad Ascoli Emidio si prodigò nella guarigione dei malati, cosa che gli consentì di convertire un gran numero di Ascolani.

Anche Polimio lo credette la reincarnazione del dio Esculapio, e gli chiese di offrire sacrifici agli dei, promettendogli in matrimonio Polisia, sua figlia. Emidio non solo rifiutò di offrire agli dei, ma addirittura convertì Polisia alla fede cristiana e la battezzò nelle acque del fiume Tronto.

Polimio, avvertito di questo, ordinò l'arresto di Emidio e lo condannò alla pena capitale, durante la quale avvenne l'ultimo miracolo del santo che, invece che stramazzare al suolo, raccolse il proprio capo e camminò fino al monte ove aveva costruito un oratorio dove morì.

Era il 5 agosto 309, i fedeli seppellirono Emidio nella grotta sottostante l'oratorio e assalirono il palazzo di Polimio abbattendolo.

Polisia, fatta ricercare dal padre, fuggì sul monte Ascensione e scomparve in un crepaccio (nei pressi del quale in seguito nacque il paese di Polesio).

 

Nel 1703 un violento terremoto sconvolse le Marche ma non colpì la città di Ascoli, si dice protetta dal suo patrono, che è invocato oggi a protezione dai terremoti. In seguito a questo episodio la città di Ascoli eresse nel 1717 una chiesa dedicata appunto al santo e il cui interno è appunto la grotta dove Emidio morì e dove secondo la leggenda fu trovato il sepolcro del santo ricoperto di basilico.

 

Significato del nome Emidio : "semidio, mezzo Dio" (latino).


Resposta  Mensagem 1187 de 1557 no assunto 
De: lore luc Enviado: 06/08/2012 02:48

Lunedì  6  Agosto  2012

B. MARIA FRANCESCA DI GESù (Anna Maria) Rubatto, Vergine, fondatrice

image Per saperne di più sui Santi del giorno...

Beata Maria Francesca di Gesù

(Anna Maria Rubatto)

Vergine, fondatrice

 

A

nna Maria nacque il 14 febbraio 1844 a Carmagnola, un fiorente centro agricolo commerciale non lontano da Torino, penultima di otto figli di Giovanni Tommaso Rubatto e Caterina Pavesio, persone note per pietà e morigerati costumi cristiani.

 

La morte di fratellini e sorelline, a causa della diffusa mortalità infantile, e la perdita dei genitori, determinarono il suo trasferimento, all'età di 19 anni, presso la sorella maggiore Maddalena a Torino, dove rimase per cinque anni dedita alle opere di carità.

In seguito venne adottata dalla ricchissima signora Marianna Costa Scoffone. Visitava ogni giorno il ‘Cottolengo’ di Torino, servendo con letizia gli ammalati, aiutando con liberalità anche i poveri; S. Giovanni Bosco l’ebbe fra le sue collaboratrici negli Oratori. A Torino ebbe come direttori spirituali prima padre Felice Carpignano, poi il canonico Bartolomeo Giuganino. Una volta defunta la madre adottiva, ritornò presso sua sorella.

 

Recatasi a Loano, nella riviera ligure di Ponente, nell’estate del 1883, per la cura dei bagni, insieme alla sorella Maddalena, cominciò a frequentare la chiesa dei Cappuccini. Uscendo di chiesa, in un mattino d’agosto, si imbatté in un giovane operaio ferito alla testa da una pietra caduta dai ponti di un edificio in costruzione, destinato a ospitare una incipiente comunità religiosa femminile. Anna Maria soccorse il giovane, lavò e medicò la ferita e, consegnandogli lo stipendio pari a due giornate di lavoro, lo mandò a casa perché potesse riposarsi.

 

In seguito a questo episodio padre Angelico le fece un invito: mettersi a capo di un nuovo Istituto. Il noviziato ebbe inizio il 23 gennaio 1885; Anna Maria vestì l’abito religioso francescano e prese il nome di suor Maria Francesca di Gesù. La prima professione della Rubatto e delle sue prime compagne avvenne il 17 settembre 1886, festa delle stigmate di S. Francesco, dando vita ad una famiglia religiosa : le Suore Terziarie Cappuccine di Loano, poi chiamate Suore Cappuccine di Madre Rubatto.

 

Madre Francesca rivelò doti di organizzatrice di opere di bene, incurante di ogni pregiudizio e condizionamento puramente umano, con orientamento verso i più poveri per evangelizzarli attraverso le opere di carità. Si recava tra i pescatori e li istruiva nella dottrina cristiana fino a far loro ricevere i Sacramenti.

Sotto la sua guida vennero aperte in vent'anni venti case in Italia e in America latina (dal 1892 varcò ben quattro volte l’Oceano). Il 13 marzo del 1900 ad Alto Alegre, Maranhao in Brasile, un gruppo di indios armati di archi e frecce, di bastoni e di fucili, diedero assalto alla comunità sterminandola insieme ai cristiani del villaggio, con 261 morti accertati. All'arrivo a Genova, il 22 marzo, del telegramma che riferiva del massacro, spalancò le braccia verso il cielo, e congiungendo le mani esclamò: “Sia fatta la volontà di Dio”. Poi svenne dal dolore. Appena ripresasi aggiunse: “Perché non mi avete fatto martire con queste mie figlie?... Perché non ne ero degna”.

 

Si trasferì come missionaria presso gli indios; a Montevideo si ammalò di cancro e fu a tutti di esempio mirabile di forza cristiana e di piena rassegnazione.

