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| De: Enzo Claudio (Missatge original) |
Enviat: 29/11/2009 08:44 |
Domenica 29 Novembre
San Francesco Antonio Fasani
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Lucera, 6 agosto 1681 - Lucera, 29 novembre 1742
Ancor giovane fu accolto tra i Minori Conventuali. Si distinse subito per la sua vita integerrima e fu esempio di austerità e zelo sacerdotale. Eletto Ministro Provinciale promosse le regolare disciplina in tutta la Provincia. Propagò la devozione alla Vergine Immacolata, e per circa 40 anni si rese famoso nelle Puglie per la sua ardente parola e per la grande carità verso i poveri, gli orfani e i carcerati. Fu canonizzato da Giovanni Paolo II il 13 aprile 1986.
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Altri Santi del giorno
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Sabato 28
Luglio 2012
SS. NAZARIO e CELSO, Martiri a Milano
Per saperne di più sui Santi del giorno...
SS. Nazario (o Nazaro) e Celso
Martiri a Milano
azario (o Nazaro) e Celso appartengono a quella schiera di santi martiri, dei primi secoli della cristianità, dove la “Passio” prende il posto delle scarse e incerte notizie storiche.
Fonte storica
: Paolino, il biografo di S. Ambrogio, racconta del ritrovamento dei
corpi di Nazaro e Celso da parte del vescovo di Milano poco dopo la
morte dell’imperatore Teodosio (395); fu aperto dapprima il sepolcro di
Nazaro e il corpo del martire apparve impregnato di sangue come se fosse
stato effuso in quello stesso giorno. Anche il capo, rescisso, era
integro, con i capelli e la barba. Subito dopo, racconta Paolino, S.
Ambrogio, quasi per ispirazione divina, si recò al sepolcro di Celso.
Il
corpo di Nazaro fu traslato nella basilica degli Apostoli, eretta da S.
Ambrogio nel 386, che prese anche il nome di Nazaro, mentre il corpo di
Celso rimase nello stesso luogo del ritrovamento, ove nel sec. X fu
costruito un monastero.
Lo stesso Paolino attesta di non sapere chi fossero i due santi e quando siano stati martirizzati.
Col diffondersi del culto, verso la metà del V sec. fu composta una “passio”, che ebbe varie redazioni, ma che non ha alcun valore storico.
Secondo questo racconto, Nazario
(cittadino romano) era figlio di un pagano di nome Africano e di una
cristiana di nome Perpetua. Il padre voleva farne un sacerdote degli
dei, ma la madre riuscì ad ottenergli il battesimo (secondo un altro
racconto fu discepolo di Pietro e ricevette il battesimo dal futuro papa
Lino).
Messosi
subito a predicare la fede cristiana, venne accusato davanti
all’imperatore ma riuscì ad allontanarsi da Roma e a rifugiarsi a
Milano, dove incontrò i SS. Gervasio e Protasio. Avvertito da Dio in
sogno, si recò a Cimiez, presso Nizza, dove una donna gli affidò il
proprio figlio Celso, con il quale si recò a Treviri, in Germania.
Qui avrebbero subìto
numerose persecuzioni e sarebbero stati arrestati ma, tuttavia,
Nazario, quale cittadino romano, non fu torturato ma venne inviato a
Roma per un regolare processo. Qui, al suo rifiuto di rinnegare la sua
fede e sacrificare agli dei romani, venne condannato a morte. Secondo
altre fonti la condanna a morte venne decisa dal governatore di
Ventimiglia; ad ogni modo, insieme a Celso, venne imbarcato su una nave
che doveva portarli al largo e gettarli in mare.
La
leggenda vuole che, gettati in mare, si misero a camminare sulle acque;
si scatenò allora una tempesta che terrorizzò i marinai, i quali
chiesero aiuto a Nazario. Le acque si calmarono immediatamente e la nave
sarebbe, infine, approdata a Genova; qui Nazario e Celso proseguirono
la loro opera evangelizzatrice in tutta la Liguria negli anni 66 e 67.
Si
spinsero poi fino a Milano, dove infine vennero arrestati e nuovamente
condannati a morte dal prefetto Antolino: la sentenza fu eseguita per
decapitazione nell'anno 76.
Il loro ricordo si perse fino al ritrovamento dei corpi da parte di S. Ambrogio, che ne diffuse il culto.
Chiese
dedicate alla loro memoria si trovano a San Nazario (Salerno), Verona,
Varazze, Asti, Cantarana, Varese, Arenzano, Poggio Imperiale, Vignola
(MO), Gaggio Montano, Trivento (CB) e ad Avella (in abbandono).
La
rappresentazione dei due martiri è abbastanza frequente, specialmente
nel territorio della diocesi di Milano. Nazario, più anziano, è
raffigurato in genere con la barba, mentre Celso in età giovanile.
Talvolta indossano abiti militari e recano in mano la spada con la quale
furono decapitati e la palma del martirio. Fra le diverse opere, c’è da
rilevare a Brescia, nella chiesa dei Santi Nazario e Celso, i dipinti
del Foppa e del Tiziano; a Milano, sul Duomo, la statua di S. Nazario
scolpita da Antonio da Briosco (1414); a Carcassonne (Francia) la statua
trecentesca, pure di S. Nazario, nel coro della chiesa a lui dedicata.
Significato dei nomi :
Nazario : "consacrato a Dio" (ebraico)
Celso : "alto, elevato, eccelso" (latino)
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Sabato 28
Luglio 2012
S. ALFONSA dell'Immacolata Concezione (Anna Muttathupadam), Clarissa
Per saperne di più sui Santi del giorno...
Sant' Alfonsa dell'Immacolata Concezione
(Anna Muttathupadathu) Clarissa dell’India
Arpukara (Kerala, India), 19 agosto 1910 - Bharananganam, 28 luglio 1946
Beatificazione : 8 febbraio 1986 a Kottayam in India;
Canonizzazione : 12 ottobre 2008 in Piazza S. Pietro.
Per approfondimenti & è Biografia è Foto
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Domenica
29 Luglio 2012
SS. MARTA (memoria), MARIA e LAZZARO di Betania
Per saperne di più sui Santi del giorno...
SS. Marta
Maria e Lazzaro di Betania
arta
di Betania (villaggio a circa 3 chilometri da Gerusalemme) è la sorella
di Maria e di Lazzaro ; Gesù amava sostare a casa loro durante la
predicazione in Giudea. Nei vangeli Marta e Maria sono citate in 3
occasioni mentre Lazzaro in 2:
1)
« Mentre erano in cammino, entrò in un villaggio e una donna, di nome
Marta, lo accolse nella sua casa. Essa aveva una sorella, di nome Maria,
la quale, sedutasi ai piedi di Gesù, ascoltava la sua parola; Marta
invece era tutta presa dai molti servizi. Pertanto, fattasi avanti,
disse: “Signore, non ti curi che mia sorella mi ha lasciata sola a
servire? Dille dunque che mi aiuti”. Ma Gesù le rispose: “Marta,
Marta, tu ti preoccupi e ti agiti per molte cose, ma una sola è la cosa
di cui c'è bisogno. Maria si è scelta la parte migliore, che non le
sarà tolta”.» (Lc 10,38-42)
2)
« Era allora malato un certo Lazzaro di Betània, il villaggio di Maria e
di Marta sua sorella. Maria era quella che aveva cosparso di olio
profumato il Signore e gli aveva asciugato i piedi con i suoi capelli;
suo fratello Lazzaro era malato. Le sorelle mandarono dunque a dirgli: “Signore, ecco, il tuo amico è malato”. All'udire questo, Gesù disse: “Questa malattia non è per la morte, ma per la gloria di Dio, perché per essa il Figlio di Dio venga glorificato”. Gesù voleva molto bene a Marta, a sua sorella e a Lazzaro...
Betània distava da Gerusalemme meno di due miglia e molti Giudei erano
venuti da Marta e Maria per consolarle per il loro fratello.
