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| From: Enzo Claudio (Original message) |
Sent: 29/11/2009 08:44 |
Domenica 29 Novembre
San Francesco Antonio Fasani
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Lucera, 6 agosto 1681 - Lucera, 29 novembre 1742
Ancor giovane fu accolto tra i Minori Conventuali. Si distinse subito per la sua vita integerrima e fu esempio di austerità e zelo sacerdotale. Eletto Ministro Provinciale promosse le regolare disciplina in tutta la Provincia. Propagò la devozione alla Vergine Immacolata, e per circa 40 anni si rese famoso nelle Puglie per la sua ardente parola e per la grande carità verso i poveri, gli orfani e i carcerati. Fu canonizzato da Giovanni Paolo II il 13 aprile 1986.
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Altri Santi del giorno
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Giovedì 19
Luglio 2012
S. GIOVANNI (John) Plessington, Sacerdote e martire in Inghilterra
Per saperne di più sui Santi del giorno...
San Giovanni (John) Plessington
Sacerdote e martire in Inghilterra
iovanni (John),
ultimo figlio di Roberto Plessington e di Alice Rawstorne, nacque
intorno al 1637 a Dimples, vicino a Garstang, nella contea di Lancaster.
Nel
1660, desideroso di abbracciare la vita ecclesiastica, si recò in
Spagna per entrare nel Collegio inglese di Valladolid sotto il nome
fittizio di Scarisbrick, assunto in ricordo della vecchia scuola dei
Gesuiti di Scarisbrick Hall, dove aveva compiuto i suoi primi studi.
Ricevuta l'ordinazione sacerdotale a Segovia, il 25 marzo 1662, venne rimpatriato nell'aprile del 1663 “ob adversam valetudinem” (controvoglia).
Ben
poco si conosce della sua attività missionaria; si sa solo che
esercitò il suo ministero a Holywell, nel Flintshire, e a Puddington
Hall, nel Cheshire, dove fu cappellano di Guglielmo Massey.
Incluso
nell'elenco, preparato dal famigerato presbitero protestante Titus
Oates (1649-1705), dei presunti cospiratori della pretesa congiura
papale (Popish plot), Giovanni fu arrestato sulla fine del
1678 e rinchiuso nelle prigioni del castello di Chester, venendo in
seguito processato e condannato come reo di alto tradimento, solo
perché sacerdote.
Condotto
al patibolo, dopo altre nove settimane di duro carcere, fu impiccato a
Chester il 19 luglio 1679, sotto il regno di Giacomo II.
Prima
di porgere il collo al capestro, poté rivolgere un breve discorso agli
astanti, in cui, dopo aver paragonato ai martiri cristiani della Chiesa
primitiva tutti coloro che in Inghilterra avevano sacrificato la loro
vita per la vera fede, respinse energicamente tutte le accuse che erano
state falsamente formulate contro di lui.
Giovanni (John) Plessington fu innalzato all'onore degli altari da Papa Pio XI (Ambrogio Damiano Achille Ratti, 1922-1939) il 15 dicembre 1929.
Significato del nome Giovanni : "il Signore è benefico, dono del Signore" (ebraico).
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Venerdì 20
Luglio 2012
S. APOLLINARE di Ravenna (II-III sec.), Vescovo e martire (mf)
Per saperne di più sui Santi del giorno...
Sant'Apollinare di Ravenna
Vescovo e martire (II-III sec.)
Patrono di Ravenna e dell'Emilia Romagna
(memoria facoltativa)
Oggi
il Martirologio Romano propone la memoria liturgica di Apollinare,
patrono di Ravenna e dell'Emilia Romagna, la cui festa solenne è
tradizionalmente celebrata il 23 luglio, data della sua morte, che,
secondo Pietro Crisologo, fu da martire. Vissuto ai tempi dell'impero
bizantino d'Occidente, tra la fine del II e inizi del III secolo, fu
protovescovo di Ravenna e primo evangelizzatore della regione. A lui è
dedicata la celebre basilica di Classe, famosa per i suoi mosaici
bizantini; in essa sono conservate le sue reliquie.
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Venerdì 20
Luglio 2012
S. ELIA Tesbita, Profeta
Per saperne di più sui Santi del giorno...
S. Elia Tesbita
Profeta
lia, il cui nome significa “il mio Dio è Jahvè”,
nacque a Thesbe nell'anno 3093 dalla creazione del mondo, ossia nel 960
av. C.; è una delle figure più rilevanti dell'Antico Testamento : le
sue gesta sono narrate nel I Libro dei Re dal capitolo 17, sino al II
Libro dei Re capitolo 2 della Bibbia (A.T.).
Viene detto il Tesbita dal suo villaggio natale; Condottiero e auriga d'Israele; El khader, il Verdeggiante, nel Corano.
Il Carmelo lo considera "Padre" e "Fondatore" dell'Ordine.
La
missione di Elia fu di incitare il popolo alla fedeltà all'unico vero
Dio, senza lasciarsi sedurre dall'influsso del culto idolatrico e
licenzioso di Canaan. Egli svolse gran parte della sua missione sotto il
regno del pavido Acab (873-854), docile strumento nelle mani
dell'intrigante moglie Jezabel, di origine fenicia, che aveva dapprima
favorito e poi imposto il culto del dio Baal.
Quando
ormai il monoteismo pareva soffocato e la maggioranza del popolo aveva
abbracciato l'idolatria, Elia si presentò dinanzi al re Acab ad
annunciargli, come castigo, tre anni di siccità. Abbattutosi il flagello
sulla Palestina, Elia ritornò dal re e per dimostrare la inanità degli
idoli lanciò la sfida sul monte Carmelo contro i 400 profeti di Baal.
Quando sul solo altare innalzato da Elia si accese prodigiosamente la
fiamma, e l'acqua invocata scese a porre fine alla siccità, il popolo
esultante linciò i sacerdoti idolatri.
Elia credette giunto il momento del trionfo di Javhè,
e perciò tanto più amara e incomprensibile gli apparve la necessità di
sottrarsi con la fuga all'ira della furente Jezabel. Braccato nel
deserto come un animale da preda, l'energico e intransigente profeta
sembrò avere un attimo di cedimento allo sconforto.
Il
suo lavoro, la sua stessa vita gli apparvero inutili e pregò Dio di
recidere il filo che lo teneva ancora legato alla terra. Ma un angelo lo
confortò, porgendogli una focaccia e una brocca d'acqua; poi Dio stesso
gli apparve restituendogli l'indomito coraggio di un tempo. Elia
comprese che Dio non propizia il trionfo del bene con gesti
spettacolari, ma agisce con longanime pazienza, poiché egli è l'Eterno e
domina il tempo.
Il
fiero profeta, che indossava un mantello di pelle sopra un rozzo
grembiule stretto ai fianchi, come otto secoli dopo vestì il precursore
di Cristo, Giovanni Battista, di cui è la prefigurazione, tornò con
rinnovato zelo in mezzo al popolo di Dio, ma non assistette al pieno
trionfo di Jahvè.
L'opera
di riedificazione spirituale, tanto faticosamente iniziata, venne
portata avanti, con pieno successo, dal suo discepolo Eliseo al quale
comunicò la divina chiamata, mentre si trovava nei campi dietro
l'aratro, gettandogli sulle spalle il suo mantello. Eliseo fu anche
l'unico testimone della misteriosa “scomparsa” di Elia, avvenuta verso l' 850 a.C., su un carro di fuoco.
Elia
ha una grande importanza nel sentimento religioso ebraico in quanto vi
si ritiene che, come narra la Bibbia, non sia morto ma sia stato assunto
in cielo anima e corpo e di tanto in tanto ricompaia sulla terra sotto
mentite spoglie per aiutare il popolo ebraico in difficoltà.