Morì in questa città il 6 agosto 1904 compianta specialmente dagli ammalati e dai poveri; la sua salma riposa in Uruguay nel collegio di Belvedere, da lei fondato nel 1895, in mezzo ai suoi cari poveri, come lei desiderava.

 

La causa per la sua beatificazione fu introdotta nel 1965;  il decreto sull'eroicità delle virtù si ebbe il 1° settembre 1988 e il 10 ottobre 1993 il Beato Giovanni Paolo II (Karol Józef Wojtyła, 1978-2005) l'ha elevata, solennemente a Roma, agli onori dell'altare.

 

Per approfondimenti & è '' Beata Madre Francesca''


Resposta  Mensagem 1188 de 1557 no assunto 
De: lore luc Enviado: 07/08/2012 03:19

Martedì  7  Agosto  2012

S. GAETANO Thiene, Compatrono di Napoli (memoria facoltativa)

image Per saperne di più sui Santi del giorno...

San Gaetano Thiene, Sacerdote

Fondatore dei “Chierici Regolari” (Teatini)

Compatrono di Napoli

(memoria facoltativa)

 

G

aetano appartiene alla  ricca famiglia vicentina dei conti Thiene. Secondo alcune fonti sarebbe nato nell’ottobre 1480. Al fonte battesimale gli viene dato il nome di Gaetano, questo per ricordare la figura di suo zio: Canonico Gaetano Thiene docente all'Università di Padova e morto quindici anni prima della sua nascita. Purtroppo Gaetano resta quasi subito orfano, poiché suo padre, Gasparo Thiene, muore in guerra presso Velletri, forse per malaria, dopo la vittoria del 21 agosto 1482. Così la sua mamma, contessa Maria da Porto, rimane vedova con tre bambini tutti in tenera età : Giovanni Battista, Alessandro e ultimo Gaetano.

 

Nel 1504 si laureò a Padova in diritto civile e canonico (utroque iure); venne chiamato a Roma come segretario particolare di Pp Giulio II (Giuliano della Rovere, 1503-1513) nel 1506 e gli venne anche conferito il titolo di Protonotario apostolico (il funzionario della Curia Romana con la funzione di rogare gli atti più importanti).

 

Venne ordinato sacerdote il 30 settembre 1516 ma celebrerà la sua prima messa solo il 6 gennaio 1517, festa dell’Epifania, nella Basilica di Santa Maria Maggiore.

Lasciò sotto Pp Leone X (Giovanni de' Medici, 1513-1521) la corte pontificia maturando, specie nell'Oratorio del Divino Amore, l'esperienza congiunta di preghiera e di servizio ai poveri e agli esclusi. Devoto del presepe e della passione del signore, fondò, nel 1524, con Gian Pietro Carafa, vescovo di Chieti (futuro Pp Paolo IV), i “Chierici Regolari” (detti poi Teatini, dal nome latino di Chieti) con lo scopo primario di restaurare nel clero la regola primitiva di vita apostolica.

 

La sua attività multiforme si esplicherà a Napoli fino alla morte. Fondò ospizi per anziani; potenziò l'Ospedale degli Incurabili; per difendere i poveri dagli usurai promosse l'istituzione del Monte di Pietà da cui, nel 1539, trarrà origine il Banco di Napoli, il più grande Istituto bancario del Mezzogiorno; suscitò nel popolo la frequenza assidua dei sacramenti e stette loro vicino durante le carestie e le ricorrenti epidemie come il colera, che flagellarono la città in quel periodo, peraltro agitata da sanguinosi tumulti.

Per ironia della sorte, fu proprio il teatino cofondatore Gian Pietro Carafa, divenuto Pp Paolo IV (1555-1559), a permettere che nell'Inquisizione, imperante in quei tempi, si usassero metodi diametralmente opposti allo spirito della Congregazione teatina, essenzialmente mite, permissiva, rispettosa delle altre idee. E quando le autorità civili vollero instaurare nel Viceregno di Napoli, il tribunale dell'Inquisizione, il popolo napoletano (unico a farlo nella storia triste dell'Inquisizione in Europa) si ribellò; la repressione spagnola fu violenta e ben 250 napoletani vennero uccisi, per difendere un principio di libertà. Gaetano in quel triste momento, fece di tutto per evitare il massacro e, quando si accorse che la sua voce non era ascoltata, offrì a Dio la sua vita in cambio della pace.

Il Signore accettò la sua offerta chiamandolo nel suo regno la domenica 7 agosto 1547, e proprio in questo giorno cessarono i tumulti e ritornò la pace nella città di Napoli.

 

L'opera che più l'aveva assillato nella sua vita, era, senza dubbio, la riforma della Chiesa. Al contrario del contemporaneo Martin Lutero, operò la sua riforma dal basso verso l'alto, formando il clero e dedicandosi all'apostolato fra i poveri, i diseredati e gli ammalati, specie se abbandonati. A quanti gli facevano notare che i napoletani non potevano essere così generosi negli aiuti, come i ricchi veneziani, rispondeva: « E sia, ma il Dio di Venezia è anche il Dio di Napoli ».

 

Il popolo napoletano non ha mai dimenticato questo vicentino di Thiene, venuto a donarsi a loro fino a morirne per la stanchezza e gli strapazzi, in un'assistenza senza risparmio e continua. La piazza antistante la Basilica di S. Paolo Maggiore è a lui intitolata, ma la stessa basilica, per secoli sede dell'Ordine, è ormai da tutti chiamata di S. Gaetano.