Marta dunque, come seppe che veniva Gesù, gli andò incontro; Maria invece stava seduta in casa. Marta disse a Gesù: “Signore,
se tu fossi stato qui, mio fratello non sarebbe morto! Ma anche ora so
che qualunque cosa chiederai a Dio, egli te la concederà”. Gesù le disse: “Tuo fratello risusciterà”. Gli rispose Marta: “So che risusciterà nell'ultimo giorno”. Gesù le disse: “Io
sono la risurrezione e la vita; chi crede in me, anche se muore, vivrà;
chiunque vive e crede in me, non morrà in eterno. Credi tu questo?”. Gli rispose: “Sì, o Signore, io credo che tu sei il Cristo, il Figlio di Dio che deve venire nel mondo”.
Dopo queste parole se ne andò a chiamare di nascosto Maria, sua
sorella, dicendo: “Il Maestro è qui e ti chiama”. Quella, udito ciò, si
alzò in fretta e andò da lui. Gesù non era entrato nel villaggio, ma si
trovava ancora là dove Marta gli era andata incontro. Allora i Giudei
che erano in casa con lei a consolarla, quando videro Maria alzarsi in
fretta e uscire, la seguirono pensando: “Va al sepolcro per piangere
là”. Maria, dunque, quando giunse dov'era Gesù, vistolo si gettò ai suoi
piedi dicendo: “Signore, se tu fossi stato qui, mio fratello non sarebbe morto!”.
Gesù allora quando la vide piangere e piangere anche i Giudei che erano
venuti con lei, si commosse profondamente, si turbò e disse: “Dove l'avete posto?”.
Gli dissero: “Signore, vieni a vedere!”. Gesù scoppiò in pianto.
Dissero allora i Giudei: “Vedi come lo amava!”. Ma alcuni di loro
dissero: “Costui che ha aperto gli occhi al cieco non poteva anche far
sì che questi non morisse?”. Intanto Gesù, ancora profondamente
commosso, si recò al sepolcro; era una grotta e contro vi era posta una
pietra. Disse Gesù: “Togliete la pietra!”. Gli rispose Marta, la sorella del morto: “Signore, già manda cattivo odore, poiché è di quattro giorni”. Le disse Gesù: “Non ti ho detto che, se credi, vedrai la gloria di Dio?”. Tolsero dunque la pietra. Gesù allora alzò gli occhi e disse: “Padre,
ti ringrazio che mi hai ascoltato. Io sapevo che sempre mi dai ascolto,
ma l'ho detto per la gente che mi sta attorno, perché credano che tu mi
hai mandato”. E, detto questo, gridò a gran voce: “Lazzaro, vieni fuori!”. Il morto uscì, con i piedi e le mani avvolti in bende, e il volto coperto da un sudario. Gesù disse loro: “Scioglietelo e lasciatelo andare”.
Molti dei Giudei che erano venuti da Maria, alla vista di quel che egli
aveva compiuto, credettero in lui. Ma alcuni andarono dai farisei e
riferirono loro quel che Gesù aveva fatto. » (Gv 11,1-46)
3)
« Sei giorni prima della Pasqua, Gesù andò a Betània, dove si trovava
Lazzaro, che egli aveva risuscitato dai morti. E qui gli fecero una
cena: Marta serviva e Lazzaro era uno dei commensali. Maria allora,
presa una libbra di olio profumato di vero nardo, assai prezioso,
cosparse i piedi di Gesù e li asciugò con i suoi capelli, e tutta la
casa si riempì del profumo dell'unguento. Allora Giuda Iscariota, uno
dei suoi discepoli, che doveva poi tradirlo, disse: “Perché quest'olio profumato non si è venduto per trecento denari per poi darli ai poveri?”.
Questo egli disse non perché gl'importasse dei poveri, ma perché era
ladro e, siccome teneva la cassa, prendeva quello che vi mettevano
dentro. Gesù allora disse: “Lasciala fare,
perché lo conservi per il giorno della mia sepoltura. I poveri infatti
li avete sempre con voi, ma non sempre avete me”. » (Gv 12,1-6). Lo stesso episodio é riportato da (Mt 26,6-13) (Mc 14,3-9).
Secondo
la tradizione, dopo la resurrezione di Gesù Marta emigrò con sua
sorella Maria di Betania e Maria Maddalena approdando nel 48 d.C. a
Saintes-Maries-de-la-Mer, in Provenza, dopo le prime persecuzioni in
patria, e qui portarono il credo cristiano.
Una delle leggende popolari narra come le paludi della zona (la Camargue) fossero abitate da un terribile mostro, la "tarasque"
che passava il tempo a terrorizzare la popolazione. Marta, con la sola
preghiera, lo fece rimpicciolire in dimensioni tali da renderlo innocuo,
e lo condusse nella città di Tarascon.
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Domenica
29 Luglio 2012
B. URBANO II (1040-1099), Papa
Per saperne di più sui Santi del giorno...
Papa Urbano II, nato Ottone (o Otto, o Odo) di Lagery (Chtillon-sur-Marne, ca. 1040 - Roma, 29 luglio 1099), fu Papa dal 1088 alla sua morte.
Divenne
il mediatore di situazioni politiche dell’epoca; appoggiò Matilde di
Canossa e le città lombarde contro l’imperatore Enrico IV, il quale nel
1092 fallì la sua discesa in Italia e se ne ritornò in Germania, a sua
volta l’antipapa Clemente III, perso il suo appoggio, si ritirò a
Ravenna.
Mediò
sulle dispute fra Guglielmo il Rosso d’Inghilterra e S. Anselmo di
Canterbury; scomunicò Filippo I di Francia per le sue vicende
matrimoniali. D’altra parte ebbe il sostegno di Alfonso VI di Castiglia,
che stava liberando la Spagna dalla dominazione dei Mori.
Nell’agosto
1095 si trasferì in Francia, dove da Le Puy emanò una Bolla per
convocare un Concilio a Clermont nell’anno successivo. In detto Concilio
vennero di nuovo condannate le investiture laiche e scomunicato il
vescovo di Cambrai perché l’aveva accettata dall’imperatore.
Papa
Urbano istituì la “tregua di Dio” cioè una breve pausa tra le battaglie
per seppellire i morti; poi sulla pubblica piazza di Clermont, proclamò
la “prima crociata” per la liberazione dei luoghi santi, provocando un
grande entusiasmo e organizzandola personalmente, nominò come capo il
vescovo di Le Puy Ademaro di Monteil e il duca Raimondo di Tolosa;
incitò principi e fedeli a prendere la croce, trattò con i Genovesi per
le navi. L’esito della Crociata portò alla conquista di Gerusalemme il
15 luglio 1099, anche se con numerose perdite umane, ma il papa non lo
seppe perché morì a Roma il 29 dello stesso luglio 1099.
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Domenica
29 Luglio 2012
B. LUIGI MARTIN, padre di S. Teresa di Gesù Bambino
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Luigi Martin (1823-1894) e Zelia Guérin (1831-1877)
Genitori di S. Teresa del Bambino Gesù. Lui orologiaio, lei merlettaia (& è Biografia).
Beatificati
il 19 ottobre 2008 nel corso di una celebrazione presieduta nella
basilica di Lisieux (F) dal card. José Saraiva Martins, prefetto della Congregazione delle Cause dei Santi e rappresentante di Papa Benedetto XVI.
è la seconda coppia di sposi - dopo i coniugi Luigi e Maria Beltrame Quattrocchi - a essere elevata agli onori degli altari.
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Lunedì 30
Luglio 2012
S. PIETRO CRISOLOGO, Vescovo e Dottore della Chiesa (mf)
Per saperne di più sui Santi del giorno...
San Pietro Crisologo
Vescovo e Dottore della Chiesa
(memoria facoltativa)
ietro nasce ad Imola verso il 380; fu diacono di questa città e poi diacono e vescovo di Ravenna che, durante il suo episcopato, divenne metropoli ecclesiastica.