Il profeta Malachia profetizzò che Elia sarebbe tornato prima del giorno del Signore: “Ecco, io invierò il profeta Elia prima che giunga il giorno grande e terribile del Signore” (Ml 3,23). Nel
giorno di Pasqua, alcuni ebrei lasciano una coppa di vino dinanzi
all'uscio o ad una finestra aperta, in attesa che Elia torni e festeggi
con loro la liberazione.
Secondo
la religione cristiana, più concreta e più reale, la profezia di
Malachia si è adempiuta, come detto sopra, in Giovanni Battista (cfr. Mt
17,10-13; Lc 1,17). Inoltre Elia apparve con Mosé, durante la
trasfigurazione di Gesù, a rappresentare la continuità di Cristo con i
patriarchi (Mosé) ed i profeti (Elia, appunto).
Per approfondimenti & è Il profeta Elia
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Sabato 21
Luglio 2012
S. LORENZO da Brindisi, Sacerdote e Dottore della Chiesa (mf)
Per saperne di più sui Santi del giorno...
San Lorenzo da Brindisi
Sacerdote O.F.M. Cap.
Dottore della Chiesa
orenzo da Brindisi, al secolo Giulio Cesare Russo, nacque, nella città pugliese, il 22 luglio 1559 da Guglielmo Russo ed Elisabetta Masella.
Quando intraprese gli studi nelle scuole dei Francescani Conventuali di S. Paolo Eremita in Brindisi, era già orfano del padre.
Tra
il 1565 e il 1567 prese l'abito dei conventuali e iniziò gli studi per i
candidati alla vita religiosa. Orfano ora anche di madre, è in notevoli
difficoltà economiche. I parenti non pare se ne prendessero molta cura;
è forse per questo che Giulio Cesare, quattordicenne, si trasferisce in
Venezia presso uno zio sacerdote che dirigeva una scuola privata e
aveva cura dei chierici di S. Marco. La scelta, infatti, gli consente di
proseguire i suoi studi e maturare la vocazione all'Ordine dei Frati
Minori Cappuccini. Il 18 febbraio 1575 veste
l'abito francescano e gli è imposto dal vicario provinciale, padre
Lorenzo da Bergamo, il suo stesso nome: da quel momento sarà fra Lorenzo
da Brindisi.
Dopo
aver seguito a Padova i corsi di logica e filosofia e a Venezia quello
di teologia, il 18 dicembre 1582 viene ordinato sacerdote.
La sua ascesa nell'ordine è rapida :
ø nel 1589 è Vicario Provinciale in Toscana;
ø nel 1594 Provinciale di Venezia;
ø nel 1596 secondo Definitore Generale;
ø nel 1598 Vicario Provinciale in Svizzera; nel 1599 ancora Definitore Generale.
In
questo stesso anno è posto a capo della schiera di missionari che i
Cappuccini, su sollecitazione del pontefice, inviano in Germania.
Qui,
a divulgare e ad accrescere la sua fama di santità contribuì un
episodio avvenuto nell'ottobre del 1601; fra Lorenzo volle essere uno
dei quattro cappellani richiesti per assistere spiritualmente le truppe
cattoliche nella campagna in atto contro i turchi ed il 9 ottobre giunse
ad Albareale, in Ungheria, ove era accampato l'esercito imperiale. Fra
Lorenzo, quando il nemico sferrò l'attacco, fu d'esempio sia con la
parola che coi comportamenti; molti
soldati imperiali lo credevano un mago, vedendolo passare disarmato e
illeso tra frecce, pallottole e scimitarre, per soccorrere feriti e
confortare morenti.
Il
24 maggio 1602, quasi all'unanimità, fra Lorenzo viene eletto Vicario
Generale dell'ordine; con l'alta carica gli è affidato il compito di
visitare tutte le province cappuccine.
Nel
triennio del generalato può tornare a Brindisi ove decide, nel 1604, la
costruzione di una chiesa sotto il titolo di Santa Maria degli Angeli
con annesso monastero per le suore di clausura. Finanziatori dell'opera,
che doveva svilupparsi sul luogo stesso in cui era la casa natale del
santo, saranno il duca di Baviera, la principessa di Caserta ed altre
personalità che il cappuccino aveva avuto modo d'incontrare durante le
sue missioni in Europa.
Più
volte, dopo il 1604, pensa di tornare a Brindisi e nel 1618 vi è ormai
diretto quando è costretto a mutare itinerario e fermarsi a Napoli. I
cittadini, che si trovavano allora in agitazione per il malgoverno del
Viceré spagnolo don Pietro Giron, duca di Ossuna, ne approfittarono per
eleggerlo loro ambasciatore presso Filippo III.
Il 25 maggio 1619, evitati sicari e ostacoli d'ogni genere, fra Lorenzo raggiunge il re a Lisbona. Ma
proprio quando le trattative sembravano favorevoli, si ammalò e dopo un
mese, il 22 luglio del 1619, probabilmente avvelenato, all’età di 60
anni esatti, moriva fra il compianto della corte e di quanti lo avevano
conosciuto; il suo corpo viene trasportato a Villafranca del Bierzo (Galizia) e tumulato nel monastero delle francescane scalze.
Immediata si divulga la voce della sua santità. La causa canonica, però, viene bloccata dai decreti di Pp Urbano VIII (Maffeo Barberini, 1623-1644) che modificano i procedimenti per i santi.
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Fra Lorenzo fu beatificato nel 1783 da Pp Pio VI (Giovanni Angelo Braschi, 1775-1799); canonizzato nel 1881 da Pp Leone XIII (Vincenzo Gioacchino Pecci, 1878-1903); proclamato dottore della chiesa, col titolo di “Doctor Apostolicus”, nel 1959, dal Beato Giovanni XXIII (Angelo Giuseppe Roncalli, 1958-1963).
L’attività
letteraria del Santo, pur essendo piuttosto copiosa, fu di carattere
prevalentemente occasionale, ma di contenuti molto profondi,
specialmente sulle tematiche di controversie religiose. Le opere più
significative sono: il “Mariale” e la “Explanatio in Genesim”; le altre sono : Quadragesimale primum, secundum, tertium, quartum; Adventus, Dominicalia, Sanctorale, Sermones de tempore.
Per approfondimenti & è Lorenzo da Brindisi (1559-1619)
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Domenica
22 Luglio 2012
S. MARIA MADDALENA (memoria)
Per saperne di più sui Santi del giorno...
Santa Maria Maddalena
(memoria)
aria Maddalena (di Màgdala : piccola cittadina sulla sponda occidentale del Lago di Tiberiade) è conosciuta grazie a diversi passi dei Vangeli, fra i quali :
« In
seguito egli se ne andava per le città e i villaggi, predicando e
annunziando la buona novella del regno di Dio. C'erano con lui i Dodici e
alcune donne che erano state guarite da spiriti cattivi e da infermità:
Maria di Màgdala, dalla quale erano usciti sette demòni » (Lc 8,1-2);
« Stavano presso la croce di Gesù sua madre, la sorella di sua madre, Maria di Clèofa e Maria di Màgdala.» (Gv 19,25);
« Risuscitato al mattino nel primo giorno dopo il sabato, apparve prima a Maria di Màgdala,
dalla quale aveva cacciato sette demòni. Questa andò ad annunziarlo ai
suoi seguaci che erano in lutto e in pianto. Ma essi, udito che era vivo
ed era stato visto da lei, non vollero credere. » (Mc 16, 9-11);
« I discepoli intanto se ne tornarono di nuovo a casa. Maria (di Màgdala)
invece stava all'esterno vicino al sepolcro e piangeva. Mentre
piangeva, si chinò verso il sepolcro e vide due angeli in bianche vesti,
seduti l'uno dalla parte del capo e l'altro dei piedi, dove era stato
posto il corpo di Gesù. Ed essi le dissero: “Donna, perché piangi?”.