Il suo corpo, insieme a quello del beato Marinoni, del beato Paolo Burali ed altri venerabili teatini, è deposto nella cripta monumentale, che ha un accesso diretto sulla piazza, ed è meta di continua devozione del popolo dello storico e popoloso rione.

Nella piazza, come in altre zone di Napoli, vi è una grande statua che lo raffigura; da secoli è stato nominato compatrono di Napoli. Il suo è uno dei nomi più usati da imporre ai figli dei napoletani e di tutta la provincia.

 



Resposta  Mensagem 1189 de 1557 no assunto 
De: lore luc Enviado: 07/08/2012 03:20

Gaetano Thiene venne beatificato il 23 novembre 1624 da Pp Urbano VIII (Maffeo Barberini, 1623-1644) e canonizzato il 12 aprile 1671 da Pp Clemente X (Emilio Altieri, 1670-1676).

 

S. Gaetano Thiene è la testimonianza di quanto la Chiesa nei secoli, attraverso i suoi figli, sia stata sempre all'avanguardia e con molto anticipo sul potere laico, nel realizzare, inventare e gestire opere di assistenza in tutte le sue forme per il popolo, specie dove c'è sofferenza. 

 Per la sua illimitata fiducia in Dio è venerato come il santo della provvidenza.

Il santo viene solitamente rappresentato con l'abito talare, in ginocchio, mentre la Beata Vergine gli mette in braccio il Bambino Gesù. La scena è ispirata ad un episodio narrato dallo stesso Gaetano Thiene in una sua lettera alla sua confidente spirituale, suor Laura Mignani : durante la celebrazione della sua prima Messa gli sarebbe apparsa la Madonna e gli avrebbe messo tra le braccia il Bambino.


Resposta  Mensagem 1190 de 1557 no assunto 
De: lore luc Enviado: 08/08/2012 03:04

Mercoledì  8  Agosto  2012

S. DOMENICO di Guzmàn, Sacerdote e fondatore O.P. (memoria)

image Per saperne di più sui Santi del giorno...

San Domenico di Guzmàn

Sacerdote e fondatore :

Ordo prædicatorum” (O.P.)

(memoria)

 

D

omenico nacque nel 1170 a Caleruega, un villaggio montano della vecchia Castiglia (Spagna) da Felice di Guzmàn e da Giovanna d'Aza; venne battezzato con il nome del santo patrono dell'abbazia benedettina di San Domingo de Silos, situata a pochi chilometri a nord del suo paese natale. Fanciullo, è affidato allo zio arciprete perché venga iniziato alle verità della fede e ai primi elementi del sapere.

Domenico, fin da giovane, aveva il sentimento di compassione che gli ispirava la sofferenza altrui. Si racconta, ad esempio, che, ancora studente a Palencia, dove si era trasferito all'età di 15 anni per frequentare corsi regolari di arti liberali e teologia, vendette quanto in suo possesso, incluse le sue preziose pergamene (un grande sacrificio in un'epoca in cui non era stata ancora inventata la stampa), per dar da mangiare ai poveri affermando: “Come posso studiare su pelli morte, mentre tanti miei fratelli muoiono di fame? ”.

Terminati gli studi (1196-97), decise di assecondare la chiamata di Dio al sacerdozio ed entrò nel capitolo canonicale di El Burgo de Osma dietro invito dello stesso priore Diego de Acebes. Quando Diego, da poco eletto vescovo (1201), deve partire per una delicata missione diplomatica in Danimarca, si sceglie Domenico come compagno di viaggio, dal quale non si separerà più. Il contatto vivo con i fedeli della Francia meridionale, dove era diffusa l'eresia dei càtari e l'entusiasmo delle cristianità nordiche per le imprese missionarie verso l'Est, costituirono per Diego e Domenico una rivelazione: anch'essi saranno missionari.

 

Di ritorno da un secondo viaggio in Danimarca scesero a Roma (1206) e chiesero al Pp Innocenzo III (Lotario dei Conti di Segni, 1198-1216) di potersi dedicare all'evangelizzazione dei pagani. Innocenzo III, invece, orientò il loro zelo missionario verso quella predicazione nella Francia meridionale, la regione dove erano più attivi i càtari, da lui ardentemente e autorevolmente promossa fin dal 1203. I due accettarono e Domenico continuò anche quando si dissolse la legazione pontificia e dopo l'improvvisa morte di Diego (30 dicembre 1207).

La sua attività di apostolato era imperniata su dibattiti pubblici, colloqui personali, trattative, predicazione, opera di persuasione, preghiera e penitenza, appoggiato in questa sua opera da Folco, vescovo di Tolosa, che lo nominò predicatore della sua diocesi.

 

Pian piano maturò anche l'idea di un ordine religioso. Iniziò con l'istituzione di una comunità femminile che accoglieva donne che avevano abbandonato il catarismo e questa comunità di domenicane esiste ancora. A Domenico si avvicinavano anche uomini, ma resistevano poco al rigoroso stile di vita da lui preteso per testimoniare, con l'esempio, la fede cattolica tra i càtari. Alla fine però riuscì a riunire un certo numero di uomini capaci che condividevano i suoi stessi ideali, istituendo un primo nucleo stabile ed organizzato di predicatori.

 

Il passo successivo fu in occasione di un viaggio a Roma, nell'ottobre 1215, per accompagnare il vescovo Folco, che doveva partecipare al Concilio Laterano IV, la proposizione a Pp Innocenzo III di un nuovo ordine monastico dedicato alla predicazione; Domenico trovò grande disponibilità nel papa che l'approvò.