Pietro
è uno dei più grandi pastori del suo tempo: predicatore famoso, e
autore di stupendi sermoni pieni di pietà, si meritò il soprannome di “Chrysologus”, cioè “parola d’oro” e da Pp Benedetto XIII (Pietro Francesco Orsini, 1724-1730), nel 1729, il titolo di Dottore della Chiesa.
Pietro visse l'ideale del vescovo che aveva tracciato in uno dei sermoni: “Essere in Cristo il libero servo di tutti”.
Nella
sua vita c’è un momento ovviamente importantissimo per lui: quello
della consacrazione a vescovo di Ravenna, tra il 431 e 433. Ma è
importante pure tutto ciò che circonda l’evento. Innanzitutto c’è il
papa in persona a consacrarlo: S. Sisto III , cioè l’uomo della pace
religiosa dopo dissidi, scontri ed iniziative scismatiche, ispirate alle
dottrine di Nestorio.
Quando
Pietro tiene il suo primo discorso da vescovo, ad ascoltarlo, col papa,
c’è anche Galla Placidia, figlia dell’imperatore Teodosio, sorella
dell’imperatore Onorio e ora madre e tutrice dell’imperatore
Valentiniano III. E poi, intorno al vescovo, c’è Ravenna che ora è la
capitale dell’impero, cerniera tra Oriente e Occidente. Ravenna, che
manda e riceve corrieri da ogni parte, e quasi sempre con notizie
tristi, perché l’impero è giunto alle sue ultime convulsioni.
In
questa capitale e con questo clima, il vescovo Pietro guida la sua
Chiesa con saggezza nel comando ma anche con un vivo interesse per le
sorti materiali dei suoi fedeli, fornendo la città di un ricco
acquedotto e promuovendo una vasta rete di carità.
Nella
sua vita le date certe sono assai poche, ma la sua identità di uomo e
di vescovo viene fuori chiaramente dai documenti che possediamo e dalle
sue “parole d’oro” che ritroviamo nei circa 180 sermoni suoi che ci sono pervenuti. Inoltre, “la
sua attività di predicatore ci ha lasciato soprattutto una
documentazione inestimabile sulla liturgia di Ravenna e sulla cultura di
questa città” (B. Studer). Una città che è formicolante crocevia di problemi e di incontri.
A
trovare Pietro viene uno dei vescovi più illustri del tempo, Germano di
Auxerre, che poi muore proprio a Ravenna nel 448, assistito da lui.
Dall’Oriente lo consulta l’influente e discusso archimandrita Eutiche,
in conflitto dottrinale col patriarca di Costantinopoli e con gran parte
del clero circa le due nature in Gesù Cristo. Il vescovo di Ravenna gli
risponde rimandandolo alla decisione del papa (che ora è Leone I) “per mezzo del quale il beato Pietro continua a insegnare, a coloro che la cercano, la verità della fede”.
Felice,
vescovo di Ravenna dal 707 al 717, mise assieme una raccolta delle sue
omelie, per un totale di centosessantotto; alcune di esse sono delle
interpolazioni. Altre omelie scritte da Pietro sono invece incluse in
altre raccolte sotto nomi diversi. In gran parte esse sono spiegazioni
brevi e concise dei testi biblici. Pietro Crisologo spiegò in maniera
molto bella il mistero dell’Incarnazione, le eresie di Ario e di
Eutiche, il Simbolo apostolico; ha inoltre dedicato una serie di omelie
alla Vergine Maria e a S. Giovanni Battista.
Gli
studi di A. Olivar ci permettono oggi di avere un'idea sufficientemente
precisa degli scritti autentici di Pietro Crisologo. Questi sono
composti da una lettera, centosessantotto sermoni della Collectio Feliciana (sec. VIII) e quindici sermoni vari. Il Rotolo di Ravenna, così come altri scritti, non può essere attribuito a lui.
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Lunedì 30
Luglio 2012
BB. BRAULIO Corres Díaz, FEDERICO Rubio Alvarez, Sac. e 69 Compagni O.H., Martiri
Per saperne di più sui Santi del giorno...
Beati Braulio María (Pablo) Corres Díaz de Cerio
e Federico (Carlos) Rubio Alvarez,
Sacerdoti F.B.F. (Fatebenefratelli) e
69 Compagni O.H. (Ordine Osp. S. Giov. di Dio)
Martiri († 1936)
Il
14 aprile 1931 fu proclamata la Seconda Repubblica Spagnola,
contestualmente alla partenza per l'esilio di re Alfonso XIII di Borbone
(1886-1941). In tale circostanza la Chiesa, con Pp Pio XI (Ambrogio Damiano Achille Ratti, 1922-1939), aveva invitato i cattolici alla collaborazione con il nuovo governo, nell'interesse della Spagna.
Tuttavia,
appena un mese dopo la proclamazione della Repubblica, iniziò una forte
ondata di anticlericalismo, con i primi atti di violenza nei confronti
di religiosi e laici, a causa del malcontento verso l'appoggio dato
dalla Chiesa spagnola ai ceti dominanti. La violenza colpì però
indiscriminatamente anche molte persone estranee alle vicende politiche.
Con
la vittoria del Fronte Popolare, formato da socialisti, comunisti e
antifascisti, le violenze si intensificarono tra il 18 luglio 1936 e il
1° aprile 1939 dando origine ad una vera e propria persecuzione
religiosa, che portò alla distruzione del 70% delle chiese spagnole e
all'uccisione di quasi diecimila persone, tra le quali: 12 vescovi, 4184 sacerdoti e seminaristi, 2365 religiosi, 283 religiose. Questi
martiri furono uccisi a causa della loro Fede e nei quali la Chiesa ha
ritenuto di individuare gli elementi caratteristici del martirio
cristiano. Alcuni sono stati canonizzati, molti beatificati: la maggior
parte nel 2001 (233) e nel 2007 (498).
Il 25 ottobre 1992 il Beato
Giovanni Paolo II (Karol Józef Wojtyła, 1978-2005) ha elevato agli
onori dell'altare un gruppo di 71 martiri dell'Ordine degli Ospedalieri
di S. Giovanni di Dio (Fatebenefratelli) composto da 2 sacerdoti :
1) Braulio María (Pablo) Corres Díaz de Cerio, 2) Federico (Carlos) Rubio Alvarez e 69 Compagni.
Tutti
facevano parte di diverse comunità della Catalogna e della zona
centrale della Spagna, condividendo la vita comunitaria e la cura dei
malati.
Questo
gruppo di 71 martiri ha ricevuto la palma del martirio in date comprese
tra il 25 luglio e il 14 dicembre 1936. Gli eventi si sono svolti in
diverse città della Catalogna, Valencia, Madrid e Toledo :
Braulio María (Pablo) Corres Díaz de Cerio, nasce a Torralba del Río (Navarra) il 26 giugno 1897. A tredici anni entrò nella Scuola
Apostolica di Ciempozuelos dove ebbe, come direttore spirituale, P.
Juan Jesús Adradas Gonzalo, anche lui martire. Fu ordinato sacerdote il
15 aprile 1922; nel 1931 fu trasferito a Calafell (Catalogna) dove fu
maestro dei novizi e Consigliere Provinciale e dove aveva assistito al
sequestro del sanatorio in città da parte dei miliziani.
Nel
1936, vedendo la gravità degli eventi che stavano vivendo, pensò di
mandare i suoi novizi a Marsiglia (Francia), cominciò, perciò, a
prepararli con atti di espiazione, preghiere e visite al SS. Sacramento.
Il 30 luglio, P. Braulio María,
prima di distribuire la comunione, "parlò dell'amore di Dio e del
martirio, li incoraggiò ad essere felici di versare il loro sangue per
Cristo e chiese, infine, perdono per i suoi errori". Lasciarono
l'ospedale per dirigersi alla stazione di Calafell ma furono
intercettati, arrestati e caricati su un camion. Disse, allora, ai suoi novizi: “Ci portano alla morte, vi do l'assoluzione”, esortandoli a perdonare i loro assassini. Furono fucilati.