Rispose loro: “Hanno portato via il mio Signore e non so dove lo hanno
posto”. Detto questo, si voltò indietro e vide Gesù che stava lì in
piedi; ma non sapeva che era Gesù. Le disse Gesù: “Donna, perché piangi? Chi cerchi?”.
Essa, pensando che fosse il custode del giardino, gli disse: “Signore,
se l'hai portato via tu, dimmi dove lo hai posto e io andrò a
prenderlo”. Gesù le disse: “Maria!”. Essa allora, voltatasi verso di lui, gli disse in ebraico: “Rabbunì!”, che significa: Maestro! Gesù
le disse: “Non mi trattenere, perché non sono ancora salito al Padre;
ma và dai miei fratelli e dì loro: Io salgo al Padre mio e Padre vostro,
Dio mio e Dio vostro”. Maria di Màgdala andò subito ad annunziare ai discepoli: “Ho visto il Signore” e anche ciò che le aveva detto.» (Gv 20, 11-18).
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Domenica
22 Luglio 2012
B. AGOSTINO da Biella, Sacerdote O.P.
Per saperne di più sui Santi del giorno...
Beato Agostino da Biella
Sacerdote O.P.
gostino
nacque a Biella nel 1430 dalla nobile famiglia Fangi. Entrò molto
giovane nel convento domenicano della sua città natale, da poco eretto.
Ordinato
sacerdote, attese zelantemente al ministero del confessionale e della
direzione spirituale. Svolse per tutta la vita, nel segreto del
confessionale, il più prezioso ministero, e fu questa la sua
predicazione.
Direttore
di anime, dotto e santo, il suo solo esempio incitava alla virtù.
Visitava assiduamente i malati, portando la sua illuminata parola e la
sua inesauribile carità. Dotato di straordinari carismi, celebrava quasi
quotidianamente la messa con effusione di lacrime ed ebbe una
tenerissima devozione alla Vergine.
Ebbe
poteri sugli spiriti diabolici. Ebbe il dono dei miracoli, e mentre era
priore a Soncino, restituì la vita a un bimbo morto senza il battesimo.
Ebbe anche grande potestà sui demoni.
Agostino
fu priore in diversi conventi, dove sostenne o restituì la regolare
osservanza che, in quel secolo, rifioriva nelle diverse Province per
merito di tanti santi e zelanti religiosi. La fama di miracoli da lui
compiuti gli procurò una pubblicità a lui sgradita: si ritirò nel
convento di San Domenico di Venezia dove trascorse 10 anni in
nascondimento.
Uomo
di profonda vita interiore, sebbene di salute cagionevole, circondò il
candore della sua anima con penitenze e austerità. La sua mortificazione
fu premiata con il dono di un’altissima contemplazione. Niente valeva a
distrarlo dall’interno raccoglimento; neppure i più acuti dolori.
Come
Giobbe fu colpito da una malattia che coprì di piaghe tutto il suo
corpo, già esausto dalle penitenze. Quando il chirurgo gli praticò nella
viva carne profonde incisioni, era talmente insensibile a tutto ciò,
che se ne meravigliò lo stesso dottore.
Morì a Venezia il 22 luglio 1493. Dopo aver ricevuti tutti i Sacramenti, si alzò in ginocchio sul letto esclamando: “Sia lode a Dio, sia lode all’Altissimo!”.
Nel
1496, aperta la tomba, il corpo del beato Agostino fu trovato intatto e
questo sembrò confermare la sua santità. La Chiesa dei SS. Giovanni e
Paolo ne conservò le reliquie dal 1920 al 1973, quando vennero
definitivamente traslate nella parrocchia di S. Giacomo a Biella-Piazzo.
Il Beato Pio IX (Giovanni Maria Mastai Ferretti, 1846-1878), il 5 settembre 1872, ha confermato il culto.
Significato del nome Agostino : "piccolo venerabile" (latino).
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Domenica
22 Luglio 2012
B. MARÍA INÉS TERESA del SS. Sacramento, Fondatrice
Per saperne di più sui Santi del giorno...
Beata María Inés Teresa del SS. Sacramento
Fondatrice della Famiglia Missionaria (detta "Inesiana"):
"Missionarie Clarisse del Santissimo Sacramento" (Religiose)
"Missionari di Cristo per la Chiesa Universale" (Sacerdoti e religiosi)
"Vanguardie Clarisse" (missionari laici)
aría Inés del Santísimo Sacramento,
al secolo Manuela de Jesús Arias Espinosa, nasce il 7 luglio 1904 a
Ixtlán del Río, in Messico, quinta di otto figli. I suoi genitori,
Eustachio Arias Arròniz e Maria Espinosa y Lopez Portillo, furono
autentici cristiani e in questa fede forte e vissuta educarono i loro
figli.
In
ragione dell'occupazione del padre, Giudice Distrettuale, la famiglia
Arias Espinosa visse in diverse città: Tepic, Mazatlán, Guadalajara,
ecc.
Nell'ottobre 1924, durante la celebrazione del Congresso Eucaristico Nazionale del Messico, Gesù toccò fortemente il cuore di Manuelita che visse un'esperienza spirituale profonda: da quel momento non pensò altra cosa che “essere tutta del suo Dio”, fortemente attratta da Gesù Eucaristia.
Dopo la lettura della "Storia di un'anima",
l'autobiografia di S. Teresa del Bambino Gesù, decise di entrare nella
vita religiosa e di fare come la santa di Lisieux: missionaria segreta
nella preghiera e nel sacrificio.
Nel
1926, mentre in Messico infieriva la persecuzione religiosa, il giorno
di Cristo Re, si consacrò all’amore misericordioso, come vittima di
olocausto; l’anelito della salvezza delle anime la divorava.
Il 7 giugno 1929 Manuelita
poté entrare nel monastero delle Clarisse Sacramentine a Los Angeles,
California; l'8 dicembre dello stesso anno iniziò il noviziato prendendo
il nome di María Inés Teresa del Santísimo Sacramento. Il 12 dicembre
1930, emise i suoi voti temporanei e, in quello stesso giorno, visse
un'esperienza spirituale forte e indimenticabile. Dalle labbra di
un'immagine della Vergine di Guadalupe, percepì queste parole:
« Se
entra nei disegni di Dio di servirsi di te per le opere di apostolato,
mi impegno di accompagnarti in tutti i tuoi passi, mettendo sulle tue
labbra la parola persuasiva che ammorbidisce i cuori, e in questi la
grazia di cui hanno bisogno...». Questa esperienza mariana
marcò fortemente la sua vocazione missionaria, sebbene in quel momento
Sr María Inés non capì il profondo significato. Il 14 dicembre 1931
emise i voti perpetui.
Nei
sedici anni, nei quali rimase in monastero, visse fedelmente nello
stile proprio della vita claustrale, però il desiderio di essere
missionaria, nel senso vero del termine, andò maturandosi progressivamente: “Da tanto tempo Dio ha messo nel mio cuore questo desiderio”.
Nel
1940 il vescovo di Cuernavaca, mons. Francisco González Arias, incontrò
Sr María Inés e accettò, nella sua diocesi, la fondazione di un
Monastero di Clarisse Missionarie Sacramentine, con il fine ben preciso
di trasformarsi in una nuova Congregazione Missionaria; egli stesso
chiese alla Santa Sede l'autorizzazione, che fu concessa il 12 maggio
1945.