 

L'anno successivo, il 22 dicembre 1216, Pp Onorio III (Cencio Savelli, 1216-1227) diede l'approvazione ufficiale e definitiva. Ottenuto il riconoscimento ufficiale, l'ordine crebbe e, già dal 1217, fu in condizione di inviare monaci un po' in tutta l’Europa, soprattutto a Parigi e a Bologna, principali centri universitari del tempo.

Nel 1220 e nel 1221 Domenico presiedette personalmente a Bologna ai primi due Capitoli Generali destinati a redigere la magna carta e a precisare gli elementi fondamentali dell'ordine.

Sfinito dal lavoro apostolico ed estenuato dalle grandi penitenze, Domenico morì il 6 agosto 1221, circondato dai suoi frati, nel suo amatissimo convento di Bologna (Basilica di S. Domenico), in una cella non sua, perché lui, il fondatore, non l'aveva.

 

Papa Gregorio IX (Ugolino dei Conti di Segni, 1227-1241) canonizzò Domenico il 13 luglio 1234.

 

Il suo corpo dal 5 giugno 1267 è custodito in una preziosa arca marmorea. A Roma, nel chiostro del convento di Santa Sabina all'Aventino è presente una pianta di arancio dolce che, secondo la tradizione domenicana, S. Domenico portò dalla Spagna.

La notorietà delle numerose leggende miracolistiche legate alle sue intercessioni fanno accorrere al suo sepolcro fedeli da ogni parte d'Italia e d'Europa, mentre i fedeli bolognesi lo proclamano “Patrono e Difensore perpetuo della città.

 



Resposta  Mensagem 1191 de 1557 no assunto 
De: lore luc Enviado: 08/08/2012 03:05

La fisionomia spirituale di Domenico è inconfondibile: egli stesso nei duri anni dell'apostolato albigese si era definito umile servo della predicazione”.

Alla base della sua vita sta questo preciso programma apostolico: testimoniare amorosamente Dio dinanzi ai fratelli, donando loro, nella povertà evangelica, la verità.

Il suo genio si rivela anzitutto nell'aver armonizzato in una superiore sintesi gli elementi tradizionali fra loro più opposti e apparentemente irriducibili. Ardito e prudente, risoluto e rispettoso verso l'altrui giudizio, geniale e obbediente alle direttive della Chiesa, Domenico apostolo che non conosce compromessi né irrigidimenti, il predicatore schivo da ogni retorica: il magnanimo, alieno da ogni ombra di grettezza Tenero come una mamma, forte come il diamante (H. Lacordaire), concilia la soda formazione teologica all'acuto senso pratico.

Egli concepisce il primo Ordine canonicale i cui membri faranno della predicazione (intesa come contemplazione ad alta voce) la loro divisa. La sua personalità ricca si rifrangerà inesauribilmente nella fioritura di santi che lungo i secoli ne abbracceranno l'ideale e guarderanno filialmente a lui come ad un vero uomo di Dio, all'apostolo che - secondo l'impareggiabile elogio comunicato da Dio a santa Caterina - prese l’ufficio del Verbo”.

 

Significato del nome Domenico: "consacrato al Signore" (latino).

 

Per approfondimenti & la Catechesi di Pp Benedetto XVI (03/02/2010)

è San Domenico di Guzman     


Resposta  Mensagem 1192 de 1557 no assunto 
De: lore luc Enviado: 09/08/2012 03:04

Giovedì  9  Agosto  2012

S.TERESA BENEDETTA DELLA CROCE (Edith Stein), Martire, Compatrona d'Europa

image Per saperne di più sui Santi del giorno...

S. Teresa Benedetta della Croce

Monaca, Carmelitana Scalza, martire

Compatrona dell'Europa (festa)

 

T

eresa Benedetta della Croce, al secolo Edith Stein, nacque il 12 ottobre 1891 a Breslavia (allora città tedesca, oggi città polacca di Wrocław), ultima di 11 figli in una famiglia ebraica ortodossa. Nel 1904 divenne atea. Studiò tedesco, filosofia, psicologia e storia alle università di Breslavia, Gottinga e Friburgo. All'Università di Gottinga divenne studentessa di Edmund Husserl e lo seguì come assistente all'Università di Friburgo.

Nel 1916 ottenne il dottorato in filosofia con una dissertazione sotto la guida di Husserl “Zum Problem der Einfühlung” (“Sul Problema dell'Empatia”), dopodiché diventò membro della facoltà a Friburgo.

 

Nonostante avesse già avuto contatti con il cattolicesimo, fu solo dopo aver letto l'autobiografia della mistica S. Teresa d'Avila, durante una vacanza nel 1921, che abbandonò formalmente l'ebraismo e si convertì.

Battezzata il 1° gennaio 1922 a Bad Bergzabern rinunciò al suo posto di assistente di Husserl per andare ad insegnare presso una scuola domenicana per ragazze a Speyer (1922-1932). Durante questo periodo tradusse il De veritate di S. Tommaso d'Aquino in tedesco e familiarizzò con il pensiero filosofico cattolico in generale.

Nel 1932 divenne lettore all'Istituto di Pedagogia a Münster, ma le leggi razziali del governo nazista la obbligarono a dimettersi nel 1933.