Federico (Carlos) Rubio Alvarez
nasce il 3 dicembre 1862 a Benavides de Órbigo (Léon). Entrò
nell'Ordine Ospedaliero di S. Giovanni di Dio quando aveva 19 anni e fu
ordinato sacerdote il 12 febbraio 1899. Fu Superiore a Gibilterra,
Granada e San Rafael del Río (Valencia), maestro dei novizi, Provinciale
di Spagna, direttore spirituale a Ciempozuelos e a Talavera de la Reina
(Toledo), dove, all'età di settantaquattro anni, il 25 luglio 1936,
subì il martirio.
Eccelleva
nella sua devozione alla SS. Trinità, alla Sacra Famiglia, a Nostra
Signora del Sacro Cuore e la sua assoluta fiducia alla Divina
Provvidenza. Era ingenuo e lo dimostrò fino alla fine. Quando fu
arrestato gli ordinarono di vestirsi in abiti civili ma rifiutò dicendo
che era prete e che doveva vestirsi come tale: questo irritò i
carcerieri che lo fischiarono e insultarono. Nel tribunale dichiarò: “Mi
chiamo Federico e sono un sacerdote, e poiché non so quanto tempo
resterò qui, ho portato delle ostie nel caso che riesca a celebrare”;
così dicendo, mostrò una scatoletta che aveva in una tasca. Quelli che
lo circondavano, innervositi, gli fracassarono la testa con i
proiettili. Quando fu riesumato, sui suoi resti c'era ancora lo
Scapolare della Madonna del Carmine.
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Lista dei 69 Compagni H.O.
(l'ordine è quello del sito del Vaticano):
1. Primo Martínez Castillo (of St. Vincent), vicario priore, nato a San Roman de Campezo (Alava), il 9 giugno 1869, † Talavera de la Reina (25 luglio 1936).
2. Geronimo Ochoa Urdangarin (religious), professo, nato a Goñi (Navarra), il 28 febbraio 1904, † Talavera de la Reina (25 luglio 1936).
3. Juan de la Cruz Delgado Pastor,
(al secolo Eligio, Francesco, Filippo), nato a Puebla de Alcocer
(Baldajoz), il 10 dicembre 1914, † Talavera de la Reina (25 luglio
1936).
4. Julián (Miguel) Carrasquer Fos, priore, nato a Sueca (Valencia), l'11 maggio 1881, † Calafell (30 luglio 1936).
5. Eusebio (Antonio) Forcades Ferraté, professo, nato a Reus (Tarragona), il 28 settembre 1875, † Calafell (30 luglio 1936).
6. Constans (Saturnino) Roca Huguet, professo, nato a San Sadurní de Noya (Barcelona), il 12 agosto 1895, † Calafell (30 luglio 1936).
7. Benito José Labre (Arsenio) Mañoso González, professo, nato a Lomoviejo (Valladolid), il 19 luglio 1879, † Calafell (30 luglio 1936).
8. Vicente de Paul Canelles Vives, professo, nato a Onda (Castellón de la Plana), il 25 giugno 1894, † Calafell (30 luglio 1936).
9. Tomás Urdánoz Aldaz, novizio, nato a Echarri (Pamplona), il 7 marzo 1903, † Calafell (30 luglio 1936).
10. Rafael Flamarique Salinas, novizio, nato a Mendívil (Navarra), il 24 ottobre 1903, † Calafell (30 luglio 1936).
11. Antonio Llauradó Parisi, novizio, nato a Reus (Tarragona), il 13 giugno 1910, † Calafell (30 luglio 1936).
12. Manuel López Orbara, novizio, nato a Puente de la Reina (Navarra), il 5 febbraio 1913, † Calafell (30 luglio 1936).
13. Ignacio Tejero Molina, novizio, nato a Monzalbarba (Zaragozza), il 31 luglio 1916, † Calafell (30 luglio 1936).
14. Enrique Beltrán Llorca, novizio, nato a Villareal (Castellón), il 14 novembre 1899, † Calafell (30 luglio 1936).
15. Domingo Pitarch Gurrea, novizio, nato a Villareal (Castellón), il 12 febbraio 1909, † Calateli (Tarragona), il 30 luglio 1936.
16. Antonio Sanchís Silvestre, novizio, nato a Villamarchante (Valencia), il 6 dicembre 1910 † Calafell (30 luglio 1936).
17. Manuel Jiménez Salado, oblato, nato a Jerez de la Frontera (Cadiz), il 29 ottobre 1907, † Calafell (30 luglio 1936).
18. Rúben de Jesús López Aguilar, nato a Concepción, Colombia, il 12 aprile 1908, † Barcelona (9 agosto 1936).
19. Arturo Ayala Niño, nato a Paipa, Colombia, il 7 aprile 1909, † Barcelona (9 agosto 1936).
20. Juan Bautista Velázquez Peláez, nato a Jardín, Colombia, il 9 luglio 1909, † Barcelona (9 agosto 1936).
21. Eugenio Ramírez Salazar, nato a La Ceja, Colombia, il 2 settembre 1913, † Barcelona (9 agosto 1936).
22. Esteban Maya Gutiérrez, nato a Pacora, Colombia, il 19 marzo 1907, † Barcelona (9 agosto 1936).
23. Melquiades Ramírez Zuloaga, nato a Sonsón, Colombia, il 13 febbraio 1909, † Barcelona (9 agosto 1936).
24. Gaspar Páez Perdomo, nato a Unión, Colombia, il 15 giugno 1913, † Barcelona (9 agosto 1936).
25. Flavio Argüeso González, nato a Mazuecos de Valdeginate (Palencia), il 5 ottobre 1877, † Valdemoro (Madrid), il 12 agosto 1936.
26. Francisco Arias Martín, sacerdote novizio, nato a Granada, il 26 aprile 1884, † Valdemoro (Madrid), il 12 agosto 1936.
27. Tobías Borrás Román, nato a Villa de S. Jorge, il 14 aprile 1861, † Valencia, il 23 o 24 novembre 1936.
28. Juan Jesús Adradas Gonzalo, sacerdote, nato a Conquezuela (Soria), il 15 agosto 1878, † Paracuellos del Jarama (Madrid), il 28 novembre 1936.
29. Guillermo Llop Gaya, priore, nato a Villareal, il 10 novembre 1880, † Paracuellos del Jarama (Madrid), il 28 novembre 1936.
30. Clemente Díez Sahagún, professo, nato a Fuentes de Nava (Palencia), il 23 novembre 1861, † Paracuellos del Jarama (Madrid), il 28 novembre 1936.
31. Lázaro Múgica Goiburu, nato a Idiazabal, il 5 aprile 1867, † Paracuellos del Jarama (Madrid), il 28 novembre 1936.
32. Martiniano Meléndez Sánchez, nato a Malaga, il 15 gennaio 1878, † Paracuellos del Jarama (Madrid), il 28 novembre 1936.
33. Pedro María Alcalde Negredo, nato a Ledesma, il 26 novembre 1878, † Paracuellos del Jarama (Madrid), il 28 novembre 1936.
34. Julián Plazaola Artola, nato a San Sebastian, il 12 settembre 1915, † Paracuellos del Jarama (Madrid), il 28 novembre 1936.
35. Hilario Delgado Vilchez, nato a Cañar (Granada), il 18 aprile 1918, † Paracuellos del Jarama (Madrid), il 28 novembre 1936.
36. Pedro de Alcántara Bernalte Calzado, novizio, nato a Moral de Calatrava (Ciudad Real), il 4 agosto 1910, † Paracuellos del Jarama (Madrid), il 28 novembre 1936.
37. Juan Alcalde Alcalde, novizio, nato a Zuzones (Burgos), il 20 ottobre 1911, † Paracuellos del Jarama (Madrid), il 28 novembre 1936.
38. Isidor Martínez Izquierdo, novizio, nato a Madrid, il 9 aprile 1918, † Paracuellos del Jarama (Madrid), il 28 novembre 1936.