Il 26 agosto 1945 ebbe inizio la fondazione del monastero delle Clarisse Missionarie Sacramentine. Formavano la nuova comunità María Inés e cinque religiose del monastero dell’Ave Maria; iniziava così il processo di trasformazione che durò sei anni.
Il
22 giugno 1951 venne firmato a Roma il Decreto che approvava la
trasformazione da Clarisse di clausura in Congregazione Missionaria col
nome di "Missionarie Clarisse del Santissimo Sacramento". María Inés fu nominata prima superiora generale; in questo ufficio rimase fino al termine della sua vita.
La vocazione missionaria fu per Madre Inés un dato fondamentale della sua vita. Nella frase di S. Paolo: «Oportet Illum regnare»,
(1 Cor 15,25) la Congregazione esprime il desiderio di portare a tutta
l’umanità l’amore di Dio e della sua Madre Santissima, invocata come Vergine di Guadalupe.
Animata dallo zelo missionario di salvare anime, percorse diversi
continenti e fondò diverse missioni. Dopo il Messico, la prima missione
fu il Giappone, la nazione che, a causa della guerra, destava
preoccupazione alla Madre. Questo fu l’ordine delle altre fondazioni:
USA, Costa Rica, Indonesia, Sierra Leone, Italia, Spagna, Irlanda,
Nigeria, Corea, India, Russia e Argentina.
Compì 44 viaggi di cui 19 intercontinentali e 25 internazionali, con un totale di 92 visite alle diverse missioni.
L’impegno
di Madre María Inés di estendere il Regno di Cristo si evidenzia nel
suo instancabile zelo apostolico e nella fondazione di una larga
Famiglia Missionaria che comprende: le "Missionarie Clarisse del Santissimo Sacramento", le "Vanguardie Clarisse"; i "Missionari di Cristo per la Chiesa Universale" (1979).
Dopo la sua morte, sono nati i "Vanclaristi" (consacrati) e il gruppo Sacerdotale "Madre Ines" che vivono la stessa spiritualità.
La
missione di Madre María Inés su questa terra stava per terminare. Nel
mese di luglio 1980, sottoponendosi a un grande sforzo, intraprese il
suo ultimo viaggio, visitando tutte le case sparse nei cinque
continenti. Il 31 ottobre fece ritorno a Roma, gravemente ammalata.
Lo
stato di salute peggiorò ulteriormente e, dopo il Natale del 1980, ebbe
dolori intensissimi fino al giorno in cui la sua vita si spense in un
atto d'amore: nel pomeriggio del 22 luglio 1981, alle ore 19. Le sue
parole e il suo esempio in questi nove mesi di malattia e nel momento
della sua morte furono più eloquenti della sua stessa vita, durante la
quale insegnò alle sue figlie a vivere per Dio e le anime.
Madre María Inés Teresa del SS. Sacramento è stata beatificata il 21 aprile 2012,
a Città del Messico, dal prefetto della Congregazione per le Cause dei
Santi, il Card. Angelo Amato S.D.B., come rappresentante di Papa
Benedetto XVI.
La
cerimonia di beatificazione, svoltasi nella Basilica di Nuestra Señora
de Guadalupe, è stata concelebrata dal Card. arcivescovo di Città del
Messico, Norberto Rivera Carrera, dal nunzio apostolico, Christophe
Pierre, e da circa 40 vescovi messicani provenienti da varie diocesi.
Madre
María Inés Teresa ha lasciato più di 6000 scritti, oltre a 36 case di
missionarie in 14 paesi del mondo ed opere sacerdotali in Sierra Leone e
in Messico. Le religiose dell'istituto si dedicano a varie forme di
apostolato (istruzione, catechesi, assistenza ai malati, missioni) e
all'adorazione del SS. Sacramento in spirito di riparazione.
La Sede Generalizia è a Roma, in zona Montesacro.
Alla fine del 2008 la congregazione contava 576 religiose in 59 case.
Per approfondimenti & >>> Oportet Illum Regnare
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Lunedì 23
Luglio 2012
S. BRIGIDA di Svezia, Religiosa, Compatrona d'Europa (festa)
Per saperne di più sui Santi del giorno...
Santa Brigida di Svezia, Religiosa Compatrona d'Europa e Patrona della Svezia
rigida di Svezia nacque nel giugno del 1303 nel castello di Finsta, presso la città di Uppsala.
La
prima parte della sua vita fu quella di una laica felicemente sposata:
dal suo matrimonio nacquero ben otto figli, la secondogenita fu Caterina
(S. Caterina di Svezia).
Rimasta vedova, nel 1344, si dedicò totalmente alla vita ascetica e contemplativa. Terziaria francescana, diede origine all’ “Ordine del Santissimo Salvatore”. La passione di Gesù fu al centro delle sue esperienze mistiche le «Rivelazioni»,
raccolte in otto volumi e uno supplementare, ad opera dei suoi
discepoli. A questi scritti la Chiesa dà il valore che hanno le
rivelazioni private: credibili per la santità della persona che le
propone, tenendo sempre conto dei condizionamenti del tempo e della
persona stessa.
Come
tante spiritualità del tardo medioevo, Brigida ebbe il merito di
mettere le verità della fede alla portata del popolo, con un linguaggio
visivo che colpiva la fantasia, toccava il cuore e spingeva alla
conversione; per questo le «Rivelazioni» ebbero il loro influsso per lungo tempo nella vita cristiana, non solo dei popoli scandinavi, ma anche dei latini.
L' “Ordine del Santissimo Salvatore”, le cui religiose sono dette comunemente "Brigidine
", venne fondato tra il 1344 ed il 1346 nel castello reale Vadstena,
presso Linköping, donato alla religiosa dal re Magnus IV di Svezia
(1316-1374). I lavori di trasformazione del palazzo in monastero
iniziarono nel 1369 con il sostegno della Santa Sede. La fondatrice
diede alle sue suore la regola agostiniana che venne approvata, con
alcune modifiche, dal Beato Urbano V (Guillaume de Grimoald, 1362-1370)
nel 1370 e confermata da Pp Urbano VI (Bartolomeo Prignano, 1378-1389)
il 3 dicembre del 1378 con la bolla “Hiis quae pro divini cultus aumento”
Per
due secoli l’Ordine ebbe un grande influsso sulla vita religiosa dei
Paesi Scandinavi (nel periodo di maggiore fioritura, contava 78
monasteri ) nonostante le rigide regole.
Declinò
e fu sciolto prima con la riforma protestante luterana, poi con la
Rivoluzione Francese; in Italia le due prime Case si ebbero a Firenze e
a Roma, dove si era stabilita nel 1349 per iniziare nuove missioni.
Brigida morì a Roma il 23 luglio 1373; venne canonizzata da Pp Bonifacio IX (Pietro Tomacelli, 1389-1404) nel 1391, 18 anni dopo la morte.
L'antico
Ordine è rifiorito, nel ramo femminile, grazie alla Beata Maria
Elisabetta Hesselblad (1870-1957) che ne fondò un nuovo ramo, all'inizio
del Novecento.
Le "Brigidine " (al 31 dicembre 2005, la congregazione contava 566 religiose in 49 case, fra cui
Vadstena, primo Centro dell'Ordine) sono oggi presenti in Italia,
Svizzera, Inghilterra, Svezia, Danimarca, Norvegia, Finlandia, Estonia,
Polonia, Germania, Paesi Bassi, India, Palestina, Israele, Filippine,
Indonesia, Stati Uniti d’Ameria, Messico e Cuba.
Le "Brigidine
" si riconoscono per il tipico copricapo: due bande formano sul capo
una croce, i cui bracci sono uniti da una fascia circolare e con cinque
fiamme, una al centro e quattro sul bordo, che ricordano le piaghe di
Cristo.