Il 12 aprile 1933, alcune settimane dopo l'insediamento di Hitler al cancellierato, Edith Stein scrisse a Roma per chiedere a Pp Pio XI (Ambrogio Damiano Achille Ratti, 1922-1939) e al suo segretario di Stato - il cardinale Pacelli, già nunzio apostolico in Germania e futuro papa Pio XII - di non tacere più e di denunciare le prime persecuzioni contro gli ebrei.

 

Entrò nel convento Carmelitano a Colonia nel 1934 e prese il nome di Teresa Benedetta della Croce. Lì scrisse il suo libro metafisico “Endliches und ewiges Sein” (“Essere finito ed essere eterno”) con l'obiettivo di conciliare le filosofie di Tommaso d'Aquino e Husserl.

Per fuggire alla minaccia nazista, il suo ordine la trasferì al convento Carmelitano di Echt nei Paesi Bassi. Lì scrisse la “Kreuzeswissenschaft. Studie über Johannes vom Kreuz” (“La Scienza della Croce: Studio su Giovanni della Croce”.

Purtroppo non era al sicuro neanche in Olanda: la conferenza dei vescovi olandesi il 20 luglio 1942 fece leggere in tutte le chiese del paese un proclama contro il razzismo nazista. In risposta il 26 luglio Adolf Hitler ordinò l'arresto dei convertiti ebraici (che fino a quel momento erano stati risparmiati).

 

Nella notte del 6 agosto 1942, un treno della morte trasportava il suo lugubre carico di prigionieri (donne, uomini d’ogni età e bambini) verso le paludi della Slesia, ad Auschwitz. Tra essi c’era la Carmelitana claustrale Teresa Benedetta con la sorella Rosa, pure lei convertita, che, dopo due giorni di sete, fame e disagi terribili in vagoni piombati, furono uccise nelle camere a gas il 9 agosto 1942.

Suona fiera e stridente la dichiarazione ferma di Edith Stein: “Credo in Dio. Credo che la natura di Dio è amore; credo che nell’amore l’uomo esiste, è sostenuto da Dio, è salvato da Dio”.

 

In occasione della beatificazione di Edith Stein a Colonia, il 1° maggio del 1987, il Beato Giovanni Paolo II (Karol Józef Wojtyła, 1978-2005), disse :

« Ci inchiniamo profondamente di fronte alla testimonianza della vita e della morte di Edith Stein, illustre figlia di Israele e allo stesso tempo figlia del Carmelo. Suor Teresa Benedetta della Croce, una personalità che porta nella sua intensa vita una sintesi drammatica del nostro secolo, una sintesi ricca di ferite profonde che ancora sanguinano; nello stesso tempo la sintesi di una verità piena al di sopra dell'uomo, in un cuore che rimase così a lungo inquieto e inappagato, fino a quando finalmente trovò pace in Dio ».

 

Fu canonizzata dallo stesso Beato Giovanni Paolo II l'11 ottobre 1998 e nel 1999 venne dichiarata, con S. Brigida di Svezia e S. Caterina da Siena, Compatrona dell'Europa.

 

Significato del nome Edith : "che porta ricchezza, felicità" (anglosassone).

 

Per approfondimenti & è Teresa Benedetta della Croce

Resposta  Mensagem 1193 de 1557 no assunto 
De: lore luc Enviado: 09/08/2012 03:05

Giovedì  9  Agosto  2012

BB. RUBEN di Gesù Lopez Aguilar e 6 compagni, Religiosi e martiri  († 1936)

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Fratelli Colombiani, Barcellona, 9 Agosto 1936

 

Una speciale menzione meritano i sette confratelli colombiani che facevano parte della comunità di Ciempezuelos, dove stavano realizzando la loro formazione religiosa e tecnico-professionale. Vista l'allarmante situazione, si misero in viaggio da Madrid a Barcellona per imbarcarsi con destinazione Colombia, ma alla fine del viaggio furono arrestati, incarcerati e poi, il 9 agosto 1936, fucilati.

 

Fr. Ruben di Gesù Lopez Aguilar, di anni 28, nato a Concepción in Colombia il 12 aprile 1908. Entrò nell'Ordine nel 1930, emettendovi i voti il 27 marzo 1932. Venne fucilato a Barcellona il 9 agosto 1936.

Fr. Giovanni Battista Velázquez Peláez, di anni 27, nato a Jardín in Colombia il 9 luglio 1909. Entrò nell'Ordine nel 1932 ove professò i voti il 24 settembre 1933. Venne fucilato a Barcellona il 9 agosto 1936.

Fr. Eugenio Ramírez Salazar, di anni 23, nato a La Ceja in Colombia il 2 settembre 1913. Entrò nell'Ordine nel 1932. Emise la professione dei voti il 24 settembre 1933. Venne fucilato a Barcellona il 9 agosto 1936.

Fr. Stefan Maya Gutiérez, di anni 29, nato a Pácora in Colombia il 19 marzo 1907, entrò nell'Ordine nel 1932, emettendovi i voti temporanei il 24 settembre 1933. Venne fucilato a Barcellona il 9 agosto 1936.

Fr. Arturo Ayala Niño, di anni 27, nato a Paipa in Colombia il 7 aprile 1909. Entrò nell'Ordine nel 1928 ove emise la professione dei voti 1'8 dicembre 1929 e quella dei voti solenni il 4 luglio 1933. Venne fucilato a Barcellona il 9 agosto 1936.

Fr. Melchiade Ramírez Zuloaga, di anni 27, nato a Sonsón in Colombia il 13 febbraio 1909. Entrò nell'Ordine nel 1933, emettendovi i voti i1 25 dicembre 1934. Venne fucilato a Barcellona il 9 agosto 1936.