39. Angelo Sastre Corporales, novizio, nato a Villalbo del Vino (Zamora), il 16 agosto 1916, † Paracuellos del Jarama (Madrid), il 28 novembre 1936.
40. Eduardo Bautista Jiménez, oblato, nato a La Gineta, il 5 gennaio 1885, † Paracuellos del Jarama (Madrid), il 28 novembre 1936.
41. José Mora Velasco, Sacerdote postulante, nato a Cordoba, il 18 agosto 1886, † Paracuellos del Jarama (Madrid), il 28 novembre 1936.
42. José Ruiz Cuesta, postulante, nato a Dilar (Granada), il 6 novembre 1907, † Paracuellos del Jarama (Madrid), il 28 novembre 1936.
43. Diégo de Cádiz García Molina,
professo, nato a Moral de Calatrava (Ciudad Real), il 14 dicembre 1892,
† Paracuellos del Jarama (Madrid), il 30 novembre 1936.
44. Román Touceda Fernández, professo, nato a Madrid, il 22 gennaio 1904, † Paracuellos del Jarama (Madrid), il 30 novembre 1936.
45. Miguel Rueda Mejías, nato a Mordi (Granada), il 19 gennaio 1902, † Paracuellos del Jarama (Madrid), il 30 novembre 1936.
46. Arturo Donoso Murillo, nato a Puebla de Alcocer (Badajoz), il 31 marzo 1917, † Paracuellos del Jarama (Madrid), il 30 novembre 1936.
47. Jesús Gesta de Piquer, nato a Madrid, il 19 gennaio 1915, † Paracuellos del Jarama (Madrid), il 30 novembre 1936.
48. Antonio Martínez Gil-Leonis, novizio, nato a Montellano (Sevilla), il 2 novembre 1916, † Paracuellos del Jarama (Madrid), il 30 novembre 1936.
49. Proceso Ruiz Cascales, priore, nato a Beniel (Murcia), il 4 ottobre 1887, † Boadilla del Monte (Madrid), il 1° settembre 1936.
50. Cristinos Roca Huguet, Sacerdote, nato a Milins de Rey (Barcelona), il 6 giugno 1899, † Boadilla del Monte (Madrid), il 1° settembre 1936.
51. Eutimio Aramendía García, nato a Oteiza de la Solana (Navarra), il 23 dicembre 1878, † Boadilla del Monte (Madrid), il 1° settembre 1936.
52. Canuto Franco Gómez, nato ad Aljucer (Murcia) il 23 dicembre 1871, † Boadilla del Monte (Madrid), il 1° settembre 1936.
53. Dositeo Rubio Alonso, nato a Madrigalejo (Burgos), Spagna, il 10 febbraio 1869, † Boadilla del Monte (Madrid), il 1° settembre 1936.
54. Cesaro Niño Pérez,
nato a Torregutierrez, sobborgo di Cuellar (Segovia), il 15 settembre
1878, † Boadilla del Monte (Madrid), il 1° settembre 1936.
55. Benjamín Cobos Celada, nato a Palencia, il 9 luglio 1887, † Boadilla del Monte (Madrid), il 1° settembre 1936.
56. Carmelo Gil Arano, nato a Tudela (Navarra), il 15 maggio 1879, † Boadilla del Monte (Madrid), il 1° settembre 1936.
57. Cosme Brun Arará, nato a Santa Coloma di Farners (Gerona), il 12 novembre 1894, † Boadilla del Monte (Madrid), il 1° settembre 1936.
58. Cecilio López López, nato a Fondón (Almeria), il 25 giugno 1901, † Boadilla del Monte (Madrid), il 1° settembre 1936.
59. Rufino Lasheras Aizcorbe, nato a Arandigoyen (Navarra), il 15 giugno 1900, † Boadilla del Monte (Madrid), il 1° settembre 1936.
60. Faustino Villanueva Igual, nato a Sarrión (Teruel), il 23 gennaio 1913, † Boadilla del Monte (Madrid), il 1° settembre 1936.
61. Juan Bautista Egozcuezábal Aldaz, professore, nato a Nuin (Navarra), il 13 marzo 1882, † Esplugas (Barcelona), il 27 luglio 1936.
62. Pedro de Alcántara Villanueva Larráyoz, professo, nato a Osinaga (Navarra), il 20 luglio 1881, † Barcelona, l'11 settembre 1936.
63. Francisco Javier Ponsa Casallach, nato a Moya (Barcelona), il 20 agosto 1916, † San Felíu de Codinas (Barcelona), il 28 settembre 1936.
64. Juan Antonio Burró Más, nato a Barcelona, il 28 giugno 1914, † Madrid, all'inizio del mese di novembre 1936.
65. Acisclus Piña Piazuelo, oblato, nato a Caspe (Zaragoza), il 26 luglio 1878, † Barcelona, il 10 novembre 1936.
66. Protacio Cubells Minguell, professo, nato a Coll de Nargó (Lerida), il 27 dicembre 1880, † Barcelona, il 14 dicembre 1936.
67. Gonzalo Gonzalo Gonzalo, nato a Conquezuela (Soria), il 24 febbraio 1909, † Madrid, il 4 agosto 1936.
68. Jacinto Hoyuelos Gonzalo, nato a Materrepudio (Santander), l'1l settembre 1914, † Ciempozuelos (Madrid), il 19 settembre 1936.
69. Nicéforo Salvador del Río, nato a Villamorco (Palencia), il 9 febbraio 1913, † Paracuellos del Jarama (Madrid), il 30 novembre 1936.
Memoria liturgica comune : 30 luglio
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Martedì 31
Luglio 2012
S. IGNAZIO di Loyola, Sacerdote e fondatore S.J. (memoria)
Per saperne di più sui Santi del giorno...
Sant' Ignazio di Loyola
Sacerdote e fondatore :
"Compagnia di Gesù" (S.J.)
(memoria)
gnazio di Loyola, in spagnolo Íñigo López de Loyola, nacque il 24 dicembre 1491 nel castello di Loyola, nei paesi baschi. è l'ultimo di 13 figli di Beltran Ibañez de Oñaz e di Marina Sanchez de Licona. Ignazio aveva solo sette anni quando morì sua madre.
Nel 1506, orfano anche di padre, è ad Arévalo, paggio al servizio di un parente, Juan Velázquez de Cuéllar, tesoriere (contador mayor)
del re Ferdinando il Cattolico, e, come cortigiano, in quel periodo
ebbe uno stile di vita dissoluto. Avendo ricevuto un’educazione
cavalleresca, nel 1517, Ignazio prese servizio nell'esercito.
Il 20 maggio 1521, durante
l'assedio della fortezza di Pamplona da parte dei Francesi, Ignazio
rimane gravemente ferito alle gambe da una palla di cannone e viene
ricondotto a Loyola. Durante
la lunga degenza, ebbe l'occasione di leggere numerosi testi religiosi
dedicati, in particolare, alla vita di Gesù e dei santi. Venne travolto
dal desiderio di cambiare la sua vita e trascorrere un'esistenza basata
sul proprio lavoro ed ispirata a S. Francesco d'Assisi e ad altre grandi
figure spirituali.
Nel
1522 Ignazio si reca prima a Aranzazu (santuario vicino a Loyola) e poi
a Montserrat (poco distante da Barcellona), presso l'abbazia
benedettina, dove fa la confessione generale della sua vita. Alla
vigilia della festa dell'Annunciazione, trascorre tutta la notte in
preghiera in una singolare "veglia d'armi".
Quindi depone i suoi abiti cavallereschi e, vestito da pellegrino,
parte per Manresa (Catalogna), dove conduce per più di un anno una vita
di preghiera e penitenza. Ignazio comincia a scrivere gli Esercizi
Spirituali (Ejercicios espirituales). Presso il fiume Cardoner "riceve una grande illuminazione", da cui esce profondamente trasformato.
Nel
1523 arriva a Barcellona, da dove vorrebbe imbarcarsi per Gerusalemme.