S. Brigida, già patrona della Svezia dal 1° ottobre 1891, fu proclamata compatrona d'Europa il 1° ottobre 1999, insieme a S. Caterina da Siena e S. Edith Stein (S. Teresa Benedetta della Croce), dal Beato Giovanni Paolo II (Karol Józef Wojtyła, 1978-2005) che così si espresse : “Seppe
essere modello nella vita laicale, esperta della realtà cristiana
europea, dotata di forza profetica, prezioso legame ecumenico, ancor
oggi, per le terre scandinave, distaccate dalla piena comunione con la
sede di Roma”.
Significato del nome Brigida : "alta, forte, potente" (celtico).
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Lunedì 23
Luglio 2012
B. Margherita Maria Lopez de Maturana (1884-1934), Fondatrice
Per saperne di più sui Santi del giorno...
Margarita Maria Lopez de Maturana Ortiz de Zarate, fondatrice dell’Istituto “Suore Mercedarie Missionarie”,
nacque il 25 luglio 1884 a Bilbao (E) e morì il 23 luglio 1934 a San
Sebastián (E). La sua causa di canonizzazione ha portato al
riconoscimento delle sue virtù eroiche, il 16 marzo 1987, ed al
riconoscimento di un miracolo avvenuto per sua intercessione, il 28
aprile 2006.
è stata beatificata il 22 ottobre 2006 a Bilbao (Spagna) dal card. José Saraiva Martìns, prefetto della Congregazione per le Cause dei Santi, a nome di Papa Benedetto XVI.
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Martedì 24
Luglio 2012
S. CHARBEL, Monaco, presbitero ed eremita (memoria facoltativa)
Per saperne di più sui Santi del giorno...
San Charbel Makhluf
Monaco, presbitero ed eremita
(memoria facoltativa)
harbel, al secolo Youssef, Makhluf , nacque a Beqaa-Kafra (Libano) l’8 maggio 1828.
Quinto figlio di Antun e di Brigitte Chidiac, entrambi contadini, fin
da piccolo parve manifestare grande spiritualità. A 3 anni rimase orfano
di padre e sua madre si risposò con un uomo molto religioso che
successivamente ricevette il ministero del diaconato.
All'età
di 14 anni si dedica a curare un gregge di pecore vicino alla casa
paterna e, in questo periodo, iniziano le sue prime e autentiche
esperienze riguardanti la preghiera: si ritirava costantemente in una
caverna che aveva scoperto vicino ai pascoli (oggi è chiamata “la grotta del santo”).
A parte il suo patrigno (diacono), Youssef ebbe due zii materni che
erano eremiti e appartenenti all'Ordine Libanese Maronita. Da essi
accorreva con frequenza trascorrendo molte ore in conversazioni
riguardanti la vocazione religiosa e il monacato, che ogni volta si fa
più significativo per Lui.
All'età di 23 anni, Youssef ascoltò la voce di Dio “Lascia tutto, vieni e seguimi”,
si decide, e quindi, senza salutare nessuno, nemmeno sua madre, una
mattina dell'anno 1851, si dirige al convento della Madonna di Mayfouq,
dove sarà ricevuto prima come postulante e poi come novizio, facendo una
vita esemplare sin dal primo momento, soprattutto riguardo
all'obbedienza. Quì Youssef prese l'abito di novizio e scelse il nome
Charbel, un martire di Edessa vissuto nel secondo secolo.
Passato
qualche tempo fu trasferito al convento di Annaya, dove professò i voti
perpetui come monaco nel 1853. Subito dopo, l'obbedienza lo portò al
monastero di S. Cipriano di Kfifen (nome del paese), dove realizzò i
suoi studi di filosofia e teologia, facendo una vita esemplare
soprattutto nell'osservanza della Regola del suo Ordine.
Fu
ordinato sacerdote il 23 luglio 1859 e, dopo poco tempo, ritornò al
monastero di Annaya per ordine dei suoi superiori. Lì passò lunghi anni,
sempre come esempio per tutti i suoi confratelli, nelle diverse
attività che lo coinvolgevano: l'apostolato, la cura dei malati, cura
delle anime ed il lavoro manuale (più è umile meglio è).
Il 13 febbraio del 1875, dietro sua richiesta ottenne dal Superiore di farsi eremita nel vicino eremo situato a 1400 m. sul livello del mare, dove si sottopose alle più dure mortificazioni.
Il
16 dicembre 1898, mentre celebrava la S. Messa in rito Siro-maronita,
lo colse un colpo apoplettico; trasportato nella sua stanza vi passò
otto giorni di sofferenze ed agonia finché il 24 dicembre lasciò questo
mondo.
A
partire da alcuni mesi dopo la morte si verificarono fenomeni
straordinari sulla sua tomba. Questa fu aperta e il corpo fu trovato
intatto e morbido; rimesso in un'altra cassa, fu collocato in una
cappella appositamente preparata, e dato che il suo corpo emetteva del
sudore rossastro, le vesti venivano cambiate due volte la settimana.
Col passare del tempo, ed in vista dei miracoli che Charbel
faceva e del culto di cui era oggetto, il P. Superiore generale Ignacio
Dagher andò a Roma, nel 1925, per sollecitare l'apertura del processo
di beatificazione.
Nel
1927 la bara fu di nuovo sotterrata. Nel febbraio del 1950 monaci e
fedeli videro che dal muro del sepolcro stillava un liquido viscido, e,
supponendo un'infiltrazione d'acqua, fu riaperto il sepolcro davanti a
tutta la Comunità monastica: la bara era intatta, il corpo era ancora
morbido e conservava la temperatura dei corpi viventi. Il superiore con
un amitto asciugò il sudore rossastro dal viso di Charbel e il volto
rimase impresso sul panno.
Sempre
nel 1950, ad aprile, le autorità religiose superiori, con una apposita
commissione di tre noti medici, riaprirono la cassa e stabilirono che il
liquido emanato dal corpo era lo stesso di quello analizzato nel 1899 e
nel 1927. Fuori la folla implorava con preghiere la guarigione di
infermi lì portati da parenti e fedeli ed infatti molte guarigioni
istantanee ebbero luogo in quell'occasione. Si sentiva da più parti
gridare: “Miracolo! Miracolo!” Fra la folla vi era chi chiedeva la grazia anche non essendo cristiano.
Durante la chiusura del concilio Vaticano II, il 5 dicembre 1965, il Servo di Dio Paolo VI (Giovanni Battista Montini, 1963-1978) lo beatificò e aggiunse : “un
eremita della montagna libanese è iscritto nel numero dei Venerabili...
un nuovo membro di santità monastica arricchisce con il suo esempio e
con la sua intercessione tutto il popolo cristiano. Egli può farci
capire, in un mondo affascinato per il comfort e la ricchezza, il grande
valore della povertà, della penitenza e dell'ascetismo, per liberare
l'anima nella sua ascensione a Dio”.
Il 9 ottobre 1977, lo stesso Papa, proclamò Charbel ufficialmente santo, nel corso della cerimonia celebratasi in San Pietro.
Innamorato
dell'Eucaristia e della Santa Vergine Maria, S. Charbel, modello ed
esempio di vita consacrata, è considerato l'ultimo dei Grandi Eremiti. I
suoi miracoli sono molteplici e chi
si affida alla sua intercessione, non resta deluso, ricevendo sempre il
beneficio della Grazia e la guarigione del corpo e dell'anima.
“Il giusto fiorirà, come una palma, si alzerà come un cedro del Libano, piantato nella casa del Signore.” Sal.91(92)13-14
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Mercoledì 25
Luglio 2012
S. GIACOMO il Maggiore, Apostolo (festa)
Per saperne di più sui Santi del giorno...