Fr. Gaspare Páez Perdomo, di anni 23, nato a Unión in Colombia il 15 giugno 1913. Entrò nell'Ordine nel 1933, emise i voti il 6 gennaio 1935. Venne fucilato a Barcellona il 9 agosto 1936.


Resposta  Mensagem 1194 de 1557 no assunto 
De: lore luc Enviado: 09/08/2012 03:06

Giovedì  9  Agosto  2012

B. FRANZ Jägerstätter, Contadino, martire del nazismo

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Beato Franz Jägerstätter

Contadino, martire del nazismo

 

F

ranz Jägerstätter nacque a Sankt Radegund (Austria) il 20 maggio 1907 da Rosalia Huber e Franz Bachmeier; crebbe presso la nonna Elisabeth Huber, perché i genitori erano troppo poveri per sposarsi. Nel 1917 sua madre sposò il contadino Heinrich Jägerstätter, che adottò Franz.

 

Trascorse una giovinezza piuttosto dissipata. Poi, un giorno, una resipiscenza profonda lo indusse a ricordarsi delle sue radici cattoliche. Ne seguì una conversione religiosa intensa che lo portò a darsi una severa regolata. Messa finalmente la testa a partito, nel 1936, si sposò con Franziska Schwaninger. La preghiera e la lettura della Bibbia divennero consuetudine quotidiana per Franz e Franziska. Dal matrimonio nacquero tre figlie, Rosalia (1937), Maria (1938) e Aloisia (1940).

 

Lo studio della letteratura sacra e la frequentazione della chiesa lo portarono alla convinzione che la sua fede cattolica fosse incompatibile con il nazionalsocialismo. Dopo l'Anschluss (annessione) dell'Austria alla Germania nazista, il 12 marzo 1938, Franz rifiutò l'incarico di sindaco che gli era stato offerto. In occasione del plebiscito sull'annessione, il 10 aprile, fu l'unico a votare "no" nel suo paese. Jägerstätter espresse la sua resistenza al nazionalsocialismo anche non partecipando più alla vita pubblica del paese, e rifiutando facilitazioni offerte dal partito nazista.

 

Egli, profondamente cattolico, detestava il nazismo pagano e riteneva del tutto ingiustificata la guerra che esso aveva scatenato. Ma il 23 febbraio del 1943 arrivò la chiamata alle armi. Lo Jägerstätter, coerentemente, rifiutò di presentarsi. Venne arrestato ai primi di marzo per renitenza alla leva e portato nel carcere di Linz. Su di lui fu esercitato ogni tipo di pressione, dalle lusinghe alle minacce. Gli permisero persino di consultarsi con un paio di sacerdoti cattolici, i quali gli consigliarono di cedere, almeno per amore delle figliolette. Perfino il vescovo della diocesi di Linz, Josephus Calasanz Fließer, lo consigliò di desistere dall’obiezione di coscienza. Ma Franz Jägerstätter si sarebbe fatto tagliare la testa (ciò che avvenne) piuttosto che giurare fedeltà al Reich.

 

Il  4 maggio venne trasferito a Berlino-Tegel. Lì si rifiutò ancora di ritirare la sua obiezione di coscienza. Il 6 luglio il Tribunale di Guerra del Reich di Berlino-Charlottenburg lo condannò a morte per sovversione dell’esercito. Il tribunale non prese in considerazione la sua disponibilità ai servizi di sanità.

Franz Jägerstätter fu ghigliottinato il 9 agosto 1943 a Brandenburg an der Havel.

Dopo la fine della guerra, il 9 agosto 1946, l'urna con le sue ceneri fu portata a Sankt Radegund per essere là tumulata.

 

La vita di Jägerstätter non trascorse senza contraddizioni e soluzioni di continuità. Da un lato fu gaudente in gioventù, un trascinatore nelle risse fra ragazzi dei paesi vicini, possedette per primo una moto nel suo paesino, ebbe una figlia illegittima, da lavoratore in Donawitz perse quasi la fede, poi però espresse l’intenzione di entrare in convento. Su consiglio del suo parroco rimase un contadino, scrisse poesie, forse testimoniò per un bambino sventurato e fu in seguito un padre di famiglia amorevole.

La sua morte rimase a lungo controversa. A sua moglie Franziska fu più volte rimproverata parte della responsabilità nella morte del marito, non avendolo dissuaso dall’obiezione di coscienza.

 

Solo dopo alcuni decenni iniziò una lenta opera di rielaborazione e di valorizzazione della vita di Jägerstätter. The life an death of Franz Jägerstätter ispirò il movimento pacifista cristiano Pax Christi negli USA; Axel Corti girò nel 1971 un film dal titolo Der Fall Jägerstätter (Il caso Jägerstätter); nel 1993 la Posta austriaca lo onorò con l’uscita di un francobollo commemorativo; nel 1997 il Tribunale di Berlino annullò la sentenza di morte pronunciata contro di lui; il compositore ceco Pavel Smutný scrisse nel 1998/1999  una "Missa Heroica" per contribuire alla causa di beatificazione.

 

Nel 1997 venne iniziata la causa di beatificazione su base diocesana. Come postulatore venne nominato Manfred Scheuer, vescovo di Innsbruck dal 2003. Il 1° giugno 2007 Papa Benedetto XVI ha autorizzato la pubblicazione del decreto che riconosce il suo martirio, aprendo così le porte alla sua beatificazione.