Si imbarca invece per Gaeta e da qui si dirige verso Roma dove incontra
il Pp Adriano VI (Adriaan Florenszoon Boeyens, 1522-1523), che benedice
il suo prossimo pellegrinaggio nei luoghi santi. Da Venezia parte per la
Terra Santa. Visita Gerusalemme, il Santo Sepolcro, Betania, Betlemme,
il Giordano, il Monte degli olivi, e vorrebbe fermarsi in quei luoghi,
ma deve rinunciare al suo progetto perché il superiore dei Francescani
glielo proibisce.
Nel
1528 si iscrisse all'Università di Parigi, dove rimase sette anni,
ampliando la sua cultura letteraria e teologica, e cercando di
interessare gli altri studenti agli Esercizi Spirituali.
Entro il 1534 ebbe sei “seguaci”
- Peter Faber (francese), Francis Xavier, Alfonso Salmeron, James
Lainez, Nicholas Bobadilla (spagnoli), e Simao Rodrigues (portoghese).
Il
15 agosto del 1534, Ignazio e gli altri sei studenti si incontrarono a
Montmartre, vicino Parigi, legandosi reciprocamente con un voto di
povertà e castità e fondando la "Società di Gesù",
allo scopo di eseguire lavoro missionario e di ospitalità a Gerusalemme
o andare in qualsiasi luogo il Papa avesse ordinato loro.
Nel
1537 si recarono in Italia in cerca dell'approvazione papale per il
loro ordine religioso. Papa Paolo III (Alessandro Farnese, 1534-1549) li
lodò e consentì loro di essere ordinati sacerdoti.
Vennero
ordinati a Venezia dal vescovo di Arbe (ora Rab, in Croazia) il 24
giugno. Si dedicarono alla preghiera ed ai lavori di carità in Italia,
anche perché il nuovo conflitto tra l'imperatore, Venezia, il Papa e
l'Impero Ottomano rendevano impossibile qualsiasi viaggio a Gerusalemme.
Con
Faber e Lainez, Ignazio si diresse a Roma nell'ottobre del 1538 per far
approvare dal papa la costituzione del nuovo ordine. Una congregazione
di cardinali si dimostrò favorevole al testo preparato da Ignazio e Pp
Paolo III confermò l'ordine con la bolla papale “Regimini militantis ecclesiae”
(27 settembre 1540), limitando, però, il numero dei suoi membri a
sessanta. Questa limitazione venne rimossa tramite una successiva bolla,
la “Iniunctum nobis”, del 14 marzo 1543. L'ultima e definitiva approvazione della Compagnia di Gesù è stata data nel 1550 con la bolla “Exposcit debitum” di Pp Giulio III (Giovanni Maria Ciocchi Dal Monte, 1550-1555).
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Ignazio
venne scelto come primo Preposito Generale e inviò i suoi compagni come
missionari in giro per tutto il mondo per creare scuole, istituti,
collegi e seminari.
Nel 1548, Ignazio fondò a Messina il primo Collegio dei Gesuiti al mondo, il famoso “Primum ac Prototypum Collegium” ovvero “Messanense Collegium Prototypum Societatis”,
e, quindi, prototipo di tutti gli altri collegi di insegnamento che i
gesuiti fonderanno con successo nel mondo facendo dell'insegnamento la
marca distintiva dell'ordine.
La regola di Ignazio diventò il motto non ufficiale dei gesuiti: “Ad Maiorem Dei Gloriam”.
Tra il 1553 ed il 1555, Ignazio dettò al suo segretario, padre
Gonçalves da Cmara, la storia della sua vita. Questa autobiografia,
essenziale per la comprensione dei suoi Esercizi Spirituali, rimase però segreta per oltre 150 anni negli archivi dell'ordine, fino a che il testo non venne pubblicato negli “Acta Sanctorum”.
Rimasto
a Roma per volere del papa, Ignazio coordinava l’attività dell’Ordine,
nonostante soffrisse dolori lancinanti allo stomaco, dovuti ad una
calcolosi biliare e ad una cirrosi epatica mal curate; limitava a
quattro ore il sonno per adempiere a tutti i suoi impegni e per
dedicarsi alla preghiera e alla celebrazione della Messa. Il male fu
progressivo limitandolo man mano nelle attività, finché il 31 luglio
1556, il soldato di Cristo, morì in una modestissima camera della Casa
situata vicina alla Cappella di Santa Maria della Strada a Roma.
Fu beatificato il 27 luglio 1609 da Pp Paolo V (Camillo Borghese, 1605-1621) e proclamato santo il 12 marzo 1622 da Pp Gregorio XV (Alessandro Ludovisi, 1621-1623).
Il
23 luglio 1637 il suo corpo fu collocato in un'urna di bronzo dorato,
nella Cappella di sant'Ignazio della Chiesa del Gesù in Roma. La statua
del Santo, in argento, è opera di Pierre Legros. La festa religiosa
viene celebrata il 31 luglio, giorno del suo “dies natalis”.
Significato del nome Ignazio : «di fuoco,igneo» (latino).
Per approfondimenti & è Compagnia di Gesù
Fonti principali : wikipendia.org; santiebeati.it; gesuiti.it (« RIV.»).
Preghiera
O
Dio, che a gloria del tuo nome hai suscitato nella tua Chiesa
sant'Ignazio di Loyola, concedi anche a noi, con il suo aiuto e il suo
esempio, di combattere la buona battaglia del vangelo, per ricevere in
cielo la corona dei santi.
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Mercoledì 1°
Agosto 2012
S. ALFONSO MARIA de' Liguori, Vescovo e Dottore della Chiesa (memoria)
Per saperne di più sui Santi del giorno...
S. Alfonso Maria de’ Liguori
Vescovo, fondatore e Dottore della Chiesa
(memoria)
lfonso
Maria de' Liguori, uomo di ampia cultura, missionario, fondatore,
vescovo, scrittore fecondo, pittore, poeta, musicista (ben noto è il “Tu scendi dalle stelle”), è senza dubbio un grande protagonista della storia della Chiesa e della storia tout court.
Nasce a Marianella (NA) il 27/09/1696 da una nobile famiglia. Il papà, Giuseppe, era comandante della nave Capitana della flotta del Regno di Napoli; la mamma, Anna Caterina Cavalieri, era della famiglia dei Principi di Presicce. A 12 anni sostiene con Giambattista Vico (noto filosofo, storico e giurista) l'esame di retorica e viene iscritto all'università. Il 21 gennaio 1713, a poco più di 16 anni, si laurea in utroque jure (ossia in diritto civile e diritto canonico).
Svolge l'attività forense, che pratica nel rispetto della verità, diventando presto uno dei più rinomati giureconsulti; è titolare del Sedile di Portanova. Si
dedica anche alle opere di misericordia assumendosi, nel 1715, il
compito di visitare e di assistere i malati del più grande ospedale di
Napoli, chiamato degli Incurabili. Nello stesso tempo studia filosofia, lettere e matematica: suona il clavicembalo e compone; dipinge e scrive poesie. Nel luglio del 1723, lasciato il foro dopo un processo perduto per intrallazzi politici, decide di farsi sacerdote e studia teologia.
Il
21 dicembre 1726, all'età di trent'anni, riceve l'ordinazione
sacerdotale. Grande amico del popolo, al quale insegna che tutti sono
chiamati alla santità, ognuno nel proprio stato, Alfonso
si circonda, ovunque, di ecclesiastici e di laici di ogni ceto,
organizzandoli in numerose associazioni. Si dedica in modo particolare
ai ceti più umili, compiendo innumerevoli missioni nelle campagne e nei
paesi rurali e prodigandosi in un intenso apostolato nei quartieri più
poveri di Napoli, dove organizza, fin dal 1727, le “Cappelle Serotine”,
frequentate da artigiani e da “lazzari”, cioè dal popolo minuto, che si
radunavano la sera, dopo il lavoro, per due ore di preghiera e di
catechismo. L'opera ha una rapida diffusione e diventa una scuola di
rieducazione civile e morale.