San Giacomo il Maggiore
1° martire dei dodici apostoli
(festa)
Catechesi di Papa Benedetto XVI
(Mercoledì, 21 giugno 2006)
Cari fratelli e sorelle,
proseguendo
nella serie di ritratti degli Apostoli scelti direttamente da Gesù
durante la sua vita terrena. Abbiamo parlato di san Pietro, di suo
fratello Andrea. Oggi incontriamo la figura di Giacomo. Gli elenchi
biblici dei Dodici menzionano due persone con questo nome: Giacomo
figlio di Zebedeo e Giacomo figlio di Alfeo (cfr Mc 3,17.18; Mt
10,2-3), che vengono comunemente distinti con gli appellativi di
Giacomo il Maggiore e Giacomo il Minore. Queste designazioni non
vogliono certo misurare la loro santità, ma soltanto prendere atto del
diverso rilievo che essi ricevono negli scritti del Nuovo Testamento e,
in particolare, nel quadro della vita terrena di Gesù. Oggi dedichiamo
la nostra attenzione al primo di questi due personaggi omonimi.
Il nome Giacomo è la traduzione di Iákobos, forma grecizzata del
nome del celebre patriarca Giacobbe. L’apostolo così chiamato è
fratello di Giovanni, e negli elenchi suddetti occupa il secondo posto
subito dopo Pietro, come in Marco (3,17), o il terzo posto dopo Pietro e
Andrea nei Vangeli di Matteo (10,2) e di Luca (6,14), mentre negli Atti
viene dopo Pietro e Giovanni (1,13). Questo Giacomo appartiene, insieme
con Pietro e Giovanni, al gruppo dei tre discepoli privilegiati che
sono stati ammessi da Gesù a momenti importanti della sua vita.
Poiché
fa molto caldo, vorrei abbreviare e menzionare qui solo due di queste
occasioni. Egli ha potuto partecipare, insieme con Pietro e Giovanni, al
momento dell’agonia di Gesù nell’orto del Getsemani e all’evento della
Trasfigurazione di Gesù. Si tratta quindi di situazioni molto diverse
l’una dall’altra: in un caso, Giacomo con gli altri due Apostoli
sperimenta la gloria del Signore, lo vede nel colloquio con Mosé ed
Elia, vede trasparire lo splendore divino in Gesù; nell’altro si trova
di fronte alla sofferenza e all’umiliazione, vede con i propri occhi
come il Figlio di Dio si umilia facendosi obbediente fino alla morte.
Certamente la seconda esperienza costituì per lui l’occasione di una
maturazione nella fede, per correggere l’interpretazione unilaterale,
trionfalista della prima: egli dovette intravedere che il Messia, atteso
dal popolo giudaico come un trionfatore, in realtà non era soltanto
circonfuso di onore e di gloria, ma anche di patimenti e di debolezza.
La gloria di Cristo si realizza proprio nella Croce, nella
partecipazione alle nostre sofferenze.
Questa
maturazione della fede fu portata a compimento dallo Spirito Santo
nella Pentecoste, così che Giacomo, quando venne il momento della
suprema testimonianza, non si tirò indietro. All’inizio degli anni 40
del I secolo il re Erode Agrippa, nipote di Erode il Grande, come ci
informa Luca, “cominciò a perseguitare alcuni membri della Chiesa, e fece uccidere di spada Giacomo fratello di Giovanni” (At
12,1-2). La stringatezza della notizia, priva di ogni dettaglio
narrativo, rivela, da una parte, quanto fosse normale per i cristiani
testimoniare il Signore con la propria vita e, dall’altra, quanto
Giacomo avesse una posizione di spicco nella Chiesa di Gerusalemme,
anche a motivo del ruolo svolto durante l’esistenza terrena di Gesù. Una
tradizione successiva, risalente almeno a Isidoro di Siviglia, racconta
di un suo soggiorno in Spagna per evangelizzare quella importante
regione dell'impero romano. Secondo un’altra tradizione, sarebbe invece
stato il suo corpo ad essere trasportato in Spagna, nella città di
Santiago di Compostella. Come tutti sappiamo, quel luogo divenne oggetto
di grande venerazione ed è tuttora mèta di numerosi pellegrinaggi, non
solo dall’Europa ma da tutto il mondo. (Nel 1989 il Beato Giovanni Paolo II, insieme a migliaia di giovani da tutto il mondo, ha fatto il «Cammino di Compostella»).
è così che si spiega la rappresentazione iconografica di san Giacomo
con in mano il bastone del pellegrino e il rotolo del Vangelo,
caratteristiche dell’apostolo itinerante e dedito all’annuncio della “buona notizia”, caratteristiche del pellegrinaggio della vita cristiana.
Da
san Giacomo, dunque, possiamo imparare molte cose: la prontezza ad
accogliere la chiamata del Signore anche quando ci chiede di lasciare la
“barca”
delle nostre sicurezze umane, l’entusiasmo nel seguirlo sulle strade
che Egli ci indica al di là di ogni nostra illusoria presunzione, la
disponibilità a testimoniarlo con coraggio, se necessario, fino al
sacrificio supremo della vita. Così Giacomo il Maggiore si pone davanti a
noi come esempio eloquente di generosa adesione a Cristo. Egli, che
inizialmente aveva chiesto, tramite sua madre, di sedere con il fratello
accanto al Maestro nel suo Regno, fu proprio il primo a bere il calice
della passione, a condividere con gli Apostoli il martirio.
E
alla fine, riassumendo tutto, possiamo dire che il cammino non solo
esteriore ma soprattutto interiore, dal monte della Trasfigurazione al
monte dell’agonia, simbolizza tutto il pellegrinaggio della vita
cristiana, fra le persecuzioni del mondo e le consolazioni di Dio, come
dice il Concilio Vaticano II. Seguendo Gesù come san Giacomo, sappiamo,
anche nelle difficoltà, che andiamo sulla strada giusta.
Significato del nome Giacomo : "che segue Dio" (ebraico).
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Giovedì 26
Luglio 2012
SS. ANNA e GIOACCHINO (memoria)
Per saperne di più sui Santi del giorno...
SS. Anna e Gioacchino
(memoria)
nna e Gioacchino sono i genitori della Beata Vergine Maria. I Padri della Chiesa li hanno spesso ricordato nelle loro opere. Splendide, per esempio, le parole di san Giovanni Damasceno, vescovo : « Poiché
doveva avvenire che la Vergine Madre di Dio nascesse da Anna, la
natura non osò precedere il germe della grazia; ma rimase senza il
proprio frutto perché la grazia producesse il suo. Doveva nascere,
infatti, quella primogenita dalla quale sarebbe nato il primogenito di
ogni creatura “nel quale tutte le cose sussistono”
(Col 1,17). O felice coppia, Gioacchino ed Anna! A voi è debitrice ogni
creatura, perché per voi la creatura ha offerto al Creatore il dono più
gradito, ossia quella casta madre, che sola era degna del creatore... O
Gioacchino ed Anna, coppia castissima! Voi, conservando la castità
prescritta dalla legge naturale, avete conseguito, per divina virtù, ciò
che supera la natura: avete donato al mondo la madre di Dio che non
conobbe uomo. Voi, conducendo una vita pia e santa nella condizione
umana, avete dato alla luce una figlia più grande degli angeli ed ora
regina degli angeli stessi... »
Nonostante
che di S. Anna ci siano poche notizie, e per giunta provenienti da
testi né ufficiali né canonici, il suo culto è estremamente diffuso sia
in Oriente (VI sec.) che in Occidente (X sec. - quello di Gioacchino nel
XIV sec.).