Franz Jägerstätter è stato beatificato, presso la cattedrale di Linz (Austria), venerdì 26 ottobre 2007, dal card. José Saraiva Martìns, prefetto della Congregazione per le Cause dei Santi, a nome di Papa Benedetto XVI.

 

Per approfondimenti & è "Un contadino contro Hitler"


Resposta  Mensagem 1195 de 1557 no assunto 
De: lore luc Enviado: 10/08/2012 03:25

Venerdì  10  Agosto  2012

S. LORENZO, Diacono di Roma e martire (festa)

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San Lorenzo

Diacono e martire

 

L

orenzo, latino Laurentius, fu uno dei sette diaconi di Roma, dove venne martirizzato nel 258 durante la persecuzione voluta dall'imperatore romano Valeriano nel 257.

 

Le notizie sulla vita di Lorenzo, che pure in passato ha goduto di una devozione popolare notevole, sono scarse. Si sa che era originario della Spagna e più precisamente di Osca, in Aragona, alle falde dei Pirenei. Ancora giovane, fu mandato a Saragozza per completare gli studi umanistici e teologici; lì conobbe il futuro Papa S. Sisto II. Questi, che era originario della Grecia, insegnava in quello che era, all'epoca, uno dei più noti centri di studi della città e, tra quei maestri, il futuro papa era uno dei più conosciuti ed apprezzati.

Tra maestro e allievo iniziò un'amicizia e una stima reciproche. Entrambi, seguendo un flusso migratorio allora molto vivace, lasciarono la Spagna per trasferirsi a Roma.

 

Quando il 30 agosto 257 Sisto fu eletto vescovo di Roma, affidò a Lorenzo il compito di arcidiacono, cioè di responsabile delle attività caritative nella diocesi di Roma, che beneficiavano 1500 persone fra poveri e vedove.

Agli inizi  dell'agosto 258 l'imperatore Valeriano aveva emanato un editto, ordinando che tutti i vescovi, presbiteri e diaconi dovevano essere messi a morte: «Episcopi et presbyteri et diacones incontinenti animadvertantur » (san Cipriano, Epistola LXXX, 1).

L'editto fu eseguito immediatamente e Pp Sisto II, sorpreso mentre celebrava l'Eucaristia nelle catacombe di San Callisto, fu ucciso con quattro diaconi il 6 agosto; quattro giorni dopo fu la volta di Lorenzo.    

 

A partire dal IV secolo Lorenzo è stato uno dei martiri più venerati nella Chiesa di Roma. Costantino I fu il primo ad edificare un piccolo oratorio nel luogo del suo martirio. Tale costruzione fu ampliata e abbellita da Pelagio II (579-590).

S. Damaso I, papa (366-384), scrisse un panegirico di Lorenzo in versi, che fu inciso nel marmo e posto sulla sua tomba. Il contemporaneo poeta Prudenzio scrisse pure lui, in toni più poetici, un inno a S. Lorenzo

S. Sisto III, papa (432-440), costruì una grande basilica con tre navate, con l'abside appoggiato all'antica chiesa, sulla sommità della collina dove Lorenzo fu seppellito.

Nel XIII secolo Pp Onorio III (Cencio Savelli, 1216-1227) unificò i due edifici, che costituiscono la basilica che esiste tutt'oggi.

 

Le vicende più note del martirio di Lorenzo sono descritte, con ricchezza di particolari, nella  Passio Polychromì  di cui abbiamo tre redazioni (V-VII secolo); che in questo racconto siano contenuti elementi leggendari è un dato di fatto anche se talune notizie qui presentate sono note anche da testimonianze precedenti come quella di Ambrogio nel De Officiis.

 

La prima menzione del 10 agosto, come data del martirio, risale alla  Depositio martyrum, uno scritto dell'anno 354. Per il martirio di Lorenzo abbiamo la testimonianza particolarmente eloquente di Ambrogio nel De Officiis,  ripresa, in seguito, da Prudenzio e da S. Agostino d'Ippona, poi ancora da Massimo di Torino, Pier Crisologo, Leone Magno, e infine da alcune formule liturgiche contenute nei Sacramentali romani, nel Missale Gothicum e nell'Ormionale Visigotico.

Ambrogio si dilunga, dapprima, sull'incontro e sul dialogo fra Lorenzo ed il Papa, poi allude alla distribuzione dei beni della Chiesa ai poveri, infine menziona la graticola, strumento del supplizio, rimarcando la frase con cui l'arcidiacono della Chiesa di Roma, rivolgendosi ai suoi aguzzini dice: « Assum est,... versa et manduca, “Sono cotto da questa parte, girami dall'altra e poi mangiami”».


Resposta  Mensagem 1196 de 1557 no assunto 
De: lore luc Enviado: 11/08/2012 02:43

Sabato  11  Agosto  2012

S. CHIARA d'Assisi, Vergine e fondatrice (memoria)

image Per saperne di più sui Santi del giorno...

Santa Chiara d'Assisi

Vergine e fondatrice

(memoria)

 

C

hiara nasce da una nobile famiglia nel 1194, da Favarone di Offreduccio di Bernardino e da Ortolana. La madre, recatasi a pregare alla vigilia del parto nella Cattedrale di S. Rufino, sentì una voce che le predisse:Oh, donna, non temere, perché felicemente partorirai una chiara luce che illuminerà il mondo”. La bambina fu chiamata Chiara e battezzata in quella stessa Chiesa. Si può senza dubbio affermare che una parte predominante dell’educazione di questa fanciulla è dovuta proprio alla Cattedrale di S. Rufino, la sua Chiesa, dove poco distante sorgeva la casa paterna. L'ambiente familiare di Chiara era pervaso da una grande spiritualità. La madre educò con ogni cura le sue figlie e fu tra quelle dame che ebbero la grande fortuna di raggiungere la Terra Santa al seguito dei crociati.