Alfonso
si rivolge al popolo con i mezzi pastorali più idonei e più efficaci,
rinnovando la predicazione nei metodi e nei contenuti, collegandola con
un'arte oratoria semplice e immediata. Il suo carattere positivo lo
orienta verso i problemi più immediati della vita dei credenti, scossi
nella fede e nelle certezze tradizionali da nuovi movimenti culturali e
religiosi, soprattutto l'illuminismo e il giansenismo.
Nel
1732, Alfonso, volendo evangelizzare con più efficacia le popolazioni
del Mezzogiorno, specialmente quelle più abbandonate e più sprovviste di
aiuti spirituali, fonda a Scala, sulla Costiera amalfitana, la Congregazione del SS. Salvatore, poi denominata del Santissimo Redentore.
Nel 1762, a sessantasei anni, viene nominato vescovo della diocesi di Sant'Agata dei Goti, nel Beneventano. Nella grande carestia organizza soccorsi ai più poveri, e vende anche la sua carrozza. Nel
nuovo compito sviluppa un'attività che ha dell'incredibile, nella
duplice direzione del ministero diretto e dell'apostolato della penna.
Dopo
13 anni, consumato da un'artrosi cervicale e lombare, rinuncia
all'episcopato. Gli ultimi dodici anni li trascorre a Pagani. Nonostante
la malattia, è ancora attivissimo: scrive libri, prega, riceve persone e dirige la Congregazione. Muore a Pagani il 1 ° agosto 1787, a quasi 91 anni di età, in una casa del suo istituto religioso.
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Il 20 febbraio 1807, a meno di
vent'anni dalla morte, Pp Pio VII (Barnaba Chiaramonti, 1800-1823) ne proclama l'eroicità delle virtù e il 15 settembre 1815
lo beatifica.
Papa Gregorio XVI (Bartolomeo
Mauro Alberto Cappellari, 1831-1846) lo canonizza nel
1839, il Beato Pio IX (Giovanni Maria Mastai Ferretti, 1846-1878) lo proclama Dottore della Chiesa nel 1871 col titolo di Doctor zelantissimus e il Venerabile Pio XII (Eugenio Pacelli, 1939-1958) lo assegna come
patrono dei confessori e moralisti nel 1950.
S. Alfonso fu autore di oltre 100 opere scritte. Produsse sia opere “popolari”, quindi di spessore facilmente accessibile a tutti, sia
opere esegetiche trattanti ad esempio la teologia (in particolare quella morale
“Theologia Moralis” stampata già nel 1748),
l’apologetica, la dogmatica. Queste opere, tradotte
nelle principali lingue del mondo, hanno nutrito
e continuano a nutrire intere generazioni di cristiani, rendendo più facile il loro
cammino verso la santità.
Lo stemma della “Congregatio Sanctissimi Redemptoris” (Congregazione del SS. Redentore) compare, per la
prima volta, nella forma e composizione odierna, sui documenti delle
costituzioni capitolari del 1764 dove se ne fa una descrizione completa.
Tale stemma consiste in una croce
latina, con ai lati una lancia e una canna con la spugna, sita sopra tre
monti. Accanto alla croce compaiono, a sinistra l’acronimo di Gesù e a destra
il monogramma di Maria. Al di sopra della croce troviamo l’occhio raggiante
sovrastato da una corona. Tutt’intorno allo stemma poi c’è la legenda COPIOSA APUD EUM REDEMPTIO (cf. Salmo 129,7).
I redentoristi fanno della Croce
il simbolo per eccellenza da tenere sempre presente nella loro vita spirituale
e accanto ad essa tutto ciò che comprende e ne scaturisce, per cui troviamo la
lancia con cui fu colpito Gesù quando era ormai morto sulla croce, la canna con
all’estremità una spugna che servì a “dissetare” Gesù crocifisso, le lettere di Gesù e di Maria accanto alla croce a
simboleggiare il dolore sofferto e inferto a entrambi.
Al di sopra di tutto ciò c’è
l’occhio raggiante e vigile di Dio sempre presente nel raccoglimento, nella
preghiera dei congregati intorno alla Passione di Gesù. Ed ecco che alle
estremità dello stemma ci sono i due messaggi di speranza: la corona che
presagisce a chi muore nella Congregazione un posto in Paradiso e la legenda
che esplicita il senso della Redenzione copiosa in Cristo e che quindi estende
a tutti anche oltre le capacità umane di redimere e di convertire la
misericordia di Dio.
Significato del nome Alfonso: “valoroso
e nobile” (tedesco).
Per
approfondimenti & è Bibliotheca Alphonsiana IntraText
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Giovedì 2
Agosto 2012
S. EUSEBIO di Vercelli, Vescovo (mf)
Per saperne di più sui Santi del giorno...
Sant' Eusebio di Vercelli, Vescovo
(memoria facoltativa)
usebio,
secondo la tradizione agiografica, nacque in Sardegna intorno al 283.
In tenera età si sarebbe trasferito, con la madre e la sorella minore, a
Roma dopo il martirio di suo padre.
Nell'Urbe
sarebbe stato ordinato sacerdote da Pp Marco e consacrato vescovo (fu
il primo vescovo di Vercelli e del Piemonte) da Pp Giulio I (15 dicembre
345).
Il
nuovo Vescovo iniziò subito un’intensa opera di evangelizzazione in un
territorio ancora in gran parte pagano, specialmente nelle zone rurali.
Ispirato da sant’Atanasio, che aveva scritto la Vita di sant’Antonio
e iniziatore del monachesimo in Oriente, fondò a Vercelli una comunità
sacerdotale, simile ad una comunità monastica. Questo cenobio diede al
clero dell’Italia settentrionale una significativa impronta di santità
apostolica e suscitò figure di Vescovi importanti, come Limenio e
Onorato, successori di Eusebio a Vercelli, Gaudenzio a Novara,
Esuperanzio a Tortona, Eustasio ad Aosta, Eulogio a Ivrea, Massimo a
Torino, tutti venerati dalla Chiesa come Santi.
Strenuo sostenitore del Simbolo Atanasiano,
fu inviato da Pp Liberio, insieme al vescovo Lucifero di Cagliari, in
missione presso l'imperatore Costanzo II per chiedergli la convocazione
di un concilio che mettesse fine alla controversia tra gli ariani
(sostenuti dallo stesso imperatore) e i seguaci dell'ortodossia: il
concilio ebbe luogo a Milano nel 355 ma, essendo i vescovi ariani in
maggioranza, Eusebio si rifiutò di sottoscriverne gli editti.
Fu quindi deposto dall'imperatore ed esiliato a Scitopoli, in Palestina, e poi in Cappadocia e nella Tebaide.
Nel 361, morto Costanzo II, l'imperatore Giuliano mise fine al suo esilio e gli consentì di riprendere possesso della sua sede.
Nel 362 partecipò al concilio di Alessandria che decise di perdonare i vescovi ariani purché ritornassero allo stato laicale.
Il 1° agosto 371 la morte lo colse nella sua città episcopale dove tuttora sono custodite, nel duomo, le sue reliquie.
La Chiesa cattolica ne celebrava la memoria liturgica il 16 dicembre ma il Servo di Dio Paolo VI (Giovanni Battista Montini, 1963-1978), nel 1969, spostò la sua commemorazione al 2 agosto.
Significato del nome Eusebio : "uomo pio, che onora gli dèi" (greco).
Per approfondimenti & è Sant’Eusebio di Vercelli
(Catechesi di Pp Benedetto XVI del 17 ottobre 2007)
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Giovedì 2
Agosto 2012
S. PIETRO GIULIANO Eymard, Sacerdote e fondatore (mf)
Per saperne di più sui Santi del giorno...
S. Pietro Giuliano Eymard
Sacerdote e fondatore
Congregazione del SS. Sacramento (Padri Sacramentini)
Ancelle del SS. Sacramento
(memoria facoltativa)
ietro Giuliano Eymard nasce in Francia, a La Mure d'Isère, il 4 febbraio 1811.