Quasi
ogni città ha una chiesa a lei dedicata, Caserta la considera sua
celeste Patrona, il nome di Anna si ripete nelle intestazioni di strade,
rioni di città, cliniche ed altri luoghi; alcuni Comuni portano il suo
nome. La madre della Vergine,
è titolare di svariati patronati quasi tutti legati a Maria ma
soprattutto patrona delle madri di famiglia, delle vedove, delle
partorienti; è invocata nei parti difficili e contro la sterilità coniugale.
Anna
deriva dall'ebraico Hannah (grazia) e non è ricordata nei Vangeli
canonici; ne parlano invece i vangeli apocrifi della Natività e
dell'Infanzia, di cui il più antico è il cosiddetto « Protovangelo di san Giacomo », scritto non oltre la metà del II secolo.
Questo
narra che Gioacchino, sposo di Anna, era un uomo pio e molto ricco e
abitava vicino Gerusalemme, nei pressi della fonte Piscina Probatica. Un
giorno mentre stava portando le sue abbondanti offerte al Tempio, come
faceva ogni anno, il gran sacerdote Ruben lo fermò dicendogli: “Tu non hai il diritto di farlo per primo, perché non hai generato prole”.
Gioacchino
ed Anna erano sposi che si amavano veramente, ma non avevano figli e
ormai data l'età non ne avrebbero più avuti; secondo la mentalità
ebraica del tempo, il gran sacerdote scorgeva la maledizione divina su
di loro, perciò erano sterili. L'anziano ricco pastore, per l'amore che
portava alla sua sposa, non voleva trovarsi un'altra donna per avere un
figlio; pertanto, addolorato dalle parole del gran sacerdote, si recò
nell'archivio delle dodici tribù d’Israele per verificare se quel che
diceva Ruben fosse vero e una volta constatato che tutti gli uomini pii
ed osservanti avevano avuto figli, sconvolto, non ebbe il coraggio di
tornare a casa e si ritirò in una sua terra di montagna e per quaranta
giorni e quaranta notti supplicò l'aiuto di Dio fra lacrime, preghiere e
digiuni. Anche Anna soffriva per questa sterilità, a ciò si aggiunse la
sofferenza per questa "fuga" del marito; quindi si mise in intensa preghiera chiedendo a Dio di esaudire la loro implorazione di avere un figlio.
Durante la preghiera le apparve un angelo che le annunciò: “Anna, Anna, il Signore ha ascoltato la tua preghiera e tu concepirai e partorirai e si parlerà della tua prole in tutto il mondo”. Così avvenne e dopo alcuni mesi Anna partorì. Il « Protovangelo di san Giacomo » conclude: « Trascorsi i giorni necessari..., diede la poppa alla bimba chiamandola Maria, ossia “Prediletta del Signore”».
Molti Pontefici si occuparono dei SS. Anna e Gioacchino :
Gregorio XV (Alessandro Ludovisi, 1621-1623) ne fece comporre interamente l’Ufficio divino; Clemente XI (Giovanni Francesco Albani, 1700-1721) fissò la festa all’ottava dell’Assunzione; Leone XIII (Gioacchino Pecci, 1878-1903) ne elevò il rito; S. Pio X (Giuseppe Sarto, 1903-1914) fissò la data il 16 agosto ed infine il Servo di Dio Paolo VI (Giovanni Battista Montini, 1963-1978), nella riforma del Calendario Liturgico, collocò definitivamente la loro festa il 26 luglio.
Significato dei nomi :
Anna : "grazia, la benefica" (ebraico).
Gioacchino : "Dio solleva" (ebraico).
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Venerdì 27
Luglio 2012
S. PANTALEONE, Medico e martire († 305)
Per saperne di più sui Santi del giorno...
San Pantaleone
Medico e martire
Patrono di Crema, che lo celebra il 10 giugno, giorno in cui per sua intercessione la città fu liberata dalla peste, il Martirologio Romano lo commemora, invece, il 27 luglio (dies natalis).
antaleone (Pantaleimone
in greco, Pantaleo in latino) godette fin dall'antichità di un vasto
culto in Oriente e in Occidente. Egli condivise, con i contemporanei
Cosma e Damiano, l’epiteto di “anargiro”, ossia di medico che presta la propria opera senza richiedere alcun compenso (letteralmente il vocabolo greco significa “senza argento”).
La sua popolarità è testimoniata dalla «Passio» giuntaci in varie redazioni: in greco, armeno, georgiano, copto, arabo.
Secondo
la leggenda Pantaleone, nativo di Nicomedia in Bitinia, educato
cristianamente dalla madre Eubule, ma non ancora battezzato, è affidato
dal padre pagano al grande medico Eufrosino e apprende la medicina tanto
perfettamente da meritarsi l'ammirazione e l'affetto dell'imperatore
Massimiliano. Si avvicina alla fede cristiana grazie all'esempio e alla
dottrina di Ermolao, presbitero cristiano che vive nascosto per timore
della persecuzione. Questi lo convince progressivamente ad abbandonare
l'arte di Asclepio, garantendogli la capacità di guarire ogni male nel
solo nome di Cristo: di ciò fa esperienza lo stesso Pantaleone che, dopo
aver visto risuscitare, alla sola invocazione del Cristo, un bambino
morto per il morso di una vipera, si fa battezzare.
La
guarigione di un cieco, che si era rivolto a lui, provoca la guarigione
spirituale e la conversione sia del cieco che del padre di Pantaleone
che, alla sua morte, distribuito il patrimonio ai servi e ai poveri,
diventa il medico di tutti, suscitando, per l'esercizio gratuito della
professione, l'invidia e il risentimento dei colleghi e la conseguente
denunzia all'imperatore.
Il racconto a questo punto segue la struttura propria di una Passio
: l'imperatore con lusinghe e dolci rimproveri tenta di dissuadere il
giovane dal preferire Cristo ad Asclepio. Pantaleone propone un'ordalia
(dal germanico antico ordal, che significa “giudizio di Dio”)
tra i sacerdoti pagani e lui: intorno ad un paralitico, appositamente
convocato, inutilmente si affannano i sacerdoti, invocando tra gli dei
anche Asclepio, Galeno e Ippocrate; il santo, invece, guarisce nel nome
di Cristo l'ammalato.
Il
miracolo suscita la conversione di molti e l'ostinazione dei sacerdoti e
dell'imperatore che, alle lusinghe fa seguire una lunga serie di
tormenti: raschiamento con unghie di ferro, bruciature ai fianchi con
fiaccole, annegamento, ruota... Ogni tentativo risulta inefficace e
provoca ancor più l'ira del tiranno che accusa il santo di magia.
Sul modello di altre "Passioni"
antiche è il santo a esortare i carnefici a colpirlo e due ultimi
prodigi chiudono il racconto: dalla ferita mortale (27 luglio 305) esce
sangue misto a latte, mentre l'albero al quale Pantaleone viene legato
si carica di frutti.
Implorato,
come i santi medici, per ritrovare la salute corporea, il suo culto era
soprattutto diffuso in Oriente e nell’Africa cristiana, ma non solo.
Nel
Duomo di Ravello, presso Amalfi, è conservata, come reliquia,
un’ampolla vitrea contenente il suo sangue mescolato ad una spuma
lattescente; essa sarebbe stata portata dall’Oriente per via mare da
mercanti amalfitani. Nella
ricorrenza della festa (27 luglio) avviene il fenomeno della
liquefazione: il contenuto dell’ampolla appare sciolto e di un colore
rubino. Al fenomeno è sempre stata data, come accade a Napoli per
il sangue di san Gennaro, un’interpretazione divinatoria che vede, nel
ritardo o nella mancata effettuazione della liquefazione, un pronostico
infausto di qualche prossima calamità.