Chiara aveva appena dodici anni quando Francesco d'Assisi compì nella pubblica piazza il gesto di spogliarsi di tutti i vestiti per restituirli al padre Bernardone. Conquistata dall'esempio di S. Francesco, la giovane Chiara, sette anni dopo, lo raggiunse alla Porziuncola.

L'esperienza della completa rinuncia e delle predicazioni di Francesco, la fama delle doti che aveva Chiara per i suoi concittadini, fecero sì che queste due grandi personalità s'intendessero perfettamente sul modo di fuggire dal mondo comune e donarsi completamente alla vita contemplativa.

 

La notte dopo la Domenica delle Palme (18 marzo 1212) accompagnata da Pacifica di Guelfuccio (prima suora dell'ordine), la giovane si recò di nascosto alla Porziuncola, dove era attesa da Francesco e dai suoi frati. Qui il santo la vestì del saio francescano, le tagliò i capelli consacrandola alla penitenza e la condusse presso le suore benedettine di S. Paolo a Bastia Umbra, dove il padre inutilmente tentò di persuaderla a far ritorno a casa.

Consigliata da Francesco si rifugiò allora nella Chiesina di S. Damiano che divenne la Casa Madre di tutte le sue consorelle chiamate dapprima “Povere Dame recluse di San Damiano” e, dopo la morte della Santa, Clarisse (Ordo Sanctae Clarae, O.S.C.). Qui visse per quarantadue anni, quasi sempre malata, iniziando alla vita religiosa molte sue amiche e parenti compresa la madre Ortolana e le sorelle Agnese e Beatrice.

 

Nel 1215 Francesco la nominò badessa e formò una prima regola dell'Ordine che doveva espandersi per tutta Europa. La grande personalità di Chiara non passò inosservata agli alti prelati, tanto che il Cardinale Ugolino (legato pontificio) formulò la prima regola per i successivi monasteri e più tardi le venne concesso il privilegio della povertà con il quale Chiara rinunciava ad ogni tipo di possedimento.

 

Nel 1243, durante un'incursione di milizie saracene nel Monastero di S. Damiano, Chiara scacciò con un atto di coraggio la soldatesca.

La fermezza di carattere, la dolcezza del suo animo, il modo di governare la sua comunità con la massima carità e avvedutezza, le procurarono la stima dei Papi che vollero persino recarsi a visitarla.

La morte di S. Francesco e le notizie che vari monasteri accettavano possessi e rendite amareggiarono e allarmarono la santa che sempre più malata volle salvare fino all'ultimo la povertà per il suo convento componendo una Regola (simile a quella dei Frati Minori) approvata poi dal Cardinale Rainaldo (futuro Pp Alessandro IV) nel 1252 e alla vigilia della sua morte da Pp Innocenzo IV (Sinibaldo Fieschi, 1243-1254), recatosi a S. Damiano per portarle la benedizione e consegnarle la bolla papale che confermava la sua regola.

Il giorno dopo, 11 agosto 1253, Chiara muore, officiata dal Papa che volle cantare per lei non l'ufficio dei morti, ma quello festivo delle vergini.

Il suo corpo venne sepolto a S. Giorgio in attesa di innalzare la chiesa che porta il suo nome.

 

Nonostante l'intenzione di Pp Innocenzo IV fosse quella di canonizzarla subito dopo la morte, si giunse alla bolla di canonizzazione nell'autunno del 1255, dopo averne seguito tutte le formalità, per mezzo di Pp Alessandro IV (Rinaldo di Jenne, 1254-1261).

 



Resposta  Mensagem 1197 de 1557 no assunto 
De: lore luc Enviado: 11/08/2012 02:44

Leggende :

 • Chiara è la protettrice delle telecomunicazioni: il giorno di Natale, nella messa servita da Francesco, non c'era Chiara, poiché era costretta a letto a causa della sua infermità. Volendo vedere la messa, le sarebbe apparsa una visione della celebrazione;

• I Saraceni erano alle porte di Assisi, e stavano assediando san Damiano. Chiara, allora, avrebbe preso l'ostensorio, esponendolo alla finestra. Una luce accecante avrebbe spaventato i Saraceni facendoli fuggire dal convento e da Assisi;

• Papa Gregorio IX le fece visita al convento, e le chiese di benedire il pane. E, quando Chiara lo benedì, vi sarebbe comparsa sopra una croce.

 

Significato del nome Chiara : "trasparente, illustre" (latino).

 

Per approfondimenti &  la Catechesi di Papa Benedetto XVI

è Santa Chiara d'Assisi

 

Cronaca :

A Napoli la basilica e il complesso monastico di Santa Chiara (anche conosciuti come Monastero di Santa Chiara) sono diventati famosi in tutto il mondo grazie ai versi di una canzone scritta in memoria alla semi-distruzione della Basilica, a seguito dei bombardamenti aerei del 4 agosto 1943:

 « Munastero 'e Santa Chiara / tengo 'o core scuro scuro... / Ma pecché, pecché ogne sera, / penzo a Napule comm'era, / penzo a Napule comm'è... »



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