Dopo
una travagliata vicenda familiare e vocazionale, nel 1834, viene
ordinato sacerdote per la sua diocesi d'origine: Grenoble. Dopo alcuni
anni di zelante ministero pastorale, nel 1839 inizia un'esperienza di
vita religiosa entrando nella neonata Congregazione dei Padri Maristi, a
Lione.
Il
suo cammino di ricerca della volontà di Dio, però, continua ancora e lo
porta ad orientarsi sempre più verso l'Eucaristia, fino all'idea
definitiva di fondare una Congregazione votata interamente ad essa.
Non
potendo realizzare quest'opera all'interno dei Maristi, Pietro Giuliano
lascia l'Istituto, si reca a Parigi e qui, con l'approvazione
dell'arcivescovo, il 13 maggio 1856 fonda la Congregazione del SS. Sacramento (Padri Sacramentini). Ad essa seguirà, nel 1859, la Congregazione femminile delle Ancelle del SS. Sacramento, fondata con l'aiuto di Margherita Guillot.
Il
culto all'Eucaristia, celebrata e adorata, assume nel p. Eymard anche
una dimensione ecclesiale e sociale, come lui stesso testimonia con il
suo infaticabile apostolato rivolto ai poveri della periferia di Parigi e
ai sacerdoti in difficoltà; con l'opera della prima comunione degli
adulti; con vari e molteplici impegni di predicazione. Alla sua
ispirazione, inoltre, si possono far risalire alcune iniziative
particolari, iniziate dopo la sua morte: l'Aggregazione laicale del SS.
Sacramento, l'Associazione dei Sacerdoti Adoratori, i Congressi
eucaristici internazionali.
Sfinito
dalle responsabilità e segnato da prove di ogni genere, soprattutto
negli ultimi anni di vita, Pietro Giuliano muore nel suo paese natale a
soli 57 anni, il 1° agosto 1868.
Beatificato da Pp Pio XI (Ambrogio Damiano Achille Ratti, 1922-1939) nel 1925, viene proclamato Santo dal Beato Giovanni XXIII (Angelo Giuseppe Roncalli, 1958-1963) il 9 dicembre 1962.
La
sua memoria liturgica, facoltativa, impedita nel giorno anniversario
della morte dalla memoria obbligatoria di S. Alfonso, si celebra il
giorno successivo: 2 agosto.
Per approfondimenti & è Padri SACRAMENTINI
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Giovedì 2
Agosto 2012
B. GIUSTINO MARIA Russolillo, Sac. fondatore Vocazionisti
Per saperne di più sui Santi del giorno...
Beato Giustino Maria Russolillo
Sacerdote e fondatore dei Vocazionisti :
"Società delle Divine Vocazioni"
"Apostole Vocazioniste della Santificazione Universale"
iustino Maria Russolillo,
nacque a Pianura, oggi quartiere occidentale di Napoli, ma in quel
tempo Comune autonomo, il 18 gennaio 1891, il padre Luigi era muratore,
la madre Giuseppina Simpatia casalinga.
Da
ragazzo studiò con le zie paterne, poi entrò nel Seminario di Pozzuoli
per gli studi liceali, proseguendoli poi con quelli teologici nel
Pontificio Seminario Campano di Napoli (1911-1913). Ancora seminarista
cominciò a pensare alla realizzazione di un Istituto religioso a
carattere vocazionale, per il quale cominciò a stendere anche le
Costituzioni.
Ordinato
sacerdote il 20 settembre 1913, prese a dedicarsi con generosità
all’apostolato, specie all’insegnamento del catechismo ai fanciulli di
Pianura. Pieno di fervore sacerdotale, tentò anche un esperimento di
vita comune con alcuni giovani del paese, che più chiaramente erano
orientati alla vita sacerdotale; ma l’iniziativa non venne accettata dal
vescovo di Pozzuoli, nella cui diocesi si trovava e si trova tuttora
Pianura, il quale la proibì.
Dopo
aver partecipato nei reparti sanitari, alla Prima Guerra Mondiale,
ritornato a Pianura, vide lentamente realizzarsi i suoi progetti.
Il
1° febbraio 1919 veniva riconosciuta la Pia Unione delle Divine
Vocazioni, che accoglieva le fanciulle del paese, che aspiravano alla
vita religiosa, con la guida di Rachela Marrone, sua collaboratrice. Ad
esse spettò il compito dell’istruzione religiosa dei fanciulli; di
animare l’apostolato missionario e di collaborare alla nascente e
parallela Opera maschile.
Il
18 ottobre 1920 il vescovo di Pozzuoli, mons. Ragosta diede il consenso
di riprendere la vita in comune dei giovani, questa volta nella casa
canonica della parrocchia di S. Giorgio, dove don Giustino Maria
Russolillo, era stato nominato parroco da pochi mesi.
Così nasceva la "Società delle Divine Vocazioni",
che ebbe un rapido sviluppo nei due rami dell’Opera, il vescovo mons.
Petrone firmò il decreto di erezione canonica diocesana, il 26 maggio
1927. Nonostante gli ulteriori progressi e l'apertura di nuove Case
anche oltre Oceano, i due rami dei Vocazionisti (come saranno chiamati i
padri e le suore) dovettero affrontare numerose e serie difficoltà,
prima di ottenere l’approvazione pontificia.
L’Opera
dovette subire due severe visite canoniche, una nel 1941 dal padre
Raffaele Baldini dei Servi di Maria e l’altra nel 1945 dal padre
Serafino Cuomo francescano. Ma poi la luce poté risplendere liberamente e
il 3 gennaio 1948, il sospirato riconoscimento pontificio, finalmente
giunse. Don Giustino guidò le sue Congregazioni infondendo nei suoi
figli e figlie, una spiritualità ed un carisma che ruotano intorno al
suo motto: “Fatti santo”; ad un giovane diceva: “Fatti santo davvero, che tutto il resto è zero”.
In
tempi in cui la santità era ancora un traguardo riservato solo ad
alcune categorie di persone, agli aristocratici dello spirito, agli
addetti ai lavori, come si suol dire, don Giustino seppe cogliere i
segni dei tempi, si fece promotore e sostenitore convinto, del movimento
della santificazione universale, che allora nasceva in Europa.
Dall’Associazione da lui fondata è nato poi l’Istituto secolare delle "Apostole Vocazioniste della Santificazione Universale"
che secondo il carisma del fondatore, ha come scopo principale la
santificazione dei suoi membri e di tutto il popolo di Dio; esse come
Vocazioniste collaborano con i padri e le suore nella pastorale
vocazionale, estendendo da consacrate laiche, la loro opera nel sociale,
facendosi compagne di viaggio degli anziani, delle persone sole ed
abbandonate, dei sofferenti.
Padre
Giustino Maria Russolillo oltre a guidare le sue Famiglie religiose,
portò avanti con zelo, il compito di parroco della chiesa di S. Giorgio
martire per oltre 30 anni, parrocchia che è considerata la culla
dell’Opera Vocazionista.
Morì
a Pianura il 2 agosto 1955 e il 14 aprile 1956 le sue spoglie furono
solennemente tumulate nella Casa-madre dei Vocazionisti di Pianura.
Il
18 gennaio 1980 fu aperto a Napoli il processo per la sua
beatificazione. La Congregazione delle Cause dei Santi, avendo
riconosciuto le sue virtù, il Beato Giovanni Paolo II (Karol Józef Wojtyła, 1978-2005) lo dichiarò venerabile, il 18 dicembre 1997.
Don Giustino Maria Russolillo è stato beatificato a Pianura, il 7 maggio 2011, dal Card. Angelo Amato, prefetto della Congregazione delle Cause dei Santi, in rappresentanza del Santo Padre.
In suo onore è stata eretta una statua all'ingresso del quartiere di Pianura, presso la rotonda che porta il suo nome.
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