Altre sue reliquie sono conservate a Genova, Venezia, Roma, Napoli, Brindisi e Madrid.
Patrono
di Crema, che lo celebra il 10 giugno, giorno in cui per sua
intercessione la città fu liberata dalla peste, il suo culto fu assai
diffuso a Venezia, dove il suo nome ebbe tanta fortuna da designare la
maschera tipicamente veneziana della Commedia dell’Arte.
Significato del nome Pantaleone : "in tutto leone, forte come leone" (greco).
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Venerdì 27
Luglio 2012
B. MARIA DELLA PASSIONE (Maria Grazia Tarallo), Suora C.A.E.
Per saperne di più sui Santi del giorno...
Beata Maria della Passione
C.A.E. (Crocifissa Adoratrice dell'Eucaristia)
aria della Passione,
al secolo Maria Grazia Tarallo, nasce il 23 settembre 1866 a Barra,
oggi quartiere periferico di Napoli ma allora Comune autonomo, da
Leopoldo Tarallo, giardiniere comunale, e da Concetta Borriello, donna
dalla grande vitalità. Fu battezzata il giorno seguente nella Chiesa dell'Ave Gratia Plena di Barra.
Maria
Grazia era la seconda di sette figli di cui due morirono bambini.
Sopravvissero: Gabriele e Vitaliano maschi; Drusiana e Giuditta
diventate anche loro suore della stessa Congregazione, con il nome
rispettivamente di Maria del Sepolcro e Maria della S. Lancia. Maria
Grazia visse sempre nell’ambito familiare a Barra; ricevette una prima rudimentale istruzione, frequentando una scuola privata, e poi quella delle Suore Stimmatine.
All’età di cinque anni fece voto di verginità alla Madonna. Andata piccolissima nella Parrocchia dell'Ave Gratia Plena per
assistere alla prima Comunione delle sue compagne di catechismo,
cominciò all'improvviso a commuoversi prima, a piangere poi. I
singhiozzi della piccola richiamarono l'attenzione del Parroco, Don
Diego Mignano, che si stava preparando alla celebrazione. Appreso che la
bimba desiderava ardentemente ricevere l'Eucaristia, Don Diego, senza
alcuna perplessità, la ammise alla Sacra Mensa: era il 7 aprile 1873 e
Maria Grazia non aveva ancora compiuto sette anni.
Proprio
nel ricevere l'Ostia, la piccola vide qualcosa di straordinario. Da
adulta lo racconterà meticolosamente in una bella pagina autobiografica
riportata qui di seguito: “....mentre
il sacerdote presentava l'Ostia Santa, il povero mio cuore palpitava
con veemenza di grande gioia; e vidi, nella sacra particola nelle mani
del Ministro di Dio, comparire un piccolo e vezzoso Bambino, ma ahimè!
Aveva le manine ferite ed osservai che da queste ferite scorreva un
canaletto di vivo sangue.... ”.
L'immagine
del Cristo sofferente per l'umanità, sin dalla nascita, fa promettere
in quell'istante a Maria Grazia di dedicare totalmente la vita a Gesù,
cercando di alleviare, con le proprie sofferenze, le sofferenze del
Salvatore.
Il
28 luglio 1876, a dieci anni, ricevette il Sacramento della
Confermazione. Era ancora una bambina quando acquistò la stima e
l’ammirazione di molte famiglie di Barra, diventando, per il suo fervore
nell’orazione, buon esempio alle sue coetanee. Terminata l'istruzione
primaria, Maria Grazia imparò e praticò il mestiere di sarta. La sua
vita fu totalmente orientata verso la perfezione cristiana e la vita
consacrata. Come terziaria francescana viveva i consigli evangelici.
A
circa ventitré anni, quando pensava di essere tutta per Gesù, suo
padre, uomo autoritario che si opponeva a tale vocazione, volle imporle
la sua volontà di farla sposare. Così Maria Grazia dovette accettare
come fidanzato il giovane Raffaele Aruta, ma tenendo sempre nel cuore la
vocazione religiosa. Rassicurandola con vaghe promesse, il padre la
condusse il 13 aprile 1889 nel Municipio di Barra, facendole alfine
accettare ufficialmente il giovane promesso sposo con il rito civile,
rimandando in un secondo momento, secondo una prassi diffusa allora, il
matrimonio in chiesa, con i giovani che ritornavano, nel frattempo, a
vivere nelle rispettive famiglie.
L’Autobiografia
racconta che, al ritorno dal Municipio, durante il consueto rinfresco
in casa con i parenti, il giovane Raffaele Aruta ebbe uno sbocco di
sangue, sintomo della tubercolosi che flagellava la popolazione
dell’epoca, colpendo ogni età e sesso. Il giovane, nonostante la cura
principale che si conosceva all'epoca, ossia il cambiamento di aria, che
avvenne a Torre del Greco, alle pendici del Vesuvio, morì il 27 gennaio
1890.
Così il 1º Giugno 1891 Maria
Grazia, insieme a sua sorella Drusiana, entrò nel monastero delle Suore
Crocifisse Adoratrici dell'Eucaristia, fondato dalla Serva di Dio Madre
Maria Pia della Croce (Maddalena Notari). Sua sorella Giuditta entrò
nella Congregazione tre anni più tardi.
Durante
il processo canonico, la fondatrice, che gli aveva dato il nome di
Maria della Passione di nostro Signore Gesù Cristo, diede testimonianza
della sua vita virtuosa e della sua reputazione di santità. E la maestra
delle novizie dichiarò: “Durante
il noviziato, sotto la mia direzione, compì con notevole precisione
tutti i suoi doveri religiosi, distinguendosi tra le consorelle
soprattutto per le virtù di santa obbedienza e umiltà”.
Realizzò
in pieno la sua vocazione per l’amore alla Passione di Gesù Crocifisso,
all’Eucaristia e alla Vergine Addolorata. Diceva, infatti: “Mi chiamo Suor Maria della Passione e debbo somigliare al Maestro”.
Ricevette diversi incarichi, tra cui la guida spirituale delle
Consorelle come Maestra del Noviziato ma anche altri più umili di
cuciniera, guardarobiera, ecc.
Pregava
continuamente: trascorreva lunghe ore del giorno, e a volte durante la
notte, pregando, nell'ultimo posto del coro; era in permanente dialogo
con Dio. La preghiera era il cibo della sua anima. Fu sempre esemplare
nella carità e nella preghiera e tutta la comunità l'ammirava.
Ha
vissuto gli ultimi giorni della sua vita nutrendosi della sola
Eucaristia presentendo il giorno della sua morte che avvenne il 27
luglio 1912.
Il 13 aprile 1921 è stato introdotto il processo per la beatificazione; il 19 aprile 2004 il Beato Giovanni Paolo II (Karol Józef Wojtyła, 1978-2005) dichiarò le sue virtù vissute in modo eroico; il 19 gennaio 2006 Papa Benedetto XVI ha promulgato il decreto di beatificazione.
Il
14 maggio 2006, nel Duomo di Napoli, Maria della Passione è stata
proclamata la prima Beata napoletana e dell’Italia Meridionale, del
pontificato di Papa Benedetto XVI.
La celebrazione è stata presieduta, secondo le nuove norme, dal
cardinale José Saraiva Martìns, Prefetto della Congregazione per le
Cause dei Santi, concelebranti i cardinali Michele Giordano, arcivescovo
di Napoli, e Agostino Vallini, Prefetto del Supremo Tribunale della Segnatura Apostolica.
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1153 a 1167 de 1557